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Altro che trionfo di Biden. Ancora una volta sondaggi e opinionisti hanno toppato alla grande

È ancora una volta la sconfitta della bolla. Le elezioni Usa non hanno ancora un risultato finale, ci vorrà tempo per contare tutti i voti per posta, ma l’onda blu che per mesi molti media si sono prodigati a descrivere non è sicuramente arrivata, chiunque risulti vincitore. Ed è l’ennesima lezione di un certo modo di vedere la politica, soprattutto quella degli altri, con gli occhi e con gli algoritmi di chi ci sta intorno, come se tutte le bizzarre uscite di Trump, quelle che anche molti giornali qui da noi hanno riportato con tanto clamore, fossero davvero delle irresponsabili fanfare e invece non avessero una solida base elettorale a cui parlare, da convincere, da sostenere e da cui essere sostenuti.

Accade nella politica ma accade così un po’ dappertutto: forse anche per il funzionamento stesso dei social siamo portati a convincerci che ciò che riteniamo assolutamente ragionevole sia un senso comune accettato e condiviso, ci convinciamo che la gravità che noi osserviamo in certi ragionamenti e in certi atteggiamenti sia un pensiero popolare e consideriamo gli avversari politici semplicemente una minoranza che verrà smentita dai numeri e dagli eventi.

E invece non solo non è così ma negli Usa, basta dare un’occhiata ai social, già ci sono quelli che raccontano di tentativi da parte dei democratici di manipolare le elezioni, Trump (dopo avere negato che l’avrebbe fatto) si è già dichiarato vincitore paventando già possibili brogli, l’enorme vantaggio che certi sondaggi davano a Biden è una favola che si è schiantata con questi primi risultati. Ed è una lezione politica ma è anche una lezione di giornalismo e di atteggiamento sociale: la sicumera non porta mai bene in politica, è un terreno scivoloso in cui si sono incagliati grandi firme e quello che non piace a noi (così come quello che ci piace moltissimo) non è per forza la linea di pensiero generale. Queste elezioni Usa ce lo dicono ancora una volta, comunque finirà.

E se è vero che i candidati hanno tra i propri doveri di propaganda quello di apparire certi del proprio risultato, non si capisce perché i media debbano stare al loro gioco. Ora si contano i voti, uno dopo l’altro, quelli decisivi, ma la storia che arriva dalle elezioni presidenziali americane è già molto diversa rispetto alla narrazione che avevamo ascoltato fin qui. Chissà se qualcuno, una volta tanto, confesserà di essersi fatto prendere un po’ troppo la mano.

Leggi anche: 1. Elezioni Usa. La diretta con i risultati / 2. Usa 2020 on the road: viaggio nell’America al voto

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Come si dovrebbe dire

Il discorso della cancelliera Merkel nel primo giorno del lockdown leggero in Germania. Un discorso deciso, illuminato, coerente e coraggioso

Sentite qua.

«Oggi cominciano le restrizioni per novembre e colpiscono ogni cittadino, è un giorno importante. Ci sono dubbi, opposizioni ma dobbiamo sapere che la pandemia è una sfida secolare. I pazienti oggi in terapia intensiva rispecchiano dati di circa due settimane fa ci avviciniamo a saturazione. Non riusciamo a rintracciare origine contagi nel 75% dei casi, dobbiamo tornare a una situazione in cui ciò sia possibile. C’è rapporto stretto tra numero contatti e numero infezioni: possibilmente lavorare a casa, viaggiare solo se indispensabile e abbiamo limitato contatti a due famiglie o nuclei conviventi. Abbiamo riflettuto a lungo su misure meno dure ma non abbiamo visto alternative. Meno contatti vuol dire meno contagi. Un mese di lockdown leggero può essere il frangi flutti, può spezzare la seconda ondata».

E ancora.

