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Eventi climatici estremi, in Italia danni e morti ma la politica rimane a guardare

Chissà quando verrà quel benedetto giorno in cui la smetteranno di chiamarlo maltempo. Per ultima è stata la Toscana, due morti e 20 feriti, danni enormi. Perfino Daniela Santanché, della schiera di quelli che si danno di gomito chiamando “gretini” quelli che i occupano di cambiamenti climatici, ora fa i conti con i danni alla sua attività. Il clima cambia ma noi no. L’Italia continua a essere l’unico dei grandi Paesi europei a non avere un piano nazionale di adattamento al clima che è in bozza dal 2018. La strategia è sempre la stessa: dichiarazioni di stati di emergenza per non dover fare i conti con la nuova normalità.

Eventi climatici estremi, in Italia danni e morti ma la politica rimane a guardare: il clima rimane fuori dalla campagna elettorale.
Agosto 2022, il mercato di Marina di Carrara devastato da un nubifragio (Twitter)

Nei primi sette mesi del 2022 si sono verificati 132 eventi climatici estremi

Intanto le bombe d’acqua, le trombe d’aria, le forti siccità. Le ondate di calore e le grandinate si moltiplicano. Come sottolinea giustamente Legambiente, da gennaio a luglio 2022 si sono registrati in Italia 132 eventi climatici estremi, numero più alto della media annua dell’ultimo decennio. Preoccupante anche il dato complessivo degli ultimi anni: dal 2010 a luglio 2022 nella Penisola si sono verificati 1318 eventi estremi. Gli impatti più rilevanti in 710 comuni italiani. Nello specifico in questi anni si sono registrati 516 allagamenti da piogge intense, 367 danni da trombe d’aria, 157 danni alle infrastrutture da piogge, 123 esondazioni fluviali (con danni), 63 danni da grandinate, 55 danni da siccità prolungata, 55 frane da piogge intense, 22 danni al patrimonio storico, 17 temperature estreme in città/ondate di calore. «In tutto ciò, in questa campagna elettorale, i temi della lotta alla crisi climatica e di un piano nazionale di adattamento al clima sono incomprensibilmente sottovalutati dalle varie agende politiche», osserva Legambiente.

La campagna elettorale, appunto, che si snoda su sentieri che hanno a che vedere poco con la politica e molto con la comunicazione. Una campagna elettorale capeggiata dagli amori che finiscono, dalle inimicizie che si risolvono, dai nomi che entrano o escono dalle liste. Una campagna elettorale che si infiamma per i tweet delle sue maschere, ma che non riesce a sollevare lo sguardo dalle piccole baruffe chiozzotte. Se qualcuno prova a mettere in fila gli eventi atmosferici che accadono nel nostro Paese viene trattato come un uccellaccio del malaugurio che deve essere rinchiuso in cantina.

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Eventi climatici estremi, in Italia danni e morti ma la politica rimane a guardare: il clima rimane fuori dalla campagna elettorale.
Agosto 2022, la crisi idrica del Lago di Garda (MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Eventi climatici estremi, l’allarme di Legambiente

«Il 2022 in fatto di eventi climatici estremi è da codice rosso. Chi si candida a governare il Paese per i prossimi cinque anni dovrebbe esplicitare quali soluzioni vuole mettere in campo per fronteggiare la crisi climatica, una delle principali emergenze planetarie che rischia di mettere in ginocchio l’intero Pianeta», spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. «L’Italia anche quest’estate sta pagando lo scotto della crisi climatica con vari nubifragi, la siccità di questi mesi in Pianura Padana, lo scioglimento dei ghiacciai come sta raccontando la nostra campagna, in corso, Carovana dei ghiacciai, con dati e monitoraggi scientifici insieme al Comitato Glaciologico Italiano. Tutti eventi estremi che dimostrano come non ci sia più tempo da perdere».

«Se non si interviene al più presto, rischiamo nei prossimi anni sia un disastroso impatto sociale ed economico, oltre che ambientale, sia di sprecare anche le risorse del Pnrr. Servono cambiamenti strutturali, politiche innovative, investimenti in tecnologie pulite e un piano nazionale di adattamento al clima non più rimandabili», continua Ciafani. «Senza dimenticare che va aggiornato anche il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima ai nuovi obiettivi europei di riduzione di gas climalteranti del RepowerEU, va applicato un taglio radicale dei tempi di autorizzazione dei nuovi impianti a fonti rinnovabili e va prevista una procedura semplificata per il rinnovo e il potenziamento di quelli esistenti». Una volta gli ambientalisti in Italia venivano trattati come un’élite che aveva il tempo di dedicarsi a questioni minori. Oggi l’ambientalismo è il prerequisito politico di ogni partito che si candida in Europa, ma in Italia è ancora un vezzo. Non bastano nemmeno i tetti che cadono sopra le nostre teste.

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Un anno di Pd in Campidoglio e Roma è già nell’abisso: con il caso Ruberti nella Capitale è tornato il solito sistema

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Non c’è solo il termovalorizzatore che è stato negato mille volte in campagna elettorale e poi riproposto dal sindaco Roberto Gualtieri con la nonchalance di chi non deve mai spiegazioni ai suoi elettori nella Roma “ripresa” in mano dal Pd.

E non c’è, come se non bastasse, una sporcizia identica a prima ma che in questo caso profuma poiché gli accaniti osservatori dell’igiene cittadina improvvisamente sono diventati sbadati e svogliati.

Ritorno al sistema Capitale

Nella rissa di Albino Ruberti, capo di gabinetto del Campidoglio e uomo vicinissimo al sindaco Gualtieri dopo esserlo stato di Nicola Zingaretti c’è molto della politica romana che infesta i partiti nazionali.

Prima, si sa, c’erano quelli del Movimento 5 Stelle e farne emergere gli errori e le grossolanità era fin troppo facile.

