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Come i nazisti

“La teoria della sostituzione è un mito neonazista secondo il quale i bianchi vengono sostituiti dai non bianchi. Spesso, come tante teorie cospirative, in ultima analisi gli ebrei vengono indicati come i veri colpevoli. Oggi la grande sostituzione è un mito della cospirazione di estrema destra, diffuso in Europa negli ultimi anni, composto da due fattori. Il primo sostiene che l’identità occidentale sia sotto assedio da parte di massicce ondate d’immigrazione da paesi non europei, portando ad una sostituzione degli europei bianchi sul piano demografico. Il secondo afferma che questa sostituzione sia stata orchestrata da un misterioso gruppo come parte di un loro grande piano per dominare il mondo – cosa che faranno creando una società totalmente omogenea sul piano razziale. Questo gruppo viene spesso identificato con gli ebrei/sionisti”. Lo scrive il sito del governo di cui il ministro Lollobrigida fa parte. Al ministro sarebbe bastata una ricerca su Google per accorgersi della cretineria a cui crede.

Ma non è una novità. La sostituzione etnica è narrazione centrale negli ultimi dieci anni per Meloni e Salvini come aveva notato su L’Espresso Jacopo De Miceli, autore de L’ideologia della paura (People), curatore anche dell’Osservatorio del complottismo in Italia: «È stato dato poco peso al fatto che Giorgia Meloni sia la prima presidente del Consiglio in Occidente che ha sposato la teoria della grande sostituzione mentre il Times di Londra non l’ha fatto passare inosservato». Per questo la enorme cretinata di Lollobrigida nella maggioranza non ha fatto nessun effetto. Qualche esempio? M. Salvini, il 3 maggio 2017 «È in corso un tentativo di sostituzione etnica» G. Meloni 20 giugno 2017 «Penso ci sia un disegno di sostituzione etnica». M. Salvini 7 marzo 2017 «Ennesimo tentativo di sostituzione etnica» G. Meloni 28, gennaio, 2017 «Un’invasione pianificata. Si chiama sostituzione etnica».

La vera sostituzione è quella di giornalisti, con molti che raccontano questo governo come centrodestra senza vedere che è la peggiore destra di sempre. Con richiami che evocano il razzismo dei tempi più bui, come certifica il sito del governo.

Buon mercoledì.

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Il Pd si astiene nel voto per fermare l’inceneritore di Roma

A perderci è solo il Pd, comunque vada. La lotta contro l’inceneritore di Roma è sbarcata in Parlamento a suon di mozioni e ordini del giorno. In prima linea gli ecologisti dell’Alleanza verdi sinistra e il Movimento 5 Stelle che, collegati al decreto Pnrr, presenteranno due Odg per revocare i poteri commissariali in capo al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per ostacolare il percorso di realizzazione dell’impianto.

Domani in Parlamento il Pd si asterrà sugli ordini del giorno di M5S e Verdi-Sinistra per bloccare l’inceneritore della Capitale

I due documenti saranno sottoposti al voto probabilmente già domani. Uno dei fronti aperti all’interno del partito guidato da Elly Schlein è sulla riduzione della portata dell’impianto che Gualtieri ha ipotizzato in 600 mila tonnellate annue di scarti indifferenziati. Nella segreteria del nuovo Pd la delega all’ambiente è stata affidata a Annalisa Corrado che proprio sul termovalorizzatore di Roma ha sempre espresso una netta contrarietà.

Ma l’inceneritore, com’era immaginabile, è anche una leva per regolamenti di conti interni e esterni. Ieri il dem Orfini ha spiegato che “il termovalorizzatore va fatto” e che “la scelta spetta all’amministrazione e ai cittadini romani” criticando una mozione “con l’unico obiettivo di creare imbarazzi al Pd” presentata da “forze che dovrebbero esser nostre alleate”, ha spiegato.

