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Lo squadrismo e Roberto Saviano

La condanna di un giornalista in un processo per un reato di opinione intentato da una presidente del Consiglio è già, di per sé, qualcosa che profuma di autarchia. Poiché Roberto Saviano è Roberto Saviano qui in Italia ci siamo concessi il lusso di non sottolineare la sproporzione spostando la vicenda sul piano dello scontro politico. Questa sete di vendetta ormai pacificamente normalizzata nel nostro Paese sarà la stessa rabbia impaurita che farà crollare prima o poi questo governo che la alimenta.

Una condanna con attenuanti per “motivi di particolare valore morale” smentisce in toto l’architettura della propaganda. No, non erano offese, anche se oggi qualche stralunato editorialista finge di non averlo capito. Nel discorso di Saviano, anche dentro quel “bastardi” indirizzato al governo, c’è un giudizio politico nei confronti di chi accumula potere attraverso la mendacia strutturale della sua propaganda sulla pelle degli altri. Si tratta di un modo canagliesco di fare politica che lucra sulle sofferenze dei fragili e sulle paure degli altri. È il giudizio di Roberto Saviano ma è anche il giudizio di centinaia di giornalisti, migliaia di attivisti, milioni di italiani.

Il processo comunque ha raggiunto lo scopo. La condanna è simbolica perché come un tetro simbolo campeggia sulle teste di chi da ieri sa che criticare il governo costerà caro: costerà processi, costerà esposizione alla ferocia pubblica. E quando ci si accorgerà che non è una questione “contro Saviano” ma è un metodo sarà sempre troppo tardi.

Buon venerdì. 

Ritratto di Roberto Saviano. Fonte: Di International Journalism Festival from Perugia, Italia – Flickr, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17246727

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Matteo contro Renzi al Congresso farsa di Italia Viva

Tira una brutta aria in Italia Viva in vista del prossimo congresso. Anzi, a ben vedere sulla natura di Italia Viva pesano i giudizi di Ettore Rosato, ex coordinatore nazionale del partito di Renzi, e Elena Bonetti, ex ministra per le Pari opportunità e la famiglia nei governi Conte II e Draghi. Entrambi da giorni si lamentano perché hanno scoperto che Matto Renzi è uno che pensa solo a se stesso e ha uno stuolo di profili sui social che vivono solo per delegittimare i nemici.

Tira una brutta aria in Italia Viva in vista del suo primo congresso nazionale

Ma Italia Viva è anche alle porte del suo primo congresso nazionale. Candidati? L’attuale presidente Matteo Renzi è al momento l’unico in corsa per la guida del partito. La lista dei candidati a livello locale è stata pubblicata mercoledì scorso dopo che la Commissione nazionale per il congresso di Italia Viva ha verificato la validità delle candidature per la presidenza dei coordinamenti territoriali del partito, che rappresentano le sezioni locali di Italia Viva e coordinano l’attività sul territorio degli iscritti, dei simpatizzanti e dei comitati.

I comitati sono un altro organo di Italia Viva e sono creati dagli iscritti sulla base di singoli temi. In base alle verifiche di Pagella Politica, i coordinamenti regionali, provinciali e comunali chiamati al voto domenica prossima per eleggere il loro presidente sono 143, per un totale di 182 candidati. In 109 coordinamenti territoriali – circa il 77 per cento – c’è solo un candidato alla carica di presidente. In altri 29 coordinamenti ci sono due candidati, mentre in cinque coordinamenti ce ne sono tre. Insomma, un partito che è il barboncino del suo proprietario. Stupisce? Ma va.

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Poveri avvoltoi sulla testa di Mimmo Lucano

Eh, no, Mimmo Lucano non era un delinquente. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha smontato la ridicola sentenza di primo grado del Tribunale di Locri che aveva aizzato una masnada di razzisti, di salvinisti-meloniani, di giornalisti con più bile che cultura giuridica, di liberali pelosi, di riformisti con il minnitismo conficcato dentro il petto e di giornalacci garantisti solo con gli amici degli amici. Quei 13 anni e 2 mesi di carcere per associazione per delinquere, truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio sono diventati un anno e sei mesi di reclusione per un reato bagatellare amministrativo (abuso d’ufficio per la determina sindacale del 5 settembre del 2017) con pena sospesa.

