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Primo suicidio assistito autorizzato in Italia, Mario il primo malato a ottenere il via libera

L’eutanasia legale non esiste in Parlamento, non c’è nell’agenda politica dei partiti ma nel mondo qui fuori continua a essere un bisogno. Sotto lo scontro ideologico alla fine ci sono loro, i malati che rivendicano il diritto di non trascinare una vita che per loro è solo un’inutile e vuota sofferenza.

Ieri è stata segnata una data storica: per il fine vita in questo Paese: un paziente marchigiano tetraplegico immobilizzato da 10 anni che ha chiesto da oltre un anno all’azienda ospedaliera locale che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere legalmente in Italia ad un farmaco letale per porre fine alle sue sofferenze (in applicazione della sentenza di incostituzionalità della Corte Costituzionale n. 242/2019 che indica le condizioni di non punibilità dell’aiuto al suicidio assistito) ha ottenuto il parere del Comitato etico dell’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche. Il Comitato etico, a seguito di verifica delle sue condizioni tramite una gruppo di medici specialisti nominati dall’Asur, ha confermato che Mario possiede i requisiti per l’accesso legale al suicidio assistito così come stabilito nella sentenza Cappato-Antoniani della Corte Costituzionale.

La storia di Mario inizia una sera d’autunno del 2010 quando tornando a casa rimane coinvolto in un incidente con la sua auto. Si accorge fin da subito di essere rimasto completamente paralizzato. Solo con la forza della spalla riesce a usare il mignolo della mano destra per battere sulla tastiera di un computer, di un telefonino e di un telecomando. Nel 2015 comincia a pensare alla morte come liberazione dei dolori, dalle contrazioni, dalle intenzioni e dalle umiliazioni. Decide di tenere da parte 13mila euro per accedere al suicidio assistito, dopo avere saputo di Dj Fabo, accompagnato da Marco Cappato a Zurigo. In realtà Mario in Svizzera si è iscritto, ha spedito tutti i documenti e ha ottenuto l’accesso al suicidio assistito già a agosto dell’anno scorso. In quel periodo risale anche l’incontro con Marco Cappato e l’associazione Luca Coscioni. Proprio Marco Cappato ha raccontato a Mario come la sentenza della Corte Costituzionale avesse di fatto legalizzato il suicidio assistito in presenza di quattro precise condizioni che Mario ha: è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda.

Da lì parte una lunga battaglia tra aule di giustizia carte bollate e sentenze che non vengono applicate. Dopo la Corte Costituzionale anche il tribunale di Ancona sanciva l’obbligo per la sua azienda sanitaria (l’Amur Marche) di disporre le visite mediche per stabilire se lui ha o no i requisiti per accedere al suicidio assistito. A visitare Mario ci sono andati primari di rianimazione, neurologia, cure palliative, psichiatria, il medico legale, la psicologa, l’infermiere e il medico di famiglia che lo seguono da anni, la dirigente del servizio domiciliare. La palla è poi passata al Comitato etico che ieri ha pubblicato il suo parere. In un estratto si legge che Mario «non ha accettato le proposte terapeutiche di integrazione della terapia del dolore con farmaci antidolorifici o con ulteriori aiuti domiciliari» e che, in merito alla capacità di intendere e di volere «appare pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli seppure nelle condizioni esistenziali di grave malattia e sofferenza. E la richiesta appare espressa in forma chiara e ripetuta in un lasso di tempo ragionevole». «Mentre il dolore fisico – scrive il Comitato – può trovare riscontri oggettivi nella quantificazione, più difficile è rilevare lo stato di non ulteriore sopportabilità di una sofferenza psichica». Per Mario il Comitato ritiene «che la sua storia e le sue dichiarazioni siano coerenti con la manifestazione di una sofferenza intollerabile». Per quanto riguarda i trattamenti di sostegno vitale si legge che «tali dispositivi e trattamenti, pur non avendo un ruolo attivo come nel caso della ventilazione, idratazione e alimentazione, svolgono un ruolo sussidiario per le funzioni fisiologiche ed intervengono in caso di aritmia cardiaca».

Ora Filomena Gallo, codifensore di Mario insieme agli avvocati Massimo Clara, Angelo Calandrini, Cinzia Ammirati, Francesca Re, Rocco Berardo e Giordano Gagliardini prepareranno la risposta all’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche e al comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta di Mario, affinché la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona siano rispettate. «Forniremo, – dice Filomena Gallo – in collaborazione con un esperto, il dettaglio delle modalità di autosomministrazione del farmaco idoneo per Mario, in base alle sue condizioni. La sentenza della Corte costituzionale pone in capo alla struttura pubblica del servizio sanitario nazionale il solo compito di verifica di tali modalità previo parere del comitato etico territorialmente competente».

