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Mantova criminale: Antonio Muto dai sospetti di mafia all’arresto per falso

Antonio Muto, già imputato per concorso esterno mafioso oggi è stato arrestato per bancarotta e falso. Ne scrive la Gazzetta di Mantova (che non riesce però a ricordarsi del processo per mafia):

Nuovi guai con la giustizia per il costruttore Antonio Muto. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Mantova martedì 20 giugno ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal procuratore Manuela Fasolato e dal sostituto procuratore Giacomo Pestelli, ed emessa dal Gip Matteo Grimaldi, nei confronti dell’imprenditore edile. I reati contestati adAntonio Mutosono bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata ed operazioni dolose da falso in bilancio.

“L’attività di indagine, coordinata dalla Procura di Mantova – scrive la Guardia di Finanza in un comunicato -, ha avuto origine dal fallimento della società “Le Costruzioni s.r.l.”, dichiarato nel giugno 2016, della quale Muto era stato socio e amministratore unico, e ha visto impegnati i militari del Nucleo di Polizia Tributaria nell’esecuzione di approfonditi e capillari accertamenti che hanno permesso di ricostruire compiutamente le intricate vicende della società. L’esito degli accertamenti ha consentito in particolar modo di mettere in luce l’esistenza di una corposa operazione finanziaria: Muto ha sottratto alle casse delle Costruzioni, fallita, 3 milioni e 878mila 750 euro.Dalle indagini è emerso che il gruzzolo era stato versato in favore della società “Lagocastello Immobiliare srl”, l’altra società di cui Muto era socio e amministratore, per l’acquisto di alcune unità immobiliari ancora da costruire sullalottizzazione dell’area sulla sponda sinistra del Mincio davanti al Castello di San Giorgio. Per i soldi versati non esiste la stipula di alcun patto scritto e, soprattutto, l’operazione immobiliare, come noto, non è mai stata portata a termine, dopo che l’autorizzazione alla realizzazione delle opere di edificazione ed urbanizzazione era stata revocata dal Comune di Mantova già nel novembre 2005 e poi il Consiglio di Stato aveva sancito l’inedificabilità assoluta dell’intera area.

Muto aveva asservito totalmente le sorti della società “Le costruzioni s.r.l.” al soddisfacimento esclusivo degli interessi economici della Lagocastello che in questo modo, con  i soldi incassati, poteva rientrare dai debiti con le banche, evitando a Muto, socio unico, di scucirli di tasca propria.
Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Mantova hanno consentito anche di appurare come, nell’ambito della stessa società, il re del mattone avesse inoltre predisposto falsi bilanci societari occultando le rilevanti perdite in cui Le Costruzioni era incorsa nell’arco del tempo,peri mantenerla artificiosamente in vita. In particolare nei bilanci societari faceva figurare come voci attive crediti verso clienti ormai inesigibili da tempo, per l’ammontare complessivo di 821.222,19 euro. Tale condotta ha consentito in particolare all’imprenditore di impedire che emergessero subito le perdite registrate dalla società e di non rendere palese  la completa erosione del suo capitale sociale, eludendo così gli obblighi di ripianamento delle perdite e di ricostituzione del capitale sociale ed il conseguente dovere di scioglimento e messa in liquidazione della società. in questo modo ne ha aggravato il dissesto.

Gli accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle hanno evidenziato come la società avesse conseguito imponenti perdite d’esercizio fin dall’anno 2012 (rispettivamente per € 236.526 nell’anno 2012, per € 51.443,00 nell’anno 2013, per € 3.522.643 nell’anno 2014 e per € 834.309 nell’anno 2015) ed avesse altresì accumulato una enorme esposizione debitoria oscillante tra € 19 milioni e € 21,5 milioni (principalmente nei confronti di banche, fornitori ed Erario) che avevano determinato un passivo di quasi € 22 milioni nel 2012, € 20 milioni nel 2013, € 17,5 milioni nel 2014 e nel 2015 ed € 13,7 milioni nel 2016.

A seguito delle capillari indagini delle Fiamme Gialle, la Procura della Repubblica ha richiesto ed ottenuto l’8 giugno scorso dal Tribunale di Mantova il fallimento di altra società immobiliare di cui Muto è socio ed amministratore unico – la “Immobiliare Edera srl.”. Per queste vicende il costruttore è stato accusato di averne aggravato il dissesto astenendosi dal richiederne il fallimento, nonostante anche tale società fosse stata costantemente in perdita fin dall’anno 2010, avendo conseguito imponenti perdite d’esercizio (rispettivamente per € 130.065 nell’anno 2010, per € 96.207 nell’anno 2011, per € 75.606 nell’anno 2012, per € 488.505 nell’anno 2013, per € 977.687 nell’anno 2014 e per € 684.983 nell’anno 2015), e che la medesima avesse accumulato una enorme esposizione debitoria, a cavallo tra il 2010 e il 2013, oscillante tra € 15,3 milioni e € 24,4 milioni (principalmente nei confronti di banche, fornitori ed erario)

Le banche “al nord” sempre così gentili con la ‘ndrangheta

mafia-tangenti-pizzo-corbis-672x351L’ho ripetuto spesso, soprattutto in questi ultimi anni, in ogni occasione pubblica in cui mi sia capitato di parlare e ascoltare di ‘ndrangheta al nord: un giorno, finite le banalizzazioni che vanno per la maggiore in questo periodo, credo che andremo a prendere a calci nel culo qualche direttore di filiale di banca che mentre chiede al normale cittadino diciotto firme per il rilascio di un bancomat con moltissima leggerezza presta soldi (senza o con pochissime garanzie) ad imprese più che sospette. Siamo zeppi di aziende edili che risultano senza mezzi, oppure cooperative che non risultano avere dipendenti e che ottengono comunque lauti fidi e mutui.

Intanto registriamo a Mantova l’ennesimo caso:

Un cantiere iniziato e sospeso con il 30% dei lavori realizzati. Una società, quella che ha iniziato i lavori, che è fallita, indebitata per oltre 30 milioni di euro, nonostante il tentativo di evitare il concordato fallimentare attraverso la ristrutturazione del debito. Una banca, Mps, che ha erogato più di 27 milioni a questa società che, a sua volta, ne ha spesi 13 e rotti. E altri 13 milioni e 750mila euro che non si sa dove siano finiti. Succede a Mantova. I protagonisti di questa intricata vicenda sono la società Edilizia Forum Mondadori (nulla a che fare con l’omonimo gruppo editoriale, ndr) e il costruttore Antonio Muto, liquidatore della società e già indagato nell’inchiesta “Pesci” della Procura Antimafia di Brescia per la lottizzazione Lagocastello – 200 villette e un albergo in riva al lago e di fronte al castello di San Giorgio, mai realizzate per il divieto di edificabilità imposto dal Consiglio di Stato -, inchiesta che vede coinvolto anche il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, indagato per corruzione e peculato. E, coprotagonista della vicenda, anche una delle più grandi banche italiane, il Monte dei Paschi di Siena.

L’articolo è qui.

(PS Siamo in dirittura d’arrivo del nostro crowdfunding per il mio prossimo spettacolo e libro. Se volete darci una mano potete farlo qui. E passatene parola. Se potete e se volete. Grazie.)

Non ho nemmeno le parole

Per immaginare le ore di Giulio Tamburini, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Mantova, impegnato anche come distaccato per la DDA di Brescia.
Per la bomba scoppiata vicino alla sua abitazione. Lo spavento. La notte. Il dolore. La famiglia da proteggere oltre all’ordinarietà non facile della vita.
A Mantova. Dove già parlarne è già troppo disturbo.
Solo un abbraccio solidale. A tutta la sua famiglia.

Mantova brucia /2

Dopo la prima puntata, Mantova continua a bruciare. Basta mettere in fila tre articoli. Non c’è nemmeno bisogno di un commento. (Grazie a Maria Regina)

2 0ttobre 2011 – MANTOVA.

Un rogo con la firma della mafia 

Incendio nell’azienda Villagrossi di Rivalta. A fuoco otto betoniere. A incendiarle due individui con una tanica di benzina. Sale l’allarme per le infiltrazioni. Domani la riunione del comitato per la sicurezza

Il rogo alla Villagrossi di Rivalta (Rodigo) è stato uno shock. Metodi tipici dei clan sono ormai all’ordine del giorno e le istituzioni, restie ad ammettere infiltrazioni nel Mantovano della malavita organizzata, devono prendere atto che il livello delle intimidazioni ha raggiunto la soglia d’allarme. A Mantova arriverà l’antimafia. Vuole vederci chiaro nell’incendio che sabato ha distrutto otto betoniere dell’azienda Villagrossi.

Un rogo doloso, come aveva detto da subito il titolare dell’impresa. Un incendio che porta la firma della criminalità organizzata. Le fiamme, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero state provocate da due uomini, ripresi dalle telecamere, che hanno agito con precisione quasi chirurgica. Hanno versato la benzina in maniera tale da incendiare le otto betoniere (costo 350-400.000 euro l’una) che servivano per trasportare il calcestruzzo nei cantieri di cui la Villagrossi è fornitrice. L’ultima fornitura di rilievo dell’impresa di Rivalta sul Mincio è per piazzale Mondadori a Mantova, per il cantiere gestito dalle imprese di Antonio Muto e della cooperativa La Leale.

Il prefetto ha convocato per martedì il comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico. Ma l’allarme è salito all’improvviso. Se il prefetto Ruffo annuncia il coinvolgimento degli uomini dell’antimafia, gli industriali cominciano a mostrare segni di preoccupazione. “Facciamo quadrato contro la criminalità – dice il presidente di Assindustria, Alberto Truzzi – è un episodio che non mi sarei mai aspettato, cado dalle nuvole”.

Ma i segnali premonitori non erano mancati, come ha messo in luce nel luglio scorso l’inchiesta della Gazzetta di Mantova sulla recrudescenza di attentati incendiari. “E’ vero – risponde Truzzi – ma finora sono sempre stati episodi isolati. Rimane in me la convinzione che  questa criminalità sia estranea al tessuto sociale e produttivo del nostro territorio”.

E l’azienda di Rivalta come commenta? “Non abbiamo mai subito intimidazioni e minacce – spiega Teresa Villagrossi, figlia di Aldo, uno dei fondatori dell’impresa – per questo l’attentato alla nostra azienda ci sconvolge e ci preoccupa. Voglio comunque tranquillizzare tutti: la nostra azienda rispetterà il calendario delle consegne e i nostri dipendenti non perderanno una sola giornata di lavoro”. Il contratto della Villagrossi con il cantiere di Piazzale Mondadori, a trattativa privata, ammonta a due milioni di euro per la durata di due anni. I danni subiti dall’impresa sono rilevanti: altre alle otto betoniere distrutte, sono stati danneggiati altri sei automezzi e una parte del capannone. Gli attentatori erano molto informati. Hanno approfittato dell’assenza del custode e hanno sapiuto evitare gran parte delle telecamere. Come dire, sapevano parecchio di quell’impresa.

Dati inequivocabili: secondo le notizie di reato che il comando dei vigili del fuoco ha mandato in Procura nel primo semestre del 2011 su 27 incendi di autoveicoli e mezzi pesanti, ben 12 sono stati dolosi. A questo numero vanno aggiunti il rogo dell’Audi di Gaetano Muto a Buscoldo e l’incendio a Rodigo. Difficile credere ancora alla favola delle auto, nuove di pacca, che bruciano per “autocombustione”, per colpa del caldo, del freddo o del caso.

