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Spagna et labora

Lo scorso marzo il governo spagnolo ha introdotto nuove norme per il mercato del lavoro. La riforma limita a due i tipi di contratto a tempo determinato: il contratto strutturale legato alla produzione e quello di sostituzione di un altro lavoratore. Nel primo caso si fa riferimento ad aumenti occasionali e imprevedibili di produzione che richiedono un aumento temporaneo della forza lavoro. Può durare fino a sei mesi, fino a un anno nel caso in cui lo prevedano gli accordi di settore. Nella riforma sono rientrati anche i cosiddetti contratti “stagionali” che ora calcolano l’anzianità del lavoratore sulla base della durata del rapporto di lavoro e non solo sui periodi effettivamente lavorati. Si potrebbe dire che in Spagna il governo sia andato in direzione contraria rispetto a quello che ripetono da noi gli accesi sostenitori della precarietà come volano del fatturato e dell’occupazione.

E i risultati? Tra gennaio e novembre di quest’anno i nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati oltre 6,5 milioni contro i circa 1,9 milioni sottoscritti nello stesso periodo dell’anno precedente: in percentuale, un aumento del 238,4%. I numeri sono stati resi pubblici dal ministero che prevede per il 2022 più di 7 milioni di nuovi posti fissi. A beneficiarne sono i lavoratori giovani (+142%) con una consequenziale discesa della disoccupazione giovanile. Raymond Torres, capo economista del think tank Funcas di Madrid ha spiegato che i «contratti stabili possono aumentare la fiducia dei consumatori e favorire un incremento della spesa per consumi». «Abbiamo messo fine all’idea che l’introduzione dei giovani nella forza lavoro debba avvenire attraverso contratti flessibili e instabili», ha detto Joaquin Perez-Rey, viceministro del lavoro e ideatore della riforma.

A proposito: in Spagna dal 2020 è stato introdotto un reddito minimo vitale, roba che qui da noi farebbe rizzare i capelli ai liberali scatenati. In Spagna il governo e i due principali sindacati del Paese, Ugt e Comisiones Obreras, hanno stretto un patto per fissare il salario minimo di quest’anno a 1.000 euro al mese (per 14 mensilità), con un aumento di 35 euro rispetto a quello del 2021. Anche in quel caso qualcuno aveva urlato allarmato che “non era il momento”. I numeri li smentiscono.

Buon martedì.

Nella foto: il primo ministro Sanchez al Senato, Madrid, 22 novembre 2022

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Vorrei ma non Pos

Giorni interi buttati via a parlare della mirabolante possibilità di poter evadere qualche decina di euro da parte dei commercianti. Un dibattito surreale in cui la compagine di governo si inventava le più incredibili scuse per giustificare un provvedimento che altro non era che l’ennesimo concime per la cosiddetta “evasione di sopravvivenza” tanto cara alla destra e ai suoi elettori. Pagine intere di editoriali che tiravano in ballo la libertà “di pagare in contanti”, sempre con un pizzico di complottismo contro i “poteri forti” che starebbero tutto il giorno a controllare nella borsa della spesa della persona qualunque di qualche sperduta provincia.

Loro, i commercianti che hanno votato questa destra senza nemmeno sperare che possa concepire una riforma fiscale decente ma semplicemente confidando in regole più lasche da aggirare più facilmente, fieri di poter rifiutare il Pos. E qui altre pagine di giornali e ore di talk show: c’era l’intervista al tassista che esultava come se avesse risolto il problema del Pil nazionale, c’era il barista che fiero mostrava il suo cartello “Pos fuori servizio” e c’erano quei soliti politici amici del caos con gli occhi che brillavano per questo deregolamento padre di tutte le riforme.

Qualcuno, a dire il vero, ha timidamente tentato di rimettere le cose al loro posto. Ha fatto presente che se di una manovra di bilancio l’unico argomento discusso è un tetto di condono per i pagamenti elettronici significa che la politica e la sua analisi sono ridotte veramente male. Agli elettori evidentemente bastava: una “decisione fortemente simbolica” spiegavano gli appassionati fan di Giorgia.

Poi ieri è accaduto che Giorgia Meloni tra i denti ha fatto marcia indietro. L’obbligo di accettare pagamenti elettronici «è un obiettivo del Pnrr e quindi lo stiamo trattando con la Commissione», ha ammesso la premier lasciando Palazzo Madama dopo il concerto di Natale. «Se non ci sono i margini ci inventeremo un altro modo per non fare pagare agli esercenti le commissioni bancarie sui piccoli pagamenti». Commissioni, tra l’altro, che sulle micro operazioni sono già azzerate. Il governo è in un cul de sac: ha impostato una narrazione bugiarda e ora non può permettersi di dire “troveremo un altro modo per farvi evadere comodamente” così si ributta sulla questione delle commissioni bancarie.

Così anche la scelta “altamente simbolica” è decaduta. Anche in questo caso Giorgia Meloni e i suoi ministri non hanno “sfidato l’Europa” ma si sono dovuti rimettere a cuccia. Un capolavoro: discutere di un’inezia per nascondere il quadro generale e non riuscire a ottenere nemmeno quella.

