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Ecco cosa sappiamo della rete di corruzione allestita dal Qatar

È notizia stranota quella degli arresti per una presunta rete di corruzione allestita dal Qatar all’interno delle istituzioni europee. Sono attualmente in stato di arresto la greca Eva Kaili (nella foto), la politica di più alto profilo coinvolta, una delle 14 vice presidenti del Parlamento europeo; Pier Antonio Panzeri, europarlamentare con il centrosinistra tra il 2004 e il 2019; Francesco Giorgi, compagno di Kaili, assistente parlamentare e fondatore della ong Fight Impunity; e Niccolò Figà-Talamanca, a capo della ong No Peace Without Justice.

Secondo alcuni analisti la rete di corruzione allestita dal Qatar potrebbe essere il più grave scandalo della storia dell’Ue

Secondo alcuni analisti politici potremmo essere di fronte al «il più grave» scandalo a colpire le istituzioni europee da anni. Le accuse formali sono di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio di denaro.

In Italia sono state arrestate anche Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, rispettivamente moglie e figlia dell’ex eurodeputato del gruppo S&D. Sabato la Corte d’Appello di Brescia ha convalidato il loro arresto concedendo a entrambe i domiciliari. Secondo gli inquirenti di Bruxelles, che hanno ottenuto un mandato di arresto internazionale, le due indagate “sembrano essere pienamente consapevoli delle attività” del “marito/padre” e sembrano “persino partecipare nel trasporto dei ‘regali’ dati al Marocco da A.A., ambasciatore del Marocco in Polonia“.

I reati, spiegano gli inquirenti, sono menzionati nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, “durante le quali la signora Panzeri ha fatto commenti circa i ‘regali’, dei quali ha apparentemente beneficiato”. Maria Colleoni avrebbe anche detto a Panzeri “di aprire un conto bancario in Belgio e aveva apparentemente insistito che non voleva che lui facesse operazioni senza che lei potesse controllarle. Gli ha detto di aprire un conto con Iva, cosa che suggerisce che Panzeri potrebbe avviare una nuova attività commerciale, soggetta a Iva.

Questo indica che Maria Colleoni esercita un qualche tipo di controllo sulle attività del marito o che perlomeno cerca di mantenere un qualche controllo”. Gli inquirenti sottolineano che Colleoni “ha usato la parola ‘combines‘ per riferirsi ai viaggi e agli affari del marito. La parola francese ‘combines’ è peggiorativa e suggerisce che suo marito usa mezzi ingegnosi e spesso scorretti per ottenere i suoi scopi“.

Nei documenti allegati dalle autorità belghe all’autorità italiana c’è anche il riferimento a vacanze per un costo che arrivava fino a “100mila euro”. A casa dell’eurodeputato (prima del PD e poi di Articolo Uno) sarebbero stati ritrovati 500mila euro in contanti.

A cosa serviva la presunta corruzione di europarlamentari e dei loro staff sulla quale sta indagando l’autorità giudiziaria belga Il caso più clamoroso è quello di una risoluzione approvata dal parlamento europeo di fine novembre che si «compiace» per come il Qatar tratti i lavoratori nonostante Amnesty International, tra gli altri, abbiamo più volte contestato la violazione dei diritti umani.

Gli investigatori belgi, coordinati dalla procura di Bruxelles, hanno perquisito sabato sera la casa dell’eurodeputato socialista Marc Tarabella. Con Tarabella siamo di fronte al secondo eurodeputato formalmente citato nell’ambito dell’inchiesta. Tarabella in un suo discorso disse che “il discorso unilateralmente negativo mi sembra dannoso per l’evoluzione dei diritti in futuro in Qatar”.

Ci sono due importanti lezioni. La prima è che i Paesi arabi considerano i diritti un orpello da poter comprare serenamente. Basta trovare qualche politico influente che sia disponibile a parlar bene di loro, ricoperto di soldi illegittimi e legittimi (il riferimento non è casuale). La seconda lezione è che questi mondiali fanno talmente schifo, dal punto di vista dei diritti, che chi sostiene il contrario è perlomeno sospetto.

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Morire di freddo a vent’anni, in Italia, nel 2023

Poiché i poveri e i disperati non devono rovinare il clima natalizio e non possono fare ombra agli addobbi e alle luci Ali, giovane egiziano di vent’anni arrivato in Italia dopo avere percorso la rotta balcanica e avere scavalcato il confine al Brennero, ha deciso di andare a morire nel suo giaciglio improvvisato in periferia, nella zona Fiera, a Bolzano.

