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Voi vi fidereste di Galeazzo Bignami?

Come siamo messi sulla ricostruzione in Emilia Romagna Il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci qualche giorno fa ci aveva spiegato che “il governo non era un bancomat”. Dopo giorni di promesse, dopo 2,2 miliardi di euro che si sono magicamente ridotti a 1,6, dopo una nomina del commissario per l’emergenza che non arriva per mero calcolo politico la situazione è peggio di quanto si possa credere.

“Ad oggi ancora la Regione non ha trasmesso al governo, benché richiesto, nessun elenco degli interventi da eseguire. Ha chiesto 2,3 miliardi subito, sulla fiducia. Voi vi fidereste di Schlein e compagni? Ps: la cura del territorio colpito era competenza loro”, ha scritto sui social l’esponente di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. Sottotesto: avete votato a sinistra e quindi oltre a non darvi i soldi vi offendiamo mentre siete con i piedi in mezzo al fango.

Quanto la frase di Bignami sia stupida l’ha spiegato molto bene Davide Baruffi, sottosegretario alla presidenza della giunta regionale: “Bignami sa, o dovrebbe sapere – aggiunge Baruffi – che la ricognizione puntuale dei danni è attivata dal commissario per l’emergenza così come disposto dall’ordinanza del capo del dipartimento della Protezione civile dello scorso 8 maggio, nei 90 giorni successivi. Tuttavia – continua – per rappresentare al meglio al ministro competente lo stato dell’arte, nell’incontro di giovedì scorso al tavolo col governo il presidente Bonaccini ha già prodotto una prima stima, frutto dell’inteso lavoro condotto da sindaci e presidenti di Provincia, agenzia regionale di protezione civile e consorzi di bonifica, associazioni imprenditoriali e professionisti. Un lavoro estremamente importante che ci ha già consentito di presentare da un lato l’ammontare complessivo dei danni subiti dal sistema dell’Emilia-Romagna, dall’altro – in modo ancor più accurato e dettagliato – individuare e quantificare gli interventi urgenti e necessari per mettere in sicurezza – conclude – i fiumi entro la fine dell’estate, quelli per riparare le infrastrutture che ancora isolano le comunità e impediscono a diverse imprese di operare, quelli per le prime misure di sostegno alle attività economiche”.

Galeazzo Bignami è l’esponente meloniano di Fratelli d’Italia famoso (solo) per essersi travestito da nazista “a una festa”, come ha spiegato dopo per giustificarsi. Galeazzo Bignami è l’emblema di questo governo che al posto di governare fa opposizione all’opposizione perché è l’unica cosa che sa fare. Galeazzo Bignami tra l’altro viene da quella Regione: dopo la settimana corta a Roma in Parlamento torna presumibilmente ogni fine settimana in mezzo a quei cittadini su cui sputa. Bignami è un nome ancora “caldo” per la nomina di commissario straordinario.

Voi vi fidereste di Bignami?

Buon lunedì.

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Sfide folli sui Social per fama e denaro. Dalla politica il solito vuoto di idee. Sale la rabbia per il bimbo ucciso da uno youtuber a Roma e Salvini ci si tuffa proponendo un’altra legge inutile

Si chiamano The Borderline e sono un gruppo di ragazzi che si cimentano in diverse sfide (“challenge”, le chiamano sui social) all’apparenza senza senso e pericolose. Il loro nome è sulla bocca di tutti e appare su tutti i giornali perché proprio da una loro sfida (50 ore su una Lamborghini senza mai scendere) è nato l’incidente che ha ucciso Manuel Proietti, 5 anni, è morto al pronto soccorso del Grassi, dove era stato portato d’urgenza. La madre Elena Uccello, 28 anni, aveva appena recuperato il figlio all’asilo, in auto con loro anche Aurora che di anni ne ha 3, e stava tornando a casa con la sua Smart a Casal Palocco, tra Roma e Ostia.

