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“Un fascista alla guida del Senato, è ora di dirlo senza ipocrisie”. Parla il rettore dell’Università per stranieri, Montanari: “La seconda carica dello Stato estranea alla Costituzione”

Professor Montanari, ieri è arrivata la nuova sparata di La Russa sull’antifascismo che non esiste nella Costituzione…
“Su La Russa la cosa inquietante non è il dibattito filologico ma che il presidente del Senato non perda occasione di parlare dalla parte dei fascisti. Nonostante il suo ruolo La Russa ha un’altra fedeltà, altre radici, altre storie rispetto alla nostra Costituzione. Non è nel suo contesto, non è quella la sua tradizione: abbiamo come seconda carica dello Stato un fascista. Nel merito, la disposizione finale (non transitoria) che vieta la ricostituzione del partito fascista svela una chiusura gravissima. La nostra Costituzione non riconosce libertà ai fascisti. Paolo Barile, allievo di Calamandrei, usava parole durissime: la Costituzione spoglia i fascisti delle libertà repubblicane e costituzionali. Non c’è un diritto a esprimere un punto di vista fascista. Se si consente a chi per sua essenza è l’opposto della democrazia di prendere potere la democrazia finisce. Come diceva Popper non possiamo tollerare gli intolleranti. Gustavo Zagrebelsky ha scritto che la Costituzione è anche un comando sui vinti: un’espressione molto forte. Non è una Costituzione condivisa, è un comando dei vincitori sui vinti. Degli antifascisti sui fascisti. Questo comando è ancora valido e non si può giurare fedeltà alla Costituzione essendo fascisti. La parte vincitrice esprime un comando: mai più. È un’esclusione. Il punto è questo, se non ci fosse quella disposizione La Russa potrebbe dire tutto quello che vuole. Non si spinge fino a quel punto solo per rispetto delle leggi, però si avvicina sempre con più sfacciataggine. Dal punto di vista sostanziale, il progetto della Costituzione, in ognuno dei suoi articoli, costruisce un progetto che è il contrario del fascismo. Lo ha spiegato Mattarella quando ha detto che il fascismo è il contrario della Costituzione e la Costituzione è il contrario del fascismo. La Costituzione non è solo antifascista, è anche il contrario del fascismo. Perché nasce dal desiderio di ribaltare ognuna delle tesi del fascismo. Quindi quello che dice La Russa è una serie miserabile di menzogne”.

Si avvicina il 25 aprile e, come accade tutti gli anni, riparte il dibattito sul tempo della pacificazione. Cosa ne pensa
“Loro non vogliono la pacificazione, loro vogliono la parificazione. Vogliono l’equazione fascismo comunismo. Non a caso Giorgia Meloni va a Praga. Il discorso è sempre quello di “e allora le foibe”. Parificare mettendo tutto sullo stesso piano dimenticando che in Italia i comunisti hanno liberato il Paese e scritto la Costituzione. I comunisti italiani sono tra i padri costituenti. Non c’è possibilità di uguaglianza. Naturalmente una parte del Paese è sempre stata antiantifascista, espressione di Giorgio Bocca. Così questa parificazione è interesse anche del mondo del grande capitale italiano. Sono i comunisti dopo il crollo del muro di Berlino che si sono sentiti mancare la terra sotto i piedi. C’è il discorso di Violante sui ragazzi di Salò e una serie di innumerevoli sciocchezze. Hanno cominciato ad accusare un certo senso di inferiorità. E così tra fascisti e comunisti alla fine purtroppo c’è stata una mutua legittimazione. Credo che sia un errore della sinistra. La legge che ha istituito il Giorno del ricordo, ad esempio, è stata votata pressoché da tutti. Ricordo che l’unico voto contrario fu del senatore Pagliarulo, attuale presidente dell’Anpi. Fu anche la sinistra ad accettare che la giornata delle foibe cadesse a pochi giorni dalla Giornata della memoria”.

Abbiamo capito che il fascismo e il neofascismo stanno benissimo. E l’antifascismo invece come sta
“C’è una ripresa di tesseramento dell’Anpi. L’antifascismo non è solo memoria. L’antifascismo è una sfida di oggi. L’antifascismo vero è l’attuazione della Costituzione, l’attuazione della giustizia sociale, del diritto al lavoro, della scuola. Nel momento in cui quello è tradito rimane semplicemente cerimoniale. Diventa un antifascismo di facciata, una stanca recita. Se tu dici sono antifascista ma non applichi l’articolo 3 della Costituzione non ha nessun senso. C’è un celebre discorso di Carlo Rosselli in cui spiega che l’antifascismo non è opposizione ma ridistribuzione. I fascisti arrivano oggi al governo sulle macerie dell’attuazione della Costituzione. Il 25 aprile del 1970 Sandro Pertini diceva “non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale; diverrà una conquista duratura, sarà sentita in tutto il suo alto valore e considerata un bene prezioso, inalienabile dal popolo lavoratore italiano”. Ora rischiamo di perdere anche la libertà”.

Si dice che dedicarsi all’antifascismo non porti voti. Lo pensano in parecchi anche nel centrosinistra. È d’accordo?
“Nessuno si è dedicato seriamente a questo. La gente non la porti a votare con l’antifascismo ma con l’uguaglianza sociale. E infatti non vota più nessuno. La politica non cambia più la vita delle persone, combacia solo la vita di chi la fa”.

È tempo di dismettere la cortesia istituzionale per il prossimo 25 aprile?
“Cero. Non ha senso aspettarsi che i vertici della Repubblica ostentino un antifascismo che non conoscono. Le cose vanno dette chiaramente. Per lungo tempo sono stato l’unico in televisione a dire che questi erano fascisti. Non si poteva nemmeno definirli estrema destra, xenofobi e razzisti. C’è ipocrisia del sistema mediatico perché anche lì sono antiantifascisti per ossequio al padrone. Conta il tavolo del potere, il sistema. Perché un partito palesemente fascista, nostalgico nei suoi vecchi componenti e nei suoi giovani in sintonia con i disvalori con il neofascismo, il suprematismo, la sostituzione etnica è arrivato al governo? I fondatori sono La Russa (il vecchio fascismo), Meloni (il nuovo fascismo che c’è in tutta Europa) e poi Crosetto. FdI garantisce fedeltà atlantica. Questo fa la differenza. Se accetti i dogmi del sistema economico e sei nel blocco atlantico che tu sia un fascista o no non interessa nessuno: è schieramento atlantico contro il resto del mondo. Meloni ha saltato il fosso. Crosetto è il biglietto di invito”.

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Da via Rasella alla Resistenza. Così La Russa riscrive la storia

Ormai è un metodo. Il metodo La Russa prevede la truffa semantica per cui “la pacificazione” sulla storia del fascismo in Italia prevede il diritto di inventarsi un’altra storia che non ha niente a che vedere con la realtà.

Ignazio La Russa, nostalgico mai domo del fascismo italiano e incidentalmente seconda carica dello Stato, ieri ha pensato bene di rilasciare un’intervista a Repubblica ci fa sapere che “l’antifascismo non è nella Costituzione” perché “i partiti moderati non volevano fare questo regalo al Pci e all’Urss”.

Apriti cielo

Inevitabile la polemica (che La Russa ama, perché ci sguazza): il leader dei Verdi Angelo Bonelli lo invita a rileggere la dodicesima disposizione della Costituzione che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista definendo il presidente del Senato “una vergogna per le istituzioni”; Alessandro Zan (Pd) parla di “negazionismo” e di un La Russa “sempre più imbarazzante e inadeguato”; Ivan Scalfarotto, senatore di Azione-Italia Viva, invita La Russa a “guardare bene” nella Costituzione; “Se non fosse la seconda carica dello Stato si potrebbe affermare che siamo di fronte alla reincarnazione del Galeazzo Musolesi delle Sturmtruppen”, dice il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che chiede al presidente del Senato di dimettersi il prossimo 25 aprile “per mettere d’accordo tutti”.

Perfino il compito sindaco di Milano Beppe Sala perde la pazienza: “Qual è il problema di fare un esame di coscienza e fare i conti con il passato?”, chiede Sala rivolgendosi a Fratelli d’Italia.

Osvaldo Napoli, membro delle segreteria nazionale di Azione, accusa La Russa di dire “sciocchezze” mentre la segretaria del Pd Elly Schlein risponde che “l’antifascismo è la nostra Costituzione”.

Che anche questa volta il presidente del Senato abbia esagerato si scorge dalla mancanza di difese in suo favore. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non nasconde il suo nervosismo.

Sono di poche settimane fa le parole di La Russa su via Rasella (“è stata una pagina tutt’altro che nobile della Resistenza, quelli uccisi furono una banda musicale di semi pensionati e non nazisti delle SS”) che scatenarono una bufera e fecero perdere la pazienza alla premier.

A difendere La Russa ci prova Licia Ronzulli, capogruppo di Forza Italia al Senato, spiegando che la parola “antifascismo” non c’è nella Costituzione.

Quosque tandem…

È la linea difensiva dello stesso La Russa che, ovviamente, è stato frainteso: “Il mio riferimento non era “all’antifascismo” ma all’assenza in Costituzione della “parola antifascismo”, essendo i valori della Resistenza, a cui mi sono esplicitamente richiamato, espressi in positivo nella prima parte della Costituzione”, spiega.

Evidentemente il commento di La Russa era editoriale, non politico. Tanto, come al solito, l’obiettivo di dare un altro colpetto alla memoria e alla Storia è stato assestato. Un presidente del Senato che ogni volta prova a esagerare, ogni volta viene frainteso e poi vigliaccamente interpreta la parte dell’utile idiota dimenticando di chiedere scusa.

Quousque tandem abutere, La Russa, patientia nostra, direbbe Cicerone. Quanto insozzare possiamo ancora sopportare nell’avvicinamento ad un 25 aprile che mai come quest’anno è stato calunniato dalle più alte cariche dello Stato? Questa è la domanda che “mette d’accordo tutti”.