«Gli scienziati dicono che dobbiamo ridurre i contatti del 75%. Non speculo su cosa accade dopo 1 dicembre prossima tappa importante è 16 novembre, incontro con i governatori per aggiornarsi. I cittadini sono delusi perché la pandemia dura così a lungo. L’estate è stata relativamente spensierata. L’autunno è arrivato con brutalità. La luce in fondo al tunnel è ancora piuttosto lontana ma siamo in una catastrofe naturale. Credo nella forza della ragione e della responsabilità. I risarcimenti sono molto generosi perché lo sforzo richiesto è molto grande. Siamo in crescita esponenziale dei contagi ma per fortuna siamo ancora in grado di aiutare finanziariamente. La libertà non è qualcosa di illimitato, è libertà di prendersi la responsabilità per il prossimo, lo facciamo anche nella tutela dell’ambiente e in altri ambiti. Quella della libertà individuale, anche per me (che sono cresciuta in un regime) è la più grande sfida del dopoguerra. Chiunque conosca funzione esponenziale sa che rt 1,3 o 1,4 non è accettabile. Siamo il continente dell’illuminismo e la matematica è importante. Abbiamo giurato tutti sulla Costituzione che comincia con “la dignità dell’essere umano è intoccabile”: non si può essere superficiali con questo virus, ci sono 34enni in condizioni gravi in ospedale. Siamo paese libero. Che in Usa ci siano molte opinioni e che il Paese sia tutt’altro che unito lo sappiamo ma anche da noi ci sono scettici, fa parte della democrazia».

È il discorso di ieri della Cancelliera Merkel. Si può essere d’accordo o meno ma è un discorso deciso, illuminato, coerente e coraggioso. Come si dovrebbe dire.

(grazie all’inesauribile lavoro di Tonia Mastrobuoni, questo #buongiorno è tutta farina del suo sacco e del suo preziosissimo lavoro)

Buon martedì.

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Trascinarono nuda una malata psichica, sospesi due agenti

Sono due gli agenti della casa circondariale di Rebibbia sospesi dal loro incarico, una sovrintendente e un assistente capo coordinatore in servizio all’istituto che ora sono accusati di falso ideologico e abuso di autorità. La presunta vittima è una detenuta con problemi psichiatrici. I fatti risalgono alla notte dello scorso 21 luglio: la donna è stata trascinata con forza perché aveva rotto un termosifone, dopo avere chiesto una sigaretta e avendo ottenuto un rifiuto, e per questo sarebbe stata portata in un’altra stanza priva di telecamere di sorveglianza. Il tutto sarete avvenuto con la presenza di ben 5 agenti donne e un agente di sesso maschile che avrebbero poi redatto un verbale di servizio in cui era riportata una presunta aggressione da parte della detenuta nei confronti degli agenti che in realtà non sarebbe mai accaduta.

«Non risulta che la detenuta stesse tenendo un comportamento aggressivo che abbia reso necessario l’intervento di un agente di sesso maschile, né dai filmati risultano situazioni che rendessero necessario l’uso della forza per lo spostamento della detenuta, come sostenuto dagli indagati nell’interrogatorio» scrive nell’ordinanza la gip Mara Mattioli, che descrive anche i fatti successivi: «Il trascinamento di peso della detenuta, nuda e sull’acqua fredda, non è stato posto in essere per salvaguardare l’incolumità della stessa (avendo la detenuta già da un po’ cessato le intemperanze) apparendo invece chiaramente motivato da stizza e rabbia per i danni causati dalla donna». Nel video agli atti anzi la donna detenuta è evidentemente in imbarazzo proprio per la presenza di un uomo e cerca di coprirsi le parti intime. Scrive la gip: «L’agente entra nella stanza n.3 e ne esce tenendo ferma la nuca della detenuta che in quel momento appare collaborativa ed è completamente nuda, la accompagna all’interno della stanza n.1 resa nuovamente agibile».

