Vai al contenuto

Processo al Greenwashing. I grandi inquinatori nel mirino Usa

La Federal Trade Commission (Ftc) degli Stati Uniti sta prendendo di mira il greenwashing delle più grandi aziende, con un aggiornamento delle sue linee guida che darebbe più potere di intervento all’agenzia contro il marketing ingannevole sulla sostenibilità e responsabilità ambientali, punti dalla legge federale.

La Federal Trade Commission degli Stati Uniti sta prendendo di mira il greenwashing delle più grandi aziende

La mossa segue anni di denunce formali presentate alla Ftc sulla comunicazione molto discutibile delle società di combustibili fossili, agricole e alimentari che da anni si impegnano a ripulire la propria immagine di industrie inquinanti. Al centro del contenzioso – che potrebbe essere la scintilla per un’azione a livello globale – ci sono le indicazioni spesso troppo vaghe sulle compensazioni del carbonio, sulla definizione di “gas naturale” e “gas naturale rinnovabile”, sulla riciclabilità delle plastiche e sulle etichettature “organiche”.

La Federal Trade Commission indaga sul marketing ingannevole

John Kostyack, consulente per la campagna Fossil-Free Finance del Sierra Club, intervistato dal Guardian ha spiegato che “i consumatori sono stati bombardati da messaggi fuorvianti che hanno condizionato i loro acquisti”. I “sofisticati schemi di marketing” del settore sono “chiaramente progettati per sfruttare il numero elevato e crescente di consumatori che cercano di acquistare prodotti prodotti in modo sostenibile”, ha scritto Food and Water Watch in un documento presentato alla Ftc.

Tra le affermazioni prese di mira dai gruppi ambientalisti ci sono le affermazioni dell’industria petrolifera secondo cui tutta la plastica è riciclabile. Numerose indagini hanno scoperto che in gran parte non lo è, e la stragrande maggioranza della plastica statunitense che i consumatori pensavano sarebbe andata in un centro di riciclaggio per essere riutilizzata è in realtà bruciata o sepolta. L’anno scorso, proprio per un’ingannevole dicitura sull’etichetta, l’azienda Keurig Dr Pepper è stata condannata a pagare 10 milioni di dollari per la falsa affermazione che le sue tazze da caffè monouso fossero riciclabili.

Tra le denunce anche quella contro la compagnia petrolifera Chevron

Tra le denunce che pendono presso la Ftc c’è anche un atto di accusa (sempre a partire dalle nuove linee guide che la stessa Ftc si è data) verso la compagnia petrolifera Chevron (160 miliardi di dollari di fatturato annuo): secondo la denuncia Chevron, la seconda azienda più inquinante del mondo, ha contribuito con più di 43,35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente nei gas serra dal 1965 e attualmente non ha intenzione di ridurre le sue emissioni complessive; dice di produrre energia “sempre più pulita” o “pulita”, mentre spende meno dello 0,2% del suo budget in conto capitale per fonti di energia rinnovabili, travisa i benefici del biometano o del “gas naturale rinnovabile” e mente ai consumatori con una comunicazione ingannevole, come “ridurre l’intensità delle emissioni” continuando ad aumentare l’estrazione e la produzione complessiva di petrolio e gas.

Le cinque maggiori compagnie petrolifere hanno speso oltre 3,6 miliardi di dollari in pubblicità di “reputation building” negli ultimi 30 anni, hanno scoperto i ricercatori della Brown University, e la ricerca di Harvard nel 2022 ha identificato una qualche forma di greenwashing nel 72% dei post sui social media delle compagnie petrolifere e del gas. Ora qualcuno vuole fare chiarezza.

L’articolo Processo al Greenwashing. I grandi inquinatori nel mirino Usa sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

«Se dai ricevi»

«L’Egitto ci ha aiutato rinunciando ai suoi carichi quest’estate per mandarli in Italia per riempire gli stoccaggi. Questi sono Paesi che se dai ricevi». Sono le parole pronunciate durante la convention di Forza Italia dall’amministratore delegato dell’Eni, elogiando la sua bravura nel sopperire al taglio del gas russo con il gas egiziano in nome dell’antica amicizia tra i due Paesi.

