Vai al contenuto

The Book Advisor recensisce Carnaio

Tempo fa, durante la preparazione di un progetto accademico, mi sono dedicato ad approfondire il tema della migrazione, e una delle analisi che mi è rimasta più impressa è stata quella del Prof Bañon Hernández, che si è occupato dello studio della terminologia utilizzata per raccontare il fenomeno migratorio. L’associazione ricorrente è quella che riporta a eventi climatici di grande impatto (flusso, ondata, etc) che creano un effetto di preoccupazione e di allarme nell’opinione pubblica connotando negativamente l’immigrazione, identificata di conseguenza come un pericolo.

Inizio da questo concetto per raccontarvi Carnaio di Giulio Cavalli, un libro il cui titolo risulta già piuttosto eloquente, perché in maniera cruda ci mette davanti a una storia di orrore e cinismo nella quale si ritrovano tanti, forse anche troppi, punti di contatto con la realtà attuale. Siamo a DF, una città costiera situata in un posto non specificato dell’Italia, luogo senza arte né parte in cui i cittadini conducono una vita mediocre. Un giorno, però, la città viene travolta da un’ondata di centinaia di migliaia di cadaveri di stranieri, che piombano sulle spiagge e sulle strade riversati direttamente dal mare. È una vera e propria catastrofe, perché nessuno riesce a capire da dove provengano questi morti, che sembrano sputato violentemente dal mare. Ed è così che, chiamata a reagire, la comunità cerca un sistema per affrontare l’emergenza, trovando una soluzione decisamente sorprendente.

“Eppure i morti quando non c’è occasione di salvarli e quando, come nel nostro caso qui a DF, non c’è stato nemmeno il tempo di vederli vivi, oserei dire nemmeno di immaginarli vivi poiché questi morti sono inumani come un esercito di soldatini di plastica, gemelli in pose che non ci crederebbe nessuno, cadaveri che se fossero vivi morirebbero di crampi dopo un quarto d’ora per la tensione di mirare il niente, quando i morti sono così non sono morti: sono materia che occupa spazio e richiede cure come un vaso di gerani mollato in mezzo al salotto”.

Carnaio di Giulio Cavalli è un libro durissimo, costruito su un climax di cattiveria e di violenza, che racconta come il cinismo sia in grado di disumanizzare un’intera comunità, che si sgretola lentamente e si dibatte tra buonisti e lungimiranti, tra egoisti e pluralisti, tra razzisti cattivi e razzisti buoni, facendo emergere quanto piccolo può essere l’animo dell’uomo e la fine a cui questa pochezza può portare. Un romanzo che affronta una tematica delicata e lo fa senza retorica, ma neanche strizzando l’occhio al lettore, che invece viene colpito, masticato e risputato da una centrifuga di parole in cui emerge tutta l’ignoranza che può essere contenuta all’interno di un solo esemplare di essere umano.

Fonte:

Siate onesti, ammettetelo

Sarebbe dignitoso almeno aspettarsi l’ammissione che la frottola delle decisioni “prese solo sulla base di dati scientifici” è un proposito decaduto. Mario Draghi potrebbe comodamente sedersi in sala conferenza stampa questa sera e avere l’onestà intellettuale di dire: «Cari italiani, tra Pil e salute pubblica i poteri che rappresento e quelli che mi hanno promesso la più veloce progressione verticale nella storia della Repubblica con la medaglia del Quirinale mi hanno dato mandato di preferire il primo alla seconda. La storia della politica da sempre è un equilibrio tra denaro e diritti, tra fatturato e salute, è il gioco grande della politica fin dai tempi della rivoluzione industriale e io ho fatto la mia scelta».

Sarebbe duro da accettare, ovvio, ma almeno si avrebbe la sensazione di giocare a carte scoperte, con quella serietà onesta che ci si aspetta da un capo di governo. Del resto basta guardare i numeri del Parlamento per capire che alla maggioranza dispiace più un calo di scontrini nel bar sotto gli uffici piuttosto che un fragile deve pregare che il vaccino sia ancora abbastanza in circolo per non prendersi una botta definitiva con questo “raffreddore” che è stato per qualche settimana un raffreddore e che ora non è più un raffreddore secondo l’Oms e addirittura secondo Bassetti (che del raffreddore è l’alfiere).

