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L’ispettore Bertolaso

Chiamato dalla signora Moratti a risolvere i problemi della Lombardia nell’emergenza sanitaria, Guido Bertolaso ha detto in conferenza stampa che forse le cose non stanno andando molto bene. E se l’è presa con i giovani specializzandi

Guido Bertolaso, il signor Wolf dei turboliberisti, il risolviproblemi che ha solo il piccolo difetto di non riuscire a risolvere i problemi, quello che se fosse giudicato dai voti in pagelle sarebbe da un decennio dietro la lavagna con le orecchie d’asino di cartone, il superPippo in salsa lombarda investito dalla signora Moratti, ieri ha tenuto una mesta conferenza stampa in cui ha indossato la maschera del dimesso e ci ha detto che forse le cose in Lombardia non stanno andando molto bene, riuscendo a partorire una faticosa analisi a cui erano arrivati già tutti da mesi mentre erano in fila dal panettiere.

«Il sistema delle vaccinazioni degli over 80 continua a funzionare male, a creare equivoci, ritardi», ha detto Bertolaso. Incredibile. A me, tanto perché va di moda sempre lo storytelling del giornalista che srotola la sua esperienza personale, capita di essere lombardo con padre lombardo dializzato e ultraottantenne e di avere prenotato sull’apposito sito la prenotazione per la vaccinazione: mi sono detto che un ultrottantenne con i reni ormai saltati e con un’invalidità al 100% sarebbe stata una priorità. Niente di niente. Per dire: non mi è arrivato nemmeno il messaggio di scuse per il ritardo. Chissà, forse Fontana ha riconosciuto il numero, mi sono detto.

Comunque ieri Bertolaso ha anche dato una grande lezione di sociologia dicendo, leggete e tremate:

«La legge dice che gli specializzandi sono chiamati a fare vaccinazioni. Non è facoltativo, è un obbligo. La pandemia di covid è un problema di profilassi internazionale – ricorda Bertolaso – e quindi è compito dello Stato in primis di intervenire. Scriverò al prefetto e gli chiederò di richiedere per la seconda volta, l’elenco degli specializzandi. La prima volta ha risposto un solo rettore».

Non vi basta? Ha anche aggiunto: «Mi basterebbe fare un appello a tutti quelli della mia età e il numero dei medici lo troveremmo subito ma non sarebbe giusto perché per un medico vaccinare è la cosa più nobile da fare. Solo vaccinando risolviamo questa emergenza».

Quindi il prode Bertolaso non è riuscito a risolvere i problemi della Lombardia ma ha trovato i colpevoli: i giovani. A posto così. L’ispettore Bertolaso ha chiuso le indagini. Saluti e baci.

Buon giovedì.

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Beatrice Canzedda recensisce Nuovissimo testamento

(fonte)

Ospedale, Reparto di disturbi affettivi. E’ qui che si risveglia Fausto Albini dopo un apparentemente innocuo incidente mentre si trova nella spiaggia della città di DF. Insieme a lui tanti altri pazienti, tutti con lo stesso problema di “rotondità mentale”. Attraverso le loro storie si scoprono e si scardinano una ad una tutte le imposizioni del governo: non sentire, pensare, leggere, reagire, sorridere, emozionarsi. Grazie alla dottoressa Cordio, Fausto scopre la più grande forma di ribellione: l’amore. E le domande arrivano spontanee: L’empatia è davvero una malattia?

L’autore

Nato a Milano nel 1977, Giulio Cavalli è uno scrittore, regista, giornalista e politico italiano. Nuovissimo testamento segue il filone distopico già tracciato dall’autore con “Carnaio”, pubblicato nel 2019 da Fandango Libri, che ha introdotto ai lettori la cittadina di DF. Nuovissimo testamento è tra le segnalazioni per la prossima edizione del prestigioso Premio Strega.