Si è dimenticato Descalzi di spiegarci minuziosamente cosa abbia dato l’Italia per ricevere. Si è dimenticato anche di raccontarci quali siano le caratteristiche di questa “antica amicizia”. Sappiamo sicuramente che noi italiani dall’Egitto insieme al gas abbiamo ricevuto il cadavere di Giulio Regeni, ammazzato da uomini di al-Sisi che non riusciamo a processare perché il governo egiziano protegge gli assassini. Abbiamo ricevuto anche l’immagine delle botte sul corpo di Patrick Zaki, fotografia del pessimo stato dei diritti in Egitto.

E chissà come spiegherebbe Descalzi (e quelli d’accordo con lui) di scegliere di liberarsi del regime russo virando sul regime egiziano. Fingendo, come accadde con Putin, di non vedere i segnali di un Paese che potrebbe essere benissimo essere il prossimo regime. Chissà se Descalzi sarà brillantemente pronto al prossimo giro quando ci sarà da smarcarsi da un nuovo regime fingendo di non averlo concimato, esattamente come accaduto con Putin.

Un anno fa proprio Descalzi aveva spiegato che era importante risolvere il caso Regeni «per creare stabilità nel Mediterraneo». «Ho sempre cercato e ribadito nei miei incontri in Egitto, anche al livello di presidente (Abdel Fatah al Sisi), l’importanza di chiarire questa situazione proprio per i rapporti che ci sono tra Egitto e Italia, (…) due Paesi che devono rappresentare un momento di stabilità in una situazione non facile» nel Mediterraneo, disse Descalzi audito dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

Si era dimenticato di dirci che stava dando per ricevere. Mica giustizia, per ricevere il gas.

Buon lunedì.

Nella foto Giulio Regeni dal sito di Amnesty international

L’articolo proviene da Left.it qui

Bentornato tetto di cristallo. La prossima tornata di amministrative è una delle peggiori per candidate sindache

Potete riporre nel cassetto il giubilo per una presidente del Consiglio donna che avrebbe scardinato (e dovuto scardinare) la prepotente presenza maschile all’interno della politica italiana. Se è vero che il Partito Democratico e Fratelli d’Italia hanno oggi due leader femminili (e solo una femminista) nei meandri più in basso della politica italiana la situazione rimane immobile.

Nei capoluoghi di provincia dove si voterà, quasi il 90 per cento dei candidati sindaco è uomo

Pagella Politica ha raccolto i dati delle imminenti elezioni amministrative nei capoluoghi di provincia e segnala che quasi il 90 per cento dei candidati sindaco è uomo. I candidati sindaco sono 77 (l’86 per cento sul totale), mentre le donne sono 13 (il 14 per cento). Queste ultime sono in calo rispetto alle elezioni comunali del 2022, quando le candidate sindaca erano il 21 per cento.

In questa tornata elettorale il capoluogo di provincia con più candidate sindaca è Siena: Nicoletta Fabio è la candidata della coalizione di centrodestra, Anna Ferretti di quella di centrosinistra, mentre Elena Boldrini è la candidata del Movimento 5 stelle. Le altre candidate sindaca donna si trovano a Ancona, Brescia, Latina, Massa, Imperia, Pisa, Siracusa, Teramo, Terni, Trapani e Vicenza. A Brindisi, Catania, Imperia, Ragusa, Sondrio e Treviso i candidati sindaco sono invece tutti uomini.

Non si tratta una tornata sfortunata. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, circa l’85 per cento dei comuni italiani ha un sindaco, mentre solo il 15 per cento una sindaca. Questa legislatura, vale la pena ricordarlo, segna per la prima volta in 20 anni un calo di donne in Parlamento. Bentornato tetto di cristallo, eravamo in ansia per te. Immaginiamo già le risposte: avete una presidente del Consiglio e una leader donna, fatevi bastare quelle. In fondo la questione femminile è importante che rimanga un gingillo, mica una pandemia.

L’articolo Bentornato tetto di cristallo. La prossima tornata di amministrative è una delle peggiori per candidate sindache sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

La guerra ai poveri e le colpe della speculazione delle imprese

Non funzionerà perseverare nel tentativo di nascondere i poveri per non dover parlare di povertà. Per un motivo semplicissimo: perché sono troppi. E il giorno in cui sarà obbligatorio parlare di soldi, di redditi, di stili di vita che galleggiano di poco sopra alla linea della dignità toccherà fare i conti con la realtà. La realtà è quella che la Banca centrale europea prova a ripetere da mesi: l’inflazione con cui siamo alle prese dipende, anche se non soprattutto, dalle aziende che hanno ritoccato i listini più di quanto siano saliti i loro costi, approfittando della situazione. L’aumento dei costi c’è stato, ma è stato amplificato dal comportamento delle imprese. I profitti aziendali sono saliti, i margini, in media, anche. Il potere d’acquisto dei salari invece è crollato.