Mario Draghi potrebbe anche ammettere che la panzana di un governo impolitico ha mostrato tutte le sue lacune: ogni “governo di tutti” finisce tristemente per essere “il governo di nessuno”. Così accade che ci ritroviamo con quarantene demolite per vaccinati e ex ammalati a contatto con positivi (decisione senza nessun fondamento scientifico visto che da nessuna parte sta scritto che non si contagino e non siano contagiosi), ci ritroviamo con regole per la scuola che addirittura cambiano in base al grado, ci ritroviamo con una vaccinazione obbligatoria dai 50 anni in su per trovare una mediazione tra le proposte dei partiti e ci ritroviamo con un’ammenda che fa ridere.

Sarebbe chiaro che per seguire questa linea la narrazione deve evidentemente trasformare tutto quello che non sia Pil in questioni secondarie a cui dare poco peso (sperando che tutti ci credano) e sarebbe chiaro che Mario Draghi è effettivamente il presidente del Consiglio che molti sognavano perché riesce a fare ciò che gli altri si vergognano di dire per non perdere troppi voti.

Forse si potrebbe anche trovare il coraggio di dire che la politica sotto Draghi, quella che avrebbe dovuto “compattarsi”, ormai stia andando per conto suo con Salvini che non aspetta altro che rompere con il governo mentre è in guerra con i suoi alleati di centrodestra, con il Movimento 5 Stelle che sembra non riuscire a rallentare il suo dissanguamento, con il Pd che ancora si arrabatta per le scorie renziane che infestano i gruppi parlamentari e con Berlusconi che in questo disagio generale riesce addirittura a essere in corsa per il Quirinale.

Ammettetelo. Vi si stima di più.

Buon lunedì.

Nella foto: il presidente del Consiglio Mario Draghi alla conferenza stampa di fine anno, 22 dicembre 2021

L’articolo proviene da Left.it qui

Requiem per Draghi

Andrà a finire così, indipendentemente dal fatto che Mario Draghi salga o meno al Quirinale, dove i partiti potrebbero concedergli di andare con il loro solito snobismo per cui credono che più in alto si parcheggi qualcuno di scomodo e più lo si renda inoffensivo. Un errore che si ripete ogni volta, in ogni occasione, sempre con interpreti diversi ma con le stesse dinamiche. Andrà così. La Lega di Matteo Salvini e compagnia cantante (che non può permettersi di diventare improvvisamente responsabile e moderata poiché la funzione di Giancarlo Giorgetti e la sua cerchia esiste solo in modalità di contrappeso, ma una Lega moderata è un partito che andrebbe contro la sua stessa natura) dirà di essersi messa «al servizio della responsabilità nazionale» ma comincerà a martellare i provvedimenti di Draghi uno a uno, prendendone le distanze se non addirittura rinnegandoli con la stessa scioltezza con cui ha cambiato opinione più volte sullo stesso tema nel giro di pochi mesi (LEGGI ANCHE: Decreto anti Covid, tutte le novità).

Matteo Salvini (foto Getty Images).

La Lega pronta a mollare Draghi

Ci sono già le leve: Draghi non si è preoccupato della povera gente che non ha i soldi per pagare le bollette, Draghi ha permesso he continuasse l’invasione facendo finta di niente, Draghi ha lasciato quel comunista di Roberto Speranza come ministro, Draghi ha sputato troppi decreti troppo confusi per limitare la libertà degli italiani e così via. Non è difficile: per sapere già in anticipo cosa dirà Salvini appena scenderà dal carro di Draghi basta scorrere le dichiarazioni di Giorgia Meloni. E se qualcuno gli farà notare di esserne stato alleato la risposta è già pronta: «Noi dobbiamo avere i voti per poter governare senza avere bisogno di alleati che ostacolino i propositi della Lega». Lo diranno esattamente così, forse solo sbagliando il congiuntivo.

Matteo Renzi (foto Getty Images).

Da Forza Italia Viva al Pd, il riposizionamento sarà veloce

Forza Italia Viva, con l’ammucchiata spicciola che sta al centro dirà, che con Draghi si è persa una grande occasione ma che non è stata colpa del premier ma dei partiti. Ovviamente di tutti i partiti tranne loro. Draghi non lo sporcheranno nemmeno con uno schizzo (perché rischierebbero di sporcare se stessi) ma ci diranno che il liberismo con Draghi ha vissuto una stagione d’oro, peccato che non si sia ancora trovato un modo per negare l’accesso al parlamento ai non liberali. Il Partito democratico parlerà del «bene del Paese» e ci farà l’elenco di tutte le proposte dem che non sono state accettate. Però ci terrà a dire che le intenzioni erano ben diverse. Qualcuno farà notare che avere fiducia nelle intenzioni e farsela bastare non porta risultati decenti. E ci si riavvia di nuovo, e via.

