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I 43 successi della Raggi, secondo Repubblica

Non è una gara e non è nemmeno il via a un gara di insulti tra le diverse fazioni. Giovanna Vitale su Repubblica propone un fact checking sui successi sventolati da Grillo nell’amministrazione di Roma. E stare sui temi lo trovo terribilmente più interessante delle presunte relazioni amorose della Raggi. Intanto ecco la lista, ora approfondiamo:

 

I successi di Raggi dal Blog di Grillo Così stanno le cose (secondo Repubblica)
1) Oltre 430 milioni di euro per il trasporto pubblico locale Ordinaria amministrazione. Non si tratta di risorse aggiuntive ma del costo del contratto di servizio di Atac, siglato nel 2015.
2) Tariffa sui rifiuti abbassata tra l’1,5 e il 2%. Falso. La riduzione era stata già avviata dalla giunta Marino
3) Congelate le tariffe dei servizi pubblici a domanda individuale Vero. Almeno per questo primo anno. Alemanno le aumentò al suo terzo bilancio di previsione.
4) Fondi per 10 milioni ai Municipi per strade e viabilità. Falso. Sono diminuiti: da 1 milione per ogni municipio a 600mila euro pro capite.
5) Più risorse per 39 milioni sulle politiche sociali per la famiglia. Vero. Anche se al netto sono poco più di 30
6) Tagli per 40 milioni su spesa per i servizi istituzionali, generali e di gestione. Mezza verità. 12 milioni di risparmi sulle utenze derivano da contratti precedenti, 7 milioni dalla chiusura dei Caat decisi da Marino
7) Dimezzati i costi per gli incarichi esterni: nei primi sette mesi la giunta Raggi ha speso 3,1 milioni. Alemanno e Marino una media di 7,4 all’anno. Né vero né falso. Il confronto è proposto su dati non omogenei rispetto alle giunte precedenti
8) Attivi i primi 21 varchi elettronici della Ztl Anello Ferroviario Ordinaria amministrazione. Si stanno sperimentando i varchi già installati e pagati dalla giunta Marino
9) Abusivismo commerciale: da luglio fatti oltre 1000 controlli al giorno e multe per oltre 4 milioni. Ordinaria amministrazione. Operazioni di routine dei vigili. Nessun riscontro su numeri e incassi.
11) Aperta al pubblico, per la prima volta, l’area archeologica del Circo Massimo. Ordinaria amministrazione. Si attua un provvedimento del governo. Ma non si sa quando.?
Mezza verità. Raggi si è limitata a tagliare in nastro di un cantiere partito 10 anni fa
12) Partito dal 1 dicembre nuovo servizio di raccolta a domicilio di rifiuti ingombranti Falso. Il servizio esiste da anni, ma era stato sospeso perché la giunta Raggi aveva dimenticato di rinnovare il bando
13) Approvata in giunta delibera sull’obbligo di tracciabilità dei rifiuti dei cantieri edili. Ordinaria amministrazione. Si tratta dell’attuazione del nuovo Codice dell’Ambiente
14) Entrato in vigore il piano freddo. Finanziato con 250mila euro in più rispetto allo scorso anno. Ordinaria amministrazione. Si fa ogni anno. E quest’ultimo, secondo Caritas e Sant’Egidio è partito in ritardo ed è stato insufficiente
15) Linea 51 è diventata Express, potenziando il collegamento tra le linee C,A,B e i tram 3 e 8. Mezza verità. Altre linee di bus sono state tagliate. E con la Express si risparmia sulle corse
16) Nuova corsia preferenziale realizzata in via Emanuele Filiberto Ordinaria amministrazione. Ha scatenato la protesta dei cittadini
17) Approvata delibera sul nuovo piano di chiusura dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea. Falso. Il piano è stato avviato dalla giunta Marino e solo aggiornato
18) Avviata operazione “strade pulite” con il “piano foglie” e il “piano caditoie”. Da seguire in tempo reale sul sito del Comune Ordinaria amministrazione. Si fa tutti gli anni. E sul sito non c’è nessun calendario su andamento lavori
19) Servizi di pulizia straordinaria dei bus Atac: da effettuare all’interno dei mezzi nei minuti di sosta al capolinea Vero. Il servizio è partito il 5 dicembre. Presto per fare un bilancio
20) Assunzione di 191 vincitori dell’ultimo maxi-concorso, in aggiunta ai 485 vincitori del “concorsone” indetto da Alemanno Ordinaria amministrazione. E’ previsto da una legge nazionale
21) Pagato il salario accessorio ai dipendenti capitolini bloccati da oltre 6 anni. Falso. Sono stati pagati solo gli arretrati bloccati da 2 anni, non da 6.