L’associazione Bozen solidale da tempo denuncia l’inospitalità (in questo caso mortale) di una città che in queste ore pullula di turisti e mercatini. Nel mirino dell’associazione c’è la circolare Critelli del 2016, emanata dalla Provincia autonoma, che prevede l’accoglienza soltanto per chi è inviato direttamente dal ministero dell’Interno. Per chi arriva a Bolzano autonomamente, come il giovane morto assiderato venerdì notte, ci sono soltanto i due centri di accoglienza comunali di via Comini ed ex-Alimarket, ormai con posti esauriti da tempo.

Alì prima di morire aveva bussato all’Infopoint di Volontarius appena il giorno prima della tragedia proprio per chiedere un posto letto. «Quel ragazzo aveva chiesto un posto letto ma gli era stato spiegato che tutti i dormitori erano già pieni e che sarebbe stato possibile quindi inserirlo nella già lunghissima lista d’attea, composta da circa 170 persone. Il suo nome – spiega Davide Monti, presidente della cooperativa sociale River Equipe che fa capo a Volontarius in un’intervista al Corriere del Veneto – è stato poi inserito nella lista il giorno successivo, giovedì». Sullo stesso giornale Matteo De Checchi, di Bozen Solidale, afferma: «In città ci sono più di 250 persone senzatetto. Questi numeri sono stati spesso contestati dai politici, ma invece sono cifre vere e certificate anche dalle liste di attesa dei migranti che chiedono di poter dormire in una struttura. Molti di loro lavorano, ma non riescono a trovare case in affitto a prezzi ragionevoli. Una decina di giorni fa noi avevamo organizzato un presidio chiedendo di trovare una soluzione perché c’era il rischio che ci scappasse il morto. Purtroppo è accaduto davvero. Chiediamo più strutture di accoglienza ma anche di smetterla di effettuare sgomberi dei ripari di fortuna».

Chi sia Alì non lo sappiamo. Ora dovranno esser effettuati tutti gli accertamenti per risalire alla sua identità. Da morti, per uno scherzo del destino, in Europa si smette di essere invisibili e le istituzioni sono costrette a occuparsi di loro. Se si imparasse come entrare in Europa da morti, se ci pensate, sarebbe la soluzione perfetta.

Buon lunedì.

Nella foto da Bozen solidale: Questo è il mio letto

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Diritti umani, Noury: “In Italia brutti segnali sulle libertà”

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, come stiamo messi con i diritti umani? “È stato un anno segnato dalle guerre: quella russa contro l’Ucraina, quella etiope tra governo federale e governo tigrino. Un anno segnato anche da una fortissima repressione in Iran di cui vediamo le conseguenze. In Afghanistan ne vediamo un po’ meno eppure il coraggio delle attiviste è straordinario, il loro modo di reagire a una repressione furibonda ha molto da insegnarci”.

E in Italia, come stiamo? “Noi come Amnesty avevamo ammonito durante campagna elettorale che non si doveva tornare indietro sui diritti. Il pericolo da noi è quello. Siamo dovuti intervenire in diverse occasioni rispetto a dichiarazioni o politiche preoccupanti, riguardanti l’ostilità contro migranti e richiedenti asilo, la criminalizzazione della solidarietà e poi su alcuni provvedimenti adottati come il decreto “rave” in cui abbiamo visto segnali di una preoccupante messa in pericolo della protesta pacifica, che è il vero sotto tema di quel decreto che ancora oggi nonostante gli emendamenti ci preoccupa”.

Intanto in Qatar, per i mondiali, abbiamo assistito a alcuni gesti simbolici di protesta… “La sensibilità dei tifosi e le prese di posizione di alcune federazioni calcistiche europee sono i fatti postici da questi mondiali. È indubbio però che ci voleva più coraggio: da un lato vedo in Iran persone che si fanno sparare in faccia per rivendicare dei diritti e poi vediamo capitani di squadre di calcio che rinunciano di indossare una fascia per paura della sanzione. Forse si pensava di poter fare gesti simbolici a costo zero. Qatar e Fifa dal canto loro continuano a portare avanti questa narrazione del tutto va bene. La conferenza stampa di Infantino (capo della Fifa) è stata una stucchevole retorica di benaltrismo e di relativismo e ieri di fronte all’ennesimo morto le autorità del Qatar ci hanno spiegato che ‘la morte è una fatto naturale’ come a dire che ci sono stati 6500 eventi naturali negli anni scorsi per costruire gli stadi”.

