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Federfarma: “Regione Lombardia non ha vaccini antinfluenzali per le farmacie”


Regione Lombardia “non avrà vaccini sufficienti per distribuirli anche in farmacia”. Così, in una stringata mail, Federfarma Lombardia ha messo nero su bianco ciò che molti farmacisti e cittadini lombardi hanno capito già da tempo: non ci sono vaccini antinfluenzali disponibili. La presidente Annarosa Racca a Fanpage.it: “Purtroppo è stata presa la decisione di non mettere in vendita al pubblico il vaccino”. Il segretario milanese della Simg, Alessandro Politi: “Qui in Lombardia le cose sono andate nella maniera peggiore”.
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Caos vaccini antinfluenzali in Lombardia: la Regione perde 150mila dosi per una fornitura saltata


In Lombardia prosegue l’odissea legata ai vaccini antinfluenzali. La Regione ha perso 150mila dosi: erano quelle provenienti dall’India e che avrebbe dovuto procurare la società Studio Dr. Mark & Dr. D’amico Srl, un piccolo studio dentistico di Bolzano, tramite un intermediario turco. La fornitura è saltata: la centrale acquisti regionale Aria sta valutando di procedere a una causa per danni contro la società. Intanto però i Cinque stelle preparano una mozione per chiedere le dimissioni di tutti i vertici coinvolti nella vicenda.
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A proposito di fiducia e di vaccini

Vale la pena di leggere le parole del professor Andrea Crisanti sui «dati di efficacia e di sicurezza» da mettere a disposizione della comunità scientifica

C’è, com’è normale che sia, un gran chiasso intorno ai vaccini anti Covid che stanno arrivando nei prossimi mesi in giro per il mondo. Nel numero di Left in edicola ne parliamo approfonditamente e proviamo a analizzare la situazione uscendo dagli steccati degli annunci e dei complotti (a proposito, è l’occasione buona per regalarsi e regalare un abbonamento, qui) e siamo in quel momento in cui i complottisti e i tifosi tireranno le bombe per minare la credibilità di ciò che accade. Un film già visto.

Nei giorni scorsi si è fatto molto chiasso su una presunta dichiarazione di Crisanti che avrebbe dichiarato di non volersi vaccinare subito, appena disponibile il vaccino, ma di preferire aspettare qualche tempo per esserne sicuro. Ammetto di essere rimasto piuttosto stupito della leggerezza della comunicazione (del resto si pone il solito tema dei medici che spesso hanno più di qualche falla come divulgatori) ma proprio ieri Crisanti ha voluto tornare sul tema e ha scritto parole che vale la pena leggere. In una sua lettera al Corriere della Sera puntualizza di volere «i dati di efficacia e di sicurezza» vengano «messi a disposizione della comunità scientifica» e «delle autorità che ne regolano la distribuzione». Crisanti fa notare, in effetti, le modalità di annuncio delle case di produzione che si sono concentrate sui proclami senza occuparsi «di condividere i dati con la comunità scientifica». «Se le aziende in questione – scrive Crisanti – sono in possesso di informazioni che giustificano annunci che possono apparire rivolti in particolare ai mercati finanziari, queste devono essere rese pubbliche anche in considerazione del fatto che la ricerca è stata finanziata con quattrini dei contribuenti»·

La credibilità e la fiducia è qualcosa che si costruisce operando con trasparenza. Sempre. In tutti i campi. Il fatto che si aspetti (giustamente) un vaccino come un popolo assetato aspetta la pioggia non può essere l’unica spinta per proporlo. E sui dati che devono essere pubblici si discute da mesi anche per quello che riguarda i contagi e le modalità del contagio, che ogni regione gestisce un po’ come gli pare. Su un tema come questo si dovrebbe limitare il più possibile la richiesta di atti di fiducia (e talvolta di fede) e giocare a carte scoperte. Sarebbe la risposta migliore e più solida contro negazionisti e altre corbellerie varie. È un filo sottile, la fiducia.

Buon martedì.

Per approfondire, Left del 20-26 novembre 2020

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Fontana vuole che tutta Italia paghi la zona rossa in Lombardia con un lockdown

Fontana vuole che tutta Italia paghi la zona rossa in Lombardia con un lockdown

Ma esattamente cosa vuole Attilio Fontana? Qualcuno dovrebbe spiegarcelo. L’ideale sarebbe che ce lo spiegasse lui, ma forse è chiedere troppo a qualcuno che ancora ci deve spiegazioni sulle mancate chiusure in Val Seriana, sull’accordo tra Fondazione San Matteo e Diasorin per i test sierologici e il conseguente divieto imposto a tutti i sindaci del territorio, sui vaccini antinfluenzali ordinati poco e male, sui camici acquistati e poi regalati, sulle cose non fatte finora e su tutto il resto.

