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Radio Mafiopoli

Radio Mafiopoli 12 – Giurin giuretta il bacio ti aspetta

GIURIN GIURETTA IL BACIO TI ASPETTA

MESSAGGIO PUBBLICITARIO

Scoraggio, viltà, disonore, puzzo, feccia. Arruolati anche tu in servizio volontario permanente nelle Mafie. Scegli il reparto che hai sognato per una vita: l’impudicizia di Cosa Nostra, le paranze dei Capa-lesi di Gomorra, la sommersione edilizia-frutticola delle ‘ndrine. Scegli la strada più facile per il successo, riempiti le tasche di euri contanti saluti alla dignità umana, regala alla tua famiglia l’onore di sparire nella melma. In promozione solo fino al 31 dicembre avrai diritto arruolandoti ad una confezione omaggio di appalti pubblici. Servizio volontario nelle Mafie: la soddisfazione di vedere tuo figlio scartare sotto l’albero i regali sporchi di lacrime dei figli degli altri.

[autorizzazione ministeriale richiesta, papello decretativo della collusione governativa]

C’è un esercito che ti aspetta giù a Mafiopoli. Una grande famiglia con grandi problemi di reclutamento. Settimana di carenza del personale giù a Mafiopoli. Mentre di notte i boss mafiopolitani attaccavano le palle di natale (impegnati com’erano a capire qual’era il diritto e il rovescio della palla) gli sbirri con slitte e pantere li hanno caricati nell’operazione “Perseo” dentro i sacchi di iuta pronti per essere assunti dietro le sbarre come aiutanti ad incartare giocattoli. E l’esercito delle mafie si sveglia con quel leggero bruciore di dietro come dopo una cena troppo piccante.

–          Ciao mi chiamo Totò Nessuno e anch’io sono entrato arruolato nell’esercito mafiopolitano. La mia vita è cambiata. Ora sono l’idolo dei bambini e non gioco più solo in porta come gli altri bambini ciccioni. La mattina scendo a rubare le merendine ai negozi del quartiere, così un giorno i miei figli potranno anche loro aprirsi un negozio ed essere sfracellati da un altro papà codardo come me. Pranzo pesce, pesce buono, pesce in quantità, usato come fermacarte dal capo del mio mandamento perchè mi vuole bene. Mi vuole bene e mi paga il pesce, finchè servo, qui tutti mi vogliono bene. Qui tutti i servi si vogliono bene. Siamo servi con la schiena dritta come spina di pesce e con le palle da pesce palla. Poi telefono ai miei figli, che escono da scuola, e che sono piccoli e ci credono alla befana e ci credono al mio onore, e allora sono un papà felice che si è fatto da solo e non ha figli sparati, finchè servo. Al pomeriggio scambio un paio di appalti con un assessore schiena dritta, che mi assume la moglie con i soldi del mandamento. Finché serve lui al mandamento, e intanto paga mia moglie. La paga per un favore, come le amiche degli amici, come le puttane. Siamo proprio una bella famiglia, con un papà servo e una mamma puttana a fare le statuine del presepe per il boss del nostro mandamento. Poi alla sera torno a casa per una cena veloce prima di uscire a sparare ai papà degli altri con la faccia da John Wayne. Come sarebbero fieri i miei amici. E torno tardi. Così tutti dormono e nessuno sente che m’infilo nel letto che puzzo di merda e sangue. Arruolatevi anche voi nell’esercito d’onoro delle mafie di mafiopoli.

E allora combiniamoci, con la santa punciuta che NESSUNO SI DEVE PERMETTERE DI PRENDERE IN GIRO. Con la santa punciuta con l’arbre magique alla ricotta. Come ce l’hanno insegnata i Lo Piccolo della stirpe dei Lo Pippolo, che per non dimenticarsela e per non consumare l’unico neurone che da latitanti si rimbalzavano in due se l’erano proprio scritta, più o meno così:

“Giuro giurissimo di averci fatto un giuramento di fede assoluta incommensurabile e che io possa bruciare come la santina impressografata qui scoppiettante nel falò delle mie mani, commendator Padrino!