Giorgia Meloni (foto Getty Images).

L’Aventino della Meloni e le capriole dei commentatori politici

Giorgia Meloni rivendicherà di essere stata fuori dal «gioco grande» e di essere rimasta sola sull’Aventino a combattere come ci si aspetta dalla buona destra, sempre arrabbiata, sempre digrignata, sempre Meloni, insomma. Lo spettacolo più indecente saranno i commentatori. I commentatori che già in questi giorni provano di soppiatto a infilare qualche tenue critica nei loro articoli grondanti di applausi. Diranno anche loro di avere chiuso gli occhi «per il bene del Paese», qualcuno gli farà notare che non è il ruolo della stampa quello di diventare cantrice ma loro (in questo sono dei fenomeni) ci ammoniranno a non pensare troppo al passato ma di rivolgersi al futuro. E per loro il futuro non sarà nient’altro che la spaventata ricerca di un immediato padrone di cui diventare schiera. Niente di nuovo. Una commedia triste già vista e già sperimentata.

L’articolo Requiem per Draghi proviene da Tag43.it.

Davvero il Governo pensa di convincere le persone a vaccinarsi con la minaccia di 100 euro di multa?

In Italia se guidi senza cintura di sicurezza ti prendi fino a a 323 euro. Se parli al telefono mentre guidi ti può andare perfino peggio: si va dai 165 ai 661 euro. Se bestemmiate in pubblico sono 309 euro. Attenzione, ognuna di queste sanzioni va pagata ogni volta che ti beccano. Se invece non ti sottoponi all’obbligo vaccinale omeopatico partorito dal tiepido governo Draghi paghi 100 euro una tantum. Non male. Basterebbe questo confronto per rendersi conto di quanto sia risibile, fallimentare e solo di facciata la decisione del governo dei migliori che ancora una volta decidono di affrontare un problema svicolando, adagiandosi ai tentacoli eterogenei dei suoi partiti di maggioranza (che sono quasi tutti) per decidere di non decidere.

Siamo alle solite. Il governo non ha la forza per riuscire a inforcare una strada che sia chiara, perseguita con fermezza e insiste con decreti che sono un’accozzaglia di mezze decisioni. Tra l’altro sorge anche un dubbio di natura costituzionale: quanto è lecito ipotizzare due diverse sanzioni in base allo status lavorativo del “colpevole”? Se “l’illecito” compiuto è lo stesso quanto è lecito secondo Costituzione punirlo con pene e sanzioni diverse?

E poi: davvero si pensa di spingere le persone a vaccinarsi sventolando una possibile multa di 100 euro senza tenere conto che sono le stesse persone che spendono centinaia di euro in tamponi o cifre intorno ai 500 euro per avere un Green Pass falso?

Ma il vero capolavoro politico di un obbligo vaccinale che è solo a metà e che si riesce a scavalcare con una banconota da 100 euro è quello di avere scontentato tutti: sono scontenti i pro vaccino che irridono la misura (Burioni la definisce una «buffonata grottesca da Governo che si credeva serio») e ovviamente si soffia su chi vede nel governo un presunto artefice di una “dittatura sanitaria”. Ma a stupirsi del pessimo risultato sono solo quelli stoltamente convinti che il governo Draghi potesse essere davvero ciò che si raccontava. Un governo con dentro forze così diverse (e sempre pronte alla campagna elettorale) inevitabilmente sarebbe finito per sciogliersi come neve al sole di fronte alle differenze. E, piaccia o no, non è certo Mario Draghi a poter mantenere a lungo lo status quo di un “tutti d’accordo” che è politicamente innaturale e perfino dannoso. La lezione quindi vale per tutti gli apostoli del taumaturgo: fare politica significa avere a che fare con la politica e assumersi responsabilità politiche. Ogni “governo di tutti” finisce sempre malamente per essere il governo di nessuno e solo un uomo con un troppo alto giudizio di se stesso può credere di usare il Parlamento e le diversità dei suoi partiti come cani ammaestrati da tenere a cuccia.

