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Il cordoglio per le Marche non basta: l’ambiente alla politica non interessa

Eppure sarebbe bastato accorgersi di ciò che sta è accaduto in Pakistan, dove 1.500 persone sono morte, migliaia sono gli sfollati, 83 mila capi di bestiame sono affogati nell’alluvione. Un pakistano su sette è stato colpito direttamente. «Quando tutto questo sarà finito, potremmo avere un terzo del Pakistan sott’acqua. Dopodiché si tratterà di ricostruire. Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile e di consigli tecnici su come affrontare la situazione. Abbiamo bisogno di una migliore pianificazione, sostenibilità e resilienza climatica», ha spiegato la ministra per il Cambiamento climatico Sherry Rehman all’emittente turca TRT il 27 agosto scorso. Solo che qui non ne ha parlato quasi nessuno. Tra luglio e agosto, il Paese è stato colpito dalle piogge più copiose registrate dagli Anni 60 a oggi. In poco più di un mese, sulla provincia del Balochistan è caduto il 305 per cento dell’acqua che cade di solito in un anno intero. Valori evidentemente anormali. La ministra Rehman ha parlato di «distopia climatica»: «Il Pakistan non ha mai visto un ciclo ininterrotto di monsoni come questo», ha spiegato. «Otto settimane di piogge torrenziali ininterrotte hanno lasciato vaste aree del Paese sotto l’acqua. Questa non è una stagione dei monsoni normale, questo è un diluvio sotto tutti gli aspetti, che ha avuto un impatto su oltre 33 milioni di persone».

Il cordoglio per le Marche non basta: l'ambiente alla politica non interessa
L’alluvione in Pakistan (Getty Images).

Il peso del climate change antropico

Il World Weather Attribution (un tema di scienziati che si occupa di vagliare il ruolo del cambiamento climatico antropico) scrive che «gli impatti devastanti sono stati anche guidati dalla vicinanza degli insediamenti umani, delle infrastrutture (case, edifici, ponti) e dei terreni agricoli alle pianure alluvionali, dalle infrastrutture inadeguate, dalla limitata capacità di riduzione del rischio ex ante, da un sistema di gestione fluviale obsoleto, dalle vulnerabilità di base guidate da alti tassi di povertà e fattori socioeconomici». Secondo i calcoli del World Weather Attribution, l’intensità anormale del monsone dipende, per il 50 per cento, dal climate change antropico, pur sottolineando che si tratta di stime con un margine di errore abbastanza ampio. Scrive Weather Attribution: «Guardando al futuro, con un clima di 2 °C più caldo rispetto ai tempi preindustriali, i modelli suggeriscono che l’intensità delle precipitazioni aumenterà significativamente ulteriormente, per l’evento di cinque giorni, mentre l’incertezza rimane molto grande per le precipitazioni monsoniche di 60 giorni».

Il cordoglio per le Marche non basta: l'ambiente alla politica non interessa
Karachi, il 25 luglio 2022. (Getty Images).

Il riscaldamento terrestre può essere controllato se si agisce velocemente

Il messaggio dell’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del resto è chiaro ed esplicito. Il riscaldamento può essere controllato, e quindi i danni legati al riscaldamento climatico limitati, se si agisce velocemente a ridurre le emissioni. Abbiamo le tecnologie per farlo. Nel rapporto si segnala che il livello della concentrazione dell’anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera a marzo del 2022 ha raggiunto il livello di 418 ppm (parti per milione), come possiamo osservare, ad esempio, dalle tendenze misurate dall’osservatorio NOAA di Mauna Loa, nelle Hawaii. Le ricostruzioni delle caratteristiche dell’atmosfera del passato basate su carotaggi di ghiacci della Groenlandia e dell’Antartico e su analisi dei sedimenti mostrano che occorre andare a 2,5 milioni di anni fa per trovare valori di concentrazione di CO2 così alti, al di sopra di 400 ppm. Se consideriamo gli ultimi 800 mila anni, prima del 1900 la concentrazione di CO2 è oscillata tra 180 e 300 ppm, per poi iniziare a salire verso gli attuali 418 ppm. Salgono ancora più velocemente della CO2 gli altri gas serra: il metano (CH4) ha superato 1,900 ppb (parti per miliardo) e l’ossido di diazoto (N2O) ha superato 335 ppb. L’impatto più evidente della continua crescita delle emissioni di gas serra legate alle attività umane è il continuo aumento della temperatura media globale della superficie della Terra, che oggi è circa 1,2 gradi centigradi al di sopra della media del periodo pre-industriale (tra il 1850 ed il 1900). A questo aumento medio globale corrispondono valori di riscaldamento più alti in alcune zone del Pianeta, tra cui i poli e la regione Mediterranea: per esempio, la temperatura media dell’Europa, incluso l’Italia, è circa 2,5 gradi più alta che nel periodo pre-industriale. Questo vuol dire che un ulteriore riscaldamento medio globale di 1 grado potrebbe tradursi, per la regione Mediterranea, in un ulteriore riscaldamento di almeno 3 gradi.

Marche, Draghi annuncia: «5 milioni per le prime necessità». Il presidente del Consiglio esprime il cordoglio del governo per le vittime
Macerie e auto distrutte in provincia di Ancona (Getty Images).

