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Parla l’ex br Giordano: “È ripartita la gogna mediatica. Nel mirino c’è la pace in Palestina”

Francesco Emilio Giordano (ex militante della Brigata XXVIII marzo, condannato per l’omicidio di Walter Tobagi, e oggi educatore) che effetto le ha fatto vedersi sulle pagine dei giornali?
“Devo dire che davvero non me lo aspettavo. Quando un amico al mattino mi ha avvisato di aver visto la foto ho pensato fosse una delle tante foto che si fanno durante i cortei. Non mi aspettavo una aggressione di tale portata, così raccogliticcia che solo Il Giornale poteva fare, evidentemente ordinata da altri”.

Una precisazione, per iniziare: è vero, come si legge, che lei non ha mai rinnegato le azioni violente per cui è stato condannato e quegli anni?
“Nell’azione più grave eravamo in sette, ben cinque si sono dissociati dopo solo poco tempo, e solo per poter uscire dal carcere; quindi, non potevo evitare di rivedere criticamente quel percorso. Mi hanno arrestato il 7 ottobre 1980 su una delazione di uno dei sette, un amico fino ad allora. Arrestato e torturato sono stato tenuto in isolamento per 38 giorni. Il Dottor Spataro durante il primo interrogatorio mi ha proposto di ammettere tutto quello che gli altri avevano dichiarato, e che siccome ero quello con meno responsabilità “me la sarei cavata” con meno di 3 anni a fronte dell’ergastolo o 30 anni. Come ho già scritto in altre occasioni, subito dopo quel fatto non ho più frequentato quelle persone ed ero ritornato a lavorare in Fabbrica (Mtm di Rho). Mi avevano proposto di scappare in Francia ed ho rifiutato. Forse sarei rimasto libero, ma non era quello che mi interessava”.

Ieri in alcune trasmissioni televisive e nel dibattito politico è stato detto che “un ex brigatista non ha il diritto di partecipare a manifestazioni”. Molte di quelle parole arrivano da coloro che si professano “garantisti” e alcuni di loro hanno assunto posizioni pubbliche a favore di persone con condanne per terrorismo nero sulle spalle. Che effetto le fa questo doppiopesismo?
“A mio parere dimostra semplicemente che hanno una moralità molto scarsa e che tutto quel che fanno è strumentale perché pensano che quel “pensiero” li aiuti nella carriera politica, giornalistica. Poi vero che ci sono “due pesi e due misure”, infatti sono molto meno severi con elementi fascisti. In questi anni è venuto meno non solo l’antifascismo, ma anche quella idealità che ha caratterizzato la sinistra e di conseguenza – rotto quell’argine – è emerso tutto il liquame che vediamo anche nella vicenda di questi giorni”.

Ma è vero – come scrive qualcuno – che lei è per l’eliminazione fisica degli israeliani?
“Assolutamente falso, anche perché mi sono sempre assunto le mie responsabilità. Da sempre la mia posizione è quella di uno Stato palestinese dove possano vivere in pace ebrei, musulmani, cristiani ed anche noi atei, che non sarebbe una novità. Si tornerebbe a quel tempo in cui in Palestina si viveva così, prima dell’arrivo dei sionisti, quelli che ancora oggi vorrebbero una Grande Israele che arriva fino al mare, esattamente quello che è la Palestina”.

Cosa ne pensa del violento attacco di Hamas?
“Penso che sia frutto di decenni di occupazione, gli ultimi 17 anni sono stati di completa chiusura, di numerose aggressioni come quella di questi giorni, eppure prima non si erano verificati episodi come quello del 7 ottobre: Piombo Fuso (2008), Margine Protettivo (2014). No, io sono convinto che l’obiettivo di Israele sia esattamente quello di scacciare in qualsiasi modo i palestinesi e costruire quello che avevano già prefigurato un decennio prima che arrivasse Hamas”.