A proposito non so se avete notato che lentamente qualche fervido sostenitore di Draghi e del suo governo sta abbandonando la nave cercando di non farsi notare troppo. Sono gli stessi che nelle scorse settimane accoglievano scandalizzati qualsiasi articolo critico nei confronti del loro santone. Teneteli bene a mente: sono gli stessi pronti ad accorrere al prossimo padrone.

L’articolo originale scritto per TPI è qui

Addio al bonus psicologo, Sales a TPI: “Chiedere aiuto in Italia è difficile, perché domina ancora il patriarcato”

Il “bonus psicologo” è stato escluso dalla legge di bilancio scatenando un acceso dibattito. Sono in molti a lamentare la scarsa attenzione verso la salute mentale, soprattutto in questa lunga e sfiancante pandemia. Ne abbiamo parlato con Andrea Sales, psicologo, psicoterapeuta, formatore e docente che dirige il Centro Paradoxa di Carbonera (TV).

Il governo fa marcia indietro sul bonus salute mentale, mentre rimane in essere il bonus terme e il bonus rubinetti. Perché non si riesce a considerare la salute mentale una priorità?

Mi sono interrogato molto su questo. Credo che esista una difficoltà di misurabilità e di efficacia. Mi spiego: se io vado dal dentista riesco a prevedere un numero di incontri, se vado dal fisioterapista so che c’è un ciclo. Nel supporto psicologico non è così prevedibile. Ci sono approcci terapeutici che possono richiedere 5 incontri e ci sono approcci che ne possono chiedere 30. Credo che questo possa essere un problema di misurabilità. Certo dal punto di vista dell’attenzione al cittadino quello che emerge è che sembra che ci sia più attenzione per i rubinetti che per la salute mentale. Secondo me c’è anche un serio problema di comunicazione: chi sta là dovrebbe comunicare perché è stata presa questa decisione.

Si parla molto di impatto economico della pandemia. Ma quali sono i risvolti sociali e l’impatto psicologico di una situazione così prolungata

Quando parliamo di impatto economico della pandemia si deve includere anche tutto quello che la salute mentale va a generare da un punto di vista economico. La pandemia è stata un amplificatore delle situazioni: le persone che erano in difficoltà o con un equilibrio precario hanno visto cadere le proprie certezze e amplificare le proprie incertezze e insicurezza. Le persone con maggiore solidità sono riuscite a trovare una misura diversa per stare in questa situazione. È sempre questione di atteggiamento mentale. Chi è abituato a vivere le situazioni come opportunità spesso ci è riuscito anche in questo caso, altri stanno soffrendo molto e hanno sicuramente bisogno di supporto. È lo stesso meccanismo delle aziende: le più fragili, soprattutto in alcuni settori, hanno avuto enormi difficoltà mentre le aziende più solide e con una visione più ampia sono riuscite a sopportare la situazione addirittura migliorandosi. L’impatto economico apre ancora di più la forbice tra chi è forte e strutturato e chi lo è meno. E dico questo senza voler squalificare chi è più debole: ricordiamoci sempre che l’essere umano è vulnerabile e fallibile per natura.

In Italia è ancora difficile riconoscere di avere bisogno di aiuto per la propria salute mentale?

In Italia facciamo ancora molta fatica, a differenza di alcuni Paesi europei, penso al Nord Europa. Negli Usa è più normale chiedere supporto, anche se si tratta di un supporto diverso perché il sistema è diverso. Perché si fa fatica a chiedere aiuto? Perché la cultura del macho e del “forte” è ancora imperante. Il patriarcato ne è una matrice importante e la reazione di alcuni maschi che non sanno gestire la frustrazione è un’evidente indicatore di questa fragilità. Manca l’abitudine a stare nell’incerto. Non siamo abituati a chiedere aiuto quando abbiamo dei dubbi. Uno dei passaggi più importanti sarebbe crescere giovani adulti che si interroghino sugli strumenti che servono per stare nelle relazioni. Ci alleniamo in palestra, ci alleniamo per essere migliori nel nostro lavoro ma non ci alleniamo per avere pensieri migliori. Per farlo servono figure che offrano supporto. Poi c’è il tema della psicologia che è vista come uno spazio che tutti possono maneggiare: il marketing è intriso di psicologia, lo sono i social. Ci siamo convinti tutti di poter essere psicologi di noi stessi.

Quali sono gli effetti più evidenti che ha riscontrato?

