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Elezioni, la campagna elettorale fa emergere il peggior populismo da tutti i partiti

Sarà la fretta, sarà l’estate, saranno le alleanze che si sono dovute decidere sul filo del rasoio, ma questa campagna elettorale agostana dell’anno 2022 sarà ricordata come quella con il peggior populismo di tutti i partiti, nessuno escluso. Qualcuno la definisce “un circo” ma
l’allenamento e la dedizione di chi si occupa di arti circensi non merita questo epiteto. Di sicuro siamo di fronte a una competizione politica in cui i contenuti evaporano dentro a una vignetta, strizzati in un tweet e in cui l’endogamia appare il tratto comune. In un momento cruciale per la crisi energetica, per la fame nel mondo (ci siamo già dimenticati le conseguenze della guerra  sull’alimentazione mondiale che rimedivano i giornali qualche mese fa), mentre il cambiamento climatico sconvolge gli equilibri e le economie, in Italia ci si diletta da settimane sui piccoli rancori personali di qualche leader d’accatto.

Matteo Salvini a Lampedusa (Getty Images)

Lo scollamento tra capi partito e cittadini

Venerdì, solo per fare un esempio, la coalizione di centrodestra che governerà l’Italia tra un mese ha passato tutto il giorno a veicolare due messaggi opposti: Salvini recuperava quella stolta tiritera del ripristino della leva obbligatoria e Silvio Berlusconi in contemporanea si mostrava fiero di averla tolta. Che due leader (che saranno di governo) spendano un’intera giornata litigando tra loro su un argomento che non interessa praticamente a nessuno rileva lo scollamento tra le preoccupazioni dei cittadini (bollette, lavoro, povertà, inflazione, cambiamenti climatici, sanità ingolfata anche senza pandemia) e i divertissement dei capi partito.

Enrico Letta (Getty Images)

Dai leader nessuna idea di Paese proiettata sul futuro

È anche la campagna elettorale in cui i programmi sembrano solo un orpello obbligatorio, una stanca compilazione di carte dovuta alla burocrazia, come se il voto debba essere figlio dell’antipatia per altri più che della convergenza nella visione del Paese. Non c’è, nelle dichiarazioni e nei programmi, un’idea di Paese che vada più lunga di dopodomani. Si passa dai feticisti dell’agenda Draghi (che perfino Draghi ha smentito) in onore di una nostalgia freschissima già diventata mitica alla santificazione dei “tempi dei nonni” senza nessuna coniugazione con il presente. Poi, come al solito, si abusa della paura: “Votate noi perché se arrivano quelli sarà un disastro”, ripetono i partiti che ancora oggi (ce ne siamo già dimenticati?) governano con quelli. Altri, ritenendosi scaltri, invece ammettono di confidare che questa campagna elettorale non decida nulla e che si ritorni a un bel governo “con tutti dentro” lasciando fuori il primo partito in Italia, dimostrandosi poco avvezzi alla democrazia.

Giorgia Meloni (Getty Images)

Dalla guerra alla pandemia, i grandi temi scomparsi

A traino di questo spettacolo poco edificante c’è la stampa, la solita vecchia stampa, che nel dubbio decide di inginocchiarsi già ai papabili di governo con l’imbarazzante complesso di inferiorità di chi crede che i giornali (e le radio e le televisioni) debbano farsi trovare pronti come megafoni del prossimo governo. Così chi ieri era un diavolo oggi viene morbidamente santificato. La destra viene chiamata centrodestra per non irritare qualcuno, il centrosinistra lo si vorrebbe a tutti i costi liberale, i liberali che in questo Paese contano sempre pochi punti percentuali diventano la lente con cui si dovrebbe guardare il mondo e mentre si riabilitano vecchi arnesi reduci dal fascismo contemporaneo ci si diverte a impallinare chiunque abbia idee non consone al moderatismo conservatore che si è truccato da riformista. I grandi temi che hanno infervorato questi ultimi mesi (guerra, pandemia) sono scomparsi. Una campagna elettorale così bassa è riuscita ad abbassare anche il dibattito generale. Poi dal 26 settembre ripartiranno i sermoni dei soloni moralisti a dirci che tutto fa schifo. E come al solito nessuno potrà fargli notare di essere stati, anche loro, un ottimo concime.

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Ronzulli in tilt sul rigassificatore. Bestiario elettorale à gogo

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C’è l’emergenza gas e com’è facilmente immaginabile gli animi eccitati partoriscono contributi per il nostro quotidiano bestiario elettorale. Ogni giorno intanto ci rendiamo conto della bassezza morale e culturale della politica.