Per affrontare il caro-vita si tagliano le spese primarie

Si tornerà a fare i conti con le famiglie che per affrontare il caro-vita continuano a tagliare le spese primarie, alimenti inclusi: ne ha parlato il presidente di Assoutenti Furio Truzzi, con una riduzione media di 377 euro per un nucleo famigliare con due figli. «Prosegue la cura dimagrante degli italiani. Una dieta forzata dovuta ai prezzi lunari, rincari che ora sono ingiustificati, frutto di speculazioni belle e buone», dice l’Unione nazionale dei consumatori.

Mef, il totonomi per il successore di Franco
Fabio Panetta tra Klaus Regling e Paolo Gentiloni. (Getty Images)

Così ci toccherà rileggere Fabio Panetta, membro italiano della Bce, che al New York Times spiegava che «i politici, da tempo preoccupati dalla possibile rincorsa tra prezzi e salari, dovrebbero iniziare a preoccuparsi dei rischi di una cosiddetta spirale profitti-prezzi». Perché insieme al mancato innalzamento dei salari si assiste a uno spropositato aumento dei profitti che non si può sperare di tenere nascosto a lungo.

Gli stipendi italiani fermi a quelli di 30 anni fa Fate qualcosa

Forse accadrà anche che gli stipendi italiani fermi a quelli di 30 anni fa (unico Paese dell’Ocse) smetteranno di essere solo un grafichetto colorato che gira nei gruppi social degli indignati e emergerà in tutta la sua drammatica potenza. A quel punto non si potrà più fingere che si tratti del solito lamento dei soliti noti e bisognerà dare delle risposte i cittadini. E no, non funzioneranno gli alambicchi retorici di presunti economisti illuminati prestati alla politica.

Persino comprarsi un’auto ormai è diventato un lusso

Ci si renderà conto che mentre giganteggia il greenwashing nelle aziende inquinanti che si rivendono “rinnovabili e bio” gli italiani non hanno i soldi per acquistare le auto che permetterebbero alle città di respirare meglio e ai cittadini di spostarsi nei centri con regole sempre più restrittive. Il 75,26 per cento dei residenti a Roma e provincia ha optato per l’acquisto di un usato non per scelta, ma perché anche un’auto ormai è un lusso. Le restrizioni della pandemia e i rincari dovuti alla guerra in Ucraina, secondo la Cgil di Roma e Lazio, hanno eroso il potere di acquisto delle famiglie laziali riducendo di circa il 15 per cento la loro capacità di spesa. Inoltre gli ultimi dati Istat sull’occupazione collocano il Lazio tra le regioni in Italia che ancora non ha recuperato i livelli pre pandemia.

Nel suo discorso al congresso della Cgil, Giorgia Meloni ha affrontato diversi temi dal reddito di cittadinanza alla riforma fiscale.
Giorgia Meloni. (Twitter)

Essere poveri è considerata una colpa dal governo Meloni  

Ha ragione il sindaco di Bergamo Giorgio Gori quando dice che per il governo (ma ci permetteremmo di allargare il giudizio anche su politici che non sono al governo) «chi è povero, senza l’attenuante di appartenere a una famiglia “svantaggiata”, si trova in questa condizione per propria scelta, perché non ha voglia di lavorare, e non va quindi sostenuto oltre una limitata soglia temporale». Essere poveri è una colpa. Solo quello. Senza nessun’altra analisi o spiegazione. Non si tratta solo di Reddito di cittadinanza. Demolire il Reddito di cittadinanza è la scorciatoia che serve per seminare aporofobia. Per ora funziona. Ma non durerà a lungo.

L’articolo La guerra ai poveri e le colpe della speculazione delle imprese proviene da Tag43.it.

“Rifugiati benvenuti”, blitz della Polizia per togliere il manifesto dall’Istituto Universitario Europeo di Firenze

Accade a Firenze. Quattro agenti della polizia (quattro!) entrano nell’Istituto Universitario Europeo e tolgono un manifesto che diceva “I rifugiati sono benvenuti”. Il manifesto è stato riappeso degli studenti. Ma l’onta delle priorità delle forze dell’ordine rimane lì, ben visibile.