Parlare dei miei pazienti conta relativamente perché non sarebbe rappresentativo. Mi interessa più quello che accade in Italia e la cosa interessante è che i miei pazienti rispecchiano quello che sta accadendo nel Paese: vulnerabilità più forti legate all’incertezza (che è uno degli spazi che abitiamo con più difficoltà), la confusione e la paura che attanaglia tutti (no vax, pro vax, incerti). Tutti abbiamo paura di essere contaminati, anche gli estremismi sono guidati dalla paura. La grande famiglia Stato non è riuscita a dare informazioni rassicuranti. Che non vuole dire che le informazioni debbano essere “giuste”: si può rassicurare anche della poca certezza. Abbiamo sentito troppe volte “certezze scientifiche” quando la scienza invece è composta da variabili su ogni singola persona. Le statistiche ci servono ma ci devono mettere nella condizione di avere consapevolezza che non esiste nulla di certo.

Come ci si può preparare a questa nuova ondata che sembra allontanare ancora una volta la fine?

Bisognava dare continuità agli accorgimenti e alle precauzioni. Prepararsi significa sapere che l’atteggiamento è sempre quello della tutela di sé, che diventa anche tutela dell’altro. L’atteggiamento di salvaguardia personale deve diventare salvaguardia della collettività. Serve anche rispetto per le posizioni contrastanti consapevoli che la paura è il denominatore comune.

Cosa può fare la politica per valorizzare la cura della salute mentale? Quali sono i provvedimenti che servirebbero?

La politica dovrebbe aiutare i cittadini a sapere che alcune figure sono utili all’equilibrio del proprio sviluppo e della propria consapevolezza. Servono strumenti di maggior consapevolezza offerti da professionisti formati e informati, al di là della pandemia. Purtroppo le strutture pubbliche non sono all’altezza delle richieste per l’esiguo numero di professionisti. Tra l’altro in questo momento la politica sta strumentalizzando tutto e ne consegue una poca credibilità. La politica amplifica l’incertezza e quindi la precarietà mentale.

Come possono essere utili i media

Essere meno faziosi, meno orientati politicamente. Mi piacerebbe che i media spiegassero le procedure che adottano per raccogliere le informazioni e per ritenere una fonte attendibile. Servono divulgatori preparati. Molto spesso invece ascoltiamo invece persone non competenti.

L’articolo proviene da TPI.it qui

Addio al bonus psicologo, Sales a TPI: “Chiedere aiuto in Italia è difficile, perché domina ancora il patriarcato”

Il “bonus psicologo” è stato escluso dalla legge di bilancio scatenando un acceso dibattito. Sono in molti a lamentare la scarsa attenzione verso la salute mentale, soprattutto in questa lunga e sfiancante pandemia. Ne abbiamo parlato con Andrea Sales, psicologo, psicoterapeuta, formatore e docente che dirige il Centro Paradoxa di Carbonera (TV).

Il governo fa marcia indietro sul bonus salute mentale, mentre rimane in essere il bonus terme e il bonus rubinetti. Perché non si riesce a considerare la salute mentale una priorità?

Mi sono interrogato molto su questo. Credo che esista una difficoltà di misurabilità e di efficacia. Mi spiego: se io vado dal dentista riesco a prevedere un numero di incontri, se vado dal fisioterapista so che c’è un ciclo. Nel supporto psicologico non è così prevedibile. Ci sono approcci terapeutici che possono richiedere 5 incontri e ci sono approcci che ne possono chiedere 30. Credo che questo possa essere un problema di misurabilità. Certo dal punto di vista dell’attenzione al cittadino quello che emerge è che sembra che ci sia più attenzione per i rubinetti che per la salute mentale. Secondo me c’è anche un serio problema di comunicazione: chi sta là dovrebbe comunicare perché è stata presa questa decisione.

Si parla molto di impatto economico della pandemia. Ma quali sono i risvolti sociali e l’impatto psicologico di una situazione così prolungata?