Una circostanza che per l’eccezionale presenza di personale di sesso maschile non autorizzato doveva diversamente essere riportato agli atti. «Inoltre la telecamera esterna alle ore 2.01 del 22/7/2020 riprende nuovamente l’agente entrare nella stanza n.1 ove è rimasta la detenuta ed uscirne circa 24 secondi dopo. Di questo accesso non vi è traccia nei verbali né dai filmati si capisce sulla base di quale necessità un agente di sesso maschile sia intervenuto da solo presso la cella della detenuta (peraltro ancora completamente nuda)». Secondo quanto riportato dalla vittima nel suo interrogatorio sarebbe rimasta sola con l’agente uomo nella stanza mentre era minacciata di non rivelare quei fatti a nessuno altrimenti le violenze si sarebbero ripetute. Da qui la condanna di falso ideologico e di abuso di autorità che hanno portato anche alla sospensione del servizio: “personalità del tutto spregiudicate” che avrebbero potuto reiterare le violenze e che avrebbero potuto inquinare le prove. Secondo fonti interne al carcere, infatti, gli accusati non era la prima volta che eccedevano in violenze e risulterebbero diverse segnalazioni e condanne disciplinari nel loro curriculum.

Per il Garante dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia «pur rimanendo ovviamente garantisti la loro sospensione è un segnale importante perché in molti casi di abusi, quando non vengono coperti con omertà, il personale resta normalmente in servizio e in molti casi restano in servizio nello stesso istituto se non addirittura nelle stesse sezioni». Per questo, dice Anastasia, «l’intervento del Dap è particolarmente apprezzabile perché è risultato abbastanza urgente, mentre spesso si aspetta l’esito del procedimento penale, quindi molti anni dopo, prima di intervenire e allontanare gli eventuali colpevoli»· Mentre ora le indagini faranno il suo corso e accerteranno eventuali responsabilità però resta da registrare un dato, che è sempre lo stesso: nelle carceri italiani continuano a consumarsi violenze che difficilmente riescono a rompere il muro di omertà che si crea tra agenti penitenziari. In questo caso i video delle telecamere di sorveglianza hanno potuto almeno appurare che non ci sia stata nessuna presumibile aggressione, motivazione molto spesso usata per proteggere la facciata di eventuali violenze, ma solo il lavoro delle indagini ha permesso di scoprire che il verbale redatto sull’accaduto non corrispondesse alla realtà dei fatti.

Poi c’è la questione, la solita annosa di cui spesso scriviamo anche sule pagine di questo giornale, di detenuti che non sono nelle condizioni psichiche di poter sicuramente stare in una cella: la donna vittima della violenza nel carcere di Rebibbia è descritta da tutti, anche dagli inquirenti, come una persona con gravi disturbi psichici. Ma siamo davvero sicuri che una situazione del genere non sia anche creata dalla mancanza di misure alternative al carcere che dovrebbero permettere a lei di scontare la propria pena con un metodo alternativo che comprenda anche le giuste cure (oltre alla propria dignità) e che non debba mettere operatori penitenziari (anche senza le giuste competenze) in condizioni così difficili? Il 4% dei detenuti è affetto da disturbi psichici contro l’1% della popolazione generale.

La depressione colpisce il 10% dei reclusi mentre il 65% convive con disturbi della personalità. Un detenuto su 4 assume regolarmente psicofarmaci. Tutto questo mentre una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso agosto mette nero su bianco che è ora possibile concedere, alla persona affetta da gravi problematiche psichiatriche, la misura della detenzione domiciliare. La donna di questa terribile storia ancora prima che non essere maltrattata non doveva stare a Rebibbia.

L’articolo Trascinarono nuda una malata psichica, sospesi due agenti proviene da Il Riformista.

Fonte

Salvini, vergognatevi

Che gran giornata quella di ieri per il senatore Matteo Salvini, leader leghista che si ciba lautamente del clima di terrore e di disperazione che attraversa il Paese e che continua insolente a richiamare il governo mentre lui è stato l’esempio plastico di tutto quello che “non c’era da fare” in questi mesi tra la prima e la seconda ondata del virus.

Prima la sua pessima figura in piazza a Roma dove i ristoratori protestavano l’ultimo Dpcm del Governo e ovviamente il leghista, pronto subito a fiutare l’eventuale malcontento, si è tuffato a pesce. Peccato che proprio i ristoratori (che sono gente ben più seria per preoccuparsi delle piazzate di chi da anni vorrebbe essere considerato “salvatore” di qualsiasi problema si presenti) l’abbiano cacciato via a male parole: «vai via, buffone» è stata la frase più buona.