Da anni si occupa della causa palestinese. Perché?
“Credo sia perché, come ebbe a scrivere un intellettuale palestinese, la questione palestinese è così ingiusta che ogni essere umano non può che difenderla. Sono stato più volte a Gaza, ho conosciuto compagni e compagne, Vittorio Arrigoni, ed altri. Insomma, non posso né voglio tirarmi indietro finché la Palestina non sarà libera, e come dicevo prima, finché possano vivere in pace ebrei, musulmani, cristiani e atei. Aggiungo che fino a poco tempo fa i cristiani non venivano toccati, solo i palestinesi venivano repressi; invece, ultimamente i coloni sono un loro obbiettivo”.

Riscenderà in piazza
“Assolutamente sì, credo sabato prossimo ci sarà ancora una manifestazione dato che la mattanza a Gaza prosegue. Ed io sarò con le migliaia di giovani a chiedere la fine dei bombardamenti e la fine dell’occupazione. Sarò in piazza anche per non tradire il mio passato di comunista internazionalista che vuole restare umano”.

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Giorgia Meloni e l’acchiapparella con i giornalisti

Carlo Canepa di Pagella Politica fa notare come per la prima volta in dieci anni la presidente del Consiglio non abbia risposto alle domande dei giornalisti sulla Legge di bilancio. Sottolinea Canepa come tra l’altro lo scorso 27 settembre 2023 il governo Meloni ha approvato la Nadef di quest’anno, ma la presidente del Consiglio non ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione del documento, a cui ha presenziato invece il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.

Chi ha avuto la sfortuna di assistere in diretta alla scena ha potuto apprezzare la presidente del Consiglio che scocciata si è limitata a un saluto iniziale e ha poi lasciato la parola al ministro Giorgetti, in modo più che brusco. Nel frattempo il ministro agli Esteri Antonio Tajani ha spiegato agli altri di “dover andare anche lui”. Uno scambio di battute simile a quelli di un raduno di alpini quando c’è da scegliere chi deve pagare la bottiglia di vino. 

Già l’anno scorso, il 22 novembre 2022, Meloni era stata criticata per la gestione della conferenza stampa sulla legge di Bilancio per il 2023. In quell’occasione la presidente del Consiglio aveva avvisato che la conferenza si sarebbe dovuta concludere dopo poche domande perché doveva presenziare all’Assemblea nazionale di Confartigianato, creando malumori tra i giornalisti presenti in sala.

Al di là del poco rispetto per la stampa che non è certo una novità la strategia è fin troppo facile: oggi Meloni e compagnia potranno dire che i giornalisti “strumentalizzano” o “fraintendono”. E via con il prossimo giro. 

Buon martedì.

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Lascia l’ebreo Ovadia. Un altro scalpo per la destra

Per difendere Israele hanno cacciato Moni Ovadia dal Teatro Comunale Abbado di Ferrara. Se vi era apparsa assurda l’idea di accusare di antisemitismo colui che ha reso popolare la cultura ebraica sui palcoscenici italiani oggi potete stare tranquilli: è andata a finire perfino peggio. Moni Ovadia ha annunciato che venerdì presenterà le sue dimissioni poiché non gode più della fiducia del consiglio comunale cittadino e del consiglio di amministrazione del teatro. Un teatro che aveva reso ancora più grande, attirando pubblico e finanziatori.

Per difendere Israele hanno cacciato Moni Ovadia dal Teatro Comunale Abbado di Ferrara

Ma nella foga politica italiana non è bastato. Il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni – quelli che vorrebbero una via Almirante in ogni città, ha scatenato il putiferio per le posizioni critiche dell’attore nei confronti della politica israeliana (che loro confondono con Israele). Inutile dire che la critica sempre argomentata dell’artista sia da anni un atto d’amore per la storia e per la terra di Israele.

