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Casca il mondo.

Ci sarebbe da tenere la barra dritta comunque. Essere capaci di non perdere l’allenamento che ci permette di riconoscere i delitti, le persone, le cause e le giuste reazione. Tenere la barra dritta io l’ho sempre immaginato come sinonimo del restare umani di Vik: riuscire a osservare il mondo senza farsi sformare.

Questi ultimi tragici giorni sono tutti una rincorsa alle risposte. E nessuno che pone domande. L’avete notato? Non abbiamo più il vocabolario per raccontare il presente senza usare la metafora della sfida: passeggeri contro capostazioni in Puglia, nord contro sud, bianchi contro neri, poliziotti contro civili in Usa, i soliti islamici contro il resto del mondo, noi europei contro gli islamici di tutto il mondo, turchi contro mamma li turchi, golpe più veloci del west con liste di proscrizioni tenute nel cassetto, ribellioni antidemocratiche contro presidenti inetti della democrazia, diritti nostri contro i diritti degli altri, libertà di alcuni contro libertà degli altri e poi razza contro razza, etnia contro etnia, Paese contro Paese.

C’è in atto una banalizzazione del male (e del bene) che viene servita a prezzo fisso: senza una contrapposizione sembra che non si riesca più a raccontare un evento e questa semplificazione secerne bile, offusca gli occhi, appiattisce le intelligenze e imbruttisce il mondo.

(il mio buongiorno per Left continua qui)

Non ho le parole

Anche questa mattina, come tutte le mattine che sono dal lunedì al venerdì, dovrei scrivere il buongiorno in cui dico di quello che è successo nel giorno precedente e naturalmente oggi il tema del giorno è la carneficina di Nizza.

Ma io non ho le parole, su Nizza. Non ho parole perché non ho un pensiero compiuto sul dolore. Non uso parole per la cura che serve all’ecologia lessicale contro il terrore. Non so voi ma sempre più spesso mi capita di temere di perdere l’equilibrio tra l’opinione e l’involontario concorso esterno al terrorismo. Quindi niente, stamattina. Ve lo scrivo per onestà.

C’è una riflessione, questa sì, che vale la pena riportare. È di Paul-Henri Thiry d’Holbach, filosofo tedesco naturalizzato francese del ‘700 che si dedicò all’Encyclopédie: un professionista delle parole. Scrive nella sua opera Il buon senso (1772):

«Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la cosa più incomprensibile era per essi la più essenziale? Perché sono stati fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si cessa di ragionare; perché sono stati esortati soprattutto a diffidare della loro ragione; perché, quando il cervello è turbato, si crede a tutto e non si esamina più niente.»

Buon venerdì.

(il mio buongiorno per Left è qui)

Quel barbecue di Pasqua laggiù nel Pakistan

Sì, ho volutamente scegliere un titolo forte per il mio #buongiorno di #Left di oggi. E lo rivendico con tutta la forza che sta nelle parole. Comunque se vi interessa altro oltre al titolo l’editoriale è qui. O cliccando sulla straziante foto qui sotto.

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Piccolo manuale per la paura

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Riflessioni e sguardi d’insieme. Negli attentati di Bruxelles c’è dentro tutta la povertà di un’Europa sempre più ristretta, infeltrita e sciatta. Paghiamo i nervi irrisolti di un’epoca in cui s’è perso il senso politico di una coscienza collettiva. E le reazioni ingrassano i terroristi. Ne ho scritto per Fanpage, qui.

Per fortuna c’è Fanpage

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Sono fiero di lavorare con loro. E non (solo) per le primarie smascherate a Napoli (e che i potenti si arrabbino dimostra che si sta facendo bene il proprio lavoro) ma perché il presunto terrorista è stato arrestato grazie ai migranti. E loro l’hanno scritto. Loro. Qui.

Ah, non era un Imam, tra l’altro.

Sulla Francia e sulla destra

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Ieri sera, subito dopo i primi risultati delle elezioni francesi ho scritto questo editoriale per Fanpage.

Scriverlo di getto inevitabilmente rischiava di essere contraddetto dalle reazioni del giorno successivo. Dopo avere fatto la rassegna stampa invece lo riscriverei allo stesso modo. Forse solo cambiando il tempo dei verbi. È qui.

#LEFT cosa ci abbiamo messo dentro. E le parole sagge dell’Imam di Parma.

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Da sabato in edicola c’è Left. Da domani è a disposizione sullo sfogliatore online. Qui, se avete voglia, trovate tutti i temi del prossimo numero. Io, nel mio piccolo, ho avuto la fortuna di intervistare uno di quegli uomini che quotidianamente mi convincono di essere in una società migliore delle sue rappresentazioni: con l’Imam di Parma abbiamo parlato di terrorismo, di Islam ma anche e soprattutto di cittadinanza. E noi siamo un Paese fortunato ad avere un cittadino come Kamel Layachi.

La guerra del presepe

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Ieri i superiori occidentali hanno voluto lasciare un segno tangibile della propria intelligenza mettendo in mostra tutta la civiltà di cui sono capaci e che manca a quei cattivoni islamici (che prima si chiamavano Isis e poi di colpo sono Daesh). Hanno pensato, i superiori occidentali di stirpe italiana, di affrontare l’integralismo sotto l’ala di Allah con una costumata manifestazione che ha messo insieme tutte le menti migliori del Paese.

Non riesco a non pensare, con ammirata affezione, alla riunione preparatoria in cui si è convenuto giustamente di celebrare il rito pagano davanti ad una scuola: non c’è niente di meglio della lungimiranza di chi, al contrario dell’Islam, decide di star bene lontano dai giovani per evitare pericolose derive di emulazione. Avranno sicuramente scelto il cortile di una scuola per essere certi che fossero tutti dentro. Nessun punto d’osservazione migliore, si saranno detti:«se dobbiamo stare lontani da qualcuno basta tenere d’occhio la porta da cui potrebbe uscire», avranno pensato.

(continua qui)

Armatevi e partite, à la guerre!

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(Il mio pezzo, ironico ma non troppo, per il mio buongiorno su Left. Che torna lunedì)

Era il vertice antiterrorismo ma sembrava qualcosa a metà tra il circo delle pulci e la corsa dei miopi. Il Ministro della Guerra Andrea Orlando ha detto che verranno intercettati anche i videogiochi dei vostri bambini, cambierà tutto: non ci sarà in tutto il Paese una sola casalinga di cui non si sappia le temperatura del forno acceso, non sfuggirà un lavaggio né di bianchi né di colorati e siccome il terrorismo si infila dappertutto sarà vietato per i prossimi mesi stringersi la mano. Ci si saluti piuttosto con un “buongiornoebuonasera” rispettando la distanza di almeno quindici centimetri.

Per facilitare il lavoro dell’intelligence sarà vietato utilizzare parole straniere: al posto di “jeans” si dica e si scriva “braghe di tessuto striato americano”, piuttosto che “ok” si dica “d’accordo rimaniamo intesi su questo punto di mediazione” e non si dica più “Isis” ma “formazione di brigantaggio criminale di ceppo islamico integralista maomettofilo”. Hanno scoperto, al vertice antiterrorismo, che al seguito dei risultati di approfonditi studi, meno fai e meno sbagli e quindi si consiglia di ridurre al minimo le attività essenziali: dormire poco, mangiare leggero, arrabbiarsi democristianamente ed evitare il caffè dopo le 17 e si può avere paura solo dalle 11 alle 14.

(continua qui)