Ma Ruberti che in un ristorante a Frosinone, attovagliato con amici e parenti che poi sono gli stessi dirigenti del suo stesso partito, briga e disfa fino a perdere le staffe è esattamente l’immagine della politica che si fa corporazione, dei partiti come comunità endogamica che inevitabilmente corroborano la sensazione di lontananza.

C’è un capo di gabinetto, c’è un ex assessore regionale e europarlamentare, c’è una consigliera regionale che è anche compagna del capo di gabinetto e la fotografia vista da fuori rimanda al circolino.

È pacifico che i veleni in coda alla pubblicazione del video possano essere spenti solo sapendo esattamente di cosa si stesse parlando. È parimenti pacifico che non lo sapremo mai.

C’è poi il modo di Ruberti, il modo spaccone di quelli che parlano di “competenza”, di “serietà”, di “preparazione” e poi appena si scaldano mostrano la loro anima peggiore, non riescono a trattenere l’istinto di prevaricazione che nei partiti viene tollerato come naturale istinto di sopravvivenza.

Può sgolarsi quanto vuole Ruberti per convincerci che quella fosse una discussione privata e che noi giornalisti non dovremmo occuparcene ma una figura istituzionale di così alto livello all’interno della capitale d’Italia che urla «vi sparo, vi ammazzo» e che invita il suo avversario a inginocchiarsi è qualcosa che nei modi (e ci auguriamo che non sia così anche nella cultura) rimanda a uno stile di vendetta tipicamente mafioso, a un culto della violenza che deve provocare la vergogna, oltre alla sconfitta.

Vergognose difese d’ufficio

Ci sono poi le vergognose difese d’ufficio che non difendono nulla. Francesco De Angelis, che era lì con Ruberti, che si dichiara “estraneo” senza spiegarci esattamente come si possa restare estranei a due metri da qualcuno che invoca un punizione così esemplare.

Lo stesso De Angelis che prova a buttarla sul calcio, tipico argomento italiano con cui giustificare l’indicibile, per essere poi smentito dallo stesso Ruberti. Per farsi un’idea della finzione politica basterebbe leggere i giornali che sottolineano il ritiro della sua candidatura come gesto di responsabilità di De Angelis.

Pochi si ricordano di specificare che fosse una candidatura in posizione non eleggibile. Poi c’è quel “mi ti compro” che avrebbe fatto perdere le staffe a Ruberti, di cui lo stesso parla nella sua lettera di dimissioni a Gualtieri: una frase che sembra spuntare da una brutta puntata di Gomorra.

Per cosa avrebbe dovuto comprare il braccio destro del sindaco? Chi?

La sostanza della questione è perché Gualtieri (e il Pd romano) tengano così in considerazione un uomo violento che ha già violato il lockdown per una bella cena di pesce, ha aggredito degli ambientalisti che manifestavano contro Zingaretti e incarna alla perfezione il tipo da “lei non sa chi sono io”.

È questa la competenza

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La chiamano pace fiscale, ma è un regalo agli evasori: le destre contro i poveri preparano il colpo di spugna per chi li affama

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Eccola qua Giorgia Meloni, pronta a cavalcare con tutta la sua boria migliore una “sinistra” che vede solo lei, intesa a dileggiare gli avversari più che a raccontare il suo programma mentre l’alleanza di centrodestra si scanna sui nomi da mettere in lista.

Bugie sul Reddito di cittadinanza

Si parte, manco a dirlo, dall’attacco del reddito di cittadinanza: “Il Reddito di cittadinanza ha fallito – spiega Meloni – come strumento di lotta alla povertà che doveva essere abolita e invece ha raggiunto i massimi storici e ha fallito come misura di politica attiva”.

Secondo la leader di Fratelli d’Italia quei sarebbe di 9 miliardi all’anno la spesa per sostenere la misura. Qui c’è già la prima mezza bugia: si parla di 5,9 miliardi di euro per il 2019, 7,2 miliardi per il 2020 e 7,4 miliardi per il 2021, stabilendo un limite di spesa di 7,3 miliardi annui a partire dal 2022.

Si continua poi a blaterare di truffe miliardarie (Salvini parla di “15 miliardi di euro”) che non corrispondono alla realtà: parliamo di valori intorno al 2 per cento delle risorse stanziate per finanziare la misura e al 2 per cento dei beneficiari.

Meloni poi continua a dimenticare che l’Istat certifica che il Reddito di cittadinanza “ha interessato, nella seconda parte del 2019, oltre un milione di famiglie in difficoltà”, salvate dalla povertà.

Ma la mistificazione più grave rimane sempre la stessa usata anche dai liberali italiani: tra i percettori del Reddito di cittadinanza ci sono italiani che lavorano ma il 69% dei loro contratti non supera i tre mesi e i loro salari non bastano per raggiungere livelli dignitosi di vita.

Benedetti imprenditori

Del resto Giorgia Meloni non ha il coraggio di dire chiaramente che per chi come lei ama l’imprenditoria – anche quella più sfrenata – togliere dal mercato degli schiavi milioni di persone che dovrebbero cedere al ricatto di salari da fame e contratti senza diritti è un serio problema.

Non è un caso che nelle sue dichiarazioni la presidente del Consiglio in pectore se la prenda con la “sinistra” perché “criminalizza gli imprenditori”. È il solito trucco, raccontare che gli evasori di questo Paese siano solo un’eccezione così viene più facile non sentirsi in obbligo di agire politicamente.

Chissà che ne dice la Meloni del fatto che proprio ieri il 72% delle aziende ispezionate nel brindisino in un’operazione contro il caporalato siano irregolari. Non capire la differenza tra imprenditori e evasori è il trucco per non punire nessuno e salvare tutti.

Del resto, pensateci, chi oggi si preoccuperebbe di regolarizzare la propria posizione fiscale con un centrodestra dato per vincitore che nel suo programma elettorale parla di condono (loro lo chiamano “pace fiscale” ma non è altro che un condono)?

Si scrive pace fiscale, si legge condono

Se avessimo occhi attenti e memoria lunga potremmo notare anche che nel nuovo centrodestra a trazione meloniana è completamente sparito il tema delle mafie.

