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È il programma la radicalità di Sanna Marin


Con un programma radicale Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei Veri finlandesi (Perussuomalaiset) che puntando tutto contro l’immigrazione è riuscito a portarsi a casa un quarto degli elettori. Ecco forse la vera radicalità che dovremmo imparare da Sanna Marin è proprio questa: un programma elettorale che ha il coraggio di compiere scelte nette, opposte al vento che sta attraversando l’Europa.
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Ostentano precarietà

Ci deve essere qualcosa di malsano, come una perversione, per trascinare un governo come se fosse un fardello, passare giorno dopo giorno ad aspettare l’ennesimo summit di governo per dirsi che si è trovato l’accordo di trovarsi d’accordo fra un mese, promettendo che sarà un accordo che li farà andare d’accordo fino al 2023 e mentre lo dicono le diverse parti intanto minacciano di rompere l’accordo di poter andare d’accordo nel caso in cui le proprie istanze non trovino completa soddisfazione.

Il governo Conte bis, comunque la si pensi, è un quotidiano trascinamento di qualcosa che nessuno sembra volere davvero (Conte escluso, ovviamente, quando gli ricapita una roba del genere…) con il Movimento 5 Stelle che non assomiglia al suo leader Di Maio (democraticamente eletto da una mano sulla spalla di Grillo) che vorrebbe andare al voto ma vorrebbe andarci al 51% (eh sì, facile così) mentre il Partito Democratico tiene il peso della responsabilità facendosene usurare con l’aggiunta del solito tiepido indecisionismo e tutte le sue solite contraddizioni e Italia Viva che gioca a fare l’opposizione nella maggioranza per recuperare almeno i voti che la tengano sopra la soglia di sbarramento.

È uno spettacolo anche abbastanza triste, a vederlo da fuori, tant’è che viene il dubbio che questo continuo galleggiare sia un enorme toccasana per la destra che infatti continua a incassare (scende di poco la Lega ma Fratelli d’Italia guadagna più di quanto perda la Lega) e infatti molti elettori chiedono qualcuno che decida, che abbia una linea chiara.

Ma ciò che lascia perplessi è proprio l’ostentazione di questa precarietà, come se fosse un vanto: tutti i giorni tutti gli attori in commedia ci tengono a farci sapere che potrebbero fare cadere il governo da un giorno all’altro e lo dicono con un sorriso sardonico e con malcelata soddisfazione.

Vorrebbero fare i grandi comunicatori e invece sono una masnada di autosabotatori. Ma sorridono guardando in camera, come nei battesimi e nei matrimoni.

Avanti così.

Buon martedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/12/10/ostentano-precarieta/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Troppo facile con il professore razzista

Quando ci si è accorti dei tweet del professore Emanuele Castrucci (quello pro-Hitler, per intendersi quello dei Savi di Sion) la gazzarra è stata fin troppo facile: c’era tutto scritto, certificato da un social autorevole e popolare come Twitter e un professore universitario è una preda comunque facile per la valanga che l’indignazione generale riesce a provocare.

«Le vergognose esternazioni del Prof. Castrucci offendono la sensibilità dell’intero Ateneo; ho già dato mandato agli uffici di attivare provvedimenti adeguati alla gravità del caso», scrisse il Rettore Francesco Frati, il giorno dopo aver twittato: «(…) il Prof. Castrucci scrive a titolo personale e se assume la responsabilità. L’Università di Siena, come dimostrato in molteplici occasioni, è dichiaratamente anti-fascista e rifugge qualsiasi forma di revisionismo storico nei confronti del nazismo».

«Magnifico Rettore dell’Università di Siena, veramente lei pensa che insultare la vita di milioni di persone ridotte in cenere per la colpa di essere nati ebrei, o rom, o disabili, o Testimoni di Geova, o di essere oppositori politici del più grande criminale che la storia abbia visto, veramente lei pensa che difendere il contenuto di un falso storico conclamato e progenitore delle più spaventose tesi antisemite come i Protocolli dei Savi anziani di Sion, sia “opinione personale” del professor Castrucci, docente di Filosofia nel suo Ateneo, come da lei asserito? Ma lei non si vergogna delle parole che ha detto dall’alto del suo scranno di rettore di una delle più antiche Università del mondo? Quale insegnamento ha dato ai suoi studenti? Che la libertà è anche quella di esaltare chi la negò? Veramente siamo arrivati a questa trasfigurazione dell’idea di Libertà?», ha detto il deputato del Pd Emanuele Fiano.

Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, ha comunicato: «Come pensiamo di poter combattere l’antisemitismo quando nelle aule universitarie un docente insegna i pregiudizi antiebraici? Faccio appello al ministro dell’istruzione Fioramonti e al rettore affinché allontanino immediatamente questo professore».

«Questa mattina ho sentito il rettore Francesco Frati che mi ha subito comunicato la sua intenzione di prendere provvedimenti. Bene. Su queste cose non si scherza. Mai.», ha twittato il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti.

