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FIGC: una partitella in famiglia

Nella Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) da poco lavora Filippo Tajani, non omonimo ma figlio del ministro agli Esteri Antonio, vice presidente del Consiglio nonché capo nel partito Forza Italia. Come racconta Lorenzo Vendemiale su il Fatto Quotidiano oggi in edicola il giovane Tajani lavorerà nel dipartimento che si occupa degli Europei 2032, con un contratto (per ora) fino al prossimo aprile.

Nelle Figc lavora anche Marta Giorgetti che non è un’omonima ma è la figlia del ministro Giancarlo, ministro all’Economia dello stesso governo di Antonio Tajani nonché uomo di punta della Lega con Matteo Salvini. Si occupa dell’organizzazione delle partite della nazionale allo stadio e dopo avere completato uno stage un anno e mezzo fa è stata continuamente confermata nel suo ruolo. Nella Figc, lo scrive il Fatto, ha lavorato anche un parente dell’ex ministro Vincenzo Spadafora (M5S) quando il partito aveva un peso politico maggiore essendo in maggioranza. 

Forse è davvero una coincidenza che il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina abbia pescato talenti inaspettati nelle parentele strette dei ministri dei governi che si sono succeduti. O forse ancora non è passato quel tempo in cui le classi dirigenti di questo benedetto Paese sono convinte di non dover mai rispondere ai principi di opportunità che sviliscono e disperano un giovane qualsiasi che provi a entrare nel mondo del lavoro. 

Nell’anno 2023 continua tranquillamente a succedere qui in Italia che il “chi ti manda” sia una caratteristica fondamentale per accedere a determinate posizioni lavorative. E quelli – notate bene – sono gli stessi che si accaniscono contro i giovani svogliati.

Buon giovedì. 

Di il direttore, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=57316792

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Giorgia e i comici russi. Chi è l’impostore?

Dunque ieri abbiamo saputo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo scorso 18 settembre ha parlato al telefono convinta di farlo col presidente della Commissione dell’Unione Africana, mentre invece dall’altra parte del filo c’erano due comici russi (indicati come vicini a Putin) che le hanno fatto dire in privato ciò che smentisce in pubblico.

La premier Meloni esprime le stesse opinioni di chi dalle nostre parti viene bollato come un fiancheggiatore di Putin

Meloni al telefono sulla guerra in Ucraina conferma che “la controffensiva di Kiev non sta andando come ci si aspettava” e che la soluzione “è trovare una via d’uscita accettabile per entrambe le parti senza distruggere la legge internazionale”. Esprime quindi le stesse opinioni di chi dalle nostre parti viene bollato come un fiancheggiatore di Putin. Aggiunge anche che “tutti capiscono che potrebbe durare molti anni se non cerchiamo di trovare una soluzione”. Solo che quei “tutti” che lo capiscono nel dibattito pubblico vengono regolarmente bollati come cretini e menagrami, soprattutto dalla parte politica della premier.

La registrazione della conversazione è stata postata sulla piattaforma online canadese Rumble e ripresa dall’agenzia russa Ria Novosti. A confermare che quella trasmessa era proprio la voce di Meloni è stato Palazzo Chigi con una nota in cui definisce “impostori” gli autori dello scherzo.

Ma se l’impostura è un vistoso apparato di menzogne e di falsità viene difficile non ritrovarla anche nelle parole in libertà della capa del governo. I veri impostori sono coloro (e sono tantissimi) che da mesi confondono le opinioni con la propaganda, svilendo il proprio ruolo di giornalisti, analisti e ammennicoli vari, in promotori del conflitto.
Chissà se stamattina qualche valente collega accuserà Meloni di essere filoputinana.

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Un’altra morte in carcere: la tragedia di Cucchi non ha insegnato niente

Com’è morto Oumar Dia, il ventunenne nato e cresciuto a Bergamo deceduto all’ospedale di Rozzano, nei pressi di Milano, dove era stato trasferito da poco dal carcere di Opera? Il tutto inizia nel 2020. Oumar Dia ruba un telefono e viene consegnato alla Polizia. Viene arrestato per qualche giorno senza che i suoi famigliari ne sapessero nulla. Poco dopo arriva la condanna: 6 mesi ai domiciliari che diventano 7 perché Dia viene colto fuori casa nonostante fosse ai domiciliari.

