Vai al contenuto

E quelli per cui non andrà tutto bene?

Mi si perdoni se esco per qualche minuto dalla retorica dello #stateacasa (a proposito, se potete restate in casa) e dal volemose bene che viene proferito da tutte le parti e perdonatemi anche se potrei essere frainteso e svilire la retorica dell’andrà tutto bene ma non è questo il senso. Per niente.

Però mi chiedo, vi chiedo: e per quelli che non andrà tutto bene? Cioè per quelli che già adesso sta andando male?

Quelli che hanno perso un proprio caro e non hanno nemmeno avuto l’occasione di fare un funerale, avvolti dal dolore e dalla solitudine che rende ancor tutto più pungente.

Quelli che hanno in casa una persona disabile e non esistono nella comunicazione pubblica, nei media e nemmeno nei decreti. Gente che non riesce a trovare qualcuno disposto a venire a casa per dargli una mano. Gente per cui non tutto andava bene prima, non va bene adesso.

I lavoratori (ancora tanti, tantissimi, troppi, numero enormi che gridano vendetta) che lavorano in condizioni non sicure. E tornano a casa con la preoccupazione di essere infetti.

Persone che soffrono di depressione (e a cui non basta un “dai, su, mi raccomando, stai allegro”) e per cui questa quarantena è una sofferenza ancora peggiore.

Gli invisibili, che siano immigrati o irregolari o italiani poveri o persone che hanno perso tutto o semplicemente persone che non hanno una casa: chissà cosa pensano quando gli si dice che tutto andrà bene.

I medici e gli infermieri che non hanno dispositivi che servono a proteggerli dal contagio e lavorano tutto il giorno in mezzo al contagio. Chissà se gli bastano gli striscioni colorati.

E poi l’incertezza di come andrà, di quando potrebbe finire e un presidente del Consiglio che decide di parlare di un eventuale prolungamento delle misure restrittive in una chiaccherata al Corriere della sera, come se fosse un argomento da bar, un cosetta da amici.

Ecco, va bene, speriamo e facciamo di tutto perché tutto vada bene ma per favore non corriamo il rischio di silenziare quelli per cui non andrà bene, dai, no. Non chiudiamo in casa anche il pensiero critico, oltre ai corpi.

Buon venerdì.

Commenti

commenti

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Ma sono vigliacchi o sono eroi

Eroi o vigliacchi. Il populismo (anche mediatico) non si pone mezze misure e ancora di più in tempo di coronavirus. C’è bisogno di notizie estreme, soluzioni estreme, volemose bene, untori, assassini o salvatori. La giornata di ieri.

Alcuni giornali ci dicevano che c’erano al Cardarelli di Napoli 249 medici in malattia, a gran parte fannulloni. Per Walter Ricciardi, consulente per l’emergenza coronavirus del ministero della Salute, «come sempre nelle circostanze drammatiche emergono gli eroismi e le vigliaccherie dei singoli, fortunatamente sono decisamente di più i primi». Mentre il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, sottolinea come in «questa è una guerra in cui molti soldati stanno combattendo in prima linea senza elmetto, senza giubba e anche senza armi. Questi sono i nostri eroi. Poi ci sono i vigliacchi, i traditori, quelli che scappano. Questi vanno colpiti». A suo avviso «chi adesso abbandona il campo di battaglia non va fatto il procedimento disciplinare ma va licenziato».

Nel pomeriggio esce un altro articolo, questa volta su Il Mattino di Napoli: «Sono in totale 33 e non 249 i medici del Cardarelli, su 739 di cui 16 nei dipartimenti assistenziali e 17 nel dipartimento di emergenza e accettazione (pronto soccorso che fronteggiano anche il Covid-19). Di questi ultimi 4 sono affetti da patologie croniche e 4 positivi al tampone per il Covid-19 in isolamento fiduciario in base alle disposizioni di sorveglianza sanitaria prevista dal decreto del governo per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.
Gli altri 9 sono ammalati per il Covid-19»: il manager del Cardarelli Giuseppe Longo smentisce con un video le accuse di assenteismo dei medici.

Le tifoserie ormai però sono formate e ben divise: da una parte chi dice che è una vergogna e che funziona sempre così e dall’altra chi dice che i medici si ammalano perché non sono protetti. La verità non sta nel mezzo: con due notizie così qualcuno semplicemente sta mentendo, non esiste un “mezzo”.

Eppure anche questo tempo, come quelli precedenti, ha bisogno di eroi e di nemici, di rinunciare a ogni forma di complessità. Bisogna essere estremi in tutto, bisogna trovare la notizia che faccia rizzare i capelli. Eppure ci farebbe bene un po’ di complessità.

Buon giovedì.