L’opinione

“Non piangere”. “Devi andare avanti”. “Metti prima te stesso”. “Lavori sempre”…quante volte nella vita di tutti giorni sentiamo queste parole? Quante volte veniamo spinti all’egoismo? A non provare empatia? A non sentire per non farci bloccare dalle emozioni. In una società che spinge a correre, ad essere forte, a non fermarsi, a nascondere la fragilità, a produrre sempre e comunque,  leggere “Nuovissimo testamento” colpisce e un po’ spaventa.

I cittadini di DF sono macchine imperturbabili: lavorano, vivono la loro vita senza provare dolore o soddisfazione, producono senza la minima distrazione, emozione, sogni o desideri, sotto il controllo di un immaginario governo e senza alcune libertà. E’ davvero così lontano da quella che è la nostra realtà? Si e no. Lasciare gli affetti per avere maggiori opportunità, lavorare e non vivere, smettere di sognare, soffocare emozioni e dolore per non avere “distrazioni” e andare avanti con il proprio progetto di vita…consuetudini della realtà. Si parla spesso di come oggi manchino “i valori di una volta”, di come ci sia tanto odio. Cavalli va oltre e lancia un messaggio di cui fare tesoro: l’empatia è libertà. Di pensare, di agire, di non farsi controllare da nessun governo. L’apatia è invece il posto dal quale nascono le peggiore pagine della nostra storia.

Alla mente viene subito il momento attuale…con la voglia di lasciarci presto alle spalle la crisi e le restrizioni dovute all’emergenza, ma di portarci dietro il “Fausto” racchiuso dentro di noi: quello che con la pandemia e il maggior tempo avuto a disposizione da dedicare a sé stessi e alla propria famiglia ha riscoperto l’importanza del vivere insieme, l’importanza di darsi il tempo di capire e  sentire…Il tesoro più grande. Nuovissimo testamento e Cavalli sono li a ricordarcelo.

Beatrice Canzedda

The Secret Bookreader recensisce Nuovissimo testamento

(fonte)

Bentornati sul blog, lettori. Il libro di cui vi parlo oggi rientra nei soliti miei canoni di lettura, nella mia confort-zone abituale. Sto parlando di un romanzo davvero potente, fuori dagli schemi: Nuovissimo Testamento, di Giulio Cavalli. Quella di Nuovissimo Testamento è una penna visionaria ed estremamente attuale che di recente ha ottenuto una candidatura al Premio Strega 2021. Se volete saperne di più su questo romanzo, continuate a leggere l’articolo.

TRAMA

Il romanzo prende piede dalla vicenda di un uomo, Fausto Albini, il quale in un giorno qualunque, mentre è intento a disegnare un cerchio sulla spiaggia, improvvisamente avverte un malore. Albini viene ricoverato d’urgenza nel reparto Disturbi Affettivi dell’ospedale di DF, città capitale dello stato di A. Il sistema amministrativo della città è davvero particolare: si tratta di una democrazia apparente all’interno della quale vige una severa regolamentazione che limita quasi tutti gli aspetti individuali della quotidianità: i cittadini di DF non hanno alcuna libertà di scelta, interagiscono esclusivamente con pochissimi contatti ristretti, sono sottoposti ad una turnazione coniugale che prevede un susseguirsi in pochi mesi di diversi partner, sono suddivisi in più classi sociali divise per livello di appartenenza, seguono un rigidissimo piano alimentare emanato settimanalmente dal governo ma, cosa più sorprendente, sono privati di qualunque forma di emozione e di empatia. Fausto Albini nel reparto Disturbi Affettivi conosce altri pazienti che come lui soffrono del disturbo di rotondità sentimentale: Manlio Cuzzocrea, Andrea Razzone e Angelo Siani. Quando Fausto Albini prende coscienza della propria condizione, ovvero quella di poter provare una minima parvenza di empatia e sentimentalità, assieme alla nuova organizzazione criminale creatasi su iniziativa del gruppo di cui egli stesso fa parte, le Brigate sentimentali, dà il via ad una rivoluzione ai danni del capo di stato Bussoli al fine di poter contrastare l’annichilimento emotivo perpetrato dal Governo e ripristinare così un «nuovissimo testamento» in contrasto con la repressione totalitaria. Gli sviluppi del romanzo porteranno ad una vera e propria indagine sugli agghiaccianti retroscena della dittatura. Nella sua estrema chiarezza il finale di Nuovissimo Testamento smaschera l’essenza più infima dell’essere umano, portando alla luce una verità agghiacciante ed un destino ultimo assolutamente inaspettato e spiazzante. 

