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Poveri sempre più poveri, ricchi sempre più ricchi

Negli ultimi due anni 722 tra le più grandi imprese del mondo hanno realizzato, in media, quasi 1.000 miliardi di dollari di extraprofitti all’anno, mentre i prezzi di beni di consumo, cibo ed energia schizzavano alle stelle assieme ai tassi di interesse, con un impatto devastante sul costo della vita per miliardi di persone in tutto il mondo. A rivelarlo è una nuova analisi di Oxfam e ActionAid, che ha passato in rassegna le compagnie della classifica “Global 2000” di Forbes, valutandone gli extraprofitti realizzati nel 2021-22.

Considerando i dati per gli specifici settori dell’economia, l’analisi rivela come 45 società energetiche abbiano realizzato, in media nel biennio 2021-2022, 237 miliardi di dollari all’anno di profitti in eccesso. Ebbene, se i governi avessero tassato al 90% gli extraprofitti realizzati dagli operatori nel settore dei combustili fossili e riversati ai ricchi azionisti,avrebbero avuto risorse sufficienti per aumentare del 31% gli investimenti globali in energia prodotta da fonti rinnovabili. Oggi, al contrario, nel mondo ci sono 96 miliardari che hanno costruito le proprie fortune grazie ai combustibili fossili e possono vantare un patrimonio complessivo di quasi 432 miliardi di dollari (50 miliardi in più rispetto all’aprile dello scorso anno).

Anche le multinazionali del comparto alimentare, le banche, le maggiori aziende farmaceutiche e i principali rivenditori al dettaglio hanno visto migliorare le proprie posizioni durante la crisi inflattiva, che ha visto portate alla fame 250 milioni di persone in 58 Paesi. Nel settore food and beverage 18 colossi hanno realizzato, in media nel biennio 2021-2022, oltre 14 miliardi di dollari all’anno di extraprofitti. Una cifra equivalente a oltre due volte il gap di finanziamento di 6,4 miliardi di dollari indispensabile per fronteggiare la tremenda crisi alimentare che in Africa orientale – tra Etiopia, Kenya, Somalia e Sud Sudan – rischia di far morire per fame 1 persona ogni 28 secondi nei prossimi mesi, a fronte anche del drastico aumento, di oltre il 14%, dei prezzi dei prodotti alimentari a livello globale nel 2022.

Nel comparto farmaceutico 28 grandi imprese hanno totalizzato, 47 miliardi di dollari all’anno di extraprofitti, mentre 42 grandi rivenditori al dettaglio e catene di supermercati hanno registrato utili in eccesso per 28 miliardi di dollari all’anno, in media nel biennio 2021-2022. Nove tra le più grandi società del settore aerospaziale e della difesa hanno realizzato 8 miliardi di dollari all’anno di profitti in eccesso in media nell’ultimo biennio, mentre 9.000 persone muoiono ogni giorno di fame, in gran parte a causa di conflitti e guerre. Il “problema profitti” sta emergendo prepotentemente nell’attuale crisi inflattiva, soprattutto nel contesto europeo. Secondo il Fondo Monetario Internazionale l’aumento dei profitti spiega il 45% dell’aumento dei prezzi in Europa nel 2022. Autorevoli figure istituzionali, come la presidente della BCE, Christine Lagarde, si sono anche spinti a paventare il rischio di una greedflation o “inflazione da avidità”. Un termine che indica il tentativo di alcune imprese di ottenere opportunisticamente un vantaggio dall’inflazione, incrementando i prezzi ben oltre i costi di produzione senza che ciò sorprenda i consumatori vista l’inflazione generale.

“Che si tratti di avidità o meno, la questione di fondo è che le imprese sono comunque riuscite a traslare integralmente l’aumento dei costi sui prezzi”,  ha detto Mikhail Maslennikov, policy advisor su giustizia fiscale e lotta alle disuguaglianze di Oxfam Italia. E ha spiegato: “Se in aggregato la profittabilità delle imprese si sta anche rivelando costante, mostrando una incredibile resilienza, le imprese più grandi, in non pochi settori, beneficiando di situazioni di monopolio e dell’aumento della domanda, hanno visto un considerevole aumento dei margini. È innegabile che i profitti siano oggi i veri vincitori nel conflitto distributivo, mentre i salari – che cambiano meno in fretta dei prezzi, riflettendo i ritardi nei rinnovi e la debolezza contrattuale dei lavoratori – sono tra i perdenti. L’esito – conclude Maslennikov- è profondamente iniquo con una sola categoria, i lavoratori, lasciata a sostenere il peso della crisi del caro-prezzi. Ed è anche profondamente inefficiente, visto che i salari alimentano la domanda di beni e servizi delle stesse imprese”.

Secondo le stime di Oxfam, 1 miliardo di lavoratori in 50 Paesi ha subito una riduzione media della retribuzione di 685 dollari nel 2022, con una contrazione complessiva, in termini reali, di 746 miliardi di dollari della massa salariale. Non tutti i “lavoratori” hanno visto ridursi il proprio salario nel mezzo della crisi inflattiva: nel 2022 gli amministratori delegati più pagati di quattro Paesi (India, Regno Unito, Stati Uniti e Sudafrica) hanno visto crescere i propri emolumenti del 9% in termini reali, mentre i salari dei lavoratori sono diminuiti del 3%. In Italia sempre nel 2022 la caduta dei salari reali ha raggiunto il 7,6%.