Ma la scena madre del suo pessimo mercoledì è la lunga tirata con cui Salvini ha accusato il governo di non avere fatto nulla durante questi mesi. Sia chiaro, le responsabilità ci sono e sono molte (del governo ma anche e soprattutto delle Regioni) ma sentire la paternale di chi ieri diceva  “non ci sarà una seconda ondata, inutile terrorizzare le persone” e “se uno mi allunga la mano, mi autodenuncio, gli do la mano. Tanto un processo più, un processo meno” e “i bollettini di contagio sono terrorismo mediatico” e oggi urla “in questi mesi l’Italia ha perso tempo” non si può davvero sentire.

E ieri al Senato ha pensato bene di polemizzare togliendosi la mascherina in Aula (ennesimo gesto irresponsabile che serve solo a solleticare la pancia dei suoi amici minimizzatori e negazionisti) ed è stato richiamato all’ordine da Calderoli. Avete capito bene: Calderoli. Farsi richiamare al rispetto delle regole da uno come Calderoli è come passare nella cruna di un ago.

E allora si vergogni Salvini che per mesi ha minimizzato e oggi vorrebbe fare la figura del responsabile ma si vergognino tutti i salvini che in questi mesi (e alcuni ancora adesso) giocano a mischiare le carte per appoggiare gli irresponsabili. Vergognatevi, voi che avete incitato alla dimenticanza e ora puntate il dito. Vergognatevi e almeno abbiate un po’ di decenza. Un po’ di decenza.

Buon giovedì

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Ora basta: dichiarate Forza Nuova fuorilegge, e lasciate le piazze a chi soffre e protesta civilmente

A Bari il segretario provinciale di Forza Nuova, fra gli organizzatori della manifestazione di protesta cittadina, ha messo alla gogna una giornalista di Repubblica. Sulla vicenda sta già indagando la Questura. A Palermo il leader locale di Forza Nuova, Massimo Ursino, lancia la manifestazione di oggi con messaggi bellici: “Se questo governo ispirato da poteri anti-popolari ed anti-nazionali come l’Oms, ci trascinerà alla rovina ed alla guerra sociale, sappia che troverà il popolo italiano pronto a combattere strada per strada, piazza per piazza”.

In Piazza del Popolo a Roma Roberto Fiore e Giuliano Castellino, leader nazionale e locale del movimento, erano nel gruppo che ha lanciato bombe carta e che è stato disperso con gli idranti della polizia. A Milano tra i 28 denunciati ci sono persone vicine a Forza Nuova. A Torino si parla di ultrà che il questore definisce sotto la “regia di professionisti della violenza”. A Napoli qualche giorno fa, si sa, Forza Nuova era in piazza e il leader Roberto Fiore ha lanciato l’attacco direttamente dai suoi profili social. Dove le proteste sono sfociate in violenza i militanti di Forza Nuova, come le sue figure apicali territoriali, sono sempre stati presenti e addirittura hanno rivendicato la guerriglia.

Del resto è tipico della loro matrice fascista: rivendicare l’uso della forza è l’unico modo per alzare la voce e farsi notare. Parliamo di un partito che è riuscito a farsi cancellare da Facebook e Instagram perché, lo ha scritto proprio il social network, “le persone e le organizzazioni che diffondono odio” non possono essere presenti sulle sue piattaforme. Parliamo di un segretario di quello che vorrebbe essere un partito, come Roberto Fiore, che è stato condannato per banda armata e associazione sovversiva come capo di Terza posizione, l’organizzazione che alla fine degli anni Settanta ha riunito alcuni dei criminali più violenti della destra eversiva.

Un partito denunciato 240 volte per violenza dal 2011 al 2016. Quattro volte al mese. E allora la domanda è sempre la stessa, in questi giorni ancora di più: ma cosa si aspetta a sciogliere i partiti neofascisti che in Italia sono vietati dalla Costituzione? Cosa si aspetta a prendere l’esempio dalla Grecia con Alba Dorata e dichiarare fuorilegge un partito che in questi giorni sta giocando sulla disperazione con la violenza? Cosa?

