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Patto della vodka tra Silvio e Putin. Bestiario di Governo senza freni

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C’è Silvio scatenato, Mussolini al ministero (a questo punto mettiamo anche i Savoia) e ci sono Carlo e Matteo, la rana e lo scorpione. Eccoci al Bestiario di governo.

SILVIO BIFRONTE
Due dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi. Prima dice “mai parlato di compensazione con la Lega sui ministeri” e quindi uno pensa che non ci sia nessun malumore con il peso dato al partito di Salvini rispetto a Forza Italia. Passa poco, pochissimo e esce una nuova dichiarazione di Berlusconi: “Ho insistito che tutte le cariche in maggioranza siano date secondo il numero degli elettori. Noi abbiamo soltanto 170/180 mila elettori in meno della Lega. Però abbiamo 20 deputati in meno rispetto alla Lega e 10 senatori in meno, che non corrispondono alla differenza che c’è sugli elettori”. Voi comprereste un’auto usata da quest’uomo?

IL LETTONE DI VLADIMIR
La notizia la dà La Presse: “Putin per il mio compleanno mi ha mandato venti bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Io gli ho risposto con bottiglie di Lambrusco e con una lettera altrettanto dolce. Io l’ho conosciuto come una persona di pace e sensata….”, avrebbe detto Berlusconi ai suoi parlamentari. E poi: “I ministri russi hanno già detto in diverse occasioni che siamo noi in guerra con loro, perché forniamo armi e finanziamenti all’Ucraina. Io non posso personalmente fornire il mio parere perché se viene raccontato alla stampa viene fuori un disastro, ma sono molto, molto, molto preoccupato. Ho riallacciato i rapporti con il presidente Putin, un po’ tanto”.

Sempre a proposito della vigliaccheria di cercare gli amici di Putin tra i pacifisti e poi tacere sui potenti. Subito dopo il presidente Silvio Berlusconi ha smentito la notizia su una presunta ripresa dei rapporti con Vladimir Putin. “Il presidente Berlusconi ha raccontato ai parlamentari una vecchia storia relativa a un episodio risalente a molti anni fa”: è quanto viene diffuso da fonti Fi. Allora siamo tranquilli, no?

PRONTI, VIA!
In Senato Giorgio Salvitti, Giovanna Petrenga e Antonio Guidi lasciano il gruppo di Fratelli d’Italia e aderiscono a Civici d’Italia-Noi Moderati-MAIE. Un inizio con il botto, non c’è che dire.

CANCEL CULTURE
Un tweet di Pierluigi Bersani e la foto di Benito Mussolini scomparirà da Palazzo Piacentini, sede del ministero dello Sviluppo Economico. Un caso che si allarga subito dopo, quando il presidente del Senato Ignazio La Russa, che non ha mai fatto un passo indietro riguardo alle sue idee, definisce come “cancel culture” quanto accaduto. Tutto è iniziato quando l’ex ministro ed ex segretario dem ha rilanciato un’indiscrezione riportata dalla giornalista di La7 Alessandra Sardoni negli scorsi giorni, provocando la marcia indietro del Mise: “Mi giunge notizia che al Mise sarebbero state esposte le fotografie di tutti i ministri, Mussolini compreso. In caso di conferma, chiedo cortesemente di essere esentato e che la mia foto sia rimossa”, ha scritto sui social Bersani, che guidò il ministero per quasi due anni tra il 2006 e il 2008 durante il governo Prodi.

“La foto di Mussolini al Mise? Se è un problema la togliamo – ha risposto Giorgetti intercettato dai cronisti a Montecitorio -. Ci stanno tutti i ministri, ahimè Mussolini è stato il primo ministro delle Corporazioni”. La vedete la matrice? A questo punto mettiamo anche la foto dei Savoia.

LA RANA E LO SCORPIONE
Scrive Repubblica: “Gelo tra Renzi e Calenda: è scontro sulle vicepresidenze dei gruppi del Terzo Polo”. Gli interessati ovviamente negano. Anzi, dicono che va tutto a gonfie vele. Ce la ricordate la favole della rana e dello scorpione?

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Istruzioni per i prossimi cinque anni

La giornata di ieri involontariamente è un ottimo bugiardino per sapere come affrontare i prossimi 5 anni o quelli che saranno con questo governo che viene e che non si sa quanto durerà. Ci sono dentro la composizione, la corretta posologia, le condizioni per cui è indicato, i casi in cui non deve essere utilizzato, gli eventuali effetti collaterali e le modalità di assunzione e di conservazione.