Crollano tutti quelli che aspettavano con il sangue tra i denti che a cadere fosse Mimmo Lucano. Crollano le penne bavose di chi colpiva Lucano per colpire l’accoglienza. Il “business criminale” nel sistema di accoglienza di Riace non sta a Riace. Era facile: bastava seguire i soldi, come suggerivano Falcone e Borsellino: di soldi in questa storia non ce ne sono mai stati nelle tasche di Lucano.

È vero però che su Mimmo Lucano hanno lucrato le copie vendute di qualcuno, ha lucrato lo share di qualche mendace trasmissione. Riace sta lì, ben piantata con i piedi per terra, a schiaffeggiare gli incapaci di immaginare l’accoglienza e l’integrazione. Ora, vedrete, i manettari sculetteranno da garantisti.

Resta una domanda interessante? Chi furono i ministri che pasteggiarono con le ispezioni a Mimmo Lucano? Chi era il Prefetto a Reggio Calabria che montò un disegno inesistente? Che carriera hanno avuto?

Buon giovedì. 

Nella foto: Mimmo Lucano nella piazzetta di Riace (Carlo Troiano Wikipedia), 15 agosto 2018

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Nemici giurati di Hamas. Ma amici dei suoi amici

Ci vuole il fisico per fingere ogni volta di essere dalla parte giusta senza togliere le scarpe dal lato sbagliato. Mentre infiamma la guerra in Medioriente il governo italiano sembra aver scoperto solo adesso che il nuovo nemico pubblico (utile per non parlare e far parlare della disastrata politica interna) è Hamas.

Ci vuole il fisico per fingere ogni volta di essere dalla parte giusta senza togliere le scarpe dal lato sbagliato

L’attacco dell’organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista, sunnita e fondamentalista di estrema destra svela l’ipocrisia dell’Occidente che sventola diritti umani e poi li seppellisce sotto il denaro. Non importavano i terroristi di Hamas quando c’erano da intascare i soldi e le relazioni per organizzare i Mondiali di calcio in Qatar. L’Italia aveva spedito 380 militari per la sicurezza del Campionato del mondo. Costo dell’operazione “Orice”: 10 milioni di euro.

Oggi fa sorridere che l’Italia concorresse alla sicurezza di un Paese che spende 30 milioni di dollari al mese per Hamas e che è sempre stato supporter dei terroristi, come i jihadisti, come i talebani. Grande giubilo da Giorgia Meloni e soci quando l’Algeria avrebbe dovuto salvarci “dalla dipendenza dal gas russo”. L’Algeria oggi è dalla parte di Hamas. A dire la verità, lo era anche quando esultavano tutti ma allora il “chiodo schiaccia chiodo” bastava. Soddisfazione anche per i campionati europei di calcio che l’Italia organizzerà con la Turchia di Erdogan.

Solo che Erdogan è alleato di Putin, quindi della Siria e quindi di Hamas. Ops, se ne sono accorti solo ora. E bin Salman? Le squadre italiane finaliste nella Supercoppa non vogliono ovviamente volare dagli “amici dei terroristi” in Arabia Saudita. La Figc risponde: manderemo altri. La coppa dei moralisti immorali tanto l’abbiamo già vinta.

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Vespa regala a La Russa Cinque minuti in ginocchio

Sarebbe troppo facile scrivere che Bruno Vespa “fa” il Bruno Vespa, come ha sempre fatto e come solo sa fare. Il Bruno Vespa visto lunedì sera nel suo ennesimo salotto Rai a spese dei contribuenti è riuscito a toccare il fondo e poi scavare di fronte al presidente del Senato Ignazio La Russa, fresco di una puntata di giornalismo (quell’altro che non è propriamente la professione di Vespa) dedicatagli dalla trasmissione d’inchiesta Report.