Non se ne fa cenno nel programma, non se ne parla nei comunicati stampa, non entra mai nelle dichiarazioni dei loro esponenti ospiti di trasmissioni televisive. Hanno abolito la mafia senza nemmeno dover scrivere una legge, incredibile.

Eppure non sono lontani i tempi in cui Matteo Salvini, quando ancora funzionava, prometteva fuoco e fiamme contro i boss e sognava di passare come il nuovo Prefetto di ferro.

Perché questa inversione? A voler pensare male si potrebbe ripercorrere lo spaventoso elenco degli arrestati per mafia e corruzione nelle file di Fratelli d’Italia.

Senza dimenticare che il monumento della politica vicina alla mafia sta proprio lì ed è Silvio Berlusconi. Anche se ormai non è più di moda ricordarlo.

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Un programma Possibile

Il partito fondato da Giuseppe Civati e oggi guidato dalla segretaria Beatrice Brignone parteciperà alle elezioni nella lista di Sinistra italiana/Verdi. Per motivi che magari un giorno qualcuno ci spiegherà i simbolo di Possibile non appare all’interno del simbolo della lista.

Per uscire da questo balletto di maschere e personalismi che sta infestando questi primi giorni di campagna elettorale abbiamo deciso di dedicarci ai programmi. Sostanzialmente per due motivi: innanzitutto per valutare la piattaforma di proposte dei partiti di “sinistra” in Italia e poi – questo lo faremo nei prossimi giorni – per chiederci e chiedergli come possa accadere ogni volta che ci si divida.

Ma andiamo con ordine. Secondo il programma di Possibile (lo trovate qui) per evitare la catastrofe climatica «bisogna proseguire – si legge – con la liberalizzazione delle comunità energetiche pubblicando i decreti attuativi mancanti e promuovendone l’adozione, specie per i piccoli comuni. Aumentiamo il ritmo delle autorizzazioni, procediamo almeno a 10 GW all’anno, per rispettare il parametro del programma europeo RePowerEu».

«Una rete rinnovabile è possibile: la ricerca scientifica lo conferma, una rete di produzione dell’energia elettrica totalmente proveniente da fonti rinnovabili è possibile – scrivono nel programma – bisogna costruire un sistema multipiattaforma (fotovoltaico, eolico, solare a concentrazione, con adeguate tecnologie di accumulo di energia (non solo batterie al litio ma anche pompaggi idroelettrici, idrogeno, ecc.) da impiegare nei periodi di minor produzione. Terra, acqua, aria: in primo luogo piantare alberi, al momento sono la tecnologia migliore per sequestrare CO2 dall’aria. I centri urbani, le metropoli, vanno difese dagli incrementi di temperature e soprattutto l’acqua deve essere tutelata. Occorrono limiti stringenti per le contaminazioni da Pfas nelle acque. La mobilità nuova: è integrata, intermodale. Usa le piattaforme digitali per essere accessibile più facilmente. Le automobili devono essere ridotte. Insieme al trasporto pubblico su rotaia, urbano ed extraurbano, devono essere creati i percorsi ciclabili. Il resto della mobilità pubblica è organizzato tramite mezzi elettrici. Bisogna rivedere le disposizioni del Pnrr in tal senso».

Sul lavoro la dignità è perseguibile – si legge – attraverso il salario minimo (su cui Possibile da tempo lavora a una sua proposta di legge di iniziativa popolare): «Rimettere al centro i Ccnl anche con l’aiuto del salario minimo (unico, nazionale, stabilito dalla legge ma in base al livello dei salari come determinato dalla contrattazione) è la misura necessaria per far crescere tutte le retribuzioni, non solo quelle che sono al di sotto di quel valore». Inoltre, si propone la cancellazione dei tirocini a favore del contratti di apprendistato. Mentre il lavoro agile «deve entrare negli accordi collettivi, nei contratti, con una cornice chiara di diritti, tra cui il diritto alla disconnessione e il mantenimento dei ticket / voucher pranzo». Per la sicurezza, incrementare gli ispettori (e le ispezioni), regolare il part-time e modificare il Reddito di cittadinanza sulla scorta del documento prodotto dal comitato presieduto da Chiara Saraceno.

Ci sono poi ovviamente scuola e università e ricerca (con il ritorno al piano Amaldi), una legge subito contro l’omotransfobia, il matrimonio egualitario, piena applicazione della legge 194, congedo parentale e parità retributiva di genere. L’abolizione dei decreti Sicurezza, il ritorno al modello d’accoglienza Sprar (cancellato da Salvini), lo Ius soli senza timidezze sono tra i punti prioritari. Poi l’imposta sostitutiva sui patrimoni, maggiore progressività fiscale (mentre molti parlano di flat tax), la riforma del catasto. “Tax the rich”, insomma. Come dovrebbe fare la sinistra.

Il programma lo trovate completo qui. Forse se uscissimo da questa smisurata attenzione ai temi che piacciono solo ai liberali di casa nostra potremmo aprire un dibattito più largo. E sarebbe meglio per tutti, senza perdere troppo tempo in scissioni, liti per le candidature e favole.

Buon venerdì.

 

* In foto, Beatrice Brignone e Giuseppe Civati

 

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Meloni non vede la fiamma, Salvini si butta sull’editoria e Di Maio fa la gara al partitino più lungo. Il quotidiano bestiario elettorale.

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Se avete letto da tutte le parti che c’è stato parecchio caos per le liste del Partito Democratico ora preparatevi al polverone delle liste degli altri. Il nervosismo sale e inevitabilmente aumenta il materiale per il nostro bestiario elettorale.

Lega di stampa e di Governo

Antonio Angelucci, storico parlamentare di Forza Italia, decide di passare tra le fila della Lega per la sua quarta legislatura di seguito. Angelucci ha l’invidiabile record di essere il recordman di assenze in Parlamento fin dal 2008 (superato solo ultimamente da Michela Brambilla, ovviamente sempre di Forza Italia). Ma Angelucci è soprattutto editore di Libero, il Tempo (lo era de Il Riformista) e altri quotidiani del centro Italia. Ora Salvini ha i suoi giornali di riferimento. Sempre a proposito del sanissimo rapporto in Italia tra politica e editoria.

