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I fascistelli a Milano non hanno capito come entrare in consiglio comunale

Siccome quegli sparuti di Casapound sono una pozzanghera che non hanno i numeri nemmeno per diventare amministratori di condominio ieri a Milano hanno pensato bene di inscenare un patetica protesta durante il consiglio comunale di Milano al grido «questa è la casa di tutti i milanesi» dimenticandosi, per scarsa dimestichezza con la matematica, che tra «tutti i milanesi» loro rimangono (per fortuna) una minoranza fin troppo tollerata nonostante la legge ne vieti l’esistenza.

Al di là della protesta contro il sindaco Sala non sono riusciti a trattenersi (gli capita spesso) dall’inscenare il loro torvo saluto romano oltre che qualche coretto da campetto di periferia. «Sono intervenuto andando verso di loro e gli ho ricordato, non proprio sottovoce, che i fascisti qua dentro non possono entrare e non hanno alcun diritto di parola. Non starò mai zitto su questo», ha scritto il consigliere comunale Paolo Limonta.

Non è finita qui. Dopo lo sconcio spettacolino i fascistelli in libertà hanno pensato bene di prendersela con i pacifici manifestanti dell’associazione Nessuna Persona è Illegale (una delegazione di NPI, invitata in comune dal Capo di Gabinetto del Sindaco per illustrare i contenuti del presidio di richiesta della residenza organizzato per oggi) mandando al Pronto soccorso una persona di sessant’anni.

Sorge però una domanda: ma perché la Questura di Milano (così prodiga e attenta per il decoro della Stazione Centrale) non riesce ad arginare quattro teppistelli? Perché, ancora una volta, si sente quel brutto odore dei “forti con i deboli” che non riescono ad essere ugualmente “forti” con i prepotenti?

A voi la risposta.

Buon venerdì.

(continua su Left)

I “fasci del lavoro” entrano in consiglio comunale. Eletti. Al 10 per cento.

Mentre si cercano fascismi un po’ dappertutto alla fine i fascisti quelli veri, che giocano vigliacchi e miseri sulle reminiscenze di un vomitevole passato e sulla scarsa memoria di un presente confuso, nel consiglio comunale di Sermide-Folonica (neo comune nato dalla fusione di quelli che erano due) entra la candidata sindaca della lista “Fasci del lavoro”, un partito ispirato alla Repubblica di Salò (con tanto di fasci in bella mostra nel simbolo).

Non stupisce che esitano furbi nostalgici sparsi per l’Italia che se ne fottono di una legge che vieta il fascismo in tutte le sue forme quanto piuttosto la distrazione di uno Stato che (vedrete) ora fingerà di indignarsi senza spiegarci come abbia potuto permettersi questa gravissima “distrazione”.

“Un risultato straordinario – dice Claudio Negrini, fondatore del lurido movimento e che ci tiene a rispondere alle polemiche suscitate dal simbolo della sua lista – : Quello non è il fascio littorio ma il fascio della Repubblica sociale; sono 15 anni che presento lo stesso simbolo in tutt’Italia e nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Vorrà dire che la prossima volta lo cambierò”.

 

(continua su Left)

A Corsico in Consiglio Comunale urlano i servetti della ‘ndrangheta

Guardate questo video:

A parlare è Maria Ferrucci, ex sindaco di Corsico, da sempre in prima linea nella lotta alla ‘Ndrangheta. Tra Corsico e Buccinasco la cosca Barbaro-Papalia da anni infesta il territorio e tutti sparpagliati operano i loro piccoli soldati che vigliacchi provano a interferire nel tessuto imprenditoriale, politico e sociale. Nella seduta di consiglio comunale si discute un’interpellanza urgente presentata dalla minoranza (di cui la Ferrucci fa parte) per chiedere lumi al sindaco Filippo Ferrante sulla “sagra dello stocco di Mammola” che un consorzio calabrese avrebbe voluto celebrare in piazza con tanto di patrocinio del comune: sul manifesto della manifestazione oltre ai nomi del sindaco e di un suo assessore compare un referente per informazioni e prenotazioni, Vincenzo Musitano. Peccato che (come scrive bene Davide Milosa qui) «Vincenzo Musitano sia il marito di Elisabetta Perre, figlia di Giuseppe Perre detto ‘u Maistru, padrino della ’ndrangheta di Platì. A questo va aggiunto che il fratello di Vincenzo, Antonio Musitano ha alle spalle 18 anni di carcere per i suoi legami con la coscaBarbaro-Papalia insediata nei comuni di Corsico e Buccinasco. Oggi la Perre è titolare del negozio Musipane, distributore ufficiale dello stocco di Mammola. Qui al 12 di via Montello fino al 2006 c’era un circolo di caccia e pesca definito dalla Procura l’ufficio della ’ndrangheta nel Nord Italia.»