La vittoria di Mario però è stata tortuosa e difficile perché il Parlamento sul tema continua a latitare. Nonostante siano passati tre anni da quando la Corte Costituzionale ha invitato il governo a recepire la sentenza e legiferare sul tema. Per questo le modalità e l’iter del suicidio assistito di Mario sono frutto del rimpallo di responsabilità di enti locali e tribunali. In Corte di Cassazione giacciono anche più di un milione di firme per un referendum nella primavera 2022 che vorrebbe abrogare parzialmente la norma penale che impedisce l’introduzione dell’Eutanasia legale in Italia. L’omicidio del consenziente, previsto dall’art. 579 c.p. infatti, non è altro che un reato speciale (rispetto a quello di portata generale di cui all’art. 575 c.p. sull’omicidio) inserito nell’ordinamento per punire l’eutanasia.

Con questo intervento referendario l’eutanasia attiva, previa valutazione del giudice in sede processuale, potrà essere consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico, e in presenza dei requisiti introdotti dalla Sentenza della Consulta sul “Caso Cappato”, ma rimarrà punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minore di diciotto anni. «Ma io non ho alcuna fiducia su quello che potrà fare questo Parlamento – dice a Il Riformista Marco Cappato – anche se da parlamentarista convinto pero di essere smentito dai fatti. In questi 3 anni di sollecitazioni non si è riusciti a trasformare in procedure di legge una sentenza che ha già valore di legge. Il suicidio assistito è già legale. Come si fa ad avere fiducia? Meno che meno ho fiducia su una riforma complessiva che dia la possibilità di eutanasia legale. Credo che questa riforma possa arrivare soltanto con un referendum».

L’articolo Primo suicidio assistito autorizzato in Italia, Mario il primo malato a ottenere il via libera proviene da Il Riformista.

Fonte

La quarta ondata di “colpa nostra”

L’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Oms, prevede che entro il marzo del 2022 ci saranno due milioni di morti in totale per il coronavirus in Europa se non si interverrà subito. «La regione europea resta nella morsa della pandemia di Covid-19. La scorsa settimana le morti attribuite al Covid-19 sono aumentate di 4.200 al giorno, raddoppiando la cifra di 2.100 al giorno della fine di settembre. Nel frattempo la somma dei morti per coronavirus ha passato il limite del milione e mezzo nei 53 Paesi della regione. Oggi il Covid-19 è la prima causa di morte in Europa e Asia Centrale». In alcune regioni della Germania le unità di terapia intensiva sono piene e costringono il trasferimento di alcuni pazienti. Lo stesso accade in Olanda. L’Austria anticipa la terza dose del vaccino.

Lasciando perdere inutili tesi antiscientifiche (il numero di nuovi casi ha superato il picco della seconda ondata e basta buttare un occhio a Romania e Bulgaria per rendersi conto di dove saremmo senza vaccini) la sensazione (speriamo sbagliata) è che assisteremo alla quarta ondata anche del “è colpa nostra” come ciclicamente accaduto. Come è accaduto per i runner o per i padroni con cane al guinzaglio, come accaduto per “le discoteche”, come accaduto per “i giovani e la movida” ora non sarà difficile trovare qualcuno da additare per spostare le responsabilità politiche su uno scontro sociale e l’aria tiepida del governo dei migliori renderà ancora più agevole il compito.

Eppure non è colpa nostra se le scuole non sono state attrezzate in tutto questo tempo per affrontare una recrudescenza del virus. Manca completamente un serio piano di aerazione meccanizzata delle classi (siamo ancora allo stesso punto, sempre con le finestre aperte).

Non è colpa nostra se, ministro Brunetta in primis, lo smart working è stato maledettamente demonizzato per non irretire i bar sotto l’ufficio o per lisciare dirigenti che vedono fannulloni dappertutto se non li hanno sotto gli occhi.

Non è colpa nostra se in questi troppi mesi di pandemia non è stato pensato un intervento strutturale dei trasporti (per le scuole e per il lavoro) riducendosi al buonsenso dei cittadini.

Non è colpa nostra se il tracciamento è ormai un’utopia e non è stato fatto nulla per ripensarlo o almeno rafforzarlo.

Non è colpa nostra se un pezzo della politica ha incautamente raccontato il vaccino come “fine della pandemia” senza ricordare la dovuta attenzione che concorre sensibilmente all’uscita dalla pandemia.

Non sono colpa nostra le decisioni prese sempre in equilibrio con una maggioranza di governo ampissima e addirittura opposta nelle proposte per uscire dalla pandemia.