Giuro di punire i prepotenti per giustiziare i deboli e di rubare ai ricchi per appoverare i poveri  e… magari, se ci capita, anche arricchire un paio di ricchi …

Giuro niente sesso siamo picciotti … infatti giuro che non desidererò mai la donna degli altri, ma che sarò solo fedele alla mia splendida e bellissima moglie, santissima donna … che io non sono sposato.

(Scusi dottor Padrino. E’ possibile che uno se non è sposato, non dico che guardi le donne degli altri, quello mai! Ma che insomma … un paio di volte al mese, uno scufrugliamento con una mignottazza… no? Niente? Neanche un boccaciccio sportivo? No? Vabbeh)

Giuro che rispetterò il padre e la madre, non mi fermerò fino alle quattro del mattino in osteria ma andrò a dormire presto almeno otto ore per notte altrimenti il giorno dopo taglieggio il cricket piuttosto che il racket.

Giuro davanti a questa santina che speriamo bruci in fretta … giuro che non cederò alle tentazioni del dimonio ma che vivrò sempre negli insegnamenti di Nostro Signore, anche se non c’avevo tempo di leggermi proprio tutto tutto ma alla fine ingegner padrino è il pensiero che conta.

E allora io giuro e spergiuro che come questo ramo di arancio mi ha puncicato il dito, allo stesso modo io… io… non mi ricordo più cosa volevo dire … e non so, c’è altro? Allo stesso modo io brucio se mi pentisco, peggio ancora se mi costituisco, e soprattutto se riferisco.

Giuro che è meglio un figlio puttaniere che poliziotto.

Giuro che rispetterò la legge anche se con gli errata corrige della zona, gli omissis della famiglia e i comandamenti dei mandamenti.

Giuro che non mi arricchirò con artifizi se non quel paio che lei sa di cementizi.

Giuro che non sono mai stato qui, non ho mai parlato, non vi ho mai veduto, che se anche fosse mi sono scordato, e anche se fosse ancora sono nella testa gravemente malato e che se insistono sono perseguitato, dal magistrato.

Giuro che non lo sapevo che avrei dovuto saperlo.

Giuro che era un amico, di un amico, che conoscevo di vista, per via di una parentela lontana.

E soprattutto giuro che sono un nullatenente, e che comunque me li sono sudati, e soprattutto che sono un perseguitato.

Finito, le formule di cortesia …

Ringraziandovi colgo l’occasione per porgere i miei migliori ossequi? No? Allora?

Timbro data e firma con lo svolazzo?

No? Allora cosa? Si sa che verba volano e scritta mano …

Cosa?

Ah, devo baciare tutti sulla bocca?

Vabeh… ma tutti tutti?

Non è che qui la cosa che non si va a donne, non si guardano le donne… voglio dire, non è che ho niente in contrario, sono un picciotto moderno. Però solo un bacio e poi amici come prima, vero signor Padrino? No, perché non è che io abbia niente in contrario contro i ricchioni, ma questi picciotti qui non è che sono i miei tipi … a me piace il capello biondo, un po’ nordico …

Ah no … no, mi scusi, no intendevo … avevo frainteso.

Allora bacio. Va bene, bacio. ”

Fortuna che si viene combinati una volta sola, nella vita, nell’esercito di mafiopoli. Alla bersagliera.