Cosa ne penso? 

Per citare il filosofo Schopenhauer ne Il mondo come volontà e rappresentazione, quello che avviene nel romanzo di Cavalli è un vero e proprio disvelamento della realtà sensibile. I personaggi sono offuscati dal velo delle apparenze; per loro la realtà è sostanzialmente snaturata e privata della sua vera essenza dal momento che essi non possono usufruire di uno strumento conoscitivo per certi versi apparentemente futile ma al contempo molto importante: l’emotività. La sentimentalità è un bene che a DF spetta solo ad una cerchia ristrettissima di pochi eletti: di fatti nel retroscena del romanzo si fa menzione di un vaccino impiegato poter annientare l’emotività dell’individuo e garantire così un totale controllo della popolazione da parte di un governo oligarchico. Il punto chiave del romanzo subentra nel momento in cui i protagonisti prendono coscienza della loro apparente diversità: per una ragione sconosciuta hanno iniziato a manifestare la propria emotività, scoprendo sentimenti come l’empatia, scoperchiando al contempo una crudele verità via via sempre più manifesta: DF è un vero e proprio stato totalitario, in cui vige forte dittatura interna che ha come obiettivo il controllo della società attraverso il completo assoggettamento dell’emotività e del sentimento. L’obiettivo del gruppo criminale, che diviene così il reale protagonista del romanzo, è dunque riportare la comunità ad un vero e proprio Stato di natura precedente, caratterizzato dalla libertà di parola e pensiero ma soprattutto dalla libertà di poter esprimere la propria sentimentalità. In quest’ottica Cavalli costruisce un tagliente affresco antropologico che ha come tema cardine l’oppressione ideologica del totalitarismo e del pensiero univoco, analizzando in maniera sagace la natura dell’individuo, deformato da un’apparente disturbo inesistente, frutto della repressione e dell’indottrinamento: l’empatia. Il risultato è un romanzo distopico costruito in maniera sapiente e in grado di fornire un’analisi ben definita di una società apparentemente ideale ma al contempo pericolosamente vicina a quella odierna. Attraverso uno stile estremamente incalzante che scorre come un fiume impervio, il racconto porta alle estreme conseguenze l’idealtipo di una società messa a dura prova, che paradossalmente diventa succube della propria libertà di espressione, in primo momento tanto acclamata e successivamente causa stessa di un ritorno alla condizione primaria: quella di un popolo che accetta l’imposizione del totalitarismo e si fa schiavo del pensiero univoco. Nuovissimo testamento è un romanzo adatto a chi ricerca un racconto deciso, tagliente, che nulla ha da invidiare a grandi autori di romanzi distopici come Hunxley, Bradbury e Orwell.

Ora i Dpcm sono fighi

Draghi utilizza lo stesso strumento adottato da Conte per emanare le misure anti Covid, ma non si levano più voci di protesta: del resto molti dei critici di prima ora sono al governo

Per le strane alchimie figlie di questo governo, in conferenza stampa, a presentare il nuovo Dpcm firmato da Mario Draghi, c’era l’inimmaginabile coppia Gelmini-Speranza, roba che sembrava fantascienza fino a qualche settimana fa e che invece improvvisamente è diventata digeribilissima se non addirittura godibilissima per alcuni commentatori.