Non è colpa nostra nemmeno la percentuale di non vaccinati che non si sono lasciati convincere dall’introduzione del green pass e che probabilmente non si lasceranno convincere nemmeno dal green pass rinforzato quando l’obbligo vaccinale sarebbe stato un intervento più “lineare e consentito dalla Costituzione” come ripete da giorni il presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick.

Faremo quello che c’è da fare come impone il dovere civico di ogni cittadino ma la politica faccia la politica e prenda decisioni senza cercare sempre un capro espiatorio con il solito paternalismo.

Sperando, ovviamente, di sbagliarci.

Buon mercoledì.

 

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Hanno sciolto Forza Nuova? No

Il 9 ottobre scorso dei fascisti travestiti da no green pass assaltavano la sede della Cgil e infiammavano le piazze per creare il disordine di cui hanno bisogno per racimolare rabbia e convertirla in voti. Quello stesso giorno un rappresentante di spicco di Forza Nuova (in cui non è propriamente difficile spiccare visto che sono quattro topi) Giuliano Castellino addirittura arringava la piazza discettando di libertà e di dittature mentre avrebbe dovuto essere in casa come aveva deciso un tribunale. Su quella giornata ci fu un acceso scontro politico ma quasi tutti (incredibile a dirsi) si dissero d’accordo nel chiudere i partiti di matrice fascista (alcuni a destra preferirono chiamarli “violenti” per non autodenunciarsi). Era facile immaginare che un governo che in poche ore è riuscito a discutere e approvare un gravoso impegno come il Pnrr in men che non si dica sarebbe riuscito a sciogliere le formazioni fasciste come lo stesso Parlamento chiedeva.

È accaduto? No. Il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, con ai membri del Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza, in una conferenza stampa l’ha detto chiaro e tondo: «Da quando sono state approvate le mozioni alla Camera e al Senato per lo scioglimento di Forza Nuova, non è successo assolutamente nulla, solo parole. È giunto il momento di assumere una decisione urgente. La democrazia si difende applicando la legge, in questo caso la legge Scelba».

In realtà il governo Draghi ha preso la sua solita decisione di non decidere e di fingere qualcosa per prendere tempo. Anche in questo caso ha scelto di nominare un fumoso comitato di esperti (ma come? ma mica tutti si lamentavano degli esperti del governo precedente?) che dovrebbe valutare il da farsi. È curioso che Draghi abbia bisogno di presunti esperti per dare seguito a un atto parlamentare. Monica Cirinnà infatti dice: «Il gruppo di esperti? Dal governo non poteva venire scelta peggiore, è una perdita di tempo, serve solo il decreto. C’è un atto parlamentare, il governo risponda al Parlamento e faccia questo decreto. Se questo è il governo dei migliori ha fatto la scelta peggiore, il gruppo di esperti non serva a niente».

Proprio in questo momento in cui gli episodi di violenza nelle piazza durante le manifestazioni no green pass stanno monopolizzando il dibattito è singolare che non ci si muova a rimuovere sacche conosciute di violenza. Eppure sarebbe una decisione che accontenterebbe tutti, da quelli che condannano i violenti senza volerli chiamare fascisti, agli antifascisti che chiedono il rispetto della Costituzione e perfino ai no green pass che certo non saranno felici di vedere le proprie legittime motivazioni strumentalizzate per fini politici.

E quindi perché non si scioglie Forza Nuova?

Buon martedì.

Nella foto: Manifestazione sindacale “mai più fascismi”, Roma, 16 ottobre 2021

 

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Vi ricordate quando andava di moda l’Afghanistan e le donne afghane chiedevano di non essere lasciate sole?

Vi ricordate quando andava di moda l’Afghanistan? Che bei tempi. Un Paese allo sfascio lasciato solo mentre i talebani conquistavano il potere rendendo farsesco oltre che inutile il superficiale e interessato processo di pacificazione dell’Occidente che aveva riempito le tasche dei signori della guerra e che vent’anni dopo ha lasciato l’Afghanistan sotto le stesse macerie in cui l’aveva ritrovato.

Chissà dove sono tutti quelli che hanno promesso che non avrebbero perso di vista la condizione delle donne afghane, condannate dal ritorno dei talebani a ripiombare in periodo oscuro senza diritti e senza voce, mentre da 66 giorni le ragazze non possono andare a scuola (tranne in 7 provincie su 34) e proprio ieri il governo afghano ha ufficializzato nuove restrizioni per le donne.

