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Schlein al bivio sulle armi a Kiev

Il primo atto politico di Elly Schlein da segretaria del Partito democratico il duro atto d’accusa contro il ministro dell’Interno Piantedosi dopo l’audizione in commissione Affari Costituzionali della Camera. Schlein ha puntato il dito contro le parole del ministro “disumane e totalmente inaccettabili e non adeguate al ruolo” dopo quella che ha chiamato “strage di Crotone”, chiedendogli “chi è lei per stabilire che cosa giustifichi o meno la disperazione se la scelta è molto spesso tra il rischio di morte per tortura o il rischio in mare”.

La corrente di Guerini avverte la neo-segretaria Schlein. Il sostegno all’Ucraina è la linea rossa da non attraversare

Abbiamo chiesto chiarezza sulle responsabilità. – dice la segretaria del Pd – Abbiamo chiesto in particolare, a seguito delle dichiarazioni del comandante Aloi, perché non è stato fatto un intervento da parte della Guardia Costiera italiana con mezzi adeguati se c’era possibilità di intervenire per tempo” visto che c’era già stata “la notizia di Frontex che parlava di rilevazione di calore umano”.

La neosegretaria del Pd ricorda anche “i due tentativi non andati in porto da parte della Guardia di Finanza di raggiungere l’imbarcazione. Perché a quel punto non è stata attivata la Guardia Costiera Su questo non abbiamo ricevuto risposte”. Nel partito c’è chi applaude la nettezza della segretaria, con “parole finalmente forti che non abbiamo mai pronunciato fin qui”, ma il bivio su cui qualcuno aspetta Schlein al varco è quello sull’invio di armi all’Ucraina.

L’ha detto senza troppi nascondimenti il deputato Enrico Borghi (uno dei punti di riferimento di Base riformista) che parla della “questione del sostegno alla resistenza ucraina” come una “linea rossa per garantire la vera identità di un partito di sinistra di governo in un paese occidentale”. Borghi assicura di “non voler creare problemi alla segretaria” ma è chiaro che l’appoggio a Zelensky è la leva per creare le prime crepe tra Schlein e una parte del suo elettorato (culturalmente “pacifista”) e per accusare il Pd di schiacciarsi sulla linea del Movimento 5 Stelle.

Schlein e i suoi per ora non cadono nella trappola ma sono consapevoli che l’opposizione interna si è già messa al lavoro. A questo si aggiunge un malumore diffuso per “il rischio di sardinizzazione del Pd” (come ci dice una deputata delusa dalla sconfitta di Bonaccini) alla luce dei ventilati ingressi di Mattia Santori e Jasmine Cristallo nel gruppo dirigente. L’ex sardina Santori tra le altre cose è accusato di mancanza di delicatezza contro Beppe Fioroni.

L’ex esponente del PD, che ha annunciato il proprio addio dopo la vittoria di Schlein, dice di essere stato “sfrattato”. “Se ne va Fioroni e ne arriveranno altri cento”, ha risposto Santori. Lo incalza la sua ex compagna nelle Sardine Cristallo: “Bisogna avere rispetto per chi ha una certa storia, – dice in quel partito c’è rimasto. Io ho fatto la tessera di recente, non mi sento di dire che qualcuno, di non rispettare chi già c’era”.

Sabato Conte e la Schlein parteciperanno insieme alla manifestazione a difesa della scuola e della Costituzione che si terrà a Firenze

Sul fronte delle alleanze si potrà misurare la nuova temperatura tra Pd e M5S sabato, quando Giuseppe Conte e Elly Schlein parteciperanno insieme alla manifestazione a difesa della scuola e della Costituzione che si terrà a Firenze. “Vedremo alla prova dei fatti: su salario minimo, transizione ecologica, giustizia sociale, e anche sull’invio delle armi all’Ucraina, vedremo se Elly Schlein sarà più vicina a noi o al Pd di Letta”, dice la capogruppo del M5S in Senato Barbara Floridia.

Qualcuno (sia nel Pd che nel Movimento 5 Stelle) pensa che la sovrapposizione di temi potrebbe essere un problema nei consensi. Chissà che ci si renda conto che il ragionamento è politicista e ha poco a che vedere con la politica, quella maiuscola.

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Elly Schlein di traverso, a Renzi non resta che Calenda

Ci ha messo un po’ ma alla fine è arrivato anche Matteo Renzi nel campo largo di quelli che immaginano la fine del mondo e l’invasione delle cavallette per l’elezione nel Pd di Elly Schlein come segretaria.

Tramontato il sogno di rientrare nel Pd, l’ex premier Renzi vaneggia di un fantomatico centro oltre il 10% alle prossime Europee

Poco male, verrebbe da dire, visto che lo strepitare di terzopolisti e della destra (curiosamente quasi identico nelle modalità, nelle illazioni e nelle corbellerie) non fa che convincere gli elettori di Schlein di avere fatto la cosa giusta, spaccando quella melassa di centro-centro-centro-centrosinistra in cui il centro pur elettoralmente irrilevante puntava all’erosione dei Dem.

“La vittoria di Elly Schlein alle primarie del Pd cambia la politica italiana. Voglio farle i complimenti perché vincere le primarie con un milione di partecipanti richiede tenacia e coraggio. E ovviamente complimenti anche a Stefano Bonaccini per la battaglia leale”, scrive Matteo Renzi nella sua newsletter settimanale.

Il leader di Italia Viva aveva previsto la vittoria di Bonaccini

Nessun cenno al fatto che proprio Renzi avesse previsto l’esatto contrario quando a Tagadà con la sicumera del “genio della politica” disse “vincerà Bonaccini, nettamente. Se devo guardare agli interessi del Terzo polo, se vince Schlein da noi viene più gente. Ma ho pieno rispetto per le loro scelte. Bonaccini stravince, è persona seria, ma avrà una bella faticaccia, dovrà recuperare molto consenso”.

Del resto una delle caratteristiche dell’esser geni nel polo della competenza è quella di avere memoria breve e di confidare nella memoria breve dei loro elettori. Secondo Renzi il Pd con Schlein “diventa un partito di sinistra-sinistra che compete direttamente con il Movimento Cinque Stelle e assorbe i partitini di sinistra radicale”.

Anche questo è comprensibile: da quelle parti lavorare per ridurre le disuguaglianze è un ostacolo al prodotto interno lordo. L’ossessione del Terzo polo ora è affibbiare il prima possibile l’etichetta di “populisti” al Pd di Schlein in accoppiata con il M5S di Giuseppe Conte per potersi distinguere. È dura la vita di chi ha bisogna di insozzare gli avversari per costruirsi un’identità ma quel lavoro sporco qualcuno è sempre disposto a compierlo.

Renzi si definisce “entusiasta” per quello che sta accadendo: “Vengono giù – all’improvviso, tutti insieme – gli alibi di chi ancora pensava di poter coltivare il riformismo dentro il Pd”. Anche in questo caso bisognerebbe prendersi il tempo di studiare quando sia successo in Italia che il termine “riformismo” sia stato scippato da liberali conservatori che dialogano più facilmente con Berlusconi e Meloni rispetto al centrosinistra.

Renzi promette di non aprire nessuna “campagna acquisti”

Ma lasciamoglielo pure: Renzi promette di non aprire nessuna “campagna acquisti”, non avendo evidentemente trovato il tempo di leggere la newsletter del suo collega Calenda che invece punta tutto sui nuovi ingressi dei “delusi”. Anzi il senatore di Rigano si proietta già alle prossime elezioni europee immaginandosi a “più del 10%”. “Abbiamo l’occasione per fare delle Europee 2024 una svolta strepitosa”, scrive Renzi. L’ennesima svolta annunciata.

“Lo spazio politico del nuovo Pd è sulla frontiera dei Cinque Stelle”

E infine, promette lo stop ai “litigi quotidiani con il Pd” perché “lo spazio politico del nuovo Pd è sulla frontiera dei Cinque Stelle”. “Nelle prossime settimane andremo avanti con decisione insieme ad Azione sulla strada del partito unico”, annuncia Renzi. E anche su questo le letture della realtà che arrivano dai suoi sono piuttosto differenti.

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Lollobrigida batte tutti nella gara delle giravolte

Altro che retromarcia. è un doppio salto carpiato quello che fa il ministro dell’Interno. “Fermatevi, verremo noi a prendervi. Questo è il senso dei corridoi umanitari”, dice Matteo Piantedosi, in audizione alla commissione Affari costituzionali sulle linee programmatiche del dicastero, facendo una precisazione sulle sue affermazioni finite al centro della bufera politica dopo il naufragio di Cutro.

Commentando la tragedia, Piantedosi aveva detto che “la disperazione non giustifica viaggi a rischio”. “Realizzare Centri di permanenza per i rimpatri – dice ora – è molto dispendioso, ma lo riteniamo nel programma. Il discorso delle espulsioni è la chiusura del cerchio per flussi migratori irregolari. In questo senso non solo abbiamo in animo la logistica di supporto, ma anche contatti con Paesi all’origine di questi flussi”. E in confusione sono anche i suoi colleghi.

Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha precisato che quella cifra si riferisce all’alto numero delle domande pervenute

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, prima dichiara di essere al lavoro come governo “per fa entrare legalmente quasi 500.000 immigrati legali”, poi però precisa che quella cifra si riferisce all’alto numero delle domande pervenute. Piantedosi per ora non risponde nemmeno ai dubbi sul ritardo dei soccorsi dopo la segnalazione di Frontex e sui mezzi che non avrebbero potuto salvare le vite ai migranti perché la Guardia di Finanza non avrebbe mezzi “in grado di intervenire con quelle condizioni meteo”.

