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«Loro sono morti perché noi non siamo stati abbastanza vivi»

Eccoci al 21 marzo. Ancora. A leggere i 950 nomi delle vittime innocenti di mafia per una giornata che è diventata legge e che tutti gli anni prova a mettere a fuoco i numeri spaventosi di una guerra che sembra non dare mai segni di cedimento. E anche quest’anno la giornata si apre con le ingiurie (questa volta scritte sui muri). Questa volta contro Don Ciotti: “Più lavoro meno sbirri” ricorda quella vecchia frase “Andreotti dava lavoro, Caselli no!” scritta sull’autostrada Palermo-Catania nel 1995.

Nel profluvio di parole di oggi, per una mia deviazione verso il recupero di ciò che è già stato detto, c’è un discorso intenso che vale la pena rileggere, è di Gian Carlo Caselli e parte proprio dal senso del recitare il “rosario” dei morti:

Buon martedì.

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Se la Rai ci consiglia la razza della nostra prossima donna

1) Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo. 2) Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni. 3) Perdonano il tradimento. 4) Sono disposte a far comandare il loro uomo. 5) Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa. 6) Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio.

Sembra uno scherzo di cattivo gusto, una pagina facebook dei soliti machi da tastiera è invece il servizio pubblico: ne ha parlato (credendo davvero di fare televisione, povera lei) Paola Perego, conduttrice di Parliamone sabato, rubrica di La vita in diretta su RaiUno. E in studio tra l’altro si sono sprecate le perle di quei quattro stracci di ospiti che arrancavano per prendere sul serio il tema della trasmissione (Titolo: “La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”. Sottotitolo: “Sono rubamariti o mogli perfette”?): Fabio Testi portato testimonianze intense di vita reale (“lo ha portato in Russia, sono andati insieme in un bordello, gli ha fatto scegliere un’altra ragazza e si sono divertiti tutta la notte insieme: come fai – si chiede l’attore – a non innamorarti di una donna così, giustamente?”), Marta Flavi ci ha deliziato con le su brillanti osservazioni (“sono tutte curatissime. Anche chi vende i pomodori al mercato ha le unghie curate”) e così via. Fino ai fatidici 6 punti.

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La penna di Pio La Torre. Meravigliosamente letta.

Io scrivo pezzi che poi volano via e ogni tanto atterrano in posti bellissimi. Così mi è capitato di ascoltare un mio monologo (dedicato alla figura di Pio La Torre) recitato da Francesca in occasione dell’incontro dello scorso 14 marzo a Padova organizzato dal presidio di Libera “Silvia Ruotolo”.

Ecco, io non so dirvi quanto sia bello sapere che i miei pezzi che volano via poi capitino in occasioni (e voci) così. Prendetevi qualche minuto per ascoltarlo:

 

Foto di Massimo Pistore

 

 

“Trattativa? Ma quale Trattativa? Io ho visto solo la convivenza tra politica, Stato e mafia”: parla il pentito Francesco Onorato.

(ne scrive Giuseppe Pipitone per Il Fatto Quotidiano)

L’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa? “Lo hanno fatto i signori Craxi e Andreotti, che si sentivano il fiato addosso”. Claudio Martelli? “Cosa Nostra lo finanziò con 200 milioni per farlo diventare Guardasigilli”. Salvo Lima? “Il primo nome nella lista dei politici da eliminare, insieme a Giulio Andreotti, Calogero Mannino e Carlo Vizzini”. Il gruppo di fuoco della commissione di Cosa Nostra? “Farne parte era come giocare nella Nazionale di calcio”.

È un fiume in piena Francesco Onorato, collaboratore di giustizia e oggi testimone del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, in corso a Palermo all’aula bunker del carcere Ucciardone. Il boss aveva cercato di rinviare la sua testimonianza “perché – ha spiegato – non mi sento pronto moralmente e psicologicamente. A causa di un infortunio a mia moglie”. Pochi attimi dopo, però, ci ha ripensato aprendo a giudici e avvocati il libro dei ricordi tra morti ammazzati e rapporti a cavallo tra mafia e istituzioni. Una trentina di omicidi sul groppone, un passato da killer micidiale agli ordini di Saro Riccobono prima, e di Totò Riina poi, Onorato ha spiegato che “fare parte del gruppo di fuoco della Commissione di Cosa nostra era come fare parte della Nazionale di calcio: ci entravano persone con capacità particolari”.

