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Schlein, non avete visto arrivare il futuro

Il primo dato politico nella vittoria di Elly Schlein, ora nuova segretaria del Partito Democratico, è che all’interno del PD, all’interno del presunto centrosinistra italiano e sulle colonne di presunti autorevoli giornali in molti non ci hanno capito niente.

La vittoria di Elly Schlein alle primarie del Partito Democratico potrebbe essere una deflagrazione per il quadro del centrosinistra

I presunti “competenti” della politica italiana sono un accocco di conservatori concentrati sulle loro piccole posizioni di rendita. Se il Partito Democratico deve imparare una lezione da questa vittoria può scrivere in stampatello che ha una classe dirigente non solo sconnessa dalle periferie: sono sconnessi dalla realtà e infatti la realtà ieri gli è caduta addosso.

Il secondo dato politico è che “i diritti non interessano a nessuno” è una delle frasi per riconoscere i cretini che parlano di politica. Il punto è che i diritti bisogna rappresentarli oltre che declamarli e per rappresentarli bisogna essere credibili. Elly Schlein è stata credibile, a differenza di quel nugolo di uomini che la vedevano come souvenir per i diritti, pronti a esporla sulla mensola nel corridoio del partito.

Il terzo dato politico è che ora cambia davvero tutto. Ma non cambia tutto perché come dice qualche sedicente libdem “il PD è diventato sinistra radicale”: cambia tutto perché quella minoranza arrogante che teneva in mano il partito e che voleva possedere le chiavi di lettura del Paese torna giustamente a essere il. Catino dei conservatori.

Qualcuno sta già preparando le valigie per tuffarsi nel sedicente Terzo polo ma i peggiori – vedrete – rimarranno nel PD per paura di perdere qualche piccolo privilegio locale. Cambia il quadro politico nazionale perché il PD ora non ha più scuse: deve essere il partito del cambiamento dopo essere stato il partito del potere.

È un’occasione enorme per il PD e per il Paese. La vittoria di Elly Schlein potrebbe essere una deflagrazione per il quadro del centrosinistra. E potrebbe essere una bellissima deflagrazione. “Ancora una volta non ci hanno visto arrivare”, ha detto ieri Schlein in conferenza stampa. Lì dentro c’è già tutto.

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Fuga dalla scuola senza precedenti ma Valditara ha altre priorità. Quattro milioni di studenti non arrivano al diploma mentre altri 11,7 non si sono mai iscritti alle superiori

Se il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si occupassi di robe più serie del riscrivere i valori costituzionali di questo Paese e del far rissa con le presidi – peggiorando ogni giorno la sua posizione – potrebbe dirci qualcosa dello sfacelo fotografato ieri dal Rapporto Plus 2022 scritto dai ricercatori del Inapp: ben 11,7 milioni di italiani non si sono mai iscritti alla scuola secondaria superiore, quasi 4 milioni si sono fermati nel loro percorso di istruzione senza conseguire un diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Sono più uomini (62%) che donne (38%). A fronte di quasi 11 milioni di cittadini che acquisito il diploma non hanno proseguito gli studi, esistono 5 milioni di diplomati che si sono iscritti a percorsi universitari senza portarli a termine, con un dispendio di tempo e di risorse assai significativo. “Ancora oggi il 41% della popolazione tra 18 e 74 anni ha al massimo la licenza media (17,7 milioni di persone) – scrivono i ricercatori dell’Inapp- i diplomati sono la maggioranza: 42%, pari a 17,9 milioni di persone. La porzione di popolazione con titolo di studio più elevato è composta da 6,1 milioni di laureati (14%) e 1,3 milioni di persone con master e dottorati di ricerca (il 3%) e le donne continuano ad avere livelli d’istruzione più elevati”.

“Sono dati che fotografano in modo abbastanza netto il nostro sistema di istruzione e di formazione professionale – ha spiegato il prof. Sebastiano Fadda, presidente dell’Inapp- che deve essere migliorato per garantire una migliore aderenza dei percorsi formativi ai bisogni di competenze emergenti dall’evoluzione della società e per garantire anche un adeguato sistema di orientamento e di supporto capace di rompere la frequente dipendenza dei percorsi formativi dal retroterra culturale e reddituale dei genitori”. Altro che merito, di cui tutti straparlano. In Italia c’è bisogno di orientamento, investimenti nella scuola esostegno ai più fragili: sono questo le attività da sostenere per garantirsi nuove generazioni integrate e adeguate ai tempi, sia come cittadini sia come lavoratori.

Nel Rapporto Plus si analizza anche la partecipazione ad attività formative che coinvolge circa il 19% del totale delle persone tra i 18 e i 74 anni. Nel dettaglio, la formazione interessa meno chi non ha un lavoro rispetto agli occupati, in controtendenza con il resto d’Europa. Meno di 12 persone in cerca su 100 hanno seguito uno o più corsi di formazione e solo il 4,5% degli inattivi.

