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L’amore? Non so.

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L’amore? Non so.
Se include tutto, anche le contraddizioni e i superamenti di se stessi, le aberrazioni e l’indicibile, allora sì, vada per l’amore. Altrimenti, no.

(Frida Kahlo)

Desio, Forza Italia e la mafia

Un gran lavoro di Mario Portanova:

Nuova-Forza-Italia-2Non è stato necessario neppure un articolo, è bastata la domanda di un giornale locale. E il vicecoordinatore di Forza Italia a Desio, alle porte della Brianza, ha scelto di dimettersi. Il motivo? Christian Marrone appartiene a una famiglia che vede diversi componenti pesantemente coinvolti nelle inchieste su ‘ndrangheta e politica nella cittadina in provincia di Monza. E se vale sempre il principio che le colpe dei padri non ricadono sui figli, la sua presenza ai vertici del partito berlusconiano ha suscitato più di una perplessità, dato che nel 2010 la storica giunta Lega-Pdlcadde sull’onda dell’inchiesta Inifinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia, e il cognome dei Marrone ricorreva in quelle carte. Le stesse in cui si leggeva che  a Desio la ‘ndrangheta era arrivata a “permeare i gangli della vita politica comunale” e i boss locali “possono contare su esponenti di rilievo della vita pubblica per risolvere problemi e ottenere vantaggi all’interno della pubblica amministrazione”.

Christian Marrone, mai sfiorato dalle inchieste, è stato eletto vicecoordinatore cittadino di Forza Italia nel luglio 2015, quando erano già note da tempo le vicende che coinvolgevano i suoi familiari. Ignazio, cugino del padre di Christian, nel processo Infinito è stato condannato in via definitiva per detenzione di armi, ricettazione e danneggiamento aggravato. Nell’ordine di custodia della storica inchiesta firmata da Ilda Boccassini e dal pm monzese Salvatore Bellomo compariva anche un altro cugino, Natale Marrone, consigliere comunale Pdl. Natale aveva pensato bene di contattare un noto boss locale, Candeloro Pio (poi condannato definitivamente per associazione mafiosa) per chiedergli di “esperire un’azione violenta”, scrivono i pm di Infinito, nei confronti di Rosario Perri (big locale di Forza Italia, assessore provinciale prima di incappare anche lui in guai giudiziari). Ma si era sentito rispondere che Perri non poteva essere toccato in quanto “appoggiato da persone di rispetto”. Natale Marrone si dimise dal consiglio scusandosi per il “momento di rabbia”.

Queste vicende non hanno impedito l’ascesa di Christian, anche se proprio sui rapporti fra mafia e politica il partito berlusconiano ha perso la guida di Desio, dove dal 2011 regna una giunta di centrosinistra che ha fatto della rottura con gli intrecci politico-affaristico-mafiosi del passato una bandiera. Il 26 gennaio, però, Ignazio Marrone è incappato in un nuovo ordine di custodia cautelare della procura di Milano, questa volta per associazione mafiosa. La Direzione distrettuale antimafia considera lo zio del politico – originario di Canicattì (Agrigento) –  “pienamente inserito nella cosca Iamonte di Desio“, con un ruolo di cerniera fra gruppi criminali calabresi e siciliani trapiantati in Brianza. Non solo. In queste nuove carte è citato (non indagato) anche il padre di Christian, Gioacchino Marrone, già arrestato per droga nel 2009. Con Ignazio – di professione sfasciacarrozze – discute fra l’altro di armi e di un acquisto di “candelotti di dinamite” al prezzo di 300 euro l’uno.

Così ilfattoquotidiano.it e Il Cittadino di Monza e Brianza (che sabato 13 febbraio esce con un articolo in merito) hanno iniziato a ricostruire queste vicende per chiederne conto ai vertici di Forza Italia a Desio. In riposta è arrivata la comunicazione delle dimissioni di Christian Marrone, accompagnata però da una sorta di diffida ai cronisti. Il vicecoordinatore si è fatto da parte “per tutelare il nome del partito e dei suoi membri”, scrive in una email la portavoce del partito Cinzia Bertazzo. Che avverte: “Qualora si verificasse nuovamente da parte vostra l’associazione delle  figure di Forza Italia al passato ed alle persone allora coinvolte ci vedremo costretti ad adire le competenti sedi” e “senza ulteriore avviso”. In primavera Desio torna al voto e i cronisti che vogliano raccontare le relazioni pericolose dei nomi in lista sono avvisati.