Poche idee ma confuse

Licia Ronzulli ha le idee confuse sui rigassificatori. Ieri un tweet accompagnato da card ancora più esplicita, della senatrice di Forza Italia candidata in Lombardia, Piemonte e Puglia ha avuto il pregio di lasciarci basiti.

“La realizzazione dei rigassificatori permetterebbe al nostro Paese di importare gas liquido e renderci indipendenti dall’estero”, scrive sui social Ronzulli aggiungendo che “senza i No dei 5 stelle e della sinistra, riusciremo a superare la crisi energetica e mettere al sicuro le nostre famiglie e imprese”.

Ancora più esplicita e confusa (nonché in parte contraddittoria col tweet) la foto che accompagna il tweet: “Rigassificatori subito! Per estrarre gas naturale nazionale e renderci indipendenti dagli approvvigionamenti all’estero”. I rigassificatori però non servono a estrarre gas ma semplicemente permettono di riportare il gas dallo stato fisico liquido a quello aeriforme.

A proposito: a Piombino a non volere il rigassificatore è anche il sindaco che è di Fratelli d’Italia, il partito della leader della coalizione di Ronzulli. A tutto gas verso le figure barbine.

L’aborto morale

Eugenia Roccella di Fratelli d’Italia ospite a In Onda su La7 spiega: “L’aborto è un diritto? Io sono una femminista e le femministe non lo hanno mai considerato un diritto, dicendo che esula dal territorio del diritto». Quando Laura Boldrini le fa notare che sì, in Italia l’aborto è un diritto Roccella insiste: “Non direi che è un diritto, però c’è una legge e la legge va applicata e nessuno la contesta…”.

Secondo Roccella l’aborto non è un diritto perché “è il lato oscuro della maternità” ed è “la maternità che non è mai entrata nello spazio pubblico”. “Quindi l’idea che la maternità non è mai stata considerata come un elemento forte della cittadinanza delle donne…”, spiega. L’unico aborto di cui vergognarsi è questa classe politica che si prepara a governare il Paese.

Meglio tardi che mai/1

Ora si svegliano tutti. Il gas aumenta ed è panico tra i politici nostrani. Del resto noi siamo il Paese in cui un giornalista come Jacopo Iacoboni della Stampa (uno che piace ai “competenti” e quindi è considerato “competenti” l’8 marzo scorso scriveva sul suo account twitter: “Mosca: ‘Tagliamo il gas’ Benissimo, taglino il gas.

Vediamo chi compra il gas russo (Xi Jinping?), e a quali prezzi straribassati glielo compra. L’Europa può tranquillamente trovare altri fornitori (c’è la fila), è la Russia che faticherà drammaticamente a trovare compratori”. Iacoboni e i presunti esperti di geopolitica ora si svegliano e scoprono che questa guerra costa, costa agli ucraini, costa all’Europa.

Meglio tardi che mai/2

Carlo Calenda che fa Propone di fermare la campagna elettorale e di inscenare una riunione tra “leader” (ovviamente scelti prima di passare dal voto). Il senatore Gaetano Quagliariello coglie il punto: “Sembra quasi che a Calenda più che il rigassificatore interessi la convocazione di un ‘tavolo dei leader’ che gli conferisca lo status – dice-.

La sospensione della campagna elettorale – prosegue – non sarebbe utile soprattutto per chi ritiene che i rigassificatori vadano fatti, perché ogni giorno di dibattito in meno è un giorno perso per far sapere agli italiani cosa intendono fare gli schieramenti in caso di vittoria”. Del resto hanno lucrato su una guerra figuratevi se non hanno lo stomaco di farlo sull’aumento del gas. Avvoltoi.

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Alla fine Forza Nuova l’hanno sciolta i cittadini (ma non è una buona notizia)

Forza Nuova non parteciperà alla prossima tornata elettorale. È la prima volta dal 2001 che la formazione di Roberto Fiore non partecipa a una tornata per le elezioni politiche per la mancanza delle 36mila firme necessarie e abbiamo dovuto perfino sorbirci la morale di un pluripregiudicato e ex terrorista come Roberto Fiore che parla di «sistema banditesco».

Fiore, insieme al suo compare Castellino, è stato arrestato insieme a altri 10 militanti forzanovisti per l’assalto alla sede della Cgil del 9 ottobre scorso al termine di una manifestazione no-green pass. È lo stesso Fiore già condannato per associazione sovversiva e banda armata, latitante nel Regno Unito per oltre 20 anni e tornato in Italia a reati prescritti.

Molti esultano: i fascisti rimangono fuori dalla democrazia, dicono. Peccato che lo scioglimento di Forza Nuova sia stato in cima all’agenda della politica solo per qualche settimana e ora si voglia fare passare un’esclusione “tecnica” come una vittoria politica. Forza Nuova che tutti i partiti avevano promesso di sciogliere in nome della Costituzione è stata sciolta dai cittadini italiani. Così la politica potrà tranquillamente continuare a sottovalutare il fenomeno dei rigurgiti fascisti in Italia e potrà tollerare la morbida applicazione delle leggi che già ci sono.