(ps: l’assessore Gallera dice che la vicenda dell’ospedale di Legnano di cui abbiamo parlato ieri sia un fake news e che ci vorrebbe troppo tempo sistemarlo. Meglio farlo da zero. Intanto sono arrivate decine di foto di ospedali abbandonati. Che quelli siano abbandonati è un’evidenza, no? Che siano diminuiti i posti letto è un’evidenza, no? Ma anche questo è troppo complesso: “fake news!” e basta, a posto così)

Commenti

commenti

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Una domanda

Eccoli qui, Silvio Berlusconi e Guido Bertolaso. Il primo si lascia andare a un’importante donazione e il secondo si prepara a farla fruttare per un nuovo ospedale in Fiera a Milano. Conoscendo i soggetti sarebbe il caso di parlare piuttosto di restituzione e sarebbe anche il caso di non dimenticare le colpe del primo (una frode fiscale allo Stato italiano da 368 milioni di dollari) e le inettitudine del secondo (chiedete dalle parti de La Maddalena come ha gestito i soldi pubblici). Ma c’è una domanda a cui sarebbe il caso di rispondere, la scrive Riccardo Germani, portavoce Adl Cobas Lombardia e operatore sanitario all’ospedale di Legnano:

«Lettera aperta:
Al Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana
All’assessore al Welfare, Giulio Gallera
Al Direttore generale Asst Milano Ovest, Fulvio Adinolfi
Al Commissario straordinario, Guido Bertolaso
Alla stampa ed ai cittadini.

Dagli operatori della sanità di Adl Cobas Lombardia.

Sono Riccardo Germani, portavoce di Adl Cobas Lombardia, nonchè lavoratore dell’ospedale di Legnano. Raccolgo la proposta di un gruppo di lavoratrici e lavoratori dell’ospedale e la rendo pubblica. Ci rivolgiamo a quanti in indirizzo, perché in questo momento crediamo che l’aiuto di tutti sia un bene prezioso.

Sappiamo che la Regione ha chiesto di coordinare la possibilità di costruire un ospedale per pazienti di Covid-19 a Guido Bertolaso, che sta cercando di allestire, presso i padiglioni della ex Fiera di Milano, nuovi posti letto. Probabilmente il commissario straordinario Bertolaso non è a conoscenza della presenza di una struttura che ha tutte le potenzialità per accogliere velocemente nuovi pazienti proprio qui vicino all’ex zona fiera.

Non vogliamo entrare in polemica sulle vecchie vicissitudini e lo spreco di denaro pubblico della nostra storia sanitaria regionale ma, sottolineiamo che proprio a Legnano, a poca distanza dalla zona fiera, esiste il “vecchio monoblocco” e ben due padiglioni realizzati e predisposti dieci anni fa con tutte le attrezzature. Infatti, essendo una brutta pagina politica di questa Regione, sembra che pochi si ricordino ciò che oggi potrebbe essere invece una risorsa per garantire, immediatamente, centinaia e centinaia di nuovi posti letto. Infatti, ci sono: camere già attrezzate con predisposizione di ossigeno, una rianimazione, reparti di terapia intensiva che sono chiusi, mentre resta aperto e funzionante in una struttura nuovissima un prezioso laboratorio di analisi.

A nostro avviso sarebbe una soluzione immediata se si rendesse operativa questa struttura con l’investimento di meno risorse economiche che potrebbero, invece, essere utilizzate per materiali, dispositivi e per assumere il personale sanitario che servirebbe a gestire più di 500 posti letto che si renderebbero disponibili senza alcuno spreco di risorse e di tempo. Invitiamo per tanto a fare un sopralluogo, a verificare quanto stiamo asserendo sicuri di quanto affermiamo.

Noi lavoriamo all’ospedale attualmente attivo a Legnano che è di recente costruzione ed oggi sta operando con grande professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici tutte, come meglio può per accogliere i malati di Covid-19, anche grazie ad un’amministrazione che da subito ha affrontato in maniera pragmatica l’emergenza mettendo a disposizione reparti da destinare ai malati e personale, ma come dappertutto i posti non sono mai abbastanza. Abbiamo una risorsa e ci aspettiamo che venga attivata per il bene comune di tutta la regione».

Si attende risposta.

Buon mercoledì.

Commenti

commenti

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

I cecchini della gente per strada

Mi si perdoni se esco per qualche minuto dalla retorica dello #stateacasa (a proposito, se potete restate in casa) e dal volemose bene che viene proferito da tutte le parti ma questa nuova moda di fare i giustizieri della notte sperando di poter fotografare con il proprio telefono qualcuno che cammina per strada o che corre al parco per poterlo sputtanare sui nostri social e per gridare all’untore non la trovo un alto esempio di leale e consapevole cittadinanza.

