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Non riuscite nemmeno a pronunciare la parola «pace»

Immaginate di essere in ufficio, stamattina, a discutere di quel folle di Trump, delle nefandezze di Soleimani, della guerra che si sta accendendo, dell’ennesima prova di esportazione della democrazia che altro non è che un turpe calcolo utilitaristico sulla prossima campagna elettorale e sui proventi dei signori della guerra e immaginatevi mentre ribadite che l’Italia ripudia la guerra e che il fine della politica internazionale sia la pace. Provate a pronunciare la parola pace, in queste ore, e notate come venite guardati di sbieco.

Immaginate di raccontare a qualcuno che c’era in giro un tizio sconveniente, probabilmente un assassino, che non riuscivate proprio a sopportare, che non avevate voglia di affidare ai normali meccanismi della giustizia e della diplomazia e che sotto le feste l’avete fatto saltare in aria. Pensate di dichiararlo al mondo e di riceverne applausi.

La grandezza (feroce e vergognosa) della guerra è che l’attacco militare è solo un piccolo scorcio della grande operazione che viene messa in atto: fare la guerra significa violentare il dibattito internazionale facendo perdere di vista i valori generali e costringendo tutti ad occuparsi solo di aspetti particolari. Si discute se sia stato il momento giusto per fare saltare in aria un uomo trasformando una nazione in una polveriera e sono rarissimi quelli che si rifiutano di intrufolarsi nella discussione inquinata chiarendo che no, non è mai il metodo giusto.

Ci si fa confondere con un attacco travestito da legittima difesa e si ascolta il presidente Usa dichiarare che non sopporterà attacchi nemici anche se, a ben vedere, nell’ottica distorta della guerra sarebbero una difesa.

Diceva Lutero: «La pace è più importante di ogni giustizia; e la pace non fu fatta per amore della giustizia, ma la giustizia per amor della pace». Ogni volta che la leggo mi sembra illuminante. Questi non hanno nemmeno il coraggio di pronunciare la parola “pace”. Stanno così: a grufolare tra le ghiande che ci hanno messo a disposizione per illuderci di decidere.

E mi viene una malinconia per il pacifismo, per quello che è stato e per i grandi interpreti che ha avuto. Chissà quando ci accorgeremo dei danni culturali che il cattivismo ha provocato.

Buon martedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2020/01/07/non-riuscite-nemmeno-a-pronunciare-la-parola-pace/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Anno nuovo, un Paragone

Due giorni due di giornalismo, parliamo dell’1 e del 2 gennaio 2020, e subito si scorge la dimensione di quello che sarà.

A capodanno si discute di un ex ministro, quello che annusa ogni presepe di provincia e che sbaciucchia ogni rosario o crocifisso che gli venga a tiro, che prende in giro il Papa. Lui, Salvini: il molesto feticista del cattolicesimo (interpretato alla sua maniera) diventa improvvisamente laico e difende la satira contro Papa Francesco che ha recitato per i suoi social insieme alla sua fidanzata. Uno legge di questa vicenda e pensa “no, dai, non può interessare a nessuno una notizia del genere” e invece diventa l’apertura dei siti di informazione e il segretario del Pd Zingaretti trova addirittura il tempo e il modo di rispondere. Il segretario del Pd, quello che ancora tace sui decreti Sicurezza. Ohibò.

La seconda grande notizia dell’anno (iniziato alla grande, si direbbe…) è che Paragone viene espulso dai probiviri del Movimento 5 stelle e il solito Di Battista ne approfitta per recitare la sua parte da bastian contrario. Dice Di Battista che Paragone è molto più grillino di tanti altri grillini e dicendolo dimostra che non solo il Movimento 5 stelle non è diverso da qualsiasi altro partito, ma che nel Movimento 5 stelle siamo già addirittura alla gara del più puro che ti epura. Nel momento in cui si decide di rilasciare la patente del vero grillino significa che ormai si è alla frutta. Ora a rigor di logica si potrebbe dire quindi che Di Battista sia fuori dal Movimento 5 stelle, no? Oppure semplicemente che questi si comportano esattamente come gli altri con la sola differenza di essere terribilmente più sgraziati.

Le prime due notizie di politica di quest’anno sono due notizie che andrebbero infilate nelle pagine delle curiosità e invece sono diventati i temi fondamentali. Mi raccomando: l’importante è non parlare di politica. Mai. In compenso in Spagna si preparano a votare un programma di governo che sarebbe da mandare a memoria. Ma che palle, ‘sti programmi, eh.

Buon venerdì.

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Salvini e i pastori sardi: dopo il danno la beffa


Le proteste dei pastori sardi risalgono addirittura a febbraio del 2018. L’anno scorso Salvini, da ministro dell’interno, promise una soluzione “entro 48 ore” ma ancora oggi non si è risolto nulla. Ci sono però delle novità: la Lega ha incassato un risultato straordinario e mille persone (tra pastori e famigliari) si ritrovano indagate per le proteste.
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Continuare piuttosto che cominciare

C’è questa frase di Thomas Mann: «Il tempo non ha divisioni per segnare il suo passaggio, non c’è mai una tempesta di tuoni o squilli di trombe per annunciare l’inizio di un nuovo mese o anno. Anche quando inizia un nuovo secolo siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo a salve».

Inizia il nuovo anno ed è costante la sensazione di scrollarsi quello vecchio. Tutti pronti a cominciare o a ricominciare come augurio del poter riuscire a fare ciò che non si è fatto. Ci basta poco, del resto, per tenere allenata la speranza: la chiusura di un capitolo trasmette la sensazione di libertà della pagina bianca come se tutto il pregresso ci impedisse la libertà.

Tutti ad aspettare il momento giusto. E quando il momento arriva e abbiamo la sensazione che non sia quello giusto (o semplicemente ci rendiamo conto di non potere raggiungere gli obiettivi) ecco allora che non vediamo l’ora che finisca il momento sbagliato in attesa del prossimo momento.

Il Capodanno in fondo sembra un condono del nostro passato, una cancellatura netta, come se tutto fosse un fardello. E invece mi viene da pensare che sarebbe bello e utile decidere di iniziare sempre, ovunque ci troviamo, e con qualsiasi strumento. Riuscire ad avere visioni lunghe e augurarsi il primo dell’anno di continuare.

E mi viene in mente Nicoletta Dosio che a 73 anni si ritrova in carcere per continuare la sua scelta. In carcere ha passato il Capodanno. Nicoletta è colpevole (secondo la sentenza) perché in una manifestazione No Tav “resse lo striscione ‘Oggi paga Monti‘” e “impedì fisicamente il transito degli automobilisti occupando, insieme ad altri la corsia del telepass”. “A nulla vale pertanto – si legge sempre nella sentenza – ribadire che l’imputata non ebbe alcun colloquio con gli automobilisti o che non ebbe a proferire espresse minacce”. Dal carcere ha scritto di essere contenta della propria scelta.

Ecco, continuare, senza bisogno di cominciare ogni volta.

Buon giovedì.

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In difesa del gesto dell’uomo (che sa chiedere scusa)


Alla fine anche il gesto di stizza di Papa Bergoglio con una fedele (di cui si è scusato) diventa argomento di dibattito politico. Ad attaccare il Papa sono gli stessi che invocano la durezza (se non addirittura la violenza) per il “bene dell’Italia” eppure oggi sono diventati tutti anime belle che danno lezioni di umanità.
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