Quando parliamo di impatto economico della pandemia si deve includere anche tutto quello che la salute mentale va a generare da un punto di vista economico. La pandemia è stata un amplificatore delle situazioni: le persone che erano in difficoltà o con un equilibrio precario hanno visto cadere le proprie certezze e amplificare le proprie incertezze e insicurezza. Le persone con maggiore solidità sono riuscite a trovare una misura diversa per stare in questa situazione. È sempre questione di atteggiamento mentale. Chi è abituato a vivere le situazioni come opportunità spesso ci è riuscito anche in questo caso, altri stanno soffrendo molto e hanno sicuramente bisogno di supporto. È lo stesso meccanismo delle aziende: le più fragili, soprattutto in alcuni settori, hanno avuto enormi difficoltà mentre le aziende più solide e con una visione più ampia sono riuscite a sopportare la situazione addirittura migliorandosi. L’impatto economico apre ancora di più la forbice tra chi è forte e strutturato e chi lo è meno. E dico questo senza voler squalificare chi è più debole: ricordiamoci sempre che l’essere umano è vulnerabile e fallibile per natura.

In Italia è ancora difficile riconoscere di avere bisogno di aiuto per la propria salute mentale?

In Italia facciamo ancora molta fatica, a differenza di alcuni Paesi europei, penso al Nord Europa. Negli Usa è più normale chiedere supporto, anche se si tratta di un supporto diverso perché il sistema è diverso. Perché si fa fatica a chiedere aiuto? Perché la cultura del macho e del “forte” è ancora imperante. Il patriarcato ne è una matrice importante e la reazione di alcuni maschi che non sanno gestire la frustrazione è un’evidente indicatore di questa fragilità. Manca l’abitudine a stare nell’incerto. Non siamo abituati a chiedere aiuto quando abbiamo dei dubbi. Uno dei passaggi più importanti sarebbe crescere giovani adulti che si interroghino sugli strumenti che servono per stare nelle relazioni. Ci alleniamo in palestra, ci alleniamo per essere migliori nel nostro lavoro ma non ci alleniamo per avere pensieri migliori. Per farlo servono figure che offrano supporto. Poi c’è il tema della psicologia che è vista come uno spazio che tutti possono maneggiare: il marketing è intriso di psicologia, lo sono i social. Ci siamo convinti tutti di poter essere psicologi di noi stessi.

Quali sono gli effetti più evidenti che ha riscontrato?

Parlare dei miei pazienti conta relativamente perché non sarebbe rappresentativo. Mi interessa più quello che accade in Italia e la cosa interessante è che i miei pazienti rispecchiano quello che sta accadendo nel Paese: vulnerabilità più forti legate all’incertezza (che è uno degli spazi che abitiamo con più difficoltà), la confusione e la paura che attanaglia tutti (no vax, pro vax, incerti). Tutti abbiamo paura di essere contaminati, anche gli estremismi sono guidati dalla paura. La grande famiglia Stato non è riuscita a dare informazioni rassicuranti. Che non vuole dire che le informazioni debbano essere “giuste”: si può rassicurare anche della poca certezza. Abbiamo sentito troppe volte “certezze scientifiche” quando la scienza invece è composta da variabili su ogni singola persona. Le statistiche ci servono ma ci devono mettere nella condizione di avere consapevolezza che non esiste nulla di certo.

Come ci si può preparare a questa nuova ondata che sembra allontanare ancora una volta la fine?

Bisognava dare continuità agli accorgimenti e alle precauzioni. Prepararsi significa sapere che l’atteggiamento è sempre quello della tutela di sé, che diventa anche tutela dell’altro. L’atteggiamento di salvaguardia personale deve diventare salvaguardia della collettività. Serve anche rispetto per le posizioni contrastanti consapevoli che la paura è il denominatore comune.

Cosa può fare la politica per valorizzare la cura della salute mentale? Quali sono i provvedimenti che servirebbero?

La politica dovrebbe aiutare i cittadini a sapere che alcune figure sono utili all’equilibrio del proprio sviluppo e della propria consapevolezza. Servono strumenti di maggior consapevolezza offerti da professionisti formati e informati, al di là della pandemia. Purtroppo le strutture pubbliche non sono all’altezza delle richieste per l’esiguo numero di professionisti. Tra l’altro in questo momento la politica sta strumentalizzando tutto e ne consegue una poca credibilità. La politica amplifica l’incertezza e quindi la precarietà mentale.

Come possono essere utili i media?

Essere meno faziosi, meno orientati politicamente. Mi piacerebbe che i media spiegassero le procedure che adottano per raccogliere le informazioni e per ritenere una fonte attendibile. Servono divulgatori preparati. Molto spesso invece ascoltiamo invece persone non competenti.