Fra palco e realtà

Per ora iscritto nel registro degli indagati (per omicidio stradale) c’è solo il ventenne che probabilmente guidava la Lamborghini, Matteo Di Pietro, risultato anche positivo ai cannabinoidi. Al vaglio degli inquirenti, che ieri hanno perquisito la sede degli Youtuber, c’è anche la posizione degli altri quattro presenti, ai quali sono stati sequestrati gli smartphone. Alcuni testimoni raccontano che anche subito dopo l’incidente mortale siano scesi dall’auto con i telefonini in mano per riprendere la scena, forse ridendo.

L’indignazione, manco a dirlo, è stata unanime. La vita persa di un bambino di fronte all’imbecillità di alcuni ragazzi è una corda che risuona facilmente, condivisibili per tutti. La reazione è la tipica reazione italiana di questi tempi. Sociologi intervistati per raccontarci “i giovani d’oggi” che dimostrano di non avere mai fatto un salto su un social qualsiasi. Bacchettoni che sfruttano la tragedia per umiliare una generazione e seguire la narrazione del dove andremo a finire signora mia. Il dramma è un genere che funziona, soprattutto se si riesce a rivendere con l’avviso “se succedesse a te” che in questo caso – a differenza dei bambini morti rinchiusi nella stiva in mezzo all’Egeo – è di facile empatia.

Così la notizia di cronaca diventa un boccone prelibatissimo per quintali di editoriali generalisti. Ma è andata perfino peggio di così. Il ministro Matteo Salvini – che sull’uso sconsiderato dei social meriterebbe una laurea ad honorem – indossa la maschera del moralista e del perbenismo e fa l’unica cosa che è capace di fare: annuncia una nuova legge. Dopo l’emergenza “rave” il leader della Lega si immagina “un’emergenza YouTube” da dare in pasto al prossimo inutile Decreto legge con annessa conferenza stampa (alla quale, quelle sì, anche la presidente Meloni parteciperebbe volentieri).

“Se sei recidivo e togli la vita a una persona perché sei un cretino al volante, tu la patente non la vedi più per il resto dei tuoi giorni, non è che te la sospendo per qualche mese”, dice Salvini. Una frase che non c’entra nulla con l’incidente di Casalpalocco. L’europarlamentare Pd, Pina Picierno, propone di sospendere la monetizzazione dei “contenuti sensibili” sulle piattaforme.

“Guardiamo la triste realtà – ha scritto su Facebook -, molti youtuber diventano cattivi maestri per aumentare le loro views”. Si potrebbe togliere anche la monetizzazione ai politici che usano contenuti sensibili per la propaganda, tanto che ci siamo. Impareggiabili i liberali di casa nostra. Calenda spara addosso ai ragazzi sui social chiedendosi che fine abbia fatto “l’ethos della società occidentale”, Cerasa firma un accorato editoriale su Il Foglio preoccupandosi perché trovare un ragazzo positivo alla cannabis un giorno potrebbe “non essere più illegale”. Non sa che nemmeno oggi lo è. Tra l’altro entrambi rilanciano i loro pensieri sui social. Fine dell’indignazione, aspettando la prossima.

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Silvio Berlusconi, il diritto al disprezzo e l’ipocrisia dei moralisti

Disprezzare è un diritto. È sconveniente odiare, anche perché spesso l’odio trascina in atteggiamenti pericolosi se non addirittura illegali. È immorale instillare odio verso qualcuno – soprattutto in base al suo genere, la sua religione o la sua provenienza – ed è immorale delegittimare qualcuno con argomentazioni false e strumentali. È illegale accusare qualcuno di reati che non ha mai commesso. Disprezzare qualcuno è un diritto, con buona pace dei moralisti che, gratta gratta, sono i maggiori utilizzatori di odio nel loro agire giornalistico o politico.

I medici durante la pandemia non avevano il diritto di essere amati né onorati. Molti trovavano che fosse di buonsenso ringraziarli per gli sforzi che hanno messo in campo, ma non c’è l’obbligo di aderenza ai loro modi e alle loro opinioni. Ciò che faceva (e fa) schifo era accusarli di complotti inesistenti o peggio ancora accusarli di essere corresponsabili di un omicidio collettivo che invece – numeri alla mano – è stato una salvezza.