La composizione, innanzitutto. Ieri abbiamo saggiato con mano cosa c’è dentro questo governo che viene. Ci saranno vecchi arnesi della politica che, chissà perché, con il tempo dovrebbero essere diventati autorevoli. Ci sono fascisti, parecchi fascisti. Politici che depositano disegni di legge contro l’aborto pochi minuti dopo essere stati eletti (e Gasparri no, non è uno qualsiasi), ci sono i veri amici di Putin, ci sono destrorsi travestiti da liberali che di liberale non hanno un bel niente.

La posologia. Arriverà tutto in dosi leggere, come sta accadendo in questi giorni, prima e dopo i pasti: alla fine non ci accorgeremo nemmeno che la compressione dei diritti generali sia il frutto di molte piccole compressioni rivendute come iniziative personali. Darà assuefazione.

Malattie o condizioni per cui è indicato. È indicato per nostalgici che non avrebbero mai sperato di essere così in alto nella Repubblica nata dalla liberazione dal fascismo, è indicato per le beghe giudiziarie di Silvio Berlusconi e per le sue televisioni, è indicato per la riabilitazione di Salvini e la sua fortificazione contro gli agenti interni del suo partito.

Casi in cui non deve essere utilizzato. Non può diventare l’occasione per restaurare idee, pregiudizi e oscurantismi che dovrebbero essere vietati per una sana e robusta Costituzione.

Eventuali effetti collaterali. Secchezza della credibilità di un Paese nel quadro internazionale. Dolori per la libertà di scelta e di opinione.

Modalità di assunzione e di conservazione. Faranno di tutto per non perdere il potere. Se scaricheranno Berlusconi cercheranno quegli altri liberali per trovare un punto d’appoggio. Continueranno a voler decidere come governare e come dovrebbe essere l’opposizione.

Buon mercoledì.

Nella foto: Il presidente del Senato Ignazio La Russa a Porta a porta, 18 ottobre 2022

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Berlusconi in trincea sulla Giustizia. Torna in gioco la Casellati

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Proviamo a riavvolgere il nastro. Alle elezioni del 25 settembre quasi tutti gli analisti e gli addetti ai lavori davano Forza Italia per morta. “Silvio Berlusconi non sta bene”, dicevano nei corridoi del Parlamento e nelle redazioni immaginavano una Forza Italia svuotata a sinistra da Matteo Renzi e Carlo Calenda e a destra da Giorgia Meloni pigliatutto.

La tregua tra Berlusconi e la Meloni è durata un attimo. Il Cav non si rassegna a perdere il ministero della Giustizia

Forza Italia invece chiude all’8,11%, poco meno di Matteo Salvini che pure veniva presentato come l’astro – seppur calante – di un centrodestra in cui Silvio Berlusconi avrebbe potuto raccogliere al massimo qualche vecchio nostalgico cel Cavaliere che fu.

Ciò che sta accadendo nel centrodetra in questi giorni inizia lì, con il redivivo Berlusconi, ancora una volta, che non riesce a scindere la vitalità dal potere e quindi cambia completamente pelle sentendo il profumo di quello che può guadagnare. I dissidi con Giorgia Meloni, fin dai minuti successivi ai risultati delle elezioni, non sono altro che un riposizionamento all’interno dell’alleanza di destra non più come il “vecchio saggio” da tenere nel cassetto dei simboli di quello che fu ma come parte attiva della coalizione.

Berlusconi del resto in tutta la sua carriera ha sempre venduto più di quello che aveva in mano, è riuscito a vendere un quartiere alle porte di Milano sfoderando solo promesse e progetti, figurarsi se non riesce a rivendere un pari dignità, confermata dai numeri, con la Lega di Salvini che solo fino a qualche mese fa sembrava essere il partito egemone del centrodestra.

Qui iniziano i problemi nell’alleanza: Berlusconi non ci sta più a fare il padre nobile di Matteo Salvini e pretende di essere una colonna attiva del governo che verrà. Per Silvio però essere “attivo” ha solo un significato: ottenere posti, ministeri di rilevo, riuscire ad accontentare la schiera di politici sul libro paga.

La Meloni, d’altro canto, ha un primo inaspettato problema. Aveva immaginato un governo con uomini del suo partito, della Lega e pescati tra i “tecnici” vicini alla destra immaginando per Forza Italia solo qualche posto simbolico e invece si ritrova a dover trattare con Berlusconi posti veri, che pesano.

Meloni sa benissimo che concedere spazio a un partito che non si è mai rinnovato nella classe dirigente come Forza Italia significa inevitabilmente presentarsi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con nomi che rimandano al passato, tra l’altro un passato non proprio felice nella memoria degli italiani. Poi c’è la seconda scena di questo romanzo Quirinale: Silvio Berlusconi viene beccato da un fotografo con quegli appunti su Giorgia Meloni in cui viene definita come “supponente”, “arrogante” e altri epiteti della stessa risma.