La preoccupa la situazione di Patrick Zaki con questo nuovo governo? “Io non sono ottimista purtroppo perché è come se ci si fosse accontentati da un punto di vista emotivo oltre che politico. Zaki è casa ma è sotto processo e potrebbe essere condannato. Vedo la nostra interlocuzione con l’Egitto ancora più difficile. A causa della guerra che ha scombinato il quadro ora l’Egitto è diventato un partner ancora più ineludibile per l’energia. Noi avevano detto dopo l’incontro tra Meloni e Al Sisi che il calendario ci avrebbe offerto occasioni per misurare un eventuale cambio nelle relazioni. La prima è stata l’udienza di Zaki di due settimane fa che ci ha detto che non è cambiato nulla. A febbraio il Gup decide se si va a processo contro gli imputati per l’uccisione di Giulio Regeni e poi a fine mese ci sarà la nuova udienza per Zaki. Da qui a febbraio si capirà se questo governo è in grado di ottenere gli indirizzi dei 4 imputati per il processo Regeni e se riuscirà a riportare Zaki a Bologna dopo 3 anni di persecuzione”.

La solidarietà è in salute? “Vedo da un lato gradi slanci di solidarietà (penso alle piazze riempite per le manifestanti in Iran), dall’altro vedo un’enorme preoccupazione rattrappita sui diritti economici e sociali. E nel campo della narrazione politica, evidenziato anche dal nostro barometro, si afferma sempre di più la povertà come una colpa. Tutto il dibattito sul Rdc si è basato sulla narrativa di “parassiti, fannulloni approfittatori”…”.

Un augurio per il 2023? “Sarebbe come prendere dei bastoncini di Shangai e estrarne uno. Questo Paese tra mille ritardi deve affrontare quello della cittadinanza, fermo da più di 30 anni. Siccome da un punto di vista più generale il 2023 sarà il 25 esimo anniversario tribunale penale internazionale mi auguro che su tutti gli ambiti su cui sta lavorando (Israele, Iran, Ucraina, Afghanistan) si veda qualche passo avanti”.

 

Leggi anche: Giornata dei diritti umani. L’Europa ha poco da festeggiare. I giornalisti di Lighthouse Reports inchiodano l’Ue: “Centri di detenzione profughi illegali al confine est”

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L’Italia, il primato sull’evasione e il via libera alle furbizie

Dicono che le tasse siano un cappio. Solo che mica le abbassano, no: fomentano l’evasione di sussistenza (nome edulcorato per sentirsi in colpa ma non troppo) come se loro non fossero seduti sui banchi del governo. Poi accade che esca il rapporto sull’Iva pubblicato dalla Commissione europea e l’Italia svetti per evasione: il divario tra la quanto effettivamente incassato dallo Stato e gettito atteso dall’imposta è stato di 26,2 miliardi (20,8 per cento del totale). Seguono la Francia con 14 miliardi in valore assoluto (8 per cento), e la Germania con 11,1 miliardi, pari al 4,8 per cento. In termini percentuali l’Italia è preceduta da Malta (24,1 per cento) e dalla Romania (35,7 per cento). L’Italia è prima per gettito Iva non riscosso.

Il Tesoro aveva già lanciato l’allarme sulla flat tax

Già il ministero del Tesoro aveva lanciato l’allarme sottolineando come la flat tax (che ora verrà alzata a 85 mila euro) abbia contribuito all’evasione dell’imposta. Lavoratori autonomi hanno sottratto alla collettività il 70 per cento di quello che avrebbero dovuto pagare. Solo l’incasso dell’Iva in Italia vale qualcosa come 110 miliardi di euro. Secondo l’Unione europea nel 2020 i Paesi Ue hanno perso 93 miliardi di euro di gettito Iva, un quarto dei quali per frode. Anche per questo l’Ue ha deciso di dare un’accelerata alla fatturazione elettronica europea. Secondo il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni «la fatturazione elettronica è un processo in avanzamento in diversi singoli Paesi, tra cui l’Italia. Bisognerà da qui al 2028 lavorare per armonizzare i sistemi interni con quello transfrontaliero e certamente bisognerà continuare nella direzione di continuare e incrementare la fatturazione elettronica nei singoli Paesi. Le differenza sul gap dell’Iva tra gli Stati membri sono notevoli». Gentiloni ha sottolineato come – ancor di più in questi tempi – gli Stati abbiano «bisogno di entrate fiscali solide per sostenere sia i nostri servizi pubblici sia la montagna di investimenti per la transizione verde e digitale e la sicurezza energetica. Allo stesso tempo, i cittadini chiedono equità fiscale e un’azione forte contro la frode e l’evasione fiscale».