Ma dove andranno quei voti? La risposta è fin troppo facile Come accade per le mafie c’è una sostanziale differenza tra chi dice chiaramente di voler rifiutare i voti di qualcuno e chi invece sminuisce un fenomeno per lasciare intendere di restare il fianco. Qui il punto non è tanto la quantità dei voti (comunque pochi) ma la sponda politica a una militanza nei territori che da sempre si confonde con azioni criminali. Nelle liste di Giorgia Meloni ci sono personaggi che fanno riferimento alla radice culturale fascista (benché Meloni e Crosetto fingano male di non saperlo) e sulla parte (nera) del Paese non basta un’esclusione dalle elezioni per dichiarare compiuta la missione. Questo è chiaro, vero?

Buon venerdì.

Nella foto: Roberto Fiore davanti al Viminale per la presentazione del simbolo elettorale, 12 agosto 2022

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Parlate di mafia!

Come si possa ritrovarsi nella più grande iniezione di denaro dal dopoguerra senza avere una sana preoccupazione per la fame delle mafie è una questione che può avere solo due risposte: che ci sia sul tema un’ignoranza che non possiamo concedere alle forze politiche oppure che gli interessi tra certa politica e le mafie siano convergenti (non sarebbe una sorpresa, per niente).

Sono passati i tempi in cui tutti i partiti (perfino Salvini e Berlusconi) proclamavano di essere antimafiosi perché la lotta alle mafie era un prerequisito essenziale per la propria credibilità politica. Negli ultimi anni anzi la legislazione antimafia ha subito attacchi anche dai partiti tradizionalmente considerati “antimafiosi”.

Wikimafia segnala che «secondo un’indagine di SWG dello scorso luglio, da Nord a Sud non vi è territorio che si senta al riparo dalla presenza delle organizzazioni mafiose. Il 64% degli italiani trova insufficiente l’impegno dello Stato contro la mafia, tanto che il 54% individua nella complicità tra mafia e pezzi di Stato la causa della morte di Falcone e Borsellino. E se il 51% è convinto che il fenomeno mafioso sia ancora un problema concreto, che può essere sconfitto, il 41% oramai lo considera un problema irrisolvibile e che tutto ciò che viene fatto sia inutile».

Per questo lanciano 10 proposte ai candidati in Parlamento:

«1. Affrontare la questione morale, non solo inasprendo le pene per tutti quei reati alla base del rapporto tra mafia, politica ed imprenditoria, ma anche lavorando affinché all’interno del proprio partito si escludano dalle liste personalità in conflitto di interesse e aduse a pratiche clientelari e frequentazioni non specchiate.

2. Approvazione di una legge costituzionale che inserisca il carattere antimafioso della Repubblica italiana nella nostra Costituzione, accanto a quello antifascista.

3. Difesa e potenziamento dell’impianto legislativo antimafia, in gran parte ideato da Giovanni Falcone (dal 41bis all’ergastolo ostativo, fino allo scioglimento dei comuni per mafia), sollecitando il Governo italiano a intraprendere ogni iniziativa utile per sensibilizzare l’Unione europea sull’urgenza del contrasto alle mafie a livello comunitario.

4. Approvazione di una legge che istituisca Sezioni distrettuali antimafia nei Tribunali della Repubblica, composte da giudici con comprovata e certificata esperienza e conoscenza del fenomeno mafioso, che abbiano la medesima competenza territoriale delle Direzioni distrettuali antimafia.

5. Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, potenziando l’Agenzia nazionale, snellendo le procedure di assegnazione e facilitando il riuso sociale da parte di enti del terzo settore composti perlopiù da giovani under 35 prevedendo specifici fondi per l’iniziale messa in sicurezza, ristrutturazione e avvio attività, anche attingendo dal Fondo Unico Giustizia.

6. Introduzione dell’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo in bandi, gare, convenzioni pubbliche e quant’altro presupponga impegni economici da parte delle amministrazioni pubbliche.

7. Introduzione del divieto per la pubblica amministrazione e per gli enti territoriali dello Stato di contrarre rapporti di natura economica con società aventi residenza fiscale nei c.d. Paesi offshore e/o con i titolari effettivi aventi residenza fiscale nei medesimi Paesi e/o siano controllate da società schermo o da reticoli societari opachi.

8. Approvazione di una disciplina di tutela per giornalisti, ricercatori e cittadini che punisca severamente il ricorso alle querele temerarie, nuovo strumento di intimidazione per colpire la libertà di stampa e di ricerca in Italia.