Che Berlusconi prenda appunti è un caso politico solo per chi la politica ha bisogno di sceneggiarla per aumentare gli ascolti, ciò che conta davvero è che Giorgia Meloni risponda ai giornalisti “io non sono ricattabile”. Eccolo lo snodo del giallo. Se la Meloni non è ricattabile si presume che Berlusconi lo sia, evidentemente. Chi ricatta Berlusconi? Su cosa è ricattato Berlusconi? Non lo possiamo sapere.

Evidentemente per molti arguti giornalisti questa è una questione di poco conto. Di certo sappiamo, nonostante nella destra lo neghino tutti, che Silvio Berlusconi intende il potere come protezione personale dai suoi processi e come volano per le sue aziende.

È un segreto di Pulcinella che le priorità di Forza Italia fossero tre: sistemare Licia Ronzulli in un ministero (missione fallita che ha riportato Berlusconi nel cassetto degli uomini che no, non possono promettere tutto alle donne), ottenere il ministero alla Giustizia per cancellare quella legge Severino che costringerebbe Silvio a decadere un’altra volta in caso di condanna del processo Ruby Ter in cui è imputato e ottenere il controllo sulle televisioni per garantirsi il mantenimento del duopolio Rai-Mediaset che ha tenuto a galla le sue reti televisive.

Qui si sprofonda negli anni ’90, con lo stesso fetore delle leggi ad personam che hanno insozzato la storia repubblicana dell’Italia. La rivoluzionaria Meloni però sembra accettare (anche se a malincuore) e Matteo Salvini è troppo impegnato a difendersi dagli attacchi interni nel suo partito, non ha energie per occuparsi della questione.

Così arriviamo a due giorni fa, con Berlusconi e Meloni che fanno la pace come si riappacificano tipicamente a destra, negando perfino che ci sia stata ala guerra. Dall’incontro di via della Scrofa esce lo schema del governo da sottoporre al Presidente della Repubblica Mattarella.

Il Cavaliere vuole la Casellati per cancellare la legge Severino. Se va avanti così, Giorgia può già cominciare a cercarsi un’altra maggioranza

Giorgia Meloni vorrebbe salvare almeno le apparenze mettendo Carlo Nordio alla giustizia ma l’ex magistrato per Berlusconi è “una testa calda” e rischia di non mantenere gli impegni. Berlusconi incontra Nordio solo per cortesia, sminuendolo subito: “Nordio lo incontro perché mi piace di incontrarlo e di parlarci,- dice il leader di Forza Italia – noi abbiamo detto alla Giustizia c’è l’ex presidente del Senato Elisabetta Casellati. Su questo c’è l’accordo. Meloni ha suggerito soltanto: c’è Nordio che è bravissimo, vedilo, perché magari ti convinci che è la scelta giusta, ma io sono già convinto della scelta della Casellati, conosco le cose che ci sono da fare come riforma della giustizia”.

Un ministero alla giustizia regalato al Caimano sembrava impensabile fino a poco tempo fa. Ora addirittura dobbiamo sorbirci Renato Schifani che ci fa la morale: “Ho vissuto accanto a Berlusconi la persecuzione giudiziaria alla quale è stato sottoposto, – dice il presidente della regione Sicilia a Sky – e pensare che attraverso il ministero della Giustizia possa fare delle leggi ad personam lo trovo assurdo. Berlusconi ha già dato. Credo che a tutto ci sia un limite. Berlusconi ha raggiunto il massimo di quello che si possa pagare come persecuzione giudiziaria. Quali leggi ad personam potrebbe fare? Potrebbe invece fare finalmente quella riforma a cui teniamo, che è la separazione delle carriere”.

Capito? Alla fine ha vinto lui, ancora una volta. E si torna alla scena iniziale: chi era davvero ricattabile?

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Ora la Meloni vuole scegliersi pure l’opposizione

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C’è un aspetto che sfugge a molti commenti di questo governo che deve ancora nascere con a capo di Giorgia Meloni che merita molta attenzione. Dopo aver per anni ripetuto di essere “pronti” per governare dimostrando invece di non riuscire a trovare la quadra nemmeno con i propri alleati la destra, che non governa ma parla già da governatrice, negli ultimi giorni si è inventata il manuale della buona opposizione che vorrebbe.

La Meloni se l’è presa con il segretario del Pd Letta per le sue frasi su Fontana

Giorgia Meloni se l’è presa con il segretario del Partito democratico Enrico Letta per le sue frasi su Fontana presidente della Camera piuttosto risentita: “Per Letta Fontana è sfregio ad Italia – ha detto ai giornalisti la presidente del Consiglio in pectore -. è interessante questa sinistra che ci parla di rispetto per le istituzioni ma è un rispetto che vale solo se le rappresentano loro. è un’idea curiosa di democrazia che però abbiamo già sperimentato”.

Il trucco di scambiare le persone che rappresentano le istituzioni per le istituzioni stesse è antico quanto la Repubblica. Ogni volta viene estratto dal cilindro per difendersi da scelte e persone ritenute largamente impopolari. Non sfugge però che Giorgia Meloni faccia la scena dell’assediata sia all’opposizione che al governo: si lamenta in entrambi i casi perché evidentemente funziona sempre.

Non c’è che dire: se questa destra ha un enorme talento è il vittimismo che sfodera in qualsiasi occasione. Del resto funzionava già ai tempi di Silvio quando gridava al fuoco al fuoco mentre con l’altra mano appiccava l’incendio. Siamo ancora qui.

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La Russa all’olio di ricino. Riparte il Bestiario di Governo

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Oltre al caos di un centrodestra che litiga anche solo per decidere chi deve pagare il caffè ci sono bestialità di ogni tipo. Dal processo a Silvio a Gasparri redento e La Russa all’olio di ricino. Ecco il bestiario di governo.

AMORI DISINTERESSATI
Michaela Biancofiore, ex berlusconiana ora eletta con Noi Moderati, si lascia andare in una struggente dichiarazione: “Il mio Presidente di partito è Brugnaro, – dice – quello del mio cuore è Berlusconi. Ci sono solo 6 berlusconiani in parlamento, gli altri di Forza Italia sono di Ronzulli e Tajani”. C’è anche la stoccata romantica: “È stata una sofferenza per me stare a 10cm da Berlusconi e non poterlo abbracciare per dirgli come stanno le cose… Stia attento a chi è vicino a lui”, dice. Ah, l’amore disinteressato…

SORPRESE NON SORPRENDENTI
Augusto Minzolini de Il Giornale: “Renzi aveva avvisato Berlusconi che i renziani avrebbero votato La Russa”. Dopo l’elezione di La Russa Matteo Renzi disse ai giornalisti che “l’avrebbe rivendicato”. L’ha rivendicato con chi gli interessava, evidentemente. Del resto anche ieri il capogruppo uscente di FdI Francesco Lollobrigida è stato chiaro: “I moderati – dice – possono essere un punto di riferimento per altre risorse, dentro e fuori la coalizione, che si sono già manifestate nel voto su La Russa”.

GASPARRI BUONISTA
Maurizio Gasparri: “Basta rancori, il buonsenso prevarrà”. Senza il rancore come lievito Gasparri non sarebbe Gasparri, non sarebbe mai esistito. Non trovano a destra qualcuno più credibile a cui far dire certe cose?

MICCICHÈ VA RECUPERATO
Alle parole di Gianfranco Miccichè che suggerisce l’ipotesi di una frattura della coalizione con un “appoggio esterno” di Forza Italia al governo, La Russa risponde al Corriere.it: “Miccichè va recuperato a un comportamento corretto”. Lo sentite anche voi questo profumo di olio di ricino?

CHI HA ELETTO I FIGLI DI SILVIO?
Per dare un’idea dell’autorevolezza del governo che verrà basta sapere che sono stati Piersilvio e Marina Berlusconi a fare cambiare idea al padre sui suoi rapporti con gli alleati del prossimo governo. Immaginate gli eletti e gli elettori di Forza Italia, intenti a fare banchetti, organizzare comizi, partecipare alle attività di partito e poi si decide tutto in un pranzo di famiglia. Non male questa idea monarchica della democrazia…

CASINI S’OFFRE
Casini: “Berlusconi ha fatto cose ottime, come Pratica di Mare, lì Berlusconi rappresentava l’occidente. Inoltre grazie a Berlusconi il secessionismo della Lega è diventato autonomismo”. Attenzione, mentre diceva questa cose si è iscritto al gruppo parlamentare del Pd (che se l’è portato in Parlamento). Un capolavoro politico, eh?

L’HANNO RIMASTO SOLO
Dopo avere conquistato lo 0,06% alla Camera nelle scorse elezioni (in cartello elettorale, tra l’altro, con l’ex Casapound Di Stefano) il partito di Mario Adinolfi, il Popolo della Famiglia, ieri è andato a congresso. Chi ha vinto? Adinolfi, ovviamente. Ma uno dei suoi si è astenuto. I delegati erano 118: sarà un messaggio subliminale?