La cronaca dell’incendio di Igor Cipollina

RODIGO. Le otto betoniere fumano ancora, quasi fossero di carta e cenere. A sciogliere subito il sospetto è uno dei titolari, mentre vigili del fuoco e carabinieri si affannano attorno alle lamiere annerite. «Doloso al massimo», ringhia affranto Alfredo Villagrossi, titolare insieme al fratello Aldo dell’omonima azienda in strada Settefrati, Rivalta sul Mincio. Cave, calcestruzzi, lavori stradali. Tre impianti produttivi, trenta automezzi, una cinquantina di dipendenti. Un’azienda larga sulla quale si allunga l’ombra di un incendio appiccato in segno di sfida, sfregio, avvertimento. Ieri sera, intorno alle 20, nonostante gli occhi di dieci telecamere, approfittando dell’assenza del custode. La firma sarebbe nella lingua di fuoco che Alfredo racconta di aver visto correre davanti alle cabine delle sette betoniere parcheggiate l’una di fianco all’altra. L’ottava era posteggiata più in là, impossibile che sia bruciata per contatto con le altre.

Alfredo, 80 anni, è stato il primo ad arrivare, insospettito dal fumo. Passava di lì, sulla provinciale che allaccia Rivalta a Goito. È inciampato nell’incendio quasi per caso, ed è ancora frastornato dall’inferno di gomme, serbatoi, lamiere. Dalla violenza delle fiamme che hanno aggredito la sua azienda. Perché? La domanda sembra tormentare anche Aldo, suo fratello gemello, che vaga a piedi nudi, le ciabatte in mano. Vero, grazie ai suoi numeri, gli impianti, i mezzi, i dipendenti, nel corso degli anni la Villagrossi ha partecipato alle opere più importanti, dall’ospedale Poma alla Spolverina. Ma sempre attraverso forniture, mai con appalti pubblici.

Attualmente è impegnata nel cantiere di piazzale Mondadori, a Mantova (gestito dalle imprese Muto e cooperativa La Leale). Orgoglio, rabbia, incredulità s’impastano nelle parole di Teresa, figlia di Aldo, che cerca di alleviare lo sconforto del padre e dello zio. È lei a rispondere alle domande, gentile e garbata nonostante l’azienda in fumo e la puzza acre di gomma bruciata. Il danno? Nessuno azzarda una cifra, non ancora.

Si può solo osare un calcolo approssimativo, considerando che una betompompa nuova costa 400mila euro. Il danno potrebbe ammontare a due milioni di euro, senza contare che adesso l’attività dell’azienda frenerà bruscamente. E poteva anche andare peggio se Gianpaolo Ballarini, dipendente da dodici anni, non avesse strappato alle fiamme altre tre, forse quattro betoniere. Arrampicandosi sula cabina per metterle al riparo, lontano dalla lingua di fuoco.

4 0ttobre 2011 – – MANTOVA.

Le cosche del mattone.  Investimenti edilizi con i soldi della droga

di Rossella Canadè

MANTOVA Il diavolo come vicino di casa. Nicolino Grande Aracri è tornato a Brescello. Sarebbe proprio il ritorno alla libertà – per un ricalcolo della pena – di “Manuzza”, il boss riconosciuto della ’ndrangheta, con 37 ordinanze di custodia cautelare in carcere sul groppone, condannato a 17 anni per associazione mafiosa e tentato omicidio, una delle cause, se non la causa, dell’accelerazione delle incursioni di violenza di questi mesi. Nel Crotonese, innanzitutto, nel Reggiano, territorio scelto da tempo da molte ’ndrine, e di riflesso nel Mantovano. Secondo gli investigatori calabresi, Manuzza starebbe muovendo pedine per riacquistare la postazione che ritiene gli spetti di diritto: recuperare terreno, ristabilire gli equilibri. Ipotesi, per ora, che tengono gli inquirenti mantovani con gli occhi puntati su quello che accade dall’altra sponda del grande fiume. «La ’ndrangheta non consente una libera forma di concorrenza. Quello che sta accadendo vicino al Po segue il modello calabrese» a dirlo è Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti di criminalità calabrese, giornalista e scrittore, autore di diversi libri a quattro mani con il magistrato antimafia Nicola Gratteri. Non è stupito, Nicaso, dell’episodio di Rodigo che ha invece lasciato sbigottiti cittadini, politici e forze dell’ordine. «È un fatto grave, eclatante: significa che la posta in gioco è alta. La tattica della ’ndrangheta in fondo è quella di punirne uno per educarne cento. Al Nord bisogna smetterla di pensare che ci siano anticorpi. Non è vero: la ’ndrangheta ha 44 miliardi di euro di fatturato, sono stime Eurispes. Può corrompere chi vuole con questi soldi: dai politici ai colletti bianchi delle banche, per avere informazioni sugli imprenditori in difficoltà. I mafiosi sono ignoranti, come Riina? Certo, ma hanno i soldi per assumere professionisti che hanno studiato e sono capaci di costruire relazioni». Denaro sporco da riciclare e investire: è questa, secondo Nicaso, la traccia da seguire. La cocaina ha portato alle ’ndrine bottini inimmaginabili, che ora devono essere investiti, «mai al Sud, ma sempre al Nord, dove ad una maggiore ricchezza corrisponde una minore percezione del rischio. Allora si aprono supermercati e si creano filiere edilizie: così si dà lavoro, si costruiscono rapporti con famiglie e persone che poi vanno a votare: si crea consenso sociale». La polvere grigia, spiega Nicaso, è la faccia della ’ndrangheta. L’edilizia, il movimento terra, il trasporto di inerti non richiedono grandi know-how: basta avere denaro fresco in tasca. «In questo modo le ’ndrine al Nord trovano facilmente anche la manovalanza. Con il consenso ottenuto con valigie di denaro riescono a gestire gli affari in un regime di monopolio». Quando qualcosa va storto, qualcosa di succulento, scatta la rappresaglia. «Credo che possa essere successo questo. Un appalto importante finito in mani non gradite alla ’ndrangheta, che reagisce in maniera inequivocabile. La ditta di calcestruzzi immagino che sia assolutamente estranea a queste logiche, ma probabilmente quella commessa doveva finire in altre mani». Secondo questa lettura, forse lo scopo di chi ha ordinato di appiccare il fuoco non era solo quello di spaventare i titolari di Villagrossi, un avvertimento, ma di mettere in ginocchio la ditta, una delle più attive e robuste nel settore. Neutralizzarla per mettere al suo posto, nell’affare di piazzale Mondadori, quella “giusta”.

5 0ttobre 2011 – – MANTOVA.

Villagrossi consegna la lista dei debitori Una pista per il rogo? 

L’azienda ricostruisce con i carabinieri anni di affari.  E spuntano i no a spartire le commesse con i concorrenti  – di Rossella Canadè

RODIGO (Rivalta)  «Ci chiamano da tutt’Italia, ogni minuto. Guardi, i nostri telefonini sono perennemente scarichi. Leggono i titoli sui giornali e ci chiedono in che guai ci siamo cacciati. Non per curiosità o diffidenza, ma per manifestarci solidarietà, appoggio aiuto. Tutti ci conoscono e sanno come lavoriamo. Quello che è successo è stato un fulmine a ciel sereno». È una donna garbata, Teresa Villagrossi, una che misura le parole ad una ad una per non farsi scappare accenti di polemica, di rabbia. Per non ferire nessuno, anche dopo che il rogo che ha distrutto le betoniere ha rischiato di mandare all’aria la ditta. «Non ce l’hanno fatta. La nostra attività continua, e continueremo a dare lavoro ai nostri dipendenti. È questa la cosa più importante». Pensa a loro, quando sente parole come mafia, ’ndrangheta, cosche del mattone, «ho paura che abbiano paura, ecco, questo. Ma la solidarietà che tutti ci stanno dimostrando ci fa andare avanti».  Cresciuta a fatica e conti da far quadrare, in mezzo a gente che si alza all’alba e va a letto al tramonto, i mafiosi se li immagina con coppola e mitraglietta a tracolla, gente con cui i Villagrossi non hanno mai avuto a che fare. Sabato ha toccato con mano che mafia significa anche ritorsione, ricatto, intimidazione, avvertimento. Vendetta di qualcuno che hai danneggiato, magari senza saperlo. Perché lavori più di lui, perché hai i prezzi più bassi, perché non scendi a patti. Qualcuno che non esita a fartela pagare, con i mezzi drastici della criminalità organizzata: colpirne uno per educarne cento. Questa mafia a Teresa Villagrossi sembra meno lontana. «In questi ultimi anni, con la crisi del nostro settore, ci siano trovati ad aver a che fare con gente che non pagava. Abbiamo dato queste grane in mano al nostro avvocato, che ha fatto dei decreti ingiuntivi per farci recuperare gli insoluti. Non escludo che qualcuno sia fallito o che si sia trovato in serie difficoltà. E abbia visto in noi il suo nemico, quello che lo aveva mandato a gambe all’aria». Registri, carte, fatture: in queste ore i Villagrossi stanno passando al setaccio la contabilità, le lettere di ingiunzioni di pagamento che poi verranno acquisite dai carabinieri. Con cifre e nomi in mano, la caccia ai piromani e ai loro mandanti potrebbe trovare un sentiero. «La fame di soldi può spingere le persone a compiere gesti sconsiderati. Uno si sente danneggiato e perde la testa. Posso immaginarlo. Ma non riesco a capire chi possa essere. È capitato anche che abbiamo smesso di vendere il calcestruzzo a qualcuno dopo che non ci aveva pagato alcune forniture. Questo crea danno, è indubbio, perché se una ditta non arriva allo stato di avanzamento lavori paga ingenti penali. Forse è uno di questi, ma io non sono in grado di saperlo. Forse abbiamo fatto uno sgarbo a qualcuno, e questo mi ha bruciato i camion. Non lo avremmo mai immaginato».  A Rivalta non sono mai arrivate minacce, né preavvisi di rappresaglie, «le uniche cose che mi sono venute in mente in queste ore convulse sono le conversazioni con alcuni concorrenti, o meglio colleghi che in alcune occasioni ci hanno chiesto con insistenza di spartire con loro i lavori più grossi. Perché ne abbiamo tanti, non solo piazzale Mondadori. Non abbiamo partecipato a gare, ma sono state tutte trattative private: le nostre offerte evidentemente erano le più convenienti». Alcuni impresari del settore si sono già offerti di dare una mano, con macchine in prestito o a noleggio, «con questi aiuti non avremo problemi».  I fotogrammi che ritraggono l’incursione dei due piromani all’interno della Villagrossi sono all’esame dei carabinieri di Mantova, che hanno già interessato i comandi interprovinciali della Dia e della Dda, ma i titolari dell’impresa hanno potuto visionarli, «sapevano come muoversi e, dato che sui nostri dipendenti mettiamo la mano sul fuoco, significa che ci hanno studiato».

9 anni al figlio del boss Valle

Condanna a 9 anni di reclusione per Carmine Valle, figlio di Francesco Valle, uno degli ‘storici’ capi della ‘ndrangheta in Lombardia. E’ quanto ha stabilito il gup di Milano, Andrea Salemme, che ha emesso anche altre 4 condanne fino a 10 anni e mezzo di reclusione, e ha applicato anche a 3 imputati, tra cui lo stesso Valle, la misura della liberta’ vigilata per 3 anni a pena scontata. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, usura ed estorsione.

Nel luglio del 2010, pochi giorni prima del maxi-blitz ‘Infinito’ contro la ‘ndrangheta con oltre 170 arresti in Lombardia, erano state eseguite le misure di custodia in carcere nei confronti degli affiliati alla cosca dei Valle che, attraverso estorsioni e usura, controllava il territorio dell’hinterland milanese. In quell’operazione era finito in carcere anche il ‘patriarca’ Francesco Valle, 73 anni. Per lui, che aveva costruito un vero e proprio bunker con telecamere nel suo ristorante ‘La Masseria’, e per altri e’ ancora in corso il processo con rito ordinario. Carmine Valle, invece, ha scelto l’abbreviato.