Fiamma Quale fiamma

Intervistata dal settimanale conservatore The Spectator Giorgia Meloni spiega: «Quando abbiamo fondato Fratelli d’Italia, l’abbiamo fondato come centro-destra, a testa alta. Non ho mai parlato di fascismo perché non lo sono». Sul simbolo del suo partito chiarisce: «La fiamma nel logo di Fratelli d’Italia non ha nulla a che fare con il fascismo, ma è il riconoscimento del percorso compiuto dalla destra democratica nella storia della nostra Repubblica. E ne siamo orgogliosi». Al di là dell’ignoranza storica Giorgia Meloni è coerente: per lei era democratico anche Almirante. Tutto si tiene.

Amici per finta

Il centrodestra insiste nel raccontarsi compatto e sereno. Sarà. Intanto ieri avrebbero dovuto compilare le liste e non ci sono riusciti. Uscito prima degli altri partecipanti dal vertice tecnico di centrodestra mirato alla compilazione delle liste per i collegi, il leghista Giancarlo Giorgetti ha spiegato ai giornalisti che per conoscere i nomi servirà un altro giorno. «I nomi? Occorrono altre 24 ore», così il ministro dello Sviluppo economico. Se quei muri potessero parlare.

Que viva Cuba!

Vi ricordate quando esimi virologi (tra cui spiccava Roberto Burioni) irrideva il vaccino sviluppato da Cuba dipingendo il suo sistema sanitario come medievale? Benissimo. Cuba ha spedito 500 medici in Italia perché il nostro Sistema Sanitario Nazionale è in difficoltà. Ma i soldi del PNRR che dovevano salvare la sanità pubblica Li avranno spesi in biglietti aerei e sigari, evidentemente.

Tutti i giorni è family day

La Lega ha strepitato per giorni contro le candidature familistiche degli altri altri partiti. Ieri si è saputo che il compagno di Susanna Ceccardi, Andrea Barilotti, sarà candidato in un collegio blindato in Toscana. Salvini avrà pensato dopo la sconfitta di Ceccardi alla presidenza della Regione Toscana fosse giusto premiare tutta la famiglia. Il collegio di cittadinanza, insomma.

Anti-antimafia

L’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho, candidato per il Movimento 5 stelle alle elezioni del 25 settembre, intervistato da La Repubblica, sottolinea che in questa campagna elettorale non si sta parlando di “criminalità organizzata e di capitali mafiosi “Soprattutto ora con l’arrivo dei fondi del Pnrr e con l’emergenza ‘guerra ’lo considero un tema non trascurabile da parte della politica”, aggiunge. Ha ragione de Raho ma avete mai visto qualcuno costituirsi tra l’altro nel bel mezzo della sua campagna elettorale?

Il partitino del vicino è sempre più verde

Dice Di Maio che il M5S non esiste più perché Conte ha preferito «farsi il suo partitino». Ora, va bene tutto, ma almeno un po’ di senso del ridicolo…

 

17 – Segue

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Calenda e Renzi al 5,3% se va bene: i sondaggi seppelliscono il terzo polo che ormai esiste solo sui giornaloni

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Qualcuno che gli sta vicino dovrebbe prendere per un braccio Carlo Calenda, portavoce della coalizione di Azione e Italia Viva, e sussurragli all’orecchio che non fa una grande figura andando in giro per radio e televisioni a ripetere un bugia.

Il segretario di Azione insiste nella delegittimazione dei sondaggi assicurando che si sbagliano come già successe per le elezioni amministrative a Roma.

Dice il falso: i sondaggi in quell’occasione davano la lista di Calenda al 19% che fu esattamente la cifra che incassò allo spoglio.

Ma i sondaggi, si sa, sono veri solo se tornano utili e così il cosiddetto terzo polo (che nella migliore delle ipotesi sarà il quarto) non può fare altro che osservare malinconicamente i numeri.

Calenda e Renzi al 5,3%

Secondo l’ultimo sondaggio pubblicato all’istituto Demopolis, l’alleanza tra Matteo Renzi e Calenda raccoglierebbe il 5,3 per cento dei consensi.

Mentre secondo un sondaggio, quello di Enzo Risso, commissionato dalla Lega ed eseguito dall’8 al 12 agosto se si votasse oggi Italia Viva otterrebbe il 2 per cento dei voti, mentre Azione il 2,3 per cento.

Se vi state chiedendo come possa un’alleanza elettorale così insignificante ottenere uno spazio così spropositato nel dibattito pubblico sappiate che è la domanda che si pongono quasi tutti coloro che per passione o per mestiere seguono queste brutte elezioni estive.

Intanto Calenda presenta il programma elettorale per le elezioni del 25 settembre. Nulla di significativamente nuovo sotto il sole, il refrain è sempre quello di portare avanti “l’agenda Draghi” (che nemmeno Draghi riconosce) e il solito mito della competenza agitato come un feticcio.

Agenda Draghi

“Il nostro obiettivo è semplice: andare avanti con l’agenda Draghi, andare avanti con il metodo Draghi del buon senso e del buon governo, avere possibilmente Draghi come presidente del Consiglio. E il nostro programma è attuare le riforme del Pnrr”, dice Calenda.

Nessuno dei giornalisti presenti gli fa notare che con il 5% risicato una dichiarazione del genere tradisce una pessima contezza di sé stessi.

Ma soprattutto nessuno dice chiaro e tondo il vero obiettivo di Renzi, Calenda e soci: far vincere tranquillamente la destra, senza inimicarsela troppo, aspettando che il governo Meloni crolli per dissidi interni (o per i conti pubblici che si sballeranno in un soffio) e quindi tornare a un bel governo tecnico in cui Azione e Italia Viva possano tornare a essere granelli di sabbia che sculettano da re.