Il termovalorizzatore, com’era immaginabile, è anche una leva per regolamenti di conti interni e esterni

A ruota Stefano Bonaccini (che Orfini ha sostenuto per la corsa alla segreteria) ha messo in guardia la segretaria Schlein augurandosi che il partito non si spacchi: “Mi auguro di no. – ha detto in un’intervista radiofonica -. I gruppi parlamentari hanno la loro autonomia. Sa come la penso io e, credo, la gran parte del Pd”. Anche qui il messaggio rivolto a Elly Schlein è chiaro: nonostante la vittoria alle primarie della segretaria le truppe parlamentari hanno intenzione di far valere equilibri diversi da quelli usciti dalle urne. Così è fin troppo facile per il leader del Movimento 5 Stelle rigirare il coltello nella piaga: “Il Pd deve chiarire le posizioni al suo interno e spero possano far sintesi. E occorre far subito, perché stanno per partire i lavori di un termovalorizzatore da 600mila tonnellate” – dice Giuseppe Conte a Sky.

Per il leader pentastellato, riguardo al tema dell’inceneritore, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, “ha fatto una piroetta, una capovolta a 360 gradi. Noi siamo favorevoli a tecnologie eco-compatibili”. Quindi Conte ha aggiunto: “Alcuni giornali vicini al Pd si sono dispiaciuti, vorrei chiarire che il Movimento 5 Stelle non abbasserà mai l’asticella delle sue battaglie. Battaglie importanti per la tutela del pianeta e per la salute dei cittadini”.

Prova a calmare gli animi il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia: “Io avevo capito che domani in Aula alla Camera andasse il dl Pnrr e io penso – spiega il senatore – che, soprattutto per le opposizioni, sia molto importante costrui re. Noi facciamo opposizione al governo Meloni, mi auguro che gli altri partiti di opposizione facciano lo stesso, perché se c’è qualcuno che si illude con un odg di provare a creare problemi ad altri partiti di opposizione, io penso che questa pratica non aiuti nessuno”. “Se la domanda è ‘siete favorevoli o contrari ai termovalorizzatori?’, – spiega Boccia – se chiudono un ciclo la risposta è sì, se sono il ciclo la risposta è no. Ma se si pensa che questa sia la politica, allora ho la sensazione che ci sono forze politiche che non han capito in che pezzo di storia siamo”.

Nonostante le promesse sul Green la neo segretaria Schlein è costretta a subire i diktat delle solite correnti

La linea del capogruppo è la linea della segretaria Schlein: le priorità sono altre ed è il sindaco Gualtieri ad avere la responsabilità politica dell’operazione. In Parlamento l’astensione dal voto sarà la scelta del Partito democratico. Intanto ieri, in serata, perfino Fratelli d’Italia ha sfruttato l’occasione: “Elly Schlein non risponde al suo sindaco, a Giuseppe Conte continuando a trincerarsi dietro un impenetrabile silenzio. È ancora in vacanza”, chiede il deputato meloniano Massimo Milani. Il terzo gode.

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L’ultima polpetta avvelenata di Renzi. Una donna leader per far fuori Calenda

La polpetta avvelenata questa volta – manco a dirlo – è spruzzata da un po’ di femminismo di superficie, che di questi tempi è molto in voga. Matteo Renzi si sveglia fingendo di non vedere le macerie e rilancia una “leader donna” per il Terzo polo mai terzo e mai polo che si è sbriciolato negli ultimi giorni sotto le cannonate di Renzi contro Calenda, Calenda contro Renzi e le schiere di seguaci nelle retrovie impegnati a non fare prigionieri. “La verità è che i due galli nel pollaio dovrebbero fare un passo indietro”, spiega Renzi e l’idea di “una donna” (una donna qualsiasi, ovviamente, come nelle idee sbilenche degli uomini che fingono di interessarsi alle donne) come leader del sedicente Terzo polo viene appoggiata sul tavolo.

Carfagna, Gelmini o Bonetti per il dispetto di Renzi a Calenda una vale l’altra. Ma poi a gestire il pollaio resterebbero i due soliti galli

Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Elena Bonetti potrebbero essere i nomi sul tavolo (tanto per dare un’identità, a queste “donne”). L’idea di Renzi è fin troppo scontata: far apparire Calenda come ormai “bruciato” per poter gestire l’elezione di un/una leader sostitutiva magari più a sua immagine e somiglianza. Si tratta esattamente del sospetto che Calenda ha denunciato fin dall’inizio, quando dalle parti di Azione ha preso piede l’idea di un congresso “veramente contendibile” che altro non era che un avviso di sfratto per il povero Calenda, cornuto e razziato dal Renzi che aveva promesso di saper tenere a bada.