22) Potenziato servizio di raccolta rifiuti durante le feste natalizie. Falso. Il potenziamento per le feste si fa tutti gli anni.
23) Definitiva pedonalizzazione dei Fori Imperiali durante le domeniche e i festivi. Falso. La pedonalizzazione, voluta da Marino, prevede da anni in forma sperimentale lo stop totale domenica e festivi
24) Avviato bando per 15 nuovi bus grazie alle risorse giubilari, dopo lo sblocco dall’arrivo di nuovi 150 bus Urbanway Ordinaria amministrazione. Si dà seguito a una commessa vecchia di anni
25) Dal 1 gennaio gli over 70 a reddito basso avranno abbonamenti Atac gratis. Falso. Non è una novità, ma la semplice conferma di una misura che esiste da anni
26) Assegnato l’appalto di servizio per la manutenzione del verde orizzontale adiacente le piste ciclopedonali Mezza verità. La manutenzione è bloccata dopo le disdette delle coop sociali
27) Rilancio delle stazioni metro dal titolo “Adotta una stazione” con street art e pulizia straordinaria Mezza verità. Ripescata un’idea di Rutelli per abbellire le stazioni centrali con arte e mosaici.
28) Riqualificazione delle periferie romane con un investimento di 18 milioni di euro. Mezza verità. Alcuni progetti finanziati coi fondi del governo sono stati copiati dalle giunte precedenti
29) A febbraio sono riprese le attività di rifacimento del manto stradale, a dicembre riparate 400 buche Ordinaria amministrazione. Si tratta solo di 1/10 delle somme impegnate negli anni precedenti, di cui 10 mln coperti con fondi giubilari
30) Avviato con Atac l’operazione “Tram puliti”. Piano di pulizia straordinaria con sanificazione interna e lavaggi esterni. Ordinaria amministrazione. Vedi al punto 19.
31) Sbloccato l’iter per realizzare una pista ciclabile di 3,6 km in via Nomentana, in vista del Graab Ordinaria amministrazione. Il progetto è di Marino, i fondi del progetto Graab del governo
32) Su 16 linee Atac di bus e tram è possibile portare a bordo la bicicletta Mezza verità. Il progetto è partito in via sperimentale con Marino. Raggi l’ha solo esteso
33) Aperta un’indagine per truffa sul piano di zona B50 Monte Stallonara dopo un esposto del M5S. Vero. Ma la giunta Raggi non c’entra niente. L’esposto è di Roberta Lombardi
34) Avviata la revoca del Piano di Zona Tor Vergata D3/Comparto K3 Vero. Ma si tratta di una revoca in 8 mesi rispetto a 40 piani di zona gravati da contenziosi
35) Approvato in giunta il recupero dei nuclei di edilizia ex abusiva di Via Ardeatina-Villa Balbotti e Via di Santa Fumia. Vero. Ma le delibere devono ancora passare in consiglio comunale. E i nuclei interessati sono 27
36) Lotta all’abusivismo in ogni forma. Contrasto a parcheggiatori abusivi, sosta selvaggia e doppie file. Vedi al punto 9). E manca il servizio per rimuovere i veicoli in doppia fila: la giunta Raggi ha dimenticato di rinnovare il bando alla scadenza dell’appalto
37) Aumentati i controlli contro l’abusivismo commerciale e ricettivo. Vedi, di nuovo, al punto 9)
38) La Giunta è impegnata nel lancio di un Convention Bureau per potenziare il turismo, anche congressuale. Falso. Non se ne è mai parlato
39) Salvati tutti i fondi stanziati per il Giubileo e aggiunte risorse su piazza Vittorio e Appia Antica. Ordinaria amministrazione. I fondi giubilari rischiavano di andare persi perché non approvati in aula entro il 31/12/2016
40) Trasporto di 15 tonnellate di fieno ad Accumoli (Rieti) per aiutare gli allevatori colpiti dal terremoto. Le iniziative di solidarietà non si commentano
41) D’accordo con Cdp stanziati oltre 47 milioni di euro per la messa in sicurezza e adeguamento anti-incendio delle scuole Ordinaria amministrazione. Fondi dedicati dal governo in attuazione del piano Buona Scuola
42) “Solidarietà inMensa”. Speciale raccolta fondi nelle scuole con menu tipici dei paesi terremotati Vedi al punto 40)
43) Approvato il bilancio preventivo triennale: è la prima volta, almeno negli ultimi dieci anni, che il Comune di Roma approva così presto rispetto ai termini fissati dalla legge. Falso. Rutelli e Veltroni hanno approvato tutti i bilanci prima di Raggi. Marino è sempre rimasto entro i termini di legge. L’unico a sgarrare è stato Alemanno.