I politici si concentrano su bollette e prezzo del gas snobbando l’ambiente

Sarebbe bastato guardare il Pakistan per capire cosa sta accadendo anche nel nostro Paese, nelle Marche flagellate dall’alluvione. Troppo facile il cordoglio, troppo comodo. Uno studio che Greenpeace Italia ha commissionato all’Osservatorio di Pavia dal 21 agosto al 4 settembre ha monitorato 105 telegiornali (trasmessi in fascia prime time da Rai, Mediaset, La7), 25 puntate di talk show, 14 profili Facebook di altrettanti leader politici: i capi delle coalizioni maggiori, Enrico Letta e Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Nicola Fratoianni, Emma Bonino e Silvio Berlusconi. Ebbene il risultato è (quasi) sempre lo stesso, indipendentemente dal partito e dal format comunicativo utilizzato. L’analisi dell’Osservatorio dice che solo l’11,9 per cento delle dichiarazioni rilasciate dai leader ai principali Tg hanno a che fare con l’ambiente. E se si scende nel dettaglio, si nota che di questo 11,9 per cento appena il 6 per cento riguarda il clima e il taglio delle emissioni, mentre oltre il 92 per cento si concentra sulle politiche energetiche, le bollette, la corsa del prezzo del gas. In compenso, come accaduto per la pandemia, i complottisti e negazionisti sono già organizzatissimi.

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Carta… straccia della Costituzione. Bestiario elettorale senza freni

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Politici che si amano come piccioncini, Monti che provoca malori, Bonino che non le manda a dire a Letta e Salvini che dà lezioni di stile. Eccoci al nostro bestiario elettorale.

IL SOLITO MATTEO
Matteo Renzi: “Se la Meloni propone un tavolo per le riforme costituzionali ci sto, caspita se ci sto”. Tradotto: se vi servono i numeri per sfasciare la Costituzione lui è sempre a disposizione.

FORTE ‘STA PADANIA
Esattamente 26 anni fa (ieri) Umberto Bossi proclamava l’indipendenza della Padania da “Roma ladrona”. Disse che si trattava di una gesto solo simbolico in attesa di concretizzarlo una volta arrivato al governo. Da quel momento la Lega è stata diverse volte al governo, con Berlusconi, con Conte e perfino nel governo dei migliori.

La Padania è diventata un argomento mitologico, come Babbo Natale e Superman. Uno potrebbe pensare: un partito che 26 anni fa prometteva una cosa su tutte e non è riuscito minimamente a realizzarla sarà stato giustamente scacciato dalla scena politica… E invece.

IL POLO DEI PICCIONCINI
Renzi ospite a L’aria che tira su La7 dice: “Io e Calenda siamo due piccioncini, quando c’è l’amore c’è tutto. Noi attacchiamo la Meloni, quello che sta facendo la campagna elettorale per la Meloni è Letta, sta lavorando a tempo pieno per lei”. Sarà, ma Renzi proprio non riesce a togliersi dalla testa la sua ossessione per l’ex.

EMMA NON STA… BONINO
Emma Bonino: “Il Pd nuovo partito radicale? Magari. Il Pd non ha mai avuto grande attenzione ai diritti civili, che io ritengo siano diritti sociali. Chi aveva problemi di aborto clandestino, se aveva i soldi andava a Londra, se non li aveva andava dalle mammane. Questo vale per l’eutanasia, la fecondazione assistita. Siamo riusciti ad attivarlo, ma il Pd continua ad avere posizioni sempre molto prudenti per non dire di peggio”. Che bella aria da quelle parti.

A LEZIONI DI STILE DA SALVINI
Dice Salvini: “Di Maio oggi mi attacca, ieri svolazzava in pizzeria come l’ape Maia, siamo un Paese bizzarro. Si può votare anche un ministro che vola in pizzeria, ma se preferite che al ministero degli esteri ci vada un ambasciatore e al ministero della salute non Speranza ma un medico, allora votate Lega”. Il problema è che al ministero degli interni vorrebbe andarci un deejay un po’ brillo in spiaggia.

LE SICUREZZE DI LETTA
Da 1 a 10 quanto si stente sicuro di rimanere segretario del Pd dopo le elezioni? «Venti». Così Enrico Letta risponde a Forrest su Rai Radio 1. «Adesso siamo tutti concentrati sul 25 settembre». E e chi gli fa notare che il dibattito sul “dopo Letta” è già partito, replica: «Non mi fa alcun effetto, zero». Sì, venti, ma di guerra.

POVERI NOI
Sorpresa. Mentre in Italia il reddito di cittadinanza è sul banco degli imputati e le destre in campagna elettorale promettono di smantellarlo, la Germania ha deciso di rafforzare e potenziare il suo sistema di aiuti ai più poveri. Il reddito minimo garantito ai tedeschi tramite l’Arbeitslosengeld II (Hartz-IV) e il Sozialgeld a partirà dal primo gennaio 2023 sarà sostituito dal “Bürgergeld“, il reddito di cittadinanza. Ieri intanto anche Mara Carfagna, del cosiddetto terzo polo che bene che vada sarà il quarto, dice che “il reddito di cittadinanza non va abolito ma solo riformato”. Ma ve lo ricordate il referendum promesso per la cancellazione del reddito di cittadinanza Che saltimbanchi.