SGARBI QUOTIDIANI
Racconta Vittorio Sgarbi a Un giorno da pecora: “Ho chiesto a Berlusconi il suo placet per diventare ministro, non me lo ha dato. Pensa solo a Ronzulli”. Invece Sgarbi come al solito pensa al bene del Paese, evidentemente.

INTANTO NEL PROCESSO RUBY TER
Berlusconi è sotto processo con l’accusa di avere pagato le ragazze delle sue “cene eleganti” per testimoniare il falso. Anche per questo vuole abolire la legge Severino che in caso di condanna lo farebbe decadere. Ieri c’è stata l’arringa difensiva dell’avvocato dell’ex cavaliere che ci ha spiegato che Silvio sarebbe la parte offesa perché le ragazze “hanno pensato di poter individuare una forma di speculazione ai danni di Berlusconi al fine di incamerare somme di denaro”. E invece Silvio pensava fosse amore.

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Valutateli per quello che non raccontano

Ieri uno degli argomenti più dibattuti, protagonista assoluto della maratona televisiva, erano dei mazzi di fiori che non sapevamo se Silvio Berlusconi avesse con sé per omaggiare Giorgia Meloni in occasione del loro incontro a Roma, in via della Scrofa. Quell’incontro è stato la traccia dei media di ieri e inevitabilmente dei giornali di oggi. Pochissimo spazio, quasi niente, ha avuto invece il singolare ruolo dei figli di Berlusconi, Marina e Piersilvio, che hanno avuto contatti con la futura presidente del Consiglio in una trattativa che non può non avere interessato anche le aziende di cui i Berlusconi sono intestatari. Il livello politico e il livello imprenditoriale personale si sono mischiati, ancora una volta, in piena fase di costruzione di un governo.

Il giorno precedente si è dibattuto a lungo degli errori ortografici del nuovo ministro Lorenzo Fontana. Che Fontana sia uno degli esponenti più in vista della destra veronese arrivato a uno degli scranni più alti del Parlamento, che Fontana sia in coppia con Ignazio La Russa l’espressione di una destra che non ha nulla a che vedere con il nuovo moderatismo che vorrebbe fingere Giorgia Meloni e che Fontana sia l’interprete di un’enorme inversione politica sul piano internazionale sono state ritenute notizie “vecchie” perché “già date”.

C’è poco accento anche sul fatto che il presidente del Senato, Ignazio La Russa, dopo avere solennemente giurato di essere “il presidente di tutti” ieri si sia intrattenuto a Roma in via della Scrofa nella sede del partito di Fratelli d’Italia fino a un secondo prima dell’incontro tra Meloni e Berlusconi e sia ritornato un secondo dopo. Tutto normale per gran parte dei commentatori che un uomo delle istituzioni abbia un ruolo apicale nelle trattative tra partiti.

Tra le notizie che avrebbero dovuto irrompere nel dibattito politico c’è il rapporto della Caritas di ieri che descrive a chiare lettere come nel 2021 in Italia sia ripartito il Pil ma sia contemporaneamente aumentata la povertà. In Italia la ricchezza non si distribuisce. L’odiato Reddito di cittadinanza (che raggiunge 4,7 milioni di persone) raggiunge meno della metà delle persone in povertà. Proprio ieri il leader di Italia viva Matteo Renzi ha sfidato Giorgia Meloni a abolire il Reddito di cittadinanza, spiegandoci che il futuro è il lavoro e “le start-up”.

Scegliere cosa raccontare (e cosa non raccontare) è un atto politico. È una scelta precisa che investe politici, giornalisti e commentatori. La spaccatura talmente ampia e evidente che ormai, ancor prima di verificare se siamo d’accordo con qualcuno, conviene sviluppare la capacità di notare ciò che scegli di non dire. Forse su questo crinale si gioca anche la calante credibilità del centrosinistra italiano che in questi anni ha scelto consapevolmente di non parlare di alcuni temi (per non disturbare chi?) ottenendo l’inevitabile effetto di sembrare, sì, una brava persona ma spesso incapace di cogliere il cuore del presente.

Solo che intanto il presente incombe. Buon martedì.

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Tutti sdegnati per il pomodoro sul vetro e una scritta contro La Russa

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I pericoli per l’opposizione sono del pomodoro su un vetro e una scritta su una saracinesca. Intanto apprezziamo la cultura del nuovo presidente della Camera e ci gustiamo le offese che sarebbero segno di amicizia. Ecco il bestiario di governo.