Buon lunedì.

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Don Ferrari resti in silenzio: l’ennesimo paradosso del rapporto Italia Libia

Una Procura invita un prete a essere «silenzioso». Non è uno scherzo. Don Mattia Ferrari è il cappellano di Mediterranea saving humans ma soprattutto è una voce limpida sul ruolo criminale della mafia libica legata ai servizi segreti di diversi Paesi. Quando il prete decide di presentare querela per i ripetuti attacchi ricevuti sui social network alla Procura di Modena era probabilmente convinto che lo spessore criminale dei suoi nemici avrebbe ricevuto la giusta attenzione. Del resto un prete protetto da una «radiosorveglianza» decisa dal Comitato provinciale per la sicurezza proprio sulla base della pericolosità dei mittenti di quei messaggi è già una notizia che dovrebbe rimbalzare ovunque.

L’account sarebbe di «un portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti di diversi Paesi»

Per la Procura di Modena invece quei messaggi sono irrilevanti, semplici frasi. Come scrive su Avvenire Daniela Fassini, nel testo in cui propone l’archiviazione il pm non cita mai l’account dal quale sono arrivate e che, come attestano inchieste giornalistiche e atti parlamentari, sarebbe invece «un portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti di diversi Paesi». Quell’account infatti, sottolineano le fonti vicine a chi subisce minacce, pubblica continuamente materiale per conto della mafia libica e periodicamente anche foto “top secret” di velivoli militari europei e di apparati italiani. L’account Twitter Migrant Rescue Watch (@rgowans) è il profilo di qualche “manina” libica (rubo la citazione all’amico Nello Scavo) che gode evidentemente della fiducia di alcune istituzioni italiane che passano documenti e video inaccessibili alla stampa. A oggi nessun magistrato ha trovato il tempo di coordinare delle indagini per chiarirne l’origine.

Don Ferrari resti in silenzio: l'ennesimo paradosso del rapporto Italia Libia
Don Mattia Ferrari a Che tempo che fa.

Secondo la Procura di Modena il prete deve fare il prete senza occuparsi d’altro

Ma che aggiunge nella sua archiviazione la Procura di Modena Nel documento della Procura si legge che «se il prete esercita in questo modo, diverso dal magistero tradizionale», deve aspettarsi minacce di questo tipo. Secondo il pubblico ministero le reazioni sono inevitabili se «come già evidenziato chi porta il suo impegno umanitario (e latamente politico) sul terreno dei social o comunque del pubblico palco – ben diverso dagli ambiti tradizionali – riservati e silenziosi – di estrinsecazione del mandato pastorale – e lo faccia propalando le sue opere con toni legittimamente decisi e netti». Insomma, il prete faccia il prete come ci si aspetta che debba fare e non si occupi d’altro. Sembra di sentire quei moralismi dei politici che invitano i cantanti a cantare, gli attori a recitare e così via, ogni volta che qualcuno decide di opporsi. Stia al suo posto don Mattia e lasci che la moria di disperati in mezzo al Mediterraneo e nelle prigioni libiche lautamente pagate da soldi europei si compia senza troppo disturbo.

Le minacce a Nello Scavo e il cortocircuito italiano

Tutto questo accade mentre il ministro libico Dbeibah chiede adesso il ritiro delle restrizioni e la libertà di viaggiare per Abdurahman al-Milad, nome di battaglia: Bija. Bija è l’autore di minacce mafiose che costringono un giornalista italiano, Nello Scavo, a essere protetto con una scorta. Notate il tilt: il governo italiano finanzia i libici che minacciano un nostro giornalista che ha bisogno della protezione dello Stato per essere difeso. È l’ennesimo paradosso di un’amicizia tra Italia e Libia che nella Storia verrà ricordata come un concorso esterno. Quando racconteremo ai nostri figli che i nostri soldi sono stati usati per finanziare un governo mafioso avremo anche il capitolo del prete minacciato a cui è stato consigliato di essere “silenzioso”. Ma alla fine saranno proprio i “silenziosi” a portare addosso la macchia della vergogna.

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“Accuse gravi ai volontari Ma il ministro non ha prove”. Parla la presidente di Open Arms Italia, Alfonsi

Veronica Alfonsi, presidente Open Arms Italia, il ministro Piantedosi ha confermato di lavorare su “norme più stringenti” per le Ong. Siamo ancora alle Ong come problema Che sensazione le dà?
“Noi rimaniamo sempre con una sensazione di straniamento quando leggiamo certe dichiarazioni. Sono sette anni che leggiamo dichiarazioni di questo tipo. Quello che si dichiara sostanzialmente è di voler sanzionare il soccorso in mare. Abbiamo assistito in sette anni a una costante, continuativa e trasversale criminalizzazione del soccorso in mare, tutto questo è insopportabile. Anche perché le Ong sono tante, di tanti tipi, ce ne sono di diverse che lavorano in ambiti e contesti differenti. Le Ong non sono un’entità astratta: in molti casi sono cittadini europei che si prendono delle ferie, che si mettono a disposizione, che usano il proprio tempo per fare qualcosa che dovrebbero fare i governi. Parliamo di società civile e della parte migliore di questa Europa”.