9. Tutela del diritto all’informazione e alla ricerca accademica, introducendo limiti al diritto all’oblio per quei personaggi i cui comportamenti, pur non penalmente rilevanti, mantengano una rilevanza pubblica, storica e politica nella storia della lotta alla mafia e del movimento antimafia.

10. Introduzione nelle offerte formative delle scuole primarie e secondarie di almeno un’ora alla settimana dedicata allo studio del fenomeno mafioso e alla storia delle principali organizzazioni mafiose e del movimento antimafia, introducendo nell’organico docenti un insegnante specializzato in materia, come previsto per l’insegnamento della religione cattolica.

Chiedete ai candidati del vostro collegio se se la sentono di aderire. Vale la pena parlarne e soprattutto costringere la politica a esporsi. Soprattutto adesso che l’antimafia sembra essere diventata un vezzo di pochi. Trovate tutte le informazioni qui».

Buon giovedì.

Nella foto: l’arrivo a Palermo della nave della legalità, 23 maggio 2019

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Draghi forever e l’harem di Silvio. Bestiario elettorale senza sosta

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Parla Draghi e tutti si sciolgono, senza nemmeno avere capito cosa abbia detto. Mentre le alte cariche dello Stato passano da quelli di Comunione e Liberazione continua il nostro bestiario elettorale.

Drive in Berlusconi

Preoccupato dal fatto che non se ne leggesse molto in giro ieri ho recuperato le agenzia di stampa delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Come mai è così silenzioso?, mi sono chiesto. Invece non è silenzio, è irrilevanza. Ieri Berlusconi ha detto «abbiamo candidato volti nuovi, espressioni della società civile: Rita Dalla Chiesa, Maurizio Casasco e la campionessa olimpica Valentina Vezzali».

Rita Dalla Chiesa, a proposito di volti nuovi, la vediamo in televisione dal 1983 e 1986 lavora per le reti di Berlusconi. Badate bene: non “nelle” reti di Berlusconi, “per” le reti di Berlusconi visto che ne condivide le idee. A proposito: Rita Dalla Chiesa ci ha tenuto a dirci che per fare la parlamentare rinuncerà alla sua partecipazione al Grande Fratello.

Si immola per la patria, che tenerezza. Valentina Vezzali è stata eletta nel 2013 con Scelta Civica, a proposito di novità. Casasco è presidente della confederazione delle Piccole e Medie Imprese in Italia, a proposito di “società civile”. Che altro ha detto ieri Berlusconi? Che «il ponte sullo Stretto è una priorità». Ormai fa ridere anche senza raccontare barzellette.

Candidati a sua insaputa per Renzi e Calenda

Accade ancora in Puglia e al centro dell’ultimo caso delle candidature dei “competenti” del cosiddetto terzo polo che al massimo sarà il quarto c’è Antonietta Curlo. Avvocata, fasanese, è nel collegio uninominale Camera U07. Però le segreterie provinciali di Azione e Italia Viva l’hanno disconosciuta. Non hanno idea di chinai e quel poco che sanno fa venire i brividi.

Martedì hanno diffuso una nota congiunta: “Le segreterie provinciali di Azione e Italia Viva apprendono dalla stampa della candidatura nel collegio uninominale Camera U07 di Antonietta Curlo nella lista del “Terzo Polo”, ma intendono precisare che non è una loro iscritta e non è stata da loro indicata”.

Non solo: “Risulta essere stata candidata alle ultime amministrative a Fasano nella coalizione di centro destra con la lista civica “Circoli Nuova Fasano” vicina all’ex sindaco di Roma Alemanno”, scrivono. Ah, i competenti.

Ci eravamo tanto odiate

Dorina Bianchi non è sicuramente una fervida sostenitrici delle libertà e dei diritti: ha proposto un’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, prese posizione a favore del disegno di legge Calabrò contro il testamento biologico ed era tra quelle che voleva “salvare” Eluana Englaro contro la sua volontà.

In più è la relatrice della contestata Legge 40 del 2004 che vietava la fecondazione eterologa e venne dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Per questo Emma Bonino l’aveva definita un “mullah Omar”. Bianchi rispose: “Sono i radicali a essere i veri ayatollah”. Ora Bonino l’ha candidata nelle sue liste di +Europa.

Applaudono Draghi ma non lo stanno a sentire

Da quei simpaticoni di Comunione e Fatturazione sbarca Mario Draghi e i presenti, appena sentono odore di potere, si spellano le mani nella loro preghiera laica in cui sono bravissimi: incensare il re. Fremono per Draghi anche a destra, a sinistra e ovviamente al centro, dove Draghi se lo tatuerebbero sul polpaccio per sembrare ancora più competenti.