L’ex dirigente medico della polizia di Stato, Orlando Amodeo, racconta che nel dicembre 2013, con mare forza 8, 40 miglia al largo di Crotone, le motovedette della Guardia Costiera salvarono 142 persone. Perché ora non è accaduto? In giornata Piantedosi spiega che il senso delle sue parole (“la disperazione non giustifica viaggi a rischio”) sia stato frainteso (tanto per cambiare): “Fermatevi, verremo noi a prendervi. Questo è il senso dei corridoi umanitari”, ha detto ieri in audizione alla Commissione Affari costituzionali.

Ma M5S, Pd e Alleanza Verdi-Sinistra insistono perché il ministro riferisca in Aula. “La questione per noi è: cosa è accaduto e cosa ha fatto il governo tra le ore 22.30 e le ore 4.10? Questo vorremmo sapere, perché leggere e ascoltare spiegazioni che in qualche modo attribuiscono la responsabilità alle stesse vittime lascia senza parole”, accusa il senatore Andrea Giorgis, capogruppo del PPd in Commissione Affari costituzionali.

Secondo Marco Grimaldi, vicepresidente del gruppo Alleanza Verdi Sinistra alla Camera, ”potevano essere salvati e si poteva evitare la tragedia. È questo il pesante sospetto che pesa sulla amministrazione del Viminale dopo il naufragio sulla spiaggia di Cutro”.

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La rotta turca non nasce a caso

Da noi accade così: solo quando i corpi vengono vomitati sulle nostre spiagge e insozzano i tappeti delle cronache locali si decide di aprire le cartine e capire cosa accade qualche metro più in là del nostro palmo di naso. La “rotta turca”, o rotta jonica, di cui tutti ora parlano è la rotta che cresce di più. Le rotte che disegnano la speranza di chi si modificano in base alle leggi e al clima geopolitico. La politica si illude di chiuderle e invece quelli trovano (e troveranno sempre) un’altra strada perché la voglia di sopravvivere è come un’infiltrazione, non si ferma se non si risolvono la fame, la siccità e il piombo.

La “rotta turca”, di cui tutti ora parlano, è la rotta che cresce di più. Ecco come Erdogan usa i migranti come arma di pressione politica

La chiusura della rotta orientale, desertificata dall’inferno della Bosnia Erzegovina e dai calci e manganelli della polizia croata, ha spinto i migranti a cercare l’Italia dalla costa calabrese imbarcandosi dalla costa turca. Quando nel febbraio del 2020 il presidente turco Erdogan ha usato i migranti come arma di pressione politica contro l’Europa, spingendoli a pressare sui confini della Grecia, è cambiato tutto.

L’accordo tra Turchia e Unione europea per la gestione dei flussi migratori del 2016 (l’ennesimo appalto delle frontiere in cambio di soldi mentre Bruxelles chiudeva gli occhi di fronte una catastrofe umanitaria) ha ridisegnato la rotta, dopo gli otto miliardi di euro europei entrati nelle tasche del sultano. Il viaggio dalle coste turche alla Calabria costa quasi 10mila dollari per gli adulti 4,500 dollari per i bambini.

Viaggi di “prima classe”, li chiamano una certa narrazione che fa riferimento all’utilizzo spesso di barche a vela. Le testimonianze dicono tutt’altro: la mancanza di cibo, di aria, la disidratazione rendono il mare un’odissea consumante. Alcune persone raccontano di essersi nutriti per giorni solo con acqua di mare mescolata con zucchero.

Afghani, iracheni e curdi sono coloro che utilizzano di più la rotta. Gli scafisti sono spesso croati che si danno alla fuga con moto d’acqua prima di attraccare. Ovviamente non manca la ‘Ndrangheta che concede le coste. L’attività rende: i contrabbandieri possono guadagnare circa 500mila euro (per viaggio su una barca rubata che costa circa 100.000 euro). I numeri sono quelli, per ora, che ha fornito l’Unhcr: il numero complessivo di arrivi via mare in Italia nel 2021 è salito fino a 59mila persone, rispetto ai 32mila dell’anno precedente.

La rotta calabrese ha registrato 9.687 arrivi rispetto ai 2.507 dell’intero 2020

In particolare, la rotta calabrese ha registrato 9.687 arrivi rispetto ai 2.507 dell’intero 2020. Con un numero importante di nuclei familiari rispetto ai viaggiatori singoli. Si arriva preferibilmente in Calabria ma anche i porti di Bari e Ancona (con rare partenze dall’Albania) sono stati interessati dagli arrivi. Di recente dalle barche a vela si è passati a barchini malconci del tutto simili a quelli usati sulla rotta libica oppure vecchi pescherecci talmente stracarichi che sembrano affondare da un momento all’altro. E infatti affondano.