Zero tituli

Sempre con riferimento a chi non ha un lavoro, per gli uomini si osservano livelli di partecipazione a corsi di formazione quasi doppi rispetto alle donne. Per gli over50 si registrano i livelli di partecipazione più bassi e al contrario i laureati registrano quelli più alti (10%). Quasi il 60% delle attività formativa è svolta a distanza. La partecipazione ad attività formative degli occupati è invece superiore al 17%, molto simile tra donne e uomini. È più alta nelle classi d’età più mature e aumenta al crescere del titolo di studio (il 45% dei laureati ha fatto almeno una attività formativa).

La formazione degli occupati cresce inoltre all’aumentare della dimensione d’impresa ed è particolarmente elevata per il settore servizi (38%). Questo è un Paese che non studia. “Da questi dati emerge come la formazione non venga ancora adeguatamente utilizzata come una leva in grado di far fare un salto di qualità all’incontro tra domanda e offerta di lavoro e ai processi di riallocazione imposti dalle profonde trasformazioni del sistema produttivo. Anche sul piano personale, per chi vuole progredire nella propria carriera lavorativa – ha concluso il presidente dell’Inapp – la formazione, e in particolare l’apprendere ad apprendere, costituisce la base su cui costruire il proprio ruolo nel mercato del lavoro”.

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Antimafia Duemila sugli spettacoli “A casa loro” e “falcone, borsellino e le teste di minchia”

(fonte)

Ieri, al teatro comunale di porto San Giorgio è andato in scena il monologo ‘A Casa Loro’ interpretato dall’artista antimafia e giornalista Giulio Cavalli. Un monologo teatrale che nasce dai reportage di Nello Scavo (giornalista di Avvenire) e racconta il dramma di chi prova a fuggire dall’Africa per arrivare in Italia, restando spesso imprigionato in Libia.

Questa sera, invece, venerdì 24 febbraio (ore 21.15) l’Isola di Chiaravalle in via G. Bruno 3 ospiterà lo spettacolo “Falcone, Borsellino e le teste di minchia – Il ridicolo onore” scritto e interpretato sempre da Giulio Cavalli.

Recuperando i canoni dei giullari del ‘500 ma conservando il rigore del giornalismo d’inchiesta, il monologo ripercorre la storia delle mafie, smontando il presunto onore dei boss con la risata. Ridere di mafia diventa così una sorta di antiracket culturale: la parola come arma bianca con cui prendere parte ad una battaglia che non può e non deve passare di moda.

Castigat ridendo mores direbbero i latini: correggere i costumi con la risata.

I due monologhi, ha detto Cavalli, “sono i due temi su cui stiamo lavorando quest’anno e sono temi su cui io lavoro da sempre quindi quello dell’immigrazione, anzi più dell’immigrazione direi sullo sconcio accordo che c’è tra Italia e Libia e per cui l’Italia è capofila nell’Europa per pagare miliziani libici di questo stato che in realtà non è uno stato“.

“L’altro ieri Giorgia Meloni diceva a Kiev ‘bisogna vedere con i propri occhi’, e io penso che il teatro e il giornalismo sia un ottimo modo per portare le persone lì senza che si debbano spostare”.

‘Falcone, Borsellino e le teste di minchia’ “invece riprende il mio teatro più classico, quindi la giullarata, e racconta di questi trent’anni di mafia, di antimafia, di tutto ciò che non va nella narrazione che c’è stata e del fatto che abbiamo dato molto credito ai boss mafiosi – ce ne siamo innamorati non per ultimo Matteo Messina Denaro – e che ancora trent’anni dopo continuiamo a raccontare le mafie come un sistema criminale e non come un sistema di potere. L’anno scorso era il trentennale di Falcone e Borsellino e uno dei più grandi insegnamenti che ci hanno lasciato era stato proprio questo”.

“Nel primo caso lo spettacolo sulla Libia è uno spettacolo classico mentre nel secondo si ride perché sono convinto che la risata contro la mafia funzioni. Ce lo insegnano i giullari del ‘500 che i potenti ma soprattutto i prepotenti non sopportano la risata”.

E poi ancora, in merito al dibattito che si è accesso intorno al 41 bis: uno degli scopi di una “precisa parte politica del governo, mi sembra evidente, lo raccontano gli ultimi vent’anni della storia di questo Paese” sia “abolire mezzi di indagine o comunque mezzi giudiziari che servono per sconfiggere la mafia” in “nome di un garantismo che non ha niente a che vedere con il garantismo”.

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La multa alla Geo Barents e il decreto Piantedosi: una storia già scritta

Alla fine è accaduto. Una nave è stata multata per avere salvato vite e viene da chiedersi come racconteremo un fatto del genere ai nostri figli. La logistica dell’orrore macchinata dal ministro Piantedosi miete il suo primo provvedimento. La notizia arriva da Medici Senza Frontiere. «Le autorità italiane ci hanno appena comunicato che la Geo Barents, la nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere, è stata raggiunta da un fermo amministrativo di 20 giorni e una multa da 10 mila euro. Stiamo valutando le azioni legali da intraprendere per contestare l’accaduto. Non è accettabile essere puniti per aver salvato vite».

