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Un decalogo sull’ambiente per i partiti

Dieci punti già pronti per una campagna elettorale che guardi all’ambiente. A sottoscriverli è il gruppo scientifico Energia per l’Italia, coordinato dal professor emerito dell’Università di Bologna Vincenzo Balzani, con numerosi scienziati e accademici.

«Siamo in una “tempesta perfetta”  – spiegano – nella quale le difficoltà sociali ed economiche della pandemia non ancora risolta si sommano all’emergenza climatica e alla crisi energetica, resa ancor più drammatica dalla guerra scatenata dalla Russia nel cuore dell’Europa». «In questo momento – si legge nell’appello – nel quale le italiane e gli italiani sono ancora preoccupati per la propria salute fisica, ma ancor più per le bollette di gas e luce e per i rincari del cibo, nel quale gli agricoltori vedono sparire i raccolti e le aziende energivore sono costrette a fermare gli impianti, nel quale i giovani vedono sfumare il loro futuro, siamo chiamati a votare avendo ben chiari i programmi dei partiti che si candidano a governare».

«Il decalogo:

1 TRANSIZIONE ENERGETICA, DALLE FONTI FOSSILI ALL’EFFICIENZA E ALLE FONTI RINNOVABILI

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente dal 1980 al 2019, a causa degli eventi estremi dovuti alla crisi climatica, l’Italia ha subito perdite economiche stimate in 72,5 miliardi di euro. L’inquinamento è responsabile in Italia di 60mila morti ogni anno. La dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio ci espone ai rischi della speculazione dei mercati e ci rende soggetti ai ricatti di regimi autocratici e antidemocratici. La crisi idrica che sta colpendo il Paese mette a rischio dal 30 al 50% della produzione agricola nazionale, penalizza la filiera agroalimentare, a causa dell’aumento generalizzato dei prezzi ed aumenta quindi le diseguaglianze sociali e di genere. È necessario accelerare la transizione dalle fonti fossili ed inquinanti ad un sistema basato sul risparmio energetico, l’efficienza e le fonti rinnovabili. Con queste scelte, dipenderemo meno dalle importazioni di gas e petrolio, avremo rapidamente bollette più basse, benefici ambientali e climatici, e anche una crescita virtuosa degli investimenti e dell’occupazione.

2 DEMOCRAZIA ENERGETICA, ENERGIA COME BENE COMUNE

Il Sole è il più grande “reattore a fusione nucleare” già disponibile per la produzione di energia rinnovabile e fornisce ogni anno 15mila volte l’energia di cui l’umanità necessita. La ricerca scientifica ha sviluppato le tecnologie necessarie a catturare l’energia solare come il fotovoltaico, il solare termico e l’eolico, così come quelle per conservare l’energia in maniera molto efficiente, ad esempio con le batterie al litio e i pompaggi idroelettrici. È necessario che ognuno di noi sia messo nelle condizioni di produrre energia pulita e soprattutto di condividere e scambiare l’energia prodotta attraverso la rete elettrica e il relativo mercato, che devono essere riorganizzati per gestire il 100% di energia elettrica rinnovabile. L’energia deve diventare un bene comune, staccandosi dalla logica dei sistemi centralizzati in cui pochi producono/distribuiscono e tutti consumano la risorsa, se hanno la possibilità di acquistarla. La democrazia energetica si può realizzare attraverso un’economia di condivisione del vettore energetico che alimenta le nostre società e una rete che supporta l’autoconsumo collettivo, attraverso l’indispensabile evoluzione delle comunità energetiche.

3 BASTA CON I SUSSIDI ALLE FONTI FOSSILI

In Italia ogni anno ben 35,5 miliardi di euro di denaro pubblico vanno a sostenere la produzione e l’impiego di fonti fossili. Secondo l’Ocse, questi sussidi gravano in modo importante sui conti pubblici e sulle tasche dei contribuenti, sono dannosi per l’ambiente, socialmente iniqui e inefficienti; l’onere che ne deriva grava sulla fiscalità generale e sottrae risorse che potrebbero essere destinate ad altri finanziamenti di pubblica utilità. Un tale fardello ambientalmente dannoso e socialmente iniquo va rimosso e le risorse economiche così liberate devono essere utilizzate per sostenere la transizione ecologica.

4 L’ENERGIA NUCLEARE NON È LA RISPOSTA GIUSTA ALLA CRISI

Un ritorno al nucleare per supportare la transizione ecologica e combattere il cambiamento climatico, come alcuni politici stanno affermando, è totalmente sbagliato per vari motivi. Non si tratta di una fonte energetica verde perché, se è vero che nelle centrali nucleari viene prodotta elettricità senza generare CO2, a monte se ne genera moltissima per processare il combustibile, per costruire e infine smantellare la centrale; l’uranio non è una fonte energetica rinnovabile e le scorte di combustibile sono limitate; il problema delle scorie non ha ancora una soluzione e sussiste il pericolo di gravi incidenti alle centrali, come Chernobyl e Fukushima dimostrano; la costruzione di una centrale nucleare richiede grandi investimenti e almeno 15 anni per completare i lavori; la dismissione di una centrale è un’impresa ancora più costosa della sua costruzione e produce altre scorie che non sappiamo dove mettere. Nel caso specifico dell’Italia, poi, c’è da considerare che il nostro Paese non è adatto al nucleare, essendo un territorio densamente popolato e sismico, che non ha riserve di uranio e, ormai, non ha neanche più le competenze per costruire e gestire una centrale nucleare, cosa che ci renderebbe dipendenti da altre nazioni che hanno uranio e tecnologia.

5 EDIFICI E TRASPORTI EFFICIENTI, SOSTENIBILI E NON INQUINANTI

Gli edifici italiani costruiti durante il boom economico del dopoguerra mostrano gravissimi limiti dal punto di vista energetico, generando alti costi energetici e forti emissioni di CO2 per il riscaldamento e il raffrescamento. Si deve assolutamente rimettere mano alla coibentazione e al miglioramento energetico di tutti gli edifici pubblici e privati puntando alla sostituzione delle caldaie a gas con efficienti termopompe elettriche, alimentate da fonti rinnovabili. Occorre inoltre un piano straordinario per l’installazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria.