Dopo i mesi in carcere Dia viene trasferito in una comunità dedicandosi ai lavori socialmente utili con cui ripaga la refurtiva. Sogna di rifarsi una vita e trasferirsi a Londra ma il 7 luglio i carabinieri si presentano a casa della madre rassicurandola. “Si tratta solo della notifica di qualche verbale”, dicono. Non è così, Dia viene trasferito nel carcere di Bergamo. Poco dopo viene trasferito a Milano, in cella d’isolamento. I famigliari non riescono ad avere notizia dalle forze dell’ordine, dal carcere e dagli avvocati. “Dal carcere di Bergamo Oumar – denunciano amici e famigliari – è stato trasferito presso il carcere di Opera e solo tre giorni dopo il trasferimento la madre è stata avvisata del cambiamento.

Durante quei 3 misteriosi giorni le condizioni di Oumar sono totalmente oscure a famiglia e persone interessate”. Improvvisa e tragica la notizia della morte, giustificata dalle parole “è impazzito, era malato ed è morto improvvisamente”. Parole che non convincono nessuno, dato che Oumar, pochi giorni dopo la morte, sarebbe stato messo ai domiciliari. A questo si aggiunge la testimonianza della madre in cui racconta di avere trovato il corpo del figlio all’obitorio “legato con dei fili, mentre era passata ben una settimana dalla morte biologica”. Oumar Dia è stato arrestato lo scorso 7 giugno mentre rientrava a casa dal lavoro, per un fatto avvenuto due anni e mezzo prima.

Il giallo della morte di Oumar Dia in carcere

In seguito alla condanna a quattro anni e mezzo il giudice ha stabilito la sua detenzione nel carcere di Bergamo, nonostante Dia non avesse commesso altri reati. Lo scorso 26 ottobre la famiglia Dia è stata informata dell’inaspettato decesso di Oumar. Circa due settimane fa Oumar Dia è stato trasferito presso il carcere di Opera, ma la famiglia – secondo quanto racconta l’organizzazione no-profit ‘No justice no peace’ – sarebbe stata informata del trasferimento soltanto dopo alcuni giorni.

Non si sa cosa sia accaduto in quel lasso di tempo, nessuno conosce nemmeno il motivo del trasferimento presso la struttura ospedaliera. I famigliari e gli amici spiegano che “ora come ora la voce della famiglia e degli affetti di Oumar non è forte abbastanza per farsi sentire, ma la morte di Oumar non riguarda solo chi lo conosceva, riguarda chiunque in Italia abbia mai subito ingiustizia di qualsiasi tipo, riguarda qualsiasi umano che non tollera abusi di poteri ed ingiustizie a cielo aperto”.

La Cassazione ha intanto dichiarato prescritto il reato di falso per i carabinieri Roberto Mandolini e Francesco Tedesco già condannati in uno dei processi per la morte di Stefano Cucchi. I giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio riconoscendo il reato estinto per intervenuta prescrizione. Nel processo di appello bis Mandolini era stato condannato a tre anni e sei mesi e Tedesco a due anni e 4 mesi. Quest’ultimo è il militare dell’arma che con le sue dichiarazioni aveva fatto riaprire le indagini. “Roberto Mandolini. Colpevole e salvato dalla prescrizione”. Così Ilaria Cucchi ha commentato la decisione della Cassazione. Mandolini e Tedesco erano accusati di avere falsamente attestato, nel verbale di arresto di Cucchi, la rinuncia da parte del giovane romano alla nomina del difensore di fiducia.

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Cosa c’è di più stupido del soffiare su tutto questo?

Craig Mokhiber è il direttore dell’ufficio di New York dell’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite. Ieri ha deciso di dimettersi per urlare la sua impotenza (e quella dell’Onu) di fronte agli eccidi di questo tempo. 