Sette giorni fa la nave aveva lasciato il porto di Ancona dopo avere cambiato equipaggio. «La Capitaneria di Porto di Ancona ci contesta, alla luce del nuovo decreto, di non aver fornito tutte le informazioni richieste durante l’ultima rotazione che si è conclusa con lo sbarco ad Ancona di 48 naufraghi». Medici Senza Frontiere specifica che «la contestazione non è dunque correlata con la missione che si concluse a La Spezia». Qualche giorno fa, il 17 febbraio, dalla nave erano sbarcati 48 migranti, di cui nove minorenni, salvati al largo delle Libia. Tutto si era svolto regolarmente.

Multati per aver risposto all’allarme di una imbarcazione in difficoltà

La “colpa” della Geo Barents è di avere modificato la propria rotta dopo avere avuto un porto assegnato. Ma perché la nave aveva modificato la rotta Semplicemente perché aveva ricevuto l’allarme di un’imbarcazione in difficoltà. E poiché quel fazzoletto di Mediterraneo è un pozzanghera mortifera, durante il suo tragitto l’imbarcazione di MSF ha incrociato un terzo quasi-naufragio. Li hanno salvati, ovviamente, com’è scritto nel diritto internazionale e nelle secolari regole del mare. Sessantuno migranti, tra cui 13 donne e 24 minori nel suo secondo salvataggio, 107 persone recuperate nel terzo salvataggio. Tutta gente che per Piantedosi e compagnia doveva marcire in mezzo all’acqua pur di avere “le carte a posto”.

Le sanzioni alla Geo Barents e l’abitudine all’illegalità di Stato
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. (Getty)

Come sempre l’Ue richiamerà l’Italia alle sue responsabilità, dimenticandosi delle proprie

Ora cosa accadrà? Segnatevelo perché è una storia già scritta. Medici Senza Frontiere presenterà ricorso, ricorrerà sicuramente in tutte le sedi. Comincerà una battaglia legale che non interesserà a nessuno, di cui non scriverà nessun giornale, finché per l’ennesima volta un tribunale ripeterà quello che sappiamo da sempre: salvare non può mai essere un reato, nemmeno se al governo ci sta gente che ha promesso ai suoi elettori di bombardare le Ong. E non solo: per l’ennesima volta accadrà che l’Ue richiamerà l’Italia alle sue responsabilità, fingendo di non essere quella stessa Unione Europea che finanzia muri e fomenta autarchie a respingere illegalmente i migranti.

Geo Barents, i minori sbarcati a La Spezia portati in pullman a Foggia. Quasi 800 chilometri dopo oltre 100 ore di navigazione
Sbarco di migranti (Getty Images).

Non abituiamoci all’illegalità di Stato

Ogni volta che accade una cosa del genere, ogni volta che ci ritroviamo di fronte a una palese irregolarità da parte del governo italiano sulla pelle di questi disperati, sorge il dubbio che scrivere l’ennesimo articolo possa davvero servire. Si viene colti anche da una certa malinconia nel pensare che i lettori possano essere “stufi” di leggere sempre le storie. Non è un bivio facile per chi si occupa di giornalismo e ha il privilegio di poter scegliere i propri temi. Il rischio vero però è che l’abitudine all’illegalità di Stato (a cui il governo aspira) archivi la sopravvivenza e la dignità delle persone. Il gioco vale la candela. Un altro pezzo sui migranti, ancora Sì, ancora. Ancora, per tutte le volte, ogni volta, che il governo e il ministro dell’Interno si ostinano a rendere lecita una pratica disumana che fa schifo da ogni lato la si guardi. Ancora, ogni volta che si intasano i tribunali per far loro ribadire gli stessi concetti che ripetono da anni. Ancora, perché il decreto Piantedosi e la volontà di sabotare il salvataggio di vite umane sono cose talmente orrende che dovrebbero campeggiare in prima pagina ogni giorno della settimana. Inoltre sappiamo anche come andrà a finire. E mentre quelli provano a inventarsi regole irregolari quelli muoiono. Ancora.

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Dai diritti alla partita delle alleanze. Ecco la posta in gioco alle primarie Pd. Domani l’atto finale della sfida tra Bonaccini e Schlein. Se vince il governatore il partito torna ai tempi di Renzi

Ci siamo. Domani sapremo chi sarà il prossimo segretario del Partito Democratico tra il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e la deputata (ex vice di Bonaccini) Elly Schlein. Secondo i dati ufficiali pubblicati dal Partito democratico la prima fase congressuale) in cui potevano votare solo gli iscritti al partito) Bonaccini ha preso il 52,9 per cento delle preferenze e Schlein il 34,9 per cento, mentre Gianni Cuperlo e Paola De Micheli si sono fermati rispettivamente all’8 e al 4,2 per cento. Come da regolamento quindi Bonaccini e Schlein si sfidano ora in un voto aperto a tutti i simpatizzanti.