Radio Mafiopoli 11 – ANTIMAFIA CERTIFICATA ISO 9001

Ce l’ha insegnato uno mica da niente, dico a Mafiopoli il primo professore dell’Antimafia, eletto onorato venerabile, è stato il Marcello Dell’Utri. Detentore unico monopolista dell’antimafia in tutte le sue declinazioni, anche senza eventuali preposizioni. A Mafiopoli è andato in onda sul tiggì internazionale delle veline abbagasciate. Il tiggì che si apre con l’angelus e si chiude sul badedas. E Dell’Utri, del mandamento di Montecitorio, in due parole condensa il senso del suo dire al suo ingelloso intervistatore, l’antimafia? Dice arricciandosi il naso sulla radio frequenza elettorale…
[intervento Dell’Utri “L’antimafia è un brand”]
A Mafiopoli l’antimafia l’hanno conosciuta nell’anno mille e non più mille della promozione dei pandori. Un giorno santo, un giorno mammasantissimo che ha aperto le acque, innalzato le acque e rotto le acque.
Dal libro dell’esodo dalla legalità 19:1-25 bum bum.
Era quello il giorno che il Campanella della famiglia dei campanelli della stirpe dei dlin dlon conduceva il suo popolo per il Sinai. Campanella veniva all’Egitto dalla terra santa di Villabate, dal consiglio comunale come aveva voluto la profezia di Re Magio Provenzano. Lì aveva seminato la parola sacra dell’antimafia con un premio in pubblica piazza al figliuol prodigo Roul Bova e con l’altra mano preparato a colpi di scolorina il testo sacro della carta d’identità di Ziu Binnu. Alziamo il cuore Ziu Binnu…. Campanella si era congiunto con la sua sposa secondo i sacri riti dei puliti di cuore. Con Mastella e Cuffaro chierici di nozze. Alziamo il cuore a Cuffaro… poi Campanella mafiuso dell’antimafia era sudato e proprio quel giorno esso arrivò al deserto del Sinai. Campanella si accampanò davanti al monte e qui gli apparve il profeta Giuliano circondato da angeli in coppola bermuda e gli disse:
–    Campanella, zio nostro ti vuole parlare e svelare le leggi per distrarre il tuo popolo. Nel nome del padre, dello zio e dello zio di suo padre. E ci siamo capiti.
Fu così che due giorni e due notti dopo Campanella scese dal monte, con slittino e comunicato stampa, e davanti al suo popolo di popoli lanciò lo spot elettorale dei comandamenti antimafia mafiopolitana certificata iso 9001 odissea nello pizzo.
1-    Non esiste antimafia al di fuori di me se non la nostra di cosa nostra.
2-    La mafia è male ma i mafiosi non esistono. E quelli che c’erano sono tutti morti.
3-    Non desiderare la mafia d’altri.
4-    Onora comunque i tuoi politici, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore nostro Zio.
5-    Non rubare l’antimafia d’altri.
6-    Esiste solo la mafia d’altri.
7-    Non turbare.
8-    Ricordati di santificare le ricorrenze istituzionali antimafiopolitane e solo quelle.
9-    Non commentare atti giudiziari impuri
10-    Non nominare alcun nome invano.
Grazie, prego, tornerò, bum bum.

Ecco, disse il Campanella, questo è quello che scolpì nei pizzi di pietra lavica lo Zio di Nostro Signore. Prendetene e mangiatene tutti e ricordate che la fede è un dono e la fedina è un condono. E fu così che andò e così è scritto nelle sacre scritture. E alziamo il cuore a Campanella, mafioso, antimafio, testimoniato e pure pentito: il bigino della storia d’Italia. Amen. Rendiamo grazie allo zio.
E così ora anche Mafiopoli ha la sua sana antimafia. Perchè “meglio l’antimafia oggi che la mafia domani!!” gridò il principe cacchiavellico all’inaugurazione del ponte da Messina al Paradiso. Per un’antimafia leggera, impotente, frigida e libera. Alla Paperolopolitana.
[Intervento Giuseppe Fava]
Enzo Biagi -Giuseppe Fava, giornalista, scrittore Catanese e autore di romanzi e opere per il teatro. Fava per i suoi racconti a cosa si è ispirato?
Giuseppe Fava – Alle mie esperienze giornalistiche. Io ti chiedo scusa ma sono esterrefatto dinnanzi alle dichiarazioni del regista svizzero. E mi rendo conto che c’è un’enorme confusione che si fa sul problema della mafia. Questo signore ha avuto a che fare con quelli che dalle nostre parti, come Sciascia giustamente dice, sono “scassapagliare”. Cioè delinquenti da tre soldi che esistono su tutta la faccia della terra. I mafiosi sono in ben altri luoghi e in ben altre assemblee. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che adesso sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di  fondo…cioè non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale. Questa è roba da piccola criminalità che credo ormai abiti in tutte le città italiane e in tutte le città erurope. Il problema della mafia è molto più tragico, molto più importante: un problema di vertice della gestione della nazione ed è un problema che rischia di portare alla rovina, al decadimento culturale definitivo l’italia.

Radio Mafiopoli 10 – 41 letterine (bis) per Babbo Natale

Che settimana con le bollicine giù a Mafiopoli: la settimana dell’avvento, dell’avvento brulicante di ingabbiati sotto le palle di albero e di letterine, letterine a Babbo Natale dei figli dei boss. Una settimana da tiggì mafiopolitano.
Si comincia da Catania, arrocco cittadino degno di capologuità, la Catania leonessa del racket istituzionale con 140 milioni di eurozzi scuciti dal Macchiavellico senza neanche un avvertimento sulla saracinesca. 140 milioni di aiuto dallo stato! Dicono i benigni, per tutelare e garantire la città! Come le risposte dei migliori modelli di commercianti sotto racket. Un tripudio. Un trionfo. Hip hip urrà. E mentre i Santapaola, della cosca di Santo Pirla (protettore degli usurai), festeggiano l’assegno postdatato in arrivo dal pirlamento, a guardie e ladri ci rimettono ventiquattro picciotti caricati sul cellulare dei carabinieri e insardinati a calcinculo. E i 24 a partire per il gabbio facendo ciao ciao con la manina, anzi 23 +1, 1 l’assessore ai servizi sociali di Paternò (e spirito San) Carmelo Frisenna. Che da servizi servizievole com’era per il sociale s’è confuso per sbaglio e un po’ mafioposcurato. Come nella migliore tradizione della zona del partito partitico di Sgozza Italia.
A Palermo arrestano arrestati Sasso, Marchese, Pecora, Perrone e Fiumefreddo non solo per i cognomi da Re Magi ma anche per aver lavato in lavatrice i soldini del rotolante Antonino Rotolo per gli amici Rotolino. E ciao ciao con la manina, saluti e baci e le faremo sapere. Buon Natale, anche ai suoi.
Intanto l’aria natalizia e soprattutto sacrale del periodo dell’avvento riaccende il cero della comunicazione della famiglia Madonia, che come si evince dal cognome è di alte parentele, che per festeggiare le feste come si deve in un paese garantista smistava le letterine per gli aiutanti di Babbo Natale con la Maria Angela di Trapani che smistava e faceva la postina, nonostante la durezza durevole e duratura del carcere duro. Dalle prime trascrizioni sembra che abbiano chiesto regali per una quindicina di milioni di regali alla faccia della povertà imposta dal sacro cognome. Stavo solo facendo le faccende di casa! Si giustifica la Di Trapani mentre fa ciao ciao con la manina e buon natale. Anzi caro Babbo Natale, quest’anno non fare il Babbo di Minchia e se passi da Mafiopoli portaci un nuovo 41 bis, che questo non ci crede più nessuno e non è nemmeno in garanzia. Grazie, prego, tornerò.
Il figlio di ‘U Curtu ha trovato lavoro. Regalo di Natale dell’agenzia di lavoro interinale delle renne in paradiso. Lavorerà a Cernusco sul Naviglio, impiegato di livello a livellare la Longobardia secondo i mandamenti e comandamenti di papà Totò. A Cernusco festeggiano in massa e ricordano gli assenti a messa. Il comitato di benvenuto prepara occhiali nuovi da tronista e un paio di scarpette firmate come nelle fiction di Cenerentola. Le colpe dei padri non cadano sui figli! urla il principe macchivellico mentre si prepara all’inaugurazione del nuovo ponte da Cernusco a Corleone. I figli di chi? Chiedono i famigliari delle vittime di mafia. Ma Mafia Salvuccio non la vuole sentire, lui solo Prada e DolceeGabbana, perchè Mafia (ha raccontato giù al bar) fa jeans da poveretti. E cosa doveva fare? Dicono i benigni. Ha scritto a Babbo Natale che desiderava un lavoro onesto in un paese che finisse in –usco. E sia fatta la sua volontà.
Per non essere da meno Angelo, il figlio di Binnu Provenzano con tanto di nome natalizio, convoca una conferenza conferenziata con tanto di congiuntivi per raccontare che Binnu suo padre è vittima anch’essa di uno stato mafiopilotato statalista e vittimista del vittimevole esser figlio incolpevole garantista della colpevole giustizia giustizilista. Vittima di chi? Chiedono i famigliari delle vittime di mafia. E l’Angelo si avvale della facoltosa facoltà di non spiegare che è concessa giù a Mafiopoli. Buon Babbo Natale, tanto che ci sei fagli scendere dal camino all’Angelo Provenzano quella vecchia e disabituata dissociazione. E una cartolina di Felicetta e di Peppino, forse che gli Impastato gli si impastino in faccia con la stessa forza del lutto e del dolore. Saluti e baci e tanti auguri anche a te. E una cicoria con il fiocchetto per Natale anche a zio Binnu.
Intanto tra le letterine qualche eroe ci mette anche un pizzino d’avvertimento sul furgone parcheggiato. Buon Natale anche a te. Certo. Un buon natale medievale, educato e regale. Un buon Natale alla Radio Mafiopoli.