«Ho resistito finché ho potuto»: la lettera di Michele, trentenne precario e suicida

(Michele a trent’anni, da precario, era stanco. E ha deciso di farla finita scrivendo una lettera che i suoi genitori hanno deciso di rendere pubblica, la riporta il Messaggero Veneto)

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.
Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.
Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.

Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.
Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.

Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.

Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.
Ho resistito finché ho potuto.

Michele

Fantastico Salvini: a Palermo nomina commissario di partito un ex berlusconiano condannato per tentato abuso d’ufficio

Condannato in via definitiva, decaduto da deputato regionale e quindi scelto dalla Lega come commissario della provincia di Palermo. Alle prossime amministrative, Matteo Salvini prova a raccogliere qualche voto anche al Sud. E per questo motivo, in questi giorni, Noi con Salvini – la costola meridionale della Lega Nord – sta cercando di riorganizzare i suoi quadri. Pochi giorni fa il leader del Carroccio ha fatto il nome del deputato Angelo Attaguile come possibile candidato governatore della Sicilia alle regionali dell’autunno prossimo. Democristiano di lungo corso, Attaguile era approdato alla Camera nel 2013, “nascosto” nella lista Pdl in Campania, ma in quota Mpa dell’amico Raffaele Lombardo. Sbarcato a Montecitorio, aveva subito aperto una linea di credito con la Lega: era infatti il ventesimo deputato che ha garantito al Carroccio di mantenere un gruppo autonomo alla Camera. Quando Salvini ha deciso di allargare la sua base elettorale, ecco quindi che proprio Attaguile è stato scelto come leader di Noi con Salvini, una versione agrodolce del Sole delle Alpi.

In vista delle comunali di maggio, dunque, la corrente sicula del Carroccio si è dotata di un nuovo commissario che dovrà coordinare la presentazione delle liste nelle 32 città della provincia di Palermo chiamate alle urne. Incarico per il quale è stato scelto Salvino Caputo,  per quattro legislature deputato regionale di Forza Italiaprima e del Pdl poi. Caputo è stato per anni un berlusconiano doc, talmente fedele che ancora oggi sulla sua pagina facebook svetta la bandiera di Forza Italiacome immagine di copertina. Nel giorno del suo passaggio ufficiale tra i leghisti di Trinacria, insomma, Caputo non ha ancora trovato il tempo di aggiornare i suoi profili social con i nuovi simboli. Poco importa, visto che il deputato Alessandro Pagano è entusiasta del nuovo acquisto: “Tutto il movimento – dice – si stringerà attorno a Caputo con grande impegno, al fine di portare avanti il nostro progetto insieme a Matteo Salvini in tutto il territorio siciliano. Nella provincia di Palermo  sarà il nostro punto di riferimento a livello organizzativo nei comuni che hanno imminenti scadenze elettorali”.