Che l’idea di Renzi non sia una genialità ieri l’ha sottolineato anche il sondaggista Antonio Noto: “Mi sembra strano – spiega – che possa essere proposto un terzo leader, perché non c’è alcun tipo di accordo tra Renzi e Calenda sulla scelta di un unico nome. Il litigio di queste settimane va ben oltre la scelta di un altro nome che si potrà proporre come leader: è una crisi basata soprattutto su logiche politiche, nessuno dei due farà un passo indietro”.

Non lo prende sul serio nemmeno Carlo Calenda che intercettato dai cronisti all’uscita di Palazzo Madama spiega: “Un passo indietro in favore di una donna Quello che dovevo dire l’ho detto. Renzi può dire quello che vuole sul suo partito che si chiama Italia viva. Il caso è chiuso? Non ho nient’altro da dire”. Il leader di Azione aveva già ufficializzato il silenzio stampa sulla questione del partito unico (considerata chiusa) nella sua newsletter del fine settimana. Ieri il segretario regionale in Campania di Azione, Giuseppe Sommese, presentando i candidati calendiani per le prossime elezioni amministrative a Giugliano ha chiarito che ormai si lavora solo per il partito di Calenda: “non servono partiti mordi e fuggi che mettano insieme, – ha spiegato – all’occorrenza, tutto e il contrario di tutto in cartelli elettorali improbabili, ma una forza vera, radicata, democratica che possa essere il pilastro di un vero polo riformista, capace di attrarre tutte le culture politiche che si riconoscono in questa sfida. Azione vuole essere questo”.

Lo stesso accade anche in Italia Viva. Ieri la capogruppo al Senato (di un gruppo che ormai esiste solo sulla carta) Raffaella Paita ha annunciato che nella sola giornata di domenica si sarebbero iscritti al partito di Renzi 1.000 persone: “Se Calenda vorrà ripensare a questo suo gesto, – spiega Paita – la nostra disponibilità c’è. Sicuramente noi andiamo avanti, senza utilizzare i toni inaccettabili di Calenda”. Il gioco di Renzi è sempre lo stesso: bruciare un leader per appropriarsi di un pezzo del suo cucuzzaro. Così dopo il piede tenuto dentro al Pd potrà aspirare a un piede dentro a Azione mentre aspetta di metterne uno dentro Forza Italia. Contare poco dappertutto per fingere di contare qualcosa.

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Arriva la mozione sul termovalorizzatore di Roma

Non chiamatelo trabocchetto. Il tema del termovalorizzatore (a Roma come dappertutto) è un tema politico. “L’innovazione tecnologica galoppa, e molte soluzioni che potevano forse risultare convenienti 20 anni fa, oggi sono obsolete. La fake più fake di tutte è che sarà un impianto a emissioni zero”. A scriverlo era Annalisa Corrado, ingegnera meccanica con dottorato in energetica ed esperta nel settore della transizione ecologica e attivista per la giustizia climatica, che ora è la responsabile all’ambiente della segreteria del Partito democratico nominata dalla segretaria Elly Schlein.

Non chiamatelo trabocchetto. Il tema del termovalorizzatore (a Roma come dappertutto) è un tema politico

L’articolo cofirmato da Corrado per il quotidiano Domani lasciava pochi dubbi fin dal titolo: “Roma, tutte le fake news del sindaco Gualtieri sull’inceneritore”. Scriveva così Annalisa Corrado riferendosi al sindaco di Roma (Pd) Roberto Gualtieri: “Lei sostiene infine, signor Sindaco, che all’inceneritore non ci sono alternative. Non è vero neanche questo: le alternative al mega inceneritore ci sono eccome. Disposti a discuterne pubblicamente quando vuole. Ma intanto ci accontenteremmo se dal confronto sulla sua proposta si togliessero di mezzo le succitate fake news. P.s. Se si chiede perché ci ostiniamo a chiamare l’impianto che lei propone ‘inceneritore’e non ‘termovalorizzatore’, la risposta è banale: ci sentiamo europei e traduciamo ‘incinerator’ in nessun documento europeo che tratta il tema ‘waste to energy’ si trova una versione inglese di questo neologismo solo italiano”.

