Ci sforziamo di ricordare ma non riusciamo più a vedere: buona Giornata della Memoria
Il mio commento per TPI.it
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#leroedelgiorno
Ogni volta che uno sportivo sfiora i numeri del mito (e i record di Bryant sono moltissimi) un alone di immortalità lo avvolge: le giocate di Bryant (come capita per tutti i campioni) le preserviamo nella memoria perché è un modo per preservare noi nel periodo in cui lo ammiravamo giocare. Rendere immortale un giocatore è il tentativo, goffo e emozionante, di renderci immortali, noi con lui. Potrebbe essere un giocatore qualsiasi di uno sport qualsiasi, in fondo è la trasfigurazione di quel nostro spicchio di vita, con il sottofondo del ferro colpito dalle schiacciate di Kobe.
https://www.fanpage.it/sport/perche-ci-siamo-innamorati-di-kobe-bryant/

C’è qualcosa di inebriante nelle elezioni regionali che vengono ribaltate sul piano politico nazionale per accreditare eventuali crisi e ribaltoni: se non vanno come dovevano andare nei progetti di qualcuno diventano subito un “l’importante è partecipare”, “ce la siamo giocata” e altre amene sciocchezze del genere.
Salvini aveva promesso di liberare l’Emilia Romagna e poi prendersi l’Italia e invece l’Emilia Romagna si è liberata di lui e l’Italia continua ad avere un governo come sancito dalle elezioni che riguardavano il Parlamento perché no, non è sempre tutto campagna elettorale e no, non è obbligatorio votare ogni volta che qualcuno recrimina facendo casino. Però alcune osservazioni vale la pena farle.
Il Partito democratico risorge proprio nel momento in cui si era dichiarato morto. Con poco tempismo Zingaretti aveva annunciato il fallimento del progetto Pd e per tutta la sera ieri ha detto “viva il Pd!”. Forse, semplicemente, fare campagna elettorale sui contenuti senza preoccuparsi dei fuoriusciti rende tutto molto più interessante e forse qualcuno dalle parti del Nazareno può cominciare a rendersi conto che le questioni ombelicali (e i fuoriusciti con percentuali ombelicali) interessano poco e a pochi. Ora si potrebbe anche fare qualcosa al contrario rispetto a Salvini anche nelle politiche, i decreti Sicurezza, ad esempio, che dite?
Il Movimento 5 stelle (quelli che puntavano al 51%, ve lo ricordate?) affondano e forse sarebbe il caso che si occupino degli elettori oltre che dei quadri dirigenti. Di Maio ha abbandonato la nave prima dello schianto (tempismo perfetto) ma si ritrova anche lui l’acqua in cabina. Ora l’errore che può fare è quello di illudersi di pesare anche nel Paese reale per i parlamentari che si ritrova (e che diminuiscono in continuazione): lo faranno, sicuro.
Salvini l’ha messa sul personale, Bene, bravo, bis. E ieri si è riscoperto moderato. Bene, bravo, bis. Ora ci dirà che ce l’hanno tutti con lui, vedrete. Intanto il centrodestra che non vede l’ora di ammazzare Berlusconi deve fare i conti con Berlusconi che stravince in Calabria.
Poi c’è un dato generale: chi perde dice che ha alzato i toni ma stava scherzando, chi vince dice che ha vinto dappertutto e invece non è vero. Chissà però se ora accada tutto quello che non accadeva perché bisognava aspettare le elezioni regionali in Emilia Romagna. Siamo qui.
Buon lunedì.
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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.
#leroedelgiorno per Fanpage.it
https://www.fanpage.it/attualita/gaetano-la-sla-e-il-diritto-di-essere-felici/
Ma se volete la prova più evidente della propaganda su Bibbiano vi basta fare un gioco: posto che la vicenda sia dolorosa e grave (in attesa che si pronunci la magistratura), quale sono le soluzioni proposte? Al di là dei meme su internet, delle magliette e delle accuse cosa propongono Salvini e Meloni per evitare che il caso si ripeta? Quali sono le modifiche di legge proposte? Perché loro dovrebbero essere garanti del fatto che non ricapiti più?
Si tratta solo di fiducia personale sulla capacità di controllo dei due leader? Davvero? Salvini è lo stesso che non si è accorto della sparizione di 49 milioni di euro dai suoi cassetti e Meloni è la stessa a cui è scappato qualche assessore regionale che faceva accordi con la ‘ndrangheta.
La politica seria porterebbe Bibbiano nelle commissioni parlamentari e in Parlamento. Non si tufferebbe a Bibbiano.