Leggi anche: 1. Roma, violenti scontri in piazza del Popolo durante la manifestazione contro il Dpcm | FOTO E VIDEO / 2. Poi però non vi meravigliate se la gente comune impoverita scende in strada a protestare

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Occhio al moralismo contro i poveri

Se le rivendicazioni della propria dignità continueranno ad essere confuse con le violenze dei violenti non usciremo bene da questa crisi sanitaria e sociale

Attenti perché il trucco è sempre in agguato: usare i cretini violenti per fingere che tutto va bene e che il disagio non esista. Attenti perché, al di là dei soliti rimestatori del malcontento che aspettano una manifestazione per infilarcisi dentro e per raggranellare un po’ di adepti in Italia, ci sono quasi 1,7 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta per un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Sono persone, mica numeri.

Attenti perché la curva dei posti occupati nelle terapie intensive e quella dei ricoveri ci dicono che molto probabilmente queste misure che limitano la circolazione delle persone non bastano, che forse non basteranno, che bisognerà prendere decisioni ancora più dure e difficili e non se ne esce solo con il moralismo e il paternalismo.

In Italia c’è un disagio evidente: un disagio sanitario, lavorativo, di reddito, di speranze, di futuro, di solitudine e di prospettive. Che il virus abbia aumentato le disuguaglianze non lo dicono gli editorialisti ma lo scrivono nero su bianco i numeri: ci sono ricchi che con la pandemia si sono arricchiti ancora di più e ancora più velocemente.

Attenti che non è un discorso che vale solo per ristoratori e lavoratori dello spettacolo, no. C’è una marea sommersa che non si è mai fermata, quella “produttiva” che sta nelle fabbriche – che chissà perché non vengono mai raccontate nelle statistiche del contagio – che non si è mai fermata né con la prima né con la seconda ondata e che sembra non avere voce in capitolo nel dibattito pubblico. Sono quelli che non vengono mai messi in discussione nemmeno quando si profilano le chiusure più terribili. E quelli hanno paura e scontano la sensazione di non esistere.

Attenti a non cadere nell’errore di bollare come “pericoli della comunione sociale” quelli che rivendicano diritti. Qui si tratta di pretendere di avere molto più dei soldi per mangiare, ora si chiede di avere fiducia in un sistema che la fiducia se l’è mangiata (soprattutto per responsabilità delle Regioni) nei mesi in cui si doveva fare meglio, si sta chiedendo di nuovo agli “eroi” di fare gli “eroi”. Dai problemi si esce “tutti insieme” come comunità se tutti hanno la sensazione di essere presi in considerazione in tutte le proprie difficoltà.

In un momento così grave serve cautela e responsabilità della misura: ci sono molte cose che non vanno, molti aspetti da correggere cammin facendo e farli notare e rivendicarli è un orgoglioso contributo alla lotta alla pandemia. Se le rivendicazioni della propria dignità vengono confuse con le violenze dei violenti non se ne uscirà bene. No. Prendere atto della realtà non significa avere il dovere di essere ottimisti. Ci sarebbe anche una parolina magica che fa saltare i nervi a molti: in tempi di crisi si ridistribuisce, si ridistribuisce. Vedreste che così sarebbe più facile.

Buon mercoledì.

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È che noi non siamo più gli stessi

Arriva il nuovo Dpcm. E arriva la nuova conferenza stampa del presidente Conte. E arrivano le nuove misure. Torna tutto, come uno schiaffo. E, sia chiaro, è uno schiaffo evidentemente necessario perché i numeri ci dicono che la crescita è ormai fuori controllo, perché le testimonianze dei medici e degli infermieri raccontano di ospedali che stanno tornando a straripare e perché no, non funziona che negare un problema lo elimini dal tavolo. Non funziona.

Però c’è un dato su tutto, che è un dato politico ma anche affettivo, economico, professionale e inevitabilmente politico che va registrato: noi non siamo più gli stessi di inizio pandemia. E di questo si deve tenere conto se si vuole provare a analizzare le difficoltà del momento e le inevitabili difficoltà di questa nuova decisione.