Credere che le mozioni presentate da M5S e Alleanza Verdi-Sinistra (che verranno votate alla Camera domani) e che la manifestazione del prossimo 19 aprile (a cui parteciperà anche il Movimento 5 Stelle, leggi pezzo qui sotto) siano solo una strategie per imbarazzare il dem sarebbe una lettura egocentrica e fallace. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni sono contro l’uso dei termovalorizzatori fin dalla stesura del loro programma elettorale e il Movimento 5 Stelle in una nota spiega le sue ragioni politiche: “È passato un anno – scrivono i pentastellati – dall’annuncio del sindaco di voler realizzare l’inceneritore: ora come allora, saremo in piazza per chiedere un passo indietro rispetto a questo impianto dannoso e retrogrado, e un passo avanti nella direzione di una gestione davvero virtuosa del ciclo di rifiuti.

Dopo un anno il progetto è ancora poco chiaro, al punto che sembra sollevare dubbi anche nel nuovo presidente del Lazio e ancor di più nella nuova segretaria del partito di Gualtieri”. Dal Partito democratico per ora non arriva nessuna risposta netta. A domanda sul punto, il responsabile “coesione territoriale, sud e aree interne” della nuova segreteria del dem, Marco Sarracino, ha detto testualmente a Repubblica: “Le barricate su temi complessi non sono proprio il codice del nuovo Pd.

Affronteremo il tema con apertura e responsabilità”. E il neopresidente del partito, Stefano Bonaccini, ha sottolineato che “sarebbe un errore clamoroso non sostenere il sindaco di Roma sul termovalorizzatore”. Dall’altra parte, Sandro Ruotolo, componente della neo-segreteria, nei giorni scorsi ha proposto un referendum sull’argomento (idea poi etichettata come ‘opinione personale’ da parte del Nazareno). Il deputato del Pd Roberto Morassut, già sottosegretario all’Ambiente nel governo Conte I, spiega che ci sono “idee diverse nel centrosinistra, ma un impianto di valorizzazione energetica è necessario a Roma per chiudere il ciclo dei rifiuti”.

La confusione è evidente, tanto che Flavia De Gregorio di Azione, capogruppo della lista Civica Calenda in Campidoglio, parla di “melina di Schlein” e immagina Roma che “rischia di essere irreparabilmente invasa dall’immondizia”.

In gioco c’è molto di più dell’inceneritore di Gualtieri. I voti di Elly Schlein per la segreteria non sono tutti voti del Partito democratico. In parte sono voti di chi con Schlein spera in un’evoluzione del partito, un cambiamento che è stato promesso dalla mozione Schlein su questione spinose come le politiche ambientali. Ora è il momento di mostrare la reale capacità di modificare le posizioni del Pd. È finito il tempo delle promesse e delle speranze.

Schlein dovrà avere la capacità di scrollarsi di dosso il marchio di “giovanilismo” affibbiatole dai suoi avversari (esterni e interni) e dimostrare una reale capacità di portare il Partito democratico sulle sue posizioni. Sono quasi due mesi che la neosegretaria del Pd è stata eletta e dopo le trattative – tutte interne – per comporre la segreteria questo è il primo vero snodo di carattere politico. La segreteria del partito era convocata per venerdì, anche per trovare una linea condivisa su questa questione. Venerdì però potrebbe essere già troppo tardi.

Se Schlein ha davvero la guida del partito senza nessun debito aperto con le minoranze interne il voto sull’inceneritore romano è l’occasione per dimostrarlo. Se è vero che il Partito democratico è un partito dalle molte anime per sua natura è altresì vero che la neosegretaria ha vinto sull’onda di un progetto che prevede un partito capace di essere “netto” sulle questioni. Provare ad accontentare tutti finirà per rendere tutti scontenti. Scegliere è il succo della politica. Il PD, quindi, cosa sceglie?