Eppure il ministro cita il commissario Ue Schinas e dice che in mare è il Far West…
“Io l’ho sentito Schinas che parlava di Far Far West. Una giornalista gli ha chiesto un esempio ma lui non ha saputo rispondere. Sa perché? Semplicemente perché non è vero. Le navi umanitarie sono in mare e rispettano le convenzioni internazionali che regolano soccorso e diritto del mare, regole già scritte che qualunque natante deve rispettare. Il vero Far West è nei governi visto che sono loro che non rispettano le costituzioni e le regole, sono loro che dovrebbero coordinare i soccorsi in mare e non lo fanno. Noi chiediamo da sempre di essere coordinati ma i governi europei hanno smesso di farlo, non assegnano un porto di sbarco sicuro nei tempi in cui dovrebbero farlo. Loro sono il Far West”.

Sempre Piantedosi ha detto che “non può bastare una visita medica a bordo per depotenziare l’azione del governo”. Quindi l’azione del governo è impedire lo sbarco?
L’azione del governo va contro il diritto. Quello che non si può fare è stabilire la vulnerabilità delle persone con criteri soggettivi che vorrebbero farci credere che i maschi e i giovani non posano essere sbarcati. Il diritto stabilisce che debbano scende nel porto più vicino per chiedere diritto alle cure e alla protezione internazionale”.

Piantedosi tra l’altro ha usato l’arma del sospetto, facendo riferimento a un complotto delle Ong contro gli Stati. Roba che circola da anni puntualmente smentita. Perché funziona ancora
“È un problema enorme su cui ci interroghiamo anche noi. Il ministro dovrebbe anche portare delle prove, che non esistono. Siccome sono 7 anni che veniamo attenzionati con inchieste giudiziarie e amministrative credo che se ci fossero stati dei comportamenti illegittimi sarebbero venuti fuori. Nessuno è più osservato di noi eppure tutte le inchieste si sono concluse con un nulla di fatto. Quelle del ministro sono affermazioni molto gravi senza nessun riscontro probatorio. Del resto ci ritroviamo in un processo contro il ministro Salvini e siamo noi a doverci difendere nonostante sia lui l’imputato. È uno stravolgimento della realtà continuo. Noi proviamo a riportare il discorso sul piano della realtà. A volte ci riusciamo, a volte meno. Nel processo con Salvini addirittura sono saltate fuori delle immagini di un sottomarino della Marina Italiana che avrebbero dovuto inchiodarci e che invece dimostrano la limpidezza della nostra azione. Ora stiamo valutando con i nostri legali se presentare denuncia per omissione di soccorso. Non è bizzarro un sottomarino della Marina militare che si mette a filmare mentre noi soccorriamo?”.

Ma l’Europa cosa sta facendo salvare le vite dei migranti?
“Nulla. Sostanzialmente nulla. Quello che facendo dal 2015 è finanziare con denaro pubblico degli Stati illiberali come la Turchia e la Libia per esternalizzare le frontiere e fermare le persone che tentano di fuggire. Nella fattispecie l’Italia ha dato soldi – con un accordo appena rinnovato – alla Libia oltre a motovedette e addestramento delle milizie armate per operare da Guarda costiera. Anche per questo siamo scomodi: per quello che vediamo in mare. Non è solo il soccorso (i nostri sono una percentuale minima), quando siamo in mare possiamo documentare quello che accade: respingimenti su procura, Frontex che ha solo aerei per individuare le imbarcazioni in difficoltà e segnalarle alla Guardia di costiera libica e portarli indietro (modalità vietata dalla Convenzione di Ginevra). Anche i naufragi avvengono per questo: nessuno interviene. Dopo due o tre giorni in mare su imbarcazioni che non sono in grado di resistere i naufragi sono inevitabili. Vogliono farci smettere? Noi smettiamo anche domani se in mare viene organizzata un’operazione strutturata a livello europeo come Mare Nostrum. Ma questa volontà non c’è”.

Come far tornare di moda la solidarietà?
“Domanda da un milione di dollari. La solidarietà dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Forse dovremmo interrogarci su perché ci poniamo questa domanda, come siamo arrivati a questo punto. Noi dobbiamo continuare a difendere la vita, rispettare le leggi. Abbiamo lanciato da poco una campagna che ricorda che da quando nasciamo siamo abituati a avere empatia. Questo siamo e questo dobbiamo rimanere”.

Come vede il futuro con questo governo e con questa Europa
“Non c’è da essere ottimisti. Ma siamo abituati a questa situazione. Bisogna essere resilienti. La resilienza ce la dà l’incontro con le persone che incontriamo in mare, di cui si parla molto poco. Sono persone straordinarie: hanno coraggio, resistenza e una capacità di credere nel futuro che è veramente contagiosa e ci dà forza. I tempi non sono facili ma vale la pena insistere e andare avanti e questo vale per tutti. Noi non stiamo difendendo i diritti di pochi, difendiamo i diritti di tutti. Quando si abbassa l’asticella dei diritti si abbassa per tutti, lo vediamo con il ritorno di discorsi pericolosi sui diritti delle donne e in altri contesto. Ci riguarda tutti”.