L’articolo originale scritto per TPI è qui

Vieni avanti decretino

Quando Mario Draghi è diventato presidente del Consiglio aveva il compito chiaro di elaborare una strategia per arginare la pandemia. La scelta è ricaduta sull’utilizzo del Green Pass per provare a limitare i contagi e per costringere la gente a vaccinarsi. Da queste parti, fin dall’inizio, abbiamo contestato l’utilizzo surrettizio del certificato verde ma i sostenitori di Draghi la rivendicavano. Benissimo.

In un momento di impennata del virus (impennata che non sta solo nel numero dei contagi, come dicono in molti, ma è visibile negli ospedali in affanno) il governo poteva prendere due strade: continuare sulla strada del Green Pass oppure scegliendo l’obbligo vaccinale. Ha scelto di non scegliere. E questo è il primo punto politico.

Draghi è sempre riuscito a imporre la propria linea ai partiti con il sottaciuto ricatto di andarsene. Ora il ricatto non funziona più: l’elezione del presidente della Repubblica (a cui Draghi si è autocandidato con un’ineleganza tutt’altro che migliore) lo ha indebolito. Questo è un altro punto politico.

Draghi aveva promesso chiarezza nell’azione, chiarezza ai cittadini. Missione fallita. La successione di decreti e regole è stata confusa e confusionaria. Non spiegare le misure in un momento come questo significa alimentare ancora più il caos. A proposito, vi ricordate quando Draghi promise che non sarebbero più girate bozze con lui al governo? Missione fallita.

Che le misure prese vengano spiegate ai giornalisti da alcuni ministri in mezzo alla strada non aiuta a fare chiarezza. Fa specie leggere da Corriere della Sera che Draghi avrebbe voluto spiegarsi ai giornalisti ma «l’aria elettrica delle riunioni deve averlo convinto a desistere». Un presidente del Consiglio che desiste per l’aria elettrica di una riunione non è un buon esempio per chi prova a resistere all’aria qui fuori. Anche perché, diciamocelo, le conferenze stampa di Draghi sono tutt’altro che difficili con quell’insopportabile profluvio di sorrisi e di applausi.

Va così. Buon venerdì.

 

L’articolo proviene da Left.it qui

Ong salva 150 migranti ma Malta non lo vuole: altro respingimento illegale

Martedì è tornata in mare la Louise Michel, la nave umanitaria finanziata dall’artista britannico Banksy che prende il nome dall’anarchico francese del XIX secolo. Banksy, il più famoso artista di strada del mondo, nelle sue opere ha sempre affrontato il tema della crisi migratoria e ha voluto contribuire personalmente al sostentamento dell’imbarcazione che è anche una sua “opera”: dipinta di rosa e bianco riporta una ragazza che indossa un giubbotto di salvataggio e tiene in mano una boa a forma di cuore. La Louise Michel non attraversava la zona di ricerca e salvataggio dall’estate del 2020, quando aveva salvato 150 esuli al largo della Libia.

Dopo una lunga assenza in mare, “la Louise Michel è di nuovo operativa”, ha annunciato l’equipaggio su Twitter lunedì 3 gennaio. Poche ore dopo la nave ha salvato la vita a circa 110 persone nella zona di ricerca e salvataggio (SAR) di Malta nel Mediterraneo centrale su «una barca di legno che imbarcava acqua a causa del maltempo». È stato il Seabird, un aereo da ricognizione gestito dai soccorritori Sea-Watch, che per primo ha individuato i rifugiati in difficoltà, e ha passato la loro posizione sul Louise Michael. L’equipaggio della Louise Michel è riuscito a portare 31 rifugiati a bordo della loro nave, ma gli altri sono saliti sulla vicina piattaforma di gas offshore Miskar, che Shell gestisce per conto del governo tunisino.

La stessa Shell Tunisia Upstream ha confermato in una nota che alcuni migranti sono saliti sulla piattaforma offshore ieri intorno alle 20 e che hanno ricevuto «aiuti, in particolare acqua, cibo e vestiti asciutti». In un caso come questo, dove un’imbarcazione si trova in difficoltà nella zona di ricerca e soccorso maltese, dovrebbe essere Malta a coordinare il soccorso e fornire un porto sicuro. Dopo 14 ore dalla Louise Michel arriva la comunicazione che i profughi si trovano ancora sulla piattaforma «e che le autorità maltesi, che sono legalmente responsabili del coordinamento del loro salvataggio, si rifiutavano di comunicare». Siamo a martedì tardo pomeriggio, sulla scena si presentano due navi da guerra tunisine e una nave della cosiddetta Guardia costiera libica. Dalla nave Louise Michel assistono al trasbordo delle 80 persone su una delle due navi militari tunisine. L’operazione ha un nome ben preciso: è un respingimento illegale in piena regola. Solo che questa volta gli attori sono due: Malta, che come spesso accade finge di non vedere per lasciare campo libero nel suo spazio marittimo ai sequestratori libici travestiti da guardacoste (e in questo caso anche a delle non identificate navi della marina militare tunisina) e il colosso petrolifero Shell che è complice di violazione dei diritti umani.

