#TourRiCostituente 19 luglio, Torino
(tutti i miei appuntamenti, in continuo aggiornamento, li trovate qui)
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Pace, inclusione e convivenza. Forse converrebbe davvero partire da qui. E avere il coraggio di non farsi travolgere da chi ci vorrebbe inculcare che la politica si faccia con i tweet, con la merda buttata addosso all’avversario e soprattutto con la superficialità. Ecco, la superficialità: non arrendersi alla malvagità del banale. E per questo credo che il testo di Stefano Catone, per la campagna di Possibile, varrebbe la pena leggerlo per quello che è: un ragionamento. Allenare il ragionamento è uno sport magnifico, credetemi. Eccoli qui, i nodi che vogliamo sciogliere (se lo volete in pdf è qui):
La scenetta che si è consumata ieri in Regione Lombardia è significativa: Maroni si scrolla di dosso l’ultima operazione antimafia che riguarda Fiera Milano (di cui la Regione è azionista) dicendo di avere chiesto alla Direzione Antimafia l’autorizzazione morale per collaborare con l’ente. Dice Maroni, testualmente: «”Dominus – il consorzio al centro delle indagini – lavorava in Fiera perché la Dia aveva concesso il nulla osta. Evidentemente, la Direzione investigativa antimafia nel 2014 non riteneva che l’associazione di imprese avesse legami con la criminalità organizzata tali da consigliarne l’esclusione dagli appalti».
La DIA ufficialmente non replica. Ufficiosamente dice che Maroni vaneggi, che non sanno nemmeno di cosa stia parlando. «Abbiamo le prove!» risponde Maroni. E la scenetta comincia ad assumere i contorni dello screzio a bordo piscina.
(il mio buongiorno per Left continua qui)
Simmaco Perillo è un resistente. In terra di camorra esercita l’antimafia che dà più fastidio, quella che si impossessa dei beni mafiosi e li fa brillare di luce nuova offrendo anche lavoro al territorio. Un bracciante dell’antimafia, dove molti spesso sanno solo pontificare da seduti. Quattro ettari di terreno confiscati al clan Moccia e gestiti dalla cooperativa Al di Là dei Sogni di Sessa Aurunca ieri sono stati dati alle fiamme. Ecco il loro comunicato:
«L’incendio di natura dolosa è stato scoperto stamattina (6 luglio) dai soci cooperatori che avevano piantato, nell’ambito della riforestazione, alberi di noci. Le fiamme sono state originate in più punti e hanno distrutto anche una parte del ‘Giardino della Memoria’, un baluardo del ricordo delle vittime innocenti della camorra.
Il Comitato don Peppe Diana, Libera -coordinamento provinciale Caserta, il Forum nazionale dell’Agricoltura Sociale ed il Consorzio Nuova Cooperazione Organizzata esprimono solidarietà alla cooperativa aderente e condannano fermamente l’accaduto non indietreggiando di un solo passo.
Il 23 luglio a Maiano di Sessa Aurunca, presso la cooperativa Al di là dei Sogni, sarà organizzata nell’ambito del Festival dell’Impegno Civile, una manifestazione nazionale che vedrà insieme sigle associative, Istituzioni, volontari e cittadini. La presenza non sarà simbolica ma testimonianza e assunzione di responsabilità.
L’obiettivo è riflettere e trovare la radice di fatti che tentano di riportare uno stato di timore, dove la paura è stata sconfitta dal desiderio di riscatto e da una sana economia sociale antidoto dell’economia criminale.
Se 4 ettari di terreno sono rasi al suolo, senza che le fiamme coinvolgano i terreni vicini a meno di 20metri, non può essere solo un caso. Non è un caso neppure l’incendio che ha danneggiato i terreni dell’Erbario bruciando rigogliosi coltivazioni della cooperativa sociale ‘Le Agricole’ di Lamezia Terme. E non lo sono, pure, i continui atti vandalici ai danni della sede scout del Gruppo Benevento3, nel quartiere di Capodimonte.
Dinanzi a fatti del genere le maglie della cittadinanza attiva si stringono ancora di più e respingono qualsivoglia tentativo di intimidazione.»