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Piantedosi si inventa il complotto, gli 007 dietro le Ong. Sparata del titolare del Viminale che poi ammette: non c’è riscontro

Si finisce sempre lì. Quando bisogna stimolare le papille elettorale dei propri sostenitori il governo Meloni si gioca la carta dei migranti e delle Ong. Questa volta è il turno del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che annuncia “sanzioni più dure alle Ong” e ci spiega che “ai salvataggi in mare deve pensarci lo Stato”.

Ospite alla festa di Fratelli d’Italia il ministro conferma di essere al lavoro sul codice di condotta anti Ong annunciato più di un mese fa. “Stiamo lavorando ad un codice di condotta nazionale. Speriamo che questo possa saldarsi con un codice di condotta condiviso anche dai nostri partner europei”, ha detto il titolare del Viminale all’Adnkronos a margine dell’intervento alle celebrazioni del decennale di Fdi.

“Come avete visto – ha aggiunto Piantedosi – anche nei consigli Ue degli affari interni c’è stato il commissario Schinas che ha parlato di far west da regolare. Vedremo se avremo comunanza di intenzioni”. Il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, aveva affermato al termine del consiglio Ue sui migranti a fine novembre che “le operazioni delle Ong non sono un tabù, si deve discuterne perché stiamo parlando della vita delle persone. Le operazioni nel Mediterraneo non possono avvenire in una situazione da Far West”.

Alla domanda sulla possibilità che ci siano nuovi provvedimenti di natura amministrativa il ministro ha spiegato: “Stiamo lavorando alla predisposizione di una traccia normativa per rendere più efficace la visione di non rassegnazione che l’Italia diventi impunemente l’unico punto di sbarco in Europa. Si tratterà di un quadro di regole che assoggettino l’attività delle Ong, questa navi private che agiscono senza regale e poi pensano di imporci la loro azione”, ha aggiunto, parlando di “sanzioni più efficaci” nei confronti delle organizzazioni umanitarie.

“Non può bastare una visita medica a bordo per depotenziare l’azione del governo. Ci stiamo lavorando. Confido nelle prossime settimane e nei prossimi giorni. Non intendo gravare il quadro penale”. “Come Paesi che partecipano alla vita democratica, avremmo l’ambizione che in ogni ambito, quindi anche nel salvataggio di persone in mare, debba provvedere lo Stato, non c’è bisogno ci siano le organizzazioni non governative”, ha spiegato il ministro intervistato da Maurizio Belpietro, alla festa del decennale del partito di Giorgia Meloni.

La mano dei servizi

Poi ha addirittura ha avanzato, immancabile, la trattativa del complotto: “Il sospetto – ha spiegato – che talune formazioni che partecipano a questo mondo siano ispirate in qualche modo, non so se per l’intervento dei servizi segreti, a creare meccanismi di condizionamento non lo dico io, ma lo dicono studi di qualche anno fa che hanno definito questi fenomeni come ‘armi di immigrazione di massa’”.

“Al di là delle notizie che arrivano, stiamo molto attenti, non mi stupirebbe se il protagonismo politico che alcune organizzazioni hanno manifestato nel voler condizionare le politiche migratorie del nostro paese fosse un anello di una catena più grande gestita da qualcuno che possa avere un interesse ad utilizzare l’immigrazione incontrollata come elemento di destabilizzazione del quadro politico, sociale ed economico del Paese”.

A nulla sono valse le parole di qualche settimana fa dell’Europa che tramite la portavoce della Commissione Ue Anitta Hipper, ha ribadito che nell’obbligo di salvare vite in mare “non c’è differenza tra navi Ong o altre navi’”. Piantedosi finge di dimenticare che anche la Germania si è recentemente schierata a sostegno delle organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo, con l’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, che ha twittato così: “Nel 2022 sono già oltre 1300 le persone morte o disperse nel Mediterraneo. Un 12% dei sopravvissuti sono stati salvati dalle Ong. Loro salvano vite laddove l’aiuto da parte degli Stati manca. Il loro impegno umanitario merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”. Piantedosi insiste. Del resto un po’ di propaganda alla festa della presidente del Consiglio torna sempre utile.
G.C.