“Ancora una volta – ha scritto Mokhiber nella lettera indirizzata all’Alto Commissario dell’Onu per i diritti umani, Volker Turk – stiamo assistendo a un genocidio che si sta svolgendo sotto i nostri occhi e l’organizzazione che serviamo sembra impotente a fermarlo“. “Le Nazioni Unite – scrive – non sono riuscite a prevenire i precedenti genocidi contro i Tutsi in Ruanda, i musulmani in Bosnia, gli yazidi in Yemen e i Rohingya a Myanmar: Alto Commissario, stiamo fallendo di nuovo”.

Mokhiber aggiunge: “Come avvocato per i diritti umani con più di tre decenni di esperienza, so bene che il concetto di genocidio è stato abusato a livello politico, ma l’attuale carneficina contro il popolo palestinese non lascia spazio a dubbi”. Sulla guerra a Gaza spiega: “Questo è un caso da manuale di genocidio“, accusando nella sua lettera gli Stati Uniti, il Regno Unito e gran parte dell’Europa non solo “di rifiutarsi di rispettare i loro obblighi” ai sensi delle Convenzioni di Ginevra, ma stanno anche armando l’attacco di Israele e fornendo ad esso una copertura politica e diplomatica”. 

Mentre il genocidio si consuma nel pomeriggio dell’altro ieri, sei bombe da una tonnellata ciascuna hanno completamente distrutto un intero quartiere del campo profughi di Jabalia, Intanto a Parigi sono comparse stelle di David su case e negozi di ebrei. 

Cosa c’è di più stupido del soffiare su tutto questo?

Buon mercoledì.

Nella foto: il campo profughi di Jabalia dopo il bombardamento israeliano (frame del video di Euronews), 31 ottobre 2023

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Milano va sott’acqua, Comune e Regione non sanno che litigare

Il sindaco di Milano Beppe Sala tra le righe indica le responsabilità: “Questa notte la nostra città è stata colpita da una ‘bomba d’acqua’ di notevoli dimensioni. L’ultimo evento paragonabile risale al 2014. Segnalo che ieri sera (lunedì sera, ndr) era stata diramata dalla Protezione Civile regionale un’allerta gialla, quindi, in teoria, non preoccupante. Non è certo un’accusa, ma la constatazione di quanta imprevedibilità ci sia nelle condizioni meteorologiche”. Milano che vorrebbe essere la capitale europea della produttività annega. Il violento nubifragio che ha portato all’esondazione del fiume Seveso ha provocato un’emergenza che è durata fino a dopo mezzogiorno, nonostante le previsioni dicessero che sarebbe andata così. Come accade sempre per prima è finita sott’acqua Niguarda ma forti disagi sono stati segnalati anche nei quartieri Maggiolina e Isola, dove le strade si sono rapidamente riempite d’acqua.

Milano allagata, disagi e chiusure

La scuola Fabbri di viale Zara è stata chiusa così come diversi nidi della zona. L’assessore del Comune di Milano Marco Granelli sui social ha aggiornato la situazione: “Niguarda Seveso: esondazione in corso. Livelli Seveso ancora molto alti, anche a nord. Esondazione durerà per qualche ora. Allagati ora anche sottopasso Negrotto e Rubicone. Rubicone è poco e contiamo di riaprire a breve. Lambro alto ma non esondazione”. A scopo precauzionale sono state evacuate le comunità che si trovano all’interno del Parco Lambro. I cittadini di zona Niguarda e Pratocentenaro sono stati invitati a rimanere in casa. In alcuni palazzi è saltata la corrente elettrica.

“A Niguarda ci sono circa 4 mila utenze elettriche che sono saltate – spiega Stefano Indovino, presidente del consiglio di Municipio 9 – e quindi persone senza corrente da stamattina, questo è accaduto perché si sono allagate 6 cabine elettriche. Unareti, così come Amsa, è pronta a intervenire ma deve prima concludersi l’esondazione. Anche le pattuglie della polizia locale che abbiamo a disposizione non possono chiudere tutte le strade in un raggio di 5, 6 chilometri, e quindi il traffico è bloccato specialmente nelle zone in cui c’è particolare pericolo, dove la corrente è molto forte o dove l’acqua è molto alta”.

