Referendum: la bufala dei senatori eletti

(Ne scrive l’inesauribile Andrea Pertici, con cui ho il piacere di condividere il nostro #TourRicostituente. Non è facile tenere il passo alle bugie ma ci proviamo:)

L’ampia revisione della Costituzione su cui saremo chiamati a votare il 4 dicembre è – lo dicono ormai tutti – scritta in modo spesso oscuro o ambiguo. Questo consente talvolta ai suoi sostenitori di esporla con toni cangianti a seconda della luce del momento e degli interlocutori.

Negli ultimi giorni l’operazione è in corso nientemeno che rispetto alla composizione del Senato, l’ombelico di tutta la riforma costituzionale. Questa, infatti, parte dall’annuncio di “senatori non eletti e non pagati” e viene presentata, infatti, dal segretario del Pd, padre della riforma, alla direzione del suo partito (6 febbraio 2014) come la riforma dei quattro paletti, che sono: 1. non elettività dei senatori; 2. assenza di indennità per i senatori; 3. eliminazione del potere del Senato di dare e togliere la fiducia al governo; 4. eliminazione del potere del Senato di votare il bilancio.

Il paletto che ci interessa è quindi il primo, tradotto puntualmente nell’articolo 2 della riforma che modifica l’articolo 57 della Costituzione il cui testo è – nel caso – chiarissimo: «i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori».

Ora, nella seconda lettura effettuata dal Senato, è stato approvato un emendamento integrativo, in base al quale i Consigli regionali devono procedere all’elezione dei senatori «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma».

La norma ha avuto un’insperata fortuna, essendo riuscita a convincere la perplessa «minoranza del Pd» a passare da una posizione critica a un voto favorevole alla riforma.   Tuttavia, le doti taumaturgiche dell’emendamento sono state decisamente sopravvalutate al punto di far concludere a qualcuno che era stata reintrodotta l’elezione diretta dei senatori.

Naturalmente ciò è escluso dall’appena riportato secondo comma dell’art. 57, il quale prevede – con chiarezza, in questo caso – che «i Consigli regionali e i Consigli delle autonomie locali eleggono […] i senatori». D’altronde, perché tale elezione avvenga «in conformità delle scelte espresse dagli elettori» basta che sia rispettata la proporzione rispetto ai voti e ai seggi ottenuti dalle diverse liste, per cui non verrebbe aggiunto nulla rispetto a quanto già previsto allo stesso art. 57, secondo e settimo comma. Alcuni vorrebbero che la previsione fosse riempita di significato imponendo, per legge, ai Consigli regionali di eleggere al Senato i consiglieri che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze popolari o addirittura che vi fosse una seconda scheda con cui gli elettori indicherebbero i consiglieri regionali-senatori (e non i sindaci-senatori).

Tutto questo risulta escluso dal secondo comma, come dicevamo e più in particolare pone alcuni problemi:

  1. in base all’art. 122 della Costituzione, ciascuna Regione approva la sua legge elettorale, mentre la legge statale può solo dettare i principi fondamentali della stessa;
  2. in ogni caso, sarebbe incostituzionale una legge che vanificando il comma 2, impedisca che quella dei Consigli regionali sia una vera e propria elezione (visto che si sancisce espressamente che i Consigli regionali eleggono i senatori);
  3. si creerebbe peraltro una differenza, ingiustificata e ingiustificabile, tra i senatori-consiglieri regionali e i senatori-sindaci (pari al 50% del totale nella metà delle Regioni italiane) per i quali non vi è neppure nessuna generale indicazione (altro che obbligo di “conformità”) rispetto alle indicazioni degli elettori;
  4. in ogni caso, che senso avrebbe avuto togliere la rappresentanza della nazione per assegnare quella delle istituzioni territoriali a senatori eletti dai cittadini? E poi che senso avrebbe allora stabilire che «i Consigli regionali eleggono i senatori»? Sono parole inserite così, tanto per appesantire un po’ il testo?

La discussione, assurda come spesso quelle che riguardano questa revisione costituzionale, fa perdere tempo rispetto all’esame dei reali contenuti e mostra solo una cosa: che si cerca sempre di sostenere tutto e il contrario di tutto, piegando il significato delle parole e tenendosi lontani solo dalla chiarezza, per aggiustare il senso a seconda del momento, dell’interlocutore, in un trasformismo permanente non più solo di posizioni politiche e alleanze, ma addirittura, ormai, anche di norme. Più che la riforma del cambiamento sembra la riforma del cangiamento.

(il post è nei quaderni di Possibile qui)


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5 Commenti

  1. MONTANARI VS VIOLANTE
    A scuola avevo un compagno di banco di famiglia borghese,che era maoista..ricordo bene le sue idee rivoluzionarie,e il suo impeto giovanile,la notte non dormiva poiche’ andava in giro a scrivere sui muri della citta’ MLS, e nelle assemblee scolastiche era il piu’ estremista eravamo sempre in lite sul concetto di democrazia,poi con gli anni da democrazia proletaria comincio’ a votare pci,e comunque era sempre vestito alla moda,frequentava discoteche ,aveva tante ragazze intorno,io al contempo non ero comunista,non ho mai votato partiti di massa,ero e sono sempre stato un anarchico libertario,che non si sentiva rappresentato da nessuno ,ma odiavo il centralismo democrartico e i richiami alla dittatura del proletariato …ero un antifascista ,ma sopratutto ero anti democristiano..per me la dc era il male assoluto e i vari psi pri psdi ecc non erano altro che satelliti servi del sistema mafioso che aveva in andreotti e negli Usa la sua massima espressione..non mi vestivo firmato non facevo le settimane bianche non andavo in discoteca,,ero un povero bambascione con in testa solo l’idea della democrazia compiuta,e mai applicata…un idealista ,.che credeva nella liberta’ e che la politica fosse una cosa nobile…ieri vedendo Violante e Montanari, ho pensato a quel compagno ed ho rivisto l’evoluzione o meglio l’involuzione di una generazione di sinistra ,ridotta dal mutamento genetico ,all’omologazione del pensiero liberista e globalizzante, che impera sovrano in occidente,e la riflessione mi è sporta spontanea..poiche’ violante rappresenta benissimo quella sinistra che non è mai stata democratica ma che ha solo cambiato pelle, passando dal rigore sovietico al rigore capitalista, restando profondamente centralista e antidemocratico..mentre Montanari viene come me e come tanti da un percorso progressista,con una cultura profondamente libertaria, che pero’ non ha mai rinnegato o svenduto l’idea di partecipazione democratica e di consapevolezza dei cittadini,violante è rimasto comunista ,come napoletame e tanti altri compagni che per fedelta’ alla linea sono finiti per diventare renziani ..cioe’ alla fine liberisti berlusconiani..violante è quel compagno di classe borghese col cuore a sinistra ed il portafoglio a destra ipocritamente e falsamente difensore degli umili ma in realta’ vero baluardo del pensiero unico dominante elitario borghese qualunquista ed oligarchico..ma il pensiero in cui mi riconosco invece è quello di montanari,quell’idea di vita e di societa’ dove al centro vi sono i cittadini,i loro bisogni e i veri interessi,un idea di democrazia che somiglia tanto alla ns costituzione mai realmente applicata e tradita mille volte,un idea di democrazia collettiva conflittuale e partecipata che quelli come violante ed il mio ex compagno non hanno mai avuto,per questo io sono rimasto coerente e fedele alle mie idee ed alla costituzione e voto NO ed i miei compagni sono diventati..altro..e votano si

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