Mio pezzo per TPI
Solito balletto, solite comparse, solite parti in commedia: tutti su posizioni precostituite, tutti garantisti a parole e tutti già con le idee chiare e tutti in difesa dei propri pregiudizi. Però Vakhtang Enukidze è morto.
Mio pezzo per Il Riformista

Se è vero che Facebook è il nuovo luogo della campagna elettorale allora i numeri sono impietosi: per le elezioni in Emilia Romagna la candidata leghista Borgonzoni ha speso negli ultimi 30 giorni circa 45mila euro, 45mila euro la pagina di Matteo Salvini, circa 12mila euro il candidato di centrosinistra Stefano Bonaccini; in Calabria 7mila euro per il candidato Pippo Callipo (diviso tra il suo profilo personale e quello della lista) e 828 euro spesi da Matteo Salvini. Se non avete notato la mancanza di spesa da parte del Partito Democratico, no, non è una svista: il centrosinistra parla dell’abuso dei social da parte degli avversari ma evidentemente si scorda di usarli, i social. E vabbè.
La Commissione Europea e la pagina italiana di Save the Children hanno speso in pubblicità su Facebook per promuoversi in Calabria più di quanto abbia speso Salvini. Del resto basta leggere i giornali o guardare le trasmissioni televisive: le elezioni regionali in Calabria tornano utili per quel paio di giorni che seguono la maxi operazione di Gratteri e poi sono sparite. Che la commissione antimafia abbia poi segnalato come impresentabili due candidati del centrodestra (Giuseppe Raffa e Domenico Tallini, lista Berlusconi per Santelli) sembra interessare pochissimo.
Non conta che il Pd abbia nel governo un suo ministro per il sud. Niente. Il centrosinistra si affida all’imprenditore Pippo Callipo (che si proclama “né di destra né di sinistra” provocando brividi lungo la schiena) mentre il centrodestra ha buone probabilità di vincere con Jole Santelli, deputata forzista, nipote del ras socialista cosentino Giacomo Mancini, ex assistente di Cesare Previti e vicesindaco di Cosenza, quando la città finì in dissesto di bilancio. La campagna elettorale si svolge stanca sui soliti binari della politica che cerca voti nel mezzogiorno promettendo le stesse cose che si promettono da cinquant’anni. Nemmeno le sardine sembrano avere troppi interessi.
Intanto da Catanzaro arriva la notizia del rafforzamento della scorta al procuratore Gratteri poiché ci sarebbero segnali preoccupanti su un progetto di attentato. Un attentato che, basterebbe ascoltare le parole di Gratteri, farebbe comodo a un coacervo di delinquenti che non sono solo mafiosi, no. Ma Gratteri torna utile solo per farsi una foto con lui e lanciarla sui social. Solo per quello.
Se l’attenzione per il sud si misurasse dalla passione di questa campagna elettorale c’è da mettersi le mani nei capelli. Ma è la politica dello spettacolo, quella che si tuffa su Bibbiano, quella che insegue i like: figurarsi se c’è il tempo di essere seri.
Buon venerdì.
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Ma ci sono novità sulla morte di Giulio Regeni? Sì, ci sono, eccome, e dicono chiaramente che la pressione diplomatica sull’Egitto da parte dello Stato italiano funziona, ha funzionato e non si capisce perché sia stata abbandonata. Il procuratore reggente di Roma Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco che da quattro anni indaga sul caso del giovane ricercatore in Egitto sono stati ascoltati dalla commissione parlamentare d’inchiesta e hanno raccontato come nell’anno e mezzo in cui l’Italia ha ritirato il suo ambasciatore in Egitto, era l’aprile del 2016, l’autorità egiziana ha fornito elementi utili al raggiungimento della verità. Il rapporto di collaborazione si è poi bruscamente interrotto di nuovo nell’agosto del 2017 quando il governo italiano è tornato alle normali relazioni diplomatiche: la procura ora non riesce nemmeno a ottenere i dati dei cinque funzionari degli apparati di sicure per notificare l’indagine a loro carico. Siamo messi così.
Però i fatti sono ostinati e molto (troppo) lentamente stanno venendo a galla: Giulio Regeni è stato torturato a più riprese tra il 25 e il 31gennaio di quattro anni fa ed è morto presumibilmente l’1 febbraio «per la rottura dell’osso del collo». I magistrati italiani sembrano avere le idee chiare: Giulio Regeni sarebbe finito al centro di «una ragnatela in cui gli apparati si sono serviti delle persone più vicine a Giulio al Cairo tra cui il suo coinquilino avvocato, il sindacalista degli ambulanti e Noura Whaby, la sua amica che lo aiutava nelle traduzioni». Non sembrano esserci dubbi sulla responsabilità della National Security egiziana.