Le sparate di Salvini, gli esercenti che «ci smenano» e i veri costi delle commissioni
Pagamento con la carta di credito. (Getty)

E noi bighelloniamo sulla soglia di pagamento elettronico a 60 euro

Oltre alla fattura elettronica, l’Ue pensa a responsabilizzare le piattaforme online di viaggio e alloggi brevi alla riscossione e versamento Iva nel caso in cui i loro fornitori di servizi risultino inadempienti oltre a un portale unico di registrazione che farebbe risparmiare quasi 9 miliardi di euro alle piccole e medie imprese. Ora prendete le decisioni in Europa e confrontatele con quello che accade qui, dove da settimane il governo si inalbera contro l’opposizione (e contro gli economisti e contro la Bankitalia e contro i pareri dell’Ocse) per bighellonare sulla soglia di pagamento elettronico a 60 euro. Confrontate lo snellimento per cui si scervellano in Europa con “l’ufficio complicazioni cose semplici” che qui da noi è in piena funzione per trovare il modo di condonare e evadere senza dover mai pronunciare le due temute parole.

L'isolamento di Ronzulli e le manovre di Fi per smarcarsi da Salvini e Meloni
Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Getty Images).

L’incapacità di progettare un meccanismo di equità

Non è un problema solo di misure. C’è, di fondo, una questione morale che bisognerebbe avere il coraggio di riconoscere: incapaci di progettare un meccanismo di equità, si decide di abbandonare le regole e organizzare le furbizie. E questo è sotto gli occhi di tutti, elettori di destra o di sinistra. Per questo risuonano gravemente indecenti i tentativi di mascherare l’operazione con una presunta “libertà” che è lo stesso trucco utilizzato per aggirare le regole. Siamo liberi di non rispettare le regole? No. Siamo liberi di opporci alle regole? Eccome, la politica è proprio lì per questo. Qui e ora da noi manca perfino il coraggio di opporsi. Siamo messi così.

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Giornata dei diritti umani. L’Europa ha poco da festeggiare

Dieci dicembre, Giornata dei diritti umani una nuova inchiesta inchioda l’Europa. Lighthouse Reports, un’organizzazione non governativa di giornalismo collaborativo, ha denunciato l’esistenza di centri non ufficiali di detenzione lungo i confini di Bulgaria, Ungheria e Croazia.

I giornalisti di Lighthouse Reports inchiodano l’Ue: “Centri di detenzione profughi illegali al confine est”

Le testimonianze e le riprese video dimostrano una sistematica violazione del diritto internazionale alle porte d’Europa. Nelle foreste della montagna Strandja, ultimo lembo di terra bulgara prima del confine con la Turchia, i camion militari dell’esercito bulgaro trasportano rifugiati afghani fino al confine. Vengono imprigionati e maltrattati, prima di essere espulsi nella foresta di latifoglie del Mar Nero orientale. Un gruppo di ragazzi afghani racconta l’ennesimo respingimento dell’esercito bulgaro. Sono laceri e sono stati derubati di tutto.

“Le rivelazioni di Lighthouse Reports su questi centri di detenzione non ufficiali conferma una preoccupante tendenza osservata in passato da Amnesty International lungo vari confini dell’Unione europea. Con l’obiettivo di tenerle fuori dalle frontiere esterne dell’Unione europea, le autorità di questi stati trattengono persone in tende, container, furgoni di polizia spesso in foreste isolate o in altre zone inaccessibili. Queste tattiche intenzionali consentono alle autorità di eseguire rapidamente respingimenti illegali, ignorare le richieste di asilo e commettere ulteriori violazioni dei diritti umani”, ha commentato Jelena Sesar, ricercatrice di Amnesty International sui Balcani occidentali.

I governi rifiutano di ammettere l’esistenza di questi centri

I governi rifiutano di ammettere l’esistenza di questi centri o, cinicamente, li definiscono strutture ‘temporanee’ o ‘informali’ se non addirittura ‘centri umanitari’, solo per evitare di assumersi ogni responsabilità. Sulla base del diritto internazionale e delle leggi dell’Unione europea, i governi sono obbligati ad assicurare i diritti umani fondamentali alle persone private della loro libertà, consentendo tra l’altro di comunicare con familiari e amici e di avere accesso alla difesa legale e alle cure mediche.