Non siamo più gli stessi perché nel Paese c’è gente, tantissima gente, che ha seguito le regole e che si è comportata responsabilmente in tutti questi mesi. C’è gente che, anche tra i professionisti e i piccoli imprenditori, che hanno adattato la propria quotidianità ai nuovi protocolli e sono stati molto attenti a tutti i gesti e a tutti i loro clienti. Il governo ha dato delle disposizioni, le regioni hanno dato le loro disposizioni e quelle regole sono state applicate per filo e per segno. E se all’inizio della pandemia tutti erano più disposti a sacrificare e a sacrificarsi ora i cittadini sono inevitabilmente intrisi di un risentimento contro chi le regole le ha evase o le ha scritte male: i trasporti pubblici ogni mattina sono un esempio paradigmatico di come sia difficile accettare il lockdown del proprio tempo libero mentre si registra una mostruosa pericolosità negli spostamenti lavorativi.

Non siamo più gli stessi perché abbiamo registrato, e qui su Left ne abbiamo scritto più volte, tutte le irresponsabili voci di chi quest’estate in nome dello spirito ludico ci ha voluto ripetere di non preoccuparci, di stare tranquilli, che era tutto finito, che era tutto passato e che non sarebbe tornato.

Non siamo più gli stessi perché abbiamo visto con i nostri occhi cosa significhi un sistema sanitario senza controllo, quello che lascia morire la gente in casa e che ti lascia per giorni in attesa perfino di una diagnosi, figurarsi una cura. E se prima c’era la giustificazione della pandemia improvvisa ora ci viene naturale chiederci perché farsi trovare impreparati a qualcosa di prevedibile e previsto.

Non siamo più gli stessi perché abbiamo provato sulla nostra pelle le cicatrici di un’amputazione sociale e affettiva, sappiamo cosa significhi avere paura del futuro, sappiamo che il welfare è quella cosa che deve permetterci di rimanere in piedi, anche ciondolando, garantendo la sopravvivenza economica oltre che sanitaria.

No, non siamo più gli stessi perché probabilmente ci siamo anche incattiviti e non siamo più disposti a sopportare errori ripetuti come se non ci fosse già stata un’esplosione epidemica. Non siamo disposti a non sentirci protetti.

I sacrifici ora devono essere accompagnati dai fatti. Conte l’ha capito benissimo e infatti ieri ha parlato dei sussidi economici come punto centrale del proprio discorso. La retorica non funziona più e nemmeno il paternalismo: se salvarsi “costa” sacrifici ora serve un Governo (e le politiche regionali) che sia disposto a pagarli.

Ma c’è un punto sostanziale: noi non siamo più gli stessi e qualcuno sotto traccia, in modo subdolo, cercherà di usare questa stanchezza per trasformarla in rabbia. Ci sarà qualcuno che proverà a usare diritti che sono messi sotto stress per usarli come innesco di odio e di violenza. È sempre lo stesso copione, funziona sempre così. È un momento delicato e importante, al di là del virus: bisogna pretendere il rispetto delle difficoltà di tutti senza cadere nel ventre molle di chi usa la disperazione come arma. Non è un momento facile. Non sarà facile.

Buon lunedì.

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Ieri sera a Napoli, lo Stato dov’era?

Tanto tuonò che piovve. Metteteci dentro i toni non certo concilianti di un presidente di Regione come Vincenzo De Luca, sempre troppo abituato a gigioneggiare sfidando tutto e tutti, metteteci dentro lo scontro sociale che covava da mesi, aggiungeteci la paura e infine condite tutto con le solite frange di estrema destra, dei gruppi ultras e di criminalità organizzata che da sempre sfruttano la disperazione e la violenza per ottenere un po’ di consenso e eccoci alle vie di Napoli di ieri sera dove la protesta contro il lockdown annunciato dal presidente della Regione è sfociata in una deriva criminale che appare troppo bene organizzata per essere considerata semplicemente l’espressione dell’esasperazione.