Buon venerdì.

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A Dell’Utri la liquidazione per il suo silenzio

Il silenzio è d’oro. E quella tra Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi ha tutti i connotati per essere la storia di un patto d’onore. Sono 30 i milioni di euro che Berlusconi ha lasciato al suo storico collaboratore, fondatore con lui di Forza Italia nello stesso periodo in cui una sentenza definitiva racconta che il manager offriva a Cosa nostra “un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici”.

Il silenzio è d’oro. E quella tra Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi ha tutti i connotati per essere la storia di un patto d’onore

Per i giudici il sigillo del suo accordo con la mafia sarebbe l’assunzione di Vittorio Mangano come stalliere nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. Mangano avrebbe assicurato protezione contro l’escalation dei sequestri a Milano. Marcello Dell’Utri avrebbe, sino al 1980, fatto da intermediario per gli investimenti a Milano di Stefano Bontate, che aveva bisogno di riciclare denaro sporco, frutto del traffico di droga, in aziende del nord Italia.

Il processo di Dell’Utri è stato usato da Silvio Berlusconi (e da tutta Forza Italia) per dimostrare un avvelenamento giudiziario nei confronti di Berlusconi. Dell’Utri, pervicace e silenzioso, ha scontato la sua pena senza mai cedere. Ha negato – e continua a negare – fatti che sono assodati da una sentenza definitiva. Ha sempre tenuto fuori Berlusconi dai suoi processi.

L’ex braccio destro del Cav ha fatto da intermediario fino al 1980 sugli investimenti del boss Bontate

“Quando stamattina (ieri, ndr) mi ha chiamato il notaio, sono rimasto choccato dalla notizia – ha raccontato Dell’Utri all’Ansa -. Non me lo aspettavo perché non mi doveva nulla. Io ho dato tutto per lui e lui ha dato tutto per me”. Ma non la racconta tutta, Marcello: l’ex cavaliere ha pagato al suo braccio destro tutte le spese legali e dal 2021 anche un vitalizio di trentamila euro al mese.

“Un compenso per la detenzione subita e per averlo coperto, secondo i magistrati di Firenze che indagano sulle stragi. L’inchiesta sui presunti mandanti esterni alle stragi del 1993 che uccisero dieci innocenti aveva Dell’Utri e Berlusconi come indagati. Ora, ancora una volta, Dell’Utri è rimasto solo. Ma ancora una volta il suo amico Silvio si è ricordato di lui, fino all’ultimo.

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Il vero lascito di Silvio agli italiani

Le aziende ai figli, 200 milioni al fratello, 100 milioni alla moglie per finta Marta Fascina, 30 milioni al fidatissimo e silenziosissimo Marcello Dell’Utri. E a noi? Cosa c’è per noi nel testamento di Silvio Berlusconi? Ce n’è eccome, basta guardarsi in giro.

Ci ha lasciato in eredità una destra impensabile al governo che ha sdoganato e normalizzato: “Siamo stati noi a far entrare nel governo Lega e fascisti. Li abbiamo legittimati noi, li abbiamo costituzionalizzati noi”, disse nel 2019. Poi, nel frattempo, quelli se lo sono mangiato e ora governano. Grazie, Silvio.

Ci ha lasciato il mito della ricchezza come metro di successo. Così Santanchè, Briatore e compagnia cantante sono diventati dei maître à penser grazie alla cilindrata delle loro auto. Insieme ai fascisti ha istituzionalizzato anche il maschilismo: le donne fanno carriera se sono disponibili, se stanno al gioco (dei maschi) e se stanno al loro posto. La fallocrazia è diventata un accettato sistema di selezione della classe dirigente. Grazie, Silvio.

Ci ha lasciato la normalizzazione della mafia come inciampo burocratico in un’ascesa professionale. Nell’anno 2023 gli antimafiosi sono diventati tipi sospetti che tramano con i magistrati. Un’inversione dell’etica. Grazie, presidente.

Ci ha lasciato questo stigma per la povertà e per l’insuccesso che è diventato un marchio di fabbrica. Così oggi se sei povero hai un ulteriore problema: sei considerato un coglione. Ah, ci ha lasciato anche la legalizzazione della menzogna come metodo politico. Grazie, Silvio.

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Diritti umani calpestati, la Tunisia come la Libia

Segnatevelo: la nuova Libia si chiamerà Tunisia. Accadrà ancora, fra qualche anno, che qualcuno finga di non aver saputo che l’Ue stesse appaltando un olocausto, esattamente come avviene a Tripoli.

Arrestati altri 48 profughi: 20 già rispediti nei lager di Tripoli. Anche in Tunisia i disperati sono considerati un rubinetto da aprire per ottenere soldi

La Tunisia “alleata forte” della presidente del Consiglio Meloni sta imparando in fretta la lezione. Ieri Alarm Phone ha raccontato le modalità. La Ong, ha dichiarato che “in Tunisia, dopo una perquisizione in una casa a Sfax, 48 persone (migranti, ndr) sono state arrestate, e 20, tra loro, sono state espulse in Libia.