Le nuove linee guida rilasciate ai canali televisivi afghani infatti impongono alle giornaliste televisive di non apparire mai senza velo ma soprattutto le donne sono state bandite dalle fiction televisive, sparendo di fatto dall’intrattenimento più popolare nel Paese. E per non lasciare troppo adito all’appetito di libertà il governo ha deciso anche che saranno vietati i film stranieri (e quelli che “promuovono valori culturali stranieri”= uniformando di fatto la comunicazione televisiva ai principi della sharia e ai valori che i talebani stanno imponendo con apparente dolcezza all’interno del Paese.

Di fatto è un ritorno all’Emirato del 1996 (quello che aveva indignato e mobilitato tutto il mondo) solo che questa volta i talebani sono consapevoli che un ritorno morbido a quelle stesse restrizioni ne favorisce la credibilità internazionale, soprattutto in un momento in cui il Paese sta sprofondando in una crisi economica senza precedenti che lo costringerà a chiedere supporto finanziario agli altri Paesi. Un membro di un’organizzazione che rappresenta i giornalisti in Afghanistan, Hujjatullah Mujaddedi, ha dichiarato alla BBC che l’annuncio di nuove restrizioni è stato inaspettato e che le linee guida sono talmente vaghe che rischiano seriamente di mettere in pericola la sopravvivenza stessa delle emittenti televisive nel Paese. Chi non rispetta i nuovi diktat infatti rischia la chiusura di tutte le trasmissioni e la discrezionalità, si sa, è il metodo perfetto per l’autoritarismo.

Tutto questo accade mentre sono passati pochi giorni dall’omicidio di Frozan Safi, attivista e docente di economia che in questi mesi si era battuta per i diritti delle donne. È stata ritrovata con con la faccia stralciata da colpi di arma da fuoco: “c’erano ferite da proiettile dappertutto, troppe da contare, sulla testa, sul cuore, sul petto, sui reni e sulle gambe”, ha raccontato la sorella Rita. Con lei altre due donne sono rimaste uccise. I talebani, ovviamente, negano qualsiasi responsabilità.

Vi ricordate quando andava di moda l’Afghanistan e le donne afghane chiedevano di non essere lasciate sole? Sono sole. Sta accadendo progressivamente ciò che temevano. E ora?

L’articolo originale scritto per TPI è qui

Regeni, Zaki: non siete nemmeno degni di nominarli

Abbiate almeno la decenza di non fare finta di voler risolvere la questione dell’ergastolo cautelare di Patrick Zaki e di trovare la verità su Giulio Regeni con presunte pressioni politiche sventolate alla stampa.

Sarebbe curioso ad esempio sapere dal ministro tiepido Lorenzo Guerini cosa pensi del ruolo dell’Italia come fornitore del governo di Al-Sisi, quello stesso che sta facendo di tutto per ammazzare il già morto Giulio Regeni e per torturare psicologicamente Patrick Zaki sottraendolo a un giusto processo e cosa ne pensa del ruolo dell’Italia nella seconda edizione della Egypt Defense Expo, dove 400 espositori internazionali correranno nell’Egitto assassino per vendere le loro armi di morte a capi di Stato e contractor.

Come scrive Antonio Mazzeo (un giornalista che sarebbe curioso invitare in qualche trasmissione in prima serata per vedere l’effetto che fa) «principale sponsor della fiera d’armi egiziana sarà l’holding della cantieristica nazionale Fincantieri S.p.a., controllata per il 71,6% dallo Stato italiano tramite la Cassa Depositi e Prestiti. La società leader nella progettazione e realizzazione di unità navali da trasporto e da crociera, ha indirizzato la propria produzione al settore militare accrescendo contestualmente le esportazioni ai regimi nordafricani e mediorientali più autoritari. Tra i migliori (o più correttamente peggiori) clienti di Fincantieri c’è proprio l’Egitto del dittatore-generale Al-Sisi. Nell’ultimo biennio sono state consegnate alla Marina militare egiziana due fregate multimissione FREMM (classe Bergamini), ammodernate ed equipaggiate nel cantiere navale di Muggiano-La Spezia».

Ao importante gruppo industriale-militare nazionale che sarà presente alla fiera della morte del Cairo è Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica), controllata per il 39% dal Ministero dell’economia e delle finanze. Nell’ultimo quinquennio Leonardo ha esportato al Ministero della difesa egiziano 32 elicotteri AgustaWestland, 24 di tipo AW149 multiruolo e 8 AW189, per un valore complessivo di 871,7 milioni di euro.

