Il legittimo impedimento di Matteo Salvini (che intanto era a Bologna)

Ieri in tribunale a Torino Salvini era atteso per un processo a suo carico per vilipendio dell’ordine giudiziario. La sua avvocata Eccher ha chiesto il legittimo impedimento per impegni in Senato ma il giudice non ha ritenuto di accogliere la richiesta di rinvio. In tutto questo Salvini era a Bologna.
Continua a leggere
Crisi di governo, Matteo Salvini è uscito dalla sua bolla: e qui fuori vale poco

Un discorso sconclusionato e inconcludente quello di Salvini oggi in Senato: ha dimostrato che fuori dal suo tifo dei suoi social il ministro dell’interno deve fare i conti con la realtà. E la realtà è molto diversa da una foto con un panino o qualche slogan buttato a casaccio. In Parlamento no, non funziona.
Continua a leggere
Così Matteo Renzi è passato dal #senzadime al #purchéconme

Il problema non è cambiare idea, per carità: il problema è che ogni cambiamento di idea dovrebbe anche comprendere la presa di coscienza degli errori commessi. Invece qui tutti dicono tutto e il contrario di tutto pensando che gli elettori siano pronti a cambiare idea solo perché lo dice il “capo”.
Continua a leggere
Matteo Salvini e Luigi Di Maio: divisi su tutto, uniti solo dal potere

Continuano a offendersi, scendendo ormai nell’attacco personale. Non sono d’accordo su niente anche se in nome del “contratto di governo” fingono di stare bene insieme. Negli ultimi giorni hanno cominciato a “menarsi” come mai prima: e allora qualcuno, da fuori, si chiede perché stiano insieme. Per il potere.
Continua a leggere
Ma quale rimpasto? Matteo Salvini è già ministro “di tutto”

Chi crede che Salvini sia interessato a un rimpasto probabilmente non ha capito che la sua battaglia non è tanto di “di partito” ma soprattutto una battaglia “personale”. Intascherà questa vittoria e continuerà a fare quello che ha sempre fatto: il ministro di tutto, parlerà di tutto, scavalcherà tutti.
Continua a leggere
Lo spavaldo Matteo Salvini, che ora scappa dal processo

In pratica Salvini è convinto di avere agito secondo l’interesse pubblico ma si è dimenticato di spiegarcelo, metterlo nero su bianco su qualche carta bollata e l’ha compresso in qualche bilioso tweet convinto che ora si possa fare così. Ma c’è di più: Salvini difendendosi dal processo piuttosto che nel processo dimostra che il suo sforzo di sembrare uno di noi è una mirabile farsa. Tra l’altro riporta ai fasti del berlusconismo per cui la maggioranza degli italiani (in quel caso sì la stragrande maggioranza degli italiani) si strappò i capelli, con il fior fiore di costituzionalisti pronti all’autodafé.
Continua a leggere
Oui, il Pd c’est moi
Non è tanto Matteo Renzi che stupisce. Renzi è così, piaccia o no, prendere o lasciare, e anche se paga lo scotto di una personalità piuttosto arrembante sempre pronta a sfociare nel bullismo, Renzi nel Pd sta facendo il Renzi, niente di nuovo, il suo solito copione.
Il tema piuttosto è un altro ed è ben altro dall’ex presidente del consiglio o l’ex segretario di turno ed è tutto incentrato sulle minoranze che nel Partito democratico si sono via via succedute e che paiono tutte le volte incagliarsi sullo stesso punto: il coraggio.
La direzione del partito di ieri (che ha praticamente votato sull’intervista televisiva del suo ex segretario) dimostra ancora una volta l’incapacità di elaborare, organizzare e sostenere una visione differente dalla maggioranza riuscendola a spiegare ai propri elettori e prendendosi la briga di portarla avanti anche nei luoghi decisionali del partito.
Mi spiego: al di là di quella che può essere la mia opinione personale su ciò che dovrebbe fare il Pd con il Movimento 5 stelle (e certo spetta al Pd deciderlo più che agli agguerriti editorialisti che si sentono tutti segretari oltre che allenatori) la scena di ieri porta con sé qualcosa di sgraziato nell’esito del voto: si direbbe, leggendo il risultato, che non sia mai esistita una posizione diversa da quella maggioritaria, come se tutto il can can dei giorni scorsi fosse solo una nostra allucinazione.
E non ce ne vorrà il ministro Orlando (e il reggente Martina) se non crediamo alla soffice giustificazione di chi dice «l’importante è essere unitari»: se si avesse così a cuore la solidità percepita da fuori forse si eviterebbero certi toni da tifo. Il tema è un altro: nel Partito democratico tutti si sgolano sulle differenze di posizione ma risultano pochissimo convincenti nei successivi riallineamenti. Tutte le volte. Sempre. Con quella sensazione di fondo che si sia semplicemente rimandata la coltellata e si finga che non sia successo niente.
Poi, però, sono gli stessi che ci dicono che «il Pd si cambia da dentro». E l’ha fatto solo Renzi, pensandoci bene.
Buon venerdì.
Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/05/04/oui-il-pd-cest-moi/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.
Ucciso con un’autobomba, la mamma di Matteo: “Noi non abbiamo paura”
«In questi anni abbiamo subito soprusi di ogni genere da parte della famiglia Mancuso, che voleva a tutti costi un nostro terreno confinante con il loro. Lottiamo da anni per difendere quelli che sono i nostri diritti»: non fa sconti la madre di Matteo Vinci, ucciso ieri a Limbadi da un’autobomba.
Continua a leggere
Matteo Renzi ora fa il Matteo Salvini, ci basta?

Matteo Renzi ora decide di fare il Salvini su migranti e “aiutiamoli a casa loro”. Ma non è la svolta a destra (annunciata da tempo) a lasciare perplessi quanto piuttosto la lealtà di un uomo che non è fedele nemmeno alle proprie idee di qualche mese prima.
Continua a leggere