“Ora si trovano nella regione di confine e chiedono urgentemente aiuto: sono stati minacciati da uomini armati, denaro e cibo sono stati portati via, i loro telefoni cellulari sono stati distrutti”, scrive Alarm Phone su Twitter. Con loro ci sono sei donne, due incinte, e una ragazza (di 16 anni).

“La Croce Rossa tunisina, l’Iom e l’Unhcr sono stati informati, ma ancora nessuno è andato in loro aiuto. Le persone devono essere prelevate ora e ricevere cibo e forniture mediche”, lamenta Alarm Phone. “Queste pratiche di deportazione e violenza perpetrate dalle autorità tunisine sulle comunità migranti sono documentate da tempo!”.

Come spiega il portavoce dell’OIM Flavio Di Giacomo “le persone che stanno fuggendo dalla Tunisia vivevano lì da anni, ora stanno fuggendo” a causa del razzismo contro i migranti africani. “C’è un problema razziale, come in Libia, quindi non è possibile parlare con questi Paesi di partenza”. Come in Libia i migranti per la Tunisia saranno il rubinetto da aprire per ottenere soldi. Persone come armi non convenzionali. Segnatevelo.

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Altro che svolta Mediaset. Berlinguer non basta per rifarsi una verginità

A Mediaset, quando hanno saputo che Bianca Berlinguer sarebbe stato il primo vero “colpo” di Piersilvio Berlusconi nell’anno zero dopo Silvio, hanno commentato così: “Abbiamo comprato il cognome”. A ben vedere il cognome ce l’avevano già, Laura (sorella minore di Bianca) a Mediaset è di casa da tempo, giornalista apprezzata di cose di politica. Ma Bianca Berlinguer è “la figlia di Berlinguer” che gli italiani conoscono e riconoscono, e Berlusconi jr, come il padre, sa bene che ciò che conta è avere una buona storia facilmente riconoscibile da raccontare.

Mediaset, da sempre fortino di interessi (e solo dopo di idee) del capo Silvio Berlusconi ora si scopre patria del “pluralismo”

La “storia” da servire è già cotta: Mediaset, da sempre fortino di interessi (e solo dopo di idee) del capo Silvio Berlusconi ora si scopre patria del “pluralismo”. “Basta trash e più informazione, ecco la nuova Mediaset di Pier Silvio Berlusconi” battono le agenzie, titolano i giornali, dice la gente. Basta l’ingaggio di Bianca Berlinguer per sventolare una verginità prêt-à-porter da rifilare all’opinione pubblica e gli inserzionisti. Secondo i canoni della buona pubblicità la narrazione è sostenuta da un “nuovo” che arriva (il caravanserraglio berlingueriano che fu Cartabianca) e un “vecchio” che si rottama.

La vittima sacrificale è Barbara D’Urso, che dopo 20 anni si ritrova in panchina. Niente paura, la panchina è comoda e ben pagata fino a dicembre. Poi nel 2024 in questo calderone di finto mercato televisivo che mischia le carte ma mantiene sempre gli stessi protagonisti uno spiraglio si aprirà anche per lei. L’ex conduttrice di Pomeriggio 5 promette battaglia: “Continuano a dirmi trash: se fossi trash, – dice – col programma sotto testata giornalistica avrei un richiamo dal cdr, mai successo”.

A conti fatti il tele-mercato estivo ha rimescolato le carte di un mazzo che è rimasto intatto

Non ha tutti i torti. Sono in molti a chiedersi come possano essere definiti “giornalistici” programmi televisivi che sfidano i principi deontologici della professione. Nella favola di Mediaset improvvisamente responsabile, plurale e adulta ci sono, ovviamente, delle omissioni. Anche questa è una vecchia regola: raccontare solo ciò che è funzionale alla narrazione è il principio di ogni propaganda. Passa in secondo piano quindi che Bianca Berlinguer sia stata lasciata partire dalla Rai anche per i risultati più che deludenti della sua trasmissione regolarmente battuta da Giovanni Floris su La 7.

Passano in secondo piano anche gli ospiti della corte di Bianca che Mediaset ha garantito di non toccare. Che Mauro Corona con il suo grappino possa diventare simbolo di “un’apertura al pluralismo” e a un “giornalismo meno trash” è una boutade cui non credono nemmeno coloro che sono costretti a ripeterla. Stessa cosa per Myrta Merlino, data in dirittura d’arrivo alla corte di Pier Silvio nel cestello dei “nuovi”: le sfumature delle solite posizioni rivendute come idee contrapposte è il segreto di sistema per garantire la sua autopreservazione. Un metodo che si subblima con Piero Sansonetti, dilagante da anni sulle reti del Biscione, ora con l’etichetta di direttore dell’Unità, anche se in mille circostanze pronto a sponsorizzare le destre, e comunque sempre contro Conte e i 5 Stelle.

Uscendo dal racconto, provando a osservare a una giusta distanza, il telemercato estivo è stato un rimescolamento di carte che ha lasciato intatto il mazzo. Si sventola l’etica per proporre come verginità un complessivo maquillage con un trucco steso di fretta e male. Quelli riescono a svicolare dal tetto di stipendio della televisione pubblica, questi riescono a simulare un claudicante progressismo e la politica, dall’alto, controlla che la somma comunque alla fine sia sempre zero.

Leggi anche: Le ultime volontà di Berlusconi. Aperto il testamento del Cav. Continuità nelle aziende e in famiglia: a Marina e Pier Silvio la maggioranza di Fininvest

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Le bugie di Santanchè

Breve riassunto delle bugie che la ministra al Turismo Daniela Santanchè ha pronunciato senza battere ciglio nell’aula del Senato.

La commistione politica e professionale tra la ministra e il presidente del Senato Ignazio La Russa era stata bollata come “notizia falsa”. Da ieri è diventata vera. C’è stato un “unico intervento professionale e, peraltro, amichevole da parte dello studio La Russa su questa vicenda”, dice Santanchè. Quindi c’è stato. Quindi era vero. L’aggettivo “amichevole” è stato messo lì per provare a sfumare la menzogna. Missione fallita.

“Non ho mai avuto partecipazione nel settore dell’alimentare biologico, come molti media hanno raccontato, la mia partecipazione in Ki Group non ha mai superato il 5%”, dice Santanchè. “Nel 2010 il gruppo del settore biologico è stato preso non da me ma dal padre di mio figlio con cui non avevo più alcun legame e comunque con il suo intervento i lavoratori hanno avuto 12 mesi di retribuzione”, aggiunge. “Voglio essere del tutto trasparente: da gennaio 2019 e per meno di due anni ho assunto una carica sociale senza alcun potere. Da allora ho cessato tutte le cariche e messo cesura totale dopo che già un anno prima ero rimasta pro forma nel consiglio”. Falso. Nel 2018 dichiarava lei stessa di essere presidente del consiglio d’amministrazione di Ki Group. Ogni anno e fino al 10 ottobre del 2022 scriverà nel documento della sua situazione patrimoniale che obbligatoriamente devono compilare i parlamentari che non ci sono variazioni. Sparisce qualsiasi incarico solo a gennaio 2023.

A proposito della notizia data dal quotidiano Domani sull’indagine nei suoi confronti la ministra dice era “segretata, vi pare normale che un giornalista può scrivere cose secretate ignote all’interessato e ai suoi avvocati”. Falso. Quando in quell’inizio novembre per provare a smentire la notizia Santanchè sbandierò la certificazione di routine della Procura all’istanza dei suoi legali contemplata dall’articolo 335 del codice di procedura («non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione»), chiunque non sia uno sprovveduto sa della possibilità di ricorso dei pm al 3 bis di quell’art.335, cioè alla facoltà in caso di indagini complesse di ritardare (per un massimo di 3 mesi) la comunicazione dell’iscrizione.

Queste sono solo le bugie conclamate. Le questioni da spiegare sono ancora di più. Ognuno tiri le somme.

Buon giovedì.

Nella foto: frame del video della seduta al Senato, 5 luglio 2023

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La nuova era dell’homo melonicus

Se dovessimo vergare le caratteristiche dell’homo melonicus potremmo attingere a ciò che è accaduto ieri in Parlamento, dove il caso Santanchè e il cosiddetto caso Sgarbi hanno delineato chiaramente le qualità che occorrono per diventare il meloniano perfetto nell’anno 2023.

L’homo melonicus – che in questo caso ha le fattezze femminili della ministra Santanchè – è qualcuno che sfoggia la sua ricchezza per martellare i poveri, riempie i suoi social di grandeur imprenditoriale, bastona i disoccupati come se fossero i falliti e poi quando gli tocca rendere conto al Parlamento frigna.

Ieri Santanchè s’è lamentata di vent’anni di sfottò sul “mio tenore di vita, le mie case, le mie amicizie, i nomignoli…”. Ci tocca ricordarle che quelle sono le uniche caratteristiche per cui è diventata celebre. Ricordarsi qualche caratteristica politica è un’impresa titanica.

L’homo melonicus, come la Santanchè, vorrebbe essere “ringraziato” per aver usato i suoi effetti personali per coprire i debiti della gestione fallimentare delle sue società. Le diamo una notizia, accade a tutti: bussa l’Agenzia delle entrate senza nemmeno un grazie.

L’homo melonicus fa lo sbruffone – come uno Sgarbi qualsiasi – ma trova sempre un ministro che lo censura con una mano e lo perdona con l’altra. Quello che conta è fare casino, alzare la polvere, coprire con le polemiche il loro peggiore vizio, quello di non sapere fare niente, nonostante riescano a trovare decine di argomenti per non parlarne. Usano anche i loro fallimenti, se servono per cambiare discorso.

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Romeo: “Sui migranti siamo in affanno, non si può esultare”

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, la maggioranza è compatta
“Sì, certo che è compatta. Com’è normale si discute sulle varie tematiche. I risultati parlano chiaro, stiamo portando avanti i nostri obiettivi, anche con risultati importanti come il taglio del cuneo più alto a luglio, la questione lanciata da Salvini sulla sicurezza stradale. Ne stiamo facendo tante. Ora interveniamo sui mutui, sui tassi di interesse, se si riesce a sospendere il pagamento del differenziale per poi rivedere il piano di rimborso. Così evitiamo gli insoluti, ci sono stati dei rialzi molto molto importanti che gravano sulle persone. In una maggioranza ovviamente poi si valorizzano le diverse responsabilità”.