A proposito, vale anche la pena ricordare cosa si diceva circa l’utilizzo dello strumento del Dpcm da parte del governo precedente. Matteo Renzi una volta disse: «L’ultimo Dpcm è uno scandalo costituzionale. Non possiamo calpestare i diritti costituzionali. Trasformiamolo in decreto». Sui Dpcm protestavano Salvini, protestava proprio Gelmini e il centrodestra (per voce di Giorgia Meloni) diceva: «Il Parlamento non decide più nulla, ci sono quattro persone che si chiudono in una stanza e decidono del futuro di milioni di persone. E che decisioni poi… questo non è più tollerabile». Perfino la neo ministra Cartabia quando non era ministra ci andò giù dura: «La nostra Costituzione non contempla un diritto speciale per gli stati di emergenza ed anzi la nostra Repubblica ha attraversato varie situazioni di crisi, a partire dagli anni della lotta armata, senza mai sospendere l’ordine costituzionale». Sabino Cassese fu ancora più pesante: «Prima o poi anche la Consulta boccerà le misure anti Covid del governo Conte … allora si riconoscerà che i Dpcm e i decreti sono illegali».

Draghi utilizza lo stesso strumento ma non si levano voci di protesta, del resto molti dei critici di prima ora sono al governo quindi va bene così. E anche le misure restrittive indicate come “dittatura sanitaria” rimangono più o meno le stesse eppure questa volta tutti si sentono magnificamente liberi e soddisfatti. Magie della propaganda, evidentemente. Il fatto che il primo Dpcm di Draghi sia di fatto la prosecuzione dei Dpcm precedenti con in più una stretta sulla scuola non infiamma nessuno. Tutto bene.

In compenso molti commentatori hanno sottolineato come il presidente del Consiglio abbia deciso di non presenziare alla conferenza stampa facendo notare come questo atteggiamento indichi la rinuncia a personalismi. E infatti ieri c’erano Speranza e Gelmini. Ieri la ministra Gelmini ha parlato di scuola, lei proprio lei, quella che la scuola l’ha affossata a colpi di tagli ieri ha parlato alla nazione, impunita, inaspettata, di nuovo, nel 2021, di scuola. Ma non solo: la berlusconiana, con uno stile di cui faremmo anche volentieri a meno, ha trasformato la conferenza stampa in un piccolo comizietto politico (non ce la fanno a trattenersi, da quelle parti) continuando a rivendicare una presunta “discontinuità” (la parola magica per accarezzare i suoi elettori), spiegandoci che questa volta non si è arrivati all’ultimo momento ma che il Dpcm fosse già pronto da venerdì (quindi gli altri quattro giorni sono serviti ad apparecchiare la conferenza stampa, probabilmente) e soprattutto rivendicando una maggiore collaborazione con gli enti locali. Sarà per questo che l’Anci e alcune regioni hanno criticato il Dpcm un minuto dopo.

È il solito trucco di cambiare la lente per convincerci che sia cambiato il paesaggio. Bene così.

Buon mercoledì.

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Romaniello, deputato M5s in odor di espulsione: “Non potevo votare un governo con Lega e Berlusconi”


Cristian Romaniello, deputato del Movimento 5 Stelle e una delle figure di spicco della Lombardia, è a rischio espulsione dal partito fondato da Beppe Grillo. Il motivo? Non aver votato la fiducia al governo Draghi: “Non mi sta bene fare un governo ancora con la Lega, ancora con Renzi e addirittura con Berlusconi”, ha dichiarato a Fanpage.it.
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Ma la soddisfazione del repulisti è breve

Siamo ancora in quel momento in cui l’eliminazione delle pedine precedenti viene considerata una vittoria, dove ad esempio le dimissioni forzate di Domenico Arcuri bastano per fare esultare elettori e per infervorare capi di partito che si appuntano la medaglia il merito della cacciata (su Arcuri sono Renzi e Salvini, curioso nevvero?) e dove “basta non vedere più certe facce” per sentirsi già meglio, secondo alcuni. Il governo Draghi è all’inizio della sua opera, sentimentalmente è ancora acerbo e il profumo della vendetta continua a spirare. Però alcuni fatti incontestabili si scorgono.