Più rilevante, invece, è il fatto che il neo commissario di Noi con Salvini è stato praticamente il primo politico siciliano colpito dalla legge Severino. Nel giugno del 2013 Caputo era infatti decaduto da parlamentare regionale. Il motivo? Una condanna definitiva a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio. Da sindaco di Monreale, infatti, l’ex berlusconiano aveva tentato di cancellare alcune multe che i vigili urbani avevano contestato all’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e ad alcuni suoi ex assessori. Inutile il ricorso in tribunale con il quale Caputo aveva cercato di rimanere all’Assemblea regionale siciliana contestando l’illegittima retroattività della norma. “Il principio di fondo è quello per cui si vuole che venga allontanato dall’esercizio di determinate funzioni pubbliche un soggetto riconosciuto ‘indegno’ in relazione a certi fatti accertati con sentenza passata in giudicato”, aveva scritto il tribunale civile di Palermo, obbligando il politico a separarsi dal suo scranno da onorevole. Adesso, però, Caputo torna in pista come salviniano. Prima, però, dovrà forse aggiornare i colori dei suoi canali social.

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Toni Servillo allo spettatore in prima fila: «Abbiamo finito con questo cellulare? Qui ci sono persone vere, che lavorano»

Durante lo spettacolo “Elvira” di e con Toni Servillo, a 15 minuti dall’inizio della rappresentazione proprio Servillo si ferma, va vicino ad uno spettatore in prima fila e lo sgrida: “Abbiamo finito con questo cellulare? – dice – Qui ci sono persone vere, non è la televisione. Ricominciamo da quando Elvira entra correndo, grazie”. A raccontarlo, alla Radiazza, talk show radiofonico è uno dei presenti in sala.

Racconta La Repubblica:

“Il signore seduto in prima fila dall’inizio dello spettacolo continuava a usare il cellulare mandando messaggi, rispondendo alle chiamate e di fatto dando fastidio. La reazione di Servillo è stata educata e dopo la sgridata è scattato un mega applauso liberatorio e di consenso da parte del pubblico” .

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A proposito di post-verità, Oliver Stone: «Il giornalismo ha fallito»

Chi è il responsabile della circolazione delle tante “fake news”, le notizie false in circolazione nel mondo? Oliver Stone non ha dubbi: non sono i canali non convenzionali ma, al contrario, le testate giornalistiche più prestigiose.

Presentando il documentario Ukraine on Fire, di cui è produttore e che racconta la rivoluzione ucraina del 2014, Stone ha voluto raccontare il suo punto di vista, secondo il quale a generare fake news sono prima di tutto i canali di stampa tradizionali e che quella rivoluzione, la cui responsabilità è stata attribuita alla Russia di Putin, è stata invece elaborata e finanziata dagli Stati Uniti per colpevolizzare la Russia e per giustificare ancora l’esistenza della Nato. Stone ha anche definito “ridicola” la teoria secondo la quale Donald Trump sarebbe stato eletto grazie alle interferenze di Putin.

Il documentario, presentato nel corso della prima edizione di Filming on Italy, evento di promozione dell’Italia quale set cinematografico, nato grazie ad un accordo tra Agnus Dei Production di Tiziana Rocca, l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e il Consolato Generale d’Italia a Los Angeles, è diretto dal regista ucraino Igor Lopatonok mentre Oliver Stone ne è il produttore e l’intervistatore dei protagonisti di questa vicenda, Vladimir Putin e Viktor Yanukovych, ex presidente ucraino, deposto a seguito di quella che è stata fatta passare per una rivoluzione partita dal basso ma che invece, secondo la teoria raccontata nel documentario, è stato un vero e proprio colpo di stato che ha goduto dei finanziamenti degli stessi Stati Uniti. “L’America ha un ruolo enorme e una grossa responsabilità e continua a negarlo – ha detto il regista, premio Oscar per Fuga di mezzanotte, Platoon e Nato il 4 Luglio – E’ una situazione dolorosa per la gente ucraina. Quello che noi raccontiamo non è la narrativa ufficiale, ma è quello che è accaduto. Non lo vedrete mai sui media americani, ma troveremo un modo di fare vedere in nostro documentario, sia pure su Youtube”.