I “buonisti” chiedono i diritti anche per i migranti

Nessun “buonista” pretende che gli stranieri vengano “amati”. Si richiede che godano dei diritti universalmente riconosciuti a ogni persona nel mondo, si pretende che possano godere della protezione prevista dalle leggi nazionali e internazionali. Si pretende che il fomentare disprezzo non sia il viatico per arrivare all’odio e poi condonare xenofobia, razzismo e trattamenti contro le leggi. E infatti tutto questo rientra nell’alveo dei reati.

Alcuni dei sopravvissuti al terribile naufragio in Grecia delle scorse ore hanno raccontato della loro agghiacciante esperienza.
Migranti a Lampedusa (Getty)

Le parti politiche hanno il diritto di esercitare il loro ruolo sancito dalla Costituzione. Non hanno il diritto di essere “apprezzate” al di là di tutto. Disprezzare i contenuti politici di un qualsiasi partito è un diritto dei cittadini. Ciò che conta è che quel disprezzo non esondi in atteggiamenti diffamatori o calunnie. L’essere “dialoganti” non è una qualità oggettiva. È una modalità che molti perseguono, a cui aspirano, ma non è obbligatoria. In un Paese che vorrebbe criminalizzare il conflitto a tutti i livelli “non essere d’accordo” è un diritto sancito dalla Costituzione.

La morte salva tutto? Un’idea che non può essere imposta

La pax invocata dopo la morte di Silvio Berlusconi (prendiamo lui come esempio, ma vale per la morte di tutti i personaggi pubblici che sono stati divisivi nella vita e quindi lo inevitabilmente lo sono anche dopo la morte) è una truffa. Decidere in nome di una democristianissima abitudine che la morte “salvi” dalle critiche è un’idea legittima che non può essere imposta. Il “perbenismo delle opinioni” è un narcotizzante inventato spesso da coloro che in nome di una posizione terza vogliono apparire superiori perché in grado di dialogare con tutti. Quella mediazione per alcuni – a buon diritto – può essere un compromesso che merita disprezzo.

Silvio Berlusconi, il diritto al disprezzo e l'ipocrisia dei moralisti
I funerali di Silvio Berlusconi in Duomo (Imagoeconomica).

Esattamente quando è diventato un reato non scritto il provare schifo? Quando si è deciso che la “buona educazione” consista nell’ingoiare di tutto senza mai un lamento? Perché chi ha argomentato il proprio disprezzo per Silvio Berlusconi deve essere trattato come “un nemico dello Stato”? Perché un leader politico dialogante viene considerato “smunto” e un privato cittadino che detesta è un brigatista della morale?

Forse il tema è la pratica dell’ipocrisia. Quella sì, immorale

Scrive Zygmunt Bauman: «Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell’azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell’ingiusto, e così via. Nell’idea dell’armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali». Ryszard Kapuściński spiegava che «una rivoluzione è invariabilmente lo scontro fra due forze: la struttura e il movimento. Il movimento attacca la struttura cercando di distruggerla; la struttura si difende, cercando di annientare il movimento». Un’ultima osservazione: perché gli annientatori dei giudizi conflittuali di questi giorni sono gli stessi che si sbellicano per nobilitare altri conflitti? Allora forse il tema non è il diritto al disprezzo. Forse il tema è la pratica dell’ipocrisia. Quella sì, immorale.

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Accuse sui mancati soccorsi. L’Europa finisce nel mirino dell’Onu. La strage del Peloponneso è un caso internazionale. Amnesty: un’indagine indipendente sul naufragio

Che la direzione presa dall’Unione europea sia sbagliata lo sottolineano in molti, da anni, tra le associazioni, i cittadini e (poco) tra i partiti. Ora anche l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), chiedono un’azione urgente e decisa a seguito dell’ultima tragedia nel Mediterraneo, la più grave da diversi anni. Il numero di persone a bordo del barcone che si è capovolto il 14 giugno al largo della costa della Grecia non è ancora chiaro, secondo varie testimonianze si tratterebbe di un numero compreso tra le 400 e le 750 persone. Finora sono state salvate 104 persone e sono stati recuperati 78 corpi, ma sono ancora centinaia i dispersi, che molti danno ormai per morti. L’incidente è avvenuto la mattina del 13 giugno.