Nel salotto della trasmissione Cinque minuti Vespa ha chiesto a Ignazio La Russa cosa ne pensi della puntata di Report

Nel salotto della nuova trasmissione Cinque minuti su Rai 1 il giornalista chiede a La Russa cosa ne pensi della puntata di Report (in onda su Rai 3, va tenuto a mente) in cui si ripercorrono la rete di relazioni della famiglia della seconda carica del Senato. Che fissa la telecamera e risponde: “Report? Su di me non sono riusciti a dire niente, ma sul resto… Siccome si tratta di calunnia da parte di calunniatori seriali, non mi voglio esprimere, credo sia più corretto che lo faccia la magistratura”.

Vespa, ecumenico fino all’andreottismo, non fa un piega. È il cortocircuito della Rai targata Meloni: su un canale Rai un presidente del Senato calunnia una trasmissione Rai di fronte a un conduttore che continua a essere lautamente pagato con soldi pubblici. L’azienda non esiste più, lo spirito aziendale men che meno. Un non dipendente Rai come Vespa (che da non dipendente può garantirsi guadagni maggiori) consente che venga diffamato un giornalista Rai (che come Vespa avrebbe potuto benissimo “mettersi in proprio” ma non l’ha fatto) per compiacere il potere. Servire i potenti per Bruno Vespa, si sa, è una missione.

Ci si è dimenticati in fretta di come da direttore del telegiornale del servizio pubblico Vespa considerasse la Democrazia cristiana suo “editore di riferimento” ammettendolo senza troppi problemi, già allora svilendo l’idea stessa di servizio pubblico. È lo stesso Vespa, vale la pena ricordarlo, che nel 2005 intercettato dalla Procura prometteva di “confezionare una puntata addosso” all’allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Per lui consentire a La Russa di difendersi offendendo e senza rispondere nel merito è una semplice passeggiata.

Da Viale Mazzini e dall’Ordine dei giornalisti tutto tace Solo la Fnsi prova a farsi sentire

Ci sono però due elementi che vale la pensa sottolineare. Nel salotto di Vespa al presidente del Senato è stato concesso di calunniare. Sì calunniare: La Russa definisce “calunniatori seriali” i giornalisti di Report che non hanno mai perso una causa per diffamazione. In sostanza La Russa accusa di un reato la redazione della trasmissione di Rai 3. Così per difendersi da presunte “calunnie” tutte da dimostrare riesce a calunniare i giornalisti. Il secondo aspetto preoccupante e prevedibile è il silenzio della dirigenza Rai, ormai trasformata in una greve TeleMeloni dissanguata negli ascolti e nella credibilità. Silenzio anche dall’Ordine dei giornalisti.

Solo Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa, ricorda che “come seconda carica dello Stato, La Russa avrebbe il dovere di essere garante anche dell’art. 21 della Costituzione, che garantisce la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati. Invece minaccia querele preventive e si sottrae al confronto”. Ma sono poche voci dissonanti nell’ammorbidimento generale.

Fratelli d’Italia ieri ha accusato Report di “illazioni e teoremi sconclusionati, frutto di visioni evidentemente ideologiche” parlando addirittura di “killeraggio”. Ed ha annunciato: “Depositeremo subito un’interrogazione per sapere se la Rai intenda continuare a finanziare con i soldi dei contribuenti un pessimo giornalismo ideologico e di teorema”, scrivono i membri meloniani in commissione di Vigilanza. Per loro il servizio pubblico evidentemente è roba alla Pino Insegno.

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Smontati pezzo per pezzo: c’è un altro giudice, questa volta a Torino

C’è un altro giudice, questa volta a Torino, che smonta l’inefficace azione politica di un governo che vorrebbe occuparsi di migrazioni senza conoscere il quadro normativo e la situazione internazionale. Ne dà notizia Melting Pot Europa.