Fotocopia della destra

Non male presentarsi alle elezioni ammettendo di aspettare con ansia le macerie. Non male anche questi continui attacchi al Pd e al centrosinistra funzionali al dover prendere per mano prossimamente Berlusconi e gli altri per governarci insieme.

Del resto basta leggere il programma e le dichiarazioni per accorgersi che centristi e centrodestra sono la stessa cosa. Sono identiche le idee sulla giustizia, con Maria Elena Boschi che ammette candidamente “vogliamo tornare alla prescrizione sostanziale. Siamo per l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione”, esattamente come un Berlusconi qualsiasi.

Sono identiche le idee sul presidenzialismo, che Renzi chiama “sindaco d’Italia” ma è sostanzialmente la stessa cosa (“attraverso l’elezione diretta del Presidente del Consiglio si può raggiungere anche a livello nazionale lo stesso obiettivo”, dice Gelmini) e sono identici perfino nei modi da bulli.

A questo punto sorge un dubbio: tra due destre pressoché identiche perché qualcuno dovrebbe votare quella insignificante, destinata a perdere?

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Tanto per stare sui programmi: Sinistra italiana/Verdi

Sinistra italiana e Verdi hanno presentato il proprio programma. Sì allo Ius-soli, stop alla Bossi-Fini, tassazione progressiva e investimenti green tra le proposte. Nicola Fratoianni annuncia una «patrimoniale sulle mafie attraverso la liberalizzazione della cannabis». E sul fisco, aggiunge: «Bisogna chiedere a chi ha molto di più di pagare un po’ di più». «Proponiamo di intervenire sul fisco per ristabilire un meccanismo di progressività che in questi anni è stato compresso e cancellato, e una crescita progressiva e continua dell’aliquota al crescere del reddito», spiega. E ancora: «Noi proponiamo di eliminare le patrimoniali esistenti, come l’Imu sulla seconda casa, a favore di un’unica tassazione sul patrimonio che sia progressiva».

Il programma (lo trovate qui) punta a «combattere la disuguaglianza che dilaga – dice il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni – e a dare a tutti e tutte pieni diritti di cittadinanza e di libertà». Si articola in 110 punti raggruppati per tematiche, dall’energia alla lotta alle mafie.

Primo capitolo, “Italia rinnovabile e green”: stop esportazione del gas italiano; abolizione dei sussidi fossili; spinta alle rinnovabili e no al nucleare; una legge per il clima entro i primi 100 giorni; trasformare Cdp, Sace e Invitalia in Banche per il clima; portare gli obiettivi 2030 del pacchetto Fit for 55 ad almeno il 50% di penetrazione di rinnovabili e al 45% di risparmio attraverso l’efficienza energetica; difesa e attuazione della Costituzione repubblicana e antifascista; rifiuto di ogni forma di presidenzialismo; piano di investimenti contro la dispersione idrica e un piano che acceleri la realizzazione dei sistemi di depurazione; sostegno all’agricoltura biologica e a km zero; lotta a erosione e dissesto idrogeologico, tutela delle foreste.

“Mobilità sostenibile”: rimodulare il fondo complementare del Pnrr (30 miliardi di euro) per destinarlo a investimenti sul trasporto pubblico; favorire lo smart working; dieci mesi di trasporto pubblico locale gratuito, tpl e treni regionali gratuiti per gli under 30.

“L’Italia che ama”: legge contro l’omolesbobitransfobia e l’abilismo; nuova legge sulla cittadinanza, che parta dallo ius soli e dallo ius scholae; legge sul fine vita; legalizzazione della coltivazione della cannabis per uso personale; legge che preveda all’interno delle scuole progetti e programmi che parlino di educazione all’affettività, alle differenze e al rispetto.

“L’Italia è donna”: legge sull’uguaglianza e la pari dignità familiare; estensione dei diritti e dei doveri delle coppie eterosessuali anche alle coppie dello stesso sesso; stop ai trattamenti di conversione, dette terapie riparative, che attraverso pratiche di qualsiasi natura hanno come obiettivo quello di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona; divieto di interventi chirurgici e procedure non necessarie dal punto di vista medico sui bambini e le bambine intersex e piena ricezione della Risoluzione del Parlamento europeo del 14 febbraio 2019 sui diritti delle persone intersex; un piano straordinario per l’occupazione femminile e politiche e misure efficaci per le imprese femminili.

E ancora: interventi contro la disparità economica e nell’accesso alle risorse e alle opportunità; strutturare la sicurezza sul lavoro in considerazione delle specifiche differenze tra occupazione femminile e maschile; applicazione della Convenzione Ilo 190 “contrasto alle molestie, molestie sessuali e violenze sul posto di lavoro”; indennità di caregiver; congedo di maternità obbligatorio retribuito al 100% per almeno due mesi prima + sei dalla data del parto, nonché uno del padre che non sia alternativo a quello della madre e per una maggiore durata rispetto ad oggi; allontanamento del maltrattante in caso di violenza maschile contro le donne; modifica dell’articolo 1 della legge 54/2006 (sull’affido dei figli in caso di separazione, ndr); porre al centro della azione legislativa la serenità della figlia/figlio minorenne.

“L’Italia a rifiuti zero”: più raccolta differenziata, riciclo e economia circolare; piano nazionale rifiuti che consideri la termovalorizzazione solo come soluzione di ultima istanza; politiche per favorire la riduzione dei rifiuti a partire da una progettazione sostenibile.

“Lavoro”: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; salario minimo di 10 euro all’ora; intervenire sul Codice degli appalti per impedire che la competizione fra imprese avvenga a scapito di salari e diritti dei lavoratori; protezione del potere d’acquisto e ripristino della protezione contro i licenziamenti ingiustificati; un Piano nazionale per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e una campagna di assunzioni nelle apposite funzioni delle Asl per arrivare entro la legislatura a triplicare il numero delle attuali ispezioni; pensione a 62 anni o con 41 anni di contributi, riconoscendo i periodi di disoccupazione involontaria, il lavoro di cura non retribuito, la maternità e pensione minima non inferiore a 1.000 euro.