«C’è da sperare che [i rifugiati] non siano stati restituiti all’inferno della Libia, ma nemmeno si può presumere che la Tunisia sia un paese terzo sicuro. Spettava a Malta salvare queste persone», ha spiegato Jacon Berkson, attivista dell’organizzazione di assistenza telefonica Alarm Phone: «in qualsiasi mondo sano, le forze armate di Malta interverrebbero in modo rapido e professionale per salvare le persone in difficoltà, indipendentemente dal motivo per cui hanno preso il mare in primo luogo. In un mondo normale sarebbe raro che le persone in cerca di rifugio abbiano bisogno di essere salvate perché viaggerebbero su una nave commerciale ben tenuta verso un paese a loro scelta».

Da Shell uno stringato comunicato in cui fanno sapere di avere «informato le autorità tunisine e lavorato a stretto contatto con loro per garantire la sicurezza delle persone a bordo della barca. Da allora sono stati trasferiti in sicurezza sulla nave della marina tunisina il 4 gennaio». Cosa si intenda per “in sicurezza” in quel lembo di mare in cui solo durante il periodo tra Natale e Capodanno sono state salvate più di 1.100 persone e dove oltre 32.400 persone sono state intercettate in mare e restituite in Libia nel 2021 è un mistero orribile ancora tutto da verificare.

L’articolo Ong salva 150 migranti ma Malta non lo vuole: altro respingimento illegale proviene da Il Riformista.

Fonte

L’agenda dell’aspirante Presidente

L’agenda di gennaio di Silvio Berlusconi l’hanno messa in fila su Repubblica i giornalisti Giuliano Foschini e Fabio Tonacci ed è utilissima per tastare lo spessore del candidato del centrodestra al Quirinale che molti trattano come se fosse davvero un’ipotesi non offensiva e scellerata.

«Il 19, cinque giorni prima che i Grandi elettori si riuniscano in Parlamento, a Milano si tiene l’udienza del processo Ruby ter: il Cavaliere è alla sbarra insieme ad altre 28 persone per corruzione in atti giudiziari e induzione alla falsa testimonianza. Il 21 gennaio i suoi avvocati si devono spostare a Bari per l’udienza sul caso Tarantini dove – particolare non secondario – la presidenza del Consiglio si è costituita contro di lui. Il 26 gennaio, a urne presidenziali probabilmente ancora aperte, li vedremo tornare in fretta a Milano di nuovo per il Ruby ter».

A questo si aggiunge (vale la pena ricordarlo) una condanna definitiva per frode fiscale (2013, vicenda diritti Mediaset). Un Presidente della Repubblica condannato e con processi in corso sarebbe una prima volta per l’Italia. E forse primeggerebbe anche per vergogna.

Il fatto che all’interno del centrodestra non si accorgano dell’oscenità di essere qui ancora a discutere di Berlusconi al Quirinale non stupisce: quei partiti, come i molti collaboratori e dipendenti delle aziende di Berlusconi, leccano il capo senza il quale non esisterebbero, non sarebbero mai esistiti. La gratitudine sconsiderata verso il padrone è l’unico elemento che gli viene richiesto.

Ciò che atterrisce è la schiera di commentatori (alcuni che si autodefiniscono perfino progressisti) che per apparire all’altezza della normalizzazione di quest’epoca vogliono convincerci che Berlusconi sia potabile. Qui non è un problema di destra e di sinistra (il Presidente della Repubblica si elegge con la maggioranza che c’è in Parlamento, piaccia o non piaccia) ma si tratta di avere rispetto per le figure dello Stato.

Non fa nemmeno paura Berlusconi in quanto Berlusconi candidato. Non ce la farà. A fare paura è questa “bocca buona” che molti esibiscono con grande fervore. Se diventa commestibile Berlusconi pensate con che papille potranno scegliere la futura classe dirigente.

Buon giovedì.

L’articolo proviene da Left.it qui