Eppure Fontana che si schianta contro il governo nazionale perché la sua Regione è infilata fino al collo nella seconda ondata e si lamenta per un lockdown che viene richiesto praticamente da tutta la comunità scientifica è qualcosa che sfocia nell’insondabile, nel magico. Si tratta del presidente di quella stessa Regione che ha ormai perso qualsiasi possibilità di tracciamento, qui dove – come già a marzo – accade che si aspetti un tampone che non arriva mai, qui dove ormai sono saltati anche i tamponi a rapporti stretti di chi è risultato positivo al virus, qui dove anche gli ospedali ormai sono in situazione critiche e lavorano in situazioni critiche, qui dove le RSA sono ancora sotto assedio anche alla seconda ondata.

Esattamente Fontana che vuole? Vorrebbe tenere aperto? No, pare di no, oppure non ha il coraggio di dirlo chiaramente. Vorrebbe, questo l’ha detto bene, che chiudessero anche gli altri. E perché? Anche questo non si capisce, è di difficile comprensione. E perché Fontana non risponde a tutti gli errori commessi fin qui? Perché non ci spiega come abbia potuto accadere che siano state pubblicate solo da pochi giorni le gare per assumere medici e infermieri che mancano? Perché non ci spiega come mai sia saltata la medicina di base che avrebbe dovuto essere il primo argine contro il virus? Perché non ci dice e non ci risponde sulla disastrosa situazione dei mezzi pubblici?

“È un dato di fatto. Ma ciò non toglie che per la Lombardia, dati alla mano, il lockdown deciso ieri dal premier Giuseppe Conte e dal ministro Roberto Speranza sia necessario. Il problema semmai è che è in ritardo di due settimane”, dice oggi il dirigente dell’Ats Milano Vittorio Demicheli. Fontana era lo stesso che si lamentava con Conte perché non chiudeva. E ora? Cosa è cambiato? Scorrete le sue dichiarazioni e vi accorgerete che il presidente della Lombardia ha un solo interesse: andare contro il governo nazionale. Solo quello. Solo propaganda.

Leggi anche: 1. Il Covid e lo spaventoso aumento dei casi di usura: quel dramma nascosto di cui nessuno parla / 2. Dpcm, ecco la suddivisione delle Regioni in zona rossa, arancione e gialla / 3. Nuovo Dpcm, Conte: “Il virus corre forte, dobbiamo intervenire. Italia divisa in tre aree di rischio, regole in vigore da venerdì”

4. Covid, la sindaca di Roma Virginia Raggi: “Sono positiva ma non ho sintomi” / 5. Covid, zone rosse, arancioni e gialle: cosa si può fare dopo il nuovo Dpcm / 6. Covid, una nuova variante del virus è responsabile della seconda ondata europea: “Partita dalla Spagna in estate”

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Vaccini antinfluenzali in Lombardia, all’inizio solo 30 dosi a medico: “Si dovrà aspettare un mese”


A pochi giorni dall’avvio della campagna vaccinale antinfluenzale in Lombardia una circolare inviata ai medici di base rivela che le prime dosi di vaccino disponibili dal 19 ottobre saranno 30 per ciascun dottore. Per le altre bisognerà attendere la seconda metà del mese e fino a novembre. La consigliera regionale del Pd Carmela Rozza: “Mediamente i medici di medicina generale hanno tra pazienti fragili e ultrasessantacinquenni 500 pazienti a testa, quindi 30 dosi non servono a niente. La cosa vera è che la campagna vaccinale parte dopo metà ottobre e non abbiamo le coperture per tutti”.
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Lombardia, dalle mascherine pannolino ai vaccini: spese pazze ed errori della centrale acquisti Aria


Avrebbe dovuto rispondere al meglio all’impellente necessità di reperire tutto ciò che serviva per rispondere prontamente alla pandemia: ma Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia, ha inanellato una serie di errori. Dalle mascherine pannolino pagate oltre 8 milioni e che per gran parte giacciono inutilizzate in un magazzino, ai vaccini antinfluenzali acquistati a un prezzo fino a cinque volte il valore di mercato. Nel mezzo anche il cosiddetto “caso camici”, oggetto di un’inchiesta della magistratura.
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Vaccini influenza: Regione Lombardia sapeva da marzo di non riuscire a coprire il fabbisogno minimo


Regione Lombardia è arrivata tardi e male all’appuntamento con i vaccini antinfluenzali, che quest’anno più che mai sono raccomandati da tutta la comunità scientifica vista la concomitante pandemia di Coronavirus. La Regione parla di un problema di approvvigionamento legato alle gare, ma osservando i numeri si vede che le quantità richieste non sarebbero bastate comunque per coprire nemmeno le categorie a rischio, come emerge anche da alcune circolari della Direzione generale Welfare. “Chi ha fornito i calcoli sbagliati a Regione Lombardia?”, chiede la consigliera Carmela Rozza, che ha depositato un’interrogazione al Pirellone per chiedere conto alla Regione di un paradosso: mentre i vaccini sembrano introvabili per il Ssn, alcuni privati offrono già le prenotazioni a pagamento.
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