Il pregresso

La storia tra fiume Seveso e Milano è una storia decennale. Negli ultimi 50 anni sono almeno un centinaio le esondazioni che hanno provocato danni ingenti, come quella del 2010 che causò un danno totale di 70 milioni di euro. Dovrebbero migliorare la situazione le vasche di laminazione. Quella di Bresso dovrebbe essere attiva entro la fine dell’anno, che ormai è vicinissimo, mentre a Senago delle due vasche ne potrebbe arrivare intanto una entro i prossimi sei mesi. A Lentate e a Cantù non se ne parla prima di un anno mentre per la vasca tra Paderno e Varedo la situazione è complicata: oltre alla progettazione ci sarebbe una gara d’appalto che non è stata assegnata e che ora rischia di saltare per l’aumento dei prezzi dei materiali.

A Milano litigano Comune e Regione

L’assessore Granelli ieri sui social ha puntato il dito contro Regione Lombardia: “Milano è pronta, la vasca entrerà in servizio a fine novembre, ma mancano tutte quella della Regione Lombardia”, ha detto. Il presidente Attilio Fontana gli ha risposto a stretto giro: “Credo che Granelli si dovrebbe occupare di gestire meglio la città, perché credo che non siano mai successe tante situazioni come queste, che dimostrano un completo abbandono”.

Mentre le istituzioni litigano piove e presumibilmente – come accade d’inverno – pioverà. Ai cittadini che ieri si sono arrangiati tra mezzi pubblici bloccati o in ritardo e ai lavoratori che hanno dovuto rinunciare a raggiungere il posto di lavoro non serviranno i rimpalli di responsabilità. La stagione delle piogge è appena cominciata.

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Da Putin alla Lega, che paura di Halloween

Curiose consonanze. A Mosca Halloween l’hanno bollata come la “festa dell’Occidente satanista”. “Pratica mefistofelica” per i preti russi. Appuntamento da evitare per le autorità. In tempi di operazione militare speciale, Halloween è la celebrazione vietata in diverse parti della Grande Madre Russia perché non “coerente con i valori tradizionali fondamentali” e capace di provocare “un’influenza negativa sulle menti fragili”.

I giovani sono stati esortati a sostituire la festa con attività che “rafforzino i valori morali spirituali, sviluppino l’idea di patriottismo e preservino il patrimonio storico”. Per aggirare la censura religiosa e unirsi al divertimento del “dolcetto o scherzetto”, alcune scuole si sono inventate una nuova ricorrenza religiosa: la Festa del Redentore delle Zucche. Il monaco Makarij, autore di un noto blog su questioni ecclesiali, ha definito la presunta festa della Zucca “un colpo al cuore per il credente religioso, un’idiozia” mentre il sacerdote di Kazan, Aleksandr Ermolin, ha sottolineato come “il Redentore della Zucca non esiste nell’ortodossia russa. Stanno cercando di creare un sostituto di Halloween”.

Da noi il giornalista Mario Giordano aveva distrutto una zucca in diretta televisiva perché la festa è sbagliata se non è di denominazione di origine cristiana. “Simbolicamente noi oggi vogliamo dire abbasso Halloween e viva la festa di Tutti i Santi” aveva dichiarato Giordano dopo essersi sfogato sulle zucche finte che aveva in studio. Il leghista Pillon in Halloween vede Satana e la “perdita delle nostre tradizioni” barattate “con vuote liturgie consumistiche”. Vedi a volte le curiose consonanze.

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Un governo finto Green. Illuminato all’estero e oscurantista in Patria

Raccontò l’ex moglie di Umberto Bossi di essersi separata perché il fondatore della Lega Nord tutte le mattine usciva di casa con la valigetta da medico, dicendole sulla porta: “Ciao amore, vado in ospedale”. Bossi non era medico e gli mancavano sei esami per laurearsi. Uscire dalla porta di casa con una valigetta in mano per fingersi altro è un’eredità che Bossi ha regalato anche ai membri di questo governo, illuminati e diplomatici in trasferta mentre qui in Italia, a casa loro, perseguono il peggiore oscurantismo.

