Italia, cinema chiusi: ma va bene se un parroco apre la sala per trasmettere in streaming la messa pasquale
Cari colleghi artisti, la soluzione ormai è dietro l’angolo e ci arriva direttamente da Fiorano Modenese dove la parrocchia di San Giovanni Battista, nella persona del prete (ma evidentemente anche direttore artistico) don Paolo, ha pensato bene di aprire il Cinema Teatro Primavera per trasmettere in streaming la messa pasquale, con tanto di poltroncine e luci abbassate e decine di persone che si godevano lo spettacolo. Mancavano solo i pop corn.
La parrocchia infatti ha deciso, vista l’alta affluenza di fedeli, di riaprire il cineteatro alla faccia del Dpcm che bloccato interamente il settore. Imperdibile il tentativo di difesa del parroco che a Repubblica Bologna dice: “Il Dpcm vieta le attività teatrali e cinematografiche, ma noi non abbiamo fatto né l’una né l’altra. Quella sala non viene utilizzata come cinema da ormai 13 anni, non abbiamo neanche più la licenza: semplicemente l’abbiamo impiegata come salone perché non sapevamo come altro mettere a riparo i fedeli”.
Qualcuno dovrebbe avere l’ardire di spiegarci che differenza ci sia tra i rischi di persone sedute in un cinema a vedere un film e una messa in streaming. Il virus si diffonde in base al contenuto della proiezione? È una variante santa? Però se ci pensate a questo punto viene facile anche immaginare una soluzione per il settore dello spettacolo: basterebbe riuscire a vendere un monologo subito dopo l’omelia, oppure recitare un buon rosario nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo di un film.
Del resto anche il sindaco della città Francesco Tosi si è affrettato a dichiarare che “tutte le regole sono state rispettate”. Ha ragione il caro sindaco: scherza con i fanti ma lascia stare i santi. Basta ammantare di un po’ di sacro, anche solo con una spolveratina in streaming, un luogo considerato insicuro per decreto e magicamente la situazione si disinfetta. E se qualcuno osa fare notare che la messa in streaming si potrebbe anche tranquillamente seguire da casa allora rispondono pronti che si perderebbe “il senso di comunità”.
Quello stesso senso di comunità che invece può tranquillamente andare a farsi benedire (appunto) traslocando il teatro sulla “Netflix della cultura” del ministrissimo Franceschini. In attesa che arrivino presto anche i Patti Lateranensi per i lavoratori della cultura perché scegliere questo mestiere in questo Paese, anche in tempi senza pandemia, è davvero un grande, misterioso e faticoso atto di fede. Andate in pace. A messa.

seguano il mercato. Io me li ricordo gli articoli in cui si indicavano le professioni del futuro, le professionalità più ricercate e quelle umanistiche hanno sempre il numero in negativo.Possiamo aggiungere a tutto questo l’età pensionabile sempre più alta, la gavetta dei giovani sempre più lunga in attesa di qualcosa che non arriva e che neanche vogliamo ma ci troviamo a desiderare, l’odio di classe e le pubblicità sull’orologio biologico delle donne. Per fare solo qualche esempio banale.
A DF però chi mostra uno scostamento dalla rotondità affettiva, senza spigoli da smussare per creare spiragli dall’intorpidimento, viene descritto come malato, o ancora diverso. Le Brigate Sentimentali, una volta uscite allo scoperto, fanno notizia e sui giornali, anzi il giornale, si spreca inchiostro. Le loro foto vengono modificate per sembrare più scure, e loro più sinistri. Diventano altro. Questo altro è pericoloso, un terrorista, il colpevole su cui riversare tutta la rabbia. Perché a un certo punto il governo, per combattere le Brigate Sentimentali, decide di riportare la paura nei cittadini. Una paura illogica che viene instillata dall’alto e che porta al sospetto e istiga alla vendetta. Una paura che viene utilizzata per accrescere il potere del governo, salvatore dei cittadini. Una paura quindi del diverso e di qualcuno che vuole espropriare loro beni e benefici.Lo scostamento va risolto, curato nel senso più invasivo. Anche nascosto.