(la pagina della cooperativa è qui)
Emmanuel Chidi Namdi è morto. Fuggito da una Nigeria insanguinata e tetra, Emmanuel deve aver pensato che l’Italia fosse un approdo. Se non sicuro almeno più sicuro di quella sua nazione di violenza e sangue. Emmanuel invece in Italia è morto di quella morte di carne e botte da cui pensava di essere scappato. È morto perché ha difeso la compagna dal vomito di insulti di un bieco xenofobo da stadio, un cretino prototipo del cretino medio che di questi tempi trova troppo spazio.
ITALIANO UCCIDE NEGRO. Sarebbe da titolare così. Se avessimo il fegato di ribellarci di fronte a questa merda travestita da politica dovremmo prendere il cadavere di Emmanuel e lasciarlo sul tavolo del salotto di Salvini. Per vedere la faccia che fa mentre guarda il risultato di una vigliaccheria che hai concimato e ora comincia a tornargli in bocca.
(il mio buongiorno per Left qui)
Eccola, conoscere per deliberare.
La potete scaricare qui.
Palermo, via Salvatore Morso, di fianco a corso Tukory, zona Filiciuzza: Miriam La Barbera insieme al giovane marito decide di aprire un panificio. Un forno, come si dice qui, e ci vuole coraggio ad aprire un’attività in questi tempi di insicurezze generali.
I due coniugi però possono contare sui preziosi consigli del padre fornaio e facendo due conti capiscono che con un forno a legna si può puntare alla qualità del prodotto stando anche attenti ai consumi. Funziona, il forno La Barbera: sono in molti, giovani e professionisti e anziani, a passare per uno spuntino di lavoro a mezzogiorno o per la razione quotidiana di pane. Vendere pane poi significa anche entrare nel quotidiano consumo delle persone, una famigliarità che non è solo commerciale e diventa presto consuetudine.
Qualcosa però non torna: le bollette dell’energia elettrica risultano alte, altissime e anche staccando i pochi elettrodomestici (la macchinetta del caffè, il forno a microonde e poco altro) il contatore sembra girare all’impazzata. Anzi: i consumi maggiori sono alla sera, mentre l’attività risulta chiusa. E non ci vuole molto per capire che al contatore del panificio in realtà si è collegato tutto il condominio. Alle lamentele dei due imprenditori le famiglie del palazzo rispondono che quel prestito di energia elettrica è “il contributo alle famiglie dei carcerati”. Pizzo, insomma. Un’estorsione che si infila nelle prese della corrente.
(il mio buongiorno per Left continua qui)

Se n’è andato.
l dibattito era aperto da tempo e contiene, al di là delle considerazioni politiche, anche indispensabili elementi per una sincera valutazione etica: quanti sono i morti civili che gli USA hanno provocato con i propri droni nelle diverse guerre di difesa (o esportazione) della democrazia? Il numero, di per sé, forse è anche meno importante del valore simbolico che c’è nel sentire pronunciare dal Presidente Usa le scuse per una guerra che al di là della narrazione americana si porta con sé un carico di vittime innocenti. Eccolo, dunque, il Presidente, nei suoi ultimi sei mesi di mandato e proprio sotto la brama dei festeggiamenti del 4 luglio (Festa dell’indipendenza degli Stati Uniti) pronunciare le parole agognate: “dal 2009 al 2015 ci sono stati tra i 64 e i 116 morti” ha detto Obama.
Morti come “effetti collaterali”, ovviamente: le “morti dei civili – ci spiegano – sono una tragica e qualche volta inevitabile conseguenza dell’uso della forza in situazioni di conflitti armati” e questa comunicazione sarà una consuetudine del Governo che si impegna ogni anno a redigere un report in nome della trasparenza. La trasparenza, appunto, il santo graal della comunicazione politica di questo tempo, la promessa perpetrata dappertutto come soluzione unica di tutti i problemi, il metro risolutivo con cui valutare qualsiasi azione politica. Tutti felici? No, per niente.
(continua qui)