Che la pandemia sia nata come semplice problema sanitario, poi problema sanitario e economico e che infine sarebbe sfociata in un problema sanitario, economico e di ordine pubblico era facilmente prevedibile: già nel pomeriggio di ieri Roberto Fiore, pregiudicato leader di Forza Nuova, aveva annusato l’aria e aveva capito di potersi travestire da malcontento per menare un po’ le mani, annunciando la discesa in piazza del suo partito “al fianco degli esercenti napoletani”. Che poi di “esercenti napoletani” ce ne fossero pochissimi e che il nucleo della protesta fosse il frutto di un’organizzazione che solo i clan e i gruppi ultrà possono redigere in modo così strutturato non è cosa da poco.

L’organizzazione della protesta è avvenuta nel pomeriggio attraverso i canali Telegram che da giorni organizzavano assedi e aggressioni: che la cosa sia sfuggita alle Forze dell’Ordine e non a certi giornalisti pone anche degli inquietanti interrogativi sulle capacità dello Stato di prevenire la violenza. Le immagini di ieri ci raccontano di poliziotti assolutamente impreparati a contenere quell’onda d’urto.

Spostare tutto sulla violenza e banalizzare il malcontento però è un esercizio pericoloso, soprattutto in vista di scelte ancora più stringenti sul territorio nazionale: non è possibile pensare alle chiusure totali senza immaginare un welfare con degli ammortizzatori sociali che accompagnino le decisioni. Forse sarebbe il caso che i politici lancino meno strali e spieghino, passo per passo al giusto tempo, quali siano anche le forze messe in campo per garantire che gli eventuali lockdown non diventino sinonimo di fame e fallimento. Se preservare la salute pubblica costa (eccome se costa) lo Stato se ne deve fare carico. Altrimenti l’assist ai violenti che aspettano l’occasione è subito servito.

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA: Esclusivo TPI: “Che me ne fotte, io gli facevo il tampone già usato e gli dicevo… è negativo guagliò”. La truffa dei test falsi che ha fatto circolare migliaia di positivi in Campania

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Concorso in spostamenti pericolosi

I sindacati della scuola avevano chiesto che il concorso straordinario venisse sospeso, ma la ministra Azzolina si è opposta. Costringendo gli insegnanti a spostarsi nei giorni in cui tutti dicono che non bisognerebbe farlo

Mi scrive Alessandra:

«Si parla tanto della inopportunità del concorso stesso in piena pandemia, ma la ministra ormai abbiamo capito che non lo sposterebbe nemmeno se venisse uno tsunami combinato Adriatico-Tirreno o se un meteorite si abbattesse su Roma. E vabbè. Quello di cui non si parla è l’estrema superficialità con cui sono stati fatti gli abbinamenti candidati-sedi concorsuali, che obbligheranno 64mila persone a girare come trottole per l’Italia. E non parlo solo di chi dovrà spostarsi di regione perché nella sua il concorso non si svolge (dalla Sardegna al Lazio, dalla Sicilia alla Campania; dico: la Campania), ma di chi dovrà viaggiare anche se una sede concorsuale l’avrebbe sotto casa. Io sono stata destinata a Firenze, quindi prenderò un treno e poi un autobus, mentre con la bici sarei potuta arrivare tranquilla tranquilla (e sicura sicura, nell’ottica del contagio) all’Itc di Piombino. Dove invece nello stesso giorno sono attesi una quindicina di altri candidati, alcuni dei quali vivono a Firenze, magari vicino alla scuola dove farò io la prova».

Sul maxi concorso per la scuola che è iniziato proprio in questi giorni in effetti c’è qualcosa che andrebbe registrato e messo a posto. I sindacati hanno chiesto a lungo che il concorso venisse sospeso ma la ministra Azzolina ha adottato la tecnica della fermezza. Certo questi spostamenti proprio nei giorni in cui tutti dicono che non bisogna spostarsi sollevano più di qualche dubbio. «Si apre nel caos. Ci sarà una miriade di contenziosi, se non permettiamo agli insegnanti trovare una via di uscita con una prova suppletiva», dice Maddalena Gissi (Cisl).

