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clan nuvoletta

A Pogliano c’era il boss ma nessuno se n’è accorto

image“Qui non c’è pressione. Ti conoscono… ma non ti conoscono… ti vedono lavorare e non sanno quello che tu sei. Ti vedono sotto un’altra ottica”. Sono le considerazioni di Giovanni Nuvoletta, 46 anni, il presunto boss della camorra arrestato mercoledì mattina nella sua casa a Pogliano Milanese. L’intercettazione del dicembre 2013 conferma che Nuvoletta junior, figlio del defunto boss Lorenzo, storico padrino dell’omonimo cartello camorristico di Marano di Napoli, consapevole del “timbro di mafiosità” legato al suo cognome in tutta la Campania, nel 2011 si trasferisce al Nord con la famiglia per continuare i suoi affari illeciti. Sceglie la Lombardia, dove nessuno conosce la storia della sua famiglia. “In Campania sei visto male in partenza”, aggiunge Giovanni. A Pogliano quando arriva non lo conosce nessuno. Fino a mercoledì mattina, quando viene arrestato dai finanzieri del Comando Provinciale di Milano con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, reimpiego di capitali illeciti e trasferimento fraudolento di valori. Qui apre il locale “AMOzzarella”, un ristorante-pizzeria con annesso caseificio, sempre molto frequentato. In paese si muove come una persona qualunque, con villa e capannone, in una delle strade del centro.

Imprenditore irreprensibile anche per il sindaco Vincenzo Magistrelli: “Quando mercoledì mattina ho appreso dagli organi di informazione la notizia dell’arresto di Nuvoletta sono rimasto senza parole – spiega – l’ho conosciuto tramite l’ufficio tecnico, quando hanno aperto la loro attività alcuni anni fa. Ci sono stati dei problemi in merito ai posteggi e all’occupazione del suolo pubblico, ma hanno messo a norma il locale nel rispetto delle Leggi senza problemi. È gente che non ha mai dato fastidio. Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni per episodi di disturbo della quiete pubblica. A differenza di altri locali presenti sul territorio del loro ristorante mai nessuna nota negativa”. Certo. Il presunto boss della camorra non poteva permettersi di avere in giro nel ristorante controlli e polizia locale per un tavolino di troppo messo sul marciapiede e così ha «messo tutto a posto». Non sapeva che la Guardia di Finanza, invece, lo conosceva e stava indagando sui traffici di droga e su come aveva reinvestito nell’economia legale gli illeciti proventi, trasformandosi in dinamico imprenditore nel settore della ristorazione lombarda. Il locale chiuso mercoledì mattina dopo il blitz dei finanzieri ha riaperto in serata. Ma ora anche a Pogliano tutti sanno chi è Nuvoletta.

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La camorra dei giovani “Nuvoletta” parla in milanese

dire_13957988_18490Il Gico della Gdf di Milano, nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Dda milanese e trasmessa a quella di Napoli, ha arrestato a Pogliano Milanese Giovanni Nuvoletta. L’ esponente del noto clan camorristico, ora in carcere, è accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, reimpiego di capitali illeciti e trasferimento fraudolento di valori. Reati, questi due, commessi in concorso con la moglie Annunziata, i figli, e due nipoti ora ai domicilIari a Baranzate, nel Milanese. I finanzieri hanno eseguito 10 arresti, 3 carcere e 7 ai domiciliari, e sequestrato beni per circa 13 milioni di euro. Tra i beni sequestrati in provincia di Milano, Napoli e Caserta, ci sono, oltre a conti correnti e immobili come un ristorante nel milanese, cavalli di razza e bufale impiegate nell’attività casearia.
Le ordinanze di custodia cautelare sono scattate per associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione illegale di armi, traffico internazionale, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Le attività investigative hanno consentito di ricostruire la storia criminale del camorrista esponente del clan Nuvoletta, nota famiglia del Napoletano, il quale dopo aver operato per anni nel settore del traffico internazionale di stupefacenti, ha trasferito famiglia e interessi economici a Milano, dove ha reinvestito i grossi capitali illeciti accumulati in diverse attività imprenditoriali nel settore della ristorazione e della produzione e commercio di prodotti caseari.

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