Colaiocco e Prestipino hanno messo in fila anche i quattro tentativi di depistaggio che hanno rallentato le indagini: «Sono stati fabbricati dei falsi per depistare le indagini – hanno raccontato alla commissione -. In primis l’autopsia svolta al Cairo che fa ritenere il decesso legato a traumi compatibili con un incidente stradale. Altro depistaggio è stato quello di collegare la morte di Giulio ad un movente sessuale: Regeni viene fatto ritrovare nudo». Nel marzo 2016 poi accade che un ingegnere racconti alla tv egiziana di avere visto Regeni litigare con uno straniero vicino al consolato italiano: il traffico telefonico dello studente indica che il giovane fosse da tutt’altra parte e si scopre che il falso testimone fosse imboccato da un ufficiale della sicurezza nazionale egiziana.
Il quarto depistaggio accertato, dicono i magistrati italiani, «è legato all’uccisione di cinque soggetti appartenenti ad una banda criminale morti nel corso di uno scontro a fuoco. Per gli inquirenti egiziani erano stati loro gli autori dell’omicidio».
Insomma, la morte di Giulio Regeni fa schifo fin dal primo momento e continua a fare schifo di fronte alla reticenza e all’insabbiamento del governo egiziano che continua a godere di una certa morbidezza da parte del governo italiano. Dicono bene i genitori di Giulio: «In questi anni abbiamo dovuto lottare contro violenze, depistaggi, omertà, prese in giro e tradimenti. Siamo grati ai nostri procuratori e alle squadre investigative per il lavoro instancabile svolto in questi quattro anni in sinergia con noi e la nostra legale. Se oggi abbiamo i nomi di alcuni dei responsabili del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Giulio e se alcuni di quei nomi sono iscritti nel registro degli indagati, lo dobbiamo a loro».
Con fatica si scava nella verità giudiziaria, chissà quando ci arriverà decisa la politica.

L’articolo di Giulio Cavalli è tratto da Left in edicola dal 24 gennaio
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Certo, non è facile, riportare la politica ai fatti e riuscire a discutere dell’ex ministro Salvini senza inciampare nelle trappole della sua propaganda è un esercizio che richiede cura dei fatti e studio dei numeri. E se ci pensate bene ultimamente non va molto di moda, no. Eppure le colpe (e gli insuccessi) di Matteo Salvini non sono solo nell’inquinamento esasperato di un dibattito politico che riversa le sue scorie anche in una pessima tensione sociale ma si ritrovano anche nei suoi provvedimenti al governo, nelle sue disarticolate proposte politiche e in un’idea di Paese che vale la pena affrontare sul piano squisitamente politico.
I decreti “sicurezza”, ad esempio. Partiamo dai provvedimenti di cui il leader leghista va particolarmente fiero. Il tema che occupa praticamente il 50 per cento della sua comunicazione e che viene usato come clava ancora oggi che la Lega sta all’opposizione.
I decreti voluti dalla Lega hanno stretto le maglie dell’accoglienza, cancellando i permessi di soggiorno umanitari, radendo al suolo il sistema virtuoso degli Sprar e soprattutto creando un impressionante nuovo numero di stranieri senza permesso di soggiorno.
Qualcuno parla di circa 70mila nuovi “fantasmi” lasciati all’addiaccio per le strade delle nostre città e ancora qualcuno non capisce che quei disperati sono tutti carne da macello per premere ancora il piede sull’acceleratore dell’insicurezza e per chiedere ancora l’intervento di un uomo forte che, vedrete, sarà ancora Salvini: lo stesso che ha provocato il disastro. Poi dentro i decreti “sicurezza” c’è ovviamente anche il restringimento dei diritti degli italiani – badate bene mica degli stranieri – che dopo avere esultato ora si ritrovano…

L’articolo di Giulio Cavalli prosegue su Left in edicola dal 24 gennaio
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Lilli e Teresa si sono amate per 23 anni, condividendo tutto. Quando Teresa è mancata circa 8 anni fa Lilli ha chiesto la pensione di reversibilità della propria compagna, come avviene in tutte le coppie, ma la legge Cirinnà non era ancora entrata in vigore ed è iniziata una difficile battaglia legale. Ora c’è la sentenza e il diritto riconosciuto. Lilli e Teresa hanno abitato un diritto prima ancora che fosse scritto.
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