A questi non interessa, forse non hanno nemmeno il vocabolario per comprendere qualsiasi cosa che vada al di là della propaganda spiccia sulla pelle delle vittime delle guerre. Nella sua intervista al Corriere della Sera Ovadia dice: “Per citare Simone de Beauvoir, io accetto la grande avventura di essere me stesso”. E aggiunge: “Spero che questo mio piccolissimo gesto serva a mettere in avviso cittadini italiani: quando attacchi le opinioni inizi a prefigurare la tirannia”. In difesa di Ovadia non sono arrivate le altisonanti voci di quelli che difendono il diritto di opinione. “Registro anche che l’Italia è il Paese con il più alto tasso di vigliaccheria che si possa concepire”, dice Ovadia. Difficile dargli torto.

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“Fascisti e ridicoli codardi”: brutte figure dalla Spagna per Matteo Salvini

Ieri è accaduto – come spesso gli capita – che il ministro alle Infrastrutture nonché leader della Lega Matteo Salvini abbia pensato bene di utilizzare una guerra che sta trucidando civili in Israele e a Gaza per lucrare elettoralmente. Al centro dello scontro c’è la guerra tra Israele e Hamas, con un tweet della ministra dell’Uguaglianza in Spagna Irene Montero che prende le distanze dalla stretta di mano tra Ursula Von der Leyen e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Not in my name”, scrive Montero.

Il leader della Lega come al solito non si trattiene dall’attaccare l’esponente di un altro governo europeo. “Prima ancora di provare a nascere, il (forse) nuovo governo socialista spagnolo già litiga su Hamas e Israele, con la ministra dell’Uguaglianza (!) contraria all’unità contro il terrorismo islamico…”. Dura la replica Montero: “Vicepresidente, lei sta legittimando le violazioni del diritto penale internazionale, come le punizioni collettive, e difendendo l’impunità per i crimini di guerra L’Europa – conclude la ministra – è nata dalla vittoria dell’antifascismo sui colpevoli di genocidio”.

Il sigillo finale lo mette il marito della ministra e storica guida di Podemos Pablo Iglesias che scrive: “Mentre in Italia c’è un governo con fascisti e ridicoli codardi come te. Ti auguro il meglio”. In allegato c’è la foto di Salvini con la maglietta di Putin, quella che qui abbiamo dimenticato in fretta. 

Peccato per Salvini che non possa trascinare in tribunale gli avversari di turno. Oltre a dare lezioni di democrazia avrebbe potuto insegnarci a “dibattere senza offendere”, come si è permesso di dire a Roberto Saviano. 

Buon lunedì.

Nella foto: il tweet di Pablo Iglesias

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Gino Strada conviene ripeterlo, anche se non sta bene a molti

Sembra non esserci spazio da nessuna parte per il pensiero che fu nel nostro Paese di Primo Mazzolari, sacerdote che dovette sfuggire dai nazisti e dalla Chiesa di Pio XII prima di essere accolto da Papa Roncalli. Non siamo più nemmeno il Paese di Aldo Capitini, intellettuale e filosofo liberale, laico, perugino, organizzatore della prima marcia della Pace tra Perugia e Assisi che portò per primo in Italia la figura di Gandhi.

Gino Strada diceva di essere “contro la guerra perché la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”

Siamo stati la terra di Danilo Dolci, processato per sovversivismo e difeso da Piero Calamandrei con un’arringa che andrebbe riletta oggi, mentre l’accusa di sovversivismo vergognosamente sopravvive nelle penne di qualche opinionista, di qualche politico e di qualche editorialista. Siamo stati il Paese di Lucio Lombardo Radice, matematico, regista, militante del Pci, partigiano, che portò il partito a marciare per la pace.

Ieri il segretario della Difesa USA ha detto che “Hamas non è il popolo palestinese” e che “non pensa che il popolo dovrebbe pagarne il prezzo”. Sui nostri giornali (quelli che sputano sondaggi in cui appoggiare la Palestina significa appoggiare i terroristi) finirebbe per essere considerato un “amico di Hamas”, aggiunto alle liste di proscrizione.