Però Tajani due giorni fa ha detto che voi in Europa state con i “post nazisti”…
“Comprendiamo le sue posizioni a livello europeo. Mi sembra che la proposta della Lega sia la stessa vincente in Italia, anche in Europa. Tutto ciò che è alternativo alla sinistra ci deve unire. Sappiamo che non è facile ma dobbiamo ribaltare l’Unione Europea imbevuta di un’ideologia che ci danneggia”.

Anche a costo di allearvi con la destra peggiore nazista
“Dobbiamo tenere conto di una logica di sano pragmatismo. Cambiare governo in Europa è l’obiettivo principale. Mi sembra di capire che Salvini ha sancito una proposta molto importante”.

A proposito di Salvini, la proposta di punire chi ha usato sostanze stupefacenti anche quando ormai non provocano alterazioni ricorda un po’ lo Stato etico. Proprio voi, che vi definite liberali…
“Abbiamo sempre detto che la droga va contrastata. Qualsiasi droga. Non esistono a nostro giudizio droghe leggere: spesso si inizia con le leggere e poi si passa a quelle pesanti. Salvini interviene su sicurezza stradale perché quello è il suo ambito”.

A questo punto sono pericolosi anche i magistrati, i medici e politici che fanno uso di droga. Test anche per loro?
“Ero in Consiglio regionale e avevo fatto il test antidroga. Non voglio aprire una polemica, io personalmente l’ho fatto perché mi sembra giusto mandare un messaggio di attenzione. Se questa cosa deve essere allargata bisogna studiarla. Ho imparato che le sparate fanno la fortuna dei giornali ma nella realtà bisogna approfondire. Devono decidere i leader di centrodestra”.

Siete stati i primi a chiedere a Santanchè di riferire in Aula. Ora sono spuntati nuovi particolari: non crede che ci sia un tema di opportunità per una ministra
“Sinceramente abbiamo chiesto che venisse in Aula perché quando montano le campagne dell’opinione pubblica prima si arriva a riferire e prima si chiude la questione. Il nostro intendimento andava a suo beneficio. L’opportunità è un gioco di parole per sviare dal principio che è quello del garantismo. Se si è di fronte a una condanna di sentenza definitiva è un conto. Altrimenti di cosa parliamo. Sappiamo bene che quando ci sono queste inchieste, ringraziamo Daniela che ha detto di voler venire in Aula. Domani (oggi, ndr) ribadiremo un principio sacrosanto: si viene in Aula per rispondere, lei darà tutte le risposte e basta, la questione è finita lì. Se la magistratura dovesse decidere di verificare sarà una questione della magistratura”.

Se fosse un ministro di un governo di centrosinistra direbbe lo stesso?
“La politica deve imparare un cosa. Non possiamo utilizzare una qualsiasi inchiesta giornalistica per fare in modo che la maggioranza venga indebolita. La politica deve tornare a essere forte”.

E quindi i suoi che chiedevano le dimissioni di Soumahoro?
“La cultura del garantismo dobbiamo imparare a fare in modo che riguardi tutti”.

Il Pnrr ha 17 progetti su 27 in ritardo.
“Abbiamo ereditato un Pnrr che non abbiamo fatto noi. L’abbiamo detto un po’ di tempo fa. La nostra filosofia è diversa: quali progetti si riesce a fare in tempi certi? Dovevamo chiedere soldi per quelli. Invece abbiamo chiesto di tutto. Quando parti con il piede sbagliato… Poi si sa che i fondi europei facciamo fatica a spenderli. Si poteva immaginare che stare sui tempi sarebbe stato difficile. Noi faremo tutto il possibile”.

La posizione della Lega sul Mes è sempre la stessa Siete contrari?
“La posizione della Lega è sempre la stessa. Abbiamo avuto questa posizione fin dall’inizio. Sappiamo bene che essendo in un contesto, vediamo la Meloni cosa ci dirà. Lei è presidente del Consiglio. So che c’è una trattativa su patto di stabilità, si vedrà. Il governo farà le sue valutazioni. È vero che decide il Parlamento ma alla fine si sa che è il governo a dirci come dobbiamo agire”.

Gli sbarchi aumentano ma Meloni esulta… Voi siete soddisfatti?
“Abbiamo sempre detto che sono stati fatti dei passi in avanti. Essere riusciti a coinvolgere l’Ue per stabilizzare il Nord Africa è un passo. Una politica il cui risultato si vedrà nel tempo. C’è il ministro Piantedosi che un giorno sì o un giorno no va in qualche Paese del nord Africa, spingiamo per stabilizzarla, dobbiamo farlo noi come Occidente. Non solo l’Ue ma anche la Nato. Altrimenti il rischio è che si facciano avanti altri interlocutori come Cina e Russia che si è già offerta per prestare soldi alla Tunisia se non lo farà il Fmi”.