Il silenzio sul caso di Aleksandra Skochilenko

“I governi che gestiscono quei centri non ufficiali di detenzione stanno chiaramente violando il diritto internazionale”, ha sottolineato Sesar. Ma i diritti umani in questo fine 2022 sanguinano dappertutto. Le organizzazioni internazionali, ad esempio, chiedono di accendere i riflettori su Aleksandra Skochilenko, arrestata con l’accusa di “diffusione pubblica di informazioni consapevolmente false sull’utilizzo delle Forze Armate della Federazione Russa” – un nuovo articolo del codice penale, introdotto frettolosamente dal governo russo a marzo 2022 per cercare di fermare le critiche della popolazione russa sull’invasione dell’Ucraina.

Dall’11 aprile Aleksandra è in detenuta in attesa di processo, in condizioni terribili. Ogni giorno, Aleksandra viene molestata dalle guardie carcerarie e dalle sue compagne di cella. Qualora venisse condannata, Aleksandra rischierebbe fino a 10 anni di reclusione. In Iran, l’8 dicembre, il regime della repubblica islamica ha assassinato Mohsen Shekari, reo di aver preso parte alle proteste contro il regime teocratico e sanguinario degli ayatollah in Iran.

Con questo atto il regime iraniano mostra ancora una volta il suo vero volto al mondo e alla faccia di coloro che fino a qualche giorno fa, in Italia, erano pronti a stringere la mano del suo ministro degli esteri. Alcuni giorni fa è stata data la notizia della condanna a morte di Fahimeh Karimi (compagna di cella di Alessia Piperno), allenatrice di pallavolo, madre di tre bambini piccoli, arrestata a “Pakdasht”, nella provincia di Teheran, oltre un mese e mezzo fa.

L’accusa, secondo quanto riportato dai media locali, sarebbe quella di aver sferrato dei calci a un paramilitare in una delle manifestazioni. Sempre in Iran tre minorenni sono sotto processo in tribunali per adulti, in violazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia, che l’Iran ha ratificato. Amnesty International sottolinea come “Israele continui a perpetrare violazioni dei diritti umani diffuse e sistematiche contro i palestinesi, compresi i minori, in un contesto di decenni di discriminazione, segregazione e persecuzione sponsorizzate dallo stato”.

Ci sono prove che il trattamento di Ahmad Manasra (arrestato nel 2015 quando aveva solo 13 anni e in isolamento da anni nonostante soffra di schizofrenia, di allucinazioni psicotiche ed è gravemente depresso con pensieri suicidi) si adatta a un modello più ampio di discriminazione contro i minori palestinesi nel sistema di giustizia penale israeliano.

Secondo Amnesty International circa 170 palestinesi attualmente detenuti sono stati arrestati quando erano minori

Secondo i registri di Amnesty International, circa 170 palestinesi attualmente detenuti sono stati arrestati quando erano minori. In molti di questi casi è stato negato loro un processo equo in linea con gli standard internazionali e la protezione prevista dal sistema di giustizia minorile.

In altri casi sono stati sottoposti a tortura o altri maltrattamenti. Poi c’è la Libia, di cui tutti sanno tutti. C’è l’Egitto, c’è il “rinascimento saudita” che condanna a morte. C’è il Qatar che ha costruito i suoi stadi sulla pelle dei lavoratori. Nella giornata dei diritti umani non basterebbe un giornale intero per raccontare quanto ci sarebbe da fare.

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Se vanno avanti così si inventeranno il reato di pagare le tasse

Nuova novità tra le pieghe della manovra.

Si scopre una proroga fino a giugno 2023 dell’agevolazione che permette di limitare al 14% (anziché al 26% previsto) la tassazione sulle plusvalenze su terreni e partecipazione, estendendola anche ad azioni e titoli sui mercati finanziari, nonché a risparmi e patrimoni in fondi e polizze assicurative sulla vita. L’aveva già anticipato il Corriere della Sera, nel 2023 si attendono circa 1,5 miliardi di euro di entrate da questa misura che, di fatto, proroga e amplia l’agevolazione prevista dal dl bollette di marzo incentivando a pagare in questa finestra. Dove si concentra la quasi totalità degli investimenti in azioni e prodotti finanziari? Tra i più ricchi, ovviamente.