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L’unica invasione è quella della propaganda. Ecco i numeri

Il report 2022 sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes lo dice chiaramente: il 2022 è stato l’anno in cui l’invasione dell’Ucraina ha sparso in Europa milioni di ucraini (oltre 4.400.000 le persone registrate per la protezione temporanea solo nell’Ue fino all’inizio di ottobre) ma è anche l’anno in cui l’Ue ha continuato ad appaltare i suoi confini per respingere migranti e rifugiati ugualmente bisognosi di protezione: è avvenuto dalla Grecia a tutti i Balcani, dalla Libia alla frontiera con la Bielorussia, dalle enclave spagnole sulla costa africana alle acque mortifere del Mediterraneo e dell’Atlantico sulla rotta delle Canarie fino, ultima “novità” dell’anno, ai moli dei porti italiani. Cioè quelli di un Paese i cui governi di ogni colore ripetono da anni che l’«Italia non può fare tutto da sola», ignorando le statistiche sui rifugiati presenti nei Paesi europei che l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, aggiorna ogni semestre. Alla fine dello scorso giugno, ormai nel pieno della crisi umanitaria ucraina, vivevano in Italia poco meno di 296 mila “rifugiati” (cioè rifugiati in senso stretto e persone con protezione complementare o temporanea, e quindi profughi ucraini inclusi: la cifra equivale a cinque persone ogni mille abitanti). Però alla stessa data i rifugiati in Francia erano 613 mila e in Germania addirittura 2.235.000. 

Nessuna invasione, quindi, ma un’accoglienza a due velocità che distrugge l’enorme bugia del “non riusciamo ad accogliere tutti”. Non vogliamo accogliere tutti, semplicemente. E non è vero che l’Italia faccia più degli altri. Alla fine del ’21, prima della guerra, i rifugiati in Italia calcolati dall’Unhcr erano solo 145 mila, mentre però la Francia ne ospitava già mezzo milione e la Germania 1.256.000. Quanto all’incidenza sulla popolazione, la Grecia già sosteneva un carico multiplo rispetto a quello italiano: quasi 12 rifugiati ogni mille abitanti contro i nostri due o poco più; e persino la Bulgaria ne contava tre ogni mille. Mentre sempre nel ’21, se l’Italia ha registrato 45.200 richiedenti asilo per la prima volta, la Germania ne ha registrati 148.200, la Francia 103.800 e persino la Spagna ne ha ricevuti di più, 62.050 (dati Eurostat).

Le curatrici del Rapporto Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti scrivono: «Viene così da chiedersi chi dovrebbe prendersi i migranti da chi, per restare al livello dell’attuale “dibattito” nell’Ue. (Piuttosto, occorrerebbe discutere del fatto che le persone che sbarcano sulle nostre coste, a differenza di molte altre che chiedono protezione nell’Europa continentale, devono essere prima salvate da un mare pericoloso con missioni di soccorso degne di questo nome e dovrebbe essere loro risparmiato l’inferno di Libia: qui sì, è vero che l’Italia non può farcela da sola)».

Ma intanto ci troviamo in «un’Unione europea e un’Italia “sdoppiate”, solidali con gli ucraini e discriminanti e in violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali con altri – scrivono nell’Introduzione a Il diritto d’asilo. Report 2022. Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati (Tau Editrice 2022, pp. 440) Mariacristina Molfetta e Chiara Marchetti -: Per qualcuno le frontiere sono aperte, mentre per altri non lo sono nemmeno i porti dopo un naufragio. A essere a rischio è lo stesso diritto d’asilo e persino lo stato di salute delle nostre democrazie. In questo quadro di pesanti trattamenti discriminanti sia internazionali che nazionali si aprono interrogativi scomodi: i bambini sono davvero tutti uguali? Godono tutti degli stessi diritti? Le persone in fuga da conflitti e guerre che hanno già perso la casa e magari persone care non sono tutte uguali e non hanno tutte gli stessi diritti? Provocatoriamente ci viene da chiederci se invece per avere accesso a questi diritti bisogna essere biondi o cristiani o venire dal continente europeo…». 

Il diritto di accogliere i migranti che più ci piacciono e che sentiamo più simili a noi dov’è scritto? In quale trattato internazionale? In quale articolo di legge?

Buon venerdì.

Nella foto: migranti sulla Geo Barents ormeggiata a Catania chiedono aiuto, 8 novembre 2022

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Renzi si scandalizza del Qatargate ma è pagato da bin Salman

L’ha scritto perfino il giornalista de Il Foglio Luciano Capone, non certo una penna avversa a Matteo Renzi e al cosiddetto Terzo polo: “Vedo molti vicini al Terzo Polo scatenarsi sulla vicenda del Qatar, che coinvolge la sinistra. – ha scritto Capone -.

Matteo d’Arabia non viola alcuna legge. Però loda chi calpesta i diritti umani

Al netto dell’aspetto giudiziario, se c’è reato o meno si vedrà, dal punto di vista politico non sarebbe molto diversa da Renzi con l’Arabia Saudita: soldi a fronte di una buona parola”. Sul gigantesco scandalo che coinvolge l’Europarlamento e che vede importanti esponenti del centrosinistra italiano coinvolti (come l’ex eurodeputato Antonio Panzeri) si stanno scatenando tutti.

È perfino naturale: il gioco della politica prevede l’assunzione delle proprie responsabilità di fronte agli scandali e che a farsi corrompere per spendere buone parole sul Qatar (che coi diritti umani ha più di qualche problema) sia chi di diritti umani ne ha fatto una bandiera rende la reazione fin troppo facile. Si scatena la destra che sull’avversione al “buonismo” ha costruito il proprio impianto elettorale, si scatenano il Terzo Polo che critica la presunta “superiorità morale” sfoggiata alla sua sinistra e i partiti che guadagnano logorando quella coalizione.

