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A bottigliate in faccia

Qualche giorno fa Zhang, un ragazzo di origine cinese, si è fermato per fare benzina alla sua auto in una stazione di servizio a Cassola, Vicenza, non lontano da Bassano del Grappa. Avendo una banconota da cambiare è entrato nel bar della stazione di servizio ed è stato accolto con la frase “sei cinese, hai il coronavirus qui non puoi entrare”. Nel frattempo un avventore del bar si è alzato e ha pensato bene si spaccargli una bottiglia sulla faccia.

«La cosa più grave, forse anche più dell’aggressione, è che nessuno è intervenuto in difesa di quel ragazzo né si è avvicinato a lui per soccorrerlo», dichiara un testimone a Open.

Ma quella bottiglia ha diversi padri, dietro ci sono tutti quelli che hanno soffiato sul fuoco e hanno instillato odio.

Per uno scherzo del destino ora sono gli stessi che dicono che però “si sta esagerando”. Un esempio?

Libero il 22 febbraio apriva in prima pagina così: “Vade retro virus” e poi “Primo morto: un 77enne a Padova”.

Libero il 23 febbraio apriva in prima pagina così: “Prove tecniche di strage” e poi “Il governo agevola la diffusione del virus”.

Libero ieri apriva in prima pagina così: “Virus, ora si esagera” e poi “Diamoci tutti una calmata”.

Sono così: si accorgono sempre dopo le bottigliate in faccia. Sempre tardi. Bravi così.

Buon venerdì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Cari studenti

Il #buongiorno migliore l’ha scritto ai suoi studenti Domenico Squillace, dirigente scolastico del liceo scientifico Volta di Milano.

“La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia…..”

Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi. Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria…. In quelle pagine vi imbatterete fra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi.

Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi ed i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile, non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni, quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale. Approfittate di queste giornate per fare delle passeggiate, per leggere un buon libro, non c’è alcun motivo – se state bene – di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro.

La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare ad ogni nostro simile come ad una minaccia, come ad un potenziale aggressore. Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze, usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero.

Vi aspetto presto a scuola.

Domenico Squillace

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Gente che ha paura

C’è gente che ha paura perché abita in una regione in cui c’è una decina di persone positive al Coronavirus. Mica malate, eh: positive. Ricoverate e in salute.

È la gente che corre a comprare una mascherina (che non serve ma fa niente) pagandola anche uno sproposito in nome dell’emergenza poi cerca il disinfettante per le mani e strapaga anche quello. E si lava le mani anche dopo essersi lavata le mani. Sempre lavare le mani.

È la gente che in nome del panico assalta i supermercati anche se non c’è nessuna ipotesi di quarantena. Non si sa mai, dicono. Hanno anche annullato l’innaffiamento dei fiori sul balcone perché è meglio contenersi e stare in casa. In malora i fiori. Meglio loro che la morte che intravedono dietro ogni cantone.

È la gente che riempie i carrelli di roba, fa una fila immensa, stracarica l’auto, strascarica la spesa e la porta su per dieci piani in casa.

È la gente per cui è normale, dovuto il lavoro di medici e infermieri. Anzi, non si fidano nemmeno troppo.

È la gente che non manda i figli a scuola domani, dopodomani e nemmeno si sa se li rimanderanno, perché i figli vanno salvati da un rischio che è una psicosi e infatti li tengono segregati nella camerata e sono pronti a uccidere chiunque si avvicini.

È la gente che pesta un cinese per difendersi e per difendere la propria famiglia salvo poi scoprire che il cinese non era cinese ma era filippino. Ma per loro l’importante è difendersi a tutti i costi.

C’è un aspetto da non sottovalutare però: la gente che ha paura e che rivendica il diritto di avere paura (anche se la reazione è insensata) è la stessa gente che giudica risibile la paura di quelli che scappano dalla guerra. Dalla guerra vera. Mica dal dubbio del contagio di un cugino del cugino del panettiere.

Avanti così.

Buon mercoledì.

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Tutti i segreti di mio cugino per affrontare il Coronavirus

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Equilibrio e fiducia

Siamo un Paese con una coscienza e una conoscenza collettiva che sono in un punto basso, molto basso. Ma non è questo il momento di dedicarsi all’autoanalisi. No. Sarebbe il momento dell’ecologia lessicale, dell’ecologia dell’equilibrio.

I dati, ad esempio: stiamo parlando di un virus, il coronavirus, che non è dissimile da  un’influenza (lo dice Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus e lo dice la virologa Ilaria Capua. Lo contesta Burioni, sì, lo so) ma questo non significa che averne paura è roba da cretini. Però i numeri dicono che l’80% dei casi ha delle conseguenze molto lievi (lo dice l’Oms, l’Organizzazione mondiale per la sanità), meno del 15% di quelli che hanno contratto il virus sono in condizioni serie e il tasso di mortalità è del 2%. Questi sono i numeri.

Tra le cose importanti da sapere e da fare c’è il non presentarsi al pronto soccorso nel caso in cui si abbiano dei sintomi sospetti ma chiamare il 1500 o il 112, ci penseranno i medici a ciò che è meglio.

L’equilibrio si ottiene tenendo presente che i numeri e i fatti sono questi. L’equilibrio è quella cosa che ci fa evitare di prendere d’assalto gli scaffali dei supermercati. L’equilibrio è la consapevolezza che non c’è nessuna pandemia. Ma l’equilibrio si ottiene anche confidando in un’informazione che la smetta di sciacallare, che la finisca con l’uso di un linguaggio che sembra descrivere la terza guerra mondiale, con un’informazione che la smetta di puntare sul terrore. Poi non facciamo finta di non sapere che il terrore produce terrorizzati, terrorismi e terroristi, per favore. Sembra il Vietnam e invece è solo un virus.

Fiducia. Ci sono organi di comunicazione (quello del governo e quello dell’Oms) che ci aggiornano passo dopo passo. Ci sono anche tanti giornalisti che stanno con fatica facendo il proprio mestiere. È l’occasione giusta per accorgersi che delle buone fonti di informazioni contribuiscono a una buona qualità della vita.

Cercate con ansia le informazioni vere, piuttosto che leggere le catene che vi arrivano via messaggio mentre arraffate mille litri di latte. La serietà è una cosa seria e prima o poi nella vita diventa indispensabile, appunto.

Buon lunedì.

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Pecore con i leoni, leoni con le pecore

Lo so, potrebbe sembrare il solito benaltrismo, la volontà di non fare qualcosa adducendo ogni volta un problema più grande o più urgente ma la questione del taglio dei parlamentari (meglio: dei costi della democrazia) stride enormemente rispetto al costo della Chiesa cattolica nelle casse dello Stato, con una differenza sostanziale: il Parlamento rappresenta tutti i cittadini mentre la Chiesa rappresenta solo una parte di essi, anche se la pagano tutti.

Il taglio dei parlamentari su cui si stanno lanciando ad ali spiegate i 5stelle (che intanto invece hanno smesso di tagliarsi lo stipendio ma anche questo sembra sfuggire all’attenzione popolare) farebbe risparmiare 1,3 euro a persona l’anno, 3,12 euro a famiglia: davvero siamo sicuri di volere bere un caffè in più ed essere meno rappresentati in Parlamento? Perché se invece la recondita soddisfazione di vedere qualche parlamentare in meno deriva semplicemente da uno spirito di vendetta nei confronti di qualcuno allora sarebbe consigliata un’iscrizione alla palestra più vicina o a un corso di yoga, il risultato sarebbe lo stesso.

Sapete invece quanto costa il Concordato? Facciamo un po’ di conti: i Patti Lateranensi del 1929 prevedevano un…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 21 febbraio

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Il cuore di nonno Romolo Carletti, ogni mattina porta a scuola il figlio cieco del vicino di casa

#leroedelgiorno per @fanpage


Ha 84 anni, gli occhiali spessi, canuto, con i capelli che si arricciano sui lati. Se il nonno fosse una maschera Romolo Carletti ha proprio quella faccia lì, da nonno, e in fondo quasi te l’aspetti che sia protagonista di una storia come questa.

https://www.fanpage.it/attualita/il-cuore-di-nonno-romolo-carletti-ogni-mattina-porta-a-scuola-il-figlio-cieco-del-vicino-di-casa/