I trasporti in Italia generano il 25% di tutte le emissioni di gas serra, un fortissimo inquinamento dell’aria e sono quasi del tutto dipendenti dalle importazioni di petrolio. È necessario potenziare i trasporti pubblici locali a trazione elettrica, trasferire quote rilevanti delle merci su treno e vietare la vendita di nuovi motori termici entro una data ravvicinata. È necessario istituire prezzi politici per gli abbonamenti mensili o annualisull’intera rete del trasporto pubblico, utilizzare solo motori elettrici, estendere i treni veloci sull’intera rete, costruire una rete ciclabile nazionale molto capillare.

6 ATTIVARE SUBITO IL PIANO NAZIONALE DI ADATTAMENTO AL NUOVO CLIMA

Il cambiamento climatico è già in atto e sta creando impatti notevoli su popolazione ed ecosistemi. Bisogna assolutamente ridurre le emissioni di gas serra e quindi l’uso dei combustibili fossili (mitigazione) e allo stesso tempo bisogna agire sugli effetti del nuovo clima con azioni di adattamento, per ridurre i rischi già presenti e quelli futuri, anche maggiori e più frequenti. In Italia esiste una Strategia di adattamento nazionale da dieci anni, ma non c’è ancora un Piano nazionale di adattamento che selezioni le azioni prioritarie e le metta in atto, al contrario di quanto avviene in tutti i Paesi europei. È tempo che l’Italia si allinei; siamo già in clamoroso ritardo!

7 FORMAZIONE PER UNA CITTADINANZA CONSAPEVOLE E RICERCA FINALIZZATA A RISOLVERE LE CRISI

Il Paese deve investire in formazione e ricerca, a maggior ragione in un momento di crisi. La formazione è necessaria per avere cittadini e politici consapevoli delle grandi sfide che li attendono, mentre la ricerca è fondamentale per lo sviluppo. Formazione significa fornire agli studenti una preparazione inter- e trans-disciplinare creando lo spirito critico, necessario per muoversi nel mare delle informazioni oggi disponibili, e affrontare il problema della sostenibilità nelle sue tre dimensioni, ambientale, economica e sociale, facendo riferimento all’Agenda 2030. Ricerca significa investire il denaro pubblico avendo sempre in mente il bene sociale. Poiché i finanziamenti, per quanto cospicui, sono sempre limitati, occorre definire le linee di ricerca da potenziare; dovranno essere privilegiate quelle tematiche che ci permettono di trovare possibili soluzioni ai gravi problemi sanitari, ambientali, economici e sociali che caratterizzano la nostra epoca.

8 AGRICOLTURA SOSTENIBILE, CONSERVAZIONE DEL SUOLO E PROTEZIONE DELLE FORESTE

Il clima è cambiato e cambierà ancora; è dunque essenziale un adattamento del sistema agricolo italiano al nuovo clima: diminuzione e compatibilità ambientale delle produzioni animali, oggi eccessive e sostanzialmente insostenibili; potenziamento del settore biologico e delle produzioni locali; drastico abbattimento dei danni arrecati dall’agricoltura industriale ai suoli, alle acque e alla biodiversità; massima integrazione con l’ambiente e le risorse naturali disponibili. Le foreste non vanno tagliate ma protette e devono continuare a crescere e assorbire CO2. Serve un serio impegno per fermare il consumo irreversibile di suolo che si riflette sul dissesto idrogeologico, sul ciclo dell’acqua e indirettamente sul clima. I soldi pubblici che vanno alle imprese agroalimentari devono essere condizionati all’effettivo miglioramento sul fronte ambientale.

9 PROTEGGERE LA SALUTE DALL’INQUINAMENTO DELL’ARIA

La protezione dell’atmosfera deve agire sia sulle emissioni di gas serra, per limitarne gli impatti sul clima, sia sulle emissioni di inquinanti primari e secondari, per minimizzare le concentrazioni di composti insalubri nell’aria che respiriamo. Esempi di inquinanti sono il black carbon e l’ozono a bassa quota, che hanno effetti sulla salute e sul riscaldamento a breve termine del pianeta. In generale, come afferma l’Organizzazione mondiale della sanità nel suo rapporto 2021, gli sforzi per migliorare la qualità dell’aria possono ridurre i cambiamenti climatici e gli sforzi per la mitigazione dei cambiamenti climatici possono, a loro volta, migliorare la qualità dell’aria. Diminuendo cioè l’uso dei combustibili fossili si crea un circolo virtuoso che impedisce in Italia e nel mondo milioni di morti premature dovute sia alla cattiva qualità dell’aria che alle conseguenze del cambiamento climatico.

10 PIÙ EQUITÀ SOCIALE IN ITALIA E NEGOZIARE PER LA PACE IN EUROPA

I dati Istat informano che nel 2022 la povertà assoluta ha raggiunto il massimo storico in Italia, con circa 5,6 milioni di poveri. La pandemia Covid-19 e il cambiamento climatico hanno aumentato le disuguaglianze, esacerbando le difficoltà sociali e sanitarie. Per ridurre le disuguaglianze occorre, da un alto, redistribuire il reddito mediante tassazione progressiva più spinta, tetti agli stipendi più elevati, alte tasse di successione e tasse sui patrimoni elevati e, dall’altro, sviluppare e potenziare i servizi e i beni pubblici: sanità, scuola, trasporti, strutture sportive, parchi.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa, ha fatto decine di migliaia di vittime ed è già un conflitto di lunga durata con drammatiche conseguenze. Questa guerra va fermata subito e va cercata una soluzione negoziale; con le principali reti pacifiste e organizzazioni della società civile del nostro Paese, raccolte nel cartello Europe for Peace, chiediamo che l’Italia si impegni affinché riprendano i negoziati per un immediato cessate il fuoco».

Ora la palla passa ai partiti.

Buon martedì.

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Carlo sbaglia mantra con Goffredo. Continua il bestiario elettorale

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Una campagna elettorale di amori brevissimi, di tradimenti perdonati e di ricongiungimenti che arriveranno. E anche oggi siamo qui per il bestiario elettorale.