Non solo. C’è anche un bello scudo penale per i presunti grandi evasori, dopo aver accontentato i piccoli. È la proposta di Fratelli d’Italia presentata con un emendamento che prevede il congelamento della denuncia penale che vale fino a quando non saranno versati tutti gli importi dovuti, si applica alle aziende che pagano a rate importi superiori ai 250mila euro e circoscrive il periodo di inadempienza tra gennaio e ottobre 2022. La proposta di modifica prevede che il procedimento riparta per chi non paga due rate consecutive. Una norma che, dicono i ben informati, sarebbe stata stata pensata pensata per i trader che comprano e vendono energia, di cui potrebbero beneficiare parzialmente anche le società sportive, che entro il 22 dicembre sono chiamate a pagare i debiti Irpef, Iva e Inps.

Se vanno avanti così si inventeranno il reato di pagare le tasse.

Buon venerdì.

 

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Caporetto ai Congressi della Lega. Dal Nordest avviso di sfratto a Salvini

Matteo Salvini in bilico all’interno del suo partito non è soltanto un retroscena sostenuto dai “si dice” o concimato dai suoi avversari interni. Che Salvini rischi di non tenere le redini della Lega ora cominciano a suggerirlo anche i numeri. Nella Lega sono iniziati infatti i congressi provinciali, di cui il Capitano decadente parla pochissimo in pubblico, e perfino in Lombardia i segnali sono chiari.

A Varese, qui dove dal notaio Bellorini Umberto Bossi fondò il partito, il candidato di Salvini l’ha spuntata per soli 12 voti su 638. Il Comitato Nord guidato dal redivivo Bossi e coordinato da Paolo Grimoldi ha sfiorato il colpaccio per un soffio e tra le assenze spiccava quella del ministro Giorgetti. Poco prima si era celebrato il congresso di Bergamo e lì Salvini ha dovuto ingoiare la sconfitta: vince il sindaco di Telgate Fabrizio Salacche ha sconfitto un altro “dissidente” critico con il suo segretario. Il candidato che Salvini avrebbe voluto non è riuscito nemmeno a raccogliere le firme.

Tira una brutta aria

Stessa storia a Brescia dove la sindaca di Torbole Casaglia Roberta Sisti che ha sconfitto l’uscente Alberto Bertagna, un fedelissimo di Salvini. Segretario sconfitto anche a Lodi e Cremona. Perfino Pavia, che i salviniani rivendicano come “conquistata” (è la terra dell’europarlamentare Angelo Ciocca, fervente bossiano) vede come segretario Jacopo Vagnati eletto solo grazie al sostegno del vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio.

A Como è stata riconfermata Laura Santin che è la moglie di Fabrizio Cecchetti, segretario della Lega Lombardia: uno che non voleva appoggiare Fontana alla Regione. Ora si entra nel vivo perché la fase dei congressi parte anche nel Veneto, dopo una snervante strategia di rinvio. Per ora l’unico risultato è quello di Rovigo dove è stato riconfermato Gugliemo Ferrarese, sostenitore convinto di Luca Zaia.

E qui la faccenda si complica ulteriormente perché oltre alla fronda bossiana c’è l’ombra del Presidente del Veneto che nonostante la diplomatica moderazione è tutt’altro che salviniano. Anzi, secondo molti potrebbe essere il suo successore. Il 18 dicembre dovrebbero tenersi i congressi di Verona, Padova e Vicenza. A Verona al momento l’unico candidato è il segretario uscente Nicolò Zavarise che gode della protezione politica del neopresidente della Camera Lorenzo Fontana che di Salvini è fidatissimo consigliere.

Anche qui pesano però i pessimi risultati: la città è stata persa contro il candidato di centrosinistra Damiano Tommasi e gli oppositori interni nella Lega stanno cercando un nome per ribaltare gli equilibri nel partito. A Padova farà sentire il suo peso l’assessore regionale allo Sviluppo economico Roberto Marcato che da mesi chiedeva un congresso come resa dei conti contro Salvini. Marcato (soprannominato “il bulldog”) punta alla segreteria regionale, spiega, “per far tornare il Veneto al centro dell’impero”.

L’unica provincia che potrebbe arrivare a congresso con un nome condiviso potrebbe essere Vicenza ma chi conosce il candidato Denis Frison dice che “è tutt’altro che salviniano”. Intanto lunedì il coordinatore del Comitato Nord Paolo Grimoldi è stata espulso da una chat di militanti che definiscono la corrente bossiana un’iniziativa “che ai più pare in contrasto con la Lega Salvini premier, destando, giustamente, in molti di noi un certo fastidio”.

Il messaggio incriminato? Una dichiarazione di Massimiliano Fedriga, leghista di ferro che guida la Regione Friuli Venezia-Giulia. Basta questo per intuire il clima.