Alla Cop28 i rappresentanti del nostro governo spingono per la transizione. Ma poi in Italia la cannoneggiano

Ieri il ministro all’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin è intervenuto alla Plenaria di apertura della Pre-COP28 in corso ad Abu Dhabi con una dichiarazione con cui è impossibile non essere d’accordo: “Non vi è dubbio che sia dovere di tutti noi – ha detto il ministro – contribuire all’attuazione dell’Accordo di Parigi con la massima ambizione possibile, agendo con risolutezza entro il 2030 per ridurre le emissioni globali e procedere verso una traiettoria chiara di neutralità climatica. Un’azione ambiziosa per il clima è una azione equa, poiché riduce i rischi associati al riscaldamento globale, proteggendo i più vulnerabili dagli impatti peggiori”.

Negli Emirati Arabi Uniti devono aver pensato che il governo italiano abbia un ministro illuminato e progressista, attento anche alle disuguaglianze insite nella transizione energetica. “L’equità dovrebbe essere un fattore che favorisce la massima ambizione possibile di tutti i governi – ha detto Pichetto -. Tutti dobbiamo contribuire, e certamente in particolare quelli che attualmente emettono quote elevate di emissioni globali”. Il ministro, a tal proposito, ha sottolineato che “la scienza è molto chiara. La finestra di opportunità per agire per limitare gli effetti del cambiamento climatico è molto stretta e non possiamo pertanto perdere altro tempo. Ma la scienza ci fornisce anche soluzioni realizzabili per affrontare questa sfida globale. Ora è nostra responsabilità trasformarle in azioni”.

Il ministro ha spiegato anche che “politiche climatiche e scelte energetiche sono facce di una stessa medaglia, non si può parlare delle prime senza affrontare il tema della riduzione della nostra dipendenza dai combustibili fossili e al contempo assicurare la sicurezza energetica – ha avvertito -. In questo contesto, riteniamo che la COP28, attraverso il Global stocktake possa e debba dare indicazioni chiare, verso percorsi realistici che portino ad obbiettivi tangibili”. Per il ministro “triplicare la capacità di energia rinnovabile globale e raddoppiare il tasso di efficienza energetica attuale, ridurre drasticamente le emissioni di metano, eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili e adottare misure di mitigazione ambiziose in tutti i settori economici, sono tutti obbiettivi alla nostra portata”.

Il ministro Pichetto Fratin parla da ambientalista convinto al vertice di Abu Dhabi

Quando non ha la sua valigia per andare all’estero Pichetto Fratin però fa parte di un governo che smentisce quasi in toto le sue dichiarazioni. Non è un problema di credibilità politica internazionale – quella è una quisquilia – ma si tratta di sopravvivenza. Come può il ministro tollerare quindi la guerra (a suon di fake news) di alcuni suoi colleghi ministri alla mobilità elettrica Come si inserisca nel suo illuminato discorso la reazione scomposta di suoi alleati al via libera dell’Europarlamento alla legge sul ripristino della natura Matteo Salvini ha parlato infatti di “follia ideologica”, Francesco Lollobrigida di “farneticazioni della sinistra”, Antonio Tajani di “danni enormi”. Perché non zittisce chi sproloquia di “ideologia ambientalista”? Perché a capo di Enel e di Eni sono stati nominate personalità di lungo corso addirittura scettiche sul cambiamento climatico? Perché l’Italia è il sesto più grande finanziatore di combustibili fossili al mondo? Ma soprattuto la domanda più importante: perché il nostro ministro viene chiamato “della Sicurezza energetica” e non più “della Transizione ecologica”? Non resta che aspettare che glielo chieda qualcuno quando rientra a casa.

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Salvini fomenta la piazza. Così torna lo scontro di civiltà

All’ipocrisia di Matteo Salvini ci siamo abituati. In fondo è il ministro delle Infrastrutture eletto promettendo di abolire la legge Fornero, di fermare gli sbarchi, di rompere con l’Unione europea, di eliminare le accise sul carburante, di non ratificare il Mes (che tra poco il suo governo ratificherà) e altre decine di giuramenti traditi nel tempo di un soffio. Salvini è coerente solo con la sua incoerenza – spacciata per politica – che lo ha reso il re dei populisti di questi ultimi anni.

