‘Ndrangheta: finalmente Gullace.

carmelo nino gullace-U170669040026TPD-U220340329771PnE-158x237@IlSecoloXIXWEBEsplode l’inchiesta che intreccia mafia, usura e politica nel Savonese. Carmelo Gullace stamane all’alba è stato arrestato nella sua casa di Toirano: è considerato il boss della ’ndrangheta a Savona ma con interessi in tutta la Liguria e anche in Piemonte e Lombardia. Sequestrati beni per due milioni di euro intestati a lui e a presunti prestanome. Perquisizioni in corso. A fare scattare le manette i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Savona e gli uomini della Dia, la Direzione investigativa antimafia di Genova: le accuse sono tentata estorsione, usura e intestazione fittizia di beni.

Le indagini coinvolgono anche la politica locale. Tra gli indagati figura Fabrizio Accame, ex segretario della Margherita ad Albenga e fervido sostenitore dell’attuale sindaco di centrosinistra, sempre di Albenga, Giorgio Cangiano: alle amministrative dello scorso anno era infatti candidato nella lista civica “Voce alla gente”, in sostegno all’attuale primo cittadino, e si fece ritrarre durante la campagna elettorale in una serie di fotografie insieme allo stesso Cangiano e al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Il nome di Accame, di professione mediatore creditizio, era già finito nelle intercettazioni delle inchieste per riciclaggio su Antonino Fameli – essendone stato collaboratore – ma non aveva ricevuto avvisi di garanzia. Oggi le sue responsabilità agli occhi degli inquirenti sono più gravi e per questo risponde, sebbene a piede libero, di concorso sia nell’usura che nell’estorsione praticate dal boss. Gli inquirenti hanno inoltre “mappato” una serie di incontri con Gullace, oltre ad aver registrato numerose intercettazioni ritenute «decisive».

Carmelo “Nino” Gullace

C’è quindi la mafia, a Savona e provincia. Le prove concrete, con nomi e cognomi, erano emerse nell’ambito di un’inchiesta i cui elementi essenziali il “Secolo XIX” aveva rivelato per la prima volta nello scorso mese di ottobre. La mafia c’è, con capi e “soldati” che hanno qui la loro base, viva e nascosta. Gli uomini d’onore sono radicati nel territorio stretti attorno a un boss. Da qui comandano anche i clan fuori Liguria. Da qui danno disposizioni, mandano ordini. Sempre eseguiti. Perché a Savona ci sarebbe il regista, che governa la ‘ndrangheta del Nord Ovest: il sessantenne Carmelo Gullace.

L’intervista a Sandro Sandulli, colonnello della Dia di Genova

Questo il quadro emerso dalle indagini concluse circa un anno fa (ottobre 2013) e condotte inizialmente dalla Procura savonese, insieme agli investigatori della squadra mobile della Questura. Successivamente, proprio per l’importanza del caso, sono subentrati gli specialisti dell’antimafia della Dia e dello Sco (polizia) di Genova. Ma non è finita. I faldoni con le carte fatte di intercettazioni, appostamenti e pedinamenti su quel mondo che gli inquirenti non esitano a ritenere “mafia”, sono stati trasferiti a Reggio Calabria, per competenza.

La procura calabrese avrebbe raccolto un dossier contenente elenchi di nomi di affiliati, la loro organizzazione, struttura e gerarchia.E i loro rapporti e affari con la politica e la pubblica amministrazione. A partire dalle indicazioni di voto alle urne di cui si sarebbero avvantaggiati politici savonesi insospettabili. L’esame laborioso delle carte era stato iniziato dai pm Giuseppe Pignatone, ora procuratore capo a Roma, e Michele Prestipino, che poi sono stati destinati ad altri incarichi. Ma i due magistrati avevano già messo la firma sulle autorizzazioni alle intercettazioni, scottanti per la provincia di Savona.

Le parole del colonnello Alessandro Parisi, comandante dei carabinieri di Savona

L’iter è così ripartito da zero con altri pm e davanti ad altri giudici. Le carte sono imperniate su un nome e tutta la sua corte. Il boss Carmelo, detto “Nino”, “Ninetto” Gullace, di Toirano. Ufficialmente un operaio di cava. Il boss del nord ovest della ’ndrangheta. Un nome chiacchierato da decenni, finito sulle cronache per accuse pesanti che lo hanno visto coinvolto in omicidi e sequestri (assolto poi in Cassazione) e al centro di sequestri patrimoniali e indagini dei Ros dei carabinieri. Al suo presunto ruolo rilevante all’interno della ‘ndrangheta gli investigatori sarebbero arrivati durante le indagini che avevano portato in carcere quello che sarebbe poi risultato essere, sempre secondo gli investigatori, il suo braccio destro: Antonio Fameli, di Loano.

E proprio il loro legame, al centro dell’indagine inizialmente della polizia di Savona (coordinata dall’allora pm Danilo Ceccarelli) poi della Dia di Genova, adesso è al vaglio di pm e gip di Reggio Calabria. Fameli era stato arrestato per una serie di reati finanziari e lavorando su di lui e sulle sue utenze e reti di prestanome, era emersa la fedeltà al capo, a Gullace. Da lì sono stati monitorati incontri, colloqui, anche in Calabria. E dopo un vertice tra magistrati e procure del Nord Italia, presieduto dal magistrato milanese Ilda Boccassini, sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta, anche l’ipotesi “Savona” è finito davanti all’antimafia della Dda calabrese. Sono stati monitorati anche i continui viaggi di Gullace dalla villa di Toirano al suo paese d’origine, Cittanova. Da dove avrebbe scalato il potere ‘ndranghetista- secondo i dossier di Sco e Dia- arrivando ad essere a capo della potente cosca dei Gullace-Raso-Albanese.

La replica di Giorgio Cangiano, sindaco di Albenga

A poche ore dalla pubblicazione della notizia sull’arresto di Gullace e sul coinvolgimento nell’indagine dell’ex segretario della Margherita Fabrizio Accame, arriva il commento del sindaco di Albenga, Giorgio Cangiano: «L’accostamento giornalistico fra la città di Albenga e la mia amministrazione con l’ inchiesta Gullace è assolutamente privo di giustificazione e fondamento. Non c è alcun atto amministrativo, delibera o appalto che leghi il comune di Albenga a questa inchiesta – scrive il primo cittadino Cangiano – La mia amministrazione ha da subito fatto della trasparenza, della legalità elementi fondanti. Mi si dice che Fabrizio Accame, candidato in una lista civica (e con 56 voti non eletto) sarebbe indagato nel ambito di tale inchiesta. Fermo restando che Accame potrà chiarire la sua posizione nelle sedi opportune non comprendo cosa avrei dovuto o potuto fare a fronte di una candidatura di un cittadino incensurato. Detto ciò ribadisco quanto sempre affermato e cioè che contro la criminalità organizzata bisogna tenere altissima l’attenzione e dare ogni supporto affinché possano essere recisi tutti i legami con la pubblica amministrazione».

(fonte)

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