Il popolo palestinese non è Hamas come (per fortuna) gli israeliani non sono Netanyahu e il popolo russo non è Putin (a differenza del passato di alcuni leader di partito) e gli ucraini non sono Zelensky. Chi confonde un popolo con il suo governo dandolo in pasto ai suoi errori e alle sue atrocità è un sobillatore. Gino Strada diceva di essere “contro la guerra perché la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire” perché “ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi”. Conviene ripeterlo, anche se non sta bene a molti.

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Buio pesto sul video della Apostolico. Solo Salvini sa chi l’ha girato, ma tace

Ora è nero su bianco tra le carte della Procura: il carabiniere indicato come l’autore del video in cui si vede la giudice Iolanda Apostolico partecipare alla manifestazione di protesta al porto di Catania contro le politiche migratorie del governo avrebbe negato ai pm di essere l’autore del filmato. Il militare, sentito come persona informata sui fatti per oltre 90 minuti dal procuratore facente funzioni, Agata Santonocito, avrebbe detto di non avere girato lui il video.

Di conseguenza anche di non avere confessato e quindi ritrattato alcunché. Secondo la tesi del carabiniere, che non è indagato, esposta più volte al suo legale, l’avvocato Petrina che lo assiste sull’eventuale fronte disciplinare, da prima della deposizione in Procura, il suo coinvolgimento sarebbe scaturito dopo un incontro conviviale con altri colleghi.

I quali, conoscendo la sua amicizia personale e professionale con il luogotenente dell’Arma in congedo Anastasio Carrà, sindaco di Motta Sant’Anastasia e deputato nazionale della Lega che ha riconosciuto per primo la giudice Apostolico nel video pubblicato dal ministro Matteo Salvini, lo avrebbero preso amichevolmente in giro. E lo avrebbero più volte e pressantemente invitato ad ammettere che il video era suo. Il carabiniere di fronte alle insistenze dei colleghi avrebbe detto qualcosa come “va bene, come dite voi…”, ma, ha spiegato, solo per chiudere il discorso e non per ammettere qualcosa che non aveva fatto.

La sua affermazione sarebbe stata interpretata come una conferma da un collega che ha presentato una relazione ai superiori che ha fatto scattare gli ulteriori accertamenti.

Bocca cucita

“Il video postato da Salvini, dunque, non lo ha fatto il carabiniere, non è della polizia – ha scritto ieri il senatore del Pd Filippo Sensi -. E allora Come ci è finito nella timeline del vicepresidente del Consiglio? Da chi l’ha avuto? Chi lo ha girato? Non bastano audizioni e question time a far emergere la verità. Che vergogna”.

Dal canto suo Salvini che ha pubblicato il video sui suoi social decide di non rispondere spiegando ai giornalisti che l’unica sua preoccupazione “è quello che si vede in quel video”: “Aver visto un giudice essere in piazza in mezzo a gente che dava degli assassini e animali ai poliziotti non mi lascia tranquillo – dice Salvini -. Chi ha girato il video non mi interessa, mi stupisce che questo giudice continui a fare il suo lavoro sullo stesso dossier liberando immigrati che i questori vogliono trattenere”. A Salvini (che non ha rinunciato a lucrare sull’accaduto augurandosi ieri “che questi clandestini liberati non compiano violenze”) continua a sfuggire che sono le leggi a determinare le decisioni e che ai giudici spetta semplicemente applicarle.

Ieri il Tribunale di Catania ancora una volta non ha convalidato il trattenimento di cinque migranti a Pozzallo disposto dal Questore di Ragusa. Il provvedimento è stato adottato dal giudice Rosario Cuprì, il collega della giudice Apostolico che ha già emesso nei giorni scorsi un analogo dispositivo per sei tunisini. In tutte le sentenze si legge chiaramente che il cosiddetto decreto Cutro configge con disposizioni di legge superiori che non possono certo essere cancellate con un colpo di spugna dal governo di turno.

Proprio ieri Laura Cucinelli, presidente di Civicozero onlus che si occupa di minori stranieri non accompagnati, ha spiegato che “il nuovo decreto introduce la possibilità che dei minori stranieri soli, a partire dai 16 anni, vengano mandati in centri destinati agli adulti ledendo principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia”.