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Vaccini, 67 milioni di bambini rischiano di morire di morbillo

Basta curiosare nei numeri per svelare immediatamente l’ipocrisia. Mentre dal governo continuano a ripetere di voler aiutare i più sfortunati del mondo “a casa loro” nella realtà dei fatti “loro” continuano a essere incagliati nelle disuguaglianze, anche d’informazione. Dopo una pandemia che ha rilanciato l’industria farmaceutica e l’apparente solidarietà mondiale l’Unicef oggi ci fa sapere che 67 milioni di bambini si ritrovano a non essere stati vaccinati nemmeno con i vaccini di routine, quelli che in alcuni angoli del mondo salvano la vita da malattie che in Occidente non creano grossi problemi.

L’Unicef ci fa sapere che 67 milioni di bambini si ritrovano a non essere stati vaccinati nemmeno con i vaccini di routine

Nel rapporto Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2023: per ogni bambino, vaccinazioni” si legge che i bambini nati appena prima o durante la pandemia stanno superando l’età in cui normalmente verrebbero vaccinati, e questo fa emergere la necessità di un’azione urgente per raggiungere coloro che hanno saltato le vaccinazioni e prevenire l’insorgere di malattie mortali. Nel 2022, ad esempio, il numero di casi di morbillo è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente e il numero di bambini paralizzati dalla polio è aumentato del 16% rispetto all’anno precedente.

Confrontando il periodo 2019-2021 con il triennio precedente, si è registrato un aumento di otto volte del numero di bambini paralizzati dalla polio, evidenziando la necessità di garantire il mantenimento degli sforzi di vaccinazione. La pandemia ha anche acuito le diseguaglianze esistenti. Per fin troppi bambini, soprattutto nelle comunità più ai margini, la vaccinazione non è ancora disponibile o accessibile. Anche prima della pandemia, i progressi nelle vaccinazioni erano fermi da circa 10 anni mentre il mondo lottava per raggiungere i bambini più ai margini.

Sono 48 milioni i bambini che non hanno ricevuto una sola dose di vaccino

Dei 67 milioni di bambini che non hanno ricevuto le vaccinazioni di routine tra il 2019 e il 2021, 48 milioni non hanno ricevuto una sola dose di vaccino, detti anche ‘a 0 dose’. E la fiducia nella scienza Male, anche quella. La percezione pubblica dell’importanza dei vaccini per i bambini è diminuita durante la pandemia di Covid in 52 sui 55 Paesi presi in esame. Tale percezione è diminuita di oltre un terzo nella Repubblica di Corea, Papua Nuova Guinea, Ghana, Senegal e Giappone dall’inizio della pandemia. In Italia, c’è stato un calo di 6,8 punti percentuali nella fiducia nei vaccini, dal 92,1% all’85,5%. ‘All’apice della pandemia, gli scienziati hanno sviluppato rapidamente vaccini che hanno salvato innumerevoli vite. Ma nonostante questo risultato storico, la paura e la disinformazione su tutti i tipi di vaccini sono circolate tanto quanto il virus stesso’, ha dichiarato Catherine Russell, direttrice Generale dell’Unicef’. Questi dati sono un preoccupante campanello d’allarme. Non possiamo permettere che la fiducia nelle vaccinazioni di routine diventi un’altra vittima della pandemia.

I bambini non raggiunti dai vaccini vivono nelle comunità più povere, remote ed emarginate, a volte colpite da conflitti

Altrimenti, la prossima ondata di decessi potrebbe riguardare altri bambini colpiti da morbillo, difterite o altre malattie prevenibili’, ha aggiunto. I bambini non raggiunti vivono nelle comunità più povere, remote ed emarginate, a volte colpite da conflitti. I nuovi dati prodotti per il rapporto dal Centro interazionale per l’equità nella salute rileva che nelle famiglie più povere 1 bambino su 5 è a zero dosi, mentre nelle più ricche solo 1 su 20. Il rapporto mostra che i bambini non vaccinati spesso vivono in comunità difficili da raggiungere come aree rurali o slum urbani. Spesso hanno madri che non sono potute andare a scuola e che hanno poco peso nelle decisioni familiari. Queste sfide sono più ampie nei paesi a basso e medio reddito, dove 1 bambino su 10 in aree urbane è a zero dosi e 1 su 6 nelle aree rurali.

Circa 1 bambino su 5 non ha alcuna protezione contro il morbillo

Nei paesi a reddito più alto, non c’è quasi differenza tra i bambini in aree urbane e rurali. I vaccini salvano 4,4 milioni di vite umane ogni anno, un numero che potrebbe salire a 5,8 milioni entro il 2030 se gli obiettivi dell’Agenda 2030 per la vaccinazione fossero raggiunti. Circa 1 bambino su 5 non ha alcuna protezione contro il morbillo, una delle malattie infantili più mortali. Prima dell’introduzione del vaccino nel 1963, il morbillo uccideva circa 2,6 milioni di persone ogni anno, prevalentemente bambini.

Nel 2021, i decessi per morbillo sono scesi a 128.000 – un numero ancora troppo elevato, ma che evidenzia un notevole miglioramento. Circa 7 ragazze su 8 non sono vaccinate contro il papillomavirus umano (Hpv), che può causare il cancro al collo dell’utero. Per vaccinare ogni bambino, è fondamentale rafforzare l’assistenza sanitaria di base e fornire agli operatori di prima linea, per lo più donne, le risorse e il sostegno di cui hanno bisogno.

