Adesso sventoliamo la Costituzione

C’è un passaggio importante, una linea per nulla sottile, in un Governo che si affloscia come una torta cotta male appena uscita dal forno: le regole. Non cadiamo nell’errore di credere (e di farci credere) che il divorzio che si è consumato tra i berluscones e i finiani sia una questione politica. Nel deserto democratico di questi ultimi anni un processo strategico di disinformazione e disarticolazione delle Istituzioni, princìpi fondamentali come la Giustizia, l’Uguaglianza e le uguali opportunità (nel lavoro, ma più largamente nel vivere sociale) sono stati violati nella loro obbligatorietà costituzionali e rivenduti come mere “visioni diverse” nella gestione dello Stato.

L’accusa del generale Fini non è sui programmi, sui progetti o sui modelli di gestione, ma più drammaticamente, sulla legittimità e legalità di un uomo al governo. Non siamo alla scissione dell’atomo o dei particolarismi da politicanti, siamo di fronte al riconoscere pubblicamente che quei vecchi confini tra i partiti dell’arco costituzionale oggi sono diventati un dirupo chiaro, un burrone che obbliga a scegliere: o si sta dalla parte delle regole o con chi le regole se le compra e le subaffitta. Senza se, e senza ma.

In poche parole: dalla parte della nostra Costituzione. Senza cittadini meno uguali degli altri, senza federalismi fumettistici, senza protoneofascismi rivenduti come libertari, senza atteggiamenti antisolidali in nome di un falsa sicurezza, senza nuovi idoli dell’ultim’ora con le cravatte che puzzano di Prima Repubblica. E nessuna si prenda i meriti di un’infezione che è ben lontana dall’essere una rivoluzione. Il “Futuro e Libertà” sventolato dai finiani come vessillo della vittoria (mentre è il tovagliolo della carcassa piena di mosche delle scelte di cui si sono resi camerieri) è già scritto nella nostra Costituzione, lottato in un “passato e oppressione” dai Padri di questo paese. Padri costituenti che non hanno bisogno di spille sulla giacca ma, banalmente, di figli assennati. Con giudizio, prudenza e maturità.

Un commento

  1. Paolo

    Condivido appieno l'ottima analisi di Giulio. La separazione tra Fini e Berlusconi, o meglio l'espulsione di Fini da parte di Berlusconi sancisce l'eversività di Berlusconi, il suo essere, direi ontologico, contro la Costituzione democratica, anti-fascista. Questo strappo evidenzia come anche nella destra istituzionale siano costretti a prendere atto (con vistoso ritardo) di questa propensione autoritaria di Berlusconi e del berlusconismo e della sua incompatibilità con un sistema democratico di regole condivise. Il berlusconismo si mostra ormai nudo per quello che è: un mero coacervo di interessi, spesso eversivi e legati ai più pericolosi blocchi di potere, un grumo di poteri neri, filo-piduista, anti-legalitario e anti-costituzionale. Sempre più si evidenzia la pericolosità della situazione che viviamo oggi, credo che Berlusconi in fondo voglia andare a elezioni, forte di una legge elettorale assurda (la famosa "porcata") e di un conflitto di interessi sempre più clamoroso (che prende corpo ogni giorno, con i TG Rai che sembrano veline di regime, con il controllo da parte di Berlusconi della stragrande maggioranza delle reti TV e della raccolta pubblicitaria, con le nomine di nullafacenti berluscones ai vertici della Rai e degli organismi di garanzia, con ministri di un governo che deve decidere sulle assegnazioni delle frequenze del digitale terrestre che provengono dalla galassia del monopolista Berlusconi, o perchè uomini di Fininvest o perché legati a doppio filo con Berlusconi,………). Sarebbe un errore a mio avviso, nel caso il governo Berlusconi cedesse, assecondare la deriva populista berlusconiana e in nome del "popolo sovrano" andare a elezioni che si trasformerebbero in una sorta di "ordalia", pro o contro Berlusconi, e che se perse, porterebbero probabilmente alla fine di ogni forma reale di democrazia. Una nuova legge elettorale che sancisca la fine di questo assurdo bipolarismo all'italiana, quindi in senso proporzionale, e una legge sul conflitto di interessi sono necessarie prima di tutto.

    Cari saluti

    Paolo

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