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Auto-antisemitismo, folle accusa all’ebreo Ovadia. FdI ne chiede le dimissioni dal teatro di Ferrara

Oltre alla guerra, al terrorismo e all’orrore dei civili che pagano una guerra che non hanno scelto, fischia forte di nuovo la foga bellicista che usa le bombe degli altri per regolare i propri conti da cortile. A finire nel mirino ancora una volta è Moni Ovadia, colpevole di avere criticato il governo di Israele nei giorni dell’attacco di Hamas. Ovadia (dal 2020 direttore del Teatro Comunale Abbado di Ferrara) ha detto che questa guerra “è la conseguenza di una politica di totale cecità, di occupazione e colonizzazione.

La Striscia di Gaza non è un territorio libero, è una gabbia: è vero che dentro non ci sono gli israeliani, ma loro controllano comunque i confini marittimi e aerei, l’accesso delle merci, l’energia, l’acqua. Non a caso l’Onu aveva già dichiarato Gaza zona ‘non abitabile’. La situazione è vessatoria, dirò di più: è infernale. Israele lascia marcire le cose, fingendo che il problema palestinese non esista, per cancellare la stessa idea che i palestinesi esistano”. Il primo a scatenarsi è stato il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni che ne ha chiesto le immediate dimissioni. Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi l’ha invitato a mantenere un “contegno istituzionale” (sì, proprio Sgarbi).

Così a Ovadia è toccato puntualizzare di non avere negato l’efferatezza dell’attacco di Hamas, “così come non nego il diritto di Israele a difendersi – sottolinea -. Ma ciò non toglie che le scelte politiche fatte dai governi israeliani in questi anni siano state scellerate, ai danni del popolo palestinese”. Sono del resto gli stessi giudizi di molti editorialisti israeliani. Ma niente: Ovadia è accusato di antisemitismo. Praticamente odia sé stesso, quindi.

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Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Locri – Lettera43

Ispezioni, ispezioni dappertutto. Ogni volta che un tribunale non emette una sentenza confacente alle volontà del governo la parola magica è “ispezione”. La missione degli ispettori del ministero alla Giustizia in tournée per i tribunali italiani è ormai un genere letterario. Viene da chiedersi esattamente cosa dovrebbero fare questi poveri emissari che qualcuno immagina come sicari: arrivano nel tribunale, interrogano sotto la luce di una lampada sbieca come si vede nei film gialli il povero giudice di turno e gli chiedono perché abbia emesso una sentenza del genere. Presumibilmente quello risponderà che ha scritto tutto nella sentenza, rifacendosi a leggi che sono facilmente reperibili, ancora di più al ministero della Giustizia. Contro la giudice Iolanda Apostolico del tribunale di Catania il ministro alla Giustizia Carlo Nordio ha promesso un’ispezione «leggera». Ha detto proprio così. Così un’ispezione leggera? Senza manganelli? Di fronte a uno spritz? Dicono da via Arenula che l’ispezione serve «per raccogliere informazioni». Ovvero? Chiederanno in giro se hanno mai incontrato la temibile giudice libera-migranti con qualche sinistro travestimento? Chiederanno al suo fruttivendolo se la giudice è colpevole di qualche tic alimentare?

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Iolanda Apostolico nel video del 2018.

Le ispezioni annunciate dal guardasigilli suonano come il “ti aspetto fuori” delle medie

Sono arrivati ai più alti vertici dello Stato e della politica eppure ministri, leader di partito e parlamentari non hanno ancora compreso il concetto id gerarchia delle leggi. Non gli va già che esista un diritto internazionale e delle convenzioni che (fortunatamente) impediscono di inserire gli stranieri come prede nella prossima stagione venatoria. Forse quando chiedono il “sovranismo” in fondo intendono proprio questo: che ogni governo e ogni Stato riparta ogni volta da zero potendo immaginare un concetto di legalità avulso dalla comunità internazionale, dai diritti, dalla storia. “L’ispezione” annunciata dal ministro e invocata dai partiti ormai suona come il “ti aspetto fuori” quando andavamo a scuola, dopo il litigio con qualcuno, promettendogli di sfidarsi in un ambiente meno controllato e – appunto – con meno doveri.