Una vasta operazione di ricerca e soccorso è stata avviata dalla Guardia costiera greca la mattina del 14 giugno, dopo il rovesciamento della barca. Il dovere di soccorrere le persone in pericolo in mare senza ritardi è una regola fondamentale del diritto marittimo internazionale. Sia i capitani delle navi sia gli Stati hanno l’obbligo di prestare assistenza a coloro che si trovano in pericolo in mare, indipendentemente dalla loro nazionalità, status o dalle circostanze in cui si trovano, anche su imbarcazioni non idonee alla navigazione e indipendentemente dalle intenzioni di coloro che sono a bordo. Qualsiasi azione intrapresa in relazione alla ricerca e al soccorso dovrebbe essere condotta nel rispetto dell’obbligo di prevenire la perdita di vite in mare.

Unhcr e Oim hanno dichiarato di accogliere con favore l’avvio di indagini in Grecia sulle circostanze che hanno portato al rovesciamento dell’imbarcazione e alla perdita di così tante vite. In queste ore Unhcr e Oim sono impegnate a Kalamata, nel sud della Grecia, in stretto coordinamento con le autorità, per fornire supporto e assistenza ai sopravvissuti, fra cui beni non alimentari, kit igienici, servizi di interpretariato e consulenza per i sopravvissuti traumatizzati da questa terribile esperienza. Unhcr e Oim ribadiscono “che la ricerca e il soccorso in mare sono un imperativo legale ed umanitario”.

“L’Ue deve mettere la sicurezza e la solidarietà al centro della propria azione nel Mediterraneo. Alla luce dei crescenti movimenti di rifugiati e migranti nel Mediterraneo, sono necessari sforzi collettivi, tra cui un maggiore coordinamento, solidarietà e condivisione delle responsabilità, per salvare vite umane, così come previsto dal Patto sull’immigrazione e l’asilo dell’Ue. Ciò include l’istituzione di un meccanismo regionale concordato di sbarco e ridistribuzione per le persone che arrivano via mare, cosa che continuiamo a sostenere”, ha dichiarato Gillian Triggs, assistente Alto commissario dell’Unhcr per la protezione.

L’indagine

A chiedere “un’indagine indipendente sul naufragio” è invece Amnesty International. ”Ci sono molte domande che necessitano una risposta- ha dichiarato Adriana Tidona, ricercatrice di Amnesty International sulle migrazioni – perché un’operazione di ricerca e soccorso non è stata lanciata assai prima Cosa ha provocato il capovolgimento dell’imbarcazione? Coloro che hanno perso la vita, le persone sopravvissute e le famiglie coinvolte hanno bisogno di trasparenza, verità e giustizia. Il mondo attende che le persone sopravvissute a questa tragedia possano raccontare cosa è accaduto. Nel frattempo, siamo profondamente preoccupati per la mancanza di chiarezza nella versione fornita dalle autorità greche”.

Netto anche l’Onu: serve “azione decisa e urgente dopo ultima tragedia”. La soluzione è solo una: un’operazione di ricerca e soccorso dell’Ue, come fu Mare Nostrum. La chiede il Pd, la chiede +Europa. Ma alla fine in Europa votano tutt’altro.

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Il momento di dire basta è adesso

Dice qualcuno che non serva scendere in piazza oggi. Anche oggi più di 3 milioni di italiani non mangeranno. Lo dice la Coldiretti: oltre 3 milioni di persone si trovano nell’impossibilità di garantirsi il cibo quotidiano. La piaga della povertà nel 2023 si sta allargando a macchia d’olio, complice un’inflazione che non rientra quasi mai nei discorsi della politica. Ogni giorno, oltre 3,1 milioni di italiani si affidano alle mense per i poveri e ai pacchi alimentari per sopravvivere con l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni.