Solo che Draghi nel suo discorso ha detto che “chiunque verrà eletto saprà preservare lo spirito repubblicano”, che le regole di bilancio attuali della Ue “sono poco credibili” e che “non permettono di gestire delle fasi di crisi così come non permettono di un costruire un necessario sovranismo europeo”. In sostanza hanno applaudito Meloni, fenomeni.

 

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Cos’è la destra, cos’è la sinistra

Tra gli spunti più nauseabondi di questa campagna elettorale c’è la solita melma che vorrebbe confondere destra e sinistra truccando come al solito le parole e inventandosene di nuove per confondere le acque. Tra progressisti, riformisti (che sono gli autoproclamati della peggiore corrente all’interno del Partito democratico), i cosiddetti “liberali socialdemocratici” e altre simpatiche etichette pronte all’uso si assiste ai travestimenti continui di chi vorrebbe essere né di destra né di sinistra, che è il modo migliore per capire che qualcuno è di destra senza nemmeno avere l’onestà intellettuale di ammetterlo.

Così accade che i partiti che professano la laicità dello Stato si inginocchino di fronte al peggior ramo della religione che si fa impresa e corrano a baciare la pantofola di Comunione e Liberazione, con un’irrefrenabile voglia di piacere a tutti i costi a pezzi del Paese che nonostante si professino quasi santi sono deliberatamente di destra. Si tratta, vale la pena ricordarlo, di un movimento che si professa “di comunione” e ha prestato il fianco a una privatizzazione di scuole e sanità nel nome del loro dio. Si tratta, vale la pena ricordarlo, di un movimento di “spiritualità di etichetta” (parole di Papa Francesco, eh, mica di qualche pericoloso anticlericale) che vuole fare politica, espressamente.

Enrico Letta appare quasi naïf quando si dice stupito del trattamento ricevuto: questa smodata voglia di piacere a quelli che dovrebbero essere avversari è una sindrome che andrà studiata, prima o poi. Del resto non sarebbe stato difficile prevedere che Giorgia Meloni sarebbe stata la più applaudita: Cl ama il potere, solo il potere, e lo incensa per ottenere ciò che vuole (la proposta di parificare le scuole pubbliche e private nei programmi di centrodestra è la penitenza che si deve ai ciellini, del resto). Piuttosto sarebbe utile sapere perché partiti di presunta centrosinistra si ostinino a legittimare un meeting che invece andrebbe combattuto con forza. “Beh, ma siamo in campagna elettorale”, fa notare qualcuno. Quale momento migliore?

Buon mercoledì

Nella foto da Facebook Meloni, Salvini, Letta, Lupi al Meeting di Cl di Rimini

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Comunione e… fatturazione Il bestiario del Meeting di Rimini

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Va in onda la sagra di Comunione e Liberazione, una lobby che in qualsiasi Paese sano provocherebbe vergogna e che invece da noi riesce a coagulare quasi tutti i partiti. Eccoci nel nostro quotidiano bestiario elettorale.

Renzi e Calenda putiniani

A forza di vedere putiniani dappertutto il duo Renzi-Calenda inciampa in una candidata che farebbe impallidire anche i putiniani davvero. Si chiama Stefania Modestino D’Angelo, è capolista al Senato per la lista di Azione e Italia viva, nel collegio di Caserta-Salerno-Avellino-Benevento, in Campania. «La politica a volte inciampa nella normalità…ed è accaduto con me!», ha scritto D’Angelo su Facebook. «Onorata di essere stata scelta e candidata al Senato come capolista dall’on.le Carlo Calenda e dal segretario regionale di Azione Giuseppe Sommese». La candidata calendiana sostiene che nella guerra in Ucraina la ragione vada data a Putin. Aveva scritto che Zelensky si era «messo in salvo a Leolopoli [Leopoli, n.d.r.] (o forse all’estero) diffondendo filmati registrati giorni fa». Il leader di Azione Carlo Calenda ha scritto su Twitter che la candidatura di D’Angelo «è stata segnalata dal territorio». «Errore nostro non aver verificato i post su politica estera. Me ne assumo la responsabilità. Stiamo gestendo la cosa», ha spiegato Calenda. Chi di Putin ferisce…