Anche i manager di Leonardo si presenteranno al Cairo con la speranza di concludere lucrosissimi affari con i militari egiziani: in ballo c’è la commessa per 24 cacciabombardieri Eurofighter “Typhoon” (prodotti dall’omonimo consorzio europeo di cui il gruppo italiano controlla il 21% delle quote sociali) e per 24 caccia da addestramento piloti e da combattimento Alenia Aermacchi M-346 “Master” (questi velivoli sono già in dotazione alle Aeronautiche militari di Italia e Israele).

Tra le industrie italiane che saranno presenti alla seconda edizione di Edex compare Elettronica S.p.A., tra le maggiori produttrici al mondo di sistemi di difesa e attacco elettronici, cyber security, tecnologie elettro-ottiche e a infrarossi, apparecchiature di sorveglianza e intelligence, con applicazioni in ambito navale a terrestre. Fondata nel 1951, Elettronica S.p.A. ha esportato i propri prodotti a una trentina di paesi e ha sedi di rappresentanza in Europa, Medio Oriente e Asia. La società è reduce da un’aa importante esposizione di sistemi bellici, il Dubay Air Show tenutosi nella capitale negli Emirati Arabi Uniti a metà novembre.

Al Cairo sarà presente anche uno stand di Intermarine S.p.A., società con sede ufficiale a Sarzana (La Spezia) che progetta, costruisce ed equipaggia navi militari con requisiti operativi speciali (cacciamine, imbarcazioni d’assalto, pattugliatori veloci, ecc.) e navi logistiche e da trasporto.

Non poteva mancare alla kermesse dei mercanti d’armi Iveco Defence Vehicles S.p.a., società con sede principale a Bolzano e stabilimenti pure a Piacenza, Vittorio Veneto e Sete Lagoas in Brasile, produttrice di carri armati, veicoli blindati, motori, componentistica per automezzi da difesa, automezzi per le forze di sicurezza e la protezione civile. Tra i sistemi bellici più noti ci sono i carri “Ariete” e “Centauro”, i blindati “Puma” e “Lince”, i veicoli da combattimento della fanteria “Dardo” e diverse versioni di camion pesanti per il trasporto truppe e il supporto logistico alle unità.

Davvero tutto questo avete il coraggio di chiamarla “pressione” politica? Davvero con questa sorridente partecipazione credete che il dittatore Al-Sisi possa sentirsi oppresso dal nostro Paese? Davvero il governo ha il coraggio di pronunciare anche solo il nome di Regeni e di Zaki senza provare un minimo di vergogna?

Facciamo così: mercanteggiate morte là dove è morto Giulio Regeni, continuate pure ad avere le mani sporche di sangue ma almeno abbiate la decenza di non nominarlo mai più.

Buon lunedì.

 

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L’articolo originale per Left qui https://left.it/2021/11/22/regeni-zaki-non-siete-nemmeno-degni-di-pronunciarli/

Turbativa formale, i giudici scoprono il ruolo politico dei sindaci

Sono parole che in un Paese normale aprirebbero un sano dibattito sul potere di discrezionalità quelle con cui la Corte d’Appello di Milano motiva l’assoluzione per l’ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, finito nel tritacarne politico per una condanna in primo grado per turbativa nel bando di gestione delle piscine comunali che gli è costata dieci giorni di carcere poi una condanna a 10 mesi. Le giudici Rosa Polizzi, Angela Fasano e Roberta Nunnari hanno analizzato i profili penali «scevri da ogni lettura indotta da impostazioni soggettive, non immuni da una polemica politica o locale» (e sarebbe un’ottima postura anche per la politica e il giornalismo) rivenendo «la coerenza degli obbiettivi perseguiti da Uggetti».

Scrive la Corte che «non risulta essersi verificato alcun sviamento di potere, nemmeno nell’esplicazione di quel margine discrezionale di intervento riconosciuto dalla legge per l’esercizio di potere e di indirizzo; nemmeno, secondo la Corte, può fondatamente affermarsi che l’obbiettivo di un’incidenza indebita e collusiva sul bando di gara, atta ad integrare il reato come contestato, abbia animato le intenzioni degli imputati». Ma le motivazioni della sentenza di assoluzione spingono a una nuova e più ampia lettura del reato di turbativa, al di là del singolo caso. Scrive la Corte: «Ci si deve, infatti, confrontare con la necessità di non punire indiscriminatamente le mere irregolarità formali attinenti all’iter procedimentale, irregolarità che, invece, devono essere idonee a ledere i beni giuridici protetti dalla norma, non essendoci un interesse fine a se stesso a garantire la regolarità e la trasparenza della gara, essendo la tutela della mera regolarità formale dell’asta e della pubblica amministrazione non il bene tutelato dall’articolo 353 c.p., ma un presidio per la libera concorrenza, strumentale al perseguimento dell’interesse della Pubblica Amministrazione».