Il vicepremier Matteo Salvini accusa di razzismo Amnesty International e viene sconfessato dall’erede della Fallaci

Con la manifestazione che il leader leghista ha lanciato per il prossimo 4 novembre per “difendere l’Occidente” la sua azione compie un ulteriore salto di qualità passando allo sciacallaggio politico per fini elettorali. “Quella di sabato 4 novembre a Milano sarà una piazza aperta a tutti, pacifica, solare, con lo sguardo rivolto al futuro. Un’occasione per ribadire l’importanza delle libertà e della democrazia, della lotta al terrorismo, all’antisemitismo e al fanatismo islamista. Le conquiste e i diritti fondamentali che qualificano l’Occidente non possono essere messi in discussione. In un momento di gravi tensioni, l’Italia ha il dovere di rimarcare la propria collocazione fra i Paesi democratici e liberi”, ha scritto Salvini sui suoi social.

Certo, il lancio della manifestazione non è andato benissimo. Poche ore dopo l’annuncio del vice premier il primo schiaffo gli è arrivato da Edoardo Domenico Perazzi, erede universale di Oriana Fallaci nonché curatore del suo patrimonio materiale e immateriale, che non ha preso benissimo la strumentalizzazione dell’immagine della giornalista oltre ai morti sotto le bombe. Gli avvocati di Perazzi hanno scritto una nota in cui ricordano come “mai, per sua espressa volontà, la Signora Oriana Fallaci è stata associata nella sua vita direttamente o indirettamente a un partito o a un leader politico, avendo sempre rivendicato fermamente la propria indipendenza come elemento indispensabile per lo svolgimento della sua professione di giornalista e scrittrice”.

Dunque diventa “non opportuno” che “alcuna forza politica (di qualsiasi segno) utilizzi il nome e l’immagine di Oriana Fallaci per promuovere proprie iniziative, ciò ledendo la sua reputazione professionale”. Dubbi sull’opportunità di lucrare sulla guerra sono arrivati anche dagli alleati di maggioranza. La vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli, ha invitato a evitare “situazioni rischio” e il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (Forza Italia) ha rincarato la dose: “Non si tratta di un errore, ma è solo una questione di opportunità. La preoccupazione è che andare in piazza in questo momento, inconsapevolmente, possa attirare elementi esagitati, fomentare chi non crede nei nostri valori e provocare forti contestazioni”. Entrambi sanno che il loro alleato vive proprio sul fomentare odio per spremerne voti.

La Lega prova a lucrare consensi persino sulla guerra. Malgrado i rischi del corteo pro Occidente di sabato

La Lega di Salvini del resto è diventata ciò che è aizzando gli sfinteri sui social contro un nemico al giorno. Il meccanismo de La bestia social era banalmente questo: additare un avversario per compattare l’elettorato. È la stessa molla con cui due giorni fa Salvini (condannato per i suoi cori razzisti contro i napoletani) ha avuto il coraggio di accusare di razzismo Amnesty Italia. Sarebbe interessante anche capire quali sarebbero i valori occidentali che Salvini si promette di difendere. A oggi il più grande pericolo dell’Occidente è senza dubbio il suo ex grande amico Vladimir Putin, il presidente russo che nel 2015 Salvini avrebbe voluto al posto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (“Cedo due Mattarella per mezzo Putin”, scrisse).

Ma sarebbe utile capire se per “valori occidentali” Salvini intenda la visione della donna unicamente come produttrice di figli e nume tutelare della casa che il suo governo propina con forza, se intenda un valore occidentale ostacolare l’aborto in qualsiasi modo non potendolo abrogare, se intenda un valore occidentale l’oscurantismo di qualche Vannacci di turno che propaga a piene mani oppure se i valori occidentali che vorrebbe difendere sono le discriminazioni verso i cittadini stranieri e non bianchi. Stupisce anche che un ex ministro dell’Interno che si è auto proclamato il migliore in quel ruolo non sia in grado di comprendere una regola fondamentale: radunare migliaia di persone in piazza “contro” qualcuno significa esacerbare gli animi e solleticare estremismi che andrebbero gestiti con intelligenza.