AMICI PER FINTA
Giorgia Meloni vive questa campagna elettorale come una lunga prova generale verso Palazzo Chigi. Così ancora una volta a Rtl102.5 rilancia: “Le regole si conoscono nel centrodestra. Il partito che prende più voti in una coalizione propone al presidente della Repubblica la figura che vorrebbe fosse indicata come premier. Spetta al presidente della Repubblica. Il nome sono io, perché non dovrebbe esserlo? La cosa che non capisco è: perché la Meloni no? Io penso che chi vota Fratelli d’Italia voti in quest’ottica”, dice.

Passano pochi minuti e Matteo Salvini mentre visita un canile a Milano punta contro la telecamera e spiega: “Chi fa cosa lo decidono gli italiani con il voto del 25 settembre. Non ci sono ministri adesso, premier, sottosegretari: aspettiamo il 25 settembre. Se gli italiani scelgono il centrodestra e nel centrodestra danno un consenso di più alla Lega – ha aggiunto -, sono pronto a prendermi l’onore e l’onere di prendere per mano questo Paese e di scegliere il meglio per questo Paese”. Non male l’aria dalle parti del centrodestra.

A COLPI DI MANTRA
Passando tutto il giorno infoiato su Twitter Carlo Calenda sceglie un commento di Goffredo Bettini (Pd, nella foto) che lo accusa di essere “inaffidabile e spregiudicato”: “Goffredo, – scrive Calenda – facciamo una cosa, ne parliamo dopo che tu avrai ripetuto come un mantra Thailandese ‘ho sbagliato a pensare che Conte fosse il nuovo Prodi’ venti volte e siamo a posto cosi. Poi parliamo di alleanze elettorali”. Bettini lo fulmina: “Caro Carlo, riparliamone quando avrai capito che il mantra è una pratica induista che non c’entra niente con la Thailandia. Che è buddista e in piccola parte mussulmana. Ancora una volta, non solo in politica, sei in errore”. Carletto, dietro alla lavagna.

STRATEGHI ANCHE SU DI BATTISTA
“Non si può ricucire coi 5 Stelle ora che torna Di Battista” era la frase preferita da certi esponenti dell’ex coalizione di centrosinistra e di molti editorialisti che hanno già spostato armi e bagagli dal duo Renzi-Calenda. Di Battista non si è candidato. “Eh, ma c’è Casalino!”. Casalino non si è candidato. “Ma non sono affidabili! Andiamo con Calenda” e poi si è visto com’è finita. Sarebbe curioso sapere chi siano le fonti di questi valenti giornalisti. Oppure sarebbe interessante sapere se non siano guidati dagli interessi, mica dalle fonti.

PRI, A VOLTE TORNANO
Pochi se ne sono accorti ma in queste elezioni esiste ancora il Partito Repubblicano Italiano. C’è da dire che si sta dando anche da fare: dopo aver prima stracciato il patto con Azione e poi annullato quello con Impegno Civico, il PRI ieri ha annunciato un accordo elettorale con Italia Viva. La campagna elettorale è ancora lunga, magari farà in tempo a scegliere il palco del JovaBeach Party.

CIAO CIAO AL GRANDE NORD
Tra i partiti italiani esiste la Confederazione Grande Nord guidata da Roberto Bernardelli, storico esponente della prima Lega di Bossi e poi Lega Casalinghe-Pensionati, poi Padania pensione sicura, poi Pensionati Padani e Pensionati Nord, poi Lega Padana Lombardia. Formidabile appello per le prossime elezioni: “Non voteremo la partitocrazia romana. La questione settentrionale è la grande assente di queste elezioni”. A Salvini fischiano le orecchie?

L’IRREALE CALENDA
Dice Enrico Letta: “Calenda ha scambiato Twitter per la realtà”. Ha ragione, eccome. C’è da dire che anche lui però ha scambiato Calenda per un politico capace.

9 – Segue

 

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Letta prepara le valigie per lo sfratto dal Pd

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Il giorno dopo la rottura con Calenda che ha deciso di rompere Enrico Letta riconosce i suoi errori: «Col senno di poi sono stato troppo ingenuo – dice il segretario del Pd in un’intervista a La Stampa – Ma sono esterrefatto: il principio fondamentale del diritto è pacta sunt servanda (i patti si rispettano, ndr). Se un politico, un uomo di Stato, fa saltare gli accordi che ha firmato perché ha cambiato idea non c’è più politica, siamo su Twitter, dove si può cambiare idea ogni minuto. Ecco, credo che Calenda abbia scambiato Twitter per il mondo reale».

Letta: “Credo che Calenda abbia scambiato Twitter per il mondo reale”

Per tutto il giorno i maggiorenti del PD lanciano accuse vero il “traditore”. Gongola certamente l’alleanza Verdi/Sinistra italiana che si ritrova con un perimetro politico dell’alleanza molto più consono ai loro elettori. Bonelli dei Verdi annuncia di avere in mano «personalità significative del mondo della società civile, due nomi molto importanti che faranno discutere», spiegando che ora «Calenda è il miglior alleato della destra estrema».

Di sicuro ieri Fratoianni ha incontrato la segretaria di Possibile Beatrice Brignone per discutere di una possibile alleanza che coinvolgerebbe anche il fondatore del partito Pippo Civati.

I sondaggisti spiegano che dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30%

I sondaggisti spiegano che dopo lo strappo di Calenda il centrosinistra è sotto il 30% mentre l’alleanza Calenda-Renzi può superare il 10%. Per il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani «Calenda ora è nelle mani di Renzi. Calenda ora deve raccogliere in due giorni le firme, – spiega Giani – cosa impossibile, e quindi si deve rimettere a Renzi. Sono i paradossi della storia, del resto Calenda era un ministro del governo con Renzi presidente del Consiglio ed è evidente che nella posizione del centro Renzi prende una notevole centralità e Calenda diventa un suo personaggio a seguire».

«Calenda ha tradito», dice il presidente della regione Lazio ed esponente del Pd, Nicola Zingaretti: «sono giorni che dice Draghi, dice che è contro Putin, dice che crede nell’Europa e ora avvantaggia la destra che è contro Draghi, filo Putin e spesso anti euro». Calenda promette di sfidare Zingaretti nel collegio uninominale di Roma (sempre a proposito di testosterone fuori controllo). C’è un particolare che rende tutto ancora più paradossale: al momento sono compagni di maggioranza in Regione.

Enrico Letta prova a alzare il livello della campagna elettorale rivendicando la sua presenza per la commemorazione della strage a Marcinelle: «sono fiero di essere a Marcinelle – dice Letta a Giorgia Meloni che lo accusava di strumentalizzare l’evento – nel rispetto dei nostri connazionali morti qui, per onorare la loro memoria e per parlare di futuro, un futuro in cui l’immigrazione e l’emigrazione non possono l’esito che si ebbe 66 anni fa. La cosa grave è dividere morti di serie A e di serie B, questa è una cosa che non faremo mai. Per noi sono tutte persone, che meritano rispetto».

Ma nella coalizione le polemiche contro Calenda si acuiscono: il segretario di Azione in un video propone di “militarizzare i siti” e Bonelli spiega che “usare l’esercito”, come proposto da Calenda, è vero che non è né di destra né di sinistra “perché è drammaticamente fascista“. «Ecchela là. Sono diventato fascista. Contavo i minuti», controreplica Calenda.

Intanto Di Maio dopo lo strappo di Calenda può evitare l’imbarazzante candidatura nel proporzionale sotto il simbolo del PD e riprendersi un collegio uninominale, probabilmente in Campania, con il sostegno di tutta la coalizione. Dovrebbe esserci posto anche per alcuni fedelissimi come Spadafora e Castelli. Il tempo dei contenuti sembra ancora lontano.

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Calenda e la cronaca di un disastro annunciato

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Il disastro è servito. Non era per niente difficile prevedere che il “campo largo” di Enrico Letta fosse un progetto politicista – e non politico – che sarebbe costato il morire di tattica. Carlo Calenda ieri ha fatto il Carlo Calenda, com’è nella sua natura, ovvero si è dedicato a distinguere per distinguersi, rompere per racimolare macerie, mostrarsi in tutta la sua incompetenza politica mista a narcisismo.

Il disastro è servito. Ecco perché il leader di Azione, Carlo Calenda, ora finirà tra le braccia di Matteo Renzi

Prima ci sono state le 24 ore di silenzio su Twitter – una bolla che solo Calenda e qualcun altro può prendere talmente sul serio da confonderla con il mondo reale – che rientrano nella strategia “mi si nota di più se vengo o se non vengo”.

Poi, quello che vorrebbe insegnare la serietà in politica, si è seduto come ospite in televisione per potersi poi ammirare in tutto il suo splendore e ha rotto il patto che aveva siglato solo 6 giorni fa: «non c’è coraggio, bellezza, serietà e amore a fare politica così», ha recitato Calenda – che crescendo non è per niente migliorato come attore – con una frase che, come molte sue, non significa niente.

Il solito populismo delle élite, i soliti competenti “in niente” che riescono a essere classisti perfino con gli altri dirigenti politici. Così l’accordo che 6 giorni fa parlava esplicitamente di “patti legittimi” con “diversi partiti e movimenti politici del centrosinistra che entreranno a far parte dell’alleanza” ora per Calenda diventa «una coalizione che nasceva per perdere».

Poi con la solita bulimia che lo assale ogni volta che si ritrova sotto mezzo riflettore sputato Calenda ha anche avuto il coraggio di insegnare alla sinistra (lui che è di destra ma non ha il coraggio di confessarlo) come dovrebbe fare la sinistra (anche questa caratteristica l’ha ereditata da Forza Italia): a Letta manca il coraggio – dice Calenda – «rappresentare la sinistra senza correre dietro a Fratoianni».

Del resto Calenda la sinistra se la immagina con il suo faccione come leader assoluto, con Gelmini e Carfagna come portabandiera. E non si immagina così solo la sinistra, vede così anche il centro e anche la destra. Perché Calenda in fondo sogna un mondo in cui lui possa essere l’unico protagonista.

Ha detto giusto Enrico Letta che twitta: «Ho ascoltato @CarloCalenda. Mi pare da tutto quel che ha detto che l’unico alleato possibile per Calenda sia #Calenda. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia».

Solo che Letta avrebbe potuto accorgersene molto prima oppure avrebbe potuto smetterla di inseguire i “coerenti all’agenda Draghi” (un’altra espressione che non significa nulla, altro populismo senza nessun contenuto) e avrebbe potuto capire in fretta chi fossero i coerenti almeno con sé stessi. Il disastro, annunciato, consiste nell’avere concesso a Calenda di fare il Calenda.

E su questo il PD ha responsabilità enormi. Perfino Bettini risulta profeta in patria: «Calenda inaffidabile, io avevo avvertito durante la direzione Pd», ha scritto ieri. E ora Ora il progetto “per fermare le destre” è fallito. Bisogna avere i coraggio di dirselo. Calenda (che è riuscito perfino a litigare con +Europa) finirà abbracciato a Renzi. Forse ora è il tempo di fare politica, più che i fan di agende che non esistono?

Leggi anche: Carlo Calenda costretto a convivere con Renzi per necessità. Dopo la rottura con il Pd al leader di Azione servono le firme

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Ora si potrebbero appoggiare gli occhi di tigre e si potrebbe cominciare a parlare di diritti

Cosa insegna lo sfacelo che si è concesso a Calenda Siamo sempre al solito antico peccato originale del Partito democratico: la sua irrefrenabile voglia di annacquarsi a destra per accontentare una delle due anime che si sono unite alla fondazione del partito e che non sono mai riuscite a trovare una sintesi.

Una campagna elettorale persa completamente nella sua fase iniziale può essere rilanciata parlando dei temi: una transizione ecologica che no,  non è un “bagno di sangue” come furbescamente detto da Cingolani; diritti individuali e collettivi (ddl Zan, ius scholae e altro) che ora si possono proporre senza cercare la mediazione con chi più o meno apertamente li osteggia; un attacco sincero alle rendite che bloccano questo Paese e impoveriscono il welfare; un salario minimo che non sia delegato a chi i salari li ha scassati in questi ultimi anni; un Reddito di cittadinanza (chiamatelo come vi pare) che salvi le persone dalla povertà (partendo dal milione di persone salvate che tutti fingono di non vedere); una narrazione che si scosti dai frigni di imprenditori troppo furbi e che si focalizzi sulla mancanza di opportunità dignitose per chi un lavoro lo cerca; una progressività delle tasse com’è scritta nella Costituzione e che sia la destra che il centro vogliono continuare a violare; la cancellazione dei vergognosi patti con la Libia che hanno le impronte digitali di Minniti e la bava di Salvini e di Meloni.

Il cambio di paradigma nell’alleanza elettorale del centrosinistra è un’opportunità se non ci si metterà in testa di inseguire gli elettori dei più draghiani di Draghi e se si smetterà di cercare gli elettori che poi sono gli stessi che esultano per la rottura di Calenda. E magari, una volta tanto, si potrebbe smettere di pensare che la politica funzioni con addizioni di partiti illudendosi di fare massa di elettori.

Questa è l’occasione. Come andrà, non so.

Buon lunedì.

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Amnesty accusa Zelensky: “Sta mettendo a rischio i civili”

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“Nel tentativo di respingere l’invasione russa iniziata a febbraio, le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile collocando basi e usando armamenti all’interno di centri abitati, anche in scuole e ospedali. Queste tattiche violano il diritto internazionale umanitario perché trasformano obiettivi civili in obiettivi militari. Gli attacchi russi che sono seguiti hanno ucciso civili e distrutto infrastrutture civili”, lo scrive Amnesty International in un suo rapporto dedicato alla guerra in Ucraina.

Amnesty International: “Per respingere i russi le forze ucraine hanno messo in pericolo la popolazione civile”

“Abbiamo documentato un modello in cui le forze ucraine mettono a rischio i civili e violano le leggi di guerra quando operano in aree popolate”, ha affermato Agnès Callamard, segretario generale di Amnesty International. “Essere in una posizione difensiva non esenta l’esercito ucraino dal rispetto del diritto umanitario internazionale”.

I ricercatori di Amnesty International hanno trascorso diverse settimane in Ucraina a indagare sugli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv

Tra aprile e luglio, i ricercatori di Amnesty International hanno trascorso diverse settimane a indagare sugli attacchi russi nelle regioni di Kharkiv, del Donbass e di Mykolaiv. L’organizzazione ha visitato luoghi colpiti dagli attacchi, ha intervistato sopravvissuti, testimoni e familiari di vittime, ha analizzato le armi usate e ha svolto ulteriori ricerche da remoto. Durante queste ricerche, i ricercatori di Amnesty International hanno riscontrato prove che le forze ucraine hanno lanciato attacchi da centri abitati, a volte dall’interno di edifici civili, in 19 città e villaggi.

Per convalidare ulteriormente queste prove, il Crisis Evidence Lab dell’organizzazione per i diritti umani si è servito di immagini satellitari. La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i soldati ucraini era a chilometri di distanza dalle linee del fronte e, dunque, ci sarebbero state alternative che avrebbero potuto evitare di mettere in pericolo la popolazione civile.

Amnesty International non è a conoscenza di casi in cui l’esercito ucraino che si era installato in edifici civili all’interno dei centri abitati abbia chiesto ai residenti di evacuare i palazzi circostanti o abbia fornito assistenza nel farlo. In questo modo, è venuto meno al dovere di prendere tutte le possibili precauzioni per proteggere le popolazioni civili.

In cinque diverse località, i ricercatori di Amnesty International hanno visto le forze ucraine usare gli ospedali come basi militari. In due città decine di soldati stavano riposando, passeggiando o mangiando all’interno di strutture ospedaliere. In un’altra città i soldati stavano sparando nei pressi di un ospedale. Il 28 aprile un attacco aereo russo ha ucciso due impiegati di un laboratorio medico alla periferia di Kharkiv dopo che le forze ucraine avevano installato una base nelle immediate adiacenze.

Usare gli ospedali a scopi militari è un’evidente violazione del diritto internazionale umanitario. L’esercito ucraino colloca abitualmente le sue basi all’interno delle scuole dei villaggi e delle città del Donbass e della regione di Mykolaiv. Le scuole sono temporaneamente chiuse ma molte sono situate vicino a insediamenti urbani. In 22 delle 29 scuole visitate, i ricercatori di Amnesty International hanno trovato soldati o rinvenuto prove delle loro attività, in corso al momento della visita o precedenti: tenute da combattimento, contenitori di munizioni, razioni di cibo e veicoli militari.

Le forze russe hanno colpito molte delle scuole usate dall’esercito ucraino. In almeno tre città, dopo i bombardamenti russi, i soldati ucraini si sono trasferiti in altre scuole, mettendo ulteriormente in pericolo i civili. Amnesty International ha chiarito che il suo rapporto non mette minimamente in discussione la responsabilità della Russia nell’invasione dell’Ucraina. Del resto sono moltissimi i report in cui Amnesty ha denunciato i crimini di guerra commessi dall’esercito di Putin.

Com’era immaginabile però il report ha destato un vespaio di critiche. La direttrice di Amnesty in Ucraina, Oksana Pokalchuk, si è dissociata dalle conclusioni del rapporto. Il Partito Unico Bellicista ha affilato i suoi social per accusare addirittura di filoputinismo la ONG. “Perché il caso di Amnesty è significativo? – scrive l’inviato di guerra Nico Piro – Perché da ieri è in corso su spinta di studiosi, fellows, esperti e influencer ucraini, Nato, americani e opinionisti con l’elmetto in genere una campagna per bollare Amnesty come al servizio del Cremlino, chiedendo la testa della sua presidente.

Resta il dato di fatto, c’è il tentativo di silenziare una voce preziosa e soprattutto terza in una guerra che forse più delle altre è imbottita di propaganda, disinformazione, bugie. Stiamo assistendo ad un pericoloso trionfo del #PUB globale, frutto di mesi in cui il marketing della guerra ha massicciamente lavorato per ‘costruire il nemico’ demonizzando la Russia e per santificare l’Ucraina, in un tipico copione epico: il bene contro il male, la guerra giusta ed etica”.

Raggiunto telefonicamente Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ci dice che “quelli che oggi sostengono che siamo caduti nella propaganda applaudivano 5 mesi fa quando denunciavamo crimini di guerra netti russi. Ora che pubblichiamo un rapporto che contesta la condotta ucraina sembra che abbiamo perso credibilità. È curva da stadio per il tifo. Esce la conclusione ovvia: in guerra ci può essere qualche eroe ma non ci sono santi. Noi dal 29 luglio – dice Noury – abbiamo mandato le nostre conclusioni al ministero della Difesa ucraino chiedendo commenti prima della pubblicazione ma fino a ieri non hanno risposto. Ora la viceministra della Difesa ci accusa di confondere aggredito-aggressore ma l’accusa è inaccettabile, è lo stesso negazionismo dei portavoce russi nei precedenti rapporti contro di loro”.

