L’umanità lasciata in mare

Ogni tanto mi rendo conto di perdermi nel piccolo. Nelle cose (o persone) insulse che pongono problemi che pesano meno di un capello e su cui si perdono giorni o settimane. Ogni tanto mi prende alla gola la paura di non essere all’altezza delle responsabilità Di chi mi legge, di chi mi segue, di chi mi vota e temo di ‘abituarmi’. Perché sulla vicenda libica leggiamo le dichiarazioni politiche e organizzative di presidenti (volutamente minuscoli) e consiglieri. Ogni tanto vede un filo di luce l’appello disperato di qualche organizzazione umanitaria. Eppure la vicenda libica, umana, è in storie come questa che ci chiedono di essere umanamente all’altezza: i passeggeri hanno aspettato due giorni. Poi, quando sono stati certi che le donne non respiravano più, hanno fatto scivolare i loro corpi in mare. Non ci sono stati rituali o preghiere di gruppo: ognuno ha invocato il suo dio in silenzio.

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