Il Tribunale di Torino, previa sospensione cautelare dell’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato per la sussistenza di “ragioni tali da giustificare l’accoglimento dell’istanza” (7.3.2023), ha accolto nel merito il ricorso ed ha riconosciuto al cittadino tunisino la protezione speciale.

In data 21 ottobre 2022 il ricorrente sbarcava sulle coste siciliane e veniva immediatamente raggiunto da un decreto di respingimento emesso dal Questore della Provincia di Trapani. Egli raggiungeva successivamente un parente in provincia di Cuneo, ove formalizzava l’istanza di protezione internazionale. A seguito dell’audizione, la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di Torino non riconosceva al richiedente alcuna forma di protezione per manifesta infondatezza.

Nel merito, il Tribunale di Torino ha riconosciuto al richiedente la protezione speciale in ragione della copiosa documentazione prodotta, attestante la veridicità di quanto affermato e non documentato in sede di audizione e l’integrazione sotto il profilo lavorativo e sociale, dando altresì atto del deterioramento delle condizioni politiche e sociali della Tunisia.

Che la Tunisia sia un dittatura de facto lo sanno tutti coloro che sfogliano un giornale internazionale. Resta da capire se si tratti di ignoranza, di malafede, o di un’ignorante malafede.

Buon mercoledì. 

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Dalla Liguria alla Sicilia. La Lega vede solo complotti

In Liguria c’è questa brutta storia di un’indagine che riguarda festini in cui abbondano escort e cocaina. Tra le carte compare anche il nome del vicepresidente della giunta regionale della Liguria, Alessandro Piana, come uno dei beneficiari delle prestazioni sessuali. L’inchiesta della Procura di Genova si concentra sui festini organizzati da due personaggi, l’architetto Alessandro Cristilli e l’imprenditore e albergatore Christian Rosolani, arrestati dopo un provvedimento del giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio.

In Liguria c’è questa brutta storia di un’indagine che riguarda festini in cui abbondano escort e cocaina

Gli organizzatori pagavano le escort ai loro ospiti. Secondo gli inquirenti sarebbe stato Cristilli a pagare le prestazioni sessuali all’interno di appartamenti esclusivi. Il vicepresidente Piana, che non è indagato e che non risulta tra i consumatori di droga, nega di essere “mai andato con prostitute”, dice di non conoscere “il contesto, né queste persone” e assicura di voler chiarire quanto prima. A fare un certo effetto è però la nota della Lega: “Quando si dice il caso. Nei giorni in cui viene ribadita con forza l’esigenza di riformare la giustizia anche alla luce dei gravi fatti di Catania, da Genova scivola la notizia di un’indagine che dà in pasto all’opinione pubblica il nome di una persona, nemmeno indagata, che viene identificata nel vicepresidente della Lega della Regione Liguria”, scrivono dal Carroccio.

In sostanza credono (e vorrebbero farci credere) che l’indagine ligure sia collegata ai loro scomposti attacchi alla giudice Apostolico di Catania. Anzi, peggio: secondo loro la magistratura per fermare le riforme sulla Giustizia avrebbe deciso di non indagare un vicepresidente di una giunta regionale. Alla faccia del complotto, eh?

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Onu, Oms e Unicef in campo per chiedere corridoi umanitari a Gaza

“Garantire l’accesso agli aiuti umanitari su Gaza dove la situazione umanitaria era già critica prima di queste ostilità”: sono parole nette quelle di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, sula conflitto in Medio Oriente tra Israele e Palestina. “Materiale medico, cibo, carburante e altri beni sono disperatamente necessari, – dice Guterres – così come l’accesso al personale umanitario. Gli aiuti e l’ingresso di forniture di base a Gaza devono essere facilitate, e le Nazioni Unite continueranno a compiere ogni sforzo per mettere a disposizione aiuti in risposta a questi bisogni”.

