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Il Circo antimafia: il pirandelliano Roberto Helg

Un altro uomo istituzionale dell’antimafia che conta (quella che considera i giovani “ragazzini” e crede di possedere il “verbo” oltre che l’unica modalità di analisi possibile) finisce sotto accusa:

roberto-helg-675Interventi pubblici al premio Libero Grassi, polemiche sui modi per combattere il “pizzo” imposto da Cosa Nostra ai commercianti, eventi per discutere del rating di legalità di Confindustria Sicilia. Fino a poche ore fa erano queste le attività in cui spiccava spesso la presenza di Roberto Helg, presidente della Camera di Commercio di Palermo, arrestato ieri pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo di Palermo.

Per l’imprenditore l’accusa è di estorsione: i militari hanno registrato le fasi di una richiesta di denaro nei confronti di un commerciante che voleva rinnovare il suo accordo con laGesap, l’ente che gestisce l’aeroporto di Palermo, e del quale Helg è vicepresidente. Una mazzetta da centomila euro, la metà in contanti, il resto in assegni, trovata sul tavolo dell’ufficio di Helg: un’accusa infamante per il presidente della Confcommercio palermitana. A leggere la ricostruzione degli inquirenti “la richiesta e la consegna di denaro ha fatto registrare il tipico metodo estorsivo”.

Prima Helg ha prospettato al commerciante le difficoltà dell’operazione di rinnovo dell’accordo con Gesap a meno che non avesse “oleato” i meccanismi, sganciando una somma di denaro. Più o meno come fanno i picciotti di Cosa Nostra, mandati a taglieggiarecommercianti e ad imporre il “pizzo” alle attività cittadine, in cambio dell’assicurazione all’incolumità: un fenomeno che Helg si era candidato a combattere già dai primi anni al vertice della Confcommercio palermitana. “Libero Grassi accusò Confindustria, di cui era associato, di indifferenza, perché fu lasciato solo: oggi le associazioni sono profondamente cambiate e c’è un sistema che ha fatto squadra e che funziona. Tutto ciò mi fa sperare che le prossime generazioni possano vedere una Sicilia diversa” diceva consegnando il premio intitolato all’imprenditore anti racket assassinato da Cosa Nostra.

La parola “legalità” è una di quelle citata a più riprese dal presidente di Confcommercio Palermo, che aveva sposato la battaglia lanciata dai leader di Confindustria Siciliana, fautori della riscossa degli imprenditori siciliani contro Cosa Nostra. “Diamo una possibilità di poter agire in velocità nel trovare le aziende sane, o quelle malate. Si tratta di un ulteriore e importante tassello nell’opera di contrasto all’illegalità, e nella difesa delle aziende sane della Sicilia” commentava Helg, siglando con l’Irsap un protocollo di legalità contro le infiltrazioni mafiose nelle aree industriali.

Nominato commendatore da Giorgio Napolitano, eterno presidente della Confcommercio palermitana (è in carica dal 2006), Helg si era insomma ritagliato un ruolo da paladino della legalità, in prima linea nella lotta a Cosa Nostra, e sempre pronto a sottolineare i risultati raggiunti. L’ultima volta era stato nel dicembre scorso, quando aveva bacchettato Giuseppe Todaro, responsabile legalità di Confindustria Palermo, che aveva lanciato l’allarme: “Nel centro del capoluogo ancora nove negozi su dieci pagano il pizzo”. “I risultati ottenuti a Palermo dimostrano che la mia posizione è vincente e mi vedo costretto a chiedere all’amico Giuseppe Todaro di smentire le sue parole. Da anni sostengo che la lotta al racketvada fatta tutti insieme e non una associazione contro un’altra: questa è una strategia di basso profilo e che non porta buoni frutti” era stata la piccata risposta di Helg, in una serie di repliche e contro repliche che avevano fatto scoppiare la polemica nei ranghi dell’antimafia.

La stessa antimafia che poche settimane fa ha visto finire sotto indagine per concorso esterno a Cosa Nostra uno dei suoi paladini, il presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, leader della rivolta anti racket degli imprenditori dell’isola. Una rivolta alla quale si era accodato anche Helg. E se per il presidente degli Industriali il quadro accusatorio è affidato solo alle parole di alcuni pentiti, ad incastrare Helg ci sono le registrazioni della richiesta di denaro, più alcune parziali ammissioni fatte ai magistrati nel primo interrogatorio. Il quadro della cosiddetta antimafia degli imprenditori, insomma, oggi riceve un altro durissimo colpo: a ben vedere Helg è accusato dello stesso reato che ha provato a combattere, almeno a parole. Sembra il più pirandelliano dei paradossi, e invece è solo cronaca.

11 Commenti

  1. Bruno, mi permetto di aggiungere al tuo ottimo messaggio che Montante è oggetto delle dichiarazioni di ben 5 pentiti e tutti di alto rango. Questo per dire che tutta Palermo, e città limitrofe, sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che Montante era vicino ad alcuni boss. E lo si doveva sapere già dal tempo del suo matrimonio avvenuto moltissimi anni fa. A prescindere ora dall’accertamento in giudizio del reato di Concorso esterno in associazione mafiosa, che richiede prove molto stringenti, rimane il fatto che trattavasi di persona non assolutamente trasparente. E qui entra in campo la politica, la regione, i giornalisti … affidare a Montante incarichi di grande rilevanza antimafia era quantomeno “inopportuno” … almeno in una logica antimafia … Ma l’antimafia per la mafia può diventare l’eldorado se sapientemente gestita. E i mafiosi sono notoriamente persone molto “sapienti” che sanno guardare al futuro …

  2. un mio amico, Danilo Borrelli, diceva ” se sei un vandalo, probabilmente cercherai lavoro presso uno spedizioniere, li potrai fare danni”, un paradosso per dire che ci sono posti sensibili dove si potrebbe infiltrare ad esempio il malaffare, su cui si dovrebbe vigilare maggiormente, uno di questi è il movimento antimafia, in se un’idea nobile. Quello che mi chiedo, è perché le istituzioni non hanno vigilato sullo strapotere che quest’uomo deteneva in Sicilia, invece di affidare ad esempio in Sicilia ad Unioncamere presieduta da Antonello Montante, il presidente di Confindustria Sicilia attualmente indagato per mafia a Caltanissetta e Catania” la scelta delle aziende partecipanti a EXPO bypassando così le gare di appalto ?

  3. No Signora Di Vaia, non è l’antimafia a fare schifo. Sono le persone. In Italia i movimenti antimafia nascono dopo le stragi dell’estate 1992 quando si intuisce che la società civile non può più sempre e solo delegare. Dietro quei movimenti ci sono sangue e ideali purissimi. Solo che a volte vengono strumentalizzati da persone di infimo livello, come nei casi di questi giorni.

    1. E’ vero. Il problema sono questi personaggi, a dir poco equivoci, che cercano visibilitàsfruttando una presunta antimafiosità che in realtà serve a generare coperture. E quando le coperture crollano,il riverbero negativo negativo purtroppo investe a cascata anche la parte sana , la società civile e i movimenti.

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