“Apprendo con soddisfazione delle dimissioni”, afferma in un nota Lucrezia Ricchiuti, senatrice Pd che dal consiglio comunale di Desio denunciava gli intrecci tra mafia, politiica e affari anni prima dell’inchiesta Infinito. “Certo sulla persona non ci sono addebiti e credo che la decisione sia stata dettata da una riflessione sull’opportunità politica di rivestire quel ruolo”. Quanto alla reazione di Forza Italia, “se un partito vuole presentarsi come ‘il nuovo’ non può non fare i conti con il passato”. E la stampa “non deve essere considerata un fastidio né tantomeno intimidita con più o meno velate querele”.

(fonte)

Vicino a Paolo

Foto dal sito www.laspia.it
Foto dal sito www.laspia.it

Finalmente arrestato il mafioso Gionbattista Ventura (detto u zu Titta o Titta u marmararu) autore, tra le altre cose, di continue minacce al giornalista Paolo Borrometi. Ed è una bella notizia. Per tutti.

Fare o gufare. #Left cosa ci abbiamo messo dentro.

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Abbiamo fatto un bel numero, come cerchiamo di spremere ogni settimana, e spero che abbiate voglia domani di leggerci. Ci trovate nella vostra edicola di fiducia oppure online qui. E anche in un’edicola mica di fiducia, in realtà.

Comunque, dal lunedì al venerdì noi ci troviamo tutte le mattine con il mio #buongiorno sul sito di #Left (qui).

Ah, io, sul nostro cartaceo di questa settimana mi sono occupato di Davide Faraone, gran visir del renzismo in Sicilia.

 

30 anni di maxiprocesso

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«Questo è un processo come tutti gli altri, per quanto smisurato. Ciò che vi chiedo non è la condanna della mafia, già scritta nella storia e nella coscienza dei cittadini, ma la condanna dei mafiosi che sono raggiunti da certi elementi di responsabilità.»

(Dalla requisitoria del pubblico ministero Domenico Signorino, 30 marzo 1987)

Elementi certi. Ecco, al posto dei fiori, il modo migliore per festeggiare il prossimo anniversario.

Cosa c’entrano Formigoni e Lady Gaga con le primarie di Milano

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Ma andiamo con ordine. A Milano sono andate in onda le primarie del centrosinistra. Meglio: sono andate in onda le primarie tra i nostalgici idealisti e visionari e dall’altra parte il Grande Partito della Politica Nazionale sempre in cerca dei manager più brillanti per la propria rete di vendita del consenso. Da una parte ci stavano i due candidati specializzati nell’umanità dei numeri (Majorino) e nell’etica della serietà (Balzani) mentre di là il manager più manageriale del momento, il Bertolaso in salsa renziana, il candidato Giuseppe Sala, l’universalmente esposto, macinava tutt’altro: fili di governo, sponsor importanti e quella faccia un po’ così di quello che ci sta facendo un piacere ad essersi candidato e pure “abbassato” a primeggiare nelle primarie prima della corsa vera. Quelli facevano le primarie e lui aveva già superato il colloquio di assunzione. Per dire.

Per carità, niente contro Giuseppe Sala: al di là della piccola spinta di un EXPO al posto dei gazebo come campagna elettorale, di un bilancio finale (dell’Expo) che ha acceso una difformità di interpretazioni nemmeno fosse stato il quinto vangelo e la sfortuna di avere avuto qualche collaboratore infingardo mi dicono comunque che sia uno bravo a fare di conto e hanno pensato bene di farne l’amministratore delegato di Milano. Con un piccolo neo: che Sala sta al progetto Pisapia (o comunque a quello che gli elettori hanno creduto di vedere nell’era Pisapia) come Formigoni potrebbe stare a Lady Gaga: possono scimmiottarne le mossette ma il risultato finale rimane piuttosto distante. Ah, c’è un altro piccolo neo: Sala ha vinto le primarie di centrosinistra senza essere di sinistra e forse appena appena di centro. Niente di grave, eh, sta benissimo nel nuovo corso del Partito Unico ma Milano ha il cuore morbido e chissà perché ci sperava ancora che questa cosa del Partito della Nazione fosse solo una maldicenza.

(Continua qui su Left)