Poi, ieri, comodamente seduto come ospite alla trasmissione Omnibus, ha deciso di prendere parola anche il senatore di Italia Viva Matteo Renzi che non è riuscito a trattenere il suo irrefrenabile gusto di demolire il Pd: “Io sono una persona onesta e pulita – ha detto -. Io non vado a vendere le armi in Colombia (con un riferimento a Massimo D’Alema, nda), io non ho garantito ventilatori cinesi malfunzionanti (riferendosi a Giuseppe Conte e Domenico Arcuri, nda) e soprattutto io non sono quella sinistra con la doppia morale, perché quelli che sono i protagonisti dello scandalo” cosiddetto Quatargate “sono quelli che sono venuti via dal Pd dicendo che io non rispettavo i valori della sinistra.

Quali sono i valori della sinistra di questi signori? I borsoni con i contanti? Sono valori anche quelli…”. Una considerazione immediata: che Renzi riesca a infilare tutti i suoi avversari politici in ogni suo discorso, su qualsiasi vicenda, di ogni ambito, è una caratteristica che qualcuno registra come un talento ma che ha a che vedere più con l’ossessione.

Ma andiamo avanti, perché che la morale sia fatta da un senatore italiano nonché leader di partito nonché ex presidente del Consiglio che presta la sua opera di “consulenza” a un altro Paese con evidenti problemi di diritti e democrazia come l’Arabia Saudita è qualcosa che ricorderemo a lungo. Dice Renzi che il suo ruolo è “cosa diversa da chi prende soldi per cambiare la propria opinione”.

Qui siamo alla metempsicosi: secondo Renzi è scontato che Panzeri e soci non possano avere idee positive sul Qatar ma allo stesso tempo – notate l’astuzia – ritiene naturale essere convinti della splendente democrazia del principe bin Salman. Ci fosse un giornalista con appena un po’ di nerbo gli potrebbe chiedere che differenza ci sia tra gli operai sfruttati morti per costruire gli stadi da calcio e il sistema della “kafala” del suo principe amico Mohammad bin Salman che ha pagato due euro all’ora con turni massacranti per montare il circo della Formula 1 che è sbarcato quest’anno in Arabia Saudita.

Ancora: “Se mi dicono che chi fa il parlamentare non può fare altro va bene. Basta che ci siano regole uguali per tutti”, dice Renzi. Qui la risposta migliore è del suo alleato Carlo Calenda, prima che perdesse la lingua su questo punto: “Ritengo inaccettabile – scrisse Calenda il 29 gennaio del 2021 – che un senatore della Repubblica, pagato dai cittadini, vada in giro per il mondo a fare il testimonial di regimi autocratici dietro pagamento di lauti compensi. Prendere soldi da governi di Paesi stranieri mentre eserciti ancora un’attività politica è inaccettabile. E sono per primi i liberali a doverlo dire con nettezza. Si tratta di una cosa semplicemente immorale e pericolosa”.

È un concetto immediato, facile facile. Non esiste una regola che vieti ai parlamentai di ubriacarsi nei bar sotto al Parlamento, eppure sarebbe un comportamento sconveniente. Anzi, in quel caso almeno non ci morirebbe nessun sfruttato. Torniamo al concetto espresso dal giornalista Capone: “Al netto dell’aspetto giudiziario” siamo di fronte alla “buona parola” in cambio di soldi. E qui sento già qualcuno bisbigliare: “Quindi state mettendo a confronto le due situazioni?”.

Facciamo rispondere sempre il giornalista de Il Foglio Capone, senza scomodare giornalisti considerati antirenziani: “Farsi pagare da regimi non democratici per parlarne bene è un problema in sé, a prescindere dall’aspetto legale. Se avviene commettendo un reato è ovviamente molto peggio, ma al momento non abbiamo ancora sentenze”, spiega Capone a chi avanza questo dubbio. Renzi però reclama di fare tutto alla luce del sole e con pagamenti regolari. Vero.

Anche qui risponde la firma de Il Foglio: “Quello è un aspetto che differenzierebbe la parte legale, se cioè c’è reato o meno. Ma dal punto di vista politico la strategia di coinvolgere politici occidentali, anche attraverso benefici economici, per parlare bene chiudendo un occhio sui diritti è la stessa”. Come disse Riccardo Noury, presidente di Amnesty International, dopo la presenza di Renzi come “conferenziere” a “Davos nel deserto”, un forum in cui economisti, analisti ed esponenti politici si confrontano, per parlare bene di Arabia Saudita: “Il punto non è andare o non andare, il punto è andare e fare dei salamelecchi”. Ci vuole credibilità per affrontare certi argomenti. Caro Matteo, lascia perdere.

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Alleanza M5S-Pd in Lombardia. L’intesa manda in tilt la sinistra

Il matrimonio si farà. Il Movimento 5 Stelle sarà nel perimetro della coalizione che sostiene Pierfrancesco Majorino (nella foto) alle prossime elezioni regionali in Lombardia, sfidando il presidente uscente Attilio Fontana e Letizia Moratti.