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È nato un “invasore” sulla Geo Barents

Da mercoledì mattina i migranti a bordo dell’imbarcazione umanitaria Geo Barents non sono più 254, ma 255. Alle 11:31 Fatima ha dato alla luce il piccolo Alì. Nato e respinto. E ora «Le autorità italiane facciano sbarcare a Lampedusa e trasferire in Sicilia la donna che oggi a partorito sulla nave Geo Barents il piccolo Alì». L’appello arriva da Candida Lobes, operatrice di Medici Senza Frontiere, a bordo della nave, che dichiara di aver ricevuto dalle autorità maltesi la proposta «inaccettabile, disumana e illegale» di trasferire a Malta la donna e il neonato, lasciando però sulla nave gli altri tre figli minori, uno dei quali ha appena due anni. «Questa donna si trova a dover scegliere tra lasciare indietro i suoi figli e prendersi cura della sua salute e di quella del neonato. Ci appelliamo al buon senso delle autorità italiane affinché questa ragazza sia evacuata al più presto con la sua famiglia”, conclude. 

Il piccolo Alì è nato dopo sette ore di travaglio. Nella clinica medica della Geo Barents, Fatima è quindi diventata di nuovo madre. Per la quarta volta. Dalla Libia era fuggita a bordo di un barcone, insieme ad altre 89 persone. Con sé i suoi tre figli e la speranza di una nuova vita. «Il viaggio difficile, le dure condizioni, lo stress estremo e la profonda disidratazione hanno innescato il travaglio – spiegano i soccorritori di Msf -. Ha affrontato la straziante traversata su una barca gremita e instabile, temendo per i figli che viaggiavano con lei». 

Una volta a bordo della Geo Barents l’equipe medica si è subito presa cura di lei. Immagino il ministro dell’Interno Piantedosi, nella sua parte di controfigura di Salvini, difendere l’Italia da questo pericolo migrante con qualche ora di vita. Immagino soprattutto quelli che il bambinello lo stanno cercando in porcellana per infarcire il presepe. Se volete esercitare il vostro spirito natalizio c’è Alì. È stato evacuato oggi di prima mattina. Chiedetegli cosa significhi cercare salvezza. Buon giovedì.

In apertura, un’immagine da un video a bordo della nave umanitaria

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Minacce Social alla Meloni. E le destre si inventano la responsabilità di Conte

“Se togli il reddito ammazzo te e tua figlia”. “Ci vuole la morte di lei e sua figlia”. “Veramente attenta, finiscila cò sta cosa di togliere il reddito di cittadinanza sennò ti ammazzo ma lo capisci?”. I messaggi erano indirizzati all’account Twitter della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

A inviarli è un 27enne siracusano disoccupato. Su disposizione della Procura di Siracusa, personale della Polizia Postale e della Digos ha eseguito una perquisizione ora indagato per violenza privata aggravata nei confronti della premier.

Povera Giorgia

Bipartisan la solidarietà. “Un abbraccio a Giorgia Meloni e a sua figlia per le gravi minacce subite – scrive su Twitter il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani –. Se qualcuno pensa di condizionare l’azione di questo governo con la violenza si sbaglia di grosso. Mi auguro una condanna trasversale verso l’accaduto”.

“Le minacce a Giorgia Meloni non sono solo rivolte al presidente del Consiglio, ma a tutta la politica. Per questo – scrive Pier Ferdinando Casini su Facebook – bisogna unirsi nel respingerle con fermezza al mittente”.

“Le gravi minacce alla presidente del consiglio e a sua figlia sono un atto vile e inaccettabile – dichiara a nome delle deputate e dei deputati democratici la capogruppo alla Camera, Debora Serracchiani –. Di fronte a questo nuovo attacco, ribadiamo la nostra ferma condanna a ogni violenza, in qualsiasi forma si manifesti, ed esprimiamo la nostra solidarietà a Giorgia Meloni e alla sua famiglia”.

“Le minacce alla vita dei familiari sono oltre ogni limite. Solidarietà a Giorgia Meloni” scrive su Twitter il leader di Articolo 1 ed ex ministro della Salute Roberto Speranza. “Tutta la mia solidarietà a Giorgia Meloni per le disgustose minacce di morte ricevute sui social, indirizzate non solo a lei ma anche alla figlia. I responsabili vanno individuati e puniti, bisogna fermare questa pericolosa escalation di odio” scrive sui social Mara Carfagna, deputata e presidente di Azione.