Raid in facoltà

Un gruppo di ricercatori racconta “la profilazione razziale” e le “molestie subite (senza nessuna provocazione)” avvenute negli ultimi giorni. “L’Istituto universitario europeo (Eui) – scrivono – e l’evento The State of Union (Sou) pretendono di essere spazi per lo scambio di idee libero e franco. Ciò che è successo oggi, tuttavia, dimostra chiaramente che questo spazio è limitato solo alle forme di espressione pre-sanzionate e pre-approvate”.

I ricercatori (che provengono da tutto il mondo) raccontano di avere sollevato più volte la questione della sicurezza nel campus, dove la presenza massiccia di forze di polizia chiamate direttamente dall’istituto è indice dell’incapacità della direzione di “non sapere gestire la sicurezza dei propri studenti”.

Già qualche giorno fa, in occasione dell’annunciata presenza della vicepresidente spagnola Nadia Calviño in occasione di una sessione Sou (“Intelligenza artificiale responsabile: l’Europa può essere un leader globale?”) i ricercatori spagnoli hanno denunciato un clima di intimidazione. Agenti della Digos erano intervenuti per identificare alcuni di loro che avevano preparato per Calviño un report sulle loro condizioni precarie (basso stipendio, difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria, ecc.). Calviño non si è presentata all’evento ma un agente della Questura avrebbe ripetuto ai ricercatori (che si dicono stupiti dalle modalità della polizia italiana) che “non era quello il posto in cui protestare”.

“Ma non esiste la libertà di espressione, visto che stiamo solo distribuendo volantini?”, ha chiesto incredula una ricercatrice spagnola. “Perché non è questo il posto?”. Nessuna risposta. I presenti raccontano che “il linguaggio e il comportamento del poliziotto comunicavano chiaramente un atteggiamento aggressivo e intimidatorio, e continuava a schivare la domanda”.

I fatti

Ieri un gruppo di quattro agenti (questa volta in divisa) si è recato nella mensa dell’Istituto universitario europeo per rimuovere una locandina dalla bacheca. “Questo poster – raccontano i ricercatori – presentava una grande grafica “Refugees Welcome” e metteva in discussione la legge e la politica su rifugiati e migrazione dell’Ue e dell’Italia”. Solo dopo qualche minuto i 4 poliziotti hanno deciso di rimettere il manifesto al loro posto, accortisi della tensione in sala.

Secondo gli studenti questo episodio fotografa la natura problematica di un evento come “The State of Union” ospitato nell’università che, spiegano, “non solo interrompe il lavoro dei ricercatori, ma crea anche un ambiente ostile e condizioni di lavoro non sicure”. In una nota i ricercatori scrivono: “Il nostro campus dovrebbe essere uno spazio sicuro per tutti i ricercatori, indipendentemente dalla loro cittadinanza o dal colore della loro pelle. Non dovrebbe essere un luogo in cui esprimersi – o anche semplicemente esistere – può portare a discriminazione, profilazione razziale e molestie e intimidazioni della polizia”.

Povera ricerca

Siamo diventati così. Siamo un Paese in cui dei ricercatori universitari (peggio ancora se con la pelle più scura) vengono adocchiati come criminali mentre decidono di esprimere le loro opinioni a margine di un evento che discute proprio dello stato dell’Unione. Siamo un Paese in cui un foglio appeso in mensa che rilancia la solidarietà e che critica le politiche italiane e europee riesce a meritarsi l’attenzione di un nutrito gruppo di poliziotti. All’interno di un’università che si professa aperta e internazionale. L’Istituto universitario europeo per ora ha deciso di non rilasciare dichiarazioni.

L’articolo “Rifugiati benvenuti”, blitz della Polizia per togliere il manifesto dall’Istituto Universitario Europeo di Firenze sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

A Firenze 4 agenti rimuovono un manifesto con scritto “I rifugiati sono benvenuti”. L’episodio è avvenuto all’Istituto Universitario Europeo

Accade a Firenze. 4 agenti della polizia (4!) entrano nell’Istituto Universitario Europeo e tolgono un manifesto che diceva “I rifugiati sono benvenuti”. Il manifesto è stato riappeso degli studenti. Ma l’onta delle priorità delle forze dell’ordine rimane lì, ben visibile.

Rimosso dalla Polizia all’Istituto Universitario Europeo di Firenze un manifesto in cui era scritto che i rifugiati sono benvenuti

Un gruppo di ricercatori racconta “la profilazione razziale” e le “molestie subite (senza nessuna provocazione)” avvenute negli ultimi giorni. “L’Istituto universitario europeo (EUI) – scrivono – e l’evento The State of Union (SOU) pretendono di essere spazi per lo scambio di idee libero e franco. Ciò che è successo oggi, tuttavia, dimostra chiaramente che questo spazio è limitato solo alle forme di espressione pre-sanzionate e pre-approvate”. I ricercatori (che provengono da tutto il mondo) raccontano di avere sollevato più volte la questione della sicurezza nel campus, dove la presenza massiccia di forze di polizia chiamate direttamente dell’istituto è indice dell’incapacità della direzione di “non sapere gestire la sicurezza dei propri studenti”.

Già qualche giorno fa, in occasione dell’annunciata presenza della vicepresidente spagnola Nadia Calviño in occasione di una sessione SOU (“Intelligenza artificiale responsabile: l’Europa può essere un leader globale?”) i ricercatori spagnoli hanno denunciato un clima di intimidazione. Agenti della DIGOS erano intervenuti per identificare alcuni di loro che avevano preparato per Calviño un report sulle loro condizioni precarie (basso stipendio, difficoltà di accesso all’assistenza sanitaria, ecc.). Calviño non si è presentata all’evento ma un agente della Questura avrebbe ripetuto ai ricercatori (che si dicono stupiti dalle modalità della polizia italiana) che “non era quello il posto in cui protestare”.

“Ma non esiste la libertà di espressione, visto che stiamo dolo distribuendo volantini”, ha chiesto incredula una ricercatrice spagnola. “Perché non è questo il posto?”. Nessuna risposta. I presenti raccontano che “il linguaggio e il comportamento del poliziotto comunicavano chiaramente un atteggiamento aggressivo e intimidatorio, e continuava a schivare la domanda”.

Ieri un gruppo di quattro agenti (questa volta in divisa) si è recato nella mensa dell’Istituto universitario europeo per rimuovere una locandina dalla bacheca. “Questo poster – raccontano i ricercatori – presentava una grande grafica “Refugees Welcome” e metteva in discussione la legge e la politica su rifugiati e migrazione dell’UE e dell’Italia”. Solo dopo qualche minuto i 4 poliziotti hanno deciso di rimettere il manifesto al loro posto, accortisi della tensione in sala.

Secondo gli studenti questo episodio fotografa la natura problematica di un evento come “The State of Union” ospitato nell’università che, spiegano, “non solo interrompe il lavoro dei ricercatori, ma crea anche un ambiente ostile e condizioni di lavoro non sicure”. In una nota i ricercatori scrivono: “il nostro campus dovrebbe essere uno spazio sicuro per tutti i ricercatori, indipendentemente dalla loro cittadinanza o dal colore della loro pelle. Non dovrebbe essere un luogo in cui esprimersi – o anche semplicemente esistere – può portare a discriminazione, profilazione razziale e molestie e intimidazioni della polizia”.

Siamo diventati così. Siamo un Paese in cui dei ricercatori universitari (peggio ancora se con la pelle più scura) vengono adocchiati come criminali mentre decidono di esprimere le loro opinioni a margine di un evento che discute proprio dello stato dell’Unione. Siamo un Paese in cui un foglio appeso in mensa che rilancia la solidarietà e che critica le politiche italiane e europee riesce a meritarsi l’attenzione di un nutrito gruppo di poliziotti. All’interno di un’università che si professa aperta e internazionale. L’Istituto universitario europeo per ora ha deciso di non rilasciare dichiarazioni.

L’articolo A Firenze 4 agenti rimuovono un manifesto con scritto “I rifugiati sono benvenuti”. L’episodio è avvenuto all’Istituto Universitario Europeo sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Diventa legge il disumano decreto Cutro

Il cosiddetto decreto Cutro è legge. L’Aula della Camera, con 179 voti a favore, 11 contrari e tre astenuti ha dato il via libera definitivo. L’emergenza che non esiste l’ha illustrata perfettamente il deputato di +Europa Riccardo Magi nella relazione di minoranza: “La popolazione straniera in Italia all’1 gennaio 2022 è di 5 milioni e 194mila residenti. In quattro anni, è aumentata di meno di 200mila unità”, quindi si legge nel documento “su una popolazione di quasi 60 milioni di abitanti, si tratta di cifre del tutto gestibili”.