LO DICE PERFINO MONTI
Ieri Mario Monti (quel Mario Monti) in collegamento con Myrta Merlino ha detto che “è stato il governo Conte 2 a portare in Italia i soldi dell’Europa, più di tutti i governi precedenti”. Malori in studio e nelle redazioni.

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FdI in Lombardia torna a mettere il veto su Fontana

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Ignazio La Russa, candidato capolista di Fratelli d’Italia in Lombardia, trova anche il tempo di occuparsi delle prossime elezioni regionali e con un’intervista al Corriere infiamma i rapporti già tesi tra FdI e Lega.

Ignazio La Russa rilancia la candidatura di Letizia Moratti alla guida della Regione Lombardia. La Lega ribadisce che il candidato resta Fontana

Per La Russa sarebbe solo “un contentino” l’idea di Matteo Salvini di spostare un ministero a Milano ma soprattutto il senatore meloniano rilancia la candidatura di Letizia Moratti alla guida della Regione.

La Russa ha ricordato che la regola del candidato uscente non è stata rispettata in Sicilia con Musumeci ma soprattutto ha aggiunto: “Attilio Fontana allora è un’ottima persona, ma se una personalità come Letizia Moratti dice di volersi presentare noi non possiamo fare spallucce. Le dobbiamo una risposta”.

Per il capogruppo del M5S al Pirellone Nicola Di Marco “la tanto sbandierata unità del centrodestra si sbriciola ora dopo ora”: “due giorni fa – dice Di Marco – Fontana ha lanciato l’ennesimo triste appello-autocandidatura, oggi FdI rende noto di dovere una risposta a Letizia Moratti. L’implosione del centrodestra in Lombardia è palese”.

Dello stesso parere anche il capogruppo del Pd Fabio Pizzul: “Che FdI stia seriamente pensando di fare le scarpe alla Lega e a Fontana in Lombardia era un segreto di Pulcinella, tuttavia le parole di La Russa ne sono il primo segnale pubblico. Il centrodestra in Regione è diviso e la riconferma di Fontana è sempre più in bilico, come lo è il regno della Lega nella sua Regione simbolo”. Se questo è solo l’inizio il clima elettorale nella maggioranza di Regione Lombardia si prospetta caldissimo.

“Squadra che vince non si cambia, il candidato del centrodestra in Regione Lombardia sostenuto da tutti i partiti è e sarà Attilio Fontana. Auguriamo alla sinistra di trovare un candidato altrettanto valido” hanno ribadito oggi fonti della Lega.

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Fuga dalla sanità lombarda. Radiologi in prestito a Chiavenna

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A proposito della fulgida sanità lombarda, pietra miliare della narrazione dell’eccellenza lombarda: a Chiavenna, in provincia di Sondrio, sono finiti i radiologi e l’ospedale vicino al confine con la Svizzera è costretto a firmare un accordo con Palermo.

A Chiavenna sono finiti i radiologi e l’ospedale vicino al confine con la Svizzera è costretto a firmare un accordo con Palermo

Solo così i cittadini potranno accedere a ecografie, Tac, con o senza mezzi di contrasto, interne e ambulatoriali, e i relativi referti. L’azienda sanitaria valtellinese ha chiesto aiuto all’Azienda Ospedaliera “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo che mette a disposizione i propri radiologi dalle ore 8 alle ore 20, da lunedì a venerdì.

Asst Valtellina scrive in una nota che i cittadini possono contare su un maggior numero di slot disponibili per la prenotazione di esami, comprese le sedute di contrastografiche che, nelle scorse settimane, erano state rimodulate a seguito della riorganizzazione dell’attività dell’Unità organizzativa di Radiologia, presente sui quattro presidi di Sondrio, Sondalo, Chiavenna e Morbegno: “Fino alla settimana scorsa, infatti, erano i medici radiologi dell’Ospedale di Sondrio, a turno, a garantire una presenza a Chiavenna, peraltro solo fino alle ore 16: una situazione difficile da mantenere con l’organico attuale che, in assenza di una soluzione, avrebbe causato una riduzione dell’attività. La convenzione solleva dall’impegno a Chiavenna i radiologi dell’Azienda”, scrivono.

La cronica carenza di medici radiologi aveva costretto l’azienda sanitaria a bandire diversi concorsi, tutti andati a vuoto. azienda palermitana assicura l’attività mediante il proprio personale medico con turni di guardia di 12 ore che consentono di garantire le prestazioni agli utenti, ai pazienti del Pronto soccorso e a quelli ricoverati.

Secondo quanto previsto dalla convenzione, “l’azienda palermitana garantirà la presenza di medici specializzati in Radiodiagnostica con un’esperienza nella gestione degli esami nella disciplina, in particolare nella gestione e refertazione di indagini Rx Convenzionale, ecografie e Tac con e senza mezzo di contrasto. Il medico radiologo, inoltre, si occuperà dei referti dell’Ospedale di Comunità di Morbegno a distanza”.

Quello che non dicono – per evidente convenienza politica – è che senza l’aiuto dell’ospedale palermitano in Lombardia un intero reparto avrebbe dovuto chiudere per mancanza di personale. Costi dell’operazione? Ognuna delle 12 ore in cui presteranno servizio verrà pagata 120 euro, ovvero il doppio del normale. In sostanza, un turno vale 1.440 euro a cui vanno sommati vitto e alloggio. A fine settimana, il radiologo tornerà a Palermo con un incasso netto di 7.200 euro (di cui il 26% va all’azienda sanitaria palermitana). Tommaso Saporito, ha dichiarato che “come Azienda siamo sempre alla ricerca di nuovi medici radiologi da inserire in organico, così come di altri specialisti, e continuamente lanciamo bandi di concorso per reclutare medici di diverse specialità”.

I giovani però preferiscono la sanità privata che offre stipendi migliori. Il piano di smantellamento della sanità pubblica intanto procede a gonfie vele. Il paradosso si completa con la situazione della sanità siciliana che non trova radiologi (anche se li presta), anestesisti e medici di Pronto soccorso.

La Regione Sicilia è stata costretta a cercare professionisti anche al di fuori dei confini nazionali, facendo insorgere l’Ordine dei medici. L’Asp di Caltanissetta per evitare la chiusura dell’ospedale Longo di Mussomeli si è rivolta ai camici bianchi in Argentina. Il Nord pesca al Sud offrendo stipendi doppi e il Sud ripiega sull’Argentina: una fotografia perfetta dello stato del servizio sanitario nazionale.

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Benvenuta catastrofe

I cambiamenti climatici sono qui. La pioggia di sei mesi in un pomeriggio, un sistema temporalesco nato ad ovest della Sardegna che ha attraversato il Tirreno prendendo energia sul mare caldissimo: come risultato ecco i nubifragi torrenziali sul crinale appenninico centrale e le piene drammatiche verso le Marche. Lo scrive Il Meteo.it: «Sono i cambiamenti climatici in atto, con l’eredità della caldissima estate 2022 che, a causa del mare caldo, lascia una possibilità di nubifragi intensi per almeno un altro mese. L’estate 2022 finirà ufficialmente domani con l’arrivo di venti fortissimi, maltempo e un crollo termico diffuso. Ma come visto ieri il rischio nubifragi estivi, a causa del calore accumulato, ci accompagnerà ancora per settimane».

Per ora siamo a 10 persone decedute e 4 dispersi, secondo i Vigli del fuoco che hanno lavorato tutta la notte per salvare centinaia di persone che si sono rifugiate sui tetti per scampare all’acqua. Acqua dappertutto. Acqua e fango cancellano le strade, travolgono cose e persone.

Ora la politica si spremerà in cordoglio e promesse. Eppure ciò che accade nel Marche accade già da tempo nel mondo. Il Pakistan ha un terzo del Paese sommerso dall’acqua, lì le vittime sono più di un migliaio. La catastrofe è già qua mentre la politica fischietta l’ambientalismo per qualche secondo durante i dibattiti, come se fosse un vezzo da mostrare per qualche secondo. L’unico vero conflitto globale è quel cambiamento climatico che alcuni politici, alcuni (per niente autorevoli) scienziati e alcuni pessimi giornali continuano a negare.

Negare la realtà non evita che accada: dovrebbe essere un concetto imparato da piccoli. Negare il cambiamento climatico è criminale al pari del negare una pandemia. Eppure quelli che negano da noi sono venerati come “competenti”. Alla fine, quindi, è anche colpa nostra.

Buon venerdì.

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Parla delle mani dei clan negli appalti pubblici. Ma il Comune la querela

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In una campagna elettorale in cui i partiti parlano pochissimo di mafia se a pronunciarla è una giornalista accade che i politici corrano a preparare le carte per le querele. Sara Manisera è una giornalista freelance che da anni si occupa di criminalità organizzata, medio oriente, condizione femminile. È conosciuta a livello nazionale e internazionale.

Alla giornalista Sara Manisera il premio Tajani per il suo impegno contro le mafie. Mentre il Comune di Abbiategrasso le fa causa

Lo scorso 8 giugno le è stato assegnato il “Premio nazionale Diego Tajani” per il giornalismo d’inchiesta nella sezione giovani. Sul palco con lei c’era il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, lo scrittore Antonio Nicaso e l’esperto di mafie il dottor Isaia Sales.

Durante il suo intervento Manisera ha affrontato il tema delle mafie al nord – la giornalista è di Abbiategrasso -, pronunciando questa frase: “Ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, ho visto le mafie entrare nel Comune, negli appalti pubblici, e soprattutto dentro il cemento, perché alle mafie una cosa che piace tanto è il cemento, i centri commerciali”.

Niente di nuovo per chi da anni legge le inchieste e le condanne di una Lombardia colonizzata dalle mafie. Il sindaco di Abbiategrasso ascolta le parole della sua celebre concittadina. Ci si aspetterebbe che un politico di fronte alle parole di una giornalista decida di cogliere la palla al balzo per organizzare un dibattito pubblico o che approfitti dell’occasione per illustrare le misure messe in campo dalla sua amministrazione.

Niente di tutto questo, il sindaco Francesco Cesare Nai riunisce la Giunta comunale e decide di denunciare per diffamazione: “è un atto dovuto per tutelare l’onorabilità del Comune e dei dipendenti pubblici”, spiega. Come se l’onorabilità di una città rischiasse per le parole di una giornalista. Nessuna dialettica, come ci si aspetterebbe tra stampa e istituzioni.

“Non ho ancora ricevuto la notifica ma gli avvocati sono fiduciosi”, spiega la Manisera. “Ribadisco – continua – che le mie parole si riferivano al territorio comunale di Abbiategrasso – e su questo ci sono tanti elementi (provati anche da sentenze penali, ricerche universitarie, report dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata) che dimostrano la presenza di clan e di esponenti di organizzazioni di stampo mafioso sul territorio abbiatense da decenni”.

Il Pd locale e il M5S sono usciti con un comunicato congiunto per esprimere solidarietà. Pezzi dell’antimafia lombarda si sono messi subito a disposizione insieme all’Osservatorio sui giornalisti vittime di intimidazione e sulle notizie oscurate con la violenza.

Eppure il sindaco Nai dovrebbe ricordarsi che proprio sul suo territorio hanno fatto rumore due anni fa i concerti (poi saltati) dei “cantanti” neomelodici Vincenzo “Niko” Pandetta e Filippo Zuccaro (in arte “Andrea Zeta”): il primo nipote del boss della Stidda catanese Salvatore che si è detto “onorato” di suo zio “che si è fatto 28 anni al 41 bis da innocente” mentre il secondo era finito in manette per reati di stampo mafioso.

Quegli eventi vennero organizzati dal “Pub Las Vegas” locale della famiglia di Paolo Aurelio Errante Parrino, un pregiudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso, reati in materia di armi e traffico di droga, già sottoposto a misure di sorveglianza speciale e all’obbligo di soggiorno proprio ad Abbiategrasso.

In quell’occasione il sindaco prese le distanze ritirando l’autorizzazione per i concerti (facendo arrabbiare non poco gli organizzatori). Una “linea dura” riservata pure alla giornalista. Perché, si sa, per qualcuno parlare di mafia significa attaccare un territorio, mica difenderlo. Anche nella martoriata Lombardia, nel 2022.

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Premiati i furbetti del Covid. Bestiario elettorale senza freni

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Di Maio che balla, Gasparri smemorato, Puglia ostile per Calenda e Casellati che saluta. Eccoci al bestiario elettorale.

I FURBETTI DELLA POLTRONA
Vi ricordate i parlamentari “furbetti” che avevano avuto il coraggio di richiedere il bonus Covid durante la pandemia per poi accampare mirabili scuse? Il leader della Lega Matteo Salvini si era scagliato (giustamente) contro di loro promettendo che non li avrebbe più ricandidati. Promessa rimangiata. I “falsi” sospesi sono stati infatti ricandidati e pure in collegi blindati. Andrea Dara corre all’uninominale per la Camera in Lombardia.

Elena Murelli, “promossa” al Senato, è candidata all’uninominale in Emilia Romagna e seconda in lista al plurinominale. Addirittura tripla candidatura al Senato per Marzia Casolati: uninominale in Piemonte, capolista e in seconda posizione in altri due collegi piemontesi del plurinominale. Sono passati due anni per dimenticare quello che Salvini definiva, semplicemente, come “una vergogna”.

Il deputato Marco Rizzone invece è stato espulso dal M5S: “Rizzone, protagonista dell’alleanza giallo rossa in Liguria, è stato cacciato dal movimento per aver preso vergognosamente il bonus covid da 600 euro: molto bene. Gli elettori manderanno a casa il resto della ciurma!”, attaccava, senza giri di parole, il presidente della Regione Giovanni Toti. Rizzone, comunque, alle Politiche sarà candidato. Sapete da chi? Proprio la lista di Giovanni Toti. Hanno la faccia come il culo.

DIRTY DANCING PER DI MAIO
Tra le immagini che non dimenticheremo ci sono quelle di Luigi Di Maio che viene sollevato in aria dai camerieri della trattoria Da Nennella di Napoli sulle note di Dirty Dancing. “Il Patrick Swayze della politica italiana è passato a trovarci”, ha scritto il proprietario della trattoria sul suo profilo Instagram. Sicuri che sia un complimento? Perché da qui sembra un’eterna adolescenza, lautamente pagata dai cittadini.

UN LETTONE PER GASPARRI
“Nella storia i contributi da Mosca arrivavano al Pci. La sinistra quando teme la sconfitta solleva polveroni. Non bisogna inquinare il voto con teorie astruse che fanno male a chi le pronuncia e che danneggiano l’Italia. I cittadini devono votare liberamente senza condizionamenti. Noi di Forza Italia siamo garanti di una posizione occidentalista e di appartenenza alla Nato e tutti i partiti del centrodestra hanno votato per le sanzioni alla Russia e per inviare armi all’Ucraina”, dice il senatore Maurizio Gasparri a RaiNews. Qualcuno gli dica che nemmeno il Pci ha mai avuto il coraggio di farsi regalare un lettone.