Anche oggi il governo lascerà i romagnoli (cittadini e imprese) con i piedi in ammollo, strade inagibili e attività che non riescono a ripartire. L’unica risposta ottenuta è l’arroganza di chi rivittimizza le vittime dicendogli che “il governo non è un bancomat”. Eppure il patto con lo Stato dovrebbe essere – lo dice la Costituzione – di dare quando si può dare per riceve quando si ha bisogno di ricevere. Intanto i soldi per le armi si trovano sempre, quelli se ne fottono di emergenza climatica, di problemi di bilancio o di persone con troppe pretese.

Anche oggi, come negli ultimi 30 anni, c’è un governo che sogna il bavaglio alla stampa e intanto prepara riforme della Giustizia che rendono più difficile il lavoro dei magistrati. Un tuffo nel passato peggiore che si aggiunge alla nostalgia del ventennio esibita con candore, quasi con fierezza. Cosa serve di più per scendere in piazza Alzare la voce in tutti i modi possibili, anche nelle piazze come sancisce la Costituzione, significa riconoscere lo stato di cose, significa rifiutare di essere complici. Il momento è adesso.

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Su Forza Italia c’è una sola certezza. Morto un Berlusconi non se ne farà un altro

“Ti renderemo orgoglioso” è l’ultimo messaggio che la presidente Giorgia Meloni ha voluto lasciare a Silvio Berlusconi. “Sembrava una minaccia” scherza, ma non troppo, un deputato forzista della prima ora. La tentazione del partito unico di Meloni non è un segreto. La “svolta moderata” però è un progetto lungo, immaginabile al massimo per il 2024, sicuramente dopo le elezioni europee. Per questo l’unico progetto realisticamente in campo in questo momento è di riuscire a congelare la situazione in Forza Italia almeno per un anno affidando la direzione del periodo di transizione al ministro Antonio Tajani.

Tajani guiderà la transizione in Forza Italia. Ma nessun figlio dell’ex premier Berlusconi succederà al padre

La sopravvivenza del partito al suo fondatore è uno schema in cui credono in pochi, anche dentro Forza Italia. Anche per questo Giorgia Meloni ha da tempo stretto i rapporti con Marina Berlusconi a cui ha garantito la protezione delle aziende di famiglia qualsiasi cosa succeda. L’impegno di Marina Berlusconi però non ha nulla di “politico”, diversamente da quanto si legge in giro. Per la figlia del fondatore Forza Italia è solo un asset aziendale, per di più improduttivo, e quel ramo secco ha intenzione di tagliarlo il prima possibile.

Nelle ultime ore era circolato il nome di Luigi, il più giovane dei figli di Berlusconi

Certo conteranno anche i pareri dei fratelli (come al solito conteranno pochissimo le opinioni dei parlamentari e degli attivisti) ma l’ipotesi che un Berlusconi possa prendere le redini del partito è remota. “Fantascienza”, dicono da Forza Italia. Nelle ultime ore circola il nome di Luigi, il più giovane dei figli di Berlusconi che porta il nome del nonno che fu impiegato della Banca Rasini, ma che il carrozzone possa stare in piedi solo sulla scia di un cognome portato sulle spalle da un trentaquattrenne è una chimera. Anche perché – riflette qualcuno in Forza Italia – bisognerà vedere se il partito esisterà ancora. È la preoccupazione principale anche di Giorgia Meloni che a rischio vede la tenuta del suo governo.

L’accordo di cui si parla nelle ultime ore prevede che Fratelli d’Italia non accolga nessun eventuale transfugo berlusconiano. Questo sarebbe il succo del patto stretto dalla premier con Marina Berlusconi. Alla Camera il gruppo azzurro conta 44 deputati, determinanti per superare quota 200 voti e avere la maggioranza. I senatori berlusconiani sono invece 17 e anche qui sono fondamentali per avere i 103 voti che garantiscono la tenuta del governo Meloni.