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“C’è un’aria preoccupante di normalizzazione”. Parla l’ex deputato Fiano: La Russa e Lollobrigida aprono dei varchi

Emanuele Fiano il fascismo lo studia e lo combatte da anni. Suo padre, Nedo, ebreo deportato ad Auschwitz, fu l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Anche per questo da sempre oltre all’attività politica e ai libri (Il profumo di mio padre e Ebreo, Piemme edizioni) affianca incontri pubblici e nelle scuole per non dimenticare.

Fiano, che aria tira su questo 25 aprile?
“Una sensazione che avevamo avuto molti anni fa con Berlusconi, nel ‘94 quando Bossi aveva rotto con lui (per la normalizzazione del Msi) e venne in piazza alla manifestazione. È un momento, anche per le frasi di La Russa sua via Rasella e quelle di Lollobrigida, in cui si percepisce nel panorama italiano, nelle dichiarazioni, un cambiamento di vocabolario, di senso civico. C’è una mozione del centrodestra in Parlamento che metteva insieme il 4 novembre al 25 aprile. Ma il 25 aprile non è solo la fine della guerra, è l’idea di essersi liberati dalla dittatura, è l’autoaffermazione di un popolo contro gli occupanti. Però ci sono anche dei passi in avanti…”.

Tipo?
“Meloni che nel ghetto dice che la deportazione degli ebrei fu frutto della violenza nazifascista. Questo è importante. Significa riconoscere la corresponsabilità fascista al progetto nazista. Certo, non mi soddisfano, ma sono passi in avanti. Poi la completa condanna delle leggi razziali è un passo significativo ma è anche un pericolo perché si vuole restringere la parte maligna del fascismo unicamente alle leggi razziali. Dimenticandosi che nel 1938 gli antifascisti marcivano da 10 anni in carcere”.

Qualcuno dice che l’antifascismo è “superato” e che non paga in termini elettorali…
“Secondo me non paga in termini elettorali, lo dice uno candidato contro la Rauti alle ultime elezioni. Letta ha speso molto sulle radici postfasciste degli avversari ma non ci ha portato voti. In questi ultimi 2 anni sto lavorando molto: noi antifascisti della nostra generazione dobbiamo fare autocritica: non siamo stati in grado di attualizzare la lezione dell’antifascismo. Le domande e le risposte che emergono da quegli anni se rimangono solo retorica e non le traduciamo in lezioni per l’oggi rischiano di diventare retoriche. Stamattina ero in una classe in provincia di Varese provando a tradurre l’antifascismo nelle cose contemporanee. Ai ragazzi capita spessissimo di vedere occasioni in cui vedono ingiustizia, discriminazione. Dobbiamo educarli a combattere le discriminazione. Parlare di diritto alla cittadinanza, all’uguaglianza sociale”.

Ma poi l’accusa è di strumentalizzare…
“Bisogna esserne capaci. Dobbiamo ad esempio spiegare che ci siamo fatti strappare la parola ‘libertà’ dalla destra, noi sempre concentrati a difendere l’uguaglianza e la democrazia. ‘Libertà’ è diventata patrimonio delle destre, in Italia con Berlusconi, all’estero con Tatcher o Reagan. Noi dobbiamo renderci conto che la nostra generazione non sa cosa significhi essere privi di libertà. Quando ci sono leader come Vladimir Putin e Viktor Orban che vogliono democrazie illiberali, oppure democrature in giro per il mondo noi dobbiamo avvicinare quelle situazioni, spiegarle ai ragazzi: difendere una libertà fatta di regole. È lì che si deve battagliare. Ricordando che il 25 aprile è la festa della Liberazione. I partigiani ci hanno insegnato la responsabilità e il dovere dell’autodeterminazione”.

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Il metodo Meloni: chiagni e fotti (anche per una vignetta)

Ieri è stata una vignetta di Natangelo, oggi magari sarà un tweet di un utente qualsiasi, domani i deliri di qualche spostato. Sono passati mesi dall’insediamento del governo più vittimista di sempre e molti sembrano non avere capito come funziona. Giorgia Meloni e i suoi compagni di governo spendono gran parte delle loro energie quotidiane per individuare un appiglio per spostare il focus. È la loro attività preferita, è la loro salvezza.

Che ieri il dibattito politico si sia concentrato su una vignetta satirica mentre ci sarebbe ancora da dire e da scrivere sul rilancio delle teorie suprematiste da parte di un ministro (cognato della premier) e di altri esponenti della maggioranza dimostra che il vittimismo in Italia paga, eccome. Lo spazio di dibattito e di stampa che avremmo potuto dedicare a quella schifezza che è il decreto Cutro (fin dalla scelta del nome, con una tragedia di stranieri usata per concimare la violenza sugli stranieri) è stato assorbito dalla vasta solidarietà bipartisan alla sorella della presidente del Consiglio. Roba di un provincialismo e di una miopia politica che fa sorridere i commentatori internazionali che ci guardano basiti (fonte: colleghi della stampa estera incrociati ieri al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia).