La strage di Cutro è solo un lancinante tassello di una puzzle più ampio. L’accoglienza “L’accoglienza dei migranti dipende solo dallo straordinario impegno dei nostri sindaci”, ha spiegato il presidente della Regione Calabria. A terra c’è solo il Cara di Isola di Capo Rizzuto sempre strapieno con gli arrivi a Lampedusa e una tecnostruttura sul molo di Roccella Jonica allestita dalla Croce Rossa. E, ogni tanto, a terra inevitabilmente arrivano anche i corpi.

 

Leggi anche: Nei verbali la verità sul naufragio di Cutro. I migranti ammassati in stiva. La Procura ha raccolto le voci dei superstiti. Resta al centro il nodo dei soccorsi partiti troppo tardi

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Salvini scappa

L’aveva definita “zecca tedesca“,”sbruffoncella” e “complice di scafisti e trafficanti”. La prima e la terza definizione sono passibili di condanna. Che Carola Rackete sulla quale su Left abbiamo scritto molto sia “complice di scafisti e trafficanti” appare, allo stato attuale, una diffamazione bella e buona.

Solo una tra le tante che alcuni membri di questo governo usano per soffiare sul razzismo che hanno promesso di sfamare durante la loro campagna elettorale.

Matteo Salvini ha probabilmente diffamato Carola Rackete ma dopo avere passato mesi a infamarla ieri ha deciso di farsi salvare dai suoi compagni di brigata nella Giunta per le elezioni che ha negato l’autorizzazione a procedere, dopo la denuncia per diffamazione della capitana di Sea Watch 3. A favore di Salvini hanno votato in dieci: i senatori del Carroccio, di Fdi e di Forza Italia, con tre voti contrari (due del Pd e 1 del M5s) e due astenuti, il renziano Ivan Scalfarotto e Ilaria Cucchi dell’alleanza Verdi-Sinistra.

Ilaria Cucchi ha spiegato di aver ritenuto doveroso astenersi “avendo avuto con l’onorevole Salvini, oggi ministro, numerosi procedimenti come persona offesa e/o indagata per lo stesso titolo di reato”. Il gruppo Verdi-Sinistra ha comunque confermato che voterà l’autorizzazione a procedere in Aula.

Non ci sta il senatore del Pd Alfredo Bazoli: “È una vergogna. – dice -. Non è accettabile che si usi questo strumento della insindacabilità per proteggere e impedire che vada a giudizio un ministro che si è permesso per un mese e mezzo consecutivo da qualunque canale, tv o social di insultare una persona, protesta il senatore parlando di “un precedente molto pericoloso perché così si autorizza chiunque a dire qualunque cosa in un’aula parlamentare essendo autorizzato a farlo, e si fa un pessimo servizio alle nostre prerogative che vanno salvaguardate sì ma non in questo modo. Ci si scherma dietro ragioni giuridiche che sono totalmente infondate, secondo noi”. Dello stesso avviso anche Ketty Damante del Movimento 5 stelle: “Per noi – spiega – Salvini dovrebbe difendersi nel processo, e non dal processo esattamente come ogni altro cittadino. Nel merito, le sue parole contro Carola Rackete non rappresentavano opinioni politiche ma veri e propri insulti, di fronte ai quali oggi il leader leghista si scherma con l’immunità parlamentare anziché renderne conto davanti a un giudice. In aula confermeremo il nostro voto di oggi”.

Curiosa la difesa di Adriano Paroli di Forza Italia che si trincera dietro a “l’articolo 68” che “prevede che si individui il fatto per cui un senatore abbia espresso le sue opinioni nell’esercizio del suo mandato. Ciò non induce la Giunta a intervenire con un’analisi della veridicità o gravità delle affermazioni, non ci compete. Per me era evidente che quello che ha detto il ministro era nell’esercizio del suo mandato”. Per Paroli quindi un senatore che scippa un’anziana nell’esercizio del suo mandato è un problema che non gli compete, evidentemente.

Salvini scappa semplicemente questo. E lo fa nel momento in cui al Viminale c’è qualcuno che prova a fare peggio di lui.

Buon mercoledì.

*

L’immagine di apertura è una illustrazione di Paola Formica

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Pd, Zan: “Nessuna scissione, Calenda & C. si rassegnino”

Alessandro Zan è stato in prima fila per la campagna delle primarie della neoeletta segreteria Elly Schlein e non ha dubbi: “il PD è nato per essere un partito plurale – dice – che tiene dentro diverse anime e sensibilità e deve continuare a esserlo per non snaturarsi”. “Ha vinto Elly perché è riuscita a rimotivare tante persone a sinistra che ima questi anni si erano allontanate dal Partito democratico”, spiega, “perché non si sentivano appresentate.

Parla il dem Alessandro Zan: la partecipazione dimostra che l’innovazione paga. “I progressisti sono tali se sanno essere universalistici”

L’enorme partecipazione è la dimostrazione che il progetto di Schlein ha allargato”. Dice Zan: “Se qualcuno se ne vuole andare sono dispiaciuto, in un grande partito le primarie possono dare esiti diversi. Il partito laburista ce lo insegna. Elly rappresenta una politica di innovazione, fuori dagli schemi: sono aumentate le disuguaglianze e bisogna tornare a parlare alle persone con i redditi più bassi che si sono astenute nelle ultime elezioni. La sinistra deve stare là, con le persone che fanno più fatiche, le più fragili che hanno subito gli effetti della pandemia e della guerra”.

“Se abbiamo una destra che fa la destra che sta con i gruppi di potere la sinistra deve essere universalistica che vede il welfare come investimento, che crede nei beni comuni. è bello che per la prima volta sia stata eletta una segretaria che rappresenta l’antitesi della donna sola al comando che è a Palazzo Chigi (tra l’altro contro i diritti delle donne). Quella di Elly è una leadership collettiva, lei stessa è convinta che non possiamo ancora una volta affidarci a un leader solo al comando a cui affidare tutte le nostre speranze”.

“Sono gli stessi valori del cristianesimo – dice Zan – e anche questo schema per cui i cattolici dovrebbero essere più a destra non c’è più. Penso che il Pd debba rimanere la casa di tutta la sinistra, quella del cristianesimo democratico, quella socialista, quella più movimentata”.

E sulle parole di Calenda che invita i progressisti ad abbandonare il Partito democratico Zan ha le idee chiare: “Non ci sarà nessuna scissione. Calenda avrebbe potuto più elegantemente augurare buon lavoro a Elly e proporre temi su cui lavorare insieme all’opposizione. Il Paese ha bisogno di questo, non di politicisimi che vedono i partiti come contenitori”.

Leggi anche: Ambiente e salario minimo. La Schlein alla prova dei fatti. Dopo il passaggio di consegne con Letta la nuova leader del Pd parte subito con il tesseramento

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Il Pd di Elly, al di là delle chiacchiere

Ieri qualche sedicente esperto di politica discettava comodo in televisione dicendoci che «le primarie del Partito democratico sono state uno scontro di persone ma mancavano i programmi». È solo uno dei tanti esempi della mostrificazione dei Dem da parte di chi non li ha votati, non aveva intenzione di votarli e confida nella loro distruzione prevedendo di guadagnarci qualche briciola.

Stefano Bonaccini e Elly Schlein si sono affrontati con i programmi. Ora resta da vedere se verrano rispettati ma le linee sono chiare. «Le priorità sono il contrasto a ogni forma di disuguaglianza – ha spiegato appena eletta – il diritto a un lavoro dignitoso, la necessità di affrontare con massima urgenza l’emergenza climatica. Dobbiamo ricostruire fiducia là dove s’è spezzata». Ma vediamo cosa contiene il suo programma per capire come si muoverà nello scenario politico.

Sul lavoro Schlein ha preso le distanze in modo netto dalle politiche di renziana memoria. Secondo Schlein è necessario «voltare nettamente pagina dopo gli errori del Jobs Act e del decreto Poletti sulla facilitazione dei licenziamenti e la liberalizzazione dei contratti a termine». La battaglia è per contrastare la precarietà limitando i contratti a termine, rendendo più conveniente il lavoro stabile, abolendo le forme più precarie come gli stage extracurriculari e gratuiti e regolando i lavoratori delle piattaforme. E insiste sul reddito di cittadinanza: «Non va abolito, va migliorato». E poi rimarca la necessità di una battaglia per il salario minimo. «Saremo quel partito – ha detto – che non si dà pace finché non avremo posto un limite alla precarietà, posto un limite ai contratti a tempo determinato, abolito gli stage gratuiti, lottato per portare a casa il salario minimo. E lo dico già da ora, l’ho detto in queste settimane: ci rivolgeremo a tutte le altre opposizioni per fare questa battaglia insieme, per dire che sotto una certa soglia non è lavoro, è sfruttamento».

Anche sul cambiamento climatico la linea è netta. No al nucleare, maggiori investimenti sulle energie rinnovabili, un piano fiscale eco-friendly, in grado di azzerare progressivamente i sussidi ambientalmente dannosi e legare le imposte indirette alle emissioni di Co2 e una vera legge sul consumo di suolo. Sulla sanità si promette un maggiore investimento puntando sulla sanità pubblica, potenziando la cura domiciliare e territoriale. Nel suo discorso ha anche parlato di immigrazione: «Proprio oggi (abbiamo) un’altra strage nel mare, davanti a Crotone, che pesa sulle coscienze di chi solo qualche settimana fa ha voluto approvare un decreto che ha la sola finalità di ostacolare i salvataggi in mare, quando invece ci vorrebbero vie legali e sicure per l’accesso a tutti i Paesi europei e ci vorrebbe una Mare Nostrum europea. Una missione umanitaria per il soccorso in mare».

Idee chiare sul fisco: «il sistema fiscale italiano deve diventare più chiaro, comprensibile e semplice. In una riforma fiscale complessiva e progressiva anche il tema dei grandi patrimoni deve essere affrontato in un’ottica redistributiva, a partire dall’allineamento della tassa sulle donazioni e successioni al livello degli altri grandi Paesi europei». Poi ci sono i diritti, su cui Schlein ha sempre avuto una barra dritta e un’idea chiara.

Di punti programmatici ce ne sono, eccome. E sono i punti programmatici comuni a molti esponenti della socialdemocrazia in Europa, niente di mostruosamente radicale come vorrebbe far credere qualcuno. Resta da vedere se Schlein riuscirà a compiere ciò che ha in mente. Ma i punti ci sono, eccome. E il suo avversario Stefano Bonaccini, con grande senso di responsabilità e delle istituzioni, si è messo a disposizione.

Buon martedì.

Nella foto: Elly Schlein frame del video del discorso dopo la vittoria alle primarie Pd

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Romanzo Viminale, quello di Piantedosi ormai è il dicastero dell’Inferno

Il ministro dell’Inferno Matteo Piantedosi riesce a essere peggio ogni giorno che passa. Mentre ancora si recuperano le persone in mare (meglio: i cadaveri in mare) Piantedosi riesce a piazzarsi davanti a un microfono e trova il coraggio di dirci che “la disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo le vita dei propri figli”.

Il ministro dell’Inferno Matteo Piantedosi riesce a essere peggio ogni giorno che passa

La frase oltre che stupida e disumana è indice di un’ignoranza piuttosto pericolosa nella bocca di chi dovrebbe decidere delle sorti di disperati per terra e per mare. Se studiasse il ministro dell’Inferno potrebbe imparare che il concetto di “scegliere di partire” esiste solo nelle comode menti dei comodi europei sui loro divani.

Iracheni, iraniani, afghani e siriani scappano. Scappano da condizioni di vita che mettono in pericolo i loro figli molto di più di un qualsiasi barchino o di qualsiasi traversata con i piedi ghiacciati. Se Piantedosi avesse i figli in pericolo non starebbe ad ascoltare i consigli i qualche burocratico ministro di qualche altro Paese.

Caricherebbe i suoi figli ovunque, in spalla o in barca, perché una morte incerta è sempre meglio di una morte certa, in qualsiasi condizione e in qualsiasi situazione. I disperati, caro Piantedosi, se ne fottono dei giudizi degli altri sulle loro scelte esistenziali. Del resto quella di ieri è solo l’ultima delle tante bugie che Piantedosi, per conto di Giorgia Meloni e del suo governo, continua a propagare per fomentare la propaganda e nascondere l’inettitudine.

C’è, ad esempio, la solita bugia dei porti chiusi del blocco delle partenze che è uno slogan a cui può credere solo chi non ha minimamente idea di cosa siano le migrazioni nella storia dell’uomo. Pensare di fermare le persone (con muri o con pattugliamenti) è un’illusione che serve solo a coniare qualche slogan da appiccicare sui manifesti. Una persona su 30 è migrante.

L’attuale stima globale è che ci fossero circa 281 milioni di migranti internazionali nel mondo nel 2020, il che equivale al 3,6% della popolazione mondiale. Leggendo questi numeri ci si rende conto di quanto sia vigliacca la prosopopea e l’allarme su qualche gommone? Vigliacca anche la bugia che ripete “è colpa degli Stati che li fanno partire su quelle imbarcazioni”.

Nessuno Stato fa partire nessuno. Le imbarcazioni insicure e sovraffollate sono il frutto della mancanza di qualsiasi via legale per partire. Lì dove c’è l’illegalità, da sempre, c’è insicurezza. Se si decide di lasciare gestire le migrazioni agli scafisti (che Piantedosi condanna e arresta fingendo di non sapere che sono le stesse persone che il governo italiano finanzia illudendosi di “controllare le partenze”) è normale che le traversate siano gestite in modo criminale.

Le Ong non fanno da calamita ai disperati in fuga. La maggior parte dei migranti arriva su imbarcazioni fantasma

Basta anche, davvero, con questa pagliacciata delle Ong. Le persone che arrivano qui solo in minima parte lo fanno con navi di Ong. Il tratto in cui è avvenuta la tragedia di Crotone non è presidiato da nessuna Ong e già questo smaschera la bugia del “pull factor”, ovvero delle Ong come “calamita” che invoglia le partenze. Per gestire le migrazioni ci vuole competenza, intelligenza e cuore. Le parole di Piantedosi sono solo propaganda spiccia senza nessun fondamento. Ministro Piantedosi, studi e vedrà che i temi complessi non si sciolgono ripetendo bugie.