CHE PRESIDENTE!
“Inpiegato“, con la “n”. Un refuso? Sembra di no, perché la parola è scritta per due volte, a penna, nello stesso modo. Spopola sui social lo strafalcione ortografico contenuto nella “Dichiarazione di cariche e professioni” del neo-presidente della Camera Lorenzo Fontana, un’autocertificazione obbligatoria delle cariche ricoperte e delle funzioni svolte al momento dell’elezione, che tutti i parlamentari eletti devono rendere entro trenta giorni dall’insediamento. Ma ha ragione Luca Bizzarri quando dice che non stupisce il fatto che uno così sia diventato presidente della Camera, visto il livello di persone nelle istituzioni, colpisce il fatto che Fontana abbia tre lauree. Anche se le lauree dei leghisti sono sempre curiose.

VAFFANCULO MA CON AMICIZIA
Il senatore di Forza Italia Francesco Paolo Sisto (che Berlusconi vorrebbe niente d8 meno come ministro alla giustizia) per cercare di stemperare la tensione tra Forza Italia e Fratelli d’Italia spiega intervistato su Radio24: “Fra amici mandarsi a quel paese è un must, episodi così devono accadere per rafforzare la coalizione, la mancanza di sottotitoli legittima altro, una virgola viene scambiata per punto esclamativo”. ve lo vedete Sisto che torna a casa, sua moglie gli dice “ti amo” e lui la manda a fare in culo per cementare il loro amore?

MA QUALCUNO CI CREDE?
Scrive Giorgia Meloni:”La vile e disumana deportazione di ebrei romani per mano della furia nazifascista: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa”. Così la leader di FdI ricorda il rastrellamento del Ghetto di Roma, avvenuto 79 anni fa”. Nessuno le fa notare che non si tratta di “furia” ma di un disegno politico organizzato è appoggiato con quel Mussolini che sta nella bara sotto la fiamma che ha nel simbolo. Poveri noi.

LA LINEA POLITICA? I TWEET DI CALENDA
Alessandro Zan vicepresidente alla Camera dei deputati, al momento, è solo un’ipotesi, un’idea che alla quale si deve ancora costruire una base concreta. Tuttavia, sta già facendo discutere chi con il Pd dovrebbe costruire un’opposizione credibile a un centrodestra che sta passo dopo passo formando il suo governo. Ecco allora che un tweet pubblicato da Emma Fattorini sul suo profilo sta agitando le acque all’interno di Azione.

La vicepresidente del partito fondato da Carlo Calenda sostiene che scegliere Zan come vice del leghista neo eletto Lorenzo Fontana non sia una mossa vincente, anzi che sia stata presa «nella logica binaria del chiodo scaccia chiodo. Come se i due estremismi si elisessero. Così per magia». Fattorini, quindi, considera estrema la posizione di Zan, il deputato cui nome appare nel ddl contro l’omotransfobia bloccato dal Parlamento. Non passa molto tempo che le prime critiche iniziano ad arrivare.

Tra tutti, spicca proprio Calenda: «Fontana e Zan non possono essere messi in alcun modo sullo stesso piano. Si possono o meno condividere le idee di Zan, ma quelle di Fontana sono discriminatorie e inaccettabili». Tra l’altro, il programma elettorale presentato da Azione e Italia Viva di Matteo Renzi sosteneva la necessità di un’approvazione di una legge contro l’omotransfobia, principio identico che sta alla base del ddl Zan. Ecco perché Calenda puntualizza che «questo tweet non rappresenta il pensiero di Azione». Beh, ci tranquillizza che là vicepresidente non conosca la linea politica del suo partito.

I PERICOLI SBAGLIATI
Mentre si avvicina il governo più a destra nella storia della Repubblica dopo la seconda guerra mondiale la presunta opposizione si è stracciata le vesti per dei ragazzi che hanno sporcato un vetro (e non un quadro di Van Gogh) per chiedere azioni urgenti contro il cambiamento climatico è Letta ha espresso solidarietà a La Russa per una scritta su una saracinesca che dieci anni fa era una sezione di partito. Ovvio che poi Meloni vince facile, no?

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Gli utili idioti nella criminalizzazione del dissenso

Si fa fatica crederci che negli ultimi giorni il dibattito della politica italiana si sia concentrato su episodi che in un quotidiano intellettualmente onesto sarebbero due righe di notizia breve per occupare un piede e un balcone.