Ma allo stato attuale non esultate…
“In questo momento siamo in sofferenza, questo è evidente. È un investimento a medio termine”.
Intanto Salvini che non vedeva l’ora di affrontare in tribunale Carola Rackete si è fatto salvare dal Senato…
“Non s’è fatto salvare. Il Senato ha preso atto di una situazione: essendo senatore della Repubblica non deve essere perseguito per le sue opinioni. Questo è un principio sacrosanto. Altrimenti cade l’articolo della Costituzione legato al mandato da parlamentare”.

A marzo lei ha detto: ”Non si è fatto abbastanza per fermare la guerra in Ucraina”. Lo pensa ancora
“Più la guerra si prolunga e più i rischi di escalation sono dietro l’angolo. Anche il golpe recente ha tenuto il mondo con il fiato sospeso perché se Putin si indeboliva diventava ancora più pericoloso, se le testate nucleari finivano nelle mani sbagliate era ancora peggio. Più si va avanti più si rischia. È giusto, come abbiamo sottolineato, inviare armi per difendere uno Stato sovrano e condannare l’aggressione. Dall’altra parte mai come oggi è importante avviare un’azione diplomatica per trovare una soluzione negoziale. Mi sembra che se ne stiano accorgendo anche gli Usa. Si può trovare una soluzione che faccia arretrare la Russia e trovare un compromesso. Almeno arrivare a una tregua. L’Europa dovrebbe cogliere l’occasione, sarebbe importante che dicesse qualcosa, oltre al legittimo sostegno”.

Quanto dura il governo?
“Cinque anni, e poi altri cinque. Anche per i progetti che stiamo portando avanti in cui serve tempo e stabilità. Più stabilità c’è più il Paese migliora”.

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De Luca, la maschera che non serviva alla politica

Chissà come dorme male Vincenzo De Luca, ras della Campania che in queste ore fa di tutto per farsi notare come i disturbatori televisivi che aspettano l’inizio della diretta per urlare una parolaccia dietro al conduttore e poi girano tronfi il video agli amici.

De Luca, ossessionato in ogni suo show a dare del cialtrone a qualcuno (per non sentirsi solo) ora è partito all’assalto della segretaria Schlein. Lo spessore dei ragionamenti è il solito: insolenze appoggiate come riflessioni politiche, senza nemmeno il pudore di essere diventato la macchietta di sé stesso. «Cacicca ante litteram», «Pasolini non aveva consapevolezza dell’armocromia»: De Luca gigioneggia come un attore (scarso) della commedia napoletana dimostrando di essere non solo un corpo estraneo del Partito democratico ma di incarnare il peggio della politica di questo tempo.

Rosy Bindi è «impresentabile lei, in tutti i sensi», «da uccidere» quando da presidente della Commissione antimafia segnalò il governatore campano nella lista degli imputati per abuso d’ufficio (nel processo in seguito è stato assolto ndr). Di Battista, Di Maio e Fico sono «tre mezze pippe, miracolati» ma specifica che «anche nel Pd ho trovato pippe e fior di farabutti». Attacca Di Maio perché «doveva fare il carpentiere, poi s’è perso per strada e ce lo ritroviamo vicepresidente della Camera» salvo accarezzarlo quando gli torna utile.

In mezzo alla sceneggiata di politica ce n’è poca, pochissima. De Luca è uno dei tanti nel Pd che misura i segretari in base alla tranquillità con cui gli lasciano gestire il suo feudo. In questo giro non gli sta andando benissimo e così si impenna. E in questo suo goffo agitarsi non si rende conto di essere la summa dei difetti dei suoi nemici: circense, esagitato, senza contenuti, simpatico ma impolitico. In una parola: populista. Quando scoprirà di essere la perfetta incarnazione dei suoi nemici straccerà il copione, chiuderà il sipario e si chiuderà triste in camerino.

Buon mercoledì.

Nella foto: Vincenzo De Luca

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Parla lo scrittore Roberto Saviano: “C’è un serio problema di tutela delle voci critiche contro il potere”

Matteo Salvini non potrà essere processato per i suoi “insindacabili giudizi” su Carola Rackete. L’ha deciso il Senato e il ministro non ha proferito parola. Roberto Saviano, da scrittore sotto processo contro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con che spirito vivi questa sproporzione?
“Mi domando come vivano questa sproporzione quei giornalisti e quegli scrittori italiani che, a differenza di me, non hanno avuto la possibilità, negli anni, di costruire rapporti, di trovare sponde ed interlocuzioni con la stampa straniera che, a differenza di quella italiana, è molto attenta ai casi di SLAPP. Credo che SLAPP sia peraltro una sigla del tutto ignorata dalla stampa italiana, vale quindi la pena spendere due parole per spiegare di che cosa si tratta. SLAPP sta per Strategic lawsuit against public participation che in italiano possiamo rendere con “azione legale strategica contro la partecipazione pubblica”. Esiste una coalizione di organizzazioni non governative che in Europa monitora i casi di SLAPP, li denuncia e si occupa di fare informazione al riguardo: la CASE (Coalition against Slapps in Europe). Sul processo avviato dalla premier Meloni contro di me, scrivono: “La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e le corti nazionali hanno chiarito che le personalità pubbliche, in particolare quelle che ricoprono ruoli politici, devono aspettarsi un grado più elevato di critica e controllo a causa della loro posizione di rilievo nella società. In questi casi, l’azione penale contro le voci critiche è considerata una violazione del diritto alla libertà di espressione, come indicato dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU)”. Questo documento, che i media italiani ignorano è stato sottoscritto da OBC Transeuropa (OBCT), European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF), European Federation of Journalists (EFJ), Index on Censorship, International Press Institute (IPI), ARTICLE 19 Europe, Justice for Journalists Foundation (JFJ), The Daphne Caruana Galizia Foundation, Blueprint for Free Speech, Meglio Legale, The Good Lobby. Ed è stato condiviso dall’English Pen. In Italia è fin troppo evidente che abbiamo un serio problema con il rispetto e la tutela delle voci critiche verso il potere. Sono tollerate solo le voci cerchiobottiste, quelle da un lato battono e dall’altro carezzano tutti”.