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Non hanno nemmeno il coraggio di fare i razzisti

Ci siamo. Il cosiddetto decreto Cutro, quell’abominio giuridico che il governo Meloni ha partorito con i cadaveri ancora caldi a pochi metri che la presidente del Consiglio e i suoi ministri non hanno avuto il tempo di onorare per correre a cantare al karaoke della festa a sorpresa per il compleanno di Matteo Salvini. Il disegno è chiaro: costruire un Cpr (centri di permanenza che in realtà sono centri illegali di detenzione) in ogni Regione per “normalizzare” l’illegalità; velocizzare i rimpatri per fottersene ancora di più dei diritti calpestati sulle domande d’asilo; cancellare fieramente la “protezione speciale”.

Poiché Giorgia Meloni vorrebbe apparire una xenofoba di “buon senso” (è il trucco per fingersi non razzisti) ci ha spiegato che «la protezione speciale è una protezione ulteriore rispetto a quello che accade nel resto d’Europa» durante la sua visita in Etiopia. Falsissimo. La protezione speciale può essere assegnata (art. 19) a un migrante se ci sono «fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare». Questa parte della legge è stata eliminata con il decreto Cutro.

Come spiega il sito Pagella Politica “Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, raccoglie periodicamente i dati sugli esiti delle richieste d’asilo nei 27 Stati membri. Secondo i dati più aggiornati, nel 2022 almeno 11 Paesi europei, tra cui Germania e Spagna, avevano riconosciuto una forma di protezione per «motivi umanitari», in aggiunta allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria. È in questa categoria che rientrano i dati delle protezioni speciali assegnate dall’Italia, che fino al 2018 concedeva la protezione umanitaria (poi sostituita da quella speciale), eliminata dal primo governo di Giuseppe Conte, sostenuto da Lega e Movimento 5 stelle. Curiosità: anche all’epoca vari esponenti del governo avevano difeso l’eliminazione della protezione umanitaria dicendo che esisteva solo in Italia. Come avevamo spiegato, non era vero. Meloni, all’epoca all’opposizione, aveva fatto dichiarazioni simili.  Nel 2022, per esempio, la Germania ha concesso oltre 30 mila protezioni per ragioni umanitarie e la Spagna quasi 21 mila. L’Italia ha invece riconosciuto quasi 11 mila forme di protezione speciale. Nel 2018 la Camera dei deputati ha pubblicato un dossier dove ha confrontato i vari permessi di soggiorno concessi dai Paesi europei per motivi umanitari. Ognuno di questi permessi ha le sue caratteristiche e va ad aggiungersi, come detto, ai permessi di soggiorno concessi ai rifugiati o a chi è stata concessa la protezione sussidiaria”.

Le organizzazioni hanno criticato profondamente la nuova norma e gli emendamenti presentati in parlamento. Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà (Ics) e membro dell’Asgi, ha commentato: “Gli emendamenti al disegno di legge Cutro proposti dal governo in sede di conversione del decreto stesso al senato sono scellerati non solo per ciò che riguarda l’abrogazione della protezione speciale ma anche per la demolizione del sistema di asilo vigente (sia per ciò che riguarda la accoglienza che le procedure)”.

Scrive Asgi: “Rifiutiamo la contrapposizione tra migranti regolari e irregolari che emerge dalla scelta di inserire in questo testo provvedimenti inerenti al Decreto flussi, senza rafforzare il sistema di asilo: se da tempo chiediamo a gran voce l’allargamento dei canali legali di ingresso, sappiamo bene che non possono essere queste misure a rispondere al bisogno di protezione internazionale. E chi in questi venti anni ha provato ad assumere in regola dei lavoratori stranieri sa che le misure previste sono del tutto insufficienti, perché l’unica possibilità per favorire incontro tra domanda e offerta di lavoro regolare sta nel scardinare del tutto il meccanismo previsto dalla Bossi Fini. E’ fondamentale invertire velocemente la rotta e promuovere politiche eque ed efficaci sull’immigrazione e sul diritto di asilo. Partendo dall’opposizione a queste norme, in un percorso che chiede ingressi legali, corridoi umanitari, garanzia dell’accesso alla procedura di asilo e all’accoglienza, abbandono delle politiche di esternalizzazione e dei loro scellerati risultati, come l’accordo con la Libia, salvaguardia delle vite in mare”.