D’altro canto l’altro alleato Matteo Salvini, rimasto in disparte durante questi giorni di lutto, vede nel possibile disfacimento dei forzisti la possibilità di risorgere scalzando la presidente del Consiglio. Di “lista unica” con Forza Italia ne parla da mesi con i suoi, talvolta ne accenna anche in qualche intervista. Chi lo conosce bene sa che dice per lasciare intendere: prendere il posto di Silvio Berlusconi è sempre stato un suo pallino, un sogno accarezzato e mai confessato. Ma anche in questo caso appare complicato: difficilmente l’ala moderata (prevalente tra gli orfani di Berlusconi) potrete accettare le posizioni e i toni del ministro alle Infrastrutture.

Renzi ha politicizzato la morte di Berlusconi per mandare messaggi chiari

Poi c’è l’incognita Renzi. Il leader di Italia Viva ha politicizzato la morte di Berlusconi per mandare messaggi chiari. Nel futuro che ha in mente non c’è lui leader di Forza Italia (uno dei sogni di Silvio) ma il trasloco di Forza Italia nel Terzo polo, qualsiasi cosa sia dopo gli ultimi mesi conclusi che per ora hanno lasciato solo macerie. Ai forzisti Matteo Renzi piace, non è un segreto, ma gli manca un elemento fondamentale per risultare convincente: mantenere promesse. Berlusconi era bravissimo a farlo, manteneva anche le promesse più sconce. “Renzi non è riuscito mai a mantenerne una”, mi dice ridendo un “berlusconiano che non diventerà mai ex”.

Leggi anche: Il nuovo presidente (che sarà pro-tempore), il ruolo di Marta Fascina, la vicinanza di Marina Berlusconi: quale sarà il futuro di Forza Italia

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Cimitero Mediterraneo. Un’altra strage di migranti che si poteva evitare

No, non è vero che non si può immaginare. Forse non è nemmeno vero che sono annegati: probabilmente sono stati lasciati annegare. Quella avvenuta al largo della Grecia è la più grande strage nel Mediterraneo dal 2015 ad oggi, una strage con numeri spaventosi: dei 750 migranti sulla barca capovolto al largo di Pylos, in Grecia ne sono stati soccorsi 104.

Quella avvenuta al largo della Grecia è la più grande strage nel Mediterraneo dal 2015 ad oggi, una strage con numeri spaventosi

I numeri dicono che è un’ecatombe. Ieri la tragedia che avrebbe dovuto occupare il dibattito pubblico è passata come inevitabile “effetto collaterale” delle politiche migratorie, seguendo il corso della narrazione voluta dal governo. Non è servito sapere che la barca fosse in mare da cinque giorni, partita da Tobruk, in Cirenaica, e diretta in Italia verso le coste ioniche, ormai senza più acqua a bordo e con 6 persone già morte, tra cui due bambini. Non basta la giustificazione della Guardia costiera greca che dice “i migranti non volevano essere salvati”, scambiando il prevedibile panico a bordo per una presunta “volontà di continuare la navigazione verso l’Italia”.

Come dice il giornalista Nello Scavo, “se potevano (dovevano) essere soccorsi e non è stato fatto, allora non sono affogati: sono stati fatti affogare. Deliberatamente. Conoscete i nomi dei trafficanti, gli avete stretto la mano, li avete legittimati. Non avete alibi. Siete complici del #Libyagate”.

La Grecia si autoassolve, l’Italia pure. Soliti alibi e scaricabarile sui morti

“È impossibile evitare una considerazione: decine, probabilmente centinaia di persone in entrambi i casi sono morte quasi sotto gli occhi delle autorità di paesi europei”, dice il segretario di Più Europa Riccardo Magi: “è una considerazione che amplifica il dolore e il senso di responsabilità per le vite perdute. E allora stride che, nel complesso delle misure previste all’interno della ipotesi di nuovo Patto europeo per la migrazione e l’asilo, non vi sia una missione europea di salvataggio preposta con l’impiego di mezzi e risorse per il salvataggio delle vite umane”, spiega.