Difeso dall’avvocato Maria Teresa Zampogna, in un interrogatorio davanti al gup ha preso le distanze dalla sua famiglia e il pm Paolo Storari ha chiesto per lui 7 anni e 4 mesi con le attenuanti generiche, portando i verbali con le sue dichiarazioni come prova d’accusa nel processo ordinario. Il giudice, pero’, ha deciso di non concedere a nessuno degli imputati le attenuanti e ha condannato Valle a 9 anni, Bruno Saraceno a 10 anni e 6 mesi (7 anni e 4 mesi la richiesta del pm) e Matteo Fazzolari a 6 anni e 5 mesi (per lui il pm aveva chiesto 10 anni considerandolo inattendibile). Altri due imputati, Francesco Aloe e Francesco Resta, sono stati condannati a 2 anni e 5 mesi.9 anni

Mantova, la città calabrizzata che brucia

Sarà forse che è bastato ai (troppo pochi) volenterosi dare un letta veloce all’operazione Infinito per avere pagato dazio con la propria coscienza antimafia e potersi dichiarare tranquilli con il proprio attivismo e con la propria coscienza o sarà che in fondo anche quando si parla di mafie siamo portati ad essere milanocentrici per esigenze di notiziabilità e di classifiche ma le province lombarde continuano a godere del condono migliore: la memoria e l’attenzione. Così succede che i frammenti scivolano tra i trafiletti più bassi delle pagine locali e galleggiano giusto qualche minuto per ipotizzare davanti al caffè. Poi spariscono nella nebbia.

Mantova è la città calabrizzata lombarda degli ultimi dieci anni: in un articolo de La Cronaca di Mantova del 2 marzo 2007 si parlava di diecimila calabresi (allora) in crescita continua. Sono calabresi (a Mantova come nel resto di Lombardia) i più noti costruttori della provincia. E, fin qui, si rimane nelle statistiche. A Mantova (anzi, a Viadana) fino al 2005 risultava residente Giovanni Abramo, genere o di Grande Aracri Nicolino (capo dell’omonima famiglia di Cutro) e indicato nelle carte degli investigatori come “in collegamento con ambienti criminali calabresi” durante la sua permanenza. Nella provincia di Mantova, nel quadro di una articolata operazione condotta dalla Squadra Mobile di Crotone e dallo S.C.O. e coordinata dalla DDA di Catanzaro, si è proceduto al sequestro preventivo di un immobile di grandi dimensioni insistente nel comune di Dosolo (MN) e intestato al Sig. Monti Francesco, nato a Crotone il 26.03.1972, ritenuto elemento di spicco della cosca crotonese dei “Papaniciari”. Poco tempo fa sono state sequestrate quote societarie e beni aziendali di “Villa Azzurra S.r.l.” di Borgoforte (MN), in passato appartenuti alla famiglia Faldetta di Palermo collegata alla figura criminale di Pippo Calò. La stessa società che ha costruito, negli anni scorsi, nel territorio del Comune, una moderna casa di riposo (da tempo convenzionata con la Regione Lombardia) con 146 posti letto per degenti.

Non si può insinuare (è vero) senza accertamenti sugli episodi singolari che avvengono in provincia: pochi giorni fa le fiamme hanno divorato le lamiere brillanti dell’Audi A5 di Gaetano Muto, figlio del noto costruttore Antonio, mentre era parcheggiata in strada a Buscoldo. Ma Antonio Muto non ha dubbi: “si è trattato di un corto circuito, senz’altro”.

Senz’altro saranno anche casuali gli incendi in località Curtatone capitati (quasi contemporaneamente) a due furgoni di artigiani di origini calabresi che risultarono essere colleghi. Uno dei due disse macché rogo: la scia di benzina rimasta sull’asfalto c’è perché è fuoriuscita quando il furgone ha cominciato a bruciare. Senz’altro.

Senz’altro sarà un caso l’incendio avvenuto un mese prima a Levata: con una tanica di benzina avevano dato fuoco ad una Mercedese Classe A e ad una Smart di un commerciante di carni. Senz’altro.

Eppure i numeri non sono un’opinione: secondo i Vigili del Fuoco di Mantova in un anno gli incenti dolosi delle auto si sono quadruplicati. Quadruplicati. Nell’anno della coscienza antimafia a posto con i convegni e i libri sull’operazione Infinito.

I bravissimi e impegnati membri dell’Associazione Spezziamo l’Indifferenza (fronte culturale antimafia mantovano, nonostante a Mantova la mafia non esista) hanno messo in fila le schegge degli ultimi anni e le hanno messe in fila. Leggerle è una vertigine. Memorizzarle ed esercitare una memoria non a intermittenza in Lombardia, evidentemente, è un lusso. Appoggiamoli, stiamogli vicino, difendiamoci. Senz’altro.

TITOLI DELLA GAZZETTA DI MANTOVA 1990-2011

“Oggi la ‘ndrangheta non è solo l’organizzazione più compatta e meno visibile sul territorio, ma è anche quella più pericolosa e più pervasiva”

“Fratelli di sangue” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, edizioni Mondadori.

 

17.6.1990 Le disposizioni antimafia creano difficoltà nei cantieri mantovani

 

Mantova. Un convegno dell’Ance, l’associazione dei costruttori dell’associazione industriali di Mantova, prende le distanze dalla nuova legislazione antimafia nel campo edile. Giampietro Martinotti, il presidente dell’ance mantovana dichiara che “la nuova disciplina si concilia a fatica con le logiche organizzative”. Si manifestano dubbi sulla reale efficacia della legge soprattutto in materia di controlli.

 

5.8.1990 Sull’asse Mantova-Genova sequestrata cocaina per un miliardo e mezzo

 

Mantova. Commerciante originario di Reggio Emilia con residenza a Desenzano ricercato da otto anni viaggiava sotto falso nome brasiliano mentre trasportava coca dal Brasile. Primo scalo a Genova destinazione Mantova per rifornire il mercato tra il Garda, Verona e la città virgiliana.

 

8.8.1990 Dopo il sequestro di tre chili di “coca” scattano le manette per un reggiano

 

Mantova. Un artigiano di Campagnola (RE) è stato arrestato per traffico internazionale di droga in relazione all’episodio del 5 agosto.

 

1.11.1990 Gettano eroina dall’auto: arrestati a Guastalla tre mantovani.

 

Guastalla. Monica Botti, varesina, abitante a Gonzaga, Davide Bartolini pure di Gonzaga e Pasquale Diletto cutrese e abitante a Suzzara vengono arrestati dai carabinieri di Guastalla per detenzione di sostanze stupefacenti finalizzate allo spaccio.

 

8.3.91 Stroncato dai carabinieri imponente traffico internazionale di auto rubate

 

Mantova. Quattro gli arrestati: Nicola Adduce teramano di Borgoforte, Vanni Avanzi di San Giorgio, Alberto Mondini di Mantova e Valerio Ferrari di Bergamo. Adduce e Avanzi sono soci nella gestione della filiale Alisur di Borgoforte. Trafficavano auto di grossa cilindrata rubate, modificate ed esportate nei paesi dell’Est europeo che con la dissoluzione del blocco sovietico si sono trasformati in un nuovo mercato da colonizzare.

 

7.4.1991 Droga nei marmi condannato l’intermediario del traffico

 

Mantova. Processato a Modena Gianfranco Tirelli per traffico internazionale di eroina.

 

La droga partiva da Bagheria (PA), dalla famiglia mafiosa di Rosario Russo, per giungere a Mantova. Qui il Tirelli con sodali la nascondeva in blocchi di marmo per poi inviarla a Livorno per prendere la via degli Stati Uniti.

 

12.9.1991 “La mafia è una metastasi nazionale Mantova non deve abbassare la guardia”

 

Mantova. Due giovani industriali mantovani, Gianluigi Coghi e Paolo Avaltroni sono a Palermo per esprimere la solidarietà degli industriali mantovani all’iniziativa antimafia dell’imprenditore Libero Grassi in Sicilia. Viene sottolineato il pericolo d’infiltrazione anche a Mantova e vengono avanzate proposte e descritti i pericoli d’infiltrazione.

 

29.2.92 La sfida al crimine Nizza, caricavano coca su TIR mantovani

 

Nizza. Traffico internazionale di droga con destinazione Italia. Stavano per importare 64 kg di cocaina dalla Colombia via Brasile, Olanda e Parigi. Traffico controllato dalle ‘ndrine reggine.

 

23.6.92 Blitz contro la droga Mantova, 5 arrestati e 6 denunciati La banda trafficava con i calabresi

 

Mantova. Pochi grammi di eroina e cocaina sono bastati per portare alla luce un gruppo di mantovani e un clan di cutresi dediti allo spaccio di stupefacenti.

 

26.9.92 Cocaina, si cerca il basista

 

Mantova. Arrestato corriere tedesco con 2 kg di cocaina. Si cerca il compratore mantovano.

 

27.9.92 Coca, preso il basista

 

Curtatone (Levata). È un mercante di smeraldi il compratore mantovano della coca boliviana.

 

29.9.92 Due mantovani nell’operazione “Green ice”

 

Mantova. Insospettabili arrestati per riciclaggio di denaro sporco proveniente da un traffico internazionale di droga: USA, Bolivia, Brasile, Svizzera e Napoli.

 

14.10.92 Viadana, scoperta una bisca

 

Viadana. Bische clandestine nel Casalasco. Scoperta e chiusa una a Viadana.

 

17.10.92 Falsi finanzieri: 11 a giudizio

 

Mantova. Rifilavano a nome della GdF abbonamenti a riviste tributarie specializzate. Sgominata gang che operava a Meropaca, Reggio Calabria, con sede in centro a Mantova. Stimata truffa per 2,5 miliardi di lire.

 

23.10.92 Apre la porta e gli sparano Muratore calabrese ucciso da falsi carabinieri

 

Brescello (RE). Giuseppe Ruggiero viene assassinato in casa. Suo fratello maggiore fu assassinato nell’89 a Cutro. Nel giugno scorso assassinato suo parente Rosario Ruggiero. Il 14 agosto a Cutro viene giustiziato Paolino La Grotteria conosciuto a Reggio Emilia per il fallito incendio ad un night club. Infine Dramore Ruggiero assassinato il 6 settembre scorso con Antonio Muto entrambi originari di Cutro.

 

7.11.92 Una fuga durata 40 giorni

 

Mantova. Arrestato in Pennsylvania mantovano ricercato in operazione “Green ice” per traffico internazionale di droga, riciclaggio di denaro in relazione col cartello boliviano di Calì.

 

7.11.92 Parenti di un boss calabrese arrestati per droga a Viadana

 

Viadana. Indagine tra Isola Capo Rizzuto e Crotone porta agli arresti marito e moglie di origine calabresi per detenzione, spaccio e associazione per delinquere di stampo mafioso.

 

8.11.92 La mafia uccide a Viadana

 

Viadana. Domenico Scida, cutrese, e Maurizio Puca, napoletano assassinati a colpi di pistola in pieno centro a Viadana.

 

8.11.92 Operazione “Green ice”

 

Mantova. Il mantovano coinvolto nel traffico internazionale di droga del cartello di Calì sarà estradato dagli USA entro un mese.

 

9.11.92 Legami con i delitti di Brescello e Cremona?

 

Viadana. Si sospetta un regolamento di conti tra gruppi crotonesi presenti tra Reggio Emilia, Cremona e Mantova. A Brescello assassinato Giuseppe Ruggiero, a Cremona Dramore Ruggiero e Antonio Muto.

 

10.11.92 Si sono accorti dell’agguato

 

Viadana. Gli inquirenti insistono sul collegamento tra gli omicidi di Viadana, quello di Brescello e quelli di Cremona.

 

11.11.92 Viadana-Brescello Gli uccisi erano amici

 

Viadana. Domenico Scida e Maurizio Puca erano legati da amicizia sin dall’infanzia a Cutro.

 

14.11.92 Brescello, arriva l’antimafia

 

Viadana. Dramore Ruggiero 29 anni, Antonio Muto 39 anni, Giuseppe Ruggiero 34 anni, Domenico Scida 24 anni tutti di Cutro. La DDA di Bologna interviene perché è chiaro che si tratta non di un semplice regolamento di conti.

 

17.11.92 Legame Viadana-Brescello

 

Viadana. La Procura trasmette gli atti alla DDA di Bologna. Si conferma la faida nel crotonese e i suoi riflessi al Nord.

 

21.11.92 L’antimafia sbarca a Viadana

 

Viadana. La DDA di Brescia assume le indagini relative al duplice omicidio di Viadana. Confermati legami con omicidi di Brescello e Cremona.

 

8.12.92 Viadana arrestato presunto mafioso

 

Viadana. Muratore crotonese arrestato a Viadana. Nel mandato di cattura figurano nomi importanti delle ‘ndrine di Crotone e Papanice quali Bonaventura e Vrenna.

 

13.3.93 Catturato trafficante di droga

 

Virgilio (Cerese). Giuseppe Nocera, 39enne di Gela, latitante e appartenente al clan Madonna viene arrestato a Cerese. Il sindaco afferma che ha chiesto la residenza ma che si tratta di un fatto episodico.

 

15.6.93 Trovato avvolto in un tappeto nel Po ad Occhiello (RO)

 

Mantova. Rinvenuto a Occhiobello verso la foce del Po il cadavere di un uomo tatuato, accoltellato e avvolto in un tappeto.

 

16.9.93 Si tratta di Nicola Adduce pregiudicato di Romanore Riconosciuto dai tatuaggi sul corpo

 

Borgoforte (Romanore). Pregiudicato di origine teramana assassinato con 35 colpi di coltello e torturato. Si indaga nel suo passato.

 

18.9.93 Torturato per ore

 

Borgoforte (Romanore). I carnefici volevano farlo parlare. Si sospetta la presenza del racket.

 

5.1.94 Calabresi d’origine, in vacanza a Cutro con una 7.65 dalla matricola abrasa

 

Mantova. Due giovani cutresi residenti a Mantova e Gonzaga arrestati a Cutro per detenzione di arma illegale mentre erano in vacanza.

 

8.1.94 Un anno e 4 mesi per armi

 

Castiglione delle Stiviere. Accusato di omicidio un castiglionese patteggia la pena per la detenzione di una Beretta calibro 40 con matrice abrasa.

 

23.1.94 Killer di Falcone a Castel d’Ario Gioachino La Barbera, detto Gino, aveva amicizie in paese

 

Castel d’Ario. Conduceva un’impresa per il movimento terra a Modena. La Barbera stava lavorando alla posa dei cavi telefonici tra Cerea e Nogara in subappalto. Si tratta di colui che diede ordine, col cellulare, di far saltare l’auto di Falcone. La sua presenza a Castel d’Ario risale al 92.

 

20.3.94 Droga in USA, arrestato

 

Mantova. Partiva dalla “Edilman”, ditta edile sita in via Brennero, il carico di eroina destinato negli USA ma prodotta a Palermo. Coinvolti imprenditori reggiani.

 

24.3.94 Stroncata gang dell’eroina

 

Mantova. La filiera per lo spaccio di eroina portata alla luce dalle questure di Mantova e Milano. Otto i mantovani arrestati. In testa alla filiera un catanzarese appartenente alla ‘ndrangheta. Le connessioni portano ad un traffico internazionale di droga tra la Germania e Milano per poi diramarsi in territorio lombardo

 

12.4.94 Preso il boss della droga

 

Asola. Catturato con altri cento malviventi organizzavano un giro miliardario di cocaina ed eroina. L’arresto dell’asolano è avvenuto nel milanese. Alla testa una cosca siciliana.

 

23.4.94 Lavorava a Revere l’uomo dilaniato

 

Revere. Imprenditore edile salta in aria su una Porche per un attentato dinamitardo. Operava nel mantovano e a cavallo con Emilia e Veneto. L’auto gli era stata prestata da un amico.

 

15.6.94 Blitz antidroga, due arresti Anche due mantovani nell’operazione “Arena”

 

Monzambano. Duecento persone arrestate in tutta Italia per traffico di droga, armi ed estorsione. Legami con cosche calabresi e siciliane. Nella rete anche due mantovani di Monzambano e Castiglione.

 

16.6.94 I fratellini della ‘ndrangheta

 

Asola. Nell’operazione “I fiori della notte di san Vito” arrestate in tutto il Paese 370 persone. Due fratelli ristoratori di origine calabrese residenti ad Asola e Castiglione tra gli arrestati ed appartenenti al clan Mazzaferro di Mesoraca nel crotonese.

 

2.7.94 Altro mantovano nella gang mafiosa

 

Castiglione delle Stiviere. Mantovano di origine calabrese si aggiunge alla quota mantovana degli arresti dell’operazione “I fiori della notte di san Vito”.

 

30.8.94 Mafia, manette a Cicognara

 

Viadana. Arrestato muratore a Isola Capo Rizzuto residente a Cicognara, una frazione di Viadana. Nell’ambito dell’operazione “Atollo” viene arrestato Giuseppe Pullano componente della potente ‘ndrina degli Arena. Il suo compito costruire una filiale in terra mantovana. Dopo due mesi viene scarcerato perché caso di omonimia.

 

17.2.94 Sedici mesi a viadanese. Aveva due pistole con matricola cancellata

 

Viadana. Una “Continental” calibro 6.35 della Browning e una Beretta 7.65 con relative munizioni e matricole abrase hanno fruttato la condanna a viadanese originario di Catania.

 

8.2.95 Il boss nascosto a Suzzara

 

Suzzara. Ritenuto boss di spicco della “Sacra corona unita” brindisina viene catturato nella cittadina della Bassa nell’ambito dell’operzione “Puma II”.

 

6.6.95 Truffa carni, arrestati i Boccia

 

Mantova. Arrestato capofamiglia e 4 figli di origine campana. Truffa sull’IVA su scala nazionale e conseguente alterazione del mercato della carni. Inquirenti sospettano il racket.

 

11.6.95 A Castiglione già dentro per omicidio Dieci anni per mafia e spaccio

 

Castiglione delle Siviere. Vincenzo de Moro era affiliato alla ‘ndangheta. L’arresto rientra nell’0perazione “ I fiori nella notte di san Vito” in cui sono state arrestate tra il milanese e Reggio Calabria 370 persone.

 

23.9.95 “Ero” nel marmo, condannati

 

Mantova. Il tribunale di Mantova ha condannato i due italoamericani Italo Scaduto e Andrea Aiello per il traffico di eroina prodotta a Bagheria e inviata negli Usa via Mantova e Livorno.

 

13.12.95 Presi mandante e Killer. Adduce è stato ucciso per uno sgarro ai “soci”

 

Borgoforte (Romanore). Arrestati dai carabinieri l’amico della vittima di Villanova de Bellis e un muratore calabrese di Bergamo. Vanni Avanzi e Pasquale Le Fosse arrestati in quanto mandante ed esecutore materiale del delitto. Saranno condannati dal tribunale di Mantova.

 

13.12.95 Un supertestimone e spunta l’ombra della ‘ndrangheta

 

Borgoforte (Romanore). Pasquale Le Fosse ha legami con la ‘ndrina Scoppellitti di Reggio Calabria. All’origine dell’omicidio di Nicola Adduce il traffico di droga e le auto rubate.

 

4.2.96 Mafia nel mantovano? La questura indaga.

 

Mantova. La denuncia è fatta dall’onorevole Tiziana Parenti, ex membro del pool di “mani pulite”, presidente della commissione antimafia della Camera dei Deputati. Nel mantovano ci sono seri problemi d’infiltrazione della ‘ndrangheta soprattutto nel Basso e nell’Alto mantovano.

 

18.2.96 In galera per estorsione è accusato di far parte di una cosca nel catanzarese

 

Sabbioneta. Imprenditore edile arrestato nell’ambito dell’operazione “Sikelon” della DDA di Catanzaro appartenente alla ‘ndrina della famiglia Procopio.

 

23.3.96 Riciclaggio, parte l’indagine L’ipotesi: denaro sporco per ristoranti e aziende agricole.

 

Mantova. Su iniziativa del Ministero dell’Interno vasta operazione di verifica sul territorio per controllare lo stato delle proprietà delle aziende soprattutto per quanto riguarda i prestanome.

 

9.5.96 Preso boss della ‘ndrangheta Si fingeva turista a Mantova In Calabria è ritenuto capo zona

 

Mantova. Santo Crucitti catturato nei pressi di Porto Catena, un quartiere sulla sponda sinistra del lago Inferiore, a bordo di una grossa Mercedes. Era latitante da almeno un anno, rientrava nei mandati di cattura dell’operazione “Olimpia” inerenti le ‘ndrine del reggino.

 

20.7.96 Mafia, in manette imprenditore

 

Gonzaga. Nell’ambito dell’operazione “Eclisse” arrestato Alberico Filosa imprenditore edile originario di Melissa (CZ) nella sua residenza di Gonzaga. Incensurato, accusato assieme ad altre 98 persone in seguito alla strage di Casabona, un quartiere di Crotone. S’indaga su 56 omicidi frutto della guerra tra ‘ndrine, 40 dei quali nel Nord del Paese. Per il fratello si tratta di bugie di qualche pentito.

 

21.7.96 Mafia, altri nomi nel mirino In vista ulteriori sviluppi mantovani dell’operazione “Eclisse”

 

Gonzaga. Pare che non finisca con l’arresto dell’imprenditore edile domiciliato a Gonzaga il coinvolgimento del mantovano con la ‘ndrangheta per quanto riguarda l’operazione “Eclisse”.

 

24.7.96 Interrogato per mafia: “non dico niente”

 

Gonzaga. L’imprenditore edile arrestato a Gonzaga si avvale della facoltà di non rispondere.

 

3.8.96 “Accuse inesistenti”, scarcerato

 

Gonzaga. Dopo due settimane di cella Alberico Filosa rilasciato per l’inconsistenza delle accuse nei suoi confronti.

 

1.9.96 Asola, l’autopsia su Cavicchia Piacenza, ricercati un siciliano e un calabrese

 

Asola. Irmanno Cavicchia assassinato durante un incontro per motivi di droga e presumibilmente per un regolamento di conti tra cosche nel piacentino. Sospettati un siciliano e un calabrese.

 

5.9.96 In carcere presunto killer

 

Asola. Arrestato il siracusano ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Irmanno Cavicchia. La presenza delle cosche è scontato.

 

14.9.96 Nel TIR coca per 15 miliardi

 

Castiglione delle Siviere. Arrestati 4 castiglionesi per traffico internazionale di droga. La via parte dalla Colombia per proseguire per la Spagna, l’Olanda ed approdare nel bresciano e mantovano. Arresti nell’ambito dell’operazione “Hidra” rivolta prevalentemente verso la camorra napoletana.

 

21.11.96 Preso col bottino del ricatto In curriculum camorra e omicidi

 

Mantova. Catturato in flagranza di reato Achille Lauri 48enne napoletano mentre estorce 300 milioni ad imprenditore mantovano.

 

25.9.96 Marito e moglie sgozzati in casa Un’esecuzione. Agguato mafioso o una rapina.

 

San Giorgio (Villanova de Bellis). Si tratta del duplice omicidio dei coniugi Lalli di cui è stato condannato un personaggio particolare, Carmelo Borruto ex poliziotto e imprenditore che gestisce l’impresa acquistata dai coniugi Lalli. Nello sviluppo delle indagini è sempre stata presente l’ombra di “quelli di giù”: tutti i testimoni ne hanno sempre fatto riferimento. Ad un certo punto del processo il dott. Rosina, il magistrato mantovano che seguiva la vicenda, fu messo sotto protezione. Il movente dell’omicidio è stato subito identificato in ragioni economiche.

 

17.1.97 Sequestro per oltre due miliardi

 

Sabbioneta. Per ordine del tribunale di Catanzaro arrestato imprenditore edile calabrese residente a Sabbioneta. Raffaele Barbieri 34 anni, apparterrebbe alla cosca di Salvatore Procopio attiva nella zona di Noverato. Sequestrato, nell’ambito dell’operazione “Sikelon”, il cantiere di Sabbioneta con otto villette in costruzione.

 

18.1.97 L’ombra di cosa nostra L’accusa: a Mantova società del boss Calò

 

Borgoforte. Due società sequestrate per mafia gestiscono Villa Azzurra clinica per anziani a Borgoforte. La DIA: ripuliscono a Mantova i soldi di Pippo Calò.

 

19.1.97 Lavoro nero: tre zone a rischio Castiglione, Suzzara e Viadana

 

Mantova. Luigi Tosi sindacalista della Cisl segnala che “molti operai del comparto edile sono costretti a licenziarsi e ad iscriversi come artigiani”. Il fenomeno più esteso a Viadana.

 

22.4.97 Importavano cocaina per i clan

 

Castiglione delle Siviere. Quattro castiglionesi nel traffico che riforniva di droga la camorra. Tra gli altri arrestati esponenti dei clan camorristici Mariano e Nuvoletta.

 

10.5.97 E’ allarme “Caporalato”

 

Mantova. Luigi Tosi sindacalista della Cisl denuncia il proliferare di imprese edili individuali che amplificano il lavoro nero. Fenomeno concentrato tra il viadanese e l’alto mantovano.

 

21.8.97 Scoperto racket usura: 4 arresti

 

Mantova. Prestavano soldi con un interesse fino al 400%. Gli organizzatori risiedono ed agiscono tra Mantova, Reggio Emilia e Modena. Si tratta di una rete che si muove a livello nazionale. Qui operavano prevalentemente nella Bassa verso piccoli imprenditori.

 

12.1.98 Operaio in manette per mafia Ostiglia, nuovo arresto per 38enne siciliano

 

Ostiglia. Ritorna in carcere operaio di Ostiglia originario di Siracusa dopo aver scontato 4 anni per lo stesso reato di associazione di stampo mafioso e spaccio di droga.

 

16.1.98 Usura, Mantova quarta in Lombardia

 

Mantova. Un’indagine del Csp della polizia di Stato classifica Mantova quarta nelle realtà lombarde per la denuncia di atti di usura. Veniamo in ordine dopo Milano, Brescia e Bergamo.

 

12.1.98 La coca arrivava per posta Il giro dal cuore del crimine organizzato

 

Mantova. Gioia Tauro, Bovalino, Rosario, San Luca tutte località calabresi per l’alta concentrazione di criminalità per i delitti di ‘ndrangheta. Da lì partiva la coca per Mantova per essere distribuita nel bresciano, nel veronese e sul Garda. La novità sta nel fatto che Mantova da luogo di consumo al dettaglio si è trasformata in vendita all’ingrosso.

 

3.3.98 Il giovane affittò un mini appartamento in centro per alloggiare l’amico ricercato Ospitava un latitante di mafia Patteggia 28enne calabrese Diciotto mesi, ma in carcere non tornerà

 

Mantova. Patteggia per aver favorito la latitanza a un mafioso prendendo in affitto un appartamento nel centro della città.

 

10.4.98 In fiamme una discoteca nel reggiano Aperta un’inchiesta, uno dei gestori del locale abita a Curtatone

 

Curtatone. Incendio doloso appiccato alla discoteca Mirò di Sant’Ilario (RE). Tra i proprietari un cittadino di Curtatone. Mai ricevute minacce. Gli investigatori sospettano un “racket delle discoteche”.

 

3.6.98 Mafia lontana da Mantova Però tenta d’infiltrarsi

 

Mantova. Rapporto Scico della GdF ritiene che le cosche di stampo mafioso siano ancora lontane da Mantova, ma vi sono segnali che fanno intendere che la volontà d’infiltrazione è ben presente.

 

19.12.98 Le indagini da Reggio Emilia dove negli ultimi dieci giorni ci sono stati due sanguinosi attentati Mafia, perquisizioni a Mantova Operazione delle forze dell’ordine all’alba Blitz a casa di cinque calabresi

 

Viadana. Perquisite le case di cinque calabresi originari di Cutro residenti nel basso e medio mantovano.

 

17.4.99 Cocaina, in 7 davanti al giudice

 

Mantova. A processo per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere soggetti provenienti da San Luca, Gioia Tauro e Napoli.

 

23.8.99 Ucciso da un commando killer imprenditore edile di Gonzaga Assassinato nel crotonese

 

Gonzaga. Antonio Simbari imprenditore edile originario di Cutro e residente da 10 anni a Gonzaga viene assassinato dopo aver partecipato alle cerimonie per il matrimonio della sorella. L’omicidio effettuato da un gruppo di fuoco di almeno due persone con mitraglietta è stato compiuto nei pressi di Crotone. Fratelli dell’imprenditore operano in provincia di Reggio Emilia sempre nel settore edile. Antonio Simbari si configura come un omicidio atipico dato che il suo nome non risulta legato a qualche ‘ndrina.

 

24.8.99 Imprenditore ucciso, pista mantovana

 

Gonzaga. Antonio Simbari era conosciuto in paese come don Antonio per la sua azienda lavoravano diversi piccoli imprenditori artigiani cutresi della Bassa. Gli investigatori ritengono che l’omicidio abbia trovato le sue ragioni qui al Nord in terra mantovana e nel reggiano dove svolgeva la sua attività.

 

25.8.99 La rivalità tra i cutresi, pista per l’omicidio Gli inquirenti indagano anche sulla concorrenza tra imprenditori del settore

 

Gonzaga. Si conferma la convinzione che l’omicidio è maturato nell’ambito mantovano e commissionato al braccio armato della ‘ndrangheta al Sud.

 

2.9.99 Delitto Simbari, altri due omicidi Tra Emilia e mantovano le trame delle cosche calabresi

 

Cutro. Raffaele Dragone, figlio di Antonio boss dell’omonima ‘ndrina, e Tommaso De Mare sono stati assassinati nello stesso luogo in cui è stato ucciso Antonio Simbari. Continua la guerra tra ‘ndrine del crotonese che da anni insanguinano Crotone, Reggio Emilia, Parma, Cremona e Mantova. “In carcere, Raffaele Dragone, fu accusato, processato e condannato anche per gli omicidi di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero, uccisi alla fine del 92”.

 

5.10.99 40 milioni per uccidere

 

Monzambano. Cuoco di origine calabrese trovato in possesso di una pistola con matrice abrasa e silenziatore. Svolgeva doppia vita: cuoco sul Garda e killer alla bisogna. L’obiettivo, non realizzato, un imprenditore edile residente in provincia di Reggio Emilia.

 

9.1.2000 Muratore ucciso a colpi di pistola e pugnale Ucciso nel crotonese viveva in città in viale Fiume con la famiglia

 

Mantova. Muratore 30enne in vacanza a Mesoraca in provincia di Crotone, Bruno Saporito, è stato assassinato in circostanze non chiare: questioni di famiglia o racket? Questo è l’interrogativo degli inquirenti.

 

3.11.2000 La Finanza scopre il racket Una dozzina i taglieggiati

 

Suzzara. Rappresentanti delle associazioni del commercio dichiarano la presenza del racket dell’usura in cui sono incappati una dozzina di commercianti.

 

15.1.2001 Nuovo rogo nel club a luci rosse

 

Pomponesco. Per la seconda volta preso di mira dal racket il club “Titanic” di Pomponesco, l’incendio anche questa volta è di natura dolosa.

 

3.4.2001 Torna dall’Albania con tre chili di eroina

 

Volta Mantovana. Imprenditore mantovano arrestato al porto di Bari con tre chili di eroina. La Dia ritiene si tratti di un corriere insospettabile legato alla criminalità organizzata.

 

27.5.2001 Muratore e killer, in manette un 21enne Lavorava in un cantiere mantovano

 

Mantova. Fermato nel reggiano, Sant’Ilario, è sospettato di aver ucciso un pescivendolo in Calabria per conto della ‘ndrangheta. Era ospite a Reggio Emilia di un imprenditore edile di origine calabrese che lavora anche nel mantovano. Salito al nord per far perdere le tracce, faceva parte di un gruppo di fuoco della ‘ndrangheta presente a Feudo Caraffa in provincia di Catanzaro.

 

29.7.2001 Racket dell’usura, quattro arresti. Prestiti nel settore dell’edilizia smascherata una gang

 

Mantova. Operazione che ha visto impegnati contemporaneamente le stazioni dei carabinieri di Mantova, Gonzaga e Brescello. Tutto partì dai colpi di pistola esplosi contro un furgone di una piccola azienda edile di Gonzaga il cui proprietario è un partenopeo.

 

31.7.2001 Sui quattro arrestati l’ombra della ‘ndrangheta

 

Mantova. Quattro imprenditori edili di origine cutrese residenti a Brescello, Parma e Reggio Emilia arrestati. Grazie alla collaborazione dell’usurato è stato possibile risalire all’organizzazione ‘ndranghetista. Le indagini sono state assunte dal DDA di Catanzaro e il testimone è stato messo sotto protezione.

 

9.8.2001 Inchiesta racket, 16 aziende nel mirino

 

Mantova. Nel proseguio delle indagini vengono alla luce altre 16 aziende edili. Si registra un comportamento disinvolto delle banche.

 

19.8.2001 Attentato incendiario a Marmirolo Appiccato il fuoco alla porta di casa di un imprenditore edile

 

Marmirolo. Un imprenditore edile di origini crotonesi residente in Marmirolo da almeno un decennio preso di mira dal racket.

 

6.10.2001 Camorra, una pista porta a Mantova

 

Mantova. Un pentito di camorra indica in Oronzio Palma il referente locale dell’area compresa tra il Garda e Mantova.

 

11.10.2001 Presta 20 milioni e ne vuole 70 Imprenditore patteggia usura

 

Viadana. Imprenditore edile di Viadana patteggia la pena per il reato di usura.

 

23.12.2001 Molotov contro porta

 

Viadana. Bersaglio, la casa di un agente immobiliare locale, il futuro presidente della CCIA Ercole Montanari. Ne parlerà successivamente in occasione di analoghi attentati tra Brescello e Viadana.

 

21.6.2001 Chiusa centrale del riciclaggio Negozio di Marmirolo copriva l’attività di una cosca calabrese

 

Marmirolo.”Style Moda srl” questa la ragione sociale di una rete di negozi distribuiti sul territorio nazionale dediti al riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di armi, droga e truffe su fallimenti. La cosca di riferimento dell’area di Taurianova riunisce le famiglie Raso-Gullace-Albanese.

 

21.3.2002 Muratori arrestati per estorsione Presi a Reggio mentre incassavano 1500 € per la protezione

 

Suzzara. Muratori originari di Cutro e Crotone residenti a Reggio Emilia e Suzzara arrestati in flagrante mentre cercavano di estorcere una commerciante nella città emiliana.

 

15.5.2002 Dietro due rapine la ‘ndrangheta

 

Gonzaga. Un aderente alla n’drina degli Amato della piana di Gioia Tauro arrestato perché coinvolto nelle rapine agli uffici postali di Motteggiana e Bondanello di Moglia. Soggetto presente sul territorio dal 1997 con il compito di radicare la ‘ndrina di riferimento.

 

14.08.2002 Chiedevano il pizzo, due arresti Un 19enne di Viadana e un 32enne di Brescello

 

Viadana. Entrambi pregiudicati sono finiti in carcere a Parma, un cutrese e un leccese, colti in flagrante per estorsione verso un imprenditore edile. I carabinieri cercano legame con il racket.

 

20.11.2002 Blitz antimafia, in manette due bozzolesi

 

Bozzolo. Operazione “Grande Drago” promossa dalla DDA di Bologna. Arrestati artigiano bozzolose e muratore di origine cutrese per un giro di droga tra la Lombardia e l’Emilia. Il cutrese ritenuto un pesce piccolo della ‘ndrina Grande Aracri è Francesco La Manna. Quest’ultimo coinvolto nel duplice omicidio di Dramore Ruggiero e Antonio Muto del ’92. Operazione che mette sotto pressione le ‘ndrine del crotonese.

 

22.8.2003 Imprenditore ucciso in un agguato

 

Marcaria. Si tratta di Salvatore Arabia titolare col fratello Pasquino della piccola azienda “Artedile” di Mantova. Assassinato sulla spiaggia di Cutro risiedeva a Reggio Emilia. Aveva fondato a Mantova un consorzio di piccoli imprenditori edili che poi è fallito. Legato alla ‘ndrina dei Dragone in contrapposizione con i Grande Aracri di Cutro.

 

22.8.2003 Testimone chiave in un processo della ‘ndrangheta

 

Marcaria. Storia di Salvatore Arabia testimone nel processo che riguarda le cosche Dragone e Grande Aracri in conflitto nel crotonese. Si tratta della più nota operazione “Scacco Matto” di primaria grandezza nella trama delle ‘ndrine cutresi.

 

23.8.2003 A Marcaria una base del boss

 

Marcaria. A Pilastro aveva sede la “Artedile” anche residenza del fratello Pasquino. Sconosciuto a livello locale quasi si trattasse di un’impresa fantasma.

 

9.9.2003 Alla base dell’omicidio una lite sull’affitto

 

Curtatone (San Silvestro) Domenico Cennamo ex collaboratore di giustizia di camorra uccide a martellate e ferisce gravemente il padrone di casa l’agricoltore Vittorio Bramini e il figlio Luca. Abitava con la compagna a Villaggio Eremo.

 

24.9.2003 La vicenda

 

Brescello. Titolare del bar “Don Camillo” denuncia minacce mafiose ed estorsioni. Il sindaco la prende per matta e la minaccia di ritirarle la licenza perché un tale atteggiamento danneggia l’immagine del paese di Don Camillo e Peppone.

 

24.9.2003 “A Viadana non c’è il racket”

 

Viadana. Sindaco, carabinieri e presidente camera commercio confermano che non esiste criminalità organizzata e men che meno che abbia penetrato il tessuto sociale ed economico di Viadana.

 

29.10.2003 Auto esplosa, è caccia al mandante

 

Mantova. Arrestato Francesco Spagnolo 32enne muratore di Suzzara originario del crotonese per aver fatto saltare con esplosivo l’auto di un assicuratore a Belfiore, un quartiere di Mantova. Pare abbia agito per conto di un ex collaboratore dell’assicuratore anch’esso di origine calabrese.

 

22.12.2003 Torna l’incubo del fuoco agli Angeli

 

Mantova. Distrutto un escavatore in un cantiere di borgo Angeli in via Pilla. L’incendio è doloso e si sospetta la mano del racket. Non è il primo.

 

6.3.2004 Era un bene della mafia, confiscata Villa Azzurra

 

Borgoforte. L’imprenditore Luigi Faldetta riconosciuto uomo di fiducia di Pippo Calò e quindi appartenente all’omonima cosca mafiosa. Da qui il sequestro del bene immobile da parte della DIA di Palermo.

 

30.4.2004 Operaio arrestato per mafia, droga e armi

 

Curtatone (Levata) Giuseppe Lo prete, 59 anni, operaio edile e ospite di amici a Levata è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Restauro” in quanto presunto appartenente ad una ‘ndrina di Mesoraca nel crotonese.

 

17.8.2004 Rogo doloso, distrutti tre automezzi

 

Viadana. Distrutti tre automezzi di un’impresa edile di Michele Pugliese di Isola Capo Rizzuto in un parcheggio di Viadana. Episodi analoghi registrati nel reggiano.

 

17.8.2004 Pavesi: non si tratta di malavita locale

 

Conferma che il tessuto economico locale resta sano ma che ci sono ragioni di preoccuparsi.

 

18.8.2004 Rogo, sentito in Calabria il titolare dell’impresa

 

Viadana. Sentito Michele Pugliese titolare della “Inerti rsl” di Isola capo Rizzuto domiciliato a Viadana. I mezzi distrutti sono intestati alla “Inerti srl”, alla “Cogetra” di Crotone e alla “Barolo” di Trezzano sul Naviglio.

 

24.8.2004 Rogo doloso: ieri summit in prefettura

 

Viadana. Si suppone che il racket operi nell’ambito dei lavori movimento terra per la costruzione della Cispadana ossia della variante all’ex Statale 62 della Cisa. Episodi analoghi registrati in provincia di Reggio.

 

26.8.2004 Viadana, attentato per la TAV

 

Viadana. Svolta nelle indagini: il racket opera nell’ambito degli appalti movimento terra per la costruzione dell’alta velocità.

 

22.9.2004 Appiccano fuoco al night club

 

Viadana. Messo a fuoco il locale notturno Agorà. Il proprietario originario di Matera risiede a Brescello. Più volte controllato dai carabinieri è sempre stato trovato in regola.

 

23.10.2004 Bruciato un camion di una ditta di rifiuti

 

San Giacomo Po. Distrutto con un incendio doloso camion di proprietà della Fincom Italia srl operante a Valdaro nello smaltimento di rifiuti industriali.

 

6.11.2004 Otto arresti per scavi abusivi nel Po

 

Felonica. Dopo mesi di denunce da parte del presidente della provincia di Mantova Maurizio Fontanili i primi risultati: arrestati cavatori abusivi che rientrano nella cosiddetta “mafia della sabbia”.

 

19.1.2005 Camorra, boss viveva a Quistello

 

Quistello. Arrestato a Napoli Domenico Andreoli di 39 anni nell’ambito di un’operazione anticamorra. Sino a poco tempo fa risiedeva a Quistello.

 

12.2.2005 Maxi processo per auto riciclate

 

Bozzolo. Iniziato il processo al tribunale di Palmi (RC) in cui sono imputati due fratelli carrozzieri di Bozzolo con altre ventisette persone per traffico illecito di auto rubate di grossa cilindrata. Tra i nomi spunta quello di Michele Molè pezzo da novanta della omonima ‘ndrina.

 

14.9.2005 Il boss racconta il sequestro Zenesini

 

Caltanisetta. Boss pentito racconta del sequestro Zenesini avvenuto a Milano nel novembre del 78, periodo in cui era presidente del Mantova calcio.

 

12.10.2005 Danno fuoco allo yacht dell’imprenditore edile

 

Mantova. Danneggiato pesantemente lo yacht di un imprenditore edile cittadino presso il rimessaggio “Punto Arno” a Pisa. Un incendio doloso appiccato all’imbarcazione ha prodotto danni anche a barche vicine. Sia l’imprenditore che i gestori del rimessaggio dichiarano di non aver mai subito intimidazioni.

 

13.10.2005 Via alle indagini sullo yacht bruciato E’ il terzo rogo nello stesso cantiere

 

Mantova. In un primo tempo si è legata la vicenda alla lottizzazione “strada Cipata” poichè l’imprenditore mantovano avrebbe ceduto la proprietà del lotto di terra in riva al lago Inferiore alla società Lagocastello titolare di una licenza per la costruzione di villette in fronte allo skyline della città gonzaghesca . Smentite da tutte le parti questa eventualità.

 

3.11.2005 Nell’auto di un detenuto pistola rubata a Marcaria

 

Marcaria. Vincenzo de Moro di Taurianova trovato in possesso di una calibro 9 rubata a Marcaria. Si ritiene che sia legato alla ‘ndrina Mazzaferro.

 

11.11.2005 Preso il braccio destro del boss

 

Marcaria (Ospitaletto). Finito in manette Pasquino Arabia, 34 anni, legale rappresentante dell’Artedile con sede a Pilastro di Marcaria. Ritenuto il braccio destro di Antonio Dragone assassinato a colpi di Bazooka il 10 maggio dell’anno scorso a Cutro. La ditta sarebbe stata utilizzata per fini estorsivi come sostiene il sostituto procuratore di Catanzaro Sandro Dolce.

 

L’auto blindata sulla quale è stato assassinato Antonio Dragone era intestata all’Artedile di Pilastro.

 

22.11.2005 Devastato dai vandali cantiere di Borgonuovo

 

Mantova. Incursione vandalica nel cantiere del “Gatto Bianco” si sospetta attività del racket.

 

23.11.2005 Vandali nel nuovo quartiere Due ipotesi: vendetta o racket

 

Mantova. La Unieco titolare del cantiere di Borgonuovo sospetta che si possa trattare di altro, e non un episodio occasionale, dato che si sono verificati episodi analoghi nel vicino cantiere del quartiere Due Pini.

 

30.11.2005 Traffico di droga Un arresto a Suzzara

 

Suzzara. Megablitz della GdF contro il narcotraffico. Arrestato un barese residente a Suzzara su iniziativa della DDA di Bari.

 

30.12.2005 Senza titolo

 

Marcaria. L’Artedile dei fratelli Arabia è implicata in attività per estorcere subappalti.

 

30.12.2005 Cantieri nel mirino delle cosche

 

Mantova. Italo Materia procuratore di Reggio Emilia traccia un quadro sull’attività edilizia e la penetrazione della ‘ndrangheta tra Reggio e Mantova.

 

30.12.2005 I primi arrivi erano soggiorni obbligati

 

Mantova. Profilo che immagina che quanto succede nella Bassa sia qualcosa di più complicato di quanto si era pensato sinora. L’area posta tra Boretto, Viadana e Brescello, quest’ultimo ribattezzato Cutrello.

 

31.12.2005 Pavesi: “Nessun infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e sociale”

 

Viadana. Il sindaco ribadisce che l’economia viadanese è sana.

 

9.1.2006 Killer pentito

 

Brescia. Paolo Bellini, malvivente reggiano che si autoaccusa anche dell’omicidio di Alceste Campanile il militante di Lotta Continua di Reggio Emilia compiuto nel 1975, si dichiara pentito di ‘ndrangheta e confessa il duplice omicidio di Viadana.

 

11.1.2006 Delitto a Viadana il killer confessa: li ho uccisi così

 

Viadana. Una vendetta della ‘ndrangheta . Bellini fu assoldato per assassinare il cutrese, il napoletano cadde perché testimone. Conferma che gli omicidi sono collegati a quelli di Brescello e Cremona. La guerra tra ‘ndrine è finalizzata a fissare i confini d’influenza tra Reggio e Mantova.

 

23.3.2006 Delitto di Viadana, ecco i colpevoli

 

Viadana. Paolo Bellini fa i nomi dei mandanti del duplice omicidio di Viadana. Il suo compito era assassinare tutti “i dragoni” cioè gli appartenenti alle cosche Dragone-Arena in conflitto con le Grande Aracri-Nicoscia.

 

13.7.2006 Mazzate contro la pizzeria

 

Motteggiana. Atti vandalici ai danni di una pizzeria di Motteggiana, si sospettano atti di ritorsione o scoraggiamento della concorrenza perpetrati da un racket.

 

10.11.2006 Scoperto traffico internazionale di droga

 

Castelgoffredo. L’operazione “Murcia” ha portato all’arresto di numerosi componenti le ‘ndrine dei Facchineri e Bellocco di Rosarno. Tra gli arrestati un bresciano residente a Castelgoffredo.

 

25.1.2007 Delitto Viadana Altro rinvio

 

Viadana. Secondo l’ex primula nera Paolo Bellini Giulio Bonaccia, Vincenzo Vasapollo e Salvatore Ruggiero parente quest’ultimo della vittima di Brescello e sodali della ‘ndrina Grande Aracri sarebbero i mandanti degli omicidi di Viadana.

 

1.3.2007 Il pm: “A processo Bellini e i mandanti”

 

Viadana. Nell’udienza preliminare il pm ritiene attendibile Paolo Bellini e quindi si va a processo.

 

2.3.2007 Operazione antimafia, un arresto a Ostiglia

 

Ostiglia. Affiliato alla “stidda” di Niscemi arrestato a Ostiglia su iniziativa della Procura di Catania. Antonio Passaro 56enne di Gela.

 

9.3.2007 Alla mafia i soldi delle rapine: 4 anni

 

Porto Mantovano. Confessano i fratelli Giuseppe e Salvatore Russo condannati a quattro anni dal tribunale di Mantova per le numerose rapine i cui proventi servivano per finanziare la mafia catanese.

 

25.3.2007 Sei anni fa nella Bassa smantellata una gang dedita all’usura

 

Mantova. Vi parteciparono piccoli imprenditori edili le cui imprese non erano altro che paraventi per riciclare grandi somme di denaro.

 

25.3.2007 Cinque colpi di pistola contro furgone

 

Gonzaga. Preso di mira un piccolo imprenditore edile di origine siciliana.

 

27.3.2007 Maxitraffico di droga, in carcere un barista

 

Castiglione delle Siviere. Arrestato Domenico La Rocca, 43 anni, originario di Laureana di Borrello (RC) nell’ambito di un’operazione di polizia su un traffico internazionale di stupefacenti. Il traffico aveva come snodo principale la Sardegna.

 

5.4.2007 Catturato latitante, si nascondeva sotto il letto

 

Castiglione delle Siviere. Onofrio Spano barese residente a Castiglione si era dato alla latitanza dopo una condanna da 416 bis. E’ stato catturato a Ospitaletto nel bresciano a casa della sorella.

 

17.4.2007 Camorrista confessa rapina e botte al parroco di Bondeno

 

Gonzaga. E’ opera di un gruppo camorristico la rapina ai danni del 90enne parroco di Bondeno. È quanto si evince da un pentito che sta collaborando con la DDA di Napoli.

 

24.5.2007 Delitto Viadana, assolto il reo confesso Bellini

 

Viadana. L’ex primula nera Paolo Bellini non è stato ritenuto attendibile e quindi tutti assolti. Secondo le testimonianze dell’epoca sarebbero stati in quattro i killers travestiti da carabinieri ad eseguire il delitto.

 

25.5.2007 Estorsione a un artigiano: 6 anni di carcere

 

Revere. Condannati per estorsione con minacce gravi soggetti residenti a Borgofranco, Gonzaga e Matera. I primi due originari di Rosarno e Cinquefonti (RC) risultano aderenti alle ‘ndrine Pesce-Bellocco di Rosarno.

 

12.6.2007 Coca, arrestato cognato del boss

 

Suzzara. Arrestato pasticcere napoletano legato al clan di Secondigliano (NA) degli scissionisti di camorra. Ospitava in casa un amico scarcerato per l’indulto, era stato condannato per traffico di droga.

 

14.7.2007 Denaro riciclato, sequestrato un residence

 

Roverbella. Maxioperazione “Mafia sul lago” ha portato allo scoperto clan che riciclava denaro nell’area compresa tra Mantova, Brescia, Cremona e Verona attraverso una ditta di consulenza contabile con sede a Roverbella.

 

15.7.2007 Azienda in odore di mafia: sotto esame i libri contabili

 

Roverbella. La “All Stationary Tecnopaper”, AST, di Roverbella secondo i finanzieri del Gico era lo strumento per riciclare svariati milioni di euro. Sequestrati beni per 30 milioni.

 

13.9.2007 Mantova, preso un boss mafioso

 

Mantova. Emanuele Barbuscia, 43 anni domiciliato in città è stato arrestato con altri 18 presunti appartenenti ai clan mafiosi di Gela nell’ambito dell’operazione “Free car” della GdF di Caltanissetta.

 

18.9.2007 Camion bruciati, indaga il Ris

 

Castelbelforte. In ginocchio un’azienda per il trasporto di cibi freschi di Castelbelforte che ha subito l’incendio di ben due automezzi. Si sospetta il racket.

 

25.10.2007 Mafia, due imprenditori indagati

 

Mantova. Due imprenditori edili di Mantova e Poggio Rusco indagati per riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali della mafia italo-canadese.

 

13.1.2008 Droga, spunta l’ombra della ‘ndrangheta

 

Virgilio (Pietole). 28 anni, originario di Gioia Tauro, Cosimo Bevilacqua arrestato con altre 32 persone . Mandato di cattura spiccato dalla procura di Palmi (RC).

 

30.1.2008 Furti di escavatori, a processo il clan Mazzaferro

 

Castiglione delle Siviere. Processati a Reggio Emilia per furto aggravato di escavatori componenti una banda di calabresi specializzata in furti nei cantieri TAV. Tra i rinviati a giudizio un castiglionese. Ruolo di spicco attribuito al 31enne Luca Mazzaferro di Locri (RC).

 

20.3.2008 Casa sequestrata al clan dei casalesi

 

Sermide. GdF di Rimini sequestra immobili per 7 milioni a un gruppo camorristico di casalesi nel Nord Italia. Una villetta sequestrata a Sermide.

 

21.5.2008 Traffico di droga, arrestato un impiegato

 

Castiglione delle Siviere. Camionista mantovano della ‘ndrangheta arrestato a Valeggio sul Mincio. Operava per la ‘ndrina dei Cataldo. Arrestato nell’ambito della operazione internazionale sul traffico di stupefacenti “Overland new”.

 

18.10.2009 Manager mantovano tra i primi a deporre

 

Mantova. Marino Ganzerla, manager mantovano residente in Svizzera depone al pm reggino Francesco Neri sul progetto “penetratori” riguardante l’affondamento di navi di rifiuti nel Tirreno.

 

29.10.2008 Gang riciclava soldi della droga Sequestrata una casa nel mantovano

 

Nell’ambito dell’operazione “Dominus” della GdF di Rimini sequestrati beni immobili per 7 milioni di euro. Una casa sequestrata in provincia di Mantova.

 

29.1.2009 Confiscati al boss beni per 5 milioni

 

Castel D’Ario. Fallimenti pilotati, un giro di diversi milioni di euro nell’occhio del ciclone della DDA di Vicenza. Si ritiene esistere legame con clan camorristico attivo nel casertano e nel basso Lazio. Sequestrato un capannone a Castel D’Ario in via dell’Industria.

 

14.10.2009 Rischio mafia, Dosolo alza la guardia

 

Dosolo. Sequestrata casa a 24enne, Francesco Monti, parente di un boss recentemente assassinato nel crotonese nell’ambito di un’operazione nazionale che ha visto sequestrare beni per 35 milioni di euro.

 

16.12.2009 In manette il boss del pizzo

 

Viadana. Arrestato nel suo nuovo domicilio di Viadana il 38enne Luca Caltagirone imprenditore edile di Gela. L’arresto è avvenuto nell’ambito di una operazione di polizia che ha messo le mani sul clan mafioso Emmanuello-Rinzivillo di Gela.

 

21.1.2010 In manette corriere dei clan

 

Virgilio. 86 ordinanze di cattura. 65 aziende, 210 immobili, 160 autovetture, 18 partecipazioni societarie, 59 conti correnti bancari e libretti di deposito sequestrati per un valore di 60 milioni nell’operazione “Pandora” dalla GdF e carabinieri di Napoli. Messo sotto torchio il clan camorristico composto dalle famiglie Gallo-Limelli-Vangone di Napoli. Arrestato a Cerese Giovanni Cuomo che viveva con la famiglia sotto copertura di commerciante di bestiame.

 

7.2.2010 Sequestri a Dosolo, Libiola e Bozzolo

 

Viadana. Sequestrati beni nei tre comuni della provincia tutti legati a vicende di ‘ndrangheta. Segnalata presenza di Giovanni Abramo braccio militare della ‘ndrina Grande Aracri, assolto in appello per l’omicidio di Antonio Dragone.

 

25.2.2010 Il viadanese che garantiva i voti

 

Viadana. Arrestato Martedì a Isola Capo Rizzuto Franco Pugliese, 52 anni, noto per aver raccolto voti per l’elezione del senatore Di Girolamo PdL tra gli immigrati calabresi in Germania.

 

19.3.2010 Fratelli già condannati per furto ed estorsione

 

Bergofranco Po. Arrestati i fratelli Perrone per estorsione e detenzione illegale di armi. Sono considerati vicini a cosche camorristiche di Casal di Principe, i Benedice prima e a Michele Zagaria oggi. Residenti da tempo a Borgofranco. L’iniziativa della GdF di Bologna. Tra gli arrestati un soggetto residente a Modena con proprietà a Pieve di Coriano.

 

26.3.2010 Nuovo colpo ai casalesi Tre arresti a Modena

 

Borgofranco. Arrestati due esponenti di spicco della cosca capeggiata da Francesco Schiavone, Sandokan. Risiedevano a Borgofranco Po.

 

1.5.2010 Incendio doloso distrugge un auto

 

Serravalle Po. Incendio doloso a Torriana per una Mercedes station wagon. Il proprietario, originario di Caserta, gestisce il bar Cornelio di Ostiglia. Alcuni colpi di pistola furono sparati contro la vetrina del locale nelle settimane scorse.

 

10.6.2010 Ndrangheta, preso anche uno dei boss

 

Mantova. Nell’ambito dell’operazione “Cosa mia” arrestati 7 presunti componenti di ‘ndrine calabresi tra Goito, Curtatone e San Giorgio. Tutti appartenenti alle ‘ndrine di Palmi (RC) Gallico-Mognate-Sciglitano. Operazione intesa a contrastare l’infiltrazione negli appalti per la riqualificazione della Salerno-Reggio Calabria. Quattro a Villaggio Eremo, due a San Giorgio e uno a Goito.

 

11.6.2010 Ristoranti e cantieri “così siamo sbarcati nel mantovano”

 

Mantova. Parla Francesco Fonti pentito di ‘ndrangheta che vive in un posto segreto nella nostra provincia.

 

16.6.2010 Al vaglio partite IVA e licenze Ecco il piano contro le cosche

 

Mantova. Comuni, Camera di Commercio impegnati per un controllo delle relazioni economiche sul territorio e valutare il grado di penetrazione economica della ‘ndrangheta.

 

21.7.2010 Boss della ‘ndrangheta preso a Mottella

 

San Giorgio. Latitante dal blitz dell’operazione “Cosa mia” dell’otto Giugno viene catturato a Mottella di San Giorgio alle porte di Mantova Antonio Bruzzise personaggio di spicco di una ‘ndrina di Palmi nel reggino.

 

14.8.2010 In manette un sorvegliato speciale

 

Ostiglia. Arrestato Antonio Passero nella cittadina del destra Secchia perché ha infranto il suo status di sorvegliato speciale trovandosi in compagnia di altri pregiudicati. L’arrestato è ritenuto sodale della cosca mafiosa nissena composta dalle famiglie Madonia-Emanuello.

 

14.12.2010 Così la mafia del duemila è penetrata al Nord

 

Mantova. Ospite del circolo del PD del centro di Mantova la giornalista reggiana Sara Di Antonio presenta il suo libro edito da Aliberti “Mafie. Le mani sul Nord”. Per la prima volta viene dichiarato che la ‘ndrangheta è penetrata nella città virgiliana. Quindi non solo l’hinterland, il basso e l’alto mantovano.

 

16.12.2010 Arrestati i Moietta, Ostiglia trema

 

Ostiglia. I fratelli Giancarlo e Giamberto Moietta sono stati arrestati per estorsione nei confronti due società immobiliari. Le indagini portano a Gela nel nisseno. Arrestati anche soggetti residenti rispettivamente a Pieve di Coriano e Gela.