Tutti a baciare la ciabatta ai ciellini

Al meeting di Comunione e Liberazione, diavoli che vorrebbe sembrare santi e invece partoriscono lobby e politici della stregua di Formigoni, tutti contro il Reddito di cittadinanza. Il renziano Rosato (uno che per la legge elettorale che si è inventato dovrebbe nascondersi sotto un sasso e invece scorrazza felice e contento) ci spiega che «la povertà non si combatte solo con i soldi» e propone di abbassare le tasse alle imprese per aiutare i poveri. Un genio. Il berlusconiano Tajani dice che «dobbiamo dare lavoro a chi può farlo»: una frase intensissima, ci mancava solo che ci dicesse che il cielo è azzurro. Salvini propone di «togliere il Reddito al primo rifiuto di un lavoro offerto», dimenticando di saperne davvero poco (come quasi su tutto): secondo l’INAPP circa il 46% dei percettori del RdC sono lavoratori poveri, vuol dire che lo stipendio che percepiscono è talmente basso da essere al di sotto della soglia di povertà e il Reddito va ad integrarlo. Arriva addirittura Di Maio a sconfessare il suo cavallo di battaglia dicendo che è tutta colpa dei centri per l’impiego. Letta si barcamena parlando d’altro. La più applaudita Ovviamente Giorgia Meloni: ai ciellini piace il potere, cucinato in tutti i modi. Significativa la foto che vede tutti i leader chiacchierare amorevolmente come se fossero in gita presso gli agnelli di dio. Alla fine un bell’amen e tutti a casa.

Fa schifo perfino a Twitter

E’ stato rimosso per avere violato le regole. Come si nota dal profilo Twitter di Giorgia Meloni, il post con il video della violenza sessuale avvenuta a Piacenza domenica mattina è stato rimosso. Al suo posto compare la frase: “Questo Tweet ha violato le Regole di Twitter”. Tutto questo dopo il coro di critiche che ha coinvolto la leader di Fratelli d’Italia, mentre la Procura di Piacenza già ieri ha aperto un’inchiesta sulla diffusione del filmato, finito su alcuni giornali online e poi rimosso, mentre un’istruttoria è stata avviata anche dal Garante della Privacy “per accertare eventuali responsabilità da parte dei soggetti che a vario titolo e per finalità diverse” hanno diffuso il video. Intanto la vittima dello stupro agli inquirenti ieri ha detto: «”Sono disperata, mi hanno riconosciuta da quel video». Ben fatto Giorgia.

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La vera devianza è questa campagna elettorale

Giorgia Meloni è questa roba, gente che pasteggia sulla schiena di una stuprata per racimolare qualche voto ma soprattutto per aggiungere sale alla rabbia. Non è la prima volta che la rivittimizzazione di una donna avviene sotto gli occhi di tutti per altri scopi. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi hanno passato anni a prendere dal cassonetto della cronaca nera minime storie personali che vengono sventolate davanti a tutti per suggerire un paradigma nazionale. Non è solo una questione politica, è una questione di etica.

Poi ci sono le devianze e stupisce che ci si stupisca. L’eugenetica è nella retorica della destra sovranista da anni in tutto il mondo e basta avere studiato un po’ di storia per sapere quali siano le sue radici. Ma la devianza più spaventosa è l’architettura di questa campagna elettorale dove si finge di scoprire solo ora cosa sia questa peggiore destra di sempre. È devianza in questa campagna elettorale avere permesso al cosiddetto terzo polo ù8che nella migliore delle ipotesi sarà il quarto) di attraversare trasmissioni e giornali per giudicare le candidature degli altri mentre hanno lo stomaco di presentare una lista elettorale con gente che è passata da Berlusconi al centrodestra all’odiatissimo Michele Emiliano prima di approdare nel “polo della serietà” (Massimo Cassano), con chi come Giuseppe Castiglione è diventato improvvisamente “serio e competente” dopo essere stato il braccio destro di Angelino Alfano e mentre è sotto processo per corruzione elettorale nella gestione del Cara di Mineo.

Renzi e Calenda candidano Giuseppina Occhionero, passata da Liberi e Uguali a Italia Viva, che accompagnava in carcere il radicale Antonio Nicosia, messaggero per i mafiosi. C’è l’ex sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo che indusse un pubblico ufficiale a presentare firme false a sostegno della sua lista. C’è Massimiliano Stellato che pensò bene di organizzare qui da noi una protesta dei “gilet gialli” (sempre a proposito di serietà e competenza) come i migliori populisti. In Abruzzo c’è Gianfranco Giuliante che dopo essere stato messo dalla Lega all’azienda regionale dei trasporti ha abbandonato Salvini spergiurando di non approdare in nessun altro partito e invece è finito nei “competenti”.

Nelle liste di Giorgia Meloni c’è quel Pecoraro che da prefetto di Roma si impegnò a negare la presenza delle mafie nella capitale. Nelle liste di Fratelli d’Italia c’è l’ex sindaco di Catania Salvo Pogliese condannato in primo grado per peculato: «Tra le spese contestate dall’accusa ci sono circa mille euro per lavori nello studio professionale del padre, uno dei più noti commercialisti della città etnea; il pagamento, anche ai familiari, di soggiorni in albergo a Palermo; regali per il Natale 2010; carburante e cene. In totale le contestazioni riguardavano l’uso improprio di 70mila euro. Secondo i giudici che lo hanno condannato, le motivazioni sono state depositate nel gennaio 2021, si tratta di spese non giustificate», scrive Nello Trocchia.