È «davvero inquietante che un professore si abbandoni ad espressioni di esaltazione del nazismo e dell’antisemitismo. La scuola e l’università condannano da sempre il nazismo e l’antisemitismo in tutte le sue forme. Il professore si vergogni e chieda scusa», ha detto la viceministra dell’istruzione Anna Ascani.

Tutto bene. Tutto bello. Però c’è un senatore del Movimento 5 stelle, Elio Lannutti, già Italia dei valori, che citò anche lui il Protocollo dei Savi di Sion (che è un falso storico a cui credono solo i nazisti e gli ignoranti) come fonte per raccontarci della «dinastia che ancora oggi controlla il Sistema bancario internazionale». Lannutti non ha mica perso il posto di lavoro, no. Sta sempre lì nel M5s e da buon alleato del Partito democratico.

L’altro ieri il M5s ha candidato alla presidenza della Commissione d’inchiesta sulle banche il senatore Elio Lannutti.

E quindi?

Lui chiede di «non tornare più su quell’episodio». E invece noi ci torniamo.

Quindi?

Buon lunedì.

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Le presepiadi

Preparatevi perché come ogni anno, puntuali come l’influenza, arriveranno le decine di dichiarazioni sul presepe di destrorsi, sovranisti e avventori vari nel gran bazar dei miserabili populisti. Sarà tutto un cercare, dentro le redazioni di certi giornalacci, una professoressa o un preside o un rappresentante di classe che compierà il madornale errore di dire che il presepe gli fa schifo e subito salterà fuori la terribile armata dei difensori del presepe

Svetta come sempre la solita Giorgia Meloni che già ieri ha pubblicato sui suoi social una foto di presepe in bella vista con lo slogan «non vergogniamoci della nostra identità» (che ormai è uno slogan che sta bene su tutto, sui cibi, sulle caramelle e ovviamente anche sui presepi). Le presepiadi ovviamente aspettano con ansia anche la gara dell’ex ministro dell’Interno Salvini che sfoggerà, c’è da aspettarselo, qualche boutade delle sue.

Simpatici, però: celebrano degli uomini provenienti «da oriente» ma spesso descritti come neri, pieni di gioielli e ben vestiti (esattamente come quelli che odiano, mancano solo i cellulari), celebrano una mamma e un papà palestinesi, di religione ebraica, emigrati clandestinamente in Egitto che hanno fatto un figlio con la fecondazione assistita.

Celebrano, in sostanza, qualcosa di diverso rispetto a quello che professano ma sono talmente ignoranti che non si pongono nemmeno il problema. La religione come oppio per gli stolti fa già schifo così, ma la religione usata come odio dagli stolti è qualcosa che raggiunge lo Zenith della cretineria.

E anche quest’anno, come ogni anno, tutti a polemizzare sulla stessa polemica dell’anno scorso. Tutti a dire, tutti a urlare, nessuno che ascolta, nessuno che impara. Avanti così.

Buon venerdì.

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Soli e vecchi

Finirai solo e vecchio. Si dice così, è una formula di quelle che scappa già preconfezionata, quando ci si cura poco delle parole. Soli e vecchi: l’anzianità e la solitudine sono due compagne di viaggio che nell’immaginario collettivo vanno a braccetto come due innamorati. Ma non è un film, no, e il deterioramento sociale della dignità delle persone con l’andare degli anni dovrebbe essere una delle urgenze del ministro della cura. Eh sì, lo so, non c’è mica il ministro della cura ma rende bene l’idea.

Croce Rossa Italiana ha fornito ieri i primi dati dei cinque mesi di attività del suo numero verde pensato per persone anziane e sole che chiedono compagnia, assistenza e supporto psicologico: 279 persone in media al giorno che chiamano soprattutto per motivi di solitudine. L’età media delle oltre 21mila persone che hanno chiamato il numero verde 800 06 55 10 è di 74 anni, di cui oltre la metà donne che, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali, richiedono principalmente compagnia a domicilio, assistenza, servizi di trasporto e supporto psicologico.

Del resto che ci fai con ‘sti vecchi che sono costosi per cronicità e malattie e inoltre non sono nemmeno più produttivi. La lenta uscita da una normale socialità è la fine che spetta a molti anziani in un Paese che non è per giovani, no, ma nemmeno per vecchi: un Paese che al massimo si occupa di preparare forza lavoro per poi farla lavorare (pagandola il meno possibile) e riuscire a disfarsene con poca preoccupazione.

Siamo a posto così? Con un numero di telefono? Davvero non vi tocca sapere che ci sono persone che cercano conforto così?

Buon giovedì.

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Che problemi ha Giorgia Meloni con “Bella ciao”?


Giorgia Meloni si indigna perché i Commissari europei intonano Bella ciao. Ma la leader di Fratelli d’Italia (in fortissima ascesa in questa epoca di politica fatta di marchette sui social) parla a nuora perché suocera intenda: criminalizzare “Bella ciao” rivendendola come canzone di chissà quale estremismo è il giochetto utile a condonare gli estremismi opposti.
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