Questa destra che ogni giorno bullizza gli avversari politici non con la satira (magari, saremmo almeno un Paese divertente) ma a cannonate sui social dei suoi leader politici e sulle prime pagine dei giornali amici. C’è più violenza ogni giorno negli editoriali di Libero e de Il Giornale (solo pescandone due a caso) di qualsiasi vignetta. Su quelli tutto tace, non vola nemmeno una mosca. Non ci si rende nemmeno conto della differenza tra la violenza di un “carico residuale” riferito a delle persone usato da un ministro rispetto alla satira, qualsiasi satira.

Così anche ieri questi se la sono cavata. Nel frattempo Bankitalia ci ha fatto sapere che l’ideona di Giorgetti di “tagliare il cuneo fiscale per rilanciare il Paese” è una mancetta da 16 euro al mese. Ci siamo persi l’Ufficio di Bilancio che ci avvisa dell’impossibilità di controllare come vengano spesi i soldi del Pnrr. Continuiamo a perderci una crisi idrica storica che sta stringendo la gola all’Italia (e al mondo). Ci siamo persi la Corte Ue che boccia l’Italia sulla proroga ai balneari. Ci siamo persi Italia, Polonia e Ungheria “condannate” dal Parlamento europeo per la retorica “anti-diritti, anti-gender e anti-Lgbtiq”. Ci stiamo perdendo la demolizione del Reddito di cittadinanza pezzo per pezzo mentre non esiste ancora uno strumento alternativo.

Chiagni e fotti. Chissà oggi cosa troveranno in giro per il quotidiano vittimismo.

Buon venerdì.

 

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Dalla sostituzione etnica alla natalità No Tax

Il ministro Giancarlo Giorgetti in scia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni rilancia: bonus 110% per i genitori con figli. Ormai la natalità e l’impulso alla procreazione è diventato un vero tarlo per il governo che sarebbe disposto anche ai figli sintetici pur di non dover avere a che fare con gli stranieri sporchi, brutti e cattivi. Così il ministro Giorgetti è convinto che il governo “debba fare una proposta politica per il futuro che parta da quella che è la nostra crisi più profonda”.

Il ministro Giorgetti è convinto che il governo debba reintrodurre una detrazione di 10mila euro l’anno per ogni figlio a carico

La proposta che nei prossimi giorni verrà rilanciata senza nessun senso del ridicolo sarà “niente tasse per chi fa figli”. Meglio: questo sarà lo slogan, visto che di tasse il Paese ne ha bisogno, eccome. La proposta – non serve nemmeno dirlo – sarebbe rivolta a tutti senza distinzione di reddito: niente tasse a chi guadagna un milione di euro e a chi ne guadagna ventimila all’anno.

Il vero capitale sono i figli. La misura costerebbe 4 miliardi di euro solo il primo anno. Inutile cercare in giro le eventuali coperture: non ci sono. Otto miliardi il secondo anno, dodici il terzo e così via fino ai 72 miliardi all’anno trascorsi 18 anni.

Bitonci: “La proposta del ministro dell’Economia è assolutamente condivisibile”

“La proposta del ministro dell’Economia è assolutamente condivisibile. Per incentivare la natalità diventa necessario ridurre la tassazione per le famiglie con uno o più figli a carico. Questo non significa abbandonare l’assegno unico ma, oltre a questo, si dovrebbe reintrodurre una detrazione di 10mila euro l’anno per ogni figlio a carico (ora 950 euro fino ai 21 anni) fino al termine degli studi anche universitari, per tutti i nuclei senza limiti di reddito”, afferma Massimo Bitonci, sottosegretario al ministero delle Imprese in quota Lega.

Torna la politica del Ventennio

Il messaggio culturale è chiaro: per risolvere il problema del Pil si decide di adottare misure senza senso che in Europa solo l’Ungheria di Orbán ha avuto il coraggio di praticare. “L’Italia, per contare qualcosa, deve affacciarsi sulla soglia della seconda metà di questo secolo con una popolazione non inferiore di 60 milioni di abitanti. Tutte le Nazioni e tutti gli imperi hanno sentito il morso della loro decadenza, quando hanno visto diminuire il numero delle nascite”, diceva Benito Mussolini nel 1927. Oggi al governo la pensano ancora così. In attesa di mettere la tassa sul celibato.

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Dietrofront delle destre sulla protezione speciale

Tenuti insieme solo per la passione del potere ogni volta che la maggioranza si ritrova a dover fare politica rischia di arenarsi. Ieri al Senato la discussione sul cosiddetto decreto Cutro ha registrato il primo imbarazzato dietrofront dopo giorni di pugno duro esibito di fronte ai giornalisti. È toccata al senatore Maurizio Gasparri la brutta figura di riscrivere l’emendamento che limita il ricorso alla protezione speciale.

È toccata al senatore Gasparri la brutta figura di riscrivere l’emendamento che limita il ricorso alla protezione speciale

Mentre la discussione iniziava in Aula il sottosegretario leghista Molteni ha sollevato difficoltà di comprensione del testo dell’emendamento per costringere la maggioranza a sospendere i lavori parlamentari. Dopo un serrato confronto tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia il nuovo emendamento è stato messo ai voti. C’è una differenza però: era scomparso un comma del testo che a sua volta cancellava dalla legge quadro sull’immigrazione i riferimenti alla legislazione internazionale sulla tutela dei diritti umani per quanto riguarda le richieste di permesso. Si tratta del comma 1.1 dell’articolo 19 del testo unico sull’immigrazione, modificato in extremis per evitare di incorrere in conflitti, in termini di protezione speciale, con gli “obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.