Il sindaco (pensa te) si è distratto e non se n’è accorto e così quando la stampa locale (e poi nazionale) ha cominciato a rumoreggiare lui si è limitato a balbettare qualche flaccida scusa per poi sospendere l’iniziativa. Arriviamo quindi alla seduta comunale in cui le opposizioni chiedono conto di un patrocinio piuttosto inopportuno: la Ferrucci comincia a leggere il testo dell’interpellanza fino al punto in cui dichiara (lo dicono le Procure) che Corsico è “città infiltrata dalla ‘ndrangheta”. Scoppia il pandemonio. Gente che urla, minacce, insulti. Il presidente del Consiglio Comunale è costretto a interrompere la seduta e chiede ai vigili di allontanare alcune persone, qualcuno dai banchi della minoranza chiede che vengano identificati i disturbatori e l’ex sindaca chiede che vengano chiamati i carabinieri. Scrive sempre Milosa: «Chi è tra il pubblico resta scioccato. È il caso di M.R. che spiega: “Due persone adulte stavano dietro di me, e rivolte alla Ferrucci hanno detto: quella va bruciata con la benzina”. E ancora: “Un’altra persona faceva il segno del tagliare la gola”. Gli amici dei boss in aula si sono portati anche la claque costituita da un gruppo di minorenni.»

Sembra di ripiombare negli anni più neri della Lombardia quando prima dell’operazione Crimine Infinito che con centinaia di arresti certificò la presenza mafiosa si aggiravano indisturbati negazionisti (e mafiosi) a urlare sconcertati contro chiunque provasse a parlare del pericolo ‘ndranghetista. Sembra di ascoltare in lontananza gli stessi unti guappi di cartone che credevano di poter irrompere a un convegno (o a uno spettacolo teatrale) puntando il dito contro chi provasse a raccontare la verità.

No, non si tratta semplicemente, come prova a dire qualcuno, di intemperanze: pezzi di mafia godono ancora di un tale grado di impunità da poter interrompere un momento democratico nell’amministrazione di un comune. Quelli sono i servetti della ‘ndrangheta che credono ancora di poter alzare la voce, sono i fiancheggiatori 2.0 di una mafia vigliacca che silenziosa continua a tenere in mano sacche di Lombardia. Ma soprattutto esistono città (e Corsico non è certo un retrogrado paesino di campagna) che concedono a questi picciotti vigliacchetti la sensazione di poter comandare.

Ed è fango, pelo, paura che mi riporta indietro ai miei periodi più neri. Per questo credo valga la pena di stare vicino a Maria e ai suoi compagni. Ma davvero.

Il bluff di Giachetti: rifiuta soldi che non gli sono dovuti

La domanda la pone Emiliano Poli, a lungo dirigente del PD e persona seria e preparata:

«Giachetti rinuncia agli emolumenti di consigliere. L’art. 83 T.U.E.L. prevede che “I parlamentari nazionali non possono percepire i gettoni di presenza o altro emolumento derivante da incarico pubblico. Le indennità di funzione non sono cumulabili”. Chiedo a  Roberto Giachetti se ho interpretato correttamente la legge. Se così fosse, la sua lettera è solo propaganda, esattamente come quella di cui accusiamo (giustamente) il M5S. Chiedo anche se ha ottenuto dalla Direzione Nazionale la deroga perché lo Statuto del PD non prevede una doppia carica elettiva. Non è un’accusa ma una richiesta di spiegazioni.»

Ovviamente non gli ha risposto nessuno, finora.

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A Lodi il PD convoca gli ultrà

A proposito di paninari al governo: a Lodi dopo l’arresto del sindaco PD Simone Uggetti per turbativa d’asta è stato convocato per domani, giovedì’ 19 maggio, il primo consiglio comunale dopo la vicenda che ha inevitabilmente scosso la città. Fin qui nulla di strano. Ma seguitemi: sarà probabile che le opposizioni chiedano che il sindaco (al momento agli arresti domiciliari) abbia il buon cuore di dimettersi. Tutto normale, direte voi. E cosa fa la segreteria lodigiana del Partito Democratico? Invia una mail, questa:

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In pratica, dice il PD, siccome quegli altri verranno presumibilmente a chiedere le dimissioni cerchiamo di radunarci anche noi. Una guerra tra bande, insomma. Nessun cenno alla politica, non sia mai, e nemmeno un rigo per “entrare nel merito”, come dice il grande capo Matteo.

C’è da capire chi porterà i fischietti, le trombette a forma di lingua, le bibite, i bicchieri di plastica e la carbonella per cucinare qualcosa durante l’attesa […]

(il mio buongiorno per Left continua qui)