Sfida finale

Il voto è aperto a tutti gli elettori, non solo a quelli del Partito democratico o agli iscritti al partito. Chi vota dovrà comunque dichiarare di “riconoscersi nella proposta politica del Partito democratico e di sostenerlo alle elezioni” e dovrà accettare di essere registrato nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori, come stabilito dallo statuto (art.4, comma 3) del partito. Chi è iscritto a questo albo ha tra le altre cose il diritto di partecipare alle attività del partito e il dovere di sostenere “lealmente” i suoi candidati.

Stefano Bonaccini gode del sostegno, tra gli altri, del sindaco di Bergamo Giorgio Gori, di quello di Firenze Dario Nardella, dell’ex segretario del partito Matteo Orfini, degli ex ministri Graziano Delrio, Lorenzo Guerini e Piero Fassino, e del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. È considerato il candidato più “moderato” e più disponibile ad aperture con il cosiddetto Terzo polo di Renzi e Calenda. Bonaccini ha iniziato la sua carriera politica nel PCI, ricoprendo la prima carica pubblica a 22 anni come assessore alle politiche giovanili nel Comune di Campogalliano.

È stato assessore ai Lavori pubblici per il Comune di Modena ed è stato segretario regionale del Pd in Emilia Romagna. Elly Schlein si è fatta notare come anima del movimento OccupyPD nato per protesta contro la mancata elezione di Romano Prodi presidente della Repubblica nel 2013. Ha sostenuto Pippo Civati nel 2013, al congresso del partito vinto da Matteo Renzi.

È stata europarlamentare rivestendo un ruolo importante nella revisione del regolamento di Dublino (in tema di diritto di asilo). Si è candidata con una sua lista (Emilia-Romagna Coraggiosa”) alle elezioni regionali in cui Bonaccini è stato confermato presidente in Emilia Romagna, venendo nominata vicepresidente. Alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 è stata eletta alla Camera come indipendente nella lista del Partito democratico, lasciando i suoi incarichi nella giunta e nel consiglio regionale dell’Emilia-Romagna.

Dopo quasi tre mesi, il 13 dicembre, Schlein si è iscritta di nuovo al Pd. Schlein ha ricevuto il sostegno, tra gli altri, del vicesegretario del partito Peppe Provenzano, dell’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando, dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, del deputato Alessandro Zan, e di Bersani, già segretario del Pd, oggi in Articolo 1 oltre a alcuni esponenti dell’area centrista del Pd, come l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini.

Si vota domenica dalle 8 alle 20, su tutto il territorio nazionale. Possono votare online alcune categorie, impossibilitate a presentarsi al gazebo. Dal 2007 a oggi il Partito democratico ha avuto in totale nove segretari, quattro dei quali sono stati eletti con le primarie. I risultati degli ultimi 16 anni hanno mostrato un calo dell’affluenza sia nella fase del voto degli iscritti sia in quella aperta a tutti gli elettori del partito.

Hilliqui deni blacium, odis conseriorro molupti osanditatia voles desequo mod magnamus molum earitec torpor aliquibeate delescia quiatatiam dis rem. Uci conet ent, cus.

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Il Carroccio va a tutto gas. Petizione contro le auto Green. La Lega è al Governo e può alzare la voce con l’Ue ma fa propaganda con un’inutile raccolta firme

Lo annunciano tutti entusiasti. “Nonostante il freddo anche in questo fine settimana la Lega torna in piazza: sabato 25 e domenica 26 saremo nelle piazze lombarde con oltre 500 tra banchetti e gazebo, in primis per ringraziare i cittadini lombardi per il loro voto alle elezioni regionali, per l’ottimo risultato del nostro movimento e della nostra coalizione di centrodestra.

Ma soprattutto saremo in piazza per raccogliere le firme contro il provvedimento, votato dal Parlamento europeo, per cui dal 2035 sara’ vietata la vendita in tutta l’Unione Europea di auto con motori a combustione, con una grave ripercussione economica e occupazionale per l’Italia. Per questo vogliamo far sentire la voce dei nostri cittadini. Infine in questa ‘gazebata’ lanceremo anche la campagna di tesseramento 2023: i cittadini potranno sottoscrivere al banchetto la loro tessera per il 2023, ma potranno farlo anche online all’indirizzo https://tesseramento.legaonline.it e la riceveranno poi a casa. Ci prepariamo ad un’altra grande mobilitazione elettorale sul territorio lombardo”.

Lo dichiara il deputato Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda per Salvini Premier. La Lega di Salvini senza più “la bestia” di Luca Morisi per farsi notare ha bisogno di inventarsi bestialità. L’ultima è la raccolta firme per protestare contro l’Unione Europa. Del resto contro la norma Matteo Salvini spara più o meno tutti i giorni.

Ultima bestialità

In un’intervista a Quattroruote Salvini ha spiegato: “Chiunque capisce come la deadline del 2035, così com’è stata definita, non funziona e non è inevitabile resti tale, essendo comunque prevista una revisione nel 2026. Entro metà marzo è previsto un passaggio al Consiglio Europeo, nel quale esprimeremo la nostra opinione, quello dell’auto è un settore più sensibile, ma se potremo contare sulle alleanze che ho riscontrato negli incontri con altri ministri potremo dare vita a una massa critica e ragionare quanto meno sui tempi e modi della transizione”.

Poi, ovviamente, ci sono gli attacchi al sindaco Beppe Sala per il limite dei 30 chilometri all’ora in alcuni punti delle città (norma già in vigore in molte capitali europee, ma questo Salvini evidentemente non lo sa o finge di non saperlo). E infine con la sua solita propaganda spiega che “chi vuole andare in bici dev’essere libero di farlo dove vuole, ma la macchina è uno strumento fondamentale di lavoro che, come tale, va trattato”. In questa sua battaglia la Lega trova come alleato, manco a dirlo, la Regione Piemonte che con il comparto delle auto a motore termico ha molto a che fare.

Come riporta Torinotoday, la regione Piemonte pianifica un’alleanza con le atre 11 regioni che industrialmente hanno poli legati al mondo automotive. L’obiettivo è arrivare entro il 2026 a presentare con dei dati una proposta di ammorbidimento del ban, già approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo. “Non ci aspettiamo cambiamenti epocali su quello che è stato stabilito ma dobbiamo lavorare perché questo 2035 è oggettivamente per il sud dell’Europa una scadenza troppo ravvicinata rispetto alla filiera che abbiamo. Rischia di mettere in crisi tutti”, ha dichiarato Andrea Tronzano, assessore regionale del Piemonte.

La regione Piemonte avrebbe realizzato uno studio attraverso l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali da sottoporre all’attenzione delle altre 11 regioni alleate che hanno un settore industriale minacciato dal ban 2035. Dopodiché, il documento sottoscritto dal sodalizio regionale sarà portato all’attenzione del ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso che dovrà andare in Europa a negoziare una limatura del ban. Lo scopo è quello di perseguire la neutralità tecnologica, anche attraverso il riconoscimento della validità dei biocarburanti, come il diesel 100% prodotto da materie prime rinnovabili.

Ma la vera domanda è un’altra: perché raccoglie le firme la Lega Che senso ha raccogliere firme mentre si è al governo con tanto di leader seduto nel suo posto da ministro? Perché Matteo Salvini al posto di scomodare i suoi militanti al freddo non impugna il suo telefono e non chiama la sua alleata Giorgia Meloni chiedendole di usare il suo ruolo nelle sedi europee. Più semplicemente: perché la Lega e Salvini non fanno politica e continuano a giocare con la propaganda

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Un ministro alla deriva sui migranti. Piantedosi copre i suoi flop con una barca di bugie

Il ministro dell’Inferno Matteo Piantedosi ha imparato il compitino. Ciò che conta è simulare il pugno di ferro, non conta che i numeri dicano tutt’altro. Così si fa comodamente intervistare da Il Giornale e dice: “Così abbiamo evitato il triplo degli sbarchi”. È un ottimo titolo, non c’è che dire, anche se un giornalista qualunque gli avrebbe chiesto come possa tenere la contabilità della disperazione.

Spiega Piantedosi: “Anche grazie alla nostra cooperazione, seppur in un quadro di arrivi numerosi, le autorità tunisine e libiche, dal 1° novembre ad oggi, hanno scongiurato l’arrivo, rispettivamente, di quasi 13mila e di oltre 9mila migranti. Si tratta di un risultato importante perché sono numeri che si sarebbero aggiunti a quello delle persone che sono riuscite a sfuggire ai controlli arrivando sulle nostre coste”.

Cosa significhi “scongiurare” sarebbe interessante da sapere ma il giornalista – che sbadato – si è dimenticato di domandarlo al ministro. Proviamo quindi a spiegarlo noi. Quando Piantedosi parla di “autorità libiche” si riferisce agli schiavisti che violentano poveri innocenti all’interno degli illegali centri di detenzione che tutte le organizzazioni internazionali (Onu compresa) hanno denunciato come crimine contro l’umanità.