Via libera definitivo della Camera al decreto Cutro. Il testo affossa la protezione speciale. Intanto sui migranti è scontro tra Roma e Parigi

Quello che conta per Meloni, Salvini e soci però è sfamare lo stomaco dei loro elettori più feroci, via libera dunque a una legge che nei fatti non risolverà nulla. Lo scopo semplicemente è quello di abbattere ancora di più il sistema di accoglienza: via la protezione speciale (in attesa dei ricorsi che si prospettano numerosi), limitato il diritto di fare ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria contro la decisione della commissione territoriale che si pronuncia sulla richiesta di asilo.

C’è l’inasprimento di pene per gli scafisti (che Meloni ha promesso di inseguire in tutto l’orbe terraqueo ma non pare abbia capito bene che siano), ci sono le modifiche alla durata dei permessi per lavoro e il potenziamento tecnico-logistico del sistema di prima accoglienza e dei controlli di frontiera. “Una risposta disumana, illegale e che scarica sui territori problemi e criticità difficili da gestire”, dice Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

Miraglia: “Il Parlamento ha scritto un’altra pagina nera della storia della Repubblica”

Per Roberto Giachetti, deputato di Azione-Italia Viva, si tratta di un provvedimento che “prende in giro anche gli elettori di destra” perché l’unica soluzione sarebbe “coinvolgere l’Europa che il governo prende a calci in bocca dalla mattina alla sera”. Secondo Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione dell’Arci, “il Parlamento ha scritto un’altra pagina nera della storia della Repubblica. Sul territorio verrà scaricata una situazione di maggior disagio sociale e l’aumento della irregolarità alimenterà il lavoro nero, lo sfruttamento e l’evasione fiscale e contributiva. Tutte conseguenze di una miopia del governo e della maggioranza di destra, che mette al primo posto la propaganda e la retorica anti immigrati e non ricerca mai gli interessi delle persone e del Paese”.

Quello che conta, lo si intende dalle parole dei deputati della maggioranza, è “cancellare la riforma della sinistra” e ripristinare “i Decreti sicurezza”. La missione, per ora, è compiuta. Matteo Salvini sorride soddisfatto. La realtà però irromperà. Anzi, una schiaffo di realtà già è arrivato ieri, al di là degli slogan e dei decreti per la propaganda. In un’intervista a Rcm il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha detto che l’Italia conosce “una gravissima crisi migratoria” ma la premier Giorgia Meloni che guida “un governo di estrema destra scelto dagli amici della signora Le Pen, è incapace di risolvere i problemi migratori per i quali è stata eletta”.

Poi Darmanin ha proseguito: “C’è un vizio nell’estrema destra, che è quello di mentire alla popolazione”. Il ministro Tajani risentito starebbe valutando l’ipotesi di cancellare la sua visita ufficiale a Parigi. La realtà primo o poi irrompe e non si piega agli slogan. Con chi tratta l’Italia Per ora rimane il generale libico Khalifa Haftar che ieri ha incontrato Giorgia Meloni a Roma. L’”l’uomo forte” della Cirenaica, al di là dei comunicati ufficiali, fa quello che ha sempre fatto: chiede soldi promettendo di arginare le partenze. Che sia un criminale di guerra in questo caso non sembra contare. A proposito: ieri il deputato Scotto (PD-IDP) ha presentato un ordine del giorno che chiedeva la soppressione della parola ‘razza’ da tutti i documenti e gli atti della Pubblica Amministrazione. Bocciato, ovviamente.

Salta il bilaterale tra Tajani e Colonna: “Non è questo lo spirito con il quale si dovrebbero affrontare sfide europee comuni”

E proprio a causa delle esternazioni di Darmanin contro il premier Meloni è saltato il vertice parigino tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani con la collega francese Catherine Colonna. “Non andrò a Parigi per il previsto incontro con Colonna. Le offese al governo ed all’Italia pronunciate dal ministro Darmanin sono inaccettabili. Non è questo lo spirito con il quale si dovrebbero affrontare sfide europee comuni”, ha twittato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

L’articolo Diventa legge il disumano decreto Cutro sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Cambiamento climatico. La vera emergenza che il governo ignora

Lo stato di emergenza che andrebbe proclamato ora, subito, con un comunicato stampa a reti unificate è uno solo: quello per il cambiamento climatico. Si potrebbe cominciare magari facendo un po’ di informazione, quella seria, quella che se ne frega della demagogia e del populismo che soffia forte sulle bocche dei componenti di questo governo.