«Dunque – scrivono le giudici – la turbativa non ricorre in presenza di qualsiasi disordine relativo alla tranquillità della gara, essendo necessaria una lesione, anche potenziale, agli scopi economici della Pa e all’interesse dei privati di poter partecipare alla gara, dovendosi comunque guardare alla realizzazione delle condizioni per la migliore soddisfazione delle esigenze utilitaristiche della Pa»· Insomma, il sindaco non è un mero esecutore di norme e meccanismi burocratici ma evidentemente gli tocca fare anche il politico. E anche sulla contestata questione dei contatti dell’ex sindaco con realtà associative del territorio (che tanto ha fatto gridare allo scandalo certi superficiali manettari) nella sentenza si legge che l’esercizio della responsabilità politica «può comportare e tollerare, purché non ne sia fuorviato, certo la consulenza ma anche l’ascolto dei soggetti della società civile interessati»· Il ministro Di Maio in luglio aveva rivolto le sue scuse per «l’imbarbarimento del dibattito associato ai temi giudiziari». Ora, uscite le motivazioni, si aspettano tutti gli altri che, vedrete, non arriveranno.

L’articolo Turbativa formale, i giudici scoprono il ruolo politico dei sindaci proviene da Il Riformista.

Fonte

Diritto e rovescio

Ha la trama di un giallo la scomparsa della tennista cinese Peng Shuai, ex numero uno in doppio al mondo che con la taiwanese Hsieh Su-wei che ha reso popolare il tennis in Cina e che nel suo Paese è diventata un seguitissimo personaggio pubblico. Ma in questa storia c’è anche tutta la fragilità di un mondo che celebra superpotenze economiche sempre intente a stringersi la mano per accordi commerciali e politici perdendo di vista la differenza di diritti e democrazia.

La Cina è troppo golosa per fare indignare 

Ricordate quante volte avete letto che l’Italia «non è un Paese attrattivo per gli investitori» anche solo per una frase sconclusionata di qualche politico goffo? Ecco, appunto: miracolosamente la Cina riesce a essere la prevedibile regina del fatturato mondiale permettendosi di agire come l’assassino maggiordomo senza nemmeno sporcarsi il polsino, godendo di una riverenza che fa poi avvento degli spaventosi accadimenti. Anche i gialli nel mercato mondiale pesano solo per il peso dei soldi. Accade in Egitto, accade in Siria, accade in Libia, ma quelli sono Paesi che ci possiamo permettere di dipingere come “sporchi e cattivi”, sta nelle cose. La Cina no, la Cina è troppo golosa per permettersi di dire che fa schifo e allora tutti a cuccia con la Cina.

Peng Shuai, la denuncia di stupro e il miraggio di un MeToo cinese 

Peng Shuai qualche settimana fa aveva denunciato di essere stata vittima di uno stupro da parte del vice-primo ministro del consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese dal 2013 al 2018, il 75enne Zhang Gaoli: «Perché sei dovuto tornare da me, portarmi a casa tua per costringermi a fare sesso con te? Sì, non ho alcuna prova, ed è semplicemente impossibile avere prove. Non riesco a descrivere quanto fossi disgustata, e quante volte mi sono chiesta se sono ancora un’umana? Mi sento un cadavere che cammina», scrisse Peng Shuai su Weibo, il social cinese che da quelle parti sostituisce Twitter perché perfino i social sono roba da maneggiare con cura. A proposito di globalizzazione. Quella diretta è rimasta online solo una trentina di minuti poiché Weibo è sotto la stretta sorveglianza del governo: in quella mezz’ora la tennista ha incassato migliaia di messaggi di solidarietà e a qualcuno è venuto in mente che forse anche in Cina finalmente si potesse assistere a un MeToo che desse una spallata al patriarcato violento che esercita il proprio potere attraverso il proprio ciondolante organo sessuale.

