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Un augurio per il 2020: amate i deboli e i disperati


Per il 2020 vi auguro (ma lo auguro anche a me) di innamorarvi dei deboli e dei disperati. Vi auguro di togliervi dalla testa quella fottuta paura che vi prende, guardandoli, di diventare come loro. Se un disperato accende la disperazione allora significa che avete un serio problema con la speranza, con la vostra speranza, che non riuscite più ad accendere ogni mattina.
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Ciascuno cresce solo se sognato

Niente discorsi di fine anno da queste parti ché siamo nel bel mezzo di tutto. Però per l’ultimo giorno dell’anno mi è tornata in mente una poesia, a pensarci ha una forza dirompente di questi tempi la poesia, di Danilo Dolci che in fondo è anche un augurio denso, bello, pulito.

«C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato».

Buon anno con l’augurio di essere sognati.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/12/31/ciascuno-cresce-solo-se-sognato/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

La fiction di corso Francia

Non si arresta l’immane mole di attenzioni che certa stampa continua a riversare sull’incidente a Roma in cui due ragazze hanno perso la vita e un giovane alla guida è finito agli arresti. Un incidente stradale che non contiene nessun mistero da risolvere e che è non è dissimile da molti altri incidenti che accadono spesso sulle nostre strade è diventato il fotoromanzo natalizio che inonda i giornali e i telegiornali.

Perfino i funerali sono diventati l’occasione per sciorinare dirette web con particolare attenzione sui visi affranti dei genitori e degli amici. Un incidente, per quanto violento e luttuoso, sembra essere la notizia su cui tutti ogni mattina pongono la propria attenzione e siccome non c’è molto da sapere di più delle indagini in corso allora è tutto un rovistare tra foto su Facebook, tra testimoni vari e perfino tra i contatti tra le famiglie dell’investitore e delle investite.

È un giornalismo emotivo che spinge sull’identificazione del lettore (in questo caso sono i genitori che pensano ai propri figli che si muovono per la città di notte con tutti gli eventuali rischi) e che usa un fatto di cronaca come lente per costruire elaborati discorsi antropologici e sociologici. Da qualche giorno sembra che su quel metro di asfalto si sia consumata una tragedia che spiega tutti i nostri vizi capitali degli ultimi dieci anni.

È una sorta di populismo giornalistico che ripete perfettamente le dinamiche di certo populismo politico, quello che usa la cronaca per corroborare una tesi. L’ultimo stadio di questa deriva consiste nel lanciare a briglia sciolta presunti giornalisti d’inchiesta per trovare adolescenti che attraversano la strada là dove non ci sono le strisce pedonali. Ieri addirittura è stata battuta la notizia di un’anziana signora che avrebbe tamponato l’auto che la precedeva per osservare i fiori lasciati in memoria delle ragazze.

Ma siamo sicuri che non ci farà male tutta questa abbuffata di complessità? Ma davvero?

Buon lunedì.

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Tutti (ma proprio tutti) a logorare Gratteri


C’è stato di tutto dopo l’ultima operazione coordinata da Gratteri contro la ‘ndrangheta: giornali “distratti”, accuse di protagonismo verso il magistrato, accuse dalla moglie parlamentare di uno degli indagati, accuse dai colleghi e per finire una bordata del Procuratore Generale Otello Lupacchini direttamente dalle reti Mediaset. Tutto normale?
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Politici come rockstar senza voce

Matteo Salvini ha cantato in playback di fronte all’albero di Natale per condividere il video sul social TicToc, quello dove ci stanno i ragazzini. I ragazzini e i Salvini.

Giorgia Meloni si è fotografata con il cappello di Babbo Natale. Una donna travestita da Babbo Natale tra l’altro è assolutamente contro le sue teorie: un Natale gender. Roba da mettersi le mani nei capelli.

Silvio Berlusconi si è fotografato mentre palpeggia una palla del suo sontuoso albero tutto sbriluccicante. Una foto tutta metallizzata.

Il Natale per i politici italiani è il momento più caldo dell’appuntita attività social quotidiana, tutti impegnati a rassicurare, a mostrarsi come noi, a spremersi per sembrare interessanti ma intelligenti ma simpatici ma non troppo melensi ma non troppo uguali ai concorrenti politici.

Gli uomini pagati e eletti per trovare soluzioni spremono energie, idee e soldi per partorire messaggi social che possano aumentare un consenso che si basa tutto sull’empatia, tutto di pancia, senza contenuti, senza progetti. Stimolare simpatia come primo obiettivo di un politico è un obbrobrio a cui ci siamo abituati ma non per questo è meno deplorevole. E ci siamo abituati. E quelli ne approfittano ed è tutto una discesa verso il basso.

Immaginate un dentista che provi a convincervi a estrarvi un dente mostrandovi quanto è bravo a ballare la Macarena; oppure immaginate un fruttivendolo che vuole vendervi le mele per la simpatia con cui monta un mobiletto in cucina oppure un idraulico che vi invita a dargli fiducia perché mangia lasagne con un bicchiere di vino rosso.

Ma non vi fa schifo? Anche con tutto lo spirito natalizio possibile, non è una miseria di contenuti?

Fanno i politici perché non sanno cantare per diventare rockstar e non sono abbastanza abili nel dribbling per diventare calciatori. Usano il podio mica per fare i comizi: solo per stare più in alto.

Buone feste.

Buon venerdì.

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Marco, Fabo e il coraggio di scrivere le regole

Tutti in piedi a applaudire Marco Cappato che ieri è stato assolto per avere liberato Dj Fabo da una morte che gli era caduta addosso molto prima di essere burocraticamente certificata. E tutti a dire che bravo Cappato, per fortuna c’è Cappato, e tutte quelle belle frasi che servono per esprimere solidarietà gratis, quando viene facile facile.

Eppure Marco Cappato non è solo stato assolto ma soprattutto ha deciso di riscrivere delle regole che riteneva ingiuste prendendosi tutte le responsabilità legali e costringendo la politica a farsi carico delle responsabilità politiche. In un Paese in cui tutti i potenti cercano di schivare i processi, si ingegnano per promettere di cambiare le regole ma poi ci spiegano che non ci sono riusciti oppure si dicono sempre pronti a sacrificarsi per la patria e poi cercano di sgaiattolare il prima possibile.

La lezione di Cappato, di Fabo e della sua famiglia sta tutta nell’affrontare ciò che si ritiene ingiusto prendendosi il vento in faccia, guardando il futuro dritto negli occhi e combattendo per ciò che si ritiene giusto. La frase combattendo per ciò che si ritiene giusto è una frase annacquata dall’essere usata troppo e malamente ma quando accade per davvero mette i brividi.

E alla fine a vincere sono i diritti in mezzo a tutte le parole e viene così facile valutare le stature dei protagonisti che vincono e di quelli che continuano a stare fermi e, al massimo, applaudire.

I diritti aumentano se si svolgono con onore i propri doveri: questa è la lezione.

Buon martedì.

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