Due parole
Due parole a Fano, su Andreotti, mafie e questo Paese che potrebbe decidere di ripartire dalla bellezza.
Due parole a Fano, su Andreotti, mafie e questo Paese che potrebbe decidere di ripartire dalla bellezza.
E insomma, amore mio, tutto questo preambolo solo per spiegarti perché in queste sere, verso la fine delle favole, mi senti un po’ tentennante. E perché quando ti racconto Cappuccetto Rosso invento sempre una fine diversa: una volta il Lupo si pente e va a comprare il vino per pranzare con la bimba e la nonna, l’altra volta scappa spaventato dal cacciatore e va al Club dei Lupi Pentiti, un’altra ancora corre dalla mamma di Cappuccetto per prendere lezioni di cucina perché i dolcetti gli sono piaciuti tanto. Peppino Impastato: Sai cosa penso? Che quest’aeroporto in fondo non è brutto, anzi…
Salvo Vitale: Ma che cosa esce?
Peppino Impastato: No ma… Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre,che è ancora più forte dell’uomo e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere: fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio e i muri di mattoni finti… Mi stai seguendo?…
Salvo Vitale: Eeh, ti sto seguendo!
Peppino Impastato: …I balconcini, ‘a gente ci va a abitare e ci mette… le tendine, i gerani, la televisione e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza.
Salvo Vitale: Ah bè ho capito, ma allora?
Peppino Impastato: E allora… E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscela, a difenderla.
Salvo Vitale: La bellezza?
Peppino Impastato: La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.
C’è chi realizza il proprio sogno in un borgo del Settecento, chi sopra un monte davanti al mare, altri in un ex mattonificio di periferia. Con l’ obiettivo di fare del teatro un bene comune. Sono tanti, piccoli e nascosti, ma fermi nelle intenzioni, i presidi culturali che resistono. Un bel pezzo di Livia Grossi sul Corriere di ieri sui tanti luoghi di spettacolo, cultura e difesa della Costituzione. Da leggere per trovare la Bellezza che resiste. Nonostante tutto.