La strategia di Piantedosi

Lo “scongiurare” gli arrivi significa evidentemente che gli schiavisti hanno eseguito gli ordini che arrivano dall’Italia e dall’Europa e non hanno aperto le catene. Come questo possa essere una vittoria è difficile da capire. Di certo è un atteggiamento istituzionale di cui la storia chiederà il conto. Oppure Piantedosi fa riferimento alla solerte attività della cosiddetta Guardia costiera libica che grazie alle imbarcazioni gentilmente donate dall’Italia e grazie all’addestramento che le abbiamo gentilmente offerto ha imparato molto bene a accalappiare coloro che riescono a fuggire dalle violenze libiche su terra e he per farlo sono costretti a pagare gli schiavisti via mare, ovvero gli scafisti.

Ci sarebbe anche da dire che scafisti e membri della cosiddetta Guardia costiera libica coincidono, svestono una divisa per indossare l’altra. Ma questo è solo uno dei tanti particolare che rende ancora più schifosa questa storia dell’orrore. Con la Tunisia invece il ministro fa riferimento agli accordi ambiti siglati tra i due Paesi. Il “nuovo Al Sisi” della Tunisia, il presidente Kaïs Saïed, ha stretto il cappio al collo della democrazia e in due anni di presidenza, dal 25 luglio 2021 con pieni poteri, ha distrutto l’assetto democratico del Paese per introdurlo nella selva oscura del dispotismo.

Saïed ha imparato bene che per essere simpatico all’Italia basta che si dichiari disponibile a chiudere i rubinetti dei fuggitivi, usando per l’ennesima volta la povertà delle persone e i migranti come merce di trattativa politica. Con l’accordo tra i due Paesi ragazzi e ragazze che hanno lottato contro l’involuzione democratica e la crisi, che hanno rischiato la libertà anche in nome della democrazia, se riescono a sopravvivere alla traversata, sono rispediti indietro come pacchi proprio dalla nostra sedicente democrazia che dovrebbe tutelare le iniquità ed ingiustizie. Che bel capolavoro, Piantedosi.

Solo che la realtà sta tutta nei numeri e i numeri smontano la retorica del “governo che chiude i porti”. Come fa notare Matteo Villa dell’Ispi da inizio Governo Meloni, gli sbarchi di migranti in Italia hanno superato quota 40mila. Erano stati poco più di 20mila nello stesso periodo dell’anno scorso (+94%). Meno dell’8% degli sbarcati è arrivato con Ong, contro il 16% dell’anno scorso. Le tanto odiate Ong quindi hanno un ruolo marginale e gli sbarchi di gente che scappa dalla fame e dal piombo se ne fottono della retorica del potente di turno.

Dirottamenti di Stato

Anche per questo risulta incredibile che l’azione del ministro e di tutta la sua ciurma si concentri invece sulla logistica dell’orrore, giocando a suon di decreti a mettere in difficoltà le Ong. L’ultimo patetico dirottamente del ministro è ai danni della nave “Aita Mari” della ong spagnola Salvamento Maritimo Humanitario, con 38 migranti a bordo. L’imbarcazione arriverà nel pomeriggio di venerdì 24 febbraio.

Una destinazione lontanissima che allunga di almeno quattro giorni l’agonia di 11 donne, 7 uomini, 18 minori, due neonati, per un totale di 38 persone. E mentre la città si prepara a accoglierli (mettendo in moto meccanismi praticamente sconosciuti) qualcuno fa notare che il sindaco di Ortona, Leo Castiglione è di centrosinistra. Sempre a proposito di coincidenze.

Ma la realtà a questo governo interessa poco, come poco interessano anche le vite delle persone. Ciò che conta è lasciare intendere che il vento sia cambiato nonostante gli sbarchi aumentino e le persone muoiano. E per farlo sono pronti (come lo sono stati beninteso anche quegli altri prima di loro) a stringere patti indicibili con chiunque. Gli autocrati che hanno a disposizione i cappi, i muri e le armi per respingere i bisognosi sono riabilitati e diventano amici.

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Qualcuno bocci il ministro Valditara

Nella continua discesa verso il dirupo si segnala lo sprint del ministro all’Istruzione (e al Merito eh) Valditara che ha vinto la gara di chi si distingue per inadeguatezza. Dopo lo squadrismo ai danni degli studenti del liceo Michelangiolo di Firenze Valditara, come la sua capa Meloni, ha inforcato la vile strada del silenzio, ben attento a non urtare le nostalgie dei suoi sostenitori.

Dopo il silenzio è riuscito addirittura a fare peggio. Dall’alto della sua posizione ha deciso di attaccare frontalmente la preside Annalisa Savino di un altro liceo fiorentino, il Leonardo Da Vinci, che, come è noto, aveva scritto una lettera ai suoi studenti per invitarli a riflettere su come il fascismo nacque «con la vittima di un pestaggio lasciata a se stessa dagli indifferenti». Quelle parole hanno ridato la parola al ministro che ha definito la lettera «del tutto impropria» e si è definito «dispiaciuto» per averla «dovuta leggere» e perché è «stata letta agli studenti». Il pensiero della dirigente scolastica «non rappresenta la realtà dei fatti», sostiene il ministro che annuncia che non interverrà nei confronti di Savino ma evoca il ‘bavaglio’ contro la «politicizzazione» negli istituti scolastici. «Sono lettere ridicole – ha continuato nel suo attacco – vanno prese per quello che sono, un atto di propaganda».