Il matrimonio si farà. Il M5S sarà nel perimetro della coalizione che sostiene Majorino alle prossime regionali in Lombardia

Gli incontri sui temi voluti da Giuseppe Conte, lasciando perdere i nomi e le somme dei simboli, hanno accontentato tutti i partiti della coalizione e il “campo largo” che alle elezioni nazionali si è dissolto poco prima della campagna elettorale riprende forma in Lombardia: trovata l’intesa sulle infrastrutture, sulla sanità, sull’ambiente, sul lavoro e sull’agricoltura.

I grillini hanno deciso di superare le evidenti tensioni tra Conte e Letta a Roma rivendicando autonomia territoriale in nome delle molte battaglie condivise all’opposizione con Pde +Europa. Il Movimento 5 Stelle ora organizzerà la consultazione con gli iscritti per confermare la decisione mentre il Partito democratico si ritrova a dover affrontare la grana +Europa.

Si sfila +Europa che però perde l’unico eletto. Usuelli scarica Della Vedova e resta con i giallorossi

Qui la situazione si complica parecchio: il segretario nazionale Benedetto Della Vedova ha chiarito fin dall’inizio “se ci sarà il M5S noi non ci saremo” e infatti nessun rappresentante del partito ha partecipato ai tavoli di lavoro sul programma. Il pensiero romano però non è in sintonia con le valutazione del consigliere regionale di +Europa Michele Usuelli e con alcuni dirigenti lombardi.

L’aria nel partito sull’asse Milano-Roma è tesissima. Usuelli due settimane fa aveva deciso, durante una seduta del Consiglio regionale, di sedersi tra i banchi dei 5 Stelle per lanciare un chiaro segnale. Di “un’occasione che non possiamo mancare di cogliere e sostenere” avevano parlato i vertici di Radicali Italiani, Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni. “Come Radicali – scriveva la dirigenza – abbiamo storicamente sempre subito i veti, mai imposti. Per questo in vista delle elezioni regionali della Lombardia e del Lazio non poniamo nessun veto né al Movimento 5 Stelle né ai Verdi/Sinistra Italiana, nonostante una distanza considerevole soprattutto sulla guerra in Ucraina”.

Della Vedova sembra però irremovibile. Tentato da Calenda per appoggiare Moratti (soluzione più che difficile dopo le bordate contro di lei proprio da parte di Usuelli) il segretario di +Europa starebbe pensando all’ipotesi di andare da solo (qualcuno vorrebbe Cappato ma è solo una suggestione) oppure di presentare una sua lista senza simbolo. Di spazio al centro ce n’è poco con Terzo polo e Letizia Moratti.

Differenze di opinione anche a sinistra nella lista regionale di Unione Popolare, l’alleanza che sotto la guida di Luigi De Magistris si è presentata alle ultime elezioni politiche tenendo insieme De.Ma, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo. L’ex sindaco di Napoli considera irripetibile l’occasione di sfilare la Lombardia alla destra dopo 28 anni ma l’assemblea regionale si è spaccata e ha infine deciso di andare da sola. Anche in questo caso non sarà facile spiegare ai propri elettori che Vittorio Agnoletto, in passato candidato presidente proprio a sinistra, sostiene Majorino mentre i suoi ex compagni di viaggio prendono un’altra strada.

Qualche imbarazzo anche per la consigliera regionale Elisabetta Strada eletta nel centrosinistra con Giorgio Gori che ora ha deciso di sostenere Moratti: “Le coraggiose prese di posizione di Nando della Chiesa, di Alessandra Kusterman e di tanti altri esponenti della società civile di sinistra, mi hanno motivato”, spiega Strada. Peccato che proprio ieri Dalla Chiesa abbia confessato di avere preso un granchio e ha ritirato il suo appoggio. Una cosa è certa: l’occasione di vincere in Lombardia la raccontano i numeri. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

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Un pullman di tr… e polemiche su Berlusconi

La scena è ributtante fin dall’inizio. Una cena natalizia con la sua squadra di calcio del Monza, la fintamente aria allegra delle cene aziendali obbligatorie a cui non vorrebbe mai andare nessuno. Silvio Berlusconi che regge il microfono come un cantante di pianobar e per invogliare i calciatori a vincere le prossime partite contro Milan e Juventus promette “un pullman di tr**e” ai giocatori”. Tutti ridono, qualcuno perfino applaude.

Diventa un caso la promessa di Silvio Berlusconi ai giocatori del Monza. Ma a destra, dalla Meloni in giù nessuno ha nulla da dire

La servitù è una malattia irresistibile per chi ha occhi solo per il padrone. L’ex cavaliere nel video sorride tronfio, come sorridono quelli che sanno di avere toccato livelli infimi per solleticare gli sfinteri del pubblico e si sentono eroi. A rendere il tutto ancora più degradante si scorge Marta Fascina, la sposa per finta di Berlusconi, che osserva la scena. Mentre il branco di uomini esulta per le donne pezzi di carne lei è l’unica donna a cui tocca abbozzare un sorriso che le esce di sguincio.