Guterres: “Garantire l’accesso agli aiuti umanitari su Gaza dove la situazione umanitaria era già critica prima di queste ostilità”

L’intervento segue una telefonata nella tarda serata di ieri con il leader dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, che ha esortato l’Onu a rispondere immediatamente ai bisogni umanitari della popolazione di Gaza, che da domenica è posta sotto un pesante assedio. Nella sua telefonata a Guterres, stando all’agenzia palestinese Wafa, Abbas ha esortato le Nazioni Unite anche a intervenire per porre fine ai bombardamenti contro la Striscia. Gaza già subiva un blocco alle importazioni imposto da Israele a partire dal 2006. Dopo l’attacco militare sferrato da Hamas sabato mattina, Tel Aviv ha imposto “un assedio totale sulla Striscia”: come ha detto il ministro della Difesa Yoav Gallant, “non ci sarà né elettricità, né cibo, né carburante e ogni cosa varrà chiusa. Stiamo combattendo contro animali umani e quindi agiamo di conseguenza”.

Nella Striscia di Gaza vivono circa 2 milioni di persone. A rischio le vite dei bambini

Nella Striscia vivono circa 2 milioni di persone e a causa della scarsità di infrastrutture elettriche, molti edifici dispongono di generatori elettrici alimentati a gasolio, come ad esempio gli ospedali. Per questo secondo i difensori dei diritti umani, tagliare il carburante è rischioso per questo genere di strutture. Israele ha anche tagliato le forniture d’acqua, come ha confermato il ministro per l’Energia israeliano. “Profondamente preoccupata per le misure del blocco dell’elettricità e di impedire l’ingresso di cibo, carburante e acqua a Gaza” è anche Catherine Russell, Direttrice generale dell’Unicef che denuncia come la situazione possa “mettere le vite dei bambini a rischio”.

“Nulla giustifica l’uccisione, il mutilamento o il rapimento di bambini – gravi violazioni dei diritti che l’Unicef condanna incondizionatamente”, dice Russel: “meno di 72 ore dopo lo scoppio delle terribili violenze in Israele, le notizie indicano che dilagano gravi violazioni dei diritti dei bambini. Molti bambini sono stati uccisi o feriti, mentre innumerevoli altri sono stati esposti alle violenze. – continua la direttrice -. L’Unicef chiede ai gruppi armati, o a tutti i responsabili, un rilascio immediato e in sicurezza di tutti i bambini in ostaggio a Gaza per poterli riunire alle proprie famiglie o a chi se ne prende cura. Chiediamo a tutte le parti di proteggere i bambini dai pericoli, in accordo con il diritto internazionale umanitario”, ha concluso.

Ieri mattina l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) tramite il suo portavoce Tarik Jasarevic in una conferenza stampa a Ginevra ha confermato di essere in trattativa con le parti del conflitto per un corridoio umanitario “necessario per fornire forniture mediche essenziali alle popolazioni”. L’Onu ha anche sottolineato come la rappresaglia israeliana abbia colpito anche grandi torri residenziali a Gaza City e altri edifici residenziali in tutta Gaza scuole e locali dell’agenzia di soccorso e lavoro delle Nazioni Unite, l’Unrwa, causando vittime civili”. I palestinesi che provano a sfuggire dai bombardamenti si ammassano sul valico con l’Egitto a Rafah. Una fonte della sicurezza egiziana all’agenzia di stampa tedesca Dpa ha comunicato che il passaggio rimarrà “chiuso fino a nuovo avviso”.

 

Leggi anche: Il grande silenzio dell’Onu mentre la guerra diventa globale. Parla il docente dell’Università di Lüneburg, De Angelis: “Meno diplomazia, più conflitti: non è casuale”

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La Russa, manganello e querele. Con Report riparte la caccia a Ranucci

Ignazio La Russa è furioso. La puntata della trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci in cui vengono tracciate le traiettorie politiche e imprenditoriali della sua famiglia ha scatenato le ire del presidente del Senato che attraverso il suo portavoce annuncia querele non solo alla trasmissione Rai ma anche contro chiunque osi continuare a parlarne.