Ospite di Mattino Cinque Valditara ha detto: «Difendere le frontiere e ricordare il proprio passato o l’identità di un popolo non ha nulla a che vedere con il fascismo o, peggio, con il nazismo – aveva proseguito –. Quindi inviterei la preside a riflettere più attentamente sulla storia e sul presente». E ha anche aggiunto: «Non compete a una preside nelle sue funzioni di lanciare messaggi di questo tipo». Poi ovviamente è passato alla minaccia: «Se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure».

«Un atteggiamento grave che lede la libertà di insegnamento», dice la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi. «Il ministro cosa non condivide della lettera – prosegue – La verità è che avrebbe dovuto essere Valditara a pronunciare quelle parole e a condannare le violenze contro gli studenti di Firenze. Che non lo abbia fatto dice molto. Tutto». L’ex segretario dem Nicola Zingaretti, ora deputato, parla di una «vergogna» che «richiede unità per difendere i valori della Repubblica». Per Dario Nardella, sindaco di Firenze, le parole di Valditara sono «gravissime, offensive, inaudite» e il ministro è «indegno» di «rivestire il ruolo di ministro». Il governo, ha ricordato, «non ha trovato il tempo neanche per una minima condanna dell’aggressione dei membri di Azione Studentesca ai due studenti minorenni del Liceo Michelangelo ma non ha perso un attimo per intimidire una dirigente scolastica». «L’Italia – ha concluso Nardella – non ha bisogno di un ministro censore d’altri tempi. Si scusi o si dimetta».

Il ministro dell’Istruzione «anziché condannare con fermezza» l’aggressione «squadrista e fascista» di Azione Studentesca e «anziché esprimere solidarietà nei confronti degli studenti aggrediti, se la prende con la preside» per «la lettera inviata agli studenti e alle loro famiglie», attaccano gli esponenti M5s in commissione Istruzione parlando di un «atteggiamento contro la preside» che «è esso stesso un riflesso di atteggiamenti squadristi». Si tratta per il M5s della «prova che un simile personaggio non può rivestire il ruolo di ministro dell’istruzione e che prima torna a casa meglio sarà per studenti, insegnanti e per tutti coloro che hanno a cuore la scuola pubblica nel nostro Paese». Duro anche il commento di Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi Sinistra: «Il ministro non sa che farsene della lettera della dirigente scolastica del liceo Leonardo di Firenze? Di un liquidatore della scuola pubblica come lui il nostro Paese e il mondo della scuola non sanno che farsene».

Valditara, studi, si applichi di più.

Buon venerdì.

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La Meloni ce l’ha fatta, affondata la prima nave. Non sono servite le cannonate. A distruggerla sono bastati i vandali

Ce l’hanno fatta, hanno affondato una nave di una Ong come Giorgia Meloni auspicava quando era solo una ruspante aspirante alla presidenza del Consiglio. L’imbarcazione era stata sequestrata nell’agosto del 2017 e da allora lasciata dalle autorità al porto di Trapani. La Iuventa prima del fermo aveva salvato più di 14mila persone in pericolo nel Mediterraneo Centrale.

Bel capolavoro di Meloni

“Dopo quasi 5 anni in custodia forzata presso la Capitaneria di Porto di Trapani, la Iuventa giace abbandonata, saccheggiata e in gran parte distrutta. Al momento rischia di affondare, rappresentando una vera e propria minaccia per l’ambiente”, dichiara l’equipaggio che lo scorso 13 febbraio ha presentato una denuncia alla Procura di Trapani per sollecitare un’indagine in merito all’abbandono e al deterioramento della nave di soccorso Iuventa.

“La Capitaneria di Porto di Trapani – ribadisce Iuventa – è responsabile della custodia della nave e in quanto tale avrebbe dovuto provvedere a una sorveglianza adeguata. Tuttavia, la nave è stata lasciata totalmente incustodita, in particolare dopo il suo trasferimento al di fuori di un’area sicura del porto nella primavera del 2021. Le autorità erano a conoscenza di una serie di eventi in cui alcuni individui si sono introdotti a bordo dell’imbarcazione, commettendo furti e danni, mentre altri hanno addirittura vissuto all’interno della nave. I vandalismi e il deterioramento delle condizioni della nave sono stati denunciati più volte nel corso degli anni. Ciononostante, non sono state prese misure adeguate”.

L’omessa custodia è un reato, come spiega l’avvocato Nicola Canestrini. Sascha Girke, uno degli imputati nel processo contro Iuventa, ha ricordato che mentre la nave marciva in custodia della Stato Italiano nel Mediterraneo sono morte almeno mille persone e diecimila sono state illegalmente intercettate, tecnicamente “rapite” dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportate nei centri di detenzione.