Una delle cose che mi ha colpito di più in questi giorni è il pensiero diffuso che Rackete fosse colpevole (e invece è stata assolta), che quel tuo “bastardi” fosse un’onta per le istituzioni (e invece era contro chi aveva criminalizzato i migranti e chiunque presti soccorso in mare). Come è successo che il falso sia diventato così popolare e inscalfibile?
“Il lavoro è stato certosino ed è iniziato tanti anni fa. Non solo, si è innestato nella totale mancanza di conoscenze sulle dinamiche geopolitiche in Africa, questo consente oggi a Giorgia Meloni di parlare impunemente di “piano Mattei per l’Africa” senza che nessuno sia in grado di capire l’inconsistenza delle sue parole. Non solo, tale è la mandanza di strumenti, che addirittura anche il totale fallimento di ogni suo approccio ai paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo può essere spacciato in Italia per un gran successo. La rimozione delle conoscenze anche scolastiche sulla Seconda guerra mondiale consente a Cirielli di riscrivere la storia e cancellare i crimini del colonialismo. E poi ditemi se l’obiettivo di queste signore e di questi signori non è riabilitare un passato del quale dovremmo vergognarci in eterno! Tornando alla domanda: oggi assistiamo solo all’ultimo atto di una mistificazione avviata da Marco Minniti. Quando Minniti era ai vertici del Viminale, è avvenuta da un lato la demolizione del modello di accoglienza e integrazione sperimentato con successo da Mimmo Lucano a Riace, dall’altro si è giunti al rinnovato accordo con la Libia (il precedente lo dobbiamo a Berlusconi e Gheddafi) e in ultimo, a coronare il percorso, bisognava avviare l’opera di criminalizzazione delle Ong, ponendo paletti alla loro possibilità di intervento, insinuando il dubbio che fossero in combutta con gli scafisti. È stato un lavoro sinergico, che ha visto coinvolti politica, magistratura e organi di informazione. Non credo di essere il solo a ricordare quel Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, che a favor di telecamera paventava un disegno di sostituzione etnica da parte delle Ong, su cui gettava ombre sinistre che mai hanno trovato riscontro alcuno nella realtà dei fatti e giudiziaria. Ma il tribunale mediatico, ormai, ha già condannato”.

A proposito di falsità istituzionali. Il ministro Crosetto ha mentito parlando di un dirottamento che non è mai avvenuto. Il Guardian ha smontato la narrazione del ministro e dalle nostre parti nemmeno un plissé. Se nemmeno la verità intacca il governo significa che l’algoritmo per il potere è solo la narrazione? Come ci si oppone?
“Servirebbe un moto di orgoglio da parte degli organi di informazione. Questa politica si sente debole, e questo è un fatto: briga con la stampa, minaccia, manda messaggi e prova a intimidire e a bloccare le narrazioni come quella fatta dal Guardian. Ma davvero possiamo continuare a giustificarci dicendo: “tengo famiglia”? Qualche settimana fa ho recensito, su Sette, il libro della ministra Eugenia Roccella. La ministra ha reso pubblici i traumi che ha vissuto nella sua vita familiare. Voglio essere sincero: mentre leggevo il libro mi si stringeva il cuore, pensavo alle ferite, insanabili, che la famiglia ha procurato alla ministra Roccella. Mi sarei aspettato che qualcun altro, oltre me, si fosse premurato di sfogliare quel libro per valutare, magari con la consulenza di un esperto – qualifica che io non ho – se una persona con quei trascorsi e con quei traumi può effettivamente essere la persona più adatta per il dicastero che le è stato affidato, ovvero quello della famiglia, la natalità e le pari opportunità. Mentre leggevo mi veniva da pensare che la ministra deve aver confuso il suo abbandono con la stepchild adoption, finanche con la GPA solidale, dato che la perdona a cui è stata affidata nei primi anni di vita non aveva avuto figli, ma ne avrebbe voluti”.