Report ha ricostruito i collegamenti del padre, che all’epoca era segretario del Partito Fascista a Paternò, con finanzieri come Michelangelo Virgillitto e Raffaele Ursini, oltre a quelli con Michele Sindona. Il “banchiere di Dio” è morto in carcere dopo un caffè al cianuro. Nella puntata si è parlato anche delle dichiarazioni del colonnello dei carabinieri Michele Riccio sul capomafia Luigi Ilardo secondo cui Cosa Nostra avrebbe dato indicazioni nel 1994 di votare in Sicilia Orientale Antonino La Russa e suo figlio Vincenzo.

Inchiesta sul sistema di potere del presidente del Senato Ignazio La Russa. Che scappa dal contraddittorio e minaccia con gli avvocati

Nel 1956 Antonino si trasferì a Milano insieme ai figli Vincenzo, Ignazio e Romano. Secondo Report proprio per dare una mano a Virgillitto che nel frattempo aveva scalato con l’aiuto di Sindona la Liquigas. Antonino è stato vicepresidente dell’azienda. Nella sua nota il presidente del Senato sottolinea i “quasi due mesi di costose ricerche e di troupe sguinzagliate in varie regioni d’Italia” che a suo dire non avrebbero trovato “nemmeno un briciolo di attività non solo illegali ma anche solo inopportune”. Il presidente del Senato oltre che acconciare querele ha anche prodotto un’innovativa “autointervista”: ripreso in video ha risposto alle domande che il suo portavoce gli ha posto senza nessun contraddittorio, senza nessuna mediazione, al di fuori di qualsiasi canone giornalistico e istituzionale.

Nella sostanza, niente di nuovo circa l’allergia di questo governo nei confronti della stampa. Per il presidente del Senato tutto ciò che riguarda l’indicazione di Cosa Nostra di votare per i La Russa sono circostanze false e calunniose. Anzi, sarebbe impossibile perché “Antonino La Russa non era più candidato e il figlio Vincenzo (peraltro mai appoggiato elettoralmente dai familiari) era candidato non con Forza Italia bensì con l’Udc di Casini”. E “mai tale circostanza ha avuto alcun seguito giudiziario, anche minimo, né mai è stata contestata agli interessati”. Cosa che Report chiarisce: né Vincenzo, né suo padre sono mai stati indagati per le dichiarazioni di Ilardo. Le precisazioni di La Russa sono molteplici e minuziose.

Anziché rispondere alle domande della trasmissione Rai l’esponente di FdI si fa intervistare dal suo portavoce

Il portavoce dell’associazione Articolo 21 Beppe Giulietti sottolinea come “al querela bavaglio scagliata da un governante o da una carica istituzionale ha comunque un effetto dirompente, punta a scoraggiare altre inchieste, si tratta di un avvertimento rivolto ad ogni cronista, infatti si annunciano denunce anche contro chi decidesse di riprendere l’inchiesta curata dalla redazione di Report e da Giorgio Mottola, cronista rigoroso, abituato a verificare e riverificare le fonti, stimato da chiunque abbia a cuore l’Articolo 21 della Costituzione”.

Per Giulietti le minacce a Report “meritano una risposta unitaria, non solo da parte delle associazioni dei giornalisti, ma anche dai cittadini minacciati nel loro diritto ad essere informati”: “l’Italia, con le querele annunciata da La Russa, ha conquistato il primato europeo per il numero di esposti presentati da rappresentanti delle istituzioni e del governo, superando anche Ungheria e Polonia”, ricorda Giulietti. La strategia ormai è sempre la stessa: far passare le domande come “attacchi”, confondere il piano giudiziario con quello di ciò che è opportuno per un esponente politico di primo piano. L’attacco a Report probabilmente è appena iniziato.