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Consigliamo a Nordio di mandare i suoi ispettori anche a Locri

Nel fitto calendario di ispezioni che il ministro Nordio promette ci permettiamo però di suggerirne una. Tanto una più o una meno ormai fa poco differenza. A Locri c’è un tribunale che non molto tempo fa ha condannato un ex sindaco che non interessava a nessuno finché non è diventato un simbolo, Mimmo Lucano da Riace. Una pena mostruosa: 13 anni e mezzo di prigione. Leggendo quella sentenza (l’abbiamo letta senza bisogno di andare lì a ispezionare) si immaginava che quel sindaco così ligio e indifeso di fronte alle telecamere fosse riuscito in un piano diabolico da bestseller: secondo i giudici di Locri fingeva di essere buono (tanto da diventare una testimonianza a livello internazionale) ma incarnava il peggio della politica italiani degli ultimi decenni. Anzi, a rileggere quella sentenza di condanna, si poteva immaginare anche che fosse talmente furbo dall’avere distratto soldi (che non sono mai stati trovati) continuando ad avere conti correnti personali pressoché vuoti e uno stile di vita pari alle persone che accoglieva. Avremmo dovuto studiare quel capolavoro di criminalità nelle scuole: Mimmo Lucano incarnava un ventaglio di reati che ne facevano il paradigma della peggiore amministrazione pubblica possibile.

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Mimmo Lucano (Imagoeconomica).

Cosa potrebbero dirci i giudici che hanno scambiato Lucano per un boss diabolico?

Qualche giorno fa Diabolik Lucano è ritornato a essere un piccolo e dimenticabile ex sindaco di provincia dedito all’accoglienza come sancisce il diritto internazionale e come raccomandano gli ammennicoli religiosi sventolati ogni volta da membri del governo. È stato condannato per il “risibile” reato di abuso d’ufficio. L’aggettivo “risibile” lo rubiamo proprio al ministro Nordio che mica per niente quel reato lo vuole abolire. Quindi la sentenza d’Appello ci dice che al tribunale di Locri hanno preso un abbaglio non indifferente, scambiando per “boss” un quasi innocente. Ecco, sarebbe curioso sapere cosa risponderebbero agli ispettori di Nordio coloro che hanno concorso alla prima sentenza di Lucano. Sarebbe curioso chiedergli dove abbiano visto reati inesistenti e come abbiano potuto definire “diabolico” un sindaco forse solo un po’ pasticcione. Dovrebbero dirci gli ispettori – a noi oltre che a Nordio – cosa siano quei 12 anni di differenza di condanna su cui ha pasteggiato elettoralmente una certa parte politica. Anche perché – pensateci bene- non è peggio un ministro che ha usato la (mala)giustizia per accumulare credito politico che una persona di giustizia che manifesta un valore?

L’articolo proviene da Lettera43 qui https://www.lettera43.it/nordio-ispezioni-ministero-giustizia-iolanda-apostolico-mimmo-lucano-locri/

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone – Lettera43

Ispezioni, ispezioni dappertutto. Ogni volta che un tribunale non emette una sentenza confacente alle volontà del governo la parola magica è “ispezione”. La missione degli ispettori del ministero alla Giustizia in tournée per i tribunali italiani è ormai un genere letterario. Viene da chiedersi esattamente cosa dovrebbero fare questi poveri emissari che qualcuno immagina come sicari: arrivano nel tribunale, interrogano sotto la luce di una lampada sbieca come si vede nei film gialli il povero giudice di turno e gli chiedono perché abbia emesso una sentenza del genere. Presumibilmente quello risponderà che ha scritto tutto nella sentenza, rifacendosi a leggi che sono facilmente reperibili, ancora di più al ministero della Giustizia. Contro la giudice Iolanda Apostolico del tribunale di Catania il ministro alla Giustizia Carlo Nordio ha promesso un’ispezione «leggera». Ha detto proprio così. Così un’ispezione leggera? Senza manganelli? Di fronte a uno spritz? Dicono da via Arenula che l’ispezione serve «per raccogliere informazioni». Ovvero? Chiederanno in giro se hanno mai incontrato la temibile giudice libera-migranti con qualche sinistro travestimento? Chiederanno al suo fruttivendolo se la giudice è colpevole di qualche tic alimentare?