E in effetti non si capisce cosa accadrà per quelli che per motivi di positività al Covid, di isolamento o quarantena non potranno partecipare alle prove. Il caso limite, ad esempio, è a Arzano, in Campania, che da giorni è zona rossa (quindi è vietato entrare e uscire) e proprio ad Arzano c’è una sede per gli esami. Che si fa? Qualcuno chiede una prova suppletiva ma la ministra ha chiarito che il parere della Funzione pubblica è stato negativo. Niente da fare? Sarà lunga, molto lunga perché i ricorsi saranno moltissimi. Secondo quanto riferisce l’Adnkronos il Tar del Lazio si è espresso già sulla richiesta di una docente che non potrà essere presente alle prove perché bloccata dall’emergenza sanitaria aprendo al diritto di avere una sessione suppletiva. Si attende la sentenza il 17 novembre.

Poi c’è la questione politica: l’opposizione si oppone (e vabbè) ma anche il Partito democratico ha espresso seri dubbi. Curioso il caso del Movimento 5 stelle che al governo parla di “strumentalizzazioni politiche” sul concorso mentre in Lombardia vota con la Lega una mozione per sospendere il concorso.

Una cosa è certa: “mischiare” le persone in giro per l’Italia non è una buona idea. Proprio no.

Buon venerdì.

Per approfondire il tema, leggi l’articolo di Donatella Coccoli su Left del 23-29 ottobre 2020

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L’autogol di Mancini, che pubblica una vignetta negazionista sul Covid

Un giocatore lo vedi dal coraggio dall’altruismo, dalla fantasia. L’allenatore della nazionale di calcio Roberto Mancini invece lo vedi dalle vignette che condivide su Instagram come se fosse un adolescente qualsiasi, mettendoci una bella vignetta in cui un’infermiera (ovviamente nera, tanto per riuscire a beccare tutti gli stereotipi peggiori) chiede a un paziente su un letto di ospedale “hai idea come ti sei ammalato?”, e quello risponde “guardando i TG”.

roberto mancini vignettaroberto mancini vignetta

Perché si sa che i negazionisti, quelli che avranno esultato per la vignetta di Mancini come a una finale dei Campionati del Mondo, da mesi insistono nel dire che il virus non esista e che sia solo un’invenzione della stampa. Cosa c’è di meglio dell’allenatore della nazionale italiana per deresponsabilizzare un po’ di persone, per spargere un po’ di letame sull’informazione scientifica e per buttare all’aria tutta la cautela che viene raccomandata in questi giorni?

Chissà se Roberto Mancini ha voglia di andare a scherzare dai suoi tifosi che hanno perso parenti o amici in questi mesi, chissà se Mancini non ha voglia di entrare nella televisione degli italiani (come gli capita spesso con la sua squadra in prima serata) per spiegare a quel mezzo milione di italiani che hanno avuto il Covid che usa i social con la stessa irresponsabilità di un dilettante, lui che dovrebbe essere il re dei professionisti italiani. E chissà che non sia lo stesso Mancini che più di una volta, come accadde con Sarri qualche anno fa, tenne pomposi concioni sul calcio come veicolo di responsabilità e cultura, lui che ci ripeteva tutto serio serio che il calcio non può sopportare inciviltà e ignoranza.

E chissà che ne pensa la FIGC, quella che si spreme tanto per veicolare messaggi negli stadi e che si ritrova un domatore di fake news come allenatore della sua nazionale maggiore. Caro Mancio, se la creatività è direttamente proporzionale al ruolo che si riveste e alla visibilità pubblica oggi sei riuscito nella mirabile impresa di risultare il campione degli uomini poco saggi. Ora vedrete che ci dirà che gli hanno hackerato il profilo, che è stato un suo amico, che gli hanno rubato il telefono. Di sicuro è un autogol clamoroso. E questa volta ha completamente sbagliato la tattica. Complimenti mister, per come tiene alta la bandiera.

Leggi anche: 1. Lettera ai negazionisti: “Venite a Lodi a tenere i vostri comizi davanti a orfani del Covid” / 2. Spiegateci perché gli esperti che minimizzavano il virus ora imperversano in tv / 3. Ecco a voi i nuovi sovranisti: ignoranti individualisti e negazionisti che cianciano di dittatura sanitaria

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