Prima c’è stata la valanga di odio per dei giovani che hanno imbrattato un vetro di un quadro di Van Gogh. Per la stampa è stato facile: basta togliere la parola dal vetro – anche solo nel titolo dell’articolo – per lasciare intendere che dei pericolosi jihadisti dell’ambiente abbiano profanato qualche capolavoro artistico. Si trattava di un’azione dimostrativa con salsa di pomodoro su un vetro. Eppure contro i giovani attivisti si è scatenata tutta la schiera di presunti progressisti. La scena, vista da fuori, è piuttosto comica poiché credere di costruire consenso sui combustibili fossili e sulle centrali nucleari criminalizzando del sugo sul vetro può venire in mente solo all’indecente classe politica e giornalistica che si dice progressista dalle nostre parti.

Passa qualche ora e siamo al nuovo allarme. “La Russa Garbatella ti schifa”, appare su una saracinesca di una vecchia sede del Movimento sociale e poi di Fratelli d’Italia. Immaginate una persona qualsiasi bussare alla porta dei carabinieri della sua zona affermando di essere a rischio di vita per una scritta del genere. Dovrebbe fare quell’effetto lì, una risata con un po’ di compassione e chiusa la faccenda. Invece la “minaccia” viene cavalcata a destra (è normale, è l’indecente gioco della politica) ma soprattutto dalla solita schiera di presunti progressisti. Un illuminato giornalista di un quotidiano piemontese intravede addirittura il pericolo del ritorno delle Brigate rosse per una stella («a cinque punte!», gridano tutti) che è lo stesso simbolo che il suo editore stampa su un modello di auto per renderlo più appetibile.

Sarebbe già tutto abbastanza desolante se non fosse che il segretario del Partito democratico si prodighi per esprimere solidarietà a La Russa, legittimando di fatto la cretinata. Del resto proviamo a scriverlo da anni: la criminalizzazione del dissenso, di qualsiasi dissenso che non sia sorridente e su carta bollata è un’operazione che avviene da sempre ma gli utili idioti progressisti che alimentano questa tecnica sono un fenomeno esploso con virulenza in questi ultimi tempi. Per avere contezza dello squilibrio vi basta andare a cercare lo sdegno per le scritte fasciste (quelle sì) contro Nedo Fiano: ne troverete pochissime.

Buon lunedì.

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Chi è Lorenzo Fontana. Alla Camera arriva l’oscurantista padano

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Tenete spazio all’indignazione. Se con Ignazio La Russa presidente del Senato abbiamo avuto le vertigini vedendo un nostalgico fascista diventare la seconda carica dello Stato con la presidenza della Camera al leghista Lorenzo Fontana entriamo nel buio mondo del cattolicesimo usato come randello e del putinismo più sfrenato.

Dopo il post fascista La Russa al Senato. A Montecitorio arriva l’antiabortista putiniano Lorenzo Fontana

Lorenzo Fontana, braccio destro di Matteo Salvini, sarà il nuovo presidente della Camera dei deputati. Europarlamentare dal 2009 al 2018, poi ministro per la Famiglia e le Disabilità fino al 2019, in seguito titolare degli Affari europei per due mesi nel governo Conte.

Il 42enne veronese Fontana è un ultraconservatore cattolico (dicono che reciti 50 Ave Maria al giorno, eppure evidentemente non ne ha ancora capito il senso), da sempre in prima fila contro aborto, unioni civili, matrimonio tra omosessuali e, dal 2014, alle sanzioni nei confronti della Russia.

Sette anni fa il neo presidente della Camera indossava fiero magliette pro Putin sbraitando contro le sanzioni occidentali

Sette anni fa Lorenzo Fontana indossava fiero magliette pro Putin (al fianco di Salvini, ovviamente) sbraitando contro le sanzioni occidentali. Erano gli anni in cui anche la presidente del Consiglio in pectore Giorgia Meloni scriveva più o meno le stesse cose (definendo le sanzioni “l’ultima idiozia di Obama”).

Ammiratore di Putin, Orban e Le Pen, Fontana è stato anche un fervente sostenitore di Alba Dorata, l’organizzazione politica neonazista greca sciolta perché ritenuta criminale.

Andò in Crimea in veste proclamandosi “osservatore internazionale” e criticò la scelta della Nato di inviare un contingente alle porte della Russia parlando di “scelta schizofrenica e gravissima: le forze mondialiste – disse Lorenzo Fontana – combattono la Russia identitaria invece di occuparsi del terrorismo islamico. L’esercito lo si schieri per fermare l’immigrazione incontrollata, invece di giocare alla Guerra Fredda”.

A inizio febbraio rassicurò che la Russia non avrebbe mai invaso l’Ucraina (sbagliando) e parlò di Putin come “il riferimento per chi crede in un modello identitario di società”. Poi ci sono le prese di posizione contro i gay, contro l’aborto e tutto il solito armamentario della destra più becera.