Il 12 marzo del 1992 è suo l’indice che a Mondello preme il grilletto in via Danae: nel mirino c’è la chioma bianca dell’europarlamentare democristiano Salvo Lima, primo politico da eliminare dopo le promesse fatte a Cosa Nostra, e poi non mantenute, sull’annullamento delle sentenze del Maxi processo, divenuto definitivo poche settimane prima. “Non ho fatto l’omicidio Lima perché era nel mio territorio – ha raccontato il pentito collegato in videoconferenza – ma era fuori dal mio territorio, dovevo partecipare anche all’attentato poi fallito del commissario di Polizia Rino Germanà, ma poi ci andò Leoluca Bagarella”.

L’omicidio di Salvo Lima è il primo atto di guerra che Riina rivolge allo Stato, primo pezzo della lunga catena che poi porterà le istituzioni a trattare con la piovra. “I primi politici da eliminare – ha raccontato Onorato – erano Salvo Lima e Giulio Andreotti. Ma c’erano anche Calogero Mannino, Vizzini, i cugini Salvo, Claudio Martelli, Ferruzzi e Gardini”. Secondo il collaboratore di giustizia lo stesso Martelli in passato avrebbe avuto contatti con le cosche. “Io da reggente della famiglia di Partanna Mondello, tra il 1987 e il 1988 presi 200 milioni per finanziare Claudio Martelli perché si diceva che faceva uscire i mafiosi dal carcere: l’abbiamo fatto diventare ministro della Giustizia”. Ed è proprio sui rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato in tempi di stragi che Onorato ha concentrato la sua testimonianza. “Perché Riina accusa sempre lo Stato? – ha spiegato il collaboratore – Perché è l’unico che sta pagando il conto, mentre lo Stato non sta pagando niente, per questo motivo Riina tira in ballo sempre lo Stato. Ha ragione ad accusare lo Stato, da Violante ad altri. È lo Stato che manovra, prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa i signori Craxi e Andreotti che si sentivano il fiato addosso. Perché Dalla Chiesa non dava fastidio a Cosa Nostra Poi nel momento in cui l’opinione pubblica è scesa in piazza i politici si sono andati a nascondere. Per questo Riina ha ragione ad accusare lo Stato”. Paradigmatica anche la considerazione che l’ex killer dei corleonesi ha fatto sull’oggetto principale del processo. “Trattativa? Ma quale Trattativa? Io ho visto solo la convivenza tra politica, Stato e mafia”.

Certe decadenze non finiscono. Fanno giri immensi e poi ritornano

Non c’è nulla nel salvataggio al Senato di ieri in favore del senatore Minzolini che possa lontanamente avere un significato politico: Minzolini è stato condannato, la sentenza è passata in giudicato, la legge Severino applicata a questo caso è fin troppo chiara e il voto della Giunta per le Immunità era arrivato dopo una lunga discussione e un’approfondita analisi.

Perché salvarlo quindi? Dal punto di vista di Forza Italia viene facile rispondere: il partito di Berlusconi ha già largamente dimostrato come il disprezzo nei confronti della magistratura basti da solo come motivazione valida per impegnarsi a smentirla ogni volta che se ne presenta l’opportunità: la storia recente tra l’altro dimostra che ciò che da qui appare come un’odiosa impunità in realtà riesca a confortare e convincere i propri elettori. Sul perché forse converrebbe un approfondimento più antropologico che politico, ma tant’è.

 

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Maslax aveva 19 anni, sopravvissuto alle guerre, ma non al nostro cinismo


Maslax aveva 19 anni e scappava dalla Somalia. Era approdato in Italia fino a raggiungere il Belgio dove era stato identificato e (per gli assurdi accordi di Dublino) rispedito in un centro d’accoglienza a Pomezia. Lì gli si è spenta la speranza e ieri si è suicidato. O forse è stato suicidato un po’ anche da noi, dall’indifferenza e dall’assurdità delle regole.
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Dove sono a fare cosa

Oggi, se volete, ci si vede a Roma per parlare dell’unica scissione che ci preoccupa davvero: quella del lavoro dalla dignità. Nella locandina tutte le info:

Domenica invece sarò a Cavriago (Reggio Emilia) con l’amico Gian Carlo Caselli, Elia Minari di Cortocircuito e il bravo Pierluigi Senatore. Ecco qui: