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la mafia

L’ex senatrice leghista e quell’idea malsana di una mafia “coraggiosa e sensibile”

Sapete chi da sempre porta avanti la narrazione della mafia “buona” e che “aiuta i più deboli” e che “non fa male ai bambini” e tutta quella serie di cretinate che ogni tanto ci vengono propinate per romanticizzare un fenomeno che non è nient’altro che una montagna di merda? I mafiosi. Sono i mafiosi che si sono inventati la mafia “per bene” e sono i colletti bianchi che spesso nel corso della storia si sono ingegnati per farcela passare come qualcosa che sostituisse lo Stato in mancanza di Stato.

Perché la mafia, tutte le mafie, è per natura la contraddizione di una democrazia: nelle mafie conta l’appartenenza, nelle mafie l’essere soggiogati a qualcuno di più potente è una condizione naturale, nelle mafie si usano i bisogni per trarne profitto e per stringere nuove servita.

Una mafia coraggiosa e sensibile è un’idea talmente malsana che si potrebbe trovare trascritta solo nelle intercettazioni di qualche banda di picciotti che chiacchierano tra loro. Per questo la frase dell’ex parlamentare leghista che dal palco della manifestazione “Io sto con Salvini” è particolarmente grave ma è anche la sindone di un certo modo di intendere le cose. Ha detto Angela Maraventano: “La nostra mafia che ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima. Dove sono? Non esiste più. Perché noi la stiamo completamente eliminando… Perché nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”.

E basterebbe solo soffermarsi sulle parole iniziali: quel “nostra mafia” che dovrebbe indicare una mafia di appartenenza e una mafia contraria, come se ci fossero mafie con cui si è avuto a che fare. E che l’assoggettamento di un intero territorio (che è quello che fanno le mafie) venga considerato un modello di difesa mostra in tutta la sua sconcertante naturalezza come l’autorità per Maraventano sia qualcosa che cuce le bocche, che uccide le persone e che controlla le economie.

Questa, segnatevelo, è la stessa che ha urlato contro il governo “abusivo” e contro “l’invasione del Paese”. Roba da pelle d’oca. Come tutti gli altri leghisti mentre interveniva dal palco Angela Maraventano indossava una maglietta con scritto “processate anche me” e dopo averla ascoltata viene da pensare che se esistesse il reato di favoreggiamento culturale alla mafia di sicuro ci sarebbe da istruire un processo. Chissà che ne pensano i famigliari delle vittime di mafia di una mafia “coraggiosa e sensibile”. Perché il prossimo comizio non lo fanno davanti a loro? E intanto continuiamo così, scivolando verso l’abisso.

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L’articolo proviene da TPI.it qui

Luigi De Magistris sulle minacce a Giulio Cavalli

“La ‘ndrangheta continua a mandare messaggi di morte a Giulio Cavalli, giovane attore impegnato in una straordinaria battaglia culturale contro la criminalità e il malaffare. Giulio Cavalli fa paura alla mafia non soltanto perché ha il coraggio di fare nomi e cognomi, di citare fatti e circostanze che rivelano a una grande platea quanto pericolose e pervasive siano le organizzazioni criminali anche nel ‘tranquillo’ nord del paese: Giulio Cavalli fa paura alla mafia perché rivela la piccolezza dei suoi uomini, la meschinità dei suoi ‘codici’, la pateticità dei suoi riti. Giulio Cavalli mette a nudo la povertà morale, la grettezza,  la miseria degli ‘uomini d’onore’: questo la mafia considera intollerabile, forse più dell’aggressione ai patrimoni accumulati facendo leva sulla paura della gente. Chi è ridicolo, meschino, misero, non può fare più paura: e se la mafia non fa paura, non esiste più”. Ad affermarlo è Luigi de Magistris, europarlamentare di Italia dei Valori, che prosegue: “Per questo il miglior modo di esprimere solidarietà a Giulio Cavalli è quello di non lasciarlo da solo a combattere questa battaglia di forte impegno civile: tutte le coscienze civili di questo paese devono farsi portatrici del suo messaggio, e unirsi alle forze dell’ordine, ai bravi magistrati, a tutti coloro che nel mondo della politica, della cultura, dell’imprenditoria, del lavoro, delle professioni,  ogni giorno si mettono di traverso rispetto allo strapotere delle organizzazioni criminali”.
Conclude de Magistris: “Italia dei Valori sta costruendo un grande progetto politico che punta a unire le forze migliori del paese intorno ai valori della legalità, della giustizia, della verità, della solidarietà civile, della difesa e piena attuazione della Costituzione: un progetto che fa paura a un sistema politico-criminale che reagisce con violenza, inviando proiettili a Giulio Cavalli, incendiando l’auto di un giornalista coraggioso come Antonino Monteleone. Un progetto che Italia dei Valori dovrà condurre in porto con coraggio, mantenendo la barra dritta, senza lasciarsi intimorire né cedere ai ricatti, se vorrà essere davvero una reale alternativa di governo del paese”.