“L’Italia giusta”: abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sugli investimenti; lotta all’evasione fiscale; tassazione degli extraprofitti dei colossi energetici.

“L’Italia della bellezza”: no alla privatizzazione della città e dei beni comuni; bloccare l’articolo 6 del decreto Concorrenza e revisione delle cartolarizzazioni che mettono in vendita i beni demaniali; stop al consumo di suolo.

“L’Italia della biodiversità e dell’amore per gli animali”: obiettivo 30% di aree protette, delle quali il 10% a stretta protezione; adottare al più presto la proposta di norma sui pagamenti per i servizi ecosistemici e l’attuazione integrale delle norme di gestione dei siti della Rete natura 2000; abolizione della caccia; animali domestici e selvatici esseri senzienti come indicato nell’art. 9 della Costituzione; migliorare le capacità gestionali di parchi e riserve nazionali e regionali; rafforzare l’attuazione, il ruolo e la cultura della Rete natura 2000 in Italia; ridiscutere la soppressione della Forestale, istituendo un nuovo Servizio ambientale e forestale (Saf).

“L’Italia sociale”: valorizzare le periferie dotandole dei servizi necessari allo svolgimento della vita quotidiana, teatro, biblioteche, musei, parchi; destinare a verde e boschi urbani le superfici ancora non edificate nelle città; piani decentrati per l’autonomia energetica da fonti rinnovabili.

“Per un’Europa di pace e accoglienza”: istituzione del dipartimento della Difesa civile non armata e non violenta; mozione per l’adesione dell’Italia al Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Tpnw), come Stato osservatore; istituzione dei Corpi civili di pace; rendere stabile, operativo e aperto a tutti il Servizio civile universale; possibilità di obiezione alle spese militari; trasformare l’ecocidio nel quinto reato internazionale soggetto al Tribunale dell’Aia; abolizione della legge Bossi-Fini; diritto di asilo che comprenda anche la protezione dei rifugiati climatici e ambientali; rivedere gli accordi Italia-Libia ed eliminare i finanziamenti alla Guardia costiera libica; piano europeo per le migrazioni che preveda il superamento del sistema di Dublino.

Cancellare i centri di permanenza per i rimpatri; iscrizione dei migranti ai centri per l’impiego con formula “stp” (straniero temporaneamente presente); riforma della legge anagrafica nella sezione relativa ai residenti stranieri per facilitare l’iscrizione anagrafica e il mantenimento della residenza; istituzione di albi regionali e comunali per le figure professionali di settore (interprete, mediatore culturale/interculturale, operatore dell’accoglienza); costituzione della consulta delle cittadine e dei cittadini stranieri non comunitari e apolidi e dei consiglieri comunali aggiunti a carattere elettivo; tutela famiglie transnazionali; riformare la rappresentanza parlamentare e consultiva degli italiani all’estero; incentivi per chi vuole rientrare in Italia.

“Italia della scuola”: massimo di 15 alunni per classe e recupero di spazi pubblici per nuove aule; estensione del tempo scuola e obbligo scolastico a 18 anni; gratuità dell’istruzione, dal nido all’università; creazione di Zone di educazione prioritaria e solidale nelle aree di maggiore difficoltà sociale e culturale; superamento del precariato e sulla formazione dei docenti; sostegno psicologico permanente nelle scuole; modifica del sistema di valutazione; educazione sessuale e affettiva dall’ultimo anno della scuola primaria, poi con cadenza biennale dal primo anno della scuola secondaria inferiore.

“Università e ricerca”: rilanciare l’investimento in ricerca, formazione, cultura; gratuità dell’iscrizione universitaria; governo democratico della ricerca pubblica che valuti atenei e ricerca in maniera equa; università e ricerca devono partecipare nel delineamento del Pnrr.

“Welfare e comunità”: inserimento dell’obiettivo “salute” in tutte le politiche; piano di rafforzamento strutturale del personale dipendente, con l’assunzione di complessivi 40mila operatori in tre anni; piano straordinario di investimenti pubblici per l’ammodernamento strutturale e tecnologico della sanità pubblica; promozione dei farmaci equivalenti; abolizione dei vantaggi fiscali connessi alla sottoscrizione di polizze assicurative sanitarie e alla partecipazione a fondi sanitari integrativi; sanità di prossimità e rete dei medici Sentinella per l’ambiente; creazione di un fondo per l’acquisizione degli immobili posti a garanzia di crediti deteriorati nel sistema bancario.

Limitare il fenomeno degli affitti brevi per contrastare l’emergenza abitativa; rafforzare il reddito di cittadinanza; promozione dello sport adattato e l’accesso alla pratica sportiva delle persone con disabilità; assunzione straordinaria di psicologi e specialisti della salute mentale nei sistemi sanitari pubblici territoriali, convenzionati; potenziare il servizio di psicologia scolastica e un portale per la prevenzione dell’istigazione al suicidio e all’autolesionismo; stabilità e certezza normativa in materia fiscale per il terzo settore; semplificazione delle procedure per il mantenimento dell’iscrizione al Runts (il Registro unico nazionale del terzo settore, ndr); ridurre il sovraffollamento e migliorare la qualità della vita delle persone detenute; miglioramento della qualità di preparazione del personale penitenziario; nuovo regolamento penitenziario che preveda più possibilità di contatti telefonici e visivi.

“Lotta alla criminalità organizzata e alle ecomafie”: introduzione nel Codice penale dei delitti contro gli animali; inserire i delitti ambientali previsti dal titolo VI-bis del Codice penale e il delitto di incendio boschivo tra quelli per cui non scatta l’improcedibilità; potenziare il personale di Noe (Il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, ndr) e Guardie forestali; potenziare le Agenzie per l’ambiente; Patti di integrità relativi alle procedure di gara finalizzate alla stipula di contratti pubblici.

Buon giovedì.

