Quanto sono pubblici i libri

Nel caso dei libri (e più in generale della cultura) la domanda è se la sopravvivenza di culture, informazioni, opinioni minoritarie e meno popolari – e quindi commercialmente a rischio – meriti essere difesa con interventi artificiali che creino degli handicap per i più forti e di fatto limitino la libera concorrenza, principio che suona bene ma che spesso implica la vittoria del più forte sul piano commerciale, che non è sempre quella della qualità culturale del prodotto. Un po’ quello che avviene con le famigerate norme sui finanziamenti ai giornali, difficilissime da applicare efficacemente ma fondate su ottime ragioni: ovvero che una società libera e democratica debba avere a disposizione non solo le informazioni delle maggioranze, politiche, sociali o intellettuali che siano. Luca scrive di un bel dibattito su libri e librerie.

Un commento

  1. rosario vesco

    mi devono ancora convincere che il business "libri" non sia un espediente (da parte di editori eventualmente ammanicati al potere) per premiare chi "da una mano" al potente di turno o per chi fa parte di certi "giri".

    In fondo con le vendite online sarebbe anche tutto fiscalmente più controllabile, credo, circa le reali vendite e magari anche per le tirature.

    Sarà perchè certi "mattoni" che "vanno per la maggiore" non mi vanno giù; ma che spopolino pure, che la gente abbia voglia di passare il proprio prezioso tempo così …

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