PUGLIA TABU’ PER CALENDA
Una “giornalista” de Il Giornale lancia la notizia falsa di un direttore generale di un’ente pubblico pugliese che avrebbe precettato i suoi dipendenti per un evento elettorale del Pd. A testimonianza la presunta giornalista pubblica un messaggio che appare chiaramente come inviato e non come ricevuto. Ci cascano esimi professori, ci casca tutta la schiera dei competenti e ci casca ovviamente la mascotte dei competenti Carlo Calenda, leader del sedicente terzo polo che al massimo sarà il quarto, che tuona contro Letta annunciando “un esposto”.

Letta fa presente che la notizia è falsa e che sono già partite le denunce. Intanto in Puglia a essere condannata – “sul serio” come dicono loro – è la terzopolista Bellanova per pagamenti irregolari a un collaboratore. Non male, eh.

QUEEN ELIZABETH AI SALUTI
La presidente del Senato Elisabetta Casellati saluta i senatori in quella che potrebbe essere stata l’ultima seduta di questa legislatura. “Vorrei ringraziare tutti perché, pur in una legislatura difficile, ho sempre sentito il sostegno di voi tutti”. In effetti è stata dura, presidente Casellati, eccome.

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Come l’armata Brancaleone ma meno divertente e più pericolosa

Per uno strabismo tipico di certa politica gli articoli di questa campagna elettorale vertono sui disastrosi rapporti tra gli ex alleati di centrosinistra, di sinistra, né di destra né di sinistra e di sedicente terzo polo – che può essere al massimo il quarto – dimenticando di osservare e raccontare il disfacimento che si sviluppa a destra. Lì Giorgia Meloni si avvicina alla vittoria – che dà per certa – ogni giorno più sospettosa mentre Matteo Salvini – come lo scorpione sulla schiena della rana – piccona la sua alleanza pur di raccogliere qualche spicchio di visibilità.

Ieri sono accaduti almeno due fatti particolarmente significativi. Giorgia Meloni ha spinto talmente forte la sua propaganda che alla fine si è invertita: «Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l’aborto sia l’unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo», ha detto la leader di Fratelli d’Italia durante un comizio a Genova. Ricorda la parabola triste del capo di governo che chiude una corsia di un’autostrada a tre corsie, la riapre il mese dopo e dice «con la chiusura di una corsia su tre abbiamo segnato un -33% ma poi aggiungendo una corsia alle due esistenti abbiamo guadagnato un buon 50% quindi il saldo è positivo di 17 punti percentuali». Avere il coraggio di intestarsi un diritto esistente dalla notte dei tempi (le donne partoriscono fin dalle loro più lontane antenate) è un azzardo che potrebbe sembrare solo linguistico mentre è molto politico. Giorgia Meloni fingerà di avere a cuore i diritti, non si azzarderà mai a negarli platealmente ma semplicemente incaglierà quelli che non le piacciono. C’è una definizione per questi politici: reazionari. Non è un caso che ieri Meloni abbia confessato di sognare “il Paese dei nostri nonni”.

Ieri è accaduto anche che Salvini e Meloni se le siano date (metaforicamente parlando) per tutto il giorno. Da una parte il leader leghista ha passato la giornata a criticare “l’amica Giorgia” (Salvini ha imparato benissimo come trollare da ottimo epigono del “papà della bestia” Luca Morisi) per la sua opposizione allo scostamento di bilancio: «Rischiamo di perdere un milione di posti di lavoro se non ci muoviamo rapidamente. La Lega lo chiede da due mesi con insistenza ma da sola perché la maggior parte dei partiti, a sinistra il Pd ma anche Fratelli d’Italia in casa centrodestra, dicono che bisogna essere prudenti e non fare nuovo debito», ha detto, solo per fare un esempio tra tanti, ieri mattina a Rtl 102.5. Alla fine Meloni ha sbottato: «È qualche giorno che mi sorprendono alcune dichiarazioni di Salvini, sempre più polemico con me che con gli avversari», ha detto la leader di Fdi intervistata al Tg di La7, parlando di «polemica pretestuosa». Che ha fatto Salvini? Ha rincarato la dose: «Mi spiace che Letta dica di no, mi spiace che anche Giorgia, con cui vado d’accordo su tutto, dica di no», ha detto il leader della Lega arrivando a Pescara, rispondendo a una domanda dei cronisti sulle parole di Meloni.

Pericolosi e litigiosi. Molto probabilmente questo centrodestra vincerà le elezioni (più per demeriti altrui che per meriti propri, ma questo accade spesso in politica) ma che poi sia in grado di governare è tutto da verificare. Il problema è che ancora una volta lo verificheranno a proprie spese gli italiani.

Buon giovedì.

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Sinistra maestra di suicidi politici. Continua il Bestiario elettorale

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C’è Salvini che ormai attacca anche gli alleati, Letta che rinnega gli alleati prima che canti il gallo e le promesse irrealizzabili di tutti i partiti. Ecco il bestiario elettorale.

SALVINI PERDE LA BROCCA
Fino a ieri, Matteo Salvini accusava soprattutto Enrico Letta e il centrosinistra di «tentennare» sugli aiuti per il caro energia. Ieri, invece, ha chiamato in causa Giorgia Meloni: “La preoccupazione degli italiani in questo momento sono le bollette. Si devono mettere sul tavolo 30 miliardi a debito, adesso”. Per poi aggiungere: “Non capisco perché l’amica Giorgia su questo tentenni”. Dopo settimane di finta amicizia Salvini cala la maschera: l’unica forma di governo che sogna è la salvinocrazia. E devono ancora cominciare a governare, eh.