Innanzitutto in meno di una settimana Mario Draghi ha cambiato le persone apicali a cui è affidata la missione contro la pandemia. Non è una scelta di poco conto, soprattutto in un Paese che piuttosto avrebbe mediato, spacchettato e mischiato le competenze per tenere in bilico assetti nuovi e quelli passati. Di questo gli va dato atto: si è preso la responsabilità di imprimere una svolta (per ora almeno sui nomi e poi naturalmente anche sulle dinamiche) della distribuzione del vaccino e della gestione dell’emergenza. Ieri ha preteso le dimissioni del commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, prima aveva sostituito il capo della Protezione civile Angelo Borrelli richiamando Francesco Curcio e al coordinamento dei servizi segreti ha messo il capo della polizia Franco Gabrielli, al posto del diplomatico Piero Benassi.

Qualcuno in queste ore ci dice che la dipartita di Arcuri (che per ora cade perfettamente in piedi visto che è e rimane a capo di Invitalia) sarebbe “una vittoria della destra”: falso. Arcuri è, forse sì, uomo molto stretto a Giuseppe Conte ma le osservazioni sul suo operato sono arrivate da più parti. È l’Arcuri che ha fallito su tutta la linea con l’app Immuni, è l’Arcuri dei banchi a rotelle tra l’altro arrivati persino troppo tardi, è l’Arcuri delle costose e inutili primule come centri vaccinali, è l’Arcuri sempre tronfio in conferenza stampa che non rispondeva ai giornalisti o se rispondeva lo faceva con una querela, è l’Arcuri soprattutto che c’entra con l’inchiesta della procura di Roma per traffico di influenze illecito nell’acquisto di 1,25 miliardi di euro in mascherine cinesi intermediato da un giornalista Rai in aspettativa, Mauro Benotti, che ha ottenuto 12 milioni di euro per la mediazione che ha avuto 1282 contatti con Arcuri tra gennaio e maggio 2020. Insomma Arcuri ha molto da spiegare e molto da farsi perdonare e anche su queste pagine ne abbiamo scritto spesso.

Ieri sui social girava una card di pessimo gusto di PiùEuropa (quelli che dovrebbero essere seri) che diceva “ciao #Arcuri” con la scritta “Liberisti da divano te salutant”. Salviniani e renziani hanno esultato sbracciandosi. Siamo ancora nel tempo del rancore. E intanto ci ritroviamo pezzi di esercito a gestire la pandemia, con l’aria di un’idea militarizzante che ricorda tanto ciò che fa Bolsonaro in Brasile. E a nessuno viene il dubbio che per quel compito ci sarebbe, proprio per sua natura, ad esempio anche la Protezione civile. Ma quando finirà la voglia di rottamazione, finalmente, osserveremo e giudicheremo i risultati.

Buon martedì.

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Nuovissimo testamento al Premio Strega: le motivazioni di Filippo La Porta

Giulio Cavalli

Nuovissimo testamento

Fandango Libri


Proposto da
Filippo La Porta
«“Focolai di empatia.” Già questa espressione potrebbe giustificare il romanzo “biopolitico” – in senso visionario e romantico – di Giulio Cavalli. L’empatia, ingrediente necessario di qualsiasi relazione umana, già oggi comincia a essere percepita come lieve disadattamento, come possibile intralcio nella struggle for life dove occorre essere concentrati sui propri obiettivi (immedesimarsi troppo potrebbe debilitare…). Proiettata poi in una società distopica del futuro prossimo – tra Orwell e Huxley, tra Bradbury e Philip K. Dick – diventa una vera e propria malattia, che il potere tenta di reprimere con ogni mezzo poiché rende gli individui imprevedibili, indocili, intrattabili. Lo stile dell’autore – concitato e apprensivo, con una sintassi scombinata dal succedersi febbrile degli eventi – risente (coerentemente) della distopia: le emozioni, proibite dall’alto, implodono nel quotidiano con una violenza liberatoria. La scrittura viene esposta a “sversamento” fin dalla prima pagina. Quando uno dei personaggi, in ospedale, va in bagno per leggere clandestinamente (e rischiosamente) un libro, ci imbattiamo in una pagina di Marco Polo che potrebbe essere assunta come definizione della letteratura stessa: “Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversità delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti…”. Cavalli ci avverte con un uno straordinario esercizio di immaginazione sociologica (e antropologica) che la bellezza è sovversiva, che “non esistono emozioni turpi”, che qualsiasi società (dispotica, democratica, autoritaria, aperta…) non può permettersi di censurarle.»