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Iolanda Apostolico nel video del 2018.

Le ispezioni annunciate dal guardasigilli suonano come il”ti aspetto fuori” delle medie

Sono arrivati ai più alti vertici dello Stato e della politica eppure ministri, leader di partito e parlamentari non hanno ancora compreso il concetto id gerarchia delle leggi. Non gli va già che esista un diritto internazionale e delle convenzioni che (fortunatamente) impediscono di inserire gli stranieri come prede nella prossima stagione venatoria. Forse quando chiedono il “sovranismo” in fondo intendono proprio questo: che ogni governo e ogni Stato riparta ogni volta da zero potendo immaginare un concetto di legalità avulso dalla comunità internazionale, dai diritti, dalla storia. “L’ispezione” annunciata dal ministro e invocata dai partiti ormai suona come il “ti aspetto fuori” quando andavamo a scuola, dopo il litigio con qualcuno, promettendogli di sfidarsi in un ambiente meno controllato e – appunto – con meno doveri.

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Consigliamo a Nordio di mandare i suoi ispettori anche a Crotone 

Nel fitto calendario di ispezioni che il ministro Nordio promette ci permettiamo però di suggerirne una. Tanto una più o una meno ormai fa poco differenza. A Crotone c’è un tribunale che non molto tempo fa ha condannato un ex sindaco che non interessava a nessuno finché non è diventato un simbolo, Mimmo Lucano da Riace. Una pena mostruosa: 13 anni e mezzo di prigione. Leggendo quella sentenza (l’abbiamo letta senza bisogno di andare lì a ispezionare) si immaginava che quel sindaco così ligio e indifeso di fronte alle telecamere fosse riuscito in un piano diabolico da bestseller: secondo i giudici di Crotone fingeva di essere buono (tanto da diventare una testimonianza a livello internazionale) ma incarnava il peggio della politica italiani degli ultimi decenni. Anzi, a rileggere quella sentenza di condanna, si poteva immaginare anche che fosse talmente furbo dall’avere distratto soldi (che non sono mai stati trovati) continuando ad avere conti correnti personali pressoché vuoti e uno stile di vita pari alle persone che accoglieva. Avremmo dovuto studiare quel capolavoro di criminalità nelle scuole: Mimmo Lucano incarnava un ventaglio di reati che ne facevano il paradigma della peggiore amministrazione pubblica possibile.

Dopo la sentenza di Lucano, Nordio invii una ispezione pure a Crotone
Mimmo Lucano (Imagoeconomica).

Cosa potrebbero dirci i giudici che hanno scambiato Lucano per un boss diabolico?

Qualche giorno fa Diabolik Lucano è ritornato a essere un piccolo e dimenticabile ex sindaco di provincia dedito all’accoglienza come sancisce il diritto internazionale e come raccomandano gli ammennicoli religiosi sventolati ogni volta da membri del governo. È stato condannato per il “risibile” reato di abuso d’ufficio. L’aggettivo “risibile” lo rubiamo proprio al ministro Nordio che mica per niente quel reato lo vuole abolire. Quindi la sentenza d’Appello ci dice che al tribunale di Crotone hanno preso un abbaglio non indifferente, scambiando per “boss” un quasi innocente. Ecco, sarebbe curioso sapere cosa risponderebbero agli ispettori di Nordio coloro che hanno concorso alla prima sentenza di Lucano. Sarebbe curioso chiedergli dove abbiano visto reati inesistenti e come abbiano potuto definire “diabolico” un sindaco forse solo un po’ pasticcione. Dovrebbero dirci gli ispettori – a noi oltre che a Nordio – cosa siano quei 12 anni di differenza di condanna su cui ha pasteggiato elettoralmente una certa parte politica. Anche perché – pensateci bene- non è peggio un ministro che ha usato la (mala)giustizia per accumulare credito politico che una persona di giustizia che manifesta un valore?