Fomentatori in azione

Sarebbe stato solo un disgustoso episodio di cronaca se a qualcuno non fosse che qualcuno, al solito, non ha resistito alla tentazione di politicizzare anche questo ennesimo cretino. A far parte le danze è la berlusconiana Licia Ronzulli che scrive: “Ci sono cattivi maestri che vanno in piazza a dire cose non vere: qualcuno sta alimentando questo clima, sta armando la mano di qualcuno – ha detto la capogruppo di Forza Italia al Senato –. Andare nelle piazze a raccontare che aboliremo il rdc è una palese distorsione della realtà”, significa “aizzare le folle, armare le piazze”

E ancora: “Raccontare che tra 8 mesi ci sono persone che resteranno senza vuol dire – ribadisco – aizzare le folle e armare le piazze. Continuerà ad esserci per chi ne ha necessità“. La sottosegretaria al Mur Augusta Montaruli (Fdi) sottolinea “il silenzio una parte della politica. Particolarmente grave è l’atteggiamento di chi, come Giuseppe Conte e il suo Movimento 5 Stelle, da un lato sta aizzando le piazze e dall’altro non ci pensa minimamente a prendere le distanze da toni e posizioni violente”.

Solo che Conte ha espresso la solidarietà, eccome, definendo “esecrabile” la minaccia, esprimendo vicinanza e raccontando delle tante minacce ricevute durante la pandemia. E così torniamo alle solite: strumentalizzare un cretino criminale per sferrare un attacco politico è immorale. Ma ancora più immorale è non rendersi conto che le piazze le aizzano la povertà e la disperazione che se ne fregano dei dibattiti sul Pos e dei decreti sui rave. Questa pagliacciata degli animi infervorati dagli avversari politici non terrà ancora troppo a lungo. Ai partiti di governo conviene governare e smetterla di fare opposizione alla loro opposizione.

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Salvini triste, solitario y final

Nella sua Lega è tornato Umberto Bossi a scavargli un fossato intorno. Già questo dice quando Matteo Salvini sia fragile dentro e fuori al suo partito. Nei giorni scorsi in Lombardia il consigliere regionale Gianmarco Senna ha annunciato l’addio al partito di Salvini per entrare nel Terzo polo, e quindi sosterrà Letizia Moratti alle prossime elezioni regionali. Nella lista di Moratti sono quelli che sperano di entrare nella lista della ex vicepresidente della Regione Lombardia con un doppio obiettivo: mettersi di traverso all’eventuale vittoria di Attilio Fontana per dare uno schiaffo a Matteo Salvini e – per quanto riguarda i consiglieri regionali – sperare di essere rieletti.

In Lombardia la Lega non è più di Salvini. Dopo Bergamo, nei congressi provinciali il Comitato Nord di Bossi si prende Brescia, Lodi, Cremona. A Varese assente Giorgetti, che non ha votato. A Rovigo, in Veneto, al primo congresso provinciale, ha vinto Guglielmo Ferrarese. È vicino all’assessore Cristiano Corazzar, in linea con Zaia. Stessa cosa a Cremona dove segretario è Simone Bossi altro leghista da Comitato Nord. Pavia va a Jacopo Vignati, grazie al sostegno del vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio. A Como è stata invece riconfermata Laura Santin che è la moglie di Fabrizio Cecchetti, segretario della Lega Lombarda, uno che in Lombardia ha lavorato contro Attilio Fontana.

Il calo del partito di Salvini sembra inarrestabile anche a livello nazionale, assestandosi al 7,6 per cento, più di un punto sotto il pessimo risultato delle politiche e scavalcato anche dal Terzo polo, al 7,9. Vola la sua avversaria Giorgia Meloni. Anzi, a dirla tutta, Matteo Salvini e Giorgia Meloni ormai giocano in due campionati diversi: lui arranca in un ministero di cui non ha competenze e a cui non riesce a dare slancio (attaccata a quella bolsa trovata del ponte sullo Stretto) mentre lei tira i fili del Paese.

Ieri sera Matteo Salvini, logorato e svuotato da una sconfitta che può riuscire solo a rallentare, ha impugnato il suo telefono convinto di avere trovato una grande idea per scaldare gli animi dei suoi elettori. Ha preso un video dei tifosi del Marocco che festeggiavano a Milano e l’ha pubblicato su Facebook commentando con «il Marocco elimina la Spagna, così “festeggiano” a Milano… Mi auguro che i responsabili vengano identificati e ripaghino tutti i danni». È passata qualche manciata di minuti e la Questura di Milano ha diramato un comunicato in cui scrive che «non ci sono stati disordini o criticità».

Poi Matteo è andato a dormire.

Buon mercoledì.

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