DI LETTA E DI GOVERNO
“Con Fratoianni e Bonelli abbiamo fatto un patto a difesa della Costituzione, un accordo elettorale. Non faremo un governo. Lo abbiamo detto sin dall’inizio”, dice il segretario del Pd Enrico Letta cadendo ingenuamente davanti alla provocazioni di Giorgia Meloni durante il dibattito. Questa frase però non è andata già agli alleati che correranno insieme al Pd in questa competizione elettorale.

“Confesso che questa affermazione mi ha lasciato veramente perplesso“, ha detto Bonelli su Rai Radio1 all’interno del programma Forrest. Per il leader del Verdi infatti l’alleanza con la lista guidata da lui e Fratoianni non è “qualcosa di cui vergognarsi“. “Stiamo contribuendo e lavorando per far vincere l’alleanza di centrosinistra. Inviterei Letta a fare altrettanto”, ha ribattuto Bonelli. Il centrosinistra mostra la sua costante qualità: il suicidio elettorale.

CALENDA PRIVATIZZA PURE LA SPERANZA
“In questo momento le aziende stanno chiedendo 524 mila persone e non le trovano. Sono saldatori, giunturisti, tecnici elettrici. E noi eroghiamo il reddito di cittadinanza ai diciottenni a cui Letta vuole dare pure 10 mila euro. È una delle proposte più fesse della campagna elettorale, mettere 10 mila euro in mano ai diciottenni. Queste persone vanno formate da agenzie private”, dice Carlo Calenda all’incontro della Confederazione nazionale dell’artigianato. Calenda sogna una bella multinazionale incaricata dallo Stato per forgiare schiavi a basso costo. Solo che mica può dirlo così.

SE HA RAGIONE DI MAIO…
Luigi Di Maio risponde a Calenda, leader del sedicente terzo polo che al massimo può ambire a essere il quarto: “Caro Calenda – dice Di Maio -, anche un “venditore di bibite” merita rispetto. La cultura dell’odio e del disprezzo che tu alimenti è classista e discriminante. Chi nella vita è stato meno fortunato di te, e ha fatto lavori umili, non può essere denigrato e messo ai margini della società. Quelle persone vanno aiutate e valorizzate. Quelle persone per me sono eroi. Dovresti solo vergognarti”. È altresì vero che il seggio parlamentare di cittadinanza, caro Di Maio, sembra un po’ troppo.

PENSIONI DA SOGNO
Il sito Pagella Politica ha raccolto le principali proposte dei vari schieramenti sulle pensioni, indicando quali sono prive di coperture economiche. Su 40 proposte, in 38 casi (il 95 per cento) le varie liste non hanno spiegato da dove prenderanno le risorse per finanziarle, mentre negli altri due casi le coperture sono incerte. Non male, eh?

METTETE DEI FIORI SUI VOSTRI BALCONI
Dice Tajani, coordinatore di Forza Italia: “Si dovrebbe regalare un pannello solare ad ogni famiglia da mettere sopra al tetto di casa”. Quel verbo “regalare” è un errore blu anche per un bambino alle elementari, uno qualsiasi che a malapena sappia come funziona un bilancio dello Stato. Bocciato.

CHE CLASSE BERLUSCONI
Silvio Berlusconi in un video su TikTok: “Ai 18enni devo chiedere una cosa. Di presentarmi la vostra ragazza No, no. Di votare per me”. Che classe!

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Migranti, Camilli: “Nei programmi elettorali manca una strategia”

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Eleonora Camilli, giornalista della redazione romana di Redattore Sociale, la prima agenzia di stampa specializzata sui temi del welfare, della marginalità e dell’esclusione. Si occupa in particolare di diritti, migrazioni e diaspore contemporanee. Le sue analisi e i suoi reportage sono stati pubblicati su diverse testate nazionali.

Donne e bambini morti di stenti. Ai bordi del’Europa avviene l’ennesima tragedia e nemmeno la campagna elettorale spinge i partiti a discutere sulla disumanità europea. L’agenda Pozzallo non interessa a nessuno?
“Le rispondo con le parole di un operatore umanitario che ho incontrato a Lampedusa a fine agosto: il problema in Italia sembrano essere le persone che arrivano vive. Non ci interessa cosa succede prima del viaggio né durante. Le due tragedie che hanno coinvolto minori, la storia di Loujin e dei bambini morti di stenti su un’imbarcazione poi approdata a Pozzallo, avrebbero dovuto aprire un dibattito su come ovviare a tutto questo. O almeno avviare una riflessione come avvenne nel 2015 dopo la morte del piccolo Alan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum, invece non ci indignano. Per cui credo di poter dire che no, “l’agenda Pozzallo”, l’agenda del rispetto del diritto alla vita, non interessa”.