Mi spiego, sperando di riuscire a spiegarmi: ma siamo sicuri davvero che sia scoppiato tutto questo enorme improvviso senso civico e invece non covi da qualche parte, sotto la brace, l’ansia di potere dare una faccia e un nome a un colpevole qualsiasi per avere la soddisfazione di odiare e di sentirsi assolti come serenamente e quotidianamente avveniva prima del Coronavirus? Chiedo, eh.

Siamo sicuri che (al di là delle precauzioni sanitarie che devono essere rispettate doverosamente, anche dagli ex ministri dell’Interno con relativa fidanzata) prendersela con i vecchietti che parlottano (contravvenendo le regole, lo so, lo riscrivo, perché sia chiaro il messaggio) sotto casa, inveire con tutta questa bile, non sia un modo per “chiudere in casa” anche la propria visione del mondo e di ciò che accade dimenticando che l’angolo di osservazione non è ciò che (non) vediamo dal nostro salotto ma in questo momento in giro c’è un’Europa che (ancora una volta) si sgretola negli individualismi, c’è una Spagna che requisisce le aziende sanitarie private per l’emergenza (senza chiedere permesso, per favore e senza spendere mille grazie se si ottiene un po’ di collaborazione) mentre da noi sono decenni che tagliano sulla sanità e sui posti letto, c’è Bergamo che è una moria che spacca il cuore solo a raccontarla e ci sono migliaia di persone che non sanno come iniziare il prossimo mese, oltre al mancato coordinamento internazionale per affrontare il virus, oltre alla situazione esplosiva di Lesbo di cui parlano ancora in pochi e qualche altro migliaio di situazioni.

Insomma, mi chiedo, ma non è un po’ troppo facile così?

Buon martedì.

Commenti

commenti

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

No, il virus non ci rende tutti uguali

Mi si perdoni se esco per qualche minuto dalla retorica dello #stateacasa (a proposito, se potete restate in casa) e dal volemose bene che viene proferito da tutte le parti: non è vero che siamo tutti uguali e non è vero che il coronavirus sia una livella che rende i ricchi poveri e i poveri un po’ meno poveri. Anzi, stanno uscendo tutte le disuguaglianze con forza e questa smodata moderazione forse ci impedisce di vederle.

Ogni giorno mi arrivano decine di segnalazioni di persone che lavorano negli ospedali e non hanno presidi di sicurezza. Sono quei medici e quegli infermieri (ma ci sono anche i metalmeccanici, per dire, avete presente chi cura la manutenzione in un ospedale perché tutti funzioni?) che ogni piè sospinto vengono dipinti come eroi e che mi raccontano di lavorare in condizioni di sicurezza assolutamente precari. Ma se sono veramente i salvatori allora non sarebbero i primi da salvare? Si può aprire un dibattito su questo?

E poi ci sono i lavoratori, tanti, tantissimi, che mi scrivono continuamente testimonianze di situazione a dir poco feroci: persone che lavorano gomito a gomito e che vengono tutelati con qualche salvietta igienizzante, fabbriche che continuano a produrre come prima con la differenza di avere affisso qualche raccomandazione in bacheca. E poi ci sono le vessazioni. Vere e proprie vessazioni: fabbriche che offrono un bonus per chi non prende ferie e non prende malattia e soprattutto non rompe troppo le scatole con le norme di sicurezza; persone che hanno a che fare con decine di persone tutto il giorno, vis à vis, e che possono solo affidarsi alla buona sorte. Tutta gente ovviamente che se sta a casa perde il lavoro oppure semplicemente non viene pagata, non sopravvive. E i riders? Quelli che vi portano il cibo a casa? Quelli che vi consegnano i pacchi che avete ordinato su internet? Citofono, saluti, consegna, mancia. Tutto a stretto contatto, ovviamente. Per non parlare dei cantieri: nell’edilizia la sicurezza in molti casi era un miraggio già prima del coronavirus. A proposito: questo vale per i lavoratori regolari, chi lavora in nero non esiste e figurati se esistono i diritti.

Avete bisogno di una rappresentazione plastica delle disuguaglianze in questi giorni? Ci sono i senzatetto multati perché non stanno a casa: non hanno una casa, mangiano per strada, gli hanno chiuso le mense. E anche questa novità molto smart della scuola digitale si è persa un piccolo pezzo: c’è gente che non ha un computer, non ha una connessione internet, devono scontare questa loro colpa?

Insomma sarebbe il caso di parlare anche di diritti, oltre che di doveri, non trovate? Serenamente, responsabilmente ma non fingendo che tutto vada ben, no.

Buon lunedì.

Commenti

commenti

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.