Dello stesso avviso anche la segretaria del Pd Elly Schlein che chiede “un’operazione Mare nostrum europea, una missione di ricerca e soccorso istituzionale”. Questo è il punto politico della tragedia. I Paesi europei brigano per evitare il principio di solidarietà monetizzando l’egoismo, da anni si interrogano su come rimpatriare più velocemente le persone anche a costo di soprassedere sui diritti fondamentali e sulle leggi internazionali. Si pensa a Paesi terzi da utilizzare come discarica per ricacciare indietro disperati.

I leader europei (Meloni in testa) cercano in Africa autocrati disposti a fare da tappo

I leader europei (Meloni in testa) cercano in Africa autocrati disposti a fare da tappo. Nessuno valuta la benché minima soluzione per evitare l’ecatombe. “Occorre pensare a un’azione comune di salvataggio di queste persone, come riprendere l’Operazione Mare Nostrum che fu una delle azioni più efficaci degli ultimi anni nel Mediterraneo”, dice Agostino Sella, presidente di Associazione Don Bosco 2000. Aapertura di vie legali all’accesso e affermazione del diritto internazionale ed europeo” chiedono le Acli.

“La linea della ‘difesa’ dei confini genera morti, e non offre soluzioni praticabili a una gestione razionale del fenomeno migratorio. Per quanto ancora si continuerà a seguire questa fallimentare impostazione?”, si chiede la deputata dem Laura Boldrini. Qui siamo molto prima della politica. È una questione umanitaria, prerequisito di qualsiasi politica. La Grecia annuncia un lutto nazionale per tre giorni. Ma ci siamo abituati ai morti, figurarsi qualche giorno di lutto.

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Ma la Romagna

Il post alluvione in Romagna non si è risolto, nonostante sia scomparso dal dibattito pubblico. Molte le case inagibili, molte le infrastrutture fuori uso, molte le attività che ancora non vedono la luce. Poiché non ci sono più foto disperate da usare come corredo di articoli che descrivano la criticità della situazione la notizia scivola nelle seconde pagine, scritta piccola, in basso, come se fosse semplicemente una diatriba politica e lì in mezzo con i piedi nell’acqua non ci fossero ancora le persone.

Ieri il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha spiegato che la priorità sarebbe almeno ricostruire le strade comunali. «Ma per queste i soldi non ci sono», ha spiegato. «I fondi per l’emergenza sono già stati spesi tutti», dice Bonaccini  e i sindaci hanno già anticipato migliaia di euro che comunque non sono bastati.

Incredibile ciò che raccontano il sindaco di Cesena Enzo Lattuca e il sindaco di Ravenna Michele De Pascale: «I cantieri che abbiamo aperto – dicono – e per i quali siamo stati oggi redarguiti sono cantieri di somma urgenza”. Lattuca afferma che il governo ha avuto da ridire. «Ci hanno detto che prima di aprire i cantieri dovevamo concordare gli interventi col governo. Noi abbiamo risposto – conclude Lattuca – che questi interventi non si concordano prima, si effettuano perché sono di somma urgenza a prescindere dal fatto che non siano finanziati dal decreto». Sono stato “sgridato”, aggiunge, perché ci siamo permessi di ricostruire.

Sullo sfondo rimane la nomina non ancora arrivata di un commissario che potrebbe sciogliere gli inghippi avendo mano libera. La nomina non arriva perché sulla ricostruzione in Emilia Romagna la maggioranza di governo vuole giocarsi la possibilità di capitalizzare il disastro per le elezioni che verranno. Ma poiché la maggioranza è molto più sfilacciata di quel che dice non riesce o trovare una sintesi nemmeno nello sciacallaggio politico.

Siamo a metà giugno. L’alluvione è iniziata il 2 maggio.

Buon venerdì.

foto di Caterina Spadoni

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L’impunità travestita da garantismo

Possono dormire tranquilli coloro che rimpiangono la dipartita di Silvio Berlusconi come protettore di interessi che hanno a che vedere con l’impunità travestita da garantismo. Prima di una piazza, di una via o di una statua equestre in sua memoria i suoi amici hanno deciso di intitolargli una riforma della giustizia che tra gli effetti collaterali potrebbe provocare alcuni inconvenienti come il “forte rischio che gli indagati fuggano se bisogna avvisarli dell’arresto” (parole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia).