Stone ha pesantemente attaccato la stampa americana, colpevole di accettare la versione governativa senza indagare, senza andare a fondo: “Dov’è andato il giornalismo degli anni Settanta, quello che ha portato allo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra in Vietnam? – si chiede Stone – Ad un certo punto ha smesso di avere senso critico. La funzione del giornalismo dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle. Non lo sta più facendo e questo documentario mostra chiaramente che ha fallito.

New York Times, Washington Post e tutte le altre prestigiose testate americane non stanno facendo più il loro lavoro”. Stone ha commentato anche l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e bollato come ridicole le teorie di ingerenza russa nelle elezioni. “Sono gli Stati Uniti che hanno una lunga tradizione di ingerenza nella politica di altri paesi, non la Russia”.

Filming on Italy proseguirà il 7 febbraio con un incontro con l’attore, regista e produttore Riccardo Scamarcio, che porterà negli Stati Uniti Pericle il nero (2016) di Stefano Mordini, e con la giovane regista emergente Irene Dionisio, di cui verrà proiettato il documentario Sponde (2015). Sempre il 7 febbraio Cecilia Peck sarà ospite dell’evento per celebrare il centenario della nascita del padre Gregory Peck – indimenticabile protagonista di Vacanze Romane, cult movie ed emblema dell’Italia quale location cinematografica – con la proiezione del trailer “Gregory Peck and Italy”.

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Ma nessuno ha niente da dire sull’assessora del Comune di Milano?

Ne scrive Luigi Franco per Il Fatto qui ma sembra tutto normale, chissà perché:

Il problema della sua assessora che non vuole rendere pubblica l’ultima dichiarazione dei redditi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala lo ha derubricato a “problema personale”. Ma ora sul rifiuto di Roberta Cocco, ex top manager di Microsoft, di rispettare la legge sulla trasparenza del 2013 interviene l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone. L’Anac, secondo le pagine locali di Repubblica, ha infatti aperto un’istruttoria, inviando una lettera a Palazzo Marino con tanto di richiesta spiegazioni e invito ad adeguarsi.

Il caso è scoppiato settimana scorsa, quando i consiglieri comunali di Forza Italia e M5S si sono accorti che Cocco, cui Sala ha affidato la delega alla Trasformazione digitale, non ha ancora pubblicato sul sito del comune le informazioni sui suoi redditi e sul suo patrimonio. L’assessora dice che lo farà a partire dai redditi del 2016, ma per quelli passati non ne vuol sapere: “Nel 2015 – è la sua posizione – occupavo un’altra posizione lavorativa, i miei piani e i miei progetti erano lontani dal comune di Milano, motivo per cui non ho reso pubblica la mia situazione”. Però le norme introdotte nel 2013 impongono a chi ricopre cariche pubbliche di rendere disponibile la “copia dell’ultima dichiarazione dei redditi”, e quindi anche quella relativa all’anno precedente al mandato politico. L’obbligo deriva da uno degli obiettivi della legge sulla trasparenza, e cioè dare ai cittadini gli strumenti per capire se chi li governa ha aumentato in modo strano le proprie sostanze mentre ricopre una carica pubblica.

Visto il rifiuto dell’assessora, la segreteria generale del comune ha inviato una segnalazione al Nucleo interno di valutazione, un organismo formato da soggetti esterni all’amministrazione che ha la responsabilità di certificare la pubblicazione dei documenti sulla trasparenza e di segnalare eventuali anomalie all’Anac. Da qui l’istruttoria dell’autorità anticorruzione, che ora chiede conto a Palazzo Marino. Cocco rischia una multa di qualche migliaia di euro e una sanzione reputazionale, e cioè la pubblicazione del suo nome sul sito dell’Anac nella “lista dei cattivi”. Niente che finora l’abbia convinta a fare marcia indietro, tanto più che ha l’appoggio del sindaco Sala, anche lui inciampato in passato sulle regole della trasparenza, quando da numero uno di Expo ha omesso di dichiarare una casa in Svizzera, una in Liguria, e alcune quote societarie. Nei giorni scorsi il sindaco s’è limitato a dire cose del tipo: “Lascio alla Cocco la libertà di agire”, “vedremo cosa farà l’Anac, però è un problema personale della Cocco”, “capisco che è un obbligo di legge, ma capisco anche che, in generale, l’amministratore pubblico è sottoposto ad una attenzione che a volte non è logica. Qui stiamo parlando della situazione reddituale del 2015 e non del 2016, un momento in cui la Cocco l’ultima cosa che pensava era quella di occuparsi di cose pubbliche”.