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Per la Schlein il primo ostacolo è il fuoco amico

“Abbiamo ammazzato il Pd”. La frase di Lorenzo Guerini dopo la batosta storica che ha preso la sua corrente Base riformista riflette perfettamente la natura degli ex renziani: il partito è roba loro, sono loro e non gli elettori a deciderne le sorti (l’hanno “ammazzato” perché hanno fatto votare le persone?) e il partito esiste solo se corrisponde ai loro desiderata. I sedicenti “progressisti”, al di là delle congratulazioni di facciata sono il primo vero nodo di Elly Schlein da segretaria.

La neo segretaria del Pd Elly Schlein deve guardarsi le spalle dai renziani. Ancora forti nel partito nonostante la batosta dei gazebo

Il lavoro di logoramento è già iniziato e, come sempre, è pateticamente prevedibile. Per capire la sceneggiatura basta farsi un giro sui giornaletti suggeritori e tra i social dei cosiddetti intellettuali di riferimento dei liberali dem: la sciagura Schlein per loro si manifesterà con “il partito fagocitato da Conte e Casalino”, l’imperdibile editorialista dell’inchiesta ci dice di una “trasformazione del partito in una specie di “Arci diritti” destinato a rappresentare la parte più elitaria delle ztl cittadine, oltre che il Pigneto, Nolo e la brigata dei cuoricini sui social” e i più sprezzanti del ridicolo vedono addirittura “un rischio per l’Ucraina”.

Il primo pensiero leggendoli sarebbe quello di confinare le strampalate tesi a isterie da sconfitta ma basta aspettare qualche ora per ritrovarsi il copione recitato dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori che retoricamente domanda se Schlein “terrà la posizione atlantista o no? Terrà la linea Letta sull’Ucraina o no? Sarà pragmatica sul lavoro che non è solo difesa dei salari ma anche creazione di lavoro o no?”.

Evidentemente il passa parola funziona, eccome. Nessuno di loro che riflette sul risultato e ha una pur piccola tentazione di mettersi in discussione. Lorenzo Guerini nella “sua” Lodi ha preso una scoppola nonostante avesse schierato per Bonaccini il sindaco Furegato e tutti i suoi assessori. Nella “sua” Bergamo Giorgio Gori ha dovuto contare 363 voti a favore di Schlein contro i 215 di Bonaccini mentre nella provincia Schlein prende 240 comuni su 243.

Sono passate poche ore dalla vittoria e la segretaria del Partito democratico si ritrova già a dover fare i conti con le minacce di scissione di qualche ex renziano sui territori. Chi si è già scisso è lo storico dirigente della Margherita Beppe Fioroni che all’Adnkronos spiega che con la vittoria di Schlein “nasce un nuovo soggetto che non è più il Pd che avevamo fondato e prendo atto della marginalizzazione dell’esperienza popolare e cattolico democratica” e saluta tutti (quelli che si ricordavano che nel Pd ci fosse ancora Fioroni).

Scontata è anche la battaglia a testa bassa che contro Elly Schlein lancerà il Terzo polo: “Dopo l’elezione di Schlein il campo è ben definito: Pd/5S su posizioni populiste radicali; Fdi guida la destra; il Terzo Polo che rappresenta riformisti, liberal democratici e popolari. Domani partirà un cantiere aperto e inclusivo per arrivare a un partito unico. Porte aperte”, scrive su twitter Carlo Calenda, leader di Azione.

Anche qui lo schema è prevedibile, quello di sempre: autonominarsi rappresentanti di un’area pur non riuscendo a prenderne i voti è un problema che non sfiora lontanamente Calenda e i suoi compari. La retorica di Schlein “radicale” è la stessa degli ex renziani all’interno del Pd. Che le posizioni di Schlein siano le normali posizioni dei partiti di centrosinistra in tutta Europa è sfuggito ai competenti di casa nostra: l’importante, come sempre, è provare a demolire il Pd per vedere se avanza qualche transfugo da poter imbarcare.

Socialdemocratiche come Elly Schlein in Europa ce ne sono moltissime ma forse ha ragione il giornalista Matteo Pascoletti quando scrive “già inizia a sbroccare gente che nella vita deve autocertificarsi “moderata” o “liberale” perché per l’educazione piccolo-borghese ricevuta è troppo radicale dire “babbo, mamma, sono di destra!”…”.

Ma non sono solo gli scissionisti del passato e del futuro l’unico problema per la nuova segretaria del Pd. Ora c’è innanzitutto da “tenere insieme” la truppa parlamentare rinnovando le cariche senza provocare strappi. Le capigruppo alla Camera e al Senato dei dem (Debora Serracchiani e Simona Malpezzi) dovrebbero essere sostituite con persone vicine a Schlein. Si fanno i nomi di Chiara Braga, Chiara Gribaudo e Michela Di Biase per la Camera e Francesco Boccia e Antonio Misiani al Senato.