Se va a un matrimonio vorrebbe essere la sposa

Invece di rispondere in conferenza stampa sui suoi rapporti con l’Arabia Saudita (come aveva promesso), Matteo Renzi si è inventato l’autointervista. E che fa? Mischia le carte e naturalmente si dimentica di farsi domande importanti

«È così egocentrico che se va a un matrimonio vorrebbe essere la sposa, a un funerale il morto». Rubo le parole che Longanesi dedicò a Malaparte per provare a raccontare come Matteo Renzi abbia pensato di risolvere la questione dei suoi rapporti a pagamento con il principe ereditario Mohammed bin Salman.

Ricapitoliamo. Nel pieno della crisi di governo (da lui provocata) Matteo Renzi conduce un’intervista con il principe saudita in cui magnifica il regime, magnifica il principe (lo chiama più volte “amico mio” e “grande” principe), basta guardarsi il video dell’intervista, parla di un «nuovo Rinascimento» e addirittura ammette di invidiare “il costo della lavoro” dei sauditi. Tutto questo alla modica cifra di 80mila euro (o dollari, Renzi non ricorda esattamente) all’anno.

Quando esce la notizia del suo essere al soldo del principe saudita lui si difende, piuttosto goffamente, dicendo che rientra tutto nella sua normale attività di “conferenziere”: falso. Conferenziere non significa essere pagato per contribuire alla ricostruzione di una credibilità che i sauditi faticano a mantenere: molti grandi gruppi dei media – come New York Times e Cnn – dopo l’omicidio di Khashoggi, editorialista del Washington Post, hanno boicottato la Future Investment Initiative del principe bin Salman. L’ingaggio di Renzi evidentemente è tornato molto utile per coprire un buco che altri non erano disposti a coprire. È legale? Sì, purtroppo, perché in Italia (e solo in pochi altri Paesi) c’è un evidente buco legislativo. È legittimo? Ognuno ha la sua idea.

Poi accade che Renzi, incalzato, affermi letteralmente: «Prendo l’impegno di discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa dei miei incarichi internazionali, delle mie idee sull’Arabia saudita, di tutto; ma lo facciamo la settimana dopo la fine della crisi di governo».

La crisi di governo si è risolta e intanto Biden ha reso pubblico il rapporto dell’intelligence Usa che conferma la diretta responsabilità del principe saudita nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Una brutta botta per il leader di Italia Viva.

Arriviamo finalmente a questi ultimi giorni, Renzi risponde, bene, e come risponde? Intervistandosi da solo. Badate bene: aveva parlato di «discutere con tutti i giornalisti in conferenza stampa» ma furbescamente si inventa l’autointervista per avere a che fare con l’unica persona di cui è interessato e che stima davvero: se stesso. E che fa? Mischia le carte, come molti dei suoi fan sui social in queste ore, confondendo attività politica e attività professionale personale. Il trucco è quello di equiparare l’attività politica di rappresentanti politici in carica (su cui poi ci sarebbe parecchio da scrivere) con il suo lavorare per la propaganda di regime di un Paese straniero mentre è senatore pagato dai cittadini italiani. Peccato che su questo punto il Renzi giornalista non abbia avuto la prontezza di interrogare il Renzi intervistato. Scrive Renzi che è «giusto e anche necessario» avere rapporti con l’Arabia Saudita, Paese «baluardo contro l’estremismo islamico e uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni» confondendo il lavoro diplomatico con l’attività di un privato cittadino. Insomma, il solito Renzi.