Messaggi finti e depistaggi oltre il senso del ridicolo

E invece di Peng Shuai si sono perse le tracce e la vicenda, se possibile, ha assunto risvolti ancora peggiori. Dopo qualche giorno il media cinese CGTN Europe ha trasmesso un messaggio, attribuito alla stessa Peng Shuai, e inviato a Steve Simon, direttore della WTA in cui si leggerebbe «Ciao a tutti, sono Peng Shuai. Per quanto riguarda le informazioni recenti pubblicate sul sito Web ufficiale di WTA, questo non è stato verificato o confermato con me ed è stato rilasciato senza il mio consenso. Le informazioni in questa versione, comprese le accuse di violenza sessuale, non sono vere. Non sono scomparso, né sono in pericolo. Sto solo riposando a casa e va tutto bene». Il messaggio ha il sapore inquietante della ritrattazioni dettate dal potere se non addirittura scritto da altri. Mica per niente Simon ha risposto senza mezze misure: «Trovo difficile credere che Peng Shuai abbia effettivamente scritto l’email che abbiamo ricevuto, o che creda a ciò che le viene attribuito. Le sue accuse di aggressione sessuale devono essere rispettate ed essere indagate in modo trasparente e senza censura. Le voci delle donne devono essere ascoltate e rispettate, non censurate o dettate». A questo punto sarebbe bastato vedere Peng Shuai di persona, in carne e ossa, spiegare tutto per filo e per segno, libera e in salute. Invece la Cina, che ha un abbondante tolleranza del senso del ridicolo, non si è nemmeno accorta di vere reso pubblica una mail in cui appare il cursore che lampeggia solo (questo lo sanno tutti) mentre si scrive. Chi ha mandato quella mail? Ovviamente nessuna risposta.

Può una super potenza mondiale trattare il mondo così?

In compenso dopo 17 giorni di assenza di Peng Shuai compare un segnale che vorrebbe essere rassicurante: un giornalista cinese molto vicino al governo, Shin Shiwei, mostra tre foto che Peng Shuai avrebbe postato su WeChat (un’app di messaggistica simile a WhatsApp, diffusissima in Cina) tre foto recenti. Qui la tragedia come sempre diventa addirittura farsa e si vede la tennista apparentemente serena, seduta in una stanza circondata da tanti peluche, assieme a un gatto grigio. Peng Shuai sorride tenendo in braccio il gatto e si mette in posa per un primo piano a fianco di un pupazzo di Kung Fu Panda. Eppure niente appare come dovrebbe essere: una tennista di fama mondiale scompare, i giornali di mezzo mondo la mettono in prima pagina gonfi di preoccupazione (qui in Italia, come al solito, ci metteremo ancora un po’), la federazione tennistica è allarmata, perfino le organizzazioni internazionali si stanno muovendo e questa si fotografa con i peluche? Sembra un pessimo libro giallo scritto di fretta e controvoglia senza nessun lavoro di editing sull’organicità della trama. La domanda è sempre la stessa: dov’è Peng Shuai? E poi c’è una spaventosa constatazione: una superpotenza mondiale è davvero convinta di poter trattare il resto del mondo così, come una massa di idioti da inzuccherare con un po’ di propaganda posticcia. E, badate bene, questi sono quelli con cui si dovranno stringere mani per salvare il capitalismo mondiale. Auguri a tutti.

L’articolo Diritto e rovescio proviene da Tag43.it.

Sara Cunial al Parlamento senza green pass: ovvero perché la legge non è uguale per tutti

L’ex deputata del Movimento 5 Stelle Sara Cunial, una che si distingue per affermazioni come “le migliaia di reazioni avverse anche gravi già registrate nel mondo confermano che il vaccino è pericoloso, ma soprattutto totalmente inutile, come riportato anche nel sito dell’Aifa” (affermazione completamente falsa) o come “ma tranquilli italiani, vi nutriranno a suon di Ogm vecchi e nuovi nelle vostre ciotole e nel vostro sangue”, potrà entrare per il momento alla Camera senza mostrare il green pass. La decisione (corretta qualche ora dopo dal collegio dei Questori che ha approvato all’unanimità una nuova delibera in cui si prevede che Cunial potrà sì partecipare ai lavori della Camera, ma solo dalle postazioni nelle tribune, a cui potrà accedere attraverso un percorso predefinito) è stata presa dal collegio d’appello della Camera dei deputati, presieduto dall’ex M5s e attuale esponente del gruppo “L’alternativa c’è” Andrea Colletti, un altro strenuo oppositore del green pass che vede dittatura sanitaria dappertutto.
Fin qui niente di nuovo: che posti di comando e di responsabilità finiscano nelle mani di politici transfughi in cerca di gloria per colpa della scellerata superficialità nella selezione della classe politica di questo Paese è qualcosa con cui abbiamo fato pace da tempo.

La vera domanda (che rimarrà sicuramente senza risposta) è perché le insegnanti, le cassiere e tutte le altre lavoratrici vengano sospese dal lavoro senza green pass mentre una deputata (una che fermata a un controllo di Polizia rispose “sono una parlamentare e nell’esercizio delle mie funzioni sto andando al mare”) può liberamente continuare a entrare in Parlamento senza nessun obbligo.