Inutile stupirsi, Fontana incarna perfettamente questa destra: questi sono i suoi uomini, questi sono i suoi valori. Una nota: entrambi sono già stati ministri di governi ritenuti credibili. Per dire.

Leggi anche: A Roma stella a cinque punte per La Russa. Alla Garbatella compare una scritta contro il neo presidente del Senato. Meloni: “Il nostro impegno sarà per unire la Nazione”

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Per Fontana scomodano Tatarella. Bestiario di Governo senza freni

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Avete visto? Può sempre andare peggio di così. Abbiamo anche il nuovo presidente della Camera. Eccoci al nostro quotidiano bestiario di governo.

IL TEMA DI SILVIO
“Giorgia Meloni. Un comportamento 1. supponente 2. prepotente 3. arrogante 4. offensivo. Nessuna disponibilità al cambiamento. È una con cui non si può andare d’accordo”. A scriverlo, su un foglio di carta intestata “Villa San Martino”, è stato Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia, in quella che è stata la sua giornata forse più nera – quella di ieri – con l’elezione di Ignazio La Russa a presidente del Senato, avvenuta senza i voti forzisti, e il no di Meloni a un ruolo di governo per Licia Ronzulli, che del Cavaliere è fedelissima collaboratrice. Il neo presidente del Senato La Russa invita Berlusconi a dire che “è un fake” ma non gli risponde nessuno. Chi difende Berlusconi? Il renziano Rosato di Italia Viva, ovviamente, che parla di “furbizia” del leader di FI. Del resto da quelle parti Silvio piace sempre, anche nei suoi momenti peggiori.

RENZI S’OFFRE
Ieri tutti (giustamente) a sottolineare come questa destra sia la peggiore destra di sempre arrivata al governo, con pochissima credibilità a livello internazionale. Chi li salva “Il Governo di destra non vorrà segare il ramo su cui è seduto e sin dal primo Consiglio europeo assisteremo a una spettacolare conversione di Giorgia Meloni. Scopriranno che il Next Generation Eu non è un favore alla Germania ma un grande passo verso l’integrazione europea. Lo hanno capito tutti, lo capiranno anche Meloni e Salvini”. Lo ha detto Matteo Renzi intervenendo al Congresso del Partito democratico europeo (Pde) a Roma. Poi Renzi si fa prendere la mano e promette entro un anno di diventare il primo partito in Italia. Mancano solo le risate finte delle sit com americane.

NON SANNO NEMMENO SCRIVERE
Tra le 11 schede nulle, secondo quanto apprende LaPresse da fonti parlamentari, ce n’erano alcune che riportavano il nome del governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Altre, invece, sono state annullate perché riportavano solo il cognome “Fontana” senza indicazione del nome o dell’iniziale: poiché esiste un’altra deputata con lo stesso nome (Ilaria, del M5s) era necessaria la specificazione. Autorevoli, niente da dire.

PICCOLI SEGNALI
Pd e M5S disertano il brindisi del presidente Fontana, storica tradizione della Camera. Presenti gli esponenti del Terzo Polo.

SALUTAVA SEMPRE
Ieri il presidente della Fondazione Tatarella (think thank di destrorsi travestiti da competenti) Francesco Giubilei ha provato a difendere l’indifendibile Fontana con un tweet che è un capolavoro: “Attacchi a Lorenzo Fontana sono ridicoli. È una persona di spessore, ha 3 lauree, è attento al mondo culturale di area e un vorace lettore (ci siamo visti pochi giorni fa e stava comprando 6/7 libri) ed è un politico cattolico che porta avanti battaglie identitarie con coerenza”. Peccato che con lo stesso metro di giudizio Giorgia Meloni, che non è laureata, risulterebbe senza spessore.

COS’ALTRO MANCA?
Peggio di così non si può andare, cosa manca Chissà magari un ministro monarchico, ad esempio. Come Antonio Tajani, in predicato d’esser ministro, appunto.

LAZIO, STIAMO SERENI
La7 ci fa sapere che Salvini ha chiesto alla Meloni consigli su dove andare a raccogliere le castagne nel Lazio. Ora siamo tutti più tranquilli.

FONTANA S’È DIMENTICATO LA GUERRA
In tutto il suo discorso il neopresidente della Camera Fontana non ha mai fatto nessun riferimento alla guerra e all’Ucraina. Ma c’è da stimarlo: è riuscito a trattenere il suo amore per la Russia.

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L’articolo Per Fontana scomodano Tatarella. Bestiario di Governo senza freni sembra essere il primo su LA NOTIZIA.