Stessa cosa accadrà in Europa dove Brando Bonifei potrebbe non essere più capo della delegazione. Poi c’è da comporre la segreteria con Boccia, Marco Furfaro (coordinatore e portavoce della mozione Schlein) oltre agli ex Articolo 1 Arturo Scotto, Roberta Agostini e Nico Stumpo e alle ex sardine Mattia Santori e Jasmine Cristallo. Ha sostenuto Elly Schlein anche il più volte ministro Dario Franceschini che sa bene come far pesare il proprio aiuto quando si tratta di nomine nella segreteria.

E qui arriva l’altro ostacolo che la segretaria dem dovrà essere brava a aggirare: sul suo nome, in nome di un rinnovamento declamato ma mai praticato, convergono anche ex trombati che vorrebbero usare Schlein come gancio per rimettersi in gioco. Accade sul piano nazionale e nel piano locale: chi conosce bene il Partito democratico ammette di avere intravisto tra i nomi della “mozione Schlein” sui territori gente che non ha nulla a che vedere con le idee, i modi e i principi della neo segretaria.

Salire sul carro del vincitore per riciclarsi del resto è un vizio vecchio come la politica. Una candidatura per la segreteria nata in tempi ristretti rischia di avere antenne deboli sui territori e farsi sfuggire gli eventuali cacicchi che sono un rischio dietro l’angolo. Infine c’è un rischio che vale per tutti, in tutti i partiti: cadere nell’errore di credere che il potere sia una posizione e non un esercizio. Saranno in molti a consigliare a Elly Schlein di smussarsi per non provocare frizioni e per restare salda in sella. È l’errore in cui cadono quasi tutti: la sua vittoria è l’apertura di una possibilità, nient’altro. Le cose cambiano cambiandole.

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Siate maledetti, scafisti politici

Per avere l’idea di cosa sia accaduto ieri a Steccato di Cutro basta andarsi a cercare il video in cui alcuni mezzi delle forze dell’ordine passano a pochi centimetri da una montagna coperta da un lenzuolo. Là sotto ci sono decine di morti, molte donne e molte bambini, che sono la montagnola dell’umido in cui noi buttiamo i nostri errori e nostri orrori.

Numeri ufficiali non ce ne saranno, tranquilli. I numeri ufficiali dei morti nel Mediterraneo sono statistiche che possono sapere esattamente quanti se n’è inghiottiti il mare. I morti si valutano sui racconti dei sopravvissuti – racconti disperati e disperanti – e sui corpi che si disimpigliano e infine galleggiano. Il mare che vomita corpi morti sulla spiaggia dell’Italia mentre il suo governo trattiene le navi che vorrebbero salvare, poi le multa e mentre si accorda con le peggiori autarchie per chiudere i confini è l’incubo che ci meritiamo.

Quella di ieri non è una giornata diversa dalle altre. Il Mediterraneo è un buco mortifero tutti i giorni. Ieri è semplicemente accaduto che anche i peggiori satrapi che governano questo Paese hanno dovuto farci i conti perché il sangue ha sporcato la tranquilla domenica pomeriggio dei loro elettori. «Si commenta da sé l’azione di chi oggi specula su questi morti, dopo aver esaltato l’illusione di un’immigrazione senza regole», ha detto ieri Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio di fronte agli accadimenti del mondo, quando non ha il copione scritto dai suoi alleati internazionali, mostra irrimediabilmente tutta la sua ignoranza: l’immigrazione senza regole è quella che marcisce sotto i governi che vorrebbero nascondere l’immigrazione sotto il tappeto. L’immigrazione “senza regole” è figlia dei cretini che vorrebbero fermare la gente che scappa dalla fame e dal piombo sventolando razzismo di bassa lega che non sa (e non vuole sapere) quello che accade da quelle parti del mondo.

Mentre in Calabria si recuperano i cadaveri sfranti dal mare sulla terra sgorgano le lacrime ipocrite. Il mare non uccide, le persone uccidono. I colpevoli di queste morti (come di tutte le morti nel Mediterraneo sono coloro che non hanno capito che senza canali legali l’immigrazione sarà sempre in mano all’illegalità («indispensabile che l’Unione Europea assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani, impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie», ha detto ieri Mattarella). I colpevoli di questi morti sono coloro che hanno interessi (o si disinteressano) di «guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà, territori resi inospitali dal cambiamento climatico» in un continente in cui rischiare di morire è l’unica strada per sperare di sopravvivere. I colpevoli di questi morti sono coloro che stringono le mani in Libia di persone che sono ufficiali di polizia di giorno e poi scafisti di notte. I colpevoli di questi morti sono quelli che bloccano le navi che salvano vite con decreti illegali e immorali. I colpevoli di queste morti sono i partiti che non hanno mai avuto la voglia di opporsi, nonostante fingano di essere dalla parte giusta.

I colpevoli siano maledetti. E siano maledetti gli speculatori – cara Giorgia Meloni – dell’immigrazione per riempirsi la pancia di voti. Siano maledetti gli scafisti politici.

Buon lunedì.

 

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