“Oggi tutti i miei colleghi parlamentari – ha detto la deputata – dovrebbero gioire di questa decisione” e invece c’è da piangere nell’assistere ancora una volta all’ennesimo populismo nei gesti e nelle forme che non porta nessun contributo alla discussione sul green pass (che può, eccome, essere criticato e aggiustato proprio in Parlamento) ma fomenta ancora una volta i vari negazionisti che attraverso la lotta contro il vaccino e contro il green pass cercano, di sponda, di ottenere un po’ di notorietà. Accade per comici che non fanno più ridere, per cantanti che non hanno più pubblico e ora anche per politici che non troverebbero nessun bacino elettorale.

C’è poi un problema di credibilità generale: uno Stato che vuole imporre restrizioni per questioni sanitarie dovrebbe sapere che l’autorevolezza è un ingrediente fondamentale per risultare coerente e credibile. Che autorevolezza può avere la politica che dispone restrizioni per tutti e poi non riesce a fare rispettare le sue stesse regole proprio all’interno del Parlamento, luogo fondamentale della politica? Come si può chiedere alla gente di avere senso di responsabilità e di sopportare sacrifici se poi bastano due ex compagni di partito per sistemare situazioni che qui fuori diventano terreno di scontro?
Tra l’altro a molti sfugge che Cunial potrà entrare in Parlamento senza partecipare alla discussione e senza diritto di voto, in sostanza pagata dai contribuenti per osservare. Siamo sicuri che sia una vittoria?

L’articolo originale scritto per TPI è qui

«Forse è il momento di ascoltarci»

«Che nessuno si aspetti dei ringraziamenti né di trovarci in silenzio. Forse è arrivato il momento di ascoltarci». Sono le parole ascoltate durante l’inaugurazione del 781esimo anno accademico dell’Università di Siena, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A pronunciarle è Rosalia Selvaggi, la rappresentante delle studentesse e degli studenti che prende la parola subito dopo la relazione del magnifico rettore Francesco Frati.

Le avete lette poco in giro. Lo so. Funziona così di questi tempi.

Rosalia Selvaggi invece prova il gusto di guardare la politica dritta negli occhi. «Il tempo estremamente ridotto che ci è stato concesso – ha sottolineato – è una metafora della marginalità» a cui viene relegata «la componente studentesca». E parla di «idilliaca narrativa meritocratica attorno alle università» che le trasforma in «palestre di sfruttamento» per «un modello di sviluppo che guarda caso è quello con cui si sta distruggendo il nostro pianeta».

Dice Selvaggi: «Bisogna che il nostro e il vostro fine ultimo sia la formazione e la crescita degli studenti e non il guadagno dell’azienda universitaria, lo studio non deve essere più un privilegio per pochi ma un diritto di tutti. Si parla del nostro futuro, ma si continua a farlo senza di noi. Siamo i giovani coinvolti nel dramma della fuga da un Paese che non valorizza il merito, ma merito di cosa? giovani che devono fare gavetta, i “self-made men” – e mai women – a cui viene ripetuto costantemente lo slogan “se ti impegni, ce la fai”. Ed esausti invece ci troviamo costretti ad abbandonare gli studi perché l’istruzione nel nostro Paese è un lusso, e mai un diritto»

E non mancano le osservazioni al Pnrr in cui «non si fa il minimo accenno a università e ricerca» e allora «ci chiediamo cosa ha intenzione di fare questo governo per contrastare davvero diseguaglianze, povertà, precarietà, abbandono scolastico e universitario? Si sente spesso la parola ripartenza, e allora ripartiamo dall’università».

Infine una stoccata molto pungente ai vertici dell’Università di Siena sulla manutenzione delle strutture: «Ringraziamo la visita del presidente Mattarella – conclude Rosalia Selvaggi – che ha permesso la realizzazione di un ammodernamento e una risistemazione “ad hoc”, pronta ed efficiente, di strutture e spazi per gli studenti prima lasciati a loro stessi in assenza di ospiti prestigiosi. La patina dell’apparenza colpisce tutti cercando di nascondere la normalità che non è mai abbastanza perfetta». E per questo Rosalia Selvaggi ha invitato Mattarella a «recarsi anche presso le residenze e mense» per gli studenti «fiduciosi che la sua visita possa essere risolutiva».

Oggi è venerdì, un’aa settimana è passata a discutere di niente che fosse veramente politico, al di là del gossip parlamentare. Le frasi di una studentessa sono più lucide, dritte e coraggiose di quintali di editoriali e di dichiarazioni di politici. Forse sta qui una parte del problema, no? Però viene la tentazione di essere ottimisti, pensando a Rosalia Selvaggi. Forse è il momento di ascoltarli, di rovesciare i sepolcri imbiancati e osservare quanta energia buona e preparata c’è in giro.

Buon venerdì.

 

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