Radio Mafiopoli 9 – Borsellino sul tetto che scotta

Com’è triste un popolo di eroi. Com’è triste mafiopoli quando devia l’oblio lì dove può cucinare per bene le politiche venture. Vi auguro, lo auguro con il cuore e le parti molli che vi rimanga conficcata. Rimanga conficcata l’ultima voce di Borsellino a quarantotto ore dalla morte di Falcone e due mesi dalla propria. Che vi rimanga incastrata in gola proprio lì a far saltare anche all’ultimo minuto il condono che non vi meritate nemmeno un secondo prima della redenzione.

Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista
“Uomo d’onore” di che famiglia?

Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista
Dell’Utri non c’entra in questa storia?

Borsellino
Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista
A Palermo?

Borsellino
Sì, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista
Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?

Borsellino
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

Giornalista
I fratelli

Borsellino
Sì.

Giornalista
Quelli della Publitalia?

Borsellino
Sì.
Giornalista
Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.

Borsellino
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.

Giornalista
C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.

Borsellino
Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Giornalista
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?

Borsellino
So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.

Giornalista
Perché quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.

Borsellino
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista
Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

Borsellino
All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?

Borsellino
è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

Giornalista
Mangano era un pesce pilota?

Borsellino
Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia.

Giornalista
Si dice che abbia lavorato per Berlusconi?

Borsellino
Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito. Non conosco quali atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista
C’è un’inchiesta ancora aperta?

Borsellino
So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista (in francese)
Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino
Sì.

Siti del Network :

www.radiomafiopoli.org

www.agoravox.it

www.fascioemartello.it

www.giuliocavalli.net

www.carmelodigesaro.org

www.strillone.info

www.orsatti.info

www.precariattiva.netsons.org

www.dazebao.org

www.annalenadigiovanni.com

www.telejato.it (Il videomontaggio dopo le 18)

www.arcoiris.tv

www.invisibile.135.it

www.adelantelodi.wordpress.com

RADIO MAFIOPOLI 7 – L’onore è mobile!

IL TESTO:

Parlavano dell’onore. A Mafiopoli sono anni che sciacquano le bocche con l’onore. L’onore che premia, l’onore che salverà anche il più  mafiopolitano dei mafiopolitani davanti a dio. L’onore delle donne che si stracciano le sottane invocando dio, che se non l’avessero venduto dio a mafiopoli per  un terreno edificabile, se potesse sentirle dalla cella del carcere duro, sarebbero muffa, le donne che si stracciano le vesti difendendo i mariti giurando di non aver sentito il loro odore di caccia, sangue e pistola mentre si infilano nel letto. Le donne di mafiopoli sono la muffa dell’onore che sbava. Le donne di Mafiopoli, le donne quelle vere come la donna del capoclan Valentino Gionta che hanno fresca fresca arrestato giù a Gomorra. Una vergogna si dice a Mafiopoli. Arrestare una femmina così. Senza nemmeno che fosse cotto il bollito. Arrestata perché ci sbagliava a farci il sugo – dicono i benigni. Arrestata perché ci ama tanto il suo Gionta del circo Gionta che gli curava i pizzi giù dei negozietti di Torre Annunziata. Come le donne per bene di Mafiopoli. Come la santa Giuseppina Nappa, la moglie del divo Sandrocàn Schiavone grande capo dei capalesi. Che si fa piangere in diretta sui rotocalchi dei suoi divi da terza elementare e invoca da nuova vedova il diritto di Mafiopoli. E il giorno dopo viene arrestata alla stessa ora sullo stesso canale del telecomando. Villipendio alla scaletta televisiva! – urlano i maligni. E Pina Nappa, nonostante la cacofonia del nome, va a raggiungere il marito nel carcere duro delle donne fiere di mafiopoli. Dove avrà più tempo per scrivere, lei donna d’onore e moglie dell’onore di Sandrocàn, avrà tempo per scrivere nel carcere d’onore i suoi biglietti di auguri e morte per la giornalista Rosaria Capacchione. Perché le donne di Mafiopoli sono donne che hanno imparato bene ad avvisare con la penna prima di togliere la sicura alla pistola: sono donne civilizzate. Civili e civilizzate e artiste. Artiste serie. Artiste della sceneggiata in eurovisione anche con il fondotinta sporco di sugo. Donne d’onore, donne d’odore, donne di rumore da show di prima serata. Come le veline del maxiprocesso, che gli si stringeva il culo per i mariti disonorati che parlavano troppo ai magistrati e allora ci hanno fatto uno stacchetto che a Mafiopoli tutti fieri se lo ricordano e l’hanno aggiunto ai libri di scuola.

Mai le donne! Sussurrano a Mafiopoli abbarbicati nella medievale casupola di campo pronti per combinare il prossimo. Mai toccare e guardare le donne! Giurano con la borsetta di Mary Poppins a giocare ai pirati e il corredo di ramo d’arancio amaro, la santina e la goccia di sangue. Come si conviene alle persone serie. Alle persone combinate. Alle persone d’onore che da cacciottari giocano a fare i boss. E sopra i quattro assessori alla mafia che li tengono da conto, ne ridono al bar e li disconoscono in tribunale. Mafiopoli è il parco dei divertimenti dell’onore. Onore ai combinati! – urlò il principe Cacchiavellico all’inaugurazione del ponte da Messina a Katmandù. Onore ai combinati e rispetto per le donne! Rispetto per l’onore. Per l’onore combinato. 

Niente donne e niente bambini! Ordina il Raccuglia dei Caccuglia nuovo boss da copertina giù a Partinico in provincia del policentro mentre aspetta che si riorganizzano quei vitali dei Ditale della stirpe dei Vitale della nobile casata di Fardazza. Niente donne e niente bambini! Urlano felici i delfini di Matteo Messina Denaro detto Soldino per gli amici e Soldo di Cacio dai nemici. E intanto studia il suo sbarco su Palermo.  È un onore tascabile quello che si sfoggia giù a Mafiopoli. Un onore snack e primitivo come si conviene ai picciotti sottosviluppati. Non toccate i bambini! – urlano i boss incorniciati tra le ricotte e le latitanze da guardie e ladri. Le donne ce le siamo giocate ma siamo uomini d’onore (poco e sputtanato) e non tocchiamo i bambini. L’aveva anche citocomunicato quell’anima pia e piena di bontà di Giovanni Bontade. Che dal cognome si evince uomo d’onore buono. Alla panna e cioccolato.

[comunicato Bontade al maxiprocesso]

 È un onore risvoltabile quello che si sfoggia giù a Mafiopoli. È un onore che smignotta cinque minuti dopo essere stato puncicato. In nome della bava e della muffa dei boss da cartoni animati. E allora dov’era l’onore, chiede lo scemo del villaggio con il cappello per l’elemosina, dov’era l’onore mentre scioglievate Giuseppe Di Matteo inzuppandolo nell’acido con un paio di mani da uomini da niente? E Brusca con quella faccia d’onore del forte con i picciriddi come i peggiori sfigati della classe? – chiede lo scemo del villaggio. Sarà stato un errore, un errore di onore, rispondono in coro dalle residenze di latitanza i quattro capetti vestiti in maschera da padrino. E allora perchè – insiste lo scemo con l’insistenza quella scema degli scemi che non credono all’onore – perchè a Casteldaccia nel pieno della provincia di Palermo cocapitale di Mafiopoli Ignazio Di Paola calpesta l’onore da pagliaccio di Cosa Nostra e manda il nipotino di otto anni a smerciare droga? Su quella domanda a Mafiopoli, scese il silenzio, il silenzio tipico di Mafiopoli quando uno scemo qualsiasi si accorge che l’onorata famiglia puzza, quando si accorge che la mafia è una montagna di merda. Donne e bambini! Recita il rosario dei boss da fumetto. Donne e bambini si sono giocati gli uomini dell’onore tascabile. E allora dov’è? Se lo sarà mangiato Binnu infarcendolo di ricotta? Lo avranno usato i Riina come bomboniera al matrimonio? L’avrà messo incinta come al solito Raccuglia? Bah…. intanto giù a Gomorra i fessi dei gomorristi per dimostrare che nella scemenza ci devono sempre primeggiare per meritarci almeno un altro romanzo dopo il gioco della sparo al negro giocano coi ragazzini allo sparo davanti alla sala giochi. E vincono il mongolino d’oro della settimana.