Nella sua risposta ovviamente non cita mai il principe (non sia mai, che non si irriti “amico mio”), spende ancora parole d’elogio per la famiglia reale saudita ma si dimentica di farsi la domanda sugli interessi economici dei sauditi in Italia e in Europa. Che distratto. Sarebbe stata una bella domanda. In compenso si fregia di pagare le tasse, come se fosse una cosa straordinaria. Grandioso.

E infine, come sempre, la butta sul vittimismo politico: questo però è sempre un classico. Renzi infine rivendica di essere sempre pronto a parlare di diritti umani ovunque sia necessario: benissimo, ma ci faccia sapere su mandato di chi e se poi emette fattura. Così ci viene più facile.

Buon lunedì.

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Nuovissimo testamento: un’intervista per Il Cittadino

(di Rossella Mungiello)

Fausto Albini si sente male in un giorno qualsiasi. Subito portato d’urgenza, al pronto soccorso, viene ricoverato nel reparto disturbi affettivi, quello per i cittadini di DF colpiti da rotondità mentale. Ed è l’incontro con la dottoressa Cordio a fargli scoprire un sentimento indicibile e proibito, l’amore. 

Torna in libreria, con un nuovo romanzo, Nuovissimo testamento (Fandango) lo scrittore lodigiano Giulio Cavalli, classe 1977, nato come attore e autore teatrale, oggi anche giornalista e soprattutto scrittore, con i risultati di eccellenza, come dice l’accoglienza a uno degli ultimi volumi, Carnaio (Fandango, 2019). Come mai ha scelto nuovamente di utilizzare la distopia? «Quando abbiamo fatto uscire Carnaio l’idea di usare la distopia ci è sembrata molto utile per parlare di diverse sfumature del presente e abbiamo pensato che DF potesse essere il luogo simbolo di alcune storture attuali: si tratta quindi di una trilogia, senza però una consecutio temporale»Come mai questo titolo? «Perché ritengo che il passaggio verso un nuovo rinascimento debba per forza tenere conto di diverse interpretazioni e di un recupero dell’empatia intesa come essere fortissimamente umani: è immaginare che la nuova era possa essere una maggiore consapevolezza affettiva e solidale». Tra le pagine torna anche prepotente il tema della fragilità umana. Perché è così importante parlarne? «Perché sembra sia uno stigma e sembra scomparsa dal dibattito pubblico e invece è attraverso la fragilità che si riescono a scrivere e leggere la pagine migliori. È combattere con ostinazione questo comandamento laico di essere insensibili per essere performanti e perché poi, solo attraverso la sensibilità e la profondità, c’è un’ampia elaborazione del presente». Quando è nato questo libro e con ispirazione? «È una riflessione sulla facilità e la difficoltà di governare e di essere governati. E su come molto spesso il potere, che non deve essere per forza politico, coltivi la semplificazione o la banalizzazione per cercare di rendere di rendere tutto più governabile perché incapace di affrontare la complessità. E poi già Carnaio poneva il tema della disumanità come acceleratore sociale, addirittura proposto come soluzione finale». Le norme che vanno a toccare ogni sfera dell’individuo, è quello che abbiamo vissuto tutti in questo anno… è stato di ispirazione questo aspetto? «Sicuramente. Il distanziamento sociale – definizione di per sé terribile – è anche diventato distanziamento affettivo, sentimentale e comportamentale, che comporta tutta una serie di passaggi che sono stati e continuano a essere molto sottovalutati. Non so se alla fisioterapia sentimentale qualcuno ci stia pensando, anche se certamente fermare l’avanzata del virus è fondamentale. Io penso che la letteratura possa svolgere un ottimo ruolo in questo senso. Nuovissimo testamento può essere una chiave di lettura, ma non vuole essere la fotografia del presente». Quali sono gli impegni del prossimo futuro? «Sono molto contento perché il libro sarà segnalato al premio Strega e stiamo pianificando una serie di presentazioni. Vedremo se sarà possibile farli». •