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Ha ragione la Cirinnà: Dio, Patria e Famiglia è uno slogan fascista. E chi lo difende da sinistra sbaglia due volte

La polemica che si è rovesciata su Monica Cirinnà per il suo cartello “Dio, patria e famiglia – che vita de merda” è stupida e inutile. Innanzitutto perché i fascisti non avevano quei valori. Peccato che l’ironia non sia stata capita. A partire da Carlo Calenda, che ha commesso un grande errore.

Il mio editoriale per Linkiesta.it lo trovate qui.

Un abbraccione a Salvini, che si difende come un Berlusconi qualunque

Mettiamo bene in fila i fatti, quelli accertati, visto che il ministro dell’Interno Salvini si premura di avvisare che ha la querela calda quando si parla dei soldi della Lega, nonostante lui con le parole ecceda in continuazione per succhiare un po’ di bile: la Lega Nord (ora Lega senza Nord perché i terroni hanno scoperto che i negri sono più terroni di loro) ha “incassato” 49 milioni di euro dalla truffa sui rimborsi elettorali per cui sono stati condannati il fondatore Bossi e il tesoriere Belsito. 49 milioni di euro. Badate bene: a 35 euro al giorno, sono 1.400.000 giorni di ladrocinio. Mica male.

Dicono i leghisti che non sono soldi rubati perché sono finanziamenti pubblici. Che farebbe già ridere così: che quei soldi siano nostri, dei cittadini che pagano le tasse, lo capirebbe perfino Calderoli. Quindi non soffermiamoci oltre.

La prima difesa del ministro dell’Interno capo della Lega è stata: li abbiamo spesi. Una scena da cinepanettone: beccate il ladro che vi ha rubato l’auto ma lui ferma subito la vostra rabbia dicendovi che gli dispiace ma l’ha venduta. Ah ok, allora niente. Gli inventori della storiella di Ruby nipote di Mubarak in confronto sono dei dilettanti. Andiamo avanti.

Poi ha provato a dire che sono robe di Bossi e Belsito. Questa sembrava anche funzionare, di primo acchito. Poi Bossi l’ha ricandidato (tipico atteggiamento di chi ha la schiena dritta per risollevare un Paese) e infine si è scoperto che quei soldi (che erano già oggetto di indagine) sono stati allegramente spesi da Maroni e Salvini. Avete presente quelli che quando si ritrovano imputati in un processo si liberano dei beni per non farseli confiscare? Innervosiscono, vero? Ecco, così.

Poi ha spiegato che le casse del partito sono vuote. Peccato che, al di là della liquidità esista un patrimonio fatto di buoni del tesoro italiano e obbligazioni societarie (tra l’altro anche in titoli vietati per un partito politico, pensa te). Nello specifico Salvini ha investito 1,2 milioni su Mediobanca, Arcelor mittal e Gas natural. Altro che “le salamelle e le patatine a Pontida”. In più (come spiegato da Tizian e Vergine per l’Espresso) c’è una strana associazione (dal rassicurante nome “Più voci”) gestita dai commercialisti della Lega che si è intascata 250 mila euro da Parnasi. Sì, proprio lui, quello arrestato per lo scandalo dello stadio di Roma. I tre commercialisti tra l’altro hanno anche una fitta ragnatela di piccole imprese di cui è impossibile conoscere i proprietari perché protette da una fiduciaria lussemburghese.

Dicevano i leghisti, fino a ieri: «Se voi giornalisti sapete queste cose perché non interviene la Giustizia?». Eccola: la Giustizia è intervenuta. E come si difende l’uomo forte Salvini? Dice che è un processo politico. Sì, davvero, proprio così. Berlusconi si sarà anche preso qualche spicciolo di diritti d’autore.

E cosa dicono quelli che hanno crocifisso Ignazio Marino per due scontrini (da cui poi è stato assolto)? Bella domanda. Aspettiamo la risposta. Tutti pronti a fare il bagno nella piscina della Lega.

Buon mercoledì.

 

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/07/04/un-abbraccione-a-salvini-che-si-difende-come-un-berlusconi-qualunque/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.