È lo stesso motivo per cui il ministro alla Difesa Guido Crosetto ha deciso di ridimensionare gli eventi per la Festa delle forze armate e per cui a Parigi hanno deciso di cancellare gli Mtv European Music Awards. Una cosa è certa e va ripetuta allo sfinimento: peggio dei miasmi della guerra c’è solo l’empietà di chi la usa per arricchirsi economicamente e elettoralmente. A Salvini – e ad altri come lui – non interessa nulla né degli israeliani né dei palestinesi. Il conflitto è solo la leva per sollevare la propria propaganda, aggiustandola alla bisogna. Ognuno del resto usa l’etica che ha.

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Il Parlamento è nei loro salotti

La legge di Bilancio è stata presentata alla stampa il 16 ottobre. In quell’occasione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni fece notare come la veloce compattezza del governo sulla manovra indicasse un’invidiabile compattezza di governo. “La maggioranza è compatta, fatevene una ragione”, ripetè Meloni anche sei giorni fa in Senato, in occasione delle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo. Oggi, 31 ottobre, la legge di bilancio non è ancora stata presentata al Parlamento. 

Nel frattempo sono circolate bozze mai smentite e mai del tutto confermato che hanno concimato un dibattito praticamente sul nulla. Perfino la dirigenza di Forza Italia ha perso la pazienza per il susseguirsi di voci senza nulla di scritto. Nei giorni scorsi abbiamo assistito anche alla spassosissima scena della presidente del Consiglio che tranquillizzava gli elettori a proposito del pignoramento immediato dei conti correnti da parte dell’Agenzia delle entrate. Ha promesso ai suoi elettori che nella manovra scritta dal suo governo non ci sarebbe stata una norma scelta da loro. Un capolavoro di attorcigliamento e di propaganda, con Meloni che si è posta come difenditrice degli italiani contro gli attacchi di Meloni. 

Nel frattempo i partiti di maggioranza hanno chiesto correzioni, chi strattonando da una parte e chi dall’altra, non potendolo fare in Parlamento visto che Meloni ha già preannunciato che non saranno accolti emendamenti. Quindi la discussione che avrebbe dovuto svolgersi in Parlamento di fronte gli italiani si è ridotta a una trattativa privata da governanti. Va così.

Buon martedì. 

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Stipendi da fame. Una lezione per l’Italia

Nell’indifferenza generale i sindacati statunitensi hanno ottenuto per i lavoratori della Ford un aumento di retribuzione di almeno il 30% dopo 50 giorni di sciopero sostenuto con fondi di solidarietà messo a disposizione dal sindacato dei lavoratori dell’auto statunitensi (Uaw). Poco dopo anche il gruppo Stellantis ha ceduto con un aumento di almeno il 25% delle buste paga mentre ieri è stata General Motors a ritoccare gli stipendi.

Negli ultimi dieci anni le tre principali aziende automobilistiche degli Usa hanno intascato 250 miliardi di dollari di profitti

Negli ultimi dieci anni le tre principali aziende automobilistiche degli Usa hanno intascato 250 miliardi di dollari di profitti. Gli stipendi dei manager erano aumentati del 40% mentre quelli degli operai erano rimasti bloccati. La disuguaglianza di trattamento ha spinto il sindacato a promuovere un’azione coordinata che ha coinvolto 150mila lavoratori, iniziando a colpire le fasi più delicate della produzione per poi allargarsi in veri e proprio picchetti. Da quelle parti è accaduto che la politica non si è limitata a rilasciare interviste in cui si accusavano i lavoratori di voler boicottare i poveri imprenditori appoggiata da qualche sfrenato editorialista liberale.

Joe Biden si è presentato personalmente a un picchetto per sostenere le ragioni della protesta e anche il suo prossimo sfidante, l’ex presidente Donald Trump, ha fatto lo stesso. Immaginare uno scenario del genere in Italia oggi sarebbe quasi impossibile. Sarebbe sicuramente impossibile che tutte le parti politiche sostengano una stessa causa rinunciando al mero calcolo dei posizionamenti. Sarebbe impossibile non ascoltare i “manager” frignare gridando all’esproprio proletario. Ma soprattutto sarebbe impossibile far notare che l’uguaglianza non si predica, si pratica. Soprattutto i sindacati.

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