Buon martedì.

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Stessa spesa ma più poveri

Un capolavoro: riuscire a fare spendere gli stessi soldi allo Stato ma stringere le platee di beneficiari. Il Messaggero e Il Sole 24 Ore scrivono alcune anticipazioni sulla riforma del Reddito di cittadinanza e il quadro che ne esce è l’esatta fotografia di un governo che odia i poveri.

L’importante è, ovviamente, abolire il Reddito di cittadinanza per riempire gli stomaci di chi per mesi ha dipinto i poveri come un’orda di fannulloni nemici della patria. Così nelle bozze del nuovo Decreto lavoro il sussidio si sdoppierà nella Garanzia per l’Inclusione (in sigla Gil), con valore massimo uguale al Rdc attuale, per chi vive in un nucleo familiare con minori, over 60 o disabili e dunque è ritenuto “non occupabile”, e nella Garanzia per l’attivazione lavorativa (Gal) per chi è in grado di lavorare.

Il costo degli interventi, il primo anno, sarà praticamente identico alla spesa sostenuta per il Rdc fino a prima dell’esplosione della povertà con la pandemia: 7,3 miliardi di cui 5,3 per la Gil e 2 per la Gal. Nel 2020 il Rdc ha assorbito 7,1 miliardi, saliti poi a 8,7 nel 2021 e assestati a 7,9 nel 2022. L’Italia ha dovuto aumentare la platea dei beneficiari perché le regole internazionali contano e alla fine il governo ha dovuto dimezzare gli anni di residenza in Italia richiesti agli stranieri, dopo una procedura d’infrazione dell’Unione europea.

La Gil potranno chiederla le famiglie con minori, un disabile, un over 60 o una persona con assegno per invalidità civile anche temporaneo e spetterà solo a chi ha Isee non superiore a 7.200 euro contro la soglia attuale di 9.360. La Gal, Garanzia per l’attivazione lavorativa, scatterà a gennaio 2024 e sarà di 350 euro al mese.  La stessa cifra è nella soluzione ponte (la Pal, Prestazione di accompagnamento al lavoro) riservata ai beneficiari del Rdc che al momento della scadenza dei 7 mesi di sussidio previsti per quest’anno abbiano sottoscritto un patto per il lavoro e siano inseriti in misure di politica attiva.

Ciò che conta sarà il risultato: costringere più persone ad accettare di fare gli schiavi trovandosi uno di quei bei lavori italiani che non riesce a fare galleggiare le persone sopra la soglia della povertà nonostante risultino “occupate”.

Buon lunedì.

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Matteo Renzi secondo Carlo Calenda (ben svegliato!)

L’altro ieri Carlo Calenda ha inviato una mail a tutti gli iscritti di Azione. Dice testualmente così: “nella vita professionale non ho mai ricevuto avvisi di garanzia/rinvii a giudizio/condanne pur avendo ruoli di responsabilità”.

Come la Bella addormentata Carlo Calenda si sveglia e svela a tutti quello che tutti sapevano già.

E ancora: “Non ho accettato soldi a titolo personale da nessuno, tanto meno da dittatori e autocrati stranieri. Non ho preso finanziamenti per il partito da speculatori stranieri e intrallazzatori. Non ho mai incontrato un magistrato se non per ragioni di servizio. Mai sono entrato nelle lottizzazioni del CSM. Ho rotto con il PD quando ha tradito la parola alleandosi con Renzi e i 5S”.

“Ho rotto con Letta quando ha trasformato l’agenda Draghi in quella Bonelli/Fratoianni/Di Maio. Non sono caduto nella fregatura di Renzi e Boschi sul finto partito unico. Gli Ego o la litigiosità non c’entrano nulla. Tutti i politici hanno un Ego. Per quello di Bonino consiglio di rileggersi Pannella. C’entra la volontà di fare politica in modo serio, onorevole e onesto. Buona giornata. Ps: a Bonifazi che mi accusa di assenze. È una classifica fatta su 25 giorni di voti già superata”.

“Da ora Azione entra in silenzio stampa. Lasciamo la melma a chi ci sta bene dentro”.

“Quando non ero in Senato ero a fare iniziative sul territorio per Azione e IV. Non ero a Miami con il genero di Trump o in Arabia a prendere soldi dall’assassino di Khashoggi. Tanto dovevo di spiegazioni sulle polemiche di questi giorni e sul tentativo di renderle “caratteriali” piuttosto che politiche. Da ora Azione entra in silenzio stampa. Lasciamo la melma a chi ci sta bene dentro”.

Come la Bella addormentata Carlo Calenda si sveglia e svela a tutti quello che tutti sapevano già. Manca però la risposta all’unica domanda che conta: “perché ha difeso l’indifendibile spargendo fango su chi scriveva – fatti alla mano – ciò che ora strilla a tutti?”. Il punto politico sta tutto qui: non provate un po’ di vergogna per questi mesi in cui avete preso a martellate la verità?

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L’Onu contro l’Italia, bocciato lo stato d’emergenza per i migranti

“Qualsiasi nuova politica nell’ambito dello stato di emergenza deve essere conforme agli obblighi dell’Italia in materia di diritti umani”. è l’appello lanciato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani Volker Turk secondo cui “il diritto alla vita e il divieto di respingimento non possono essere derogati, nemmeno in tali circostanze”.

Secondo le Nazioni Unite salvare vite in mare è un dovere inderogabile dalle leggi nazionali

Turk, si legge sul sito Onu, “ha esortato il governo italiano ad abbandonare la nuova e severa legge adottata all’inizio dell’anno che limita le operazioni civili di ricerca e soccorso e ad astenersi dal criminalizzare coloro che sono coinvolti nel fornire assistenza salva-vita”. “Stiamo assistendo – ha premesso Turk, sempre secondo quanto riporta il sito dell’Onu – ad un forte aumento del numero di persone disperate che mettono a rischio la propria vita” cercando di attraversare il Mediterraneo. Non possiamo permetterci di procrastinare e impantanarci in un nuovo dibattito sulla responsabilità. Sono in gioco vite umane”.

Turk: “L’esperienza ci insegna che adottare una linea più dura per frenare la migrazione irregolare non impedirà le partenze”

“L’esperienza ci insegna che adottare una linea più dura per frenare la migrazione irregolare non impedirà le partenze, ma porterà invece a più sofferenze umane e morti in mare”, ha proseguito l’Alto commissario, ricordando che sarebbe molto più saggio per i Paesi offrire “percorsi sicuri e regolari per la migrazione per evitare morti inutili”. Turk, si legge ancora sul sito dell’Onu, ha anche elogiato “gli sforzi della Guardia costiera italiana, che da venerdì ha salvato circa 2.000 persone”.

L’Italia riferisce che quest’anno sono arrivati nel Paese circa 31.300 migranti, rispetto ai circa 7.900 dello stesso periodo dell’anno scorso. A stretto giro di posta arriva la risposta piccata della maggioranza. “Credo che l’Alto commissario Onu per i diritti umani si possa occupare di altre e più significative cose, anziché intromettersi nella legislazione legittima, costituzionale e in armonia con i principi europei che il Parlamento italiano approva”.

Così il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti, risponde all’’appello rivolto al governo italiano sulle politiche migratorie, dall’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Volker Turk. Intanto il sottosegretario all’Interno Molteni annuncia una stretta sulla protezione speciale definendola “un unicum italiano che crea condizioni attrattive per l’immigrazione”. Secco il PD: “È inquietante l’escalation di proposte e dichiarazioni che provengono dal Viminale. Lascia senza parole quel che dice Molteni che annuncia di voler eliminare la “protezione speciale” per i migranti.

Ieri la volontà di cancellare luoghi di accoglienza che porteranno migliaia di persone a vivere nelle nostre strade, oggi si aggiunge questa altra scelta che porterà alla generazione di ulteriori senzatetto. Si tratta di misure utili solo a far crescere gli irregolari e il numero di persone presenti nelle strade”. Lo dice Pierfrancesco Majorino, componente della Segreteria Nazionale Pd con delega alle politiche migratorie e Diritto alla casa. Per il senatore dem Mirabelli il governo “ancora una volta il governo dimostra di non capire le cause di un fenomeno che ha triplicato gli sbarchi non per colpa della protezione speciale ma della fame, delle guerre e delle violazioni dei diritti umani che spingono a cercare l’approdo più vicino per entrare in Europa”.