Sia chiaro: gli indagati avvisati della possibilità di essere arrestati sono ovviamente solo i colletti bianchi. Per i poveracci invece si prosegue sulla strada dell’abolizione del reato di tortura e del teaser dato in dotazione anche alle maestre d’asilo. Tra gli effetti collaterali ampiamente previsti possiamo già prevedere la pelle d’oca dell’Unione europea che invita tutti i Paesi membri a dotarsi del reato di abuso d’ufficio mentre il Guardasigilli Nordio ha pensato bene di cancellarlo.

Per cancellare gli abusi in effetti basta cancellare il reato di abuso. Come per le torture. E quando il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha avvisato che spesso l’abuso d’ufficio è un reato spia di fattispecie ben più gravi come la corruzione questi non hanno battuto ciglio. “Non si va a strascico”, ha risposto Nordio. È esattamente la giustizia che sognava Silvio: sei colpevole solo se sei povero, sei troppo ingenuo o hai troppi pochi amici.

Per quanto riguarda il bavaglio alla stampa basti sapere che con la nuova norma non avremmo mai potuto vedere le fotografie delle violenze nella questura di Verona. Non sapremmo le conversazioni degli europarlamentari indagati in Belgio nella vicenda del Qatargate. Buio assoluto sui provvedimenti di fermo giudiziario riguardanti i padrini della nuova mafia quando si infiltrano nella politica e nell’economia.

Sarebbe stata vietata per legge anche la fotografia dell’aggressore della turista israeliana a Termini che è stata necessaria tra l’altro per riconoscerlo e arrestarlo. Tutto questo, sia ben chiaro, intitolato alla memoria di Berlusconi da quelli che per giorni hanno accusato gli altri di usare il dolore per fini politici. Che capolavoro.

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Renzi in gloria del Cav puntando al suo elettorato

Tre indizi non fanno una prova ma suggeriscono un ragionamento. La morte di Berlusconi ha galvanizzato Matteo Renzi e la sua galassia politica e editoriale. Incapace di dissimulare l’acquolina in bocca Renzi ci fa sapere con un’intervista a QN che “nulla sarà più come prima” accusando il Pd (che lui chiama sinistra) di avere “mostrificato Berlusconi agli occhi della gente”.

La morte di Berlusconi ha galvanizzato il leader di Italia Viva Matteo Renzi e la sua galassia politica ed editoriale

Il messaggio in codice alle truppe è chiaro: “è arrivata la nostra occasione, armateci e partite”. Così mentre si intesta la battaglia moralista dei funerali di stato che non vanno contestati (“è una vergogna, polemiche meschine”, declama), confondendo come suo solito il piano politico e personale, il leader di Italia Viva ci tiene a sottolineare che Berlusconi “non ha successori perché uno come lui, nel bene o nel male, nasce ogni cento anni”. Sottotesto: non è in Forza Italia il futuro degli ex berlusconiani.

E poi c’è il solito non detto, ovvero che il futuro di quel campo potrebbe essere solo lui, Matteo. Il quotidiano di cui Renzi è direttore, Il Riformista, concorre per il miglior mausoleo giornalistico in questi giorni di lutto collezionando elogi, agiografie, strazianti ricordi e sguinzagliando i suoi giornalisti alla ricerca della bandiera troppo poco a mezz’asta o della voce discordante da impallinare.

Il leader di Italia Viva invita anche la politica italiana a fare “tesoro dell’europeismo” di Berlusconi (chiedere a Mario Monti) e “la sua lezione sulla tesse” (non male per un pregiudicato per evasione fiscale). Alla fine sbotta perfino il senatore forzista Francesco Paolo Sisto: “Renzi? Da intelligenza a affidabilità ce ne passa”. Ha fatto perdere la pazienza anche ai belusconiani.

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