Premesso che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, con liste così ci si sorprende che il centrosinistra (e la sinistra) continui a farsi dettare l’agenda della campagna elettorale da moralisti senza morale che usano uno stupro come spot elettorale e da presunti competenti che riciclano eterni ras dei voti.

Possiamo tornare a una campagna elettorale che non sia solo potenza di propaganda

Buon martedì.

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Cosa si poteva rispondere alla critica strumentale su Israele

La pozzanghera centrista, sempre disattenta sui rigurgiti di fascismo di quelli con cui si alleeranno (segnatevelo) ora se la prendono con un candidato del Pd (che il Pd ha proditoriamente silurato) perché ha osato porre dubbi su Israele. Che il Pd si faccia dare lezioni di antisemitismo da neofascisti e da parafascisti come sempre travestiti da liberali (anche questo lo insegna la storia) è piuttosto avvilente. Le risposte erano semplicissime:

«Siamo di fronte a qualcosa di mostruoso che suscita raccapriccio ed esecrazione. Questa furia omicida ricorda le nefandezze dei nazisti.
E sia chiaro: sono ostile all’antisemitismo come a qualsiasi altra forma di odio razziale, compreso quello di cui appaiono pervasi gli attuali governanti di Israele» (Enrico Berlinguer, settembre 1982, Festa de l’Unità di Tirrenia, a commento della distruzione dei campi di Sabra e Chatila)

«Lo Stato d’Israele avrebbe dovuto cambiare la storia del popolo ebraico, avrebbe dovuto essere un zattera di salvataggio, il santuario a cui sarebbero dovuti accorrere gli ebrei minacciati negli altri Paesi. L’idea dei padri fondatori era questa, ed era antecedente alla tragedia nazista: la tragedia nazista l’ha moltiplicata per mille. Non poteva più mancare quel Paese della salvezza. Che ci fossero gli arabi in quel Paese, non ci pensava nessuno. Ed era considerato un fatto trascurabile di fronte a questa gigantesca vis a tergo, che spingeva là gli ebrei da tutta Europa. Secondo me, Israele sta assumendo il carattere e il comportamento dei suoi vicini. Lo dico con dolore, con collera. Non c’è differenza tra Begin e Khomeini». (Primo Levi in Conversazione con Levi di Ferdinando Camon)

«La fine dell’occupazione dei territori da parte di Israele, nel pieno rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rimane cruciale per porre fine al persistente ciclo di violenze. Quella che è diventata una situazione di occupazione perpetua è stata citata sia dalle parti interessate palestinesi che israeliane come una delle radici delle tensioni ricorrenti, dell’instabilità e del conflitto prolungato sia nei territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme, sia in Israele». (Rapporto Onu, 7 giugno 2022)

«L’apartheid non è accettabile in nessuna parte del mondo. Quindi perché il mondo l’accetta contro le e i palestinesi? I diritti umani sono stati a lungo tenuti da parte dalla comunità internazionale quando ha affrontato la lotta e la sofferenza pluridecennale della popolazione palestinese. Di fronte alla brutalità della repressione israeliana, la popolazione palestinese chiede da oltre vent’anni che venga compreso che la politica israeliana è una politica di apartheid. Nel corso del tempo, a livello internazionale, il trattamento riservato da Israele ai palestinesi ha iniziato a essere considerato in maniera sempre più ampia come apartheid. Tuttavia, i governi con la responsabilità e il potere di fare qualcosa si sono rifiutati di intraprendere qualsiasi azione significativa per chiedere conto a Israele delle sue responsabilità. Al contrario, si sono nascosti dietro un processo di pace moribondo a scapito dei diritti umani e dell’accountability. Sfortunatamente, la situazione odierna non vede alcun progresso verso una soluzione, ma anzi il peggioramento dei diritti umani per le e i palestinesi». (Amnesty International, 2 febbraio 2022)

«I bombardamenti israeliani sono incredibilmente pesanti e più intensi rispetto al passato. Hanno distrutto molte case ed edifici intorno a noi. Le persone sono intrappolate, perché non è sicuro né uscire né restare all’interno delle proprie abitazioni. Gli operatori sanitari stanno correndo rischi incredibili, se pur necessari, per muoversi» (Hellen Ottens-Patterson Capomissione Medici senza frontiere nei Territori palestinesi, 14 maggio 2021)

Accusare di antisemitismo chi critica legittimamente le politiche di Israele è un trucco che può funzionare solo se si decide di rinunciar alla verità. Basterebbe un po’ di coraggio, un po’ di schiena dritta. Invece niente.