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Lo smemorato di Arcore all’assalto della giustizia, Teresa Bellanova come Fonzie e Meloni che come fa sbaglia. La sveglia di Giulio Cavalli per La Notizia

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Potrebbe andare peggio, è vero, ma la campagna elettorale ogni giorno sfida anche l’ultimo barlume di ottimismo. Ecco il bestiario elettorale.

Hey!

Enrico Letta fa notare (giustamente) che Matteo Renzi per raschiare un po’ di voti assume toni e modi come un no vax qualsiasi. Parte il battibecco (ne scriviamo sul giornale) e a un certo punto interviene Calenda che accusa i virologi di “protagonismo” (potrebbe anche avere ragione ma ve lo vedete Calenda fare la morale sul protagonismo?).

Mentre gli animi si scaldano nel torbido scontro s’ode una frase rivolta a Letta: «Hey, occhi di tigre, il no vax era Crisanti!». Chi è? La renzianissima Bellanova. Anzi sarebbe meglio dire: qualcuno con l’account di Teresa Bellanova. La stessa che 24 ore prima raccomandava «sobrietà a tutti i colleghi del PD che in queste ore stanno utilizzando parole sprezzanti e offensive». Manca solo Fonzie.

Lo strabismo di Calenda

Che per Carlo Calenda (leader di Azione e baby sitter di Matteo Renzi in questa campagna elettorale) i nemici non stiano a destra diventa ogni giorno più evidente. Ieri però è riuscito anche a bisticciare con Emma Bonino con cui fino a poche ore fa andava d’amore e d’accordo promettendo un futuro radioso.

In un impeto d’ira (che lui scambia per politica) in attesa di scontrarsi nel collegio di Roma centro Calenda accusa Bonino di correre nella lista del PD. «Puoi chiudere il tuo partito +Europa», le dice stentoreo. Peccato che Emma Bonino corra proprio con il suo partito, +Europa. Per fortuna il pallone non l’ha portato Calenda. Altrimenti l’avrebbe preso per tornare a casa e far smettere la partita.

Lo smemorato di Arcore

Silvio Berlusconi, che sembra non essersi ancora ripreso dal torpore e rimane incastrato negli anni ’90, propone ancora una volta un bell’assalto alla Giustizia proponendo che le assoluzioni siano inappellabili.

Per la centesima volta. Così all’ANM tocca perdere tempo, prendere carta e penna e ricordare “che la questione era stata affrontata dal legislatore nel 2006 con la legge Pecorella e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima quella legge”. Domani lo aspettiamo per l’annuncio di Gullit al Milan.

A Giorgia conviene non fare niente

Giorgia Meloni in questa campagna elettorale si sente e si vede poco. Del resto, come le dicono anche i suoi, il vantaggio è talmente ampio he si può solo sbagliare. E infatti ieri prova a dire due parole sul Reddito di cittadinanza e ci spiega che «quelle risorse andavano usate per aiutare le imprese ad assumere».

Nessuno le ha mai detto che tra i percettori del Reddito di cittadinanza ci sono persone inabili al lavoro e ci sono persone che già sono “assunte” dalle imprese ma con salari talmente bassi che non gli permettono di uscire dalla povertà. Prima uscita e primo errore. A quelli di Fratelli d’Italia conviene metterla sotto una teca fino al 25 settembre.

Milano caput mundi

Nelle liste di Milano c’è di tutto. Ci sono Berlusconi e Renzi che saranno candidati nello stesso collegio. «Io mi candiderò al Senato in Toscana – dice Renzi – ma anche in Lombardia e nello stesso collegio di Berlusconi. A proposito, mi piacerebbe tanto fare un bel confronto con il presidente Berlusconi…». Così poi possono tornare a casa insieme.

A Milano il centrodestra ha anche il coraggio di candidare Giulio Gallera, il disastroso assessore regionale che ha umiliato la Lombardia di fronte al mondo durante la pandemia. Solo non si vedono i due liocorni.

Briatore doppia mozzarella

Flavio Briatore dichiara: «Nessuna candidatura ma si scelgano ministri e manager bravi». Ecco perché non si candida.

16 – Segue

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La tragedia degli ex renziani del Pd. Sotto accusa il capocorrente Guerini. Base riformista contro il ministro: non ci ha tutelati

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Il primo vero smottamento dopo la presentazione delle liste in casa del Partito democratico è il fuoco dentro Base riformista, la corrente del partito fondata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini durante i fasti di Matteo Renzi. Quando Renzi se n’è andato per apparecchiare il suo partito personale Lotti e Guerini hanno continuato a tenere viva la corrente – quella dei “sabotatori, come li chiamiamo noi”, ci dice un deputato, ma l’esclusione di molti elementi dopo il repulisti del segretario Enrico Letta ha agitato non poco le acque.

Nella chat della corrente e nei corridoi a finire sotto tiro è il ministro della Difesa Guerini, accusato di avere pensato solo a se stesso (“e al suo amico Di Maio”) senza riuscire a difendere i suoi compagni di partito. Per il “Forlani del Pd”, come lo chiamava Renzi nei tempi d’oro, ora si tratta di stare in bilico tra Letta che non lo ama particolarmente e i suoi compagni di corrente (decimata) che non vedono l’ora di defenestrarlo. Gli rimane Di Maio. Non è un gran capolavoro politico.

Dietrofront

Sulle candidature dopo i mal di pancia di ieri si registrano diversi dietrofront. Monica Cirinnà dopo essersi lamentata per avere ottenuto una candidatura in un “collegio uninominale dato perdente dai sondaggi, difficile, senza paracadute e senza che io lo sapessi” ci ripensa e annuncia di accettare la sfida. Non disdegna però polemiche al suo segretario: “Letta chiacchiera di occhi di tigre – ha detto -. Li tiro fuori ma lo faccio solo per queste persone. Perché il Pd è l’unico a poter fermare Meloni e Salvini. Ci ho pensato tutta la notte. Combattere come gladiatori è l’unico modo per non sfuggire alle mi responsabilità”.