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La lezione non è servita. Dall’Ucraina a Israele è ripartito il tifo bellicista

Non abbiamo imparato niente. O forse abbiamo imparato troppo bene. Mentre infiamma la controffensiva di Israele dopo la controffensiva di Hamas – le ennesime in decenni di guerra ininterrotta che in queste ore raggiunge numeri da strage – l’Italia si distingue per provincialismo e cinismo ripetendo il solito copione. Diceva Winston Churchill che gli piacevano gli italiani perché vanno alla guerra come fosse un partita di calcio e infatti il tifo è già qua. I titoli di alcuni giornali e di alcuni siti di informazione declina dal dovere di informare lanciando la rincorsa alla polarizzazione: stare con Israele è l’occasione per un po’ di sciacallaggio politico contro gli avversari, presumendo di poterli mettere in difficoltà. Ubriacati dal bellicismo allenato da più di un anno di guerra in Ucraina alcune firme del giornalismo nostrano invocano addirittura il diritto alla rappresaglia, sventolando la vendetta israeliana agli orrori compiuti da Hamas come un “ripristino della civiltà”.

Persino gli editoriali dei giornali israeliani risultano più equilibrati degli ultrà di casa nostra

Anche la formula è quella già sentita: “Bisogna difendere l’Occidente”, ripetono, dove per “difesa dell’Occidente” intendono lo sterminio di un popolo. Quando scoppia una guerra per una parte della stampa italiana sembra che non esiste né passato né futuro. Non esistono gli ultimi 20 anni in cui Gaza è diventata la più grande prigione a cielo aperto e non esiste la capacità di distinguere il popolo israeliano dal suo pessimo primo ministro Benjamin “Bibi” Netanyahu. Ieri il professore di Sociologia della Suola Normale di Pisa, Lorenzo Zamponi, proponeva di partire da due semplici verità: “Che i palestinesi subiscono un’ingiustizia storica e presente a cui hanno diritto a resistere, e che i massacri di civili (tutti, sempre) sono inaccettabili e ingiustificabili. Mettere in discussione uno di questi due punti porta fuori strada”.

Ora è ancora più difficile parlare di Pace. Rimossi vent’anni di storia in Medio Oriente

“Lo dico perché si stanno costruendo mostri politici, – spiega Zamponi – dalla guerra di civiltà “perché Israele è Occidente” alle odi a Hamas vendicatrice degli oppressi. Per non parlare di chi legge la questione attraverso la bandierina ucraina o russa che ha nel profilo”. Niente da fare. Chi osa ribellarsi al tifo viene marchiato come “pacifinto”, al solito. Risultano più equilibrati perfino gli editoriali israeliani: “Il disastro che ha colpito Israele durante la festa di Simchat Torah è la chiara responsabilità di una persona: Benjamin Netanyahu. – scrive il quotidiano israeliano Haaretz – Il primo ministro, che si è vantato della sua vasta esperienza politica e della saggezza insostituibile in materia di sicurezza, non è riuscito completamente a identificare i pericoli in cui stava conducendo consapevolmente Israele quando ha istituito un governo di annessione e espropriazione”.

Il pluripremiato giornalista e attivista politico israeliano e direttore esecutivo di +972 Magazine, Haggai Matar, scrive: “Ricordo che tutto ciò che sento ora, che ogni israeliano deve condividere, è stata l’esperienza di vita di milioni di palestinesi per troppo tempo. L’unica soluzione, come è sempre stata, è porre fine all’apartheid, all’occupazione e all’assedio e promuovere un futuro basato sulla giustizia e l’uguaglianza per tutti noi”. Dalle nostre parti verrebbe tacciato di filoterrorismo. È la guerra per amore della guerra. Sullo sfondo rimangono i “poveri cristi” di cui parlava Gino Strada: le famiglia israeliane che piangono i morti, i feriti e i rapiti e le famiglie palestinesi che attendono la controffensiva che le cancellerà. I governi si fanno la guerra e i popoli ne pagano le conseguenze. I nostri “esperti” si godono un altro giro ai bordi dell’arena cancellando il passato e senza nessuna preoccupazione per il futuro.

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