C’è bisogno di rifarci l’immagine agli allori e agli onori delle bande di Mafiopoli. C’è bisogno di una cura di televendite e telegiornalisti mafiopilotati per riverniciare questi boss oramai stinti. Quelli che sapevano scrivere e parlare sono finiti in pirlamento, gli altri se la fanno sotto. Svenuratielli.

[testimonianza pentito “sventuratiello”]

Servono eroi. Servono sempre gli eroi alle città con poca anima. Servono sempre gli eroi che facciano il bidet delle onorate società tutte le mattine e poi metterlo in esposizione in piazza. Eroi con un sfighina penale da far invidia, per abbeverare il popolo, per distrarre il popolo, per spopolare il popolo, per onorare il popolo. Alla Cacchiavellica.

[Mangano è un eroe]

RADIO MAFIOPOLI 6 – La partita del segreto di stato

IL TESTO:

COMUNICATO SINDACALE DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA DEGLI SPOSTAMORTI.
Interrompiamo le trasmissioni a nome delle associazioni di categoria dei casciamortari di Palermo. L’associazione denuncia la recente crisi del settore a causa del recente abbassamento del tasso di mortalità che rallenta notevolmente la produzione delle nostre famose  scatolette di faggio a misura d’uomo. Siamo lontani dai tempi di bum bum Bagarella e il famoso pistolero Pino Greco detto  “Scarpuzzetta” per il suo famoso odoro di piedi tra il cavallo dei jeans. In occasione della recente riorganizzazione dell’attività mafiopolitana e dei nuovi aspiranti capetti Matteo Messina Denaro per gli amici Matteo Mafiopoli Soldino, e Domenico Raccuglia della stirpe dei Caccuglia, la nostra associazione si augura che tutte le forze sindacali (sindaco in testa e tutti quelli in testa al sindaco) si sforzino di essere di sostegno ad un’attività barevole che ha portato Mafiopoli sulle vette del mondo con prestigiosi riconoscimenti (non ultimo l’ambito premio de “La bara che bara” al festival di  Giuliano per l’anniversevole anniversario di Sportella la Ginestra). Vogliamo poter contare fiduciosi in un futuro di serenità per tutte le famiglie dei lavoratori del settore. Grazie. Prego. Tornerò. Bum bum.