Scena pressoché identica per Alessia Morani (anche lei in Base riformista) che appena ufficializzate le liste aveva scritto: “A mia insaputa, il mio partito ha deciso di assegnarmi il collegio uninominale di Pesaro e un terzo posto nel proporzionale. Ho comunicato al mio partito che non intendo accettare queste candidature”. Ieri ci si aspettava la formalizzazione della rinuncia e invece Morani ci ripensa.

Parla di “una marea di telefonate e messaggi di persone che mi hanno manifestato un enorme affetto e stima”, si dice “francamente molto colpita da questa mobilitazione” e annuncia: “non posso rimanere indifferente all’appello che mi viene rivolto”. E dichiara: “Tutti mi hanno detto che non posso rimanere in panchina nella partita più importante che dobbiamo giocare per il nostro paese. Sono una che combatte e non si spaventa anche di fronte alle battaglie difficili. Sono, perciò, a disposizione della nostra comunità politica”.

Mal di pancia nel Pd

Dietro a questi ripensamenti repentini, al di là delle “mobilitazioni” che in questa fase sono piuttosto strumentali, ci sarebbe un Letta molto infastidito dal ritenere la campagna elettorale “un premio” più di una sfida. Quando il segretario parlava di “occhi di tigre” si riferiva proprio alla pessima abitudine di ritenere i collegi uninominali buoni solo se sicuri. Della sinistra del Pd si rivede Gianni Cuperlo, non candidato alle scorse elezioni e ora in una posizione difficilmente eleggibile.

Malumori si registrano anche in Articolo 1 che ha ottenuto solo tre posti utili (tra cui il ministro Speranza) e poco altro. “Passa la voglia di pensare a un rientro nel Pd”, dice uno di loro. Mentre tra gli zingarettiani oltre al “caso” Cirinnà si registra l’esclusione di Valeria Fedeli: l’ex ministra dell’Istruzione si dice a disposizione del partito comunque. Il risultato delle lezioni deciderà la forma che assumeranno i malumori.

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Jeffrey Baby e Traffik in manette per una rapina ma non chiamateli artisti. Aggredito un nigeriano: “A morte il nero”. Cantano l’odio, ma alimentano il razzismo

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Vorrebbero essere artisti e invece sono criminali (nemmeno troppo micro) e pure cretini. L’arresto dei due trapper Jordan Jeffrey Baby e Traffik (questi i nomi d’arte di Jordan Tinti e Gianmarco Fagà) è solo l’ultimo episodio della violenza che diventa marchio. Eroi di plastica di un esibizionismo amplificato dai social ma che è reale, tangibile e sta in una sottocultura che in questo Paese sembra non conoscere mai crisi.

Bei curricula

Secondo l’accusa i due hanno rapinato un cittadino nigeriano gridandogli in faccia “vogliamo ammazzarti perché sei nero”, nel sottopassaggio della stazione di Carnate, vicino a Monza. I due hanno rubato alla vittima lo zaino e la bicicletta, hanno poi gettato la refurtiva sui binari e sono aliti sul treno verso Monza, pronti per la loro successiva spacconata da dare in pasto ai follower adoranti.

Poiché la violenza e la stupidità sono spesso in coppia Tinti e Fagà hanno pensato bene di riprendere la scena con il loro telefonino rendendo semplicissimo il compito dei carabinieri di Vimercate che li hanno trovati e accusati del reato di rapina aggravata dall’uso del coltello e dalla discriminazione razziale. No, non è una ragazzata.

Jordan Tinti l’hanno scorso ha ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini per istigazione a delinquere, dopo avere augurato a Vittorio Brumotti di Striscia la Notizia un bagno d’acido. La colpa di Brumotti, secondo Tinti che vorrebbe essere un artista e invece è un banale delinquente, era il suo andare per spacciatori. Non è difficile quindi immaginare da che parte stia.

Tinti non è famoso per le sue (mediocri) canzoni: per avere uno spicchio di visibilità gli è toccato vandalizzare un’auto dei carabinieri di fronte la comando provinciale di Napoli. Un mese dopo questa sua “performance artistica” ha pensato bene di insultare i poliziotti (ovviamente in diretta Instagram) che l’avevano sorpreso in un b&b con dell’hashish in tasca.

Fagà (detto Traffik) invece si è preso una condanna a tre anni e due mesi di carcere per maltrattamenti vero la sua compagna. Dopo avere preso l’auto da Roma per raggiungerla in Piemonte è entrato nella caserma dei carabinieri e anche lui ha pensato bene di farsi una bella diretta social mentre li denigrava. Altra denuncia. Com’è diventato famoso Traffik? Alle solite: gioielli, donne raccontate come carne a disposizione, occhiolini strizzati alle droghe, il culto dei soldi e poi quel “negro” usato in quasi tutte le sue canzoni.

Tra Casapound e Fn

Ma i nostri due sono soprattutto razzisti. Fagà è lo stesso che aveva pestato un bengalese mentre aspettava l’autobus. Loro due sono i componenti di un quadro molto più largo in cui il sessismo, il razzismo e la violenza sono i motori della popolarità. Ci saranno pagine e pagine nelle prossime ore su quanto la musica trap sia colpevole e pochi, pochissimi, che si chiederanno come possa accadere che in Italia, nel 2022, sembrare forte pestando e rapinando un debole possa produrre seguaci e soldi.

Del razzismo, vedrete, non parlerà quasi nessuno. Ci si interrogherà sul fatto che questi due siano lo specchio della società o una cattiva influenza. Invece rendere trendy l’essere razzisti, e associare il razzismo alla forza ha dei mandanti culturali precisi. Traffik è stato accompagnato nei suoi live in giro per l’Italia da personaggi come Yari dall’Ara e Massimiliano Minnocci, detto il “Brasiliano”: il primo ha militato nell’estrema destra prima con CasaPound, poi con Forza Nuova, il secondo sul corpo ha tatuate diverse svastiche e il volto di Hitler e Mussolini. “Da giovane andavo a picchiare i barboni e i negri”, disse in un’intervista a Le Iene.

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