Come giudica il dibattito elettorale sull’immigrazione?
“Il tema migratorio, da sempre, è usato per polarizzare il dibattito e spostare l’attenzione dai problemi reali che non si è in grado di risolvere. Per cui anche questa volta si sta cercando di evocare il rischio invasione, la possibile sostituzione etnica, per cercare voti facili. Rispetto al passato però tutti i partiti, compresi quelli di destra stanno utilizzando meno la tematica. In generale mi sembra che manchi una visione complessiva del fenomeno anche in relazione alla situazione demografica italiana. I migranti sono sempre e solo oggetto della narrazione politica e quasi mai intesi come soggetti portatori di diritti. Non c’è traccia nei programmi elettorali di una reale e completa strategia per realizzare vie regolari e sicure”.

La Meloni continua a sventolare la bufala del blocco navale, sebbene sia stata smentita anche da suoi compagni di partito…
“Il blocco navale è solo uno slogan elettorale. La misura, codificata da diversi trattati, implicherebbe un atto ostile di guerra. è dunque impraticabile, lo sa anche Meloni che nel corso della campagna elettorale ha cambiato diverse volte versione per spiegare la sua idea. Oggi parla di una missione europea in accordo con le autorità libiche per fermare le partenze. Un accordo molto simile a quello realizzato tra Ue e Turchia e che ha generato, tra le altre, anche la tragedia che stiamo raccontando in questi giorni con le testimonianze delle persone giunte a Pozzallo”.
Lei ha capito quale siano le ricette del centrodestra sull’immigrazione? Se sì, sono fattibili?
“Un accordo con la Libia è già in atto, è il Memorandum voluto dall’allora ministro del Pd, Marco Minniti, e credo che FdI intenda rafforzare quello. Per quanto riguarda la Lega si continuano a evocare i decreti sicurezza dell’ex ministro Salvini, senza ricordare però che quei decreti sono stati già parzialmente smontati dai tribunali italiani, che ne hanno giudicato alcune parti incostituzionali o incompatibili con i trattati internazionali”.

Come reputa il programma del Pd sull’immigrazione?
“Il Pd rivendica lo ius scholae, cioè la riforma della cittadinanza basata sul percorso scolastico dei ragazzi nati o cresciuti in Italia. Su questo ha finalmente una posizione netta in campagna elettorale. Parla di voler implementare l’accoglienza di secondo livello, quella basata sul sistema Sai (ex Sprar) e di programmi di integrazione. Non dice invece di voler abolire gli accordi con la Libia firmati nel 2017 dal governo Gentiloni. Questo pone una questione in termini di diritti umani, non si può far finta di non sapere cosa accade ai migranti in Libia. E sicuramente questo penalizza il Pd di fronte al suo elettorale più di sinistra”.

Del M5S?
“Il M5S dedica pochissimo spazio al tema migratorio, dice di voler abolire il Regolamento di Dublino. Ma non c’è molto altro”.

Di Unione Popolare?
“Unione popolare fa una riflessione lunga. è tra i pochi, insieme a +Europa e Sinistra Alternativa Verde a dire che è necessario abolire il Memorandum Italia-Libia, parla di cpr, di libertà di movimento e affronta il tema in maniera più complessa”.

Del cosiddetto terzo polo?
“Nel programma di Renzi e Calenda c’è un punto interessante che riguarda l’istituzione di un ministero delle Migrazioni, anche il Pd parla di un’Agenzia di coordinamento delle politiche migratorie. Mi sembrano entrambe proposte interessanti perché l’immigrazione non è un tema solo di sicurezza e ordine pubblico, ma tiene insieme diverse questioni: lavoro, famiglia, welfare, quindi non può essere gestito solo dal ministero dell’Interno. Per il resto in diversi tweet Carlo Calenda ha esplicitato la sua posizione che è molto vicina al programma del centrodestra, con un accento sulla strategia dell’esternalizzazione delle frontiere”.

Sono iniziate le scuole e lei ha fatto notare “sono tornati a scuola oltre 800mila alunni stranieri. Il 65% è nato in Italia. Sono italiani di fatto ma non di diritto, italiani senza cittadinanza”. Quante responsabilità hanno Pd e M5S per lo ius scholae che manca
“La mancata riforma della cittadinanza è una macchia di sicuro per il centrosinistra. Nel 2015 la proposta di legge che introduceva sia lo ius soli temperato che lo ius culturae è passata alla Camera, per poi rimanere due anni nei cassetti del Senato e non essere mai più discussa. Renzi e Gentiloni si sono rimpallati la responsabilità per la mancata approvazione. Durante il governo Draghi la nuova versione, ancor più edulcorata, della riforma, a firma di un deputato del M5S, Giuseppe Brescia, non è riuscita a fare grandi passi in avanti anche per l’eccezionalità di quel governo. E credo che nei prossimi anni sarà difficile tornarci. Così questi bambini e ragazzi nati o cresciuti qui continueranno a essere considerati stranieri in patria”.

Che Italia si aspetta dopo queste elezioni sull’immigrazione?
“Se ci sarà, come si prospetta, una vittoria del centro destra probabilmente rivivremo un film già visto, con una retorica securitaria che calcherà molto sui porti chiusi e il blocco delle frontiere. Ma il recente passato ci ha anche dimostrato che esiste un quadro giuridico internazionale che tutela i diritti umani. Quindi qualsiasi politica deve fare i conti col diritto, qualsiasi sia la sua posizione”.

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