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Il richiamo del sangue. Giorgia batte Silvio

Fermi tutti. La “privata cittadina” Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio Giorgia nonché moglie del ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ora si dichiara “militante da quando aveva 17 anni” e rivendica il proprio ruolo di responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia (di cui è segretaria la sorella) e del tesseramento.

Fratelli d’Italia è un affare di famiglia. L’allieva supera il maestro di Arcore

Si sgretolano in una battito di ciglia le ripetute doglianze della cittadina che lamentava incursioni nella sua vita privata solo “perché sorella di Giorgia Meloni”. Si era sbagliata: essere sorella di Giorgia Meloni ora è il primo punto sul suo curriculum e si dice pronta a candidarsi per le prossime elezioni europee perché è “un soldato” a disposizione del partito. Ovvero della sorella.

Il familismo nella politica italiana non è una novità. Il marchio di fabbrica del “cognome che funziona” è una tentazione in cui sono caduti in molti e l’acquolina nella bocca di Pier Silvio Berlusconi sta a lì a dimostrarlo. Ma una leader di partito che guida anche un governo e che decide di scegliere una sorella per vigilare all’interno della sua compagine politica ha un solo precedente: Kim Jong-un, leader supremo della Corea del Nord. Non proprio un’ispirazione di cui andare fieri.

Nemmeno Silvio Berlusconi, il più grande interprete della politica e del partito come proprietà privata, si era spinto a tanto. Le sorelle d’Italia, cognati annessi, sono un unicum internazionale che svela almeno un particolare: Meloni è ossessionata dal controllo e si fida solo del sangue del suo sangue. Anche questo non è un precedente fortunato.

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Il metodo Bandecchi

Cosa abbia fatto da sindaco e quali siano le sue qualità politiche non è dato saperlo. Stefano Bandecchi negli ultimi due mesi è riuscito a sfondare nelle pagine della cronaca nazionale solo per le sue intemperanze. In tempi sciocchi il più violentemente sciocco suscita clamore poiché in lui si identificano gli sciocchi che ne ammirano il coraggio di esserlo in pubblico. Nel sindaco di Terni Bandecchi si identificano invece i violenti. È questo è estremamente più pericoloso

In tre mesi il sindaco di Terni eletto a capo di una coalizione civica ha promesso di “perseguitare” (testualmente) un signore che si era pulito una scarpa in una fontana, ha cercato di mettere le mani addosso (nonché definito “coglione”) a un giornalista e infine ieri ha cercato il contatto fisico (e promesso di “far saltare i denti”) con un consigliere comunale dell’opposizione.

A febbraio Bandecchi, che è anche presidente della Ternana, squadra di calcio cittadina, aveva litigato con un gruppo di (suoi!) tifosi, sputandogli addosso, come si compete a una persona incapace di controllare un confronto senza sfociare nella violenza.

Stefano Bandecchi è solo l’ultimo caso di persona diventata personaggio pubblico per le sue intemperanze. Al pari di musicisti che da anni non fanno dischi o di critici d’arte che spopolano per le loro ingiurie Stefano Bandecchi è un prodotto della spettacolarizzazione della volgarità e della violenza. Ne abbiamo visti tanti, da Calderoli a Borghezio. In politica più di ciò che si fa conta quanto ci si fa notare. Ora è il tempo delle scazzottate che pagano. Sempre a proposito della violenza come matrice.  

Buon martedì.

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Il sistema dell’accoglienza dei migranti colpito al cuore per creare l’emergenza

A Fratta Todina, piccolo centro della provincia di Perugia, il sindaco Gianluca Coata racconta che da gennaio sono stati “scaricati” dal governo 50 migranti, di cui 35mila solo negli ultimi due mesi. Il paese ha 1.800 abitanti. “Siamo al collasso”, è l’allarme lanciato dal sindaco.

Coata è uno dei tanti primi cittadini che si ritrovano sulle spalle la disorganizzazione di un governo incapace di affrontare i flussi migratori. Avevano promesso l’irrealizzabile chiusura dei porti e si sono schiantati contro la realtà, hanno stretto le mani insanguinate del presidente tunisino Saied e nelle cinque settimane dopo il memorandum le partenze dalla Tunisia sono aumentate del 38%, hanno propagandato risultati internazionali straordinari e ora il ministro Urso lamenta che il governo è lasciato solo dall’Ue.