Buon lunedì.

 

 

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Se il buongiorno si vede dalle candidature stiamo a posto. Berlusconiani a 5 stelle, Renzi fa quello che rimprovera agli altri e altre bestialità. Continua il bestiario elettorale.

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Eccoci qui, è già lunedì e finalmente cominciano a uscire anche le candidature degli altri partiti. Dicevamo che dopo il caos per quelle del PD ne avemmo viste delle belle anche per tutti gli altri. Il nostro quotidiano bestiario elettorale.

 

Boschi calabresi

Negli ultimi giorni vi è capitato di ascoltare dal prode Matteo Renzi le polemiche sulle candidature del Partito Democratico (di cui lui si occupa più del suo stesso partito) nei collegi che non sono di riferimento? Bene, tenetevi forte. Maria Elena Boschi sarà candidata capolista in Calabria per il cosiddetto terzo polo che invece è il quarto. Non male se si pensa che all’ultimo giro era stata candidata a Bolzano. Non male per i moralisti che dovrebbero essere il “polo della serietà”: dallo strudel alla ‘nduja il passo è breve, per accaparrarsi un seggio.

Tu quoque Renzi?

Matteo Renzi (che aveva promesso a Calenda di lasciargli spazio come portavoce della loro alleanza e invece imperversa dappertutto) criticava Conte per le sue plurime candidature in diversi collegi elettorali. Indovinate un po’? Ha fatto lo stesso. A proposito: Matteo Renzi ha perso la causa contro Travaglio: dargli del mitomane non è diffamazione. Avanti così, verso il dirupo.

Belusconiani a 5 Stelle

Claudia Mojolo era stata inserita dal M5S in un primo momento nel plurinominale Campania, dopo aver superato le parlamentarie. Qualcuno per curiosità ha butta l’occhio sul suo profilo Facebook e ha ritrovato hashtag come #Berlusconiamoremio e messaggi come questo: «Allora siete felici???? Eh capreeeeeeeeeeeeeee??!?! Vi voglio tra un paio di mesi a voi e a quei 4 grillini… Che sanno solo mettere il culo sulla sedia… Tempo al tempo… Ora fate festa da buoni ignoranti… Poi festeggeremo NOI… però mentre festeggiate ricordatevi che O NAN (riferimento a Berlusconi, ndr) ha chiavato più di voi… Con le femmine più belle.. Oltre ad essere stato un grande politico!!!!! Silvio Berlusconi sei e sarai un pezzo di storia per questa Italia popolata e governata da CAPRE». Ha oscurato tutti i suoi profili. Troppo tardi.

Non c’è Paragone

Gianluigi Paragone si era persino offeso quando l’avevano accusato di essere vicinissimo a forze di estrema destra come Casapound. Chi ha candidato nel Lazio 1 come capolista per i plurinominali 2 e 3? Carlotta Chiaraluce, militante romana di Casapound. Che coincidenza.

Castelli in aria

Di Maio ha infilato i suoi candidati nelle liste del PD e nonostante ora si sia travestito da chierichetto i nodi vengono al pettine. La sua fedelissima Laura Castelli candidata in Piemonte ha fatto scoppiare un pandemonio. Del resto l’ex viceministra è stata perfino condannata per diffamazione proprio per un posto contro il PD e Fassino. Lei ora dice di rifiutare la candidatura. Un po’ come la volpe e l’uva.

Lo spessore di Albertini

L’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, chissà perché, è sempre raccontato come uomo dall’altissima statura politica dagli sfegatati liberali italiani. Avrebbe dovuto candidarsi per il cosiddetto terzo polo che poi è il quarto a Milano ma Calenda non le manda a dire: «Non vedo Albertini dall’epoca di Scelta Civica, direi quasi dieci anni. Una settimana fa ha chiesto una doppia candidatura a Milano con un messaggio. Non essendo mai stato iscritto ad Azione, mi è sembrata una proposta quantomeno stravagante». Forti questi statisti alla ricerca della seggiola.

Occhio ai post

Calendiani, renziani e poveri professori trombati sono scatenati a cercare i vecchi post dei candidati del PD. Qualcuno ha dovuto ritirarsi perché si era permesso di scrivere che Israele da anni perpetra un genocidio nei confronti dei palestinesi. Farsi dettare l’agenda sull’antisemitismo dalla destra è un capolavoro di idiozia. Farsi fare la morale da quattro stracci liberali su Israele (fingendo di non sapere che dicono ONU e le più importanti ONG) è vigliaccheria. Ben fatto.

 

19 – Segue

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