Lo stato di emergenza che andrebbe proclamato ora, subito, a reti unificate è uno solo: quello per il cambiamento climatico

Sapremmo per esempio che le esondazioni e la siccità sono due facce della stessa medaglia. Accade che in Spagna all’aeroporto di Cordoba nei giorni scorsi si sia tocca la temperatura record di 38,8° mentre in Emilia Romagna si faccia il conto dei danni e dei morti e dei dispersi. In Spagna Fuente de Piedra, un famoso lago dell’Andalusia noto per essere uno scalo preferito dai fenicotteri, è completamente asciutto e in Emilia Romagna sono cadute 20 bombe d’acqua in 24 ore.

Come fa notare (da tempo) Coldiretti siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – continua la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Sapevamo che sarebbe successo. Lo ripete da tempo l’intera comunità scientifica, tranne quello 0,1% di negazionisti che da noi scrivono straziati editoriali su quotidiani nazionali e sono i consiglieri più ascoltati della compagine di governo.

Il fattore scatenante principale delle precipitazioni estreme è il cambiamento del clima di origine umana

Il rapporto dell’Ipcc – il report intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu – solo pochi mesi fa scriveva: “La frequenza e l’intensità delle precipitazioni estreme è aumentata dal 1950 su tutte le terre emerse e il cambiamento del clima di origine umana è il suo fattore scatenante principale”. E poiché l’origine siamo noi è evidente che siamo solo noi che possiamo fermarlo.

La destra pensa a rave e migranti. E sull’ambiente cala il negazionismo

Se Giorgia Meloni e i suoi compagni di governo, in primis il ministro Gilberto Pichetto Fratin, trovassero minuto libero tra l’impoverire i poveri, disperare i già disperati, respingere i respinti che cercano approdo, criminalizzare i giovani che provano a urlare gli stessi contenuti di questo articolo forse potrebbe accorgersi – dopo sei mesi di governo – dell’emergenza più incombente di tutte, quella che interessa ugualmente i ricchi e i poveri che siano bianchi o siano nero indifferentemente dalla loro religione e il loro credo politico: il clima è in tilt, occuparsi di volta in volta del meteo è un errore da ignoranti o da criminali.

Ci sono tra le altre cose anche tutti gli elementi che rendono chiara l’emergenza. Per rimuovere e mitigare le cause però il Governo dovrebbe smetterla di leccare i signori del petrolio e avere il coraggio di avviare un deciso cambio di passo sulle combustioni fossili.

L’articolo Cambiamento climatico. La vera emergenza che il governo ignora sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

L’ira dei clan per l’obbligo del Pos. Che il Governo voleva cancellare

L’utilizzo del Pos rende più difficile la vita alle mafie. Chi lo dice? Le mafie. E chissà se la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non ha ascoltato su questo punto gli esimi pareri di chi conosce bene l’evasione fiscale, ora si convincerà che le sue scelte (fortunatamente non tutte riuscite) siano un gran favore ala criminalità organizzata.

La rivelazione nelle carte dell’inchiesta di Reggio Calabria. I boss intercettati si lamentano del tetto al contante

Dalle carte dell’operazione antimafia di ieri, denominata “Eureka”, si racconta di Domenico Giorgi, il capo di un impero di soldi sporchi accumulato con il narcotraffico che venivano reinvestiti in società dedite alla ristorazione. Che la ‘Ndrangheta abbia messo le mani sui ristoranti come lavatrici dei soldi sporchi lo sappiamo da tempo. Giorgi con la società “Caffè In srl” controllava il ristorante “Antica Trattoria da Pallotta” di Roma mentre con alcune società portoghesi controllava cinque ristoranti in Portogallo.

Le società ovviamente erano solo una copertura. Alla fine del mese i soldi di tutte le attività venivano spartiti tra i soci occulti. Mentre si dividono i soldi però i soci dell’attività di copertura si lamentano proprio dell’utilizzo del Pos: “C’abbiamo perso un milione di euro”, dicono nervosi. Scrive il Gip: “I due si lamentano dei pagamenti effettuati tramite Pos, circostanza che limita notevolmente il margine di manovra per distrarre somme dagli incassi della società”. È il 22 novembre del 2021, quando Domenico Giorgi e Francesco Nirta “offrono ulteriori elementi in ordine alle divisioni mensili tra i soci del contante proveniente sia dal circuito dei ristoranti portoghesi, sia dalla gestione del ristorante romano; i due ripercorrono le spartizioni dei mesi precedenti, fino a giungere a quella più recente del mese di ottobre, mensilità durante la quale i quattro membri del gruppo hanno percepito una quota pro capite pari a 16.135 euro”.

Tra pagamenti elettronici e pandemia non si danno pace: “Nel 2018 – dicono Giorgi e Nirta – erano 29mila euro di spartizione, 116mila abbiamo diviso, 29mila euro a testa. Proprio, in assoluto è stato nel 2017, 48mila euro a testa. Ci siamo divisi 194mila euro”. E sostengono che un risultato analogo avrebbero conseguito anche nel 2021 senza le chiusure dovute alla pandemia: “Ci ha rovinati, che se era con il lavoro normale, ci saremmo divisi un sacco di soldi”.

Torniamo indietro. Vi ricordate “gli appunti di Giorgia”? Avrebbe dovuto essere un appuntamento settimanale di Meloni con i suoi elettori sui social del Governo. Non deve essere andata benissimo la prima puntata, visto che è stata l’ultima. Disse Giorgia Meloni il 4 dicembre: “Abbiamo aumentato il tetto al contante perché il tetto al contante sfavorisce la nostra economia perché siamo in un mercato europeo e, in un mercato europeo, il tetto al contante ha un senso se ce l’hanno tutti, mentre in Europa esistono diversi tetti al contante e molte nazioni che non hanno un tetto al contante”.

A ruota intervenne anche il ministro Salvini: “Le multe vanno previste per altro” disse “se le opposizioni si attaccano alla questione del Pos vuol dire che è un’ottima manovra”. Notevole fu anche l’intervento del ministro Tajani: “Non è lì che si evade, se metti una soglia al pos più bassa basta andare 3 volte in banca e ritirare, non è che lì si combatte la corruzione e l’evasione fiscale”. Le risposte alle loro corbellerie, dopo averle ricevute dall’Europa (la moneta elettronica è negli obbiettivi del Pnrr) ora le hanno avute anche direttamente dai boss.

 

L’articolo L’ira dei clan per l’obbligo del Pos. Che il Governo voleva cancellare sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Le mani insanguinate di Haftar

Per comprendere quali siano i programmi del governo italiano per aiutarli “a casa loro” basta ripercorrere la giornata di ieri, quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni s’è intrattenuta per stringere le mani lordate di sangue di Khalifa Haftar, fresco di condanna come criminale di guerra l’anno scorso in un tribunale della Virginia.

È lo stesso Haftar che fu braccio armato di Gheddafi nel Ciad. Fatto prigioniero dai ciadiani prima di essere liberato dagli Usa dove si trattene giusto il tempo di aspettare la caduta del “dittatore libico” (qui da noi si diventa dittatori solo quando si diventa inutili) per tornare in Libia a tentare golpe a ripetizione.

Il curriculum sanguinario non ha impedito a Haftar di varcare le soglie di Palazzo Chigi. Per il governo italiano “l’uomo forte della Cirenaica” è un “tappo”. Chiedono a lui di bloccare le partenze dalla regione (10mila su 17mila nel 2023 secondo i dati ufficiali del governo). Non è troppo difficile immaginare quali siano i metodi che Haftar sia disposto a utilizzare. Ma questo non conta. Ci si affida alla memoria molle degli italiani che dal 2017 digeriscono il memorandum libico firmato dall’ex ministro del’Interno Minniti. Non sarà difficile firmarne un altro anche con lui.

Non è nemmeno difficile immaginare quali potrebbero essere i dettagli dell’accordo. Al ras libico interessano i soldi e i mesi per “contenere le partenze”, che è la formula diplomatica per condonare le illegittime detenzioni e le violenze. Giorgia Meloni penserà di avere trovato un alleato fedele – lo pensano da anni della cosiddetta Guardia costiera libica – e invece sta semplicemente legittimando l’ennesimo signorotto di una Libia che è una polveriera di autocrati locali che cercano un equilibrio nazionale.

Haftar però non ha nessun interesse nel bloccare le partenze. Haftar, come tutti gli autocrati a cui l’Europa prova ad appaltare il controllo delle frontiere, esiste ed è potente proprio grazie alle partenze. I migranti sono la leva con cui ha potuto fregiarsi di un incontro ufficiale con la presidente del Consiglio italiana e con il ministro degli Esteri italiano.

Può bastare un particolare. Ieri Giorgia Meloni ha stretto le mani insanguinate di Haftar per chiedergli di bloccare le partenze dalla Cirenaica che secondo diverse fonti locali è gestita da Saddam Haftar, figlio del generale. Eccoci qui.

Buon venerdì.

L’articolo proviene da Left.it qui