 

23.1.2011 ‘Ndrangheta e droga il muratore finanziava la cosca

 

Castelbelforte. Nell’ambito dell’operazione “Hydra” arrestato nel comune mantovano ai confini con Verona imprenditore edile calabrese originario di Cinquefrondi (RC). Con lui arrestati in Calabria altri 11 componenti della “Locale” di Crotone composta dalle famiglie Vrenna-Corigliano-Ciampà-Bonaventura. L’accusa è quella di vari delitti tra i quali l’organizzazione di un attentato al giudice Crotonese Pierpaolo Bruni. L’operazione è stata possibile grazie al collaboratore di giustizia Giuseppe Vrenna già alla testa della potente locale crotonese. Tra gli arrestati anche Antonio Vrenna il figlio 31enne che nelle settimane scorse aveva pubblicamente ripudiato il padre assumendo contemporaneamente il ruolo di capocosca. Tra le dichiarazioni di “Pino” Vrenna una riguarda l’omicidio dell’imprenditore gonzaghese di origini cutresi Antonio Simbari avvenuto nel settembre del 1999 in provincia di Crotone. La testimonianza di Vrenna rafforza l’accusa nei confronti di Nicolino Grande Aracri quale esecutore materiale assieme ad altro dell’omicidio Simbari.

 

Giuliano Napoli, il 23enne imprenditore arrestato a Castelbelforte, si sarebbe rifugiato nel mantovano grazie a compaesani residenti nell’interland di Mantova.

 

20.2.2011 Pizzo nella Bassa, 2 arresti

 

Poggio Rusco. Un carrozziere si ribella e denuncia ai carabinieri gli estorsori. Arrestati in flagranza di reato i fratelli Modaferro di origine calabrese e residenti nella vicina San Giovanni del Dosso. Non si parla di ‘ndrangheta ma le modalità dell’azione lo fanno pensare. Estorsione con minaccia d’incendio dell’officina, la richiesta è di 10 mila euro.

 

7.4.2011 Ville con i soldi della ‘ndrangheta. Indagato un immobiliarista

 

Suzzara. Soldi del narcotraffico della ‘ndrangheta per comprare case e terreni al nord, tramite società intestate a incensurati prestanome. Il meccanismo è stato scoperto dalla direzione antimafia di Bologna che ha indagato 25 persone. Tra loro un agente immobiliare di Suzzara.

 

15.4.2011 Nella stessa casa il mercante di cocaina. Nel campanello c’è ancora il nome di un affiliato della ‘ndrangheta

 

A Sermide una delle ville di un boss dei Casalesi a giudizio per usura: ufficialmente imprenditore edile. A Gonzaga i grossisti di cocaina della ‘ndrangheta calabrese, collegati alla cosca di Cirò Marina: Alberto Filippelli e Cataldo Spataro, ufficialmente muratori, in realtà puledri di uno dei fratelli Noviello, Vincenzo, anche lui assiduo frequentatore delle lande virgiliane. A Borgofranco Alfonso e Giovanni Perrone, in cella per estorsione aggravata da metodi mafiosi, affiliati dei Casalesi. A Pieve di Coriano aveva acquistato terreni il loro socio Domenico Esposito. Villa Azzurra a Borgoforte, confiscata a Luigi Faldetta, esponente di spicco della mafia siciliana. A Mottella Antonio Bruzzise, figlio di “Spannavento”, boss storico della ‘ndrangheta calabrese. Sfuggito ad una prima retata, che nel Mantovano aveva portato in carcere sei persone, il capo della cosca di Barritteri di Seminara, era stato arrestato lunedì sera dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria agli ordini di Renato Cortese. Bruzzise, che viveva a Mottella con la moglie, era il pesce più grosso della faida di Palmi, mente del giro delle estorsioni per i lavori di ammodernamento del quinto macrodotto dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, accusato di decine di omicidi, minacce, lesioni, danneggiamenti.

 

15.4.2011 Maxi operazione contro i casalesi. Un arresto anche nel Mantovano

 

L’organizzazione ha taglieggiato centinaia di imprenditori di tutto il Nord Est con prestiti a tasso usuraio ed estorsioni. Tra le accuse due episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione, 61 episodi di usura aggravata, 17 episodi di estorsione aggravata, il forzato trasferimento di intere quote societarie dalle vittime ai loro aguzzini e il diffuso ricorso a illecite operazioni di attività di intermediazione finanziaria. La Dia ha arrestato a Castelbelforte Giuseppe Zambrella, 38 anni, “l’avvocato”, uno dei personaggi di punta dell’organizzazione di usurai ed estortori che ha taglieggiato oltre cento imprenditori del Nord Est.

 

16.4. 2011 Covo fantasma di Gomorra

 

Castelbelforte. In appartamento vivevano da molti mesi, “l’avvocato” e il picchiatore della banda dei Casalesi messa al tappeto dal blitz della Dia padovana. Giuseppe Zambrella, 38 anni, secondo gli investigatori era il consulente fidato del boss Mario Crisci. Prima di loro qui abitava Giuliano Napoli, il mercante della cocaina ritenuto un affiliato alla ‘ndrangheta arrestato in gennaio.

 

Epidemiologico Mantova. Cavalli: “Le parole dell’Assessore non rassicurano. Restiamo vigili”

Epidemiologico Mantova. Cavalli: “Le parole dell’Assessore non rassicurano. Restiamo vigili”

Milano, 22 giugno 2011 – “In seguito alle risposte dell’Assessore Regionale alla Sanità Luciano Bresciani rispetto la riorganizzazione messa in atto dal nuovo Direttore Generale dell’ASL di Mantova riguardante l’Osservatorio Epidemiologico di Mantova (oggetto di un’interrogazione del Gruppo IdV – testo allegato) , il consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Giulio Cavalli, afferma: “Fare sintesi con Cremona significa abbandonare un modello di lavoro che ha già dimostrato di essere efficiente nel controllo epidemiologico del territorio. L’Osservatorio ha permesso l’avvio del processo per le morti di settantadue lavoratori al Petrolchimico avvenute tra il 1970 e il 1989 ed è tuttora in corso uno studio sulla diversa incidenza delle malformazioni congenite nell’area cittadina d’impatto del Petrolchimico. È questa la struttura che l’attuale DG dell’ASL di Mantova intende riorganizzare”.

“Il rischio che si corre – aggiunge il consigliere Cavalli – è un annacquamento, quindi una massificazione delle funzioni dell’Osservatorio creato appositamente per contravvenire ai pericoli specifici del Petrolchimico di Mantova. A tal proposito vigileremo con forza sull’operato e l’indipendenza professionale del Professor Paolo Ricci e del responsabile della Banca dati dell’Osservatorio al fine di assicurarci che l’allargamento di mansioni non pregiudichi l’obiettivo primario della struttura di vigilanza”.

“Con l’Assessore siamo d’accordo sugli obiettivi – conclude Cavalli – ma restiamo perplessi sui metodi, che non tengono conto del fondamentale collegamento tra l’Osservatorio Epidemiologico e il Petrolchimico. Non vorremmo accorgerci di essere in errore solo nel momento in cui l’Osservatorio fosse irreversibilmente smantellato delle sue funzioni”.

 

Epidemiologico Mantova/Cavalli (IDV): “La Lombardia chiude gli occhi sui controlli”

Epidemiologico Mantova/Cavalli (IDV): “La Lombardia chiude gli occhi sui controlli”

“Appena insediato il direttore generale dell’Asl di Mantova Mauro Borelli ha emanato un provvedimento per smantellare l’unica struttura che vigila il Petrolchimico di Mantova” esorta il consigliere regionale Giulio Cavalli. Il caso è scoppiato in seguito alla decisione di Mauro Borelli di allargare all’Asl di Cremona l’indagine sui tumori annullando di fatto il lavoro svolto dall’Osservatorio epidemiologico guidato egregiamente dal suo responsabile, il dott. Paolo Ricci.

“L’obiettivo del direttore generale dell’Asl di Mantova, in quota Lega Nord, pare sia quello di incontrare i favori del manager Asl di Cremona vicino alla sua “verde” area politica – aggiunge Cavalli – questo atteggiamento oltre ad esprimere l’anima industrialista dei protagonisti della vicenda e la loro noncuranza nei confronti dell’ambiente e della salute, evidenzia come, sempre troppo spesso, gli amministratori si occupino degli interessi dei loro amici e non di quelli dei cittadini”.

“Visto il pericolo  e le conseguenze che questo provvedimento implica per la salute dei mantovani che respirano i contaminanti prodotti dal Petrolchimico chiederò maggiore chiarezza all’assessore regionale della giunta lombarda – conclude Cavalli – condivido le preoccupazioni delle associazioni ambientaliste e della raccolta firme promossa da Gaspare Gasparini, fondamentale per creare un fronte comune e per dar voce ai cittadini che subiscono direttamente gli effetti delle sostanze nocive disperse nell’ambiente. Effetti che alla Lega e alla Giunta Lombarda, evidentemente, non interessa monitorare.”

 

Interrogazione sull’Osservatorio epidomiologico di Mantova

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA IN COMMISSIONE EX ART. 116 DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

Al Signor Presidente del Consiglio regionale

Oggetto: criticità in merito alla “riorganizzazione” messa in atto dal nuovo direttore Generale dell’Asl di Mantova riguardo all’ Osservatorio epidemiologico dell’ Asl di Mantova

I SOTTOSCRITTI CONSIGLIERI REGIONALI

PREMESSO CHE

l’insediamento del nuovo direttore generale dell’Asl di Mantova non è certamente passato inosservato specialmente in seguito agli recenti cambiamenti operati come quello relativo al trasferimento ad altro servizio di chi ha avuto in cura la banca dati dell’Osservatorio epidemiologico, struttura che raccoglie le informazioni per studiare le patologie della popolazione mantovana;

PREMESSO INOLTRE CHE

il suddetto Osservatorio, che riveste una particolare importanza in quanto monitora l’insorgere di malattie legate soprattutto alla presenza di contaminanti provenienti e prodotti dal Polo chimico di Mantova, dal 1988 è diretto dal Professor Paolo Ricci che, appena dopo un anno dal suo insediamento, firmò la prima diffida  nei confronti del Petrolchimico mantovano (allora Montedison);

CONSIDERATO CHE

è tuttora in corso il processo per le morti di settantadue lavoratori al Petrolchimico avvenute tra il 1970 e il 1989 e che, secondo l’accusa, sarebbero state determinate da tumori sviluppatisi in seguito alla prolungata esposizione a sostanze cancerogene come benzene, stirene e amianto;

CONSIDERATO INOLTRE CHE

la suddetta inchiesta prese l’avvio, otto anni fa, proprio a seguito di uno studio epidemiologico condotto dall’Asl di Mantova ed è proprio quella suddetta struttura che l’attuale direttore generale dell’ Asl di Mantova intende “riorganizzare”;

ATTESO CHE

tale riorganizzazione avviene proprio alle soglie della presentazione dei risultati sulla diversa incidenza delle malformazioni congenite nell’area cittadina di impatto del Petrolchimico;

INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

LOMBARDA, ROBERTO FORMIGONI, LA GIUNTA REGIONALE

LOMBARDA, L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITÀ, LUCIANO BRESCIANI, E L’ASSESSORE AL BILANCIO, FINANZE E RAPPORTI ISTITUZIONALI, ROMANO COLOZZI, PER CONOSCERE:

  1. se non sia utile rafforzare anziché indebolire una struttura fondamentale per il controllo epidemiologico in un territorio, come quello mantovano, colpito e martoriato fortemente dalle conseguenze ambientali e sanitarie determinate dal Petrolchimico;
  2. quali siamo le misure che si intendono prendere al fine di permettere al Professor Paolo Ricci di poter svolgere il suo lavoro e all’Osservatorio epidemiologico di poter continuare la preziosa attività svolta;
  3. se non ritengano che la riorganizzazione dell’Osservatorio epidemiologico di Mantova voluta dall’attuale Direttore Generale sia una scelta determinata da motivazioni politiche;
  4. quali siano le motivazioni che hanno portato al trasferimento della persona che curava la banca dati dell’Osservatorio epidemiologico;
  5. se la suddetta struttura possa contare anche in futuro delle adeguate e necessarie risorse economiche e finanziarie.

 

Milano, 28 aprile 2011

 

Giulio Cavalli (IDV)

Francesco Patitucci (IDV)

Gabriele Sola (IDV)

Stefano Zamponi (IDV)