Berlusconi, al solito, mostra la sua natura. Basta farlo parlare per più di qualche secondo senza le sue badanti che lo tengono a freno per vederlo incarnare il più becero maschilismo. Se esistesse nel mondo una fallocrazia ne sarebbe presidente ad honorem. Non è lui a stupire, a essere desolante è il fatto che pochi mesi fa qualcuno l’avrebbe votato come Presidente della Repubblica, con l’appoggio di certi presunti editorialisti e moralisti che sono classe dirigente di questo Paese.

“Non siamo sorprese, è il linguaggio con cui ha governato e impoverito l’Italia. È questo il personaggio, che non si smentisce, anzi, insiste, che Giorgia Meloni, Salvini e Tajani avrebbero voluto al Colle? Un vero maestro di vita e politica che dovrebbe uscire per sempre dalla vita pubblica”, dice Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra. Di “schifezza” e “tristezza” parla il leader di Azione Carlo Calenda mentre la presidente di Italia Viva Teresa Bellanova denuncia “una visione anacronistica e vergognosa”: “una frase sessista in cui ancora una volta la donna è non un soggetto con piena dignità, ma un oggetto ad uso e consumo degli uomini, un premio per i valorosi”.

Ma il punto vero lo coglie la deputata dei 5 Stelle Chiara Appendino: “Ora – scrive -, Berlusconi lo conosciamo, qualcuno dirà che non c’è nulla di nuovo. Peccato però che lui e il suo partito facciano parte della maggioranza di Governo e quindi chiedo a Giorgia Meloni cosa ne pensi lei, la prima donna Presidente del Consiglio, di questa rivoltante volgarità. Tacciamo e facciamo passare questo messaggio alle nostre figlie, Giorgia”.

E ancora: “È ammissibile che le donne siano considerate oggetti sessuali, premi da consegnare come fosse merce acquistata al mercato? Auspico che la Presidente Meloni e tutte le donne e gli uomini di Forza Italia e che compongono questa maggioranza di governo prendano le distanze e condannino queste ignobili parole pronunciate come se nulla fosse, di fronte a centinaia di persone”.

Risposte dalla maggioranza ovviamente non ne arrivano. Ma quando qualcuno molto spericolatamente esultava per Meloni come alfiere del femminismo a Palazzo Chigi in molti facevano notare che serve ben altro di una semplice donna al comando per riabilitare le donne. Dalla bambola gonfiabile portata sul palco da Matteo Salvini a quest’ultima (tra tante) uscita di Berlusconi si capisce subito cosa siano le donne per la maggioranza che sostiene questo governo. Il tetto di cristallo, per Giorgia Meloni, sono proprio i suoi alleati. E quelli no, non li ha sfondati, nemmeno educati.

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L’ultima grande idea del governo: sparare in città e nelle aree protette

«Spari nei parchi e nelle aree protette, spari in città, spari a tutti gli animali selvatici a qualunque ora del giorno e della notte, e in qualsiasi periodo dell’anno». Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf denunciano che «è quanto prevede un emendamento alla legge di Bilancio (l’emendamento numero 78.015) presentato da un pool di deputati di Fratelli d’Italia che, evidentemente, con tale iniziativa intendono dare seguito alle promesse di deregulation venatoria fatte durante la campagna elettorale, trasformando l’Italia in una vera polveriera».

In un comunicato le associazioni spiegano: «Se l’emendamento “caccia selvaggia” venisse approvato, una ristretta categoria di individui, peraltro sempre più isolata dal tessuto sociale, sarebbe autorizzata a fare strage di animali selvatici e a mettere in pericolo la pubblica incolumità con il pretesto del “controllo” della fauna». Ma non è tutto. Ci sarebbe anche un fantomatico «piano “straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica”» che, secondo Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf, «assesterebbe un colpo mortale al nostro fragile patrimonio di biodiversità».

«Ed è altresì un gravissimo segnale – prosegue la nota delle associazioni – quello manifestato dalla commissione Ambiente del Senato che, nell’esprimere il parere sul decreto-legge di riordino dei ministeri, ha approvato una osservazione in cui si chiede di individuare le modalità idonee per trasferire le funzioni statali in materia di fauna dal ministero dell’Ambiente al ministero dell’Agricoltura. Una proposta insensata, mix di incostituzionalità e illogicità, che denota la subordinazione di certa politica alle istanze di lobby venatorie e armieri».

Il tutto, vale la pena sottolinearlo, all’interno di una legge di Bilancio che ha poco a che vedere con l’argomento. Durissimi Angelo Bonelli e Eleonora Evi, dell’Alleanza verdi-sinistra: «Governo e maggioranza vogliono distruggere la legislazione ambientale italiana proprio in un momento in cui la biodiversità, minacciata dalla crisi climatica, dovrebbe essere maggiormente tutelata».

L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia però ha un obiettivo chiaro: sottrarre anche i voti dei cacciatori alla Lega. E privatizzare la fauna selvatica per trasformarla in business è il sogno recondito.

Buon giovedì.

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