Ce l’hanno fatta. Hanno affondato una nave delle tanto odiate Ong senza nemmeno inventarsi una legge, un decreto e senza fare troppo rumore. Il relitto della Iuventa è il relitto dello Stato di diritto qui in Italia dove ostacolare in tutti i modi il salvataggio di vite umane è una priorità politica esibita con fierezza. Qui dove – e questo è ancora peggio – ostentare disumanità nelle urne funziona.
G.C.

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Bot e Tweet pappagallo Così Bonaccini sovrasta la Schlein. Orlowski, esperto di Social media: “Violazioni durante il dibattito in tv”

Alex Orlowski è considerato uno dei maggiori esperti e analisti di social media e dinamiche politiche. In occasione del dibattito televisivo tra i candidati alla segreteria del Pd, Bonaccini e Schlein, ha segnalato che “l’agenzia digital di #Bonaccini ha deciso di utilizare dei sockpuppets o forse BOT in suo supporto”.

Orlowski, cosa è successo?
“Durante i dibattiti televisivi accade spesso quello che viene chiamato tecnicamente second scree ovvero le persone guardano il dibattito e commentano con il proprio cellulare. Il social d’eccellenza di real time è Twitter perché sei sicuro che nel giro di un secondo tutti possono leggerti. Una serie di account, alcuni di esponenti e simpatizzanti noti del Pd, insieme a account anomali (senza foto profilo e senza follower) hanno commentato con dichiarazioni a favore di Bonaccini. È saltato all’occhio che per mandare in tendenza l’hashtag #bonaccinisegretario ì tweet erano a pappagallo. Tecnicamente vengono chiamati sockpuppets: account che vengono gestiti dalla stessa associazione. Cosa hanno fatto quelli dell’agenzia Piave digital agency di Bologna Mandavano su un account di whatsapp il testo del tweet da copiare e incollare. Tweet identici a pochi secondi. Un’azione coordinata che va contro le norme di Twitter che considera questa manipolazione del consenso”.

Quindi violano le regole?
“Sì. Tutti i social hanno normative sull’amplificazione non organica di hashtag e contenuti. L’aspetto buffo è che lo staff di Bonaccini ha detto di avere mandato solo degli spezzoni del discorso del candidato eppure tutti hanno copiato la stessa frase. Evidentemente ci sono state delle istruzioni precise a un gruppo di persone, evidentemente un gruppo watshapp. Anni fa faceva lo stesso la Casaleggio che utilizzava Telegram e inviava link che automaticamente preparava un testo già scritto da inviare. Non so se questo è il caso, se fosse così sarebbe un’ulteriore violazione”.

Dalla sua esperienza, che fonde politica e social, ritiene che ci sia il rischio che le manipolazioni contino più delle idee?
“Certo. Le idee ultimamente sono abbastanza deboli. I politici dicono cose molto simili e quindi quello che conta è la ripetizione del messaggio e l’affermazione del leader. Una ripetizione del messaggio è molto potente. Goebbels aveva sul comodino una copia del libro Propaganda che affermava proprio questo”.

C’è consapevolezza del fenomeno?
“Ci sono state decine di trasmissioni che ne hanno parlato. Basti pensare alla Bestia di Salvini che era composta da persone software che ha pompato a dismisura Salvini. La tecnica usata dal team di Bonaccini sarà stata condivisa dal candidato, sarà stata approvata. Ed è una tecnica irregolare su Twitter oltre che poco etica. Il Parlamento europeo legifererà proprio su questo.

Quali misure si dovrebbero adottare?
“Il partito dei Verdi tedesco, uno dei più attivi in tutta Europa su queste tematiche, ha proposto lo stop dell’advertising 60 giorni prima delle elezioni. Vedremo se la misura verrà usata anche per le elezioni dei singoli Stati. Poi dovrebbero essere i social stessi a controllare ma con l’avvento a Twitter di Musk sono stati licenziati tutti i componenti del team che si occupava proprio di questo. Moltissimi politici compravano,ingoiai di profili falsi, io personalmente ho dovuto cancellare account cinesi che seguivano qualche politico con cui ho collaborato. Cancellavamo anche 2,3mila account al giorno e ci abbiamo messo una ventina di giorni”.

Quali sono gli atteggiamenti più spregiudicati che ha potuto notare nell’uso dei social della politica italiana
“Ma l’atteggiamento più divertente che ho visto fu quello di Morisi che creò un’applicazione con cui gli si vedeva il controllo del proprio account Twitter. Fecero delle campagne contro Alfano, simile a quella di Bonaccini. Diceva semplicemente “clicca qua” e tu regalavi il tuo account della Lega. Poi esempi di automazione di account falsi, di solito utilizzati per aumentare il numero di like e di retweet per far credere che quel tweet abbia molto consenso”.

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