Settima settimanevole a Mafiopoli: tutti pronti per il grande appuntamento annuale dell’ultima giornata di Coppa del Binnu a sancire la nuova squadra campione. La nostra inviata per il prepartita:
–    Grazie studio… qui fuori dallo stadio “Salvatore e Angelo La Barbera” di Palermo il clima è effervescente e i tifosi stanno arrivando in massa per la partita Latitanti contro Prescritti. La squadra dei Prescritti è arrivata puntuale allo stadio a bordo delle auto blu anche se ci sono dei dubbi sul tesseramento del terzino Vasa Vasa Cuffaro che dichiara di essere certo della proprio prescrizione poichè ha ricevuto una parola d’onore. La FIGCP (federazione internazionale gioco carte processuali) sta indagando sull’accaduto con la solita celere parsimonia. A parte questo inghippo il capitano dei prescritti Andrea Otti ha rilasciato delle dichiarazioni prepartita in cui ha manifestato tutto il suo ottimismo. E tutti i tifosi astanti si sono toccati pensando al suo precedente ottimismo sulla squalifica del mediano Moro. Qualche piccolo incidente, ma niente di grave, un tifoso Giovanni Bucaro è stato massacrato e ucciso a bastonate nel quartiere Arenella da quattro uomini probabilmente legati al tifo organizzato del boss Gaetano Fidanzati. Il Bucaro infatti era fidanzato della figlia di Fidanzati e come si sa, sopra la panca la capra crepa. A parte questo si attendono i giocatori della squadra dei Latitanti che arrivano abbastanza alla spicciolata con un ritardo che preoccupa non poco la curva dei tifosi che per ricordare i vecchi tempi ha intanto esposto lo storico striscione “unti con il 41 bis, Berlusconi dimentica Mafiopoli” come ai vecchi tempi di palermo-ascoli. Per quanto riguarda la formazione dovrebbe debuttare finalmente un iovine della primavera detto Antonio. Antonio Iovine andrà a coprire la fascia destra con il veterano Zagaria suo compaesano di San Cipriano. Tra gli addetti della stampa si dice che su quella fascia i due potrebbero fare il botto. In porta lo straniero Strangio Giovanni di Siderno difenderà i pali, mentre con il numero 10 non poteva non esserci il fuoriclasse Pellè Antonio di San Luca. Sulla linea difensiva Di Lauro, Nicchi, Miceli e Motisi e punta dovrebbe essere Messina Soldino che come si evince dal cognome è il vero uomo mercato….
–    Scusa vi interrompo dal carcere San Giuliano di Trapani perchè c’è gioco fermo. Alcuni secondini e guardalinee hanno interrotto il pranzo davanti alla tivù di quattro appartenenti al tifo organizzato del clan Di Lauro proprio mentre si preparavano nel loro carcere pay per view ad apparecchiare il famoso pranzo in clima partita. I quattro in cella nella tribuna distinti stavano eseguendo una respirazione bocca a bocca ad una aragosta per preservarne la freschezza e sono stati ammoniti per banchetto fraudolento, a te la linea….
–    Si dicevamo della squadra dei Prescritti…
–    Scusami vi interrompo dagli spogliatoi perchè abbiamo in diretta la vecchia gloria Michele greco che vuole rilasciare una dichiarazione per l’arbitro della partita [DICHIARAZIONE MICHELE GRECO]
–    Grazie al papa Greco riprendiamo la linea per i prescritti in porta ovviamente ci sarà il sempreverde Silvio do Santos zizinho detto Cacchiavellico capitano grazie alle ben 6 prescrizioni prescritte, sulla linea difensiva Aldo Brancher, Carmelo Briguglio, Giuseppe Ciarrapico e Antonio Del Pennino. A centrocampo Gaspare Giudice (un giudice prescritto è come la panca che capra…), Luigi Grillo e Maurizio Japicca con Roberto Calderoli sulla destra. In attacco la coppia del gol Ciriaco De Mita e Andrea Otti. In panchina Pierluigi Castagnetti,Massimo D’Alema (che per protesta al ruolo di riserva sta creando una propria corrente all’interno dello spogliatoio),Giovanni Lolli, Rigoni Andrea e Bobo Craxi che grazie al nome è anche la mascotte pelosa della squadra che ballerà a centrocampo nell’intervallo…. come potete notare il vivaio dei Prescritti è sempre invidiabile e folto…
–    Scusa studio Borgetto in vantaggio! Tutta la curva balla al coro “chi non salta Niccolo Salto è!” in onore del Salto trivellato settimana scorsa! Un tripudio! Qualcuno dei Fardazza boy in panchina si commuove, a te studio…
–    Scusa qui Roma dallo stadio “Fatebenitofratelli” Lupa in vantaggio! Grande azione di Alemagno appena fuori area e poi gol con i suo classico tocco da calcio balilla. I tifosi sugli spalti esultano al grido di “boia chi melma!”.

Tempi floridi quelli del prepartita giù a Mafiopoli, tra gli studi pirlamentari e televisivi che si confondono per credere a Babbo Natale. Tempi di eroi prescritti e condonati, condannati e poi scarcerati, eroi di figurine che si collezionano fuori dalle scuole alla manganellata dell’intervallo. Eroi di quelli di cui Mafiopoli ha d’esser fiera. Eroi da collezione [MANGANO]
Poi ci sarebbe la partita, dopo le parole ci sarebbe l’azione. Ma il risultato, mafiopolitani, non si sa. La partita è trasmessa sul canale criptato: il canale del segreto di stato. All’italiana.