Parole che, oltre a non tener conto delle regole, si scordano di una cosa: dietro tutta questa vicenda c’è pure un bel conflitto di interessi. Cocco infatti, prima di diventare assessore, era un’alta dirigente di Microsoft ed ha raggiunto i suoi colleghi di giunta con due mesi di ritardo proprio per chiudere tutte le pendenze che aveva con l’azienda. Pendenze non chiuse del tutto, se come ha ammesso lei stessa nei giorni scorsi attualmente è in aspettativa non retribuita, mentre “le azioni del gruppo Microsoft assegnate in precedenza ma non ancora maturate sono state congelate dal 1° settembre 2016, data del mio nuovo incarico, e lo saranno sino al 1° settembre 2017, data dopo la quale saranno definitivamente perse”. Cocco, dunque, un piede in Microsoft ce l’ha ancora. E nei prossimi mesi sarà proprio il suo assessorato a occuparsi per il comune di investimenti di 30 milioni per la gestione e il miglioramento dei sevizi informatici e di altri 2,3 milioni per la sicurezza informatica. Tutti settori di mercato in cui Microsoft è attiva.

«Gli studenti non conoscono la lingua italiana»: la lettera di 600 docenti al Governo

“Troppi ragazzi” che escono dalle scuole e “scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”. Il quadro desolante dello stato della nostra lingua tra i giovani è dato da una lettera firmata già da oltre 600 docenti universitari che ora chiedono al governo e al Parlamento “interventi urgenti” per rimediare alle carenze in italiano dei loro studenti. L’iniziativa è promossa dal gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità.

“Da tempo – si legge nella lettera – i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana“. Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, “anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico”. “Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma – si fa notare – non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”.

Nella lettera si indica quindi una serie di dettagliate linee d’intervento per arrivare, “al termine del primo ciclo” di studi, ad un “sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”. La lettera porta la firma, tra gli altri, di accademici della Crusca, di linguisti, docenti di letteratura italiana e di diritto, storici, ma anche filosofi, sociologi, economisti.

(fonte)

Breve storia della mafia australiana

Correva l’anno 1920. La prima grande guerra era finita da ormai due anni. In Europa entrò in vigore il Trattato di Versailles, mentre in America prese vita il proibizionismo. Molti Paesi del vecchio continente erano ancora alle prese con il primo dopoguerra e la ricostruzione postbellica. In un’Italia segnata da una «vittoria mutilata», molti decisero di andarsene e di scoprire nuovi mondi, all’epoca poco conosciuti. Proprio nel 1920 i primi battelli carichi di italiani pronti a costruirsi una nuova vita attraccarono nel porto di Melbourne, Australia. Tra di loro c’era chi, invece, era lì per continuare una dinastia, per esplorare nuovi mondi dove insediarsi: i pionieri della ‘ndrangheta australiana. Viene definita Honoured Society e da quasi 100 anni è stabilmente radicata nella terra dei canguri. Seguendo l’inchiesta de l’Espresso, qui ha fedelmente replicato metodi e business, potendo agire in tutta tranquillità in quello che, insieme al Canada, rappresenta un vero e proprio rifugio sicuro dalle leggi italiane.