Niente di più di un’ammissione di colpa e una certificazione di ciò che molte associazioni ripetono da giorni: scrivere leggi che se ne fregano dei trattati internazionali significa violare gli accordi internazionali e costituzionali dello Stato italiano che – per fortuna – non è mercé del governo di turno. Erano esattamente i dubbi espressi più volte dal Quirinale, che più volte aveva espresso dubbi sulla costituzionalità della proposta. È l’ennesima sconfitta di Matteo Salvini che per giorni ha provato ad alzare la posta consapevole di creare imbarazzo tra Mattarella e Meloni. È la solita prevedibile strategie dell’erosione lenta dell’alleato nella speranza di mangiargli qualche voto. “È un passo indietro”, insorge l’opposizione.

La maggioranza ha preso atto che la sua norma violava Costituzione e trattati internazionali

“La maggioranza è nel caos, c’è una evidente differenza di posizioni e oggi è venuto fuori”, attacca Francesco Boccia, capogruppo del Pd. “Hanno capito – per il senatore dem Andrea Giorgis – che a questi obblighi internazionali di rispetto dei diritti umani non possiamo sottrarci”. Per il capogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra al Senato Peppe De Cristofaro “la maggioranza sui migranti non esiste più. Le divisioni sono ormai evidenti, sono nel caos. La Lega – dice De Cristofaro – è riuscita nell’impresa di mettere il governo in difficoltà e il senatore di Forza Italia Gasparri sta tentando di mettere una pezza che però sa tanto di retromarcia. Il Parlamento, il Senato è ostaggio di un gruppo di incompetenti. Quando dalla propaganda si passa ai fatti le cose si fanno difficili”.

La giornata a palazzo Madama si era aperta con le provocazioni della Lega al ministro Francesco Lollobrigida, che martedì aveva rilanciato le teorie cospirazioniste della sostituzione etnica. “Parole davvero brutte” ha detto Gianmarco Centinaio, mentre Massimiliano Romeo ha sottolineato come esse si “prestino a polemiche”. Tuttavia la maggioranza all’inizio della seduta a Palazzo Madama era compatta per tentare un “emendamento canguro”, all’articolo 1, vale a dire un emendamento che una volta approvato avrebbe fatto decadere gli oltre 300 presentati dalle opposizioni. La situazione si è talmente surriscaldata che il focoso presidente Ignazio La Russa ha promosso una mediazione: la maggioranza ha ritirato il proprio maxiemendamento-canguro e le opposizioni si sono impegnate a evitare ostruzionismo, togliendo dal tavolo una cinquantina dei propri emendamenti e limitando gli interventi, così da concludere l’esame del decreto entro oggi.

Si è dunque iniziato ad esaminare il decreto e gli emendamenti in modo ordinato, anche se sui contenuti le distanze sono rimaste diametralmente opposte. Il centrodestra ha insistito nel dire che il decreto, contrasterà l’arrivo di immigrati regolari, perché i permessi speciali sono un “pull factor” che inducono a partire per l’Europa. Viceversa le opposizioni, a loro volta compattate dal centrodestra in questa battaglia parlamentare, hanno sottolineato che negare il permesso speciale a chi è già approdato in Italia, significa farli uscire dai Centri di accoglienza e renderli irregolari nelle strade delle nostre città.

Per il M5S l’inefficacia del decreto è dimostrata dal fatto che dal giorno in cui è entrato in vigore sono aumentati gli sbarchi

Come ha affermato Roberto Cataldi del M5S l’inefficacia del decreto è dimostrata dal fatto che dal giorno in cui è entrato in vigore sono aumentati gli sbarchi, tanto da spingere il governo a proclamare lo stato di emergenza. In finale di seduta, la senatrice Vincenza Rando del Pd, ha ricordato uno a uno tutti i nomi delle vittime del naufragio di Cutro. Il suo intervento è stato applaudito anche dalla maggioranza, dai senatori di Lega e di Fi. Non hanno applaudito i senatori dei Fratelli d’Italia. Resta un’altra giornata per chiudere la partita, tra tensioni e diffidenze nella maggioranza. Intanto l’Eurocamera ha respinto la risoluzione sulle priorità per il bilancio comunitario del 2024 che conteneva la proposta del Ppe di destinare “immediatamente ingenti fondi Ue e risorse a sostegno degli Stati membri nel rafforzamento delle capacità e delle infrastrutture di protezione delle frontiere”.

Approvato al Senato, ora il decreto Cutro passa alla Camera che lo dovrà convertire in legge entro il 10 maggio

Alla fine, questa mattina, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato il decreto Cutro con 92 voti favorevoli e 64 contrari. Il provvedimento del governo passa ora alla Camera, che lo deve convertire entro il 10 maggio.

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Fox News fabbricava balle pro Trump. Salvini & C. se le sono bevute tutte

Avrebbe dovuto essere il processo del secolo e invece è finito prima di cominciare. La causa di Dominion contro Fox News, il network di informazione che ha ferocemente sostenuto Donald Trump, si è già conclusa con un patteggiamento da 797,5 milioni di dollari. Dominion (azienda che si occupa di voto elettronico) nel 2021 aveva fatto causa a Fox per diffamazione chiedendo danni per 1,6 miliardi di dollari.

Il network Usa Fox News sborsa 797 milioni per diffamazione. Ma chi ha rilanciato le bufale non pagherà nulla

Al centro del contenzioso le teorie della cospirazione sulle elezioni del 2020 cavalcata dall’emittenteche, in onda, ha più volte definito truccati a favore di Joe Biden i dispositivi di voto di Dominion e ha accusato i dipendenti della società di aver pagato mazzette ai funzionari elettorali. Fox aveva anche confezionato la notizia che Dominion avesse lavorato in passato per il leader del Venezuela Hugo Chavez.

Inutile dire che la teoria del complotto ha trovato terreno fertile anche qui da noi. La sera del 9 novembre Matteo Salvini dichiarava di non voler riconoscere la vittoria di Biden e di voler aspettare che venisse fugato ogni dubbio. Il 6 novembre Salvini aveva dichiarato che negli Usa “in alcune contee ci siano più voti che elettori, più schede che cittadini”. Il deputato leghista Guglielmo Picchi, ad esempio, aveva scritto il 4 novembre un lungo status su Facebook contenente svariate accuse infondate e bufale. Alessandro Pagano, altro deputato della Lega, il 9 novembre del 2020 aveva poi continuato a portare avanti la linea del sostegno a Trump e alle sue accuse di brogli, riprendendo su Facebook alcune teorie complottiste.

Nel sistema giuridico Usa la diffamazione si concretizza quando le falsità vengono diffuse con “concreta malizia”, cioè con la consapevolezza che si tratta di menzogne, o per lo meno con “sconsiderato disprezzo” per la verità. Fox ha mentito sapendo di mentire? Evidentemente sì. Dominion ha diffuso informazioni che raccontano di mail, messaggi e di altre conversazioni tra i commentatori del network che smentivano privatamente le loro stesse affermazioni fatte in pubblico.

Il magnate proprietario del network, Rupert Murdoch chiese addirittura a Suzanne Scott, amministratrice delegata della sua rete televisiva, di far dichiarare dai conduttori delle trasmissioni che le elezioni erano state vinte da Biden sentendosi rispondere dalla Scott: “In privato siamo tutti d’accordo su questo, ma dobbiamo stare attenti a non metterci contro i nostri telespettatori”. In una testimonianza durante l’istruttoria, Murdoch ha riconosciuto di aver accettato questa tesi: “Avrei potuto bloccare i nostri conduttori ma non l’ho fatto”.

Tutti erano consapevoli che non ci fosse nessun broglio elettorale e che la vittoria di Biden fosse cristallina. Negli Usa in queste ore è acceso il dibattito su cosa abbia potuto spingere un’emittente televisiva a diffondere informazioni false. La risposta è molto più semplice di quello che si crede: Fox News ha detto ai suoi telespettatori quello che i suoi telespettatori volevano sentirsi dire, anche negando la realtà. Immaginate cosa accadrebbe qui da noi se un tribunale si mettesse in testa di giudicare le falsità raccontate con malizia. Immaginate se volessimo prenderci la responsabilità di riconoscere la differenza tra una chiave di lettura e un travisamento della realtà.

La lezione del processo contro Fox potrebbe essere l’apertura di una riflessione che non accadrà mai qui da noi. Perché ciò che ci si ostina a non capire è che ognuno è libero di avere la propria opinione ma ognuno non è libero di inventare i propri fatti. Compresi gli affezionati italiani di Fox News che oggi stanno al governo.

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La prima di Schlein

Dopo la sua elezione a segretaria del Partito democratico Elly Schlein mercoledì ha tenuto la sua prima conferenza stampa. Un’ora e mezza di fronte ai giornalisti con la consapevolezza che la stragrande maggioranza di loro avesse già il titolo del proprio pezzo in testa ancora prima di sentirla. Così stamattina a occhi chiusi potremmo indovinare, senza nemmeno bisogno di leggere le prime pagine, quali quotidiani l’abbiano marchiata come esempio di “vuoto giovanilismo”, chi stia strillando la sua radicalità pericolosa per la Patria, chi la accusa di veltronismo, chi di draghismo e chi di comunismo.

La segretaria risponde a tutti, provando a districarsi tra le pieghe di un PD che ha tra i suoi talenti quello di riuscire a fiaccare i segretari un secondo dopo la loro elezione. Prova a puntellare le sue posizioni spesso appiattite dalle agenzie: ripete di essere a favore del sostegno all’Ucraina ma contesta l’uso strumentale della guerra per la rincorsa agli armamenti («sarebbe meglio avere una difesa comune europea, il che non significa che, finché non c’è una condivisone vera, possiamo vedere un aumento della spesa militare in ogni paese Ue»); annuncia un “probabile” no alla mozione di M5S e Alleanza Verdi-Sinistra sul termovalorizzatore di Gualtieri specificando che è «una scelta che era già stata presa dall’amministrazione di Roma. Ereditiamo scelte già fatte» ma lasciando intendere che quella potrebbe non essere la strada per il futuro; si dichiara “personalmente” a favore della gravidanza per altri ma riconosce che la proposta di legge del PD non la prevede; anche sull’orsa JJ4 espone una posizione intermedia.