Leggi anche: Il Governo vuole eliminare la protezione speciale. La Meloni dall’Africa conferma la linea dura sui migranti. Per il Pd “è una vergogna”

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Trattativa Stato-Mafia. Il Pg: “Riprocessare Mori & C.”

Un nuovo processo per la trattativa Stato-Mafia. La richiesta è della procura generale della Cassazione nei confronti dei carabinieri del Ros, il generale Mario Mori e gli ufficiali Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. I rappresentanti dell’ufficio della pubblica accusa hanno chiesto la conferma della assoluzione per l’ex senatore Marcello Dell’Utri. La sentenza d’appello da annullare secondo la Procura generale della Cassazione “sviluppa la trattativa negli anni, ma non fa una precisa ricostruzione della minaccia e di come sia stata rivolta al governo”.

Un nuovo processo per la trattativa Stato-Mafia. La richiesta è della procura generale della Cassazione nei confronti di Mori, Subranni e De Donno

Per questo – nelle conclusioni – si sottolinea che “in parziale accoglimento dei ricorsi degli imputati ricorrenti e della Procura Generale presso la Corte di Appello di Palermo, annullamento con rinvio della sentenza impugnata, limitatamente alla minaccia nei confronti dei governi Amato e Ciampi”. Sempre secondo i rappresentanti della pubblica accusa è “necessario annullare la sentenza con rinvio” per le assoluzioni dei carabinieri Mori, De Donno e Subranni anche perché almeno una parte delle prove a supporto della sentenza impugnata “sono desunte indiziariamente” e non dimostrano le accuse “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Perché “a questa esigenza di certezza processuale, la sentenza fornisce una risposta non conforme al diritto e difettosa sul piano motivazionale”. Il giudizio d’appello – è stato detto – non fa una precisa ricostruzione della minaccia al governo e lo fa solo in modalità congetturale. E poi il “percorso logico seguito dalla corte d’Assise si nutre di alcuni elementi viziati – si aggiunge – non può non convenirsi con la difesa, sul fatto che la sentenza si affidi a una serie elementi carenti dei requisiti di gravità e precisione”.

Secondo la Procura generale, i fatti storici non sono dimostrati “oltre ogni ragionevole dubbio“: “a questa esigenza di certezza processuale, la sentenza fornisce una risposta non conforme al diritto e difettosa sul piano motivazionale”, perché “descrive la trattativa negli anni ma non fa una precisa ricostruzione della minaccia e di come sia stata rivolta al governo, e lo fa solo in modo congetturale”.

In particolare, il provvedimento d’Appello “manca di indicare il preciso contenuto delle richieste” rivolte da Cosa nostra a Giovanni Conso, ministro di Grazia e giustizia nei governi Amato e Ciampi: solo conoscendo quel contenuto, argomentano i magistrati, si sarebbero potute fare “valutazioni di merito essenziali per sostenere logicamente le conclusioni sull’integrazione del delitto”, valutazioni “che non risultano effettuate nella sentenza impugnata”.

All’esame del collegio, composto da cinque magistrati, c’è la sentenza di 2.791 pagine emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, che il 23 settembre 2021 ha ribaltato la decisione di primo grado assolvendo “per non aver commesso il fatto” l’ex senatore Marcello Dell’Utri e “perché il fatto non costituisce reato” gli ex generali del Ros dei Carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni e l’ufficiale Giuseppe De Donno.

In quel caso furono confermate solo le condanne al boss corleonese Leoluca Bagarella (ridotta da 28 a 27 anni) e quella al medico Antonino Cinà (12 anni). Ma il processo sulla trattativa, questo si sa bene, ormai è diventato solo un ulteriore randello per i garantisti pelosi o per i delatori della magistratura antimafia di questo Paese. Interessa solo agli addetti ai lavori e ai persecutori dell’impunità. Interessava anche a Massimo Giletti che nella sua trasmissione avrebbe voluto parlarne nelle prossime puntate. Ma il programma di Giletti non c’è più.

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