Joseph “Pino” Acquaro

È il 15 marzo 2016 quando Joseph Acquaro, detto Pino, viene assassinato con un colpo di pistola mentre si dirige alla sua macchina. Un omicidio in sé può significare molte cose, in particolar modo quando l’assassinato è un avvocato di successo residente a Melbourne e noto per aver difeso numerosi mafiosi calabro-australiani. Acquaro è stato presidente della camera di commercio italiana a Melbourne e membro del Reggio Calabria Club, oltre che un avvocato stimato dalla comunità. Le indagini sul suo omicidio sono tutt’oggi in corso, tuttavia, secondo l’Espresso, alcune tracce portano direttamente in Italia, come alcuni viaggi sospetti da Melbourne alla Calabria nei giorni successivi all’omicidio.

Pasquale “Path” Barbaro

In ordine cronologico, Joseph Acquaro non è l’ultimo a essere stato ucciso. A fare i conti con la morte per ultimo è stato Pasquale Barbaro, detto Path, a soli 35 anni di età. Lo scorso novembre Barbaro è stato freddato, secondo i media locali, «mentre usciva dalla casa di un suo associato». Una vera e propria esecuzione. Il giornalista Keith Moor all’epoca dei fatti ipotizzò una teoria secondo cui Barbaro era diventato un informatore della polizia: «Il sospetto è che sia stato ucciso per aver violato il codice di omertà, come è successo con suo nonno nel 1990» disse il giornalista ai microfoni della radio nazionale Abc.
La capacità dei clan mafiosi presenti in Australia è quella di mutare i propri codici culturali a seconda del contesto in cui si trovano. È questo quanto spiegato da Anna Sergi, criminologa ed esperta di ‘ndrangheta internazionale. Questa trasformazione, secondo l’attuale professoressa dell’University of Essex, ha permesso ai boss di entrare in ambienti di spicco della comunità australiana, quali politici ed economici, e questo ha portato numerosi vantaggi ai clan mafiosi. Alcuni legami vennero a galla già negli anni ’80, quando Nicola Callipari si recò in Australia, uno dei primi detective a farlo, per indagare.

Cosimo “Tony” Vallelonga

Il problema principale nella caccia ai boss latitanti presenti nella terra dei canguri è riconducibile soprattutto al gap legislativo che sussiste tra l’Italia e l’Australia. In parole semplici, quello che per la legge italiana viene definito latitante, per la legge australiana non sempre lo è. Il caso che rappresenta alla perfezione questa situazione è quello legato a Tony Vallelonga. Nato in Calabria e trasferitosi in Australia nel 1963, Cosimo Vallelonga, meglio conosciuto come Tony, è un personaggio molto noto: eletto per quattro volte, dal 1997 al 2005, sindaco di Stirling, sobborgo di Perth, è anche una figura molto attiva nella comunità religiosa ed è diventato un punto di riferimento della collettività italiana. Nel 2011 i pm della procura antimafia di Reggio Calabria hanno emesso un mandato di arresto per associazione mafiosa. Vallelonga continua a essere un uomo libero in Australia, nonostante le intercettazioni lo inchiodino mentre discute in Calabria con Giuseppe Commisso, detto u Mastru, circa questioni organizzative dei clan.

Oltre a quello di Tony Vallelonga, un altro caso ha creato frizioni fra le autorità italiane e quelle australiane. La questione è relativa al narcos Nicola Ciconte, condannato a 25 anni per traffico internazionale di cocaina dal tribunale di Catanzaro. Ciconte non ha scontato neanche un giorno di carcere in quanto le autorità locali non hanno mai dato il permesso all’estradizione a causa di prove non utilizzabili dai tribunali australiani, nonostante l’accusa dei magistrati calabresi fosse quella di aver importato in Australia oltre 500 chili di cocaina. Nicola Ciconte è morto qualche anno fa a seguito di una malattia contratta in Cambogia, da uomo libero.

Così come in Canada, la ‘ndrangheta si è radicata in Australia, una terra tanto lontana quanto legislativamente diversa dall’Italia. Un Paese dove tutto, o quasi, gli è concesso, mentre dal Bel paese rimbalzano mandati di arresto che difficilmente avranno giustizia. Queste sono solo alcune storie di mafia australiana, storie di una mafia sempre più globale.