Noury: “Questa guerra ha fatto perdere il senso delle proporzioni”

Secondo Noury “questa guerra ha fatto perdere il senso delle proporzioni”. Intanto Paolo Brera, inviato di Repubblica, sul suo account twitter scrive che “questo rapporto conferma quello che ho visto e scritto. I giornalisti sul campo lo sanno benissimo: i soldati ucraini vicino al fronte occupano abitazioni e infrastrutture civili, e prima di scegliere il posto dove dormire controlliamo sempre chi sono i “vicini di casa”. A ranghi invertiti parleremmo senza mezzi termini di scudi civili. Credo sia doveroso farlo anche in questo caso (e l’ho fatto e scritto)”, scrive Brera.

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Panzironi si fa un partito. Continua il bestiario elettorale

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C’è confusione sotto al cielo, la situazione è grave ma non è seria. Siamo già al bestiario elettorale del sabato. Quasi spiace doversi fermare per il fine settimana.

MELONI E LA BATTAGLIA NAVALE
Eccallà. Prima o poi doveva arrivare il momento in cui Giorgia Meloni recitava la parte di Salvini. Ieri ospite a Studio Aperto ci dice che “il problema degli sbarchi si deve affrontare a monte” e qualcuno pensa che finalmente Meloni abbia la responsabilità di trattare un tema complesso come merita. Come lo vuole affrontare Meloni? “con quello che abbiamo sempre chiamato blocco navale”, dice la leader di FdI. Insomma, siamo ancora ai leader che giocano a fare gli sceriffi con metodi, tra l’altro, che hanno già fallito. B6, F2, colpito? Affondato?

EXIT DA ITALEXIT
Alternativa, il gruppo parlamentare formato soprattutto da ex del Movimento 5 stelle, ha annunciato di aver rotto l’accordo elettorale con Italexit, il partito anti euro dell’ex conduttore e senatore Gianluigi Paragone. Alternativa accusa Paragone di aver inserito nelle liste “esponenti vicini a movimenti neofascisti”. L’accordo tra le due formazioni era stato raggiunto mercoledì mattina. In 48 ore si sono innamorati e poi lasciati. Un partito di fulmine.

SALVINI SENZA PATENTE
Matteo Salvini ha trovato un’intelligentissima soluzione per sconfiggere il fenomeno delle baby gang. “Per arginare il fenomeno delle baby gang la Lega proporrà di ritardare il conseguimento della patente per i giovani coinvolti negli episodi di violenze. Se ti comporti male, non avrai la patente a 18 anni”, spiega Salvini sul social network. “Così a qualcuno passerà la voglia di fare il cretino“, aggiunge il leader del Carroccio. Del resto si sa che di solito i criminali sono terrorizzati dall’idea di non avere la patente e essere a posto con la revisione.

LA RIVOLUZIONE DI PANZIRONI
“Dobbiamo essere promotori di una rivoluzione che decapiti letteralmente l’attuale dirigenza sanitaria, per sostituirla con persone finalmente capaci e coscienziose”, recita un comunicato stampa che annuncia la nascita dell’ennesimo partito. Il simbolo è piuttosto inquietante: un cerchio tricolore, sormontato dal nome del leader e con, al centro, una ghigliottina, la lama affilata pronta ad abbattersi sui “condannati”. E, sulla parte bassa del cerchio, il claim “Per Rivoluzione Sanitaria”.

Chi è il leader della rivoluzione sanitaria Adriano Panzironi, il finto medico (che sarebbe un giornalista) che promette di vivere 120 anni e che è stato rinviato a giudizio per abuso della professione medica e denunciato per diffamazione dalla Società italiana di diabetologia (Sid) e dall’Associazione dei medici diabetologi (Amd) che sarebbero stati accusati di dare ‘consigli criminali’ ai pazienti diabetici.

Scrive l’Agcom: “Le informazioni pubblicitarie così veicolate sono state ritenute contrastanti con la normativa, in quanto potenzialmente lesive della salute degli utenti e in grado di diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli connessi al corretto uso dei farmaci. Anche le testimonianze appaiono idonee a diffondere un messaggio critico verso la medicina tradizionale, a favore degli integratori “commercializzati” da Panzironi, che prospetta la possibile guarigione anche da patologie gravi”. Benvenuto nel bestiario.

PRESIDENZIALISMO PER GIORGIA
Dice Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “Noi continuiamo ad essere convinti di una riforma in senso presidenziale: rapporto diretto tra i cittadini e il governo, cinque anni di stabilità per fare le cose”. Lo sappiamo da tempo: repubblica presidenziale con lei presidente. Del resto si comincia così.

8- Segue

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Elezioni, il pasticcio del Pd e le contraddizioni di Letta

Se la campagna elettorale nella testa di Enrico Letta doveva basarsi fin dall’inizio su una grande alleanza «per fermare le destre» e per mandare un segnale di «unità della parte responsabile del Paese» allora, almeno finora ovviamente, è miseramente fallita. Non solo è fallita ma ha anche tutti i prodromi di una campagna fallimentare.

Può il non aver fatto cadere Draghi essere il collante per una alleanza

Non è colpa solo di Letta, sia chiaro. Letta, comunque, è quello che si è messo in testa che il «non aver fatto cadere il governo Draghi» fosse un collante funzionale a un’alleanza elettorale. Che da parte del segretario del Partito democratico ci fosse nei confronti di Draghi un’adorazione che sfiorava il complesso di inferiorità era evidente ma che poi fossero talmente avventati da prolungare questa mania fino a 50 giorni prima del voto è tristemente sorprendente. Da “bimbi di Draghi” si possono comportare Matteo Renzi e Carlo Calenda, gente a cui torna utile agitare il santino dell’autorevolezza internazionale per recuperare il voto emozionale di chi è sfranto dalla scarsa qualità della classe politica attuale. Il Partito democratico, per sua natura, si affida alla complessità e allo spessore di organi di partito di diversi livelli che non hanno bisogno (si spera) di un “papa straniero” per coprire le sue falle. A questo aggiungeteci anche che Mario Draghi, serafico come tutti coloro che sono alla fine di un ciclo, ha smontato in poche parole il feticcio dell’agenda Draghi rispedendola al mittente. Rimane quindi la sensazione di assistere all’isteria di chi si accanisce su un giocattolo rotto.

Elezioni, il pasticcio del Pd e le contraddizioni di Letta
Benedetto Della Vedova, Enrico Letta e Carlo Calenda (da Instagram).

Letta è riuscito nell’impresa di gonfiare Calenda e rendere simpatico Renzi

Enrico Letta in pochi giorni di campagna elettorale è riuscito a gonfiare Calenda (che non aveva certo problemi di sobrietà) nei numeri, nelle parole e negli atteggiamenti. Non immaginare che Calenda si sarebbe mangiato il palcoscenico che il Pd gli ha offerto (per «senso di responsabilità», dicono loro) è una sciocchezza per di più irresponsabile. La perspicacia dovrebbe essere il prerequisito di ogni buon politico ma l’abitudine di lasciare spazio ai propri sabotatori è una sindrome di Stoccolma. Poi c’è la chiarezza che manca. Non è chiaro perché Renzi non abbia potuto stare in un’alleanza che cova così dolcemente Calenda. È una questione di posti richiesti dal leader di Italia Viva Allora perché non dirlo? È Emma Bonino che non ha digerito la sua esclusione al ministero degli Esteri sotto il governo Renzi? Se così fosse, perché non dirlo serenamente? È Calenda che tra le sue molteplici richieste ha aggiunto anche l’espulsione di Italia Viva Perché nessuno si prende la responsabilità di dirlo? Letta e Calenda stanno riuscendo nell’inimmaginabile operazione di rendere Renzi autorevole nella sua narrazione (che nessuno smentisce) e addirittura “simpatico” per un’esclusione che non è spiegabile con gli elementi politici a discussione.

Elezioni, il pasticcio del Pd e le contraddizioni di Letta
Matteo Renzi (da Instagram).

L’incomprensibile gratitudine dem nei confronti di Di Maio

È sempre Enrico Letta che ha appoggiato l’abbraccio incondizionato a Luigi Di Maio. L’evoluzione politica di Di Maio in questi ultimi mesi meriterebbe una domanda che nessuno si sente di fare: perché verso Di Maio c’è questa irrefrenabile gratitudine? Anche in questo caso la sensazione (e ahimè non è solo una sensazione) che qualcosa di non detto, di osceno (ovvero avvenuto fuori dalla scena) leghi il Pd è un pessimo attributo da presentare in campagna elettorale.

No al M5s ma sì a Sinistra Italiana: le contraddizione del Pd

Ripete Letta che bisogna fare «tutto il possibile per costruire un fronte in grado di sconfiggere la destra». La sconfitta dell’avversario in politica è un fine poco nobile e poco interessante per gli elettori ma si sa che da quelle parti il voto utile ormai è un genere letterario. Ma se avere un voto in più della destra è il risultato da inseguire a tutti i costi come si spiega l’esclusione del Movimento 5 stelle? «Ha votato contro Draghi», dicono loro. Ma Sinistra Italiana non ha liberamente negato la fiducia a Draghi per quasi tutta la durata del governo? Anche in questo caso la domanda è la stessa: quindi dove sta la differenza Enrico Letta, lo sappiamo, si è assunto l’impegno improbo di un’impresa difficilissima: tenere insieme anime diverse e pazientemente cucire a ricucire. Ne apprezziamo la sapiente pazienza. Ma è mai stato sfiorato dal dubbio se serva Fin qui, lo possono riconoscere anche gli elettori democratici più fedeli, è stato un gran pasticcio.

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Sinistra italiana e Verdi barattano la faccia con le poltrone

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Roba da bambini dell’asilo. Le calendiadi non accennano a esaurirsi e nella coalizione di Enrico Letta si vive un’altra giornata persa dietro a veti incrociate e attacchi personali. Si parte fin dal mattino con l’affondo del segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che fa notare come “l’agenda Draghi” sventolata compulsivamente in questi primi giorni di campagna elettorale non esista: “Agenda Draghi? Non esiste. Lo ha detto #Draghi stesso.

Calenda fa la voce grossa e Letta mette in riga i Verdi, che pur umiliati entrano nella coalizione di Letta, precedendo Sinistra Italiana che oggi farà lo stesso

Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un’altra. Noi intanto lavoriamo per un’Italia più giusta e più verde”, scrive. A stretto giro di posta Carlo Calenda risponde piccato chiedendo al PD l’esclusione di Sinistra Italiana dalla coalizione: “Direi che abbiamo raggiunto un punto di chiarezza. – scrive Calenda – Mi pare del tutto evidente che c’è una scelta netta da fare per il Partito Democratico che ha siglato un patto chiaro con noi che dice l’opposto. A queste condizioni per quanto ci concerne non c’è spazio per loro nella coalizione”.

Lo spettacolo è talmente indecoroso che il ministro Dario Franceschini lancia un appello (“fermatevi!”). In nome di “una sfida più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace”.

Passa qualche minuto e Calenda invece di fermarsi vede uno spiraglio per meritarsi qualche altro minuto di gloria: “Dario, – scrive rivolgendosi a Franceschini – il terzismo alla volemose bene con noi non funziona. Avete firmato un patto. Nato, rigassificatori, equilibrio di bilancio, revisione rdc, agenda Draghi. Dall’altro lato c’è una dichiarazione al minuto contro tutto questo. Chiarite. Punto”.

Nello sconquasso generale si inserisce Luigi Di Maio che almeno evita i social e scrive un comunicato stampa. Scrive il ministro: “Sorprende, però, che alla fine proprio Calenda – che si innalza a paladino dell’anti-grillismo – nelle sue dichiarazioni e nei suoi tweet sia diventato il più estremista di tutti”.

Via con le sportellate, ancora, alla faccia dell’unità e della responsabilità che Letta ha predicato fin dal primo minuto di una campagna elettorale che peggiora di ora in ora. Prova a smorzare i toni il coordinatore dei sindaci PD Matteo Ricci, chiarendo che nessuno chiede a Calenda di allearsi con Fratoianni, si tratta di accordi bilaterali fatti dal Pd. Nello scontro interno alla coalizione di centrosinistra interviene anche Bruno Tabacci, alleato di Luigi Di Maio nella lista Impegno Civico – Centro Democratico.

“Avendo una certa età mi permetto di suggerire a tutti coloro che non vogliono regalare il Paese alla destra di smetterla con critiche, fatwe e attacchi reciproci”, scrive Tabacci in una nota. Intanto la comunicazione dell’alleanza Sinistra Italiana/Verdi che avrebbe dovuto arrivare nel pomeriggio (ne aveva parlato il segretario dei Verdi Angelo Bonelli in mattinata) non arriva. Non arriverà, dicono.

È quasi sera quando da Sinistra Italiana fanno sapere che un eventuale accordo con il Partito democratico dovrebbe passare al vaglio degli iscritti di Sinistra italiana. “è un passaggio previsto nello statuto del partito”, conferma lo stesso segretario Nicola Fratoianni. La votazione potrebbe tenersi nel fine settimana.

I Verdi però approvano un documento in cui precisa “che l’unica alleanza che possa contrastare efficacemente la destra estrema in Italia sia quella, pur con tutte le differenze che sono note, di un fronte democratico a partire dal Pd”.

A battersi sul serio per aiutare la povera gente e l’Ambiente resta solo Conte

“Non è percorribile un’alleanza con il M5S”, scrivono i Verdi nel loro documento. Dall’altra parte Fratoianni deve gestire i suoi che chiedono un accordo con il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte. Letta intanto incontra Calenda. Nessuna dichiarazione. La giornata è finita.

Leggi anche: I progressisti sul Titanic. “Follia aver rotto con i 5 Stelle”. Fassina (Leu): L’agenda Draghi è una via senza ritorno. La coalizione tra dem e Azione è scoperta a sinistra

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Salvini e Berlusconi bugiardi incalliti. Continua il bestiario elettorale

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Nemmeno l’avvicinarsi del fine settimana spinge il bestiario elettorale ad andare in vacanza. Così, inevitabile, la nuova puntata è già pronta semplicemente sfogliando le agenzie di stampa.

Bestiario elettorale, Schiaffi a raffica: Letta bersagliato anche da Di Maio. Posti in tribuna. Chi ce li ha e chi se li sogna

BOMBA O NON BOMBA RENZI A ROMA
Matteo Renzi ha detto di avere ricevuto l’offerta di Enrico Letta del ‘diritto di tribuna’ candidandosi nelle liste del Pd: “Cosa è il diritto di tribuna Un posto garantito come capolista del Pd a tutti i leader dei partiti in coalizione. Così sono sicuri di entrare in Parlamento. Lo hanno proposto anche a noi”, ha detto Renzi. Dal Nazareno smentiscono la ricostruzione: nessuna offerta di diritto di tribuna a Renzi, che del resto non è mai entrato (e nemmeno ci sono state trattative) nella coalizione del centrosinistra. L’unica offerta che gli è stata fatta era di incontrarsi. E quindi? Quindi il Bomba ha detto una bugia. La milionesima.

ENRICO E LUIGI
Non basta l’umiliazione subita ad opera di Carlo Calenda in una trattativa che è sembrata più un furto senza scasso e non bastano le turbolenze con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: Enrico Letta ha dovuto subire anche le sculacciate di Di Maio che ieri con i suoi si è lamentato che “non esistono alleati di serie A e di seria B”. “Nelle prossime ore bisogna capire dove vuole andare questa coalizione e che coalizione si vuole costruire”, ha detto il ministro. Del resto va così: quando l’ammaestratore è troppo molle anche le pulci hanno la tosse.

BERLUSCONI A SUA INSAPUTA
Dopo avere promesso un milione di alberi, dentiere per gli anziani, dopo avere detto che ottenere il Pnrr è stato un suo merito (era all’opposizione) Silvio Berlusconi ci regala l’ennesima perla (e non sarà l’ultima) di una campagna elettorale sempre in bilico sul ridicolo: “Voglio escludere ogni responsabilità di Forza Italia nella fine del Governo Draghi”. Berlusconi insomma si è dimenticato che Forza Italia non ha votato la fiducia. L’insaputismo ormai è a uno stadio veramente avanzato, non c’è che dire. Del resto Silvio è sempre stato bravo a dimenticare, soprattutto nelle Aule.

COS’È LA SINISTRA COS’È LA DESTRA
Enrico Letta: “Io sono stato accusato di aver spostato a sinistra il Pd. Sono convinto delle mie battaglie”. Sì Enrico, ma sei stato accusato dalla destra.

SI SBARCA
Salvini, come si poteva facilmente immaginare, ha deciso di lucrare ancora un po’ sui migranti. All’aeroporto di Lampedusa è stato accolto da alcuni contestatori con fischi e urla. Si trattava di turisti che attendevano di partire. Il leader della Lega si trovava nella sala arrivi dello scalo. Gli è andata comunque bene: se avesse trovato gente come lui starebbe per una quindicina di giorni al largo. Contrappasso mediterraneo.

LO SCERIFFO SALVINI
Giorgia Meloni l’aveva detto chiaramente: “Salvini al Viminale? È capace ma non si decide prima”. Niente da fare. Salvini insiste con quella sembra essere diventata un’ossessione e da Lampedusa rilancia:”Io conto che al Viminale ci sia un uomo o una donna della Lega, perché i decreti sicurezza li abbiamo scritti noi. Io vado dove mi mandano gli italiani”. Viene il dubbio che abbia dimenticato in qualche cassetto qualcosa di importante. Non osiamo immaginare cosa.

CARFAGNA OTTIMA ALLIEVA
Mara Carfagna: “Forza Italia è diventata una corrente della Lega”. Carfagna sta imparando in fretta il calendismo: abbandona un partito ma continua a parlarne come se fosse il tuo.

IL POPULISTA
Dice Calenda al TG1: “Quando uno inizia credendo di avere la vittoria in tasca normalmente finisce andandosene a casa”. E poi conclude: “Vinceremo”. Contraddirsi in 19 secondi deve essere il nuovo record del mondo.

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