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Scandalo calcioscommesse. Corona spara il nome del romanista Zalewski

Tutto in salsa della prevedibile commedia italiana: il caso delle scommesse illecite che vede coinvolti i giocatori della nazionale italiana Sandro Tonali (ex Milan ora al Newcastle) e Nicolò Zaniolo (ex Roma ora all’Aston Villa) insieme al primo indagato, Nicolò Fagioli della Juventus, costringe la stampa italiana a scrollare compulsivamente i social di Fabrizio Corona che tiene tutti con il fiato sospeso. L’ex agente dei fotografi dei vip, dopo avere collezionato una serie di condanne, ora detta l’agenda giornalistica sportiva. Visibilmente soddisfatto lo fa dai suoi account e dalla sua testata giornalistica Dilinger News.

Un contrappasso non da poco quello di Corona che decide di centellinare i nomi dei giocatori coinvolti (ha annunciato di averne a decine) e costringe ad accelerare le indagini. Ieri alle 14, come promesso, ha fatto il nome di Nicola Zalewski, esterno della Roma e della nazionale polacca, che però nega mentre i suoi avvocati promettono querele. Nel frattempo si è scatenata la caccia anche alla fonte di Corona che potrebbe essere qualcuno all’interno della Figc o del mondo delle scommesse. La vicenda, questo è certo, è appena cominciata. Fagioli, Tonali, Zaniolo e Zalewski infatti sono solo i primi di un elenco destinato ad allargarsi.

Commedia all’italiana

Sono già state individuate almeno tre piattaforme illegali, sulle quali gli investigatori sono convinti che i calciatori scommettessero. L’inchiesta della Procura di Torino nasce da un’indagine che puntava su una rete di scommesse parallela e illegale, una di quelle che molto spesso viene utilizzata per riciclare denaro sporco. Da lì si è arrivate al giocatore della Juve Fagioli che ha già ammesso di avere giocato un’ingente quantità di denaro, riconoscendo di essere affetto da ludopatia. Nel suo telefono sequestrato però ci sarebbero i fili che portano agli altri calciatori.

Così nel pieno del ritiro della nazionale di calcio guidata da Luciano Spalletti due giorni fa ha fatto irruzione la Polizia a Coverciano per sequestrare i dispositivi elettronici di Zaniolo e Tonali. L’operazione sarebbe dovuta scattare dopo la partita contro Malta in programma oggi ma le dichiarazioni di Corona (ascoltato dal magistrato come persona informata dei fatti) hanno anticipato l’intervento. Così nell’italica commedia abbiamo potuto vedere i due calciatori accusati di scommesse illegali accompagnati dal capo delegazione della nazionale Gianluigi Buffon che nel 2006 finì in un’indagine di scommesse clandestine e poi prosciolto.

Pure i club tremano

Per i calciatori il rischio penale è minimo poiché il reato si estingue con una multa o poco più. Il problema sarà il giudice sportivo: l’articolo 24 del Codice di giustizia Sportiva vieta “ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico” “di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano ad oggetto risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della Figc, della Fifa e della Uefa”.

Nel caso di Fagioli l’aggravante di avere scommesso su piattaforme non legali potrebbe costare una squalifica minima di 3 anni e, nel caso in cui sia accertata la consapevolezza dell’illecito da parte dei dirigenti, a pagare potrebbero essere anche le società sportive coinvolte e i compagni di squadra a conoscenza dell’illecito che hanno preferito tacere.

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