(Fonte: Marco Razzini per vocidicitta.it)

Mafia nella Fiera di Milano: arrivano le prime condanne

(lo spiega bene Luca Fazzo)

Non è una bella giornata per l’immagine di Milano. Cosa c’è di più milanese della Fiera? Ebbene, ieri mattina un giudice certifica con sentenza che l’onda lunga della mafia era arrivata fino a ridosso dell’ente-simbolo della città, quello della vecchia Campionaria. Un imprenditore siciliano viene condannato per associazione a delinquere finalizzata all’autoriciclaggio e all’appropriazione indebita: l’aspetto avvilente è che tutti gli affari di questo signore ruotavano intorno ai padiglioni della Fiera, dove rastrellava appalti e si muoveva con fare da padrone; e la sentenza dice che i suoi reati erano aggravati dalla «finalità mafiosa»: non agiva solo per arricchire se stesso, ma per finanziare i clan criminali siciliani, arrivando – passaggio dopo passaggio, tra le «famiglie» di Pietraperzia e gli Accardo di Partanna – fino all’entourage del latitante numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro.

L’imprenditore siciliano si chiama Giuseppe Nastasi e ieri si vede infliggere dal giudice Alessandra Del Corvo otto anni e dieci mesi di carcere. Il suo braccio operativo era la Dominus, un consorzio di cooperative dietro le quali – schermati da una pletora di prestanome – c’erano sempre lui, Nastasi, e suo padre Calogero (che ieri viene condannato a tre anni e otto mesi). Le indagini del Gico, i super-investigatori della Guardia di finanza, hanno accertato come appalti per diciotto milioni – compresi alcuni lavori sul sito di Expo 2015 – fossero stati assegnati alla galassia dei Nastasi da Nolostand, la società controllata dalla Fiera che per questo è stata commissariata dal tribunale. Lui, Nastasi, arrestato a luglio dello scorso anno, ha negato tutto, e anzi si è tolto la soddisfazione di rivelare un giro di mazzette all’interno di Fiera Milano su cui ora la Procura ha aperto un nuovo fascicolo. Questo però non gli ha risparmiato la pesante condanna di ieri. Insieme a lui e al padre, il giudice ha condannato a pene minori altre sette imputati.

È l’inchiesta che ha travolto l’attuale board della Fiera, spingendo l’intero consiglio di amministrazione a dimettersi. Non ci sono (per quanto se ne sa) personaggi di vertice dell’ente sotto inchiesta, ma le carte del Gico raccontano della disarmante facilità con cui Nastasi (indagato oggi anche per associazione mafiosa in un filone trasmesso a Caltanissetta) poteva interloquire con i massimi esponenti di Fiera, incontrando insieme al suo socio Liborio Pace persino l’allora amministratore delegato E. P. Gli incontri allarmarono il capo della security, Domenico Pomi, ex ufficiale dell’Arma, che denunciò come «in quella sede venissero imposti dai due ai vertici aziendali la natura dei servizi e dei prodotti offerti». Insomma, gli anticorpi contro la penetrazione criminale in Fiera fallirono clamorosamente.

Di fronte a una simile prova di vulnerabilità, la Procura della Repubblica aveva chiesto che l’intera Fiera venisse commissariata: sarebbe stata una prospettiva umiliante, persino la prima edizione milanese del Salone del Libro si sarebbe svolta il prossimo aprile in un ente guidato da un amministratore nominato dal Tribunale. Almeno questa onta verrà risparmiata alla Fiera, perché la richiesta della Procura è stata respinta. Ma la sentenza di ieri, che ritiene provata la «mafiosità» delle infiltrazioni negli appalti dell’ente, è destinata comunque a pesare.

Il consiglio dimissionario resterà in carica fino all’approvazione del bilancio, poi si dovrà andare al rinnovo. Ma oltre agli uomini il pool antimafia della Procura si aspetta che siano cambiate le procedure, togliendo peso a quella lottizzazione politica che nei documenti dei pm Paolo Storari e Sara Ombra viene indicata come la causa principale della facilità con cui gli appetiti dei clan hanno potuto saziarsi a spese della Fiera.