Chi parla male, pensa male

Scrivevano i filosofi della politica che caratteristica propria dell’essere umano, e segnatamente del cittadino, è la capacità di esprimere attraverso il linguaggio non soltanto le sensazioni di dolore o di piacere, ma anche ragionamenti morali, politici, estetici, filosofici. Un popolo rozzo può essere dominato. Partecipare alle deliberazioni pubbliche è un’attività che esige la capacità di intendere il significato di concetti complessi e di cogliere bene le distinzioni, per esempio fra libertà e servitù, fra democrazia e populismo, fra governo della legge e dominio degli uomini, e così via. E non è argomento banale e da poco quello che scrive Maurizio Viroli su Il Fatto, perché guai a chiedersi come possano assolvere i loro doveri di cittadini degli individui che hanno impoverito il proprio linguaggio, perso la capacità e il gusto di indicare cose diverse con nomi diversi, e non sanno riconoscere e rispettare   le diseguaglianze che meritano di essere riconosciute e rispettate. 

Una risposta a “Chi parla male, pensa male”

  1. Un popolo rozzo sorvola i classici, ma mette alla gogna chi non legge almeno un quotidiano. La percentuale di coloro che ritengono di poter dare un nome alla rosa con l'ausilio della contingente saggistica è tanto alta (pur nel contesto di quella 'minoranza' che l'intellettualismo del crepuscolo coltiva come una panacea allo zeitgeist ) da rendere l'argomento un futile gioco autoassolutorio. Il risolino compiaciuto di chi sostituisca a bungabunga -decrepito rituale di un altrettanto decrepito materialista- non metterà al riparo niente e nessuno. Chi detesta i comportamenti umani (diffusi) e chi li incarna, detesta anche questi ultimi, non li lusinga fra le righe di un foglio alla moda per servire, più o meno scientemente, l'edonismo di chi non si ammette servitore di un abisso ai danni di un altro abisso. Con attenzione. M.

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