La sceneggiatura costruita dietro alla sua prima conferenza stampa è chiara: parlare delle mancanze del governo, puntellare i punti comuni dell’opposizione, sottolineare un atteggiamento da parte della maggioranza che non è una sequela di scivoloni ma un preciso “schema”. Ha ragione la segretaria del PD a sottolineare come questo governo che qualcuno a tutti i costi vorrebbe potabilizzare sia in realtà uno dei peggiori governi di sempre. È comprensibile anche che Schlein rivendichi la responsabilità di tenere insieme le diverse anime del partito.

Ma il sentiero stretto in cui la segretaria dem si è infilata vincendo le primarie oltre a essere scomodo è anche veloce. La distanza tra la sua radicalità e il pachidermismo del partito non potrà essere condonata a lungo. La conferenza stampa di ieri è stata la radiocronaca di Schlein sul partito che non era il suo. Non le sarà concesso di fare “solo” opposizione. Che questo governo faccia schifo i suoi elettori (reali e potenziali) lo sanno già. Come si potrebbe fare è la vera domanda.

Buon giovedì.

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Lollobrigida e la sostituzione etnica: il cuore nero dietro al decreto Cutro

Per capire che fetore si alzi intorno alla conversione del cosiddetto Decreto Cutro, che anche nel nome sventola i morti per concimare l’odio verso i vivi, si può partire dalla dichiarazione del ministro all’Agricoltura (e Sovranità alimentare) nonché cognato d’Italia Francesco Lollobrigida, che da una parte chiede di regolarizzare nuovi flussi migratori fino a mezzo milione di persone, e dall’altra intervenendo al congresso della Cisal dice che “Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica”.

Il ministro Lollobrigida chiede di regolarizzare nuovi flussi migratori ma poi delira sulla sostituzione etnica

Una dichiarazione che pesca a piene mani nelle più squinternate teorie suprematiste. La “sostituzione etnica” è una teoria complottista che ha ispirato i massacri di Utoya, Pittsburgh, Buffalo, San Diego. È l’etichetta dei più violenti suprematisti in giro per il mondo. Da noi, molto placidamente, viene adottata da un ministro.

Basterebbe solo questo per capire di cosa stiamo parlando. Volendo aggiungere imbarazzo si potrebbe anche citare le parole del senatore, sempre di Fratelli d’Italia, Marco Lisei che si augura un “potenziamento dei Cpr perché lì ci finiscono i criminali”. Il senatore non sa (o finge di non sapere) che nei Centri di permanenza per i rimpatri ci stanno le persone colpevoli semplicemente di non avere documenti in regola. Non sa (o finge di non sapere) che i Cpr sono luoghi di sofferenza, opachi, dalla giurisdizione straordinaria, nascosti agli occhi di tutti, sostanzialmente illegali dove gli stranieri sono stati progressivamente trasformati nei nuovi nemici, trattati peggio dei criminali.

Dure critiche alle parole di Lollobrigida sulla “sostituzione etnica” sono arrivate dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha accusato il ministro di aver utilizzato espressioni “disgustose” e “inaccettabili da chi ricopre il suo ruolo. Ci riportano agli anni ‘30 del secolo scorso sono parole che hanno il sapore del suprematismo bianco. Mi auguro che Giorgia Meloni e il governo prendano le distanze da queste dichiarazioni – conclude – fatte per altro nel giorno in cui il presidente Mattarella si trova in visita ad Auschwitz”.

Duro anche Calenda: “Riesumare il vecchio refrain della “sostituzione etnica” riporta il Governo a una postura incompatibile con una presenza autorevole in Europa. Siamo di fronte ad un’involuzione sbagliata e pericolosa per l’Italia”, ha detto i leader di Azione. Così mentre Meloni gioca con la consueta e banalissima strategia del mettere una fragilità contro l’altra (“Mancanza di personale? Coinvolgere le donne, non i migranti”, ha detto ieri al Salone per il Mobile di Milano) il cosiddetto decreto Cutro arriverà oggi in Aula dopo essersi ingolfato in commissione senza il mandato al relatore per i dissidi nella maggioranza.

Un decreto definito “criminale” dal missionario padre Alex Zanotelli, a margine della manifestazione che si è tenuta ieri a Roma. Di decreto “vergognoso” ha parlato il leader della Cgil Maurizio Landini che ha attaccato il governo che “utilizza tragedie come quella di Cutro per fare leggi che ci portano indietro e che non affrontano assolutamente i problemi dei migranti”.

Secondo il fondatore di Libera Don Ciotti il decreto “è solo propaganda politica per qualche voto in più” mentre Filippo Miraglia di Arci parla di “emergenza inventata”: “se il governo facesse quello che la legge dice cioè la programmazione di un piano nazionale per l’accoglienza e disponesse le risorse necessarie, noi potremmo tranquillamente rispondere agli arrivi, come fanno gli altri paesi europei, che accolgono in media un numero di persone maggiore”. Oggi la battaglia si sposta dalla piazza al Parlamento. Restiamo umani.

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