Questo governo in pochi mesi ha reso legge i desiderata più sconci e indicibili in tema di migrazioni. Come vedi il presente e il futuro prossimo della rotta Mediterranea e della rotta balcanica
“Tutto ciò che non è regolamentato, dal consumo di stupefacenti alla GPA solidale, dall’eutanasia ai flussi migratori, aprendo alla possibilità di accedere al mercato del lavoro europeo legalmente, ha conseguenze nefaste in termini di spregio totale dei diritti umani e di pericolo reale per la tenuta democratica. Naturalmente, non avendolo fatto i governi che hanno preceduto questo, non mi aspetto un sussulto di responsabilità proprio adesso. Vivremo anni terribili, in cui moriranno a migliaia in mare. Spesso non ne sapremo niente, perché i testimoni sono stati bloccati e le operazioni di salvataggio sono diventate operazioni di polizia, in cui più che dare i numeri, altissimi, dei salvataggi, si preferisce riportare notizie sugli arresti di presunti scafisti e trafficanti di esseri umani”.

Da intellettuale che lavora e crede nella forza della parola come valuti l’opposizione “culturale” oggi in Italia
“Timida. Disunita. Campanilistica. Mi fermo perché l’ultima volta che ho ritenuto importante fare un appello agli intellettuali, proprio per unirci contro l’attacco alle Ong, mi sono arrivati tanti messaggi privati, ma pubblicamente solo in pochi hanno deciso di esporsi. Lo stesso quando ho raccontato come, durante la parata del 2 giugno, si volesse far passare in cavalleria un atto gravissimo. In privato tanti “hai ragione”, anche argomentati. Ma in pubblico si sceglie il silenzio”.

Eppure continuano a ripetere (non solo da destra) che “vedere fascismo dappertutto” faccia il gioco di Giorgia Meloni…
“Intanto “loro” stanno riabilitando il fascismo: mentre ci si affanna a dire che il fascismo non esiste, loro stanno facendo passare l’idea che c’è stato anche tanto di buono… Riusciamo ad avere la serenità di leggere come altamente pericolosa tutta la polemica sulla assurda distinzione della X MAS prima e dopo Borgese? Riusciamo a interpretare così le infelicissime uscite di La Russa O le illazioni di Cirielli sul carattere generoso e non aggressivo degli italiani?”.

Noam Chomsky dice che il compito degli intellettuali non è più quello di guidare le masse ma di aiutare le persone a decifrare la propaganda della classe politica e a individuare le strutture di potere. C’è lo spazio qui in Italia per poterlo fare, ci sono i luoghi e i mezzi? E soprattutto, quanto costa a livello personale?
“Lo spazio è risicato e il costo, a livello personale, è altissimo. Anche perché i ministri di questo governo sono agguerriti e non hanno alcun problema a minacciare querele, a chiamare quotidiani e giornalisti. Chi fa informazione oggi in Italia non si sente affatto sereno”.

Nel frattempo l’antimafia sembra essere diventata un passatempo per pochi appassionati e privilegiati. La sua trasformazione da sistema criminale a sistema di potere ha segnato il passo per la sua “normalizzazione”? Noti anche tu un nuovo lassismo nella lotta alle mafie?
“Per Falcone e Borsellino era chiaro che fare antimafia era innanzitutto una questione culturale che doveva coinvolgere la società civile. Non è un dettaglio insignificante. Fare dell’antimafia una questione culturale significa dare spazio a questo tema e al dibattito che genera anche e soprattutto al di fuori dei contesti di riferimento. Forze dell’ordine e magistratura devono occuparsi di mafia. La cronaca giudiziaria è coinvolta, gli avvocati penalisti anche. Manca la società civile, l’unica forza realmente in grado di mettere in moto un cambiamento dal basso. Le mafie non si sconfiggono unicamente con azioni di polizia, né con le condanne, ma diffondendo una cultura della legalità. Sono moltissime le persone che si occupano di diffondere la cultura della legalità, ma è chiaro che questo accade in spazi angusti, dove è possibile raggiungere, di volta in volta, solo poche centinaia di persone. Il dibattito televisivo tende a concentrarsi sul segmento giustizialista: più carcere, maggiori condanne, pene più severe, eliminare le garanzie per gli imputati. Quante volte sentiamo dire l’idiozia che in italia non ci sarebbe certezza della pena Per affrontare le mafie bisogna per prima cosa sottrargli ambiti di mercato da cui traggono le maggiori risorse… Ma a parlare di legalizzazione delle droghe si fa la figura del marziano. Poi bisogna necessariamente partire dalle carceri, renderle luoghi dignitosi, in cui per sopravvivere non deve essere necessaria la protezione delle organizzazioni criminali. Si entra in carcere per un banale furto e si esce affiliati. Il tempo per queste trasformazioni è passato, per pavidità non si è fatto nulla di quanto sarebbe stato necessario. Oggi dobbiamo solo fare resistenza, perché se una riforma seria delle carceri non è riuscito a farla il governo Gentiloni, dopo le energie e le risorse economiche spese per gli Stati generali dell’esecuzione penale promossi dell’ex guardasigilli Andrea Orlando, non ho alcuna fiducia che possa farlo questo governo, per cui chi sta in carcere, dentro, possibilmente, ci deve anche marcire. Con buona pace delle speranze che qualcuno aveva mal riposto in Carlo Nordio”.

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