La gestione dei flussi migratori da parte delle destre sta registrando i risultati peggiori di sempre

“La verità è che la premier Meloni ha conquistato Palazzo Chigi raccontando fandonie sulla gestione dell’immigrazione – dal blocco navale al globo terracqueo – e oggi è costretta ad ammettere il suo totale fallimento e la totale mancanza di visione strategica su questo tema”, dice il segretario di +Europa, Riccardo Magi.

Il fallimento sul sistema di accoglienza parte dal lontano. Il primo passo del disfacimento risale al Decreto sicurezza dell’allora ministro all’Interno Salvini, che escludeva dal Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) i richiedenti asilo. Ne secondo governo Conte la riforma Lamorgese aveva provato a mettere una pezza ma la scure si è abbattuta definitivamente col recente Decreto “Cutro”.

I cittadini stranieri soccorsi in mare vengono condotti in centri localizzati nei pressi delle aree di sbarco per la prima assistenza sanitaria, il fotosegnalamento e la pre-identificazione. Sono i cosiddetti “hotspot”. Da qui dovrebbero essere trasferiti nei centri governativi in cui l’accoglienza prevede anche servizi che ne favoriscono l’integrazione. Ma i centri governativi sono pieni da anni, e quindi si ricorre ai Centri di accoglienza straordinaria (Cas) che da “straordinari” sono diventati la norma.

Qui i servizi (e i diritti) sono inferiori, l’accoglienza quindi funziona peggio e l’integrazione è un’utopia. Il “decreto Cutro” ha creato inoltre un nuovo tipo di Cas, provvisorio, in cui è esclusa l’assistenza sociale. Un parcheggio, insomma. Il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai), che consente una reale possibilità di integrazione, ormai è dedicato esclusivamente ai titolari di protezione, o quasi. Quella dei migranti, quindi, non è un’emergenza annunciata, ma un’emergenza costruita da anni.

E ci si può fare la domanda: è davvero l’incremento degli arrivi a provocare il disastro? Non proprio. In dodici mesi in Italia sono sbarcate 155mila persone: stesso livello del 2014-2017. Negli ultimi 5 anni sono stati cancellati 40mila posti su tutto il territorio nazionale. Un fallimento cercato, voluto. Inoltre l’abbattimento dei rimborsi celebrati da Salvini come una vittoria ha allontanato i privati e le associazione che non riescono a far quadrare i bilanci.

A questo si aggiunge il problema dei minori non accompagnati: in base alla legge 142 del 2015 tocca allo Stato prendersene cura in strutture dedicate, sistemandoli in strutture di secondo livello. I Comuni possono intervenire in via temporanea e senza oneri. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori è già ricorso al Tar. Naturale è il dubbio che la vera emergenza stia nell’incompetenza e nella propaganda di chi governa.

Leggi anche: La manovra dell’austerità. Con Meloni tornano i sacrifici. Al primo Consiglio dei ministri sulla finanziaria la richiesta è stata di rinunciare a impegni per miliardi

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La mafia frena Calderoli. Ma a sparargli contro sono i compari al governo

Puntuale arriva la presunta minaccia di morte e il vittimismo. Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha annunciato di aver ricevuto una lettera in cui si legge “se non la smetti di attuare la politica di genocidio nei confronti del Sud, con la nostra potenza di fuoco noi ti uccideremo. Siamo la mafia, non ci costa niente uccidervi”. Tutto documentato da informazione e foto diffuse dal ministro a favore dell’opinione pubblica. “Io non ho paura delle minacce, non mi spavento – ha detto Calderoli – e vado avanti fino a quando non avrò realizzato l’autonomia regionale. E poi dopo andrò a fare il pensionato sul mio trattore”.

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Calderoli mostra una lettera di minacce. Le Autonomie però hanno altri nemici

Ovviamente, puntuali, sono arrivati i messaggi di solidarietà. La presidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, ha detto che “la risposta migliore è continuare a lavorare, con coraggio, serietà e concretezza, come Calderoli sta facendo”. Mariastella Gelmini, portavoce di Azione, ha condannato la violenza e invitato ad “affrontare il tema dell’autonomia con serietà, lontano da quelle contrapposizioni che in questi anni hanno alimentato un dibattito ideologico e dannoso per il Paese”. A condannare la violenza anche Movimento Cinque Stelle, Pd, Italia Viva e diversi ministri.

Il vero nemico di Calderoli però più che una presunta “mafia” (che si firma “mafia”) continuano a essere i suo alleati di governo. Calderoli ha aperto il dossier che svende le funzioni nelle 23 materie di autonomia differenziata. Nell’Atto 615 del Senato ha voluto impostare la trattativa su sé stesso e gli esecutivi regionali, emarginando parlamento ed enti locali. Per i Lep (i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti in modo uniforme sull’intero territorio nazionale) ha spericolatamente deciso di demandare il tutto ai singoli decreti ministeriali.

Ma su quella proposta di legge pesano centinaia di emendamenti da parte anche dei partiti che formano la maggioranza. Già a gennaio il presidente di Forza Italia Tajani aveva parlato di “qualche riserva, non sul principio, ma su alcune formulazioni”. Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), ha criticato l’atteggiamento tenuto da Calderoli, avvertendo che il processo dell’autonomia differenziata deve andare in parallelo col percorso di riforma per introdurre il presidenzialismo. Il grimaldello che permetterebbe di sbloccare la situazione è però un emendamento di FdI che riscrive completamente l’articolo 3 del provvedimento nella parte che riguarda la determinazione dei Lep: blinda la loro definizione e impone alcuni paletti, ritenuti, a destra e a sinistra, indispensabili per non avere un’Italia a due velocità. Basterà? No.

Non c’è bisogno di Cosa nostra per bloccare una legge molto criticata pure nella maggioranza

Sull’autonomia differenziata si gioca anche un battaglia politica tra Meloni e Salvini. Il leghista Zaia anche ad agosto ha cercato di mantenere a tutti i costi la questione dell’autonomia differenziata in cima all’agenda di governo, trascinando il presidenzialismo/premierato appoggiato anche da Renzi. Alla Lega però la riforma serve prima delle prossime elezioni europee per potersi confermare come “partito del Nord” e erodere la presidente Meloni. A Salvini la riforma serve per riuscire a rimanere in sella all guida del suo partito.

Difficile che la leader di Fratelli d’Italia (che invece punta al voto nazionale, non solo del nord) possa concedere così facilmente un regalo all’alleato, ancor di più ora che dalle parti della Lega si dicono pronti a logorare la premier per i trovi sbarchi. A Calderoli insomma conviene guardarsi intorno, più che nella casella delle lettere.

Leggi anche: La denuncia di Cappato: “I Servizi segreti mi intercettano”. Il tesoriere dell’associazione Coscioni afferma che l’Aisi lo sorveglia da sei mesi. La replica di Mantovano: “Lo escludo nel modo più assoluto”

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Flop sui migranti. Un La Russa si ravvede

“Sono troppi” i migranti “che vengono distribuiti in Lombardia e senza fondi faremo fatica a gestirli”. Lo dice in una intervista a Repubblica Romano La Russa, fratello del più celebre presidente del Senato Ignazio Benito Maria nonché assessore alla Sicurezza e Protezione civile della Regione Lombardia. Il La Russa meno noto ne ha per tutti: se la prende con “gli sbarchi sulle coste del Sud” e perfino con “i continui flussi dall’Ucraina”. “Questa è un’emergenza umanitaria”, dice il La Russa minore dimenticando la retorica dell’invasione.

“In Lombardia non c’è più posto”. Il fratello di Ignazio La Russa contro il governo

Ben svegliato, Romano La Russa. Ci rimane un dubbio: a chi parla La Russa Perché rilascia interviste? Non potrebbe porre le sue questioni al fratello dirigente del partito di governo Fratelli d’Italia (appunto) oppure scrivere alla sua segretaria nonché presidente del Consiglio Giorgia Meloni?

Qualcuno dovrebbe bussare sulle spalle dei politici di questa maggioranza e svegliarli dal beato sonno in cui pensano di poter dare la colpa agli altri. Qualcuno potrebbe dire all’assessore lombardo La Russa che nella stessa situazione sono in tutte le regioni d’Italia (per quanto poco gli possa interessare).

Dopo avere esercitato la propaganda sull’immigrazione (che invece richiede competenza e autorevolezza internazionale) ora i fratellini d’Italia stanno provando a passare direttamente alla rimozione. Nel loro magico mondo i Fratelli d’Italia sono sempre governati da poteri oscuri che li opprimono. Ma stavolta il vittimismo non funziona, al governo ci sono loro. E di oscuro c’è solo il futuro di un Paese governato così.

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Non beva, Giambruno

Il prode conduttore televisivo Andrea Giambruno, nonché compagno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva promesso che in qualità di primo first gentleman nella storia d’Italia sarebbe stato invisibile. Sì, ciao. Non riuscendo a controllare il testosterone che gli chiedeva di uscire dal dietro le quinte ha scelto di condurre una trasmissione di carattere politico. Il compagno della presidente del Consiglio che tutti i giorni in tivù discetta di politica pretendeva di non essere associato a Meloni. Che beata ingenuità. 

In veste di conduttore di trasmissione politica il prode Giambruno è riuscito a inanellare una strepitosa serie di figure barbine che talvolta gli hanno fatto meritare articoli più estesi di quelli dedicati alla non moglie. L’ultima risale a pochi giorni fa quando, con la capacità analitica di un giocatore di briscola al bar di fronte al sesto bicchiere di vino bianco, ha detto che se le donne non bevono sono al sicuro. Un’idea strepitosa al pari di quella del ministro Piantedosi che consigliava ai disperati di morire di fame e di guerra nei loro Paesi per non rischiare di morire annegati. 

Dopo avere detto una banale sciocchezza che fa Giambruno? Torna in televisione e contrattacca: «anche le mamme dicono alle proprie figlie di stare attente», dice il prode Giambruno, dimostrando di non sapere la differenza tra un messaggio giornalistico e un rimbrotto materno. Avrebbe potuto scusarsi, spiegare meglio la sua frase che ha fatto scalpore. Niente di tutto questo: Giambruno contrattacca. «E la sinistra, quindi, vuole tutti ubriachi, drogati?», risponde. Niente, proprio non riesce a tenere a freno il testosterone. 

Buon mercoledì.

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La collezione di indagini sulla Santanchè continua a crescere

Chissà, forse la ministra al Turismo Daniela Santanchè e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si affidano alla memoria corta degli italiani e per questo veleggiano ostentando serenità sui molteplici casi che fanno capolino di giorno in giorno. La Santanchè è stata ufficialmente salvata in Senato lo scorso 26 luglio. Capitolo chiuso, devono avere sperato dalle parti del governo. Fa niente che le risposte offerte dalla ministra ai senatori in occasione della mozione di sfiducia presentata dall’opposizione siano risultate evidentemente mendaci. Solo che in questo ultimo mese le ombre hanno continuato ad allungarsi e ora anche la Corte dei Conti ha deciso di metterci il naso.

Dubbi sulla campagna “Open to meraviglia” voluta dalla ministra Santanchè. La Corte dei Conti fiuta il danno erariale

Sotto osservazione è la campagna annunciata in pompa magna “Open to meraviglia”, raffigurante la “Venere influencer” che avrebbe dovuto ingolosire i turisti stranieri e indurli a visitare le bellezze del nostro Paese. L’iniziativa era partita subito col piede sbagliato: il dominio internet non registrato, le immagini comprate in stock che si riferivano a una cantina slovena, le traduzioni fatte con i piedi che avevano trasformato Prato in “Rasen” e Camerino in “Garderobe”.

A oggi i 9 milioni di euro della campagna assegnata senza gara (di cui 138mila per il video promozionale prodotto dall’Agenzia Testa con una delibera di Palazzo Chigi) hanno fruttato qualche post sui social fino allo scorso 27 giugno e un video delle giocatrici della nazionale di pallavolo che indossano la maglietta promozionale. Per questo il procuratore della Corte dei Conti, Pio Silvestri, ha avviato un’istruttoria ipotizzando un danno erariale. Nel frattempo, alle ombre giudiziarie si sono aggiunti i fallimenti politici, con un agosto che ha fatto registrare 20 milioni di italiani in vacanza sul territorio nazionale (il 10% meno dell’anno scorso) e un 28% dei nostri vacanzieri che ha scelto di andare fuori dai confini nazionali, soprattutto perché riteneva le offerte più convenienti.

Sotto la lente anche l’acquisto delle azioni Visibilia fatto da Reale Ruffino poco prima di togliersi la vita

A tutto questo, si aggiungono i nuovi accertamenti sull’ingente quantitativo di azioni di Visibilia Editore (di cui era socia fondatrice Santanchè) comprate, tra giugno e luglio scorso, da Sif Italia, colosso dell’amministrazione di condomini che era guidato da Luca Giuseppe Reale Ruffino, il manager 60enne che il 5 agosto scorso si è suicidato nella sua casa milanese.

Da quanto filtra, Ruffino era parso molto turbato dopo che nell’udienza civile del 22 giugno, sulla causa intentata dai soci di minoranza contro la vecchia gestione di Visibilia, gli inquirenti avevano depositato due relazioni di Nicola Pecchiari, commercialista e docente della Bocconi, nelle quali il consulente dei pm aveva dato conto di “bilanci inattendibili”, “irregolarità” finanziarie “estremamente significative”, di un deficit “occultato” dagli ex vertici, ma anche di un valore del cosiddetto “avviamento” della società pari a zero.

Diversi esponenti del governo, quando salvarono la Santanchè, dissero di “attendere gli sviluppi”. Gli sviluppi – giudiziari e politici – sono qui: ora è l’occasione per l’opposizione di rimettere sul tavolo il tema. Anche perché la Meloni, finora muta sulla sua ministra, non potrà proteggerla all’infinito. A meno che la stessa premier voglia rispondere a due domande: perché “Open to meraviglia” si è arenata E soprattutto: perchè il manager Ruffino ha comprato oltre 2 milioni di azioni da Visibilia e poi si è ucciso?

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Cancellata la Bibbia negazionista. Il clima cambia su Franco Prodi

Tempi duri per i negazionisti climatici italiani: lo studio sui cui avevano fondato gran parte del loro can can è stato ritirato da Springer Nature, uno dei maggiori editori scientifici. Per l’editore, lo studio firmato da Franco Prodi, Gianluca Alimonti, Luigi Mariani e Renato Angelo Ricci arriva a conclusioni che “non sono supportate dalle evidenze disponibili o da dati forniti dagli autori”. L’editore ha fatto sapere di aver chiesto di fornire un addendum in cui rispondere alle critiche avanzate dal processo di revisione interna, condotto da scienziati del clima ma di non avere ottenuto i dati necessari per suffragare le conclusioni.

Springer Nature ritira un articolo di Franco Prodi. Le sue tesi non “sono supportate dalle evidenze disponibili o da dati forniti dagli autori”

L’articolo (pubblicato su European Physical Journal Plus, una rivista che non si occupa di climate change) trattava delle tendenze degli eventi estremi e sosteneva che non ci sia un aumento delle precipitazioni estreme, delle inondazioni, delle siccità e un calo della produzione di cibo nel mondo. Di conseguenza, concludeva, “la crisi climatica che, secondo molte fonti, stiamo vivendo oggi, non è ancora evidente”.

Lo studio era stato ampiamente ripreso dai gruppi di negazionisti (o scettici) climatici e rilanciato in due video (con oltre 500mila visualizzazioni su YouTube) su Sky News Australia, un canale popolare per il negazionismo sul clima. “Dopo un’attenta considerazione e consultazione con tutte le parti coinvolte, i redattori e gli editori hanno concluso di non avere più fiducia nei risultati e nelle conclusioni dell’articolo”, ha dichiarato Springer Nature a AFP.

Respingere le responsabilità dell’uomo sull’inquinamento e i suoi effetti mortali fa comodo a tanti

“Sulla crisi climatica attuale – spiega il geologo e giornalista Mario Tozzi – il consenso che dipenda dalle attività produttive dell’uomo è oltre il 97%. A quel punto il dibattito è chiuso e si riapre, sempre nelle sedi deputate, non sui giornali o in tv, solo se arrivano nuovi dati. Che sul clima semplicemente non ci sono”. In ogni caso, continua Tozzi, “Quando gli oggetti lasciati cadere se ne andranno verso l’alto rivedremo la legge di gravità, ma fino a quel momento Newton ha ragione e vige la dittatura della gravitazione universale (perdonate la necessaria approssimazione). Si chiama scienza, funziona così ed è una garanzia per tutti, visto che non abbiamo altri strumenti di approccio alla realtà fisica.”.

Franco Prodi è uno degli “pseudoesperti” che quasi ogni giorno vengono intervistati da giornali e televisioni. Quando capita di sentire qualcuno negare il cambiamento climatico, la frase “l’ha detto Franco Prodi” è un classico. Ma il fustigatore degli attivisti climatici, amico di quotidiani negazionisti come La Verità, ora deve fare i conti con la scritta “Retracted Article” (articolo ritirato) stampata su ogni pagina del suo studio senza scienza.

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È riapparsa la Venere di Botticelli. Ma ora dice le bugie

La Venere di Botticelli in versione cartonata partorita per la campagna pubblicitaria “Open to meraviglia” era scomparsa dai social dallo scorso 27 giugno. Non male per quella che avrebbe voluto essere l’esca per i turisti stranieri. Nei mesi estivi invece la spericolata invenzione della ministra al Turismo Daniela Santanchè è stata latitante, suscitando la curiosità di molti ma soprattutto alimentando il sospetto della Corte dei Conti che si pone la stessa domanda di molti italiani: che senso ha spendere mezzo milione di euro (per di più senza gara) per una campagna promozionale che non promuove?

La Venere di Botticelli partorita per la campagna pubblicitaria “Open to meraviglia” era scomparsa dai social dallo scorso 27 giugno

Così il procuratore regionale per il Lazio, Pio Silvestri, ha avviato un’istruttoria e presto verranno chieste spiegazioni direttamente al ministero del Turismo, con sullo sfondo l’ipotesi del danno erariale. Non ha fatto nemmeno in tempo a bussare alla porta dell’ufficio di Daniela Santanchè che la Venere di Botticelli rediviva si è presentata sorridente sui social: “so che avete sentito la mia mancanza – si legge sotto la foto della Venere di Botticelli ‘pop’ in un aeroporto – e mi fa piacere che vi siate così tanto preoccupati per me. Ecco la verità: avevo promesso di portare le bellezze della nostra Italia in giro per il mondo e così ho fatto”.

Dice la Venere ventriloqua della Santanchè di avere “portato le bellezze della nostra Italia in giro per il mondo”. Evidentemente si è dimenticata però di farsi fotografare. Fuori scena rimane la gustosissima telefonata che avrà avvisato di inventarsi un post in fretta e furia. Ora la Venere però deve convincere il magistrato.

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Oggi la premier Meloni a Caivano. Ruotolo: “Qui occorre tutto tranne che le passerelle”

Sandro Ruotolo, attuale responsabile Informazione e Cultura nella segreteria nazionale del Partito Democratico, Caivano la conosce bene, da giornalista e da ex senatore. Forse anche per questo quando gli si chiede del recente stupro di gruppo e della visita ufficiale della presidente del Consiglio Giorgia Meloni non contiene il fastidio per le passerelle e per le emergenze passeggere. Nel corso degli anni Ruotolo a Caivano ha collaborato alla costruzione di una rete di politici, forze dell’ordine, chiese, associazioni e residenti per combattere il degrado e la malavita.

Ruotolo, che effetto le fa vedere ora Caivano su tutte le prime pagine?
Partiamo da uno studio fatto dalla Banca d’Italia che dice che dove c’è criminalità organizzata c’è meno sviluppo. Almeno capiamo che spesso in alcune aree le questioni criminali e sociali si combinano. Non c’è soltanto l’elemento culturale, che è un tema fondamentale, ma c’è anche il disagio sociale e tutto il resto. La storia di Caivano va inserita in un ragionamento molto più ampio sull’area dei Comuni a nord di Napoli. Quei Comuni che poi si trasformano e diventano terra dei fuochi. Per studiare il fenomeno della camorra basta andare lì, ci sono le amministrazioni sciolte per mafia, i clan, le zone di spaccio. Caivano diventa piazza di spaccio all’indomani della guerra di Scampia. A quel punto le 11/13 piazze di spazio di Scampia sono diventate 2 e il grosso si è trasferito al Parco Verde di Caivano. Oggi parliamo di questi fenomeni della cultura della violenza ma non va dimenticato che durante le guerre di camorra al Parco Verde sono stati trovati carbonizzati i cadaveri dei camorristi. Questa non è camorra “del muretto”. Il parco verde è anche il fallimento del centrosinistra, di queste periferie di edilizia popolare degli anni 70/80, com’era Pomigliano o a Roma Laurentino e Tor Bella Monaca o a Milano Quarto Oggiaro. Qual è il fallimento? La mancata manutenzione, la mancata sorveglianza, una terra di nessuno coacervo del sottoproletariato. Come fa una coppia di ragazzi figli della bidella della scuola con salario minimo a vivere in città? Dove li mandi? Caivano è solo uno dei mille Bronx che abbiamo in Italia. Gli stessi carabinieri della mia scorta non hanno uno stipendio che gli permette di vivere in città. Siamo di fronte a un’enorme questione sociale.

In questo scenario come si inserisce lo stupro di gruppo sulle due cuginette di 10 e 12 anni?
La mia rabbia sulla questione dello stupro è dovuta al fatto che c’entra certamente con la mancata sicurezza ma non solo. Il fenomeno è anche dentro le mura domestiche, basterebbe vedere come interagiscono questi giovano sbandati e soli con i social, con le piattaforme digitali, con la pornografia. Non servono solo più militari: servono più maestri. Il danno è provocato dalla povertà culturale, dalla dispersione scolastica. Due minori su tre non hanno mai letto un libro. C’è un grave analfabetismo funzionale. La s maiuscola dello Stato che manca sta lì. Ma perché quando ho lasciato Napoli e sono andato a vivere sulla Cristoforo Colombo a Roma i miei figli avevano due piscine nell’arco di mille metri e innumerevoli possibilità? Questo è. Caivano manca di Stato sociale. Serve più welfare, servono più servizi. Sono reduce dall’Emilia Romagna e ho toccato con mano la qualità di vita di un carabiniere a Bologna. È tutto un altro mondo.

E come legge la discesa a Caivano della presidente del Consiglio Giorgia Meloni?
La leggo male. Sono anche stanco delle passerelle. Avrei voluto che Meloni visitasse Caivano dopo che a tutti fosse chiaro cosa serve davvero. In quella chiesa è passata la Carfagna quando era ministra al Mezzogiorno, è passato Salvini. Io sono stanco delle passerelle, me la prendo con il politico che ci va ma anche con chi le chiede. Noi lì abbiamo costituito comitati di coordinamento anticamorra, ci siamo posti degli obiettivi, abbiamo chiesto, abbiamo fatto incontri con il Prefetto. Lì la tenenza dei carabinieri è diventata compagnia. Questo significa più uomini ma non “una tantum”. Quei carabinieri in un anno hanno fatto 223 arresti. Lo stesso discorso lo puoi fare a Quarto Oggiaro a Tor Bella Monaca: la periferia è la vera incompiuta dell’Italia del dopoguerra. Le periferie sono quelle che fanno più male. Togli il contadino degli anni ‘60, oggi hai immigrati.

Ma lo stupro è un problema solo di periferie?
No. Il presunto stupro ce l’hai anche a Milano a casa del presidente del Senato. Lì che c’entra lo stile di vita Anche lì una ragazza denuncia di avere subito violenza. Troppo facile giustificarlo solo con il contesto sociale.

Come giudica l’azione del Governo sul Sud?
Un governo che si lancia nel ponte sullo stretto di Messina e sull’autonomia differenziata è un governo contro il mezzogiorno. In più c’è la questione criminale: hai l’evasione fiscale, la guerra al pos, i condoni. Tutte azioni contro legalità. Questo è un governo antimeridionale. E il PD è il partito che ha voluto rimettere al centro il salario minimo e l’autonomia differenziata. Il tema è la povertà, la povertà, la povertà. A Caivano hanno fame, letteralmente.

 

Leggi anche: Minacce social contro la Meloni per lo stop al Reddito